Luigi XIV di Francia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Nota disambigua.svg Disambiguazione – "Louis XIV" rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Louis XIV (disambigua).
Luigi XIV di Borbone
Louis XIV of France.jpg
Luigi XIV di Francia e Navarra
Re di Francia e Navarra
Stemma
In carica 14 maggio 1643 – 1º settembre 1715
Incoronazione 7 giugno 1654
Predecessore Luigi XIII di Francia
Erede Luigi, il Gran Delfino
Successore Luigi XV di Francia
Nome completo Luigi Deodato di Borbone
Louis Dieudonné de France
Nascita Saint-Germain-en-Laye, Francia, 5 settembre 1638
Morte Versailles Francia, 1º Settembre 1715
Luogo di sepoltura Basilica di Saint-Denis
Casa reale Borbone
Dinastia Capetingi
Padre Luigi XIII di Francia
Madre Anna d'Austria
Coniugi Maria Teresa d'Asburgo
Madame de Maintenon
Figli Luigi, il Gran Delfino
Anna Elisabetta
Maria Anna
Maria Teresa
Filippo Carlo
Luigi Francesco
Firma Louis XIV Signature.svg
(FR)

« L'état, c'est moi »

(IT)

« Lo Stato sono io »

Luigi XIV di Borbone, detto il Re Sole (Le Roi Soleil) o Luigi il Grande (Saint-Germain-en-Laye, 5 settembre 1638Versailles, 1º settembre 1715), è stato un membro della casata dei Borbone nonché il sessantaquattresimo re di Francia e quarantaquattresimo di Navarra; regnò per oltre settanta anni, dal 14 maggio 1643, quando aveva meno di cinque anni, fino alla morte nel 1715.

Per la sua durata, il regno di Luigi XIV è al 12º posto nella classifica dei regni più lunghi della Storia. Fu il primogenito di Luigi XIII (figlio di Enrico IV e di Maria de' Medici) e di Anna d'Austria (figlia del re Filippo III di Spagna).

Alla morte del cardinale Mazzarino nel 1661 prese personalmente il potere senza nominare alcun primo ministro. La sua presa di potere segnò la fine delle grandi rivolte nobiliari, parlamentari, protestanti e contadine che avevano segnato i decenni precedenti. Il monarca impose l'obbedienza a tutti gli ordini della popolazione e il controllo anche sulla religione, condannando il giansenismo nel 1660 ed il protestantesimo, revocando l'Editto di Nantes nel 1685.

Durante il suo regno rafforzò l'influenza della Francia in Europa e nel mondo, combattendo tre grandi conflitti; ma oltre che militarmente, la cultura francese fu sovrana in Europa durante il suo lungo regno. Convinto assertore di una monarchia di tipo assolutistico e della legittimità dei diritti divini del monarca, regnò comunque sempre nell'interesse della Francia. Continuò l'opera dei suoi predecessori nel tentativo di creare uno stato sempre più centralizzato governato direttamente dalla capitale, Parigi. Cercò di eliminare gli ultimi resti dell'antico feudalesimo medievale persistente in alcune parti della Francia con il trasferimento dal 1682 della corte intera alla Reggia di Versailles, il grande palazzo da lui fatto realizzare in aperta campagna con il preciso scopo di incantare l'aristocrazia francese e costringerla a vivere lontana dalla vera politica che si dibatteva nella capitale. Con questi mezzi consolidò il sistema della monarchia assoluta in Francia che perdurò sino alla Rivoluzione Francese.

Alla sua morte, a soli pochi giorni di distanza dal suo settantasettesimo compleanno, Luigi venne succeduto dal suo pronipote di appena cinque anni, Luigi XV, dal momento che tutti gli eredi intermedi gli erano premorti: suo figlio Luigi, il Gran Delfino, il primogenito del delfino Luigi, duca di Borgogna e anche il figlio di questi, Luigi duca di Bregagna (fratello maggiore di Luigi XV).

Indice

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia e la reggenza di Anna d'Austria[modifica | modifica wikitesto]

Luigi da bambino con la madre, Anna d'Austria
Louis-Dieudonné, Delfino di Francia, del 1643 di Claude Deruet
Luigi XIV infante, ritratto di anonimo

Figlio di Luigi XIII di Francia e di Anna d'Austria, Luigi nacque il 5 settembre 1638 nel castello di Saint-Germain-en-Laye. La nascita fu considerata eccezionale e miracolosa, essendo avvenuta dopo ventitré anni di matrimonio trascorsi senza che la regina avesse partorito alcun figlio o figlia e dopo quattro aborti spontanei, tanto che il padre gli conferì il nome di Luigi Deodato, poiché la sua venuta al mondo fu vista come una grazia del Cielo. Luigi XIII e sua moglie Anna ebbero inoltre un secondo figlio, Filippo, duca d'Orleans, nato nel 1640.

Aveva quasi cinque anni quando il re suo padre morì improvvisamente e Luigi venne chiamato ad ereditare il trono di Francia, venendogli affiancata la madre che gestì de facto il potere assieme al Primo Ministro, il cardinale Mazzarino. Questi resse le sorti della Francia per molti anni e fu così influente che solo alla sua morte, avvenuta il 9 marzo 1661, Luigi poté assumere effettivamente i poteri.

Luigi XIII, però, prima di morire, si premurò che Anna non fosse sola a governare come reggente per il figlio primogenito Luigi XIV, e pertanto predispose che ella si dovesse avvalere di un consiglio di reggenza del quale venne comunque messa a capo sino a che il figlio non avesse raggiunto la maggiore età.

Il rapporto di Luigi con sua madre era straordinariamente affettuoso per l'epoca. I contemporanei e le malelingue riportarono in più occasioni come la sovrana trascorresse la maggior parte del proprio tempo con Luigi, trascurando spesso gli affari di stato. Il rapporto tra i due fu tale che Luigi XIV riportava in un passo del suo diario personale:

« La natura fu responsabile dei primi nodi che mi legarono a mia madre. Ma i legami instauratisi successivamente furono qualità di spirito che andavano ben oltre i legami di sangue.[1] »

Sempre secondo le disposizioni di Luigi XIII, la regina madre mantenne in carica il cardinale Mazzarino come primo ministro, malgrado la cerchia politica dell'epoca si opponesse al fatto che un Italiano, seppur fedele al programma voluto a suo tempo da Richelieu, governasse la Francia. La reggente decise inoltre di abbandonare gli scomodi appartamenti reali al Louvre e si installò al Palais-Cardinal, lasciato in eredità da Richelieu a Luigi XIII, approfittando dello splendido parco privato che il palazzo offriva come luogo di svago per il giovane Luigi XIV e suo fratello. Fu così che il Palais-Cardinal divenne Palais-Royal dove si installò la famiglia reale e tutta la corte.

L'educazione[modifica | modifica wikitesto]

Luigi XIV e suo fratello minore Filippo, detto "Petit Monsieur", olio su tavola attribuito a Henri e Charles Beaubrun.
Luigi XIV negli abiti dell'incoronazione nel 1648

Oltre alle proprie funzioni ministeriali e governative, Mazzarino fu tutore di Luigi XIV ed a partire dal marzo del 1646 si prese la responsabilità della sua educazione e di quella di suo fratello Filippo, avendo come vice-governante il maresciallo de Villeroy. Il re e suo fratello si recarono quindi spesso anche all'Hôtel de Villeroy, non lontano dal palazzo reale. Luigi XIV strinse amicizia anche col figlio del maresciallo, François de Villeroy. Malgrado gli sforzi dei suoi diversi precettori (l'abate Péréfixe de Beaumont nel 1644, François de La Mothe Le Vayer a partire dal 1652, l'educatore con cui ebbe maggior intesa fu senza dubbio Pierre de La Porte, suo primo valletto di stanza che egli stesso nominò suo lettore di testi storici[2]) che gli tenne corsi di latino, storia, matematica, italiano e disegno, sebbene Luigi non sia mai stato uno studioso modello. Seguendo l'esempio di Mazzarino che era stato un notevole collezionista d'arte del suo tempo, Luigi XIV si dimostrò sempre molto sensibile alla pittura, all'architettura, alla musica e soprattutto alla danza che per l'epoca era considerata essenziale per l'educazione di un aristocratico: Luigi XIV si esercitò nella danza per due ore al giorno dai 7 ai 27 anni[3]. Luigi ebbe anche un'educazione sessuale straordinariamente moderna per l'epoca: sua madre predispose che la baronessa di Beauvais (soprannominata "Cateau la Borgnesse") si "accertasse" se e quando il principe avesse raggiunto la maturità sessuale[4].

L'erede miracolato[modifica | modifica wikitesto]

Durante la sua infanzia, Luigi XIV sfuggì più volte alla morte:

  • a 5 anni finì quasi annegato in uno dei laghetti dal giardino del Palais-Royal. Si salvò in extremis.
  • a 9 anni, il 10 novembre 1647, contrasse il vaiolo e dopo dieci giorni di cure, quando i medici erano ormai senza speranza, Luigi recuperò la salute "miracolosamente"[5]
  • a 15 anni soffrì di un tumore alla mammella da cui però si rimise dopo poco[5]
  • a 17 anni soffrì di gonorrea[5]

L'allarme più grave durante il suo regno fu ad ogni modo il 30 giugno 1658 quando il re subì una grave intossicazione alimentare (causata da acqua infetta) da cui derivò una febbre tifoidale. L'8 luglio di quello stesso anno ricevette l'estrema unzione ed iniziarono i preparativi per la sua successione quando, Guénaut, medico personale di Anna d'Austria, gli somministrò un emetico a base di antimonio e di vino che "miracolosamente" guarì il re. Come riportò il segretario di corte Toussaint Rose, fu probabilmente in quell'occasione che iniziò a perdere quasi tutti i capelli e ad indossare la famosa parrucca che divenne una vera e propria moda durante il suo regno.

La Fronda[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Fronda (movimento).
Ritratto di Luigi come vincitore della Fronda nelle vesti di Giove. Ritratto del 1655 attualmente conservato nella Reggia di Versailles.

Negli anni finali della Guerra dei trent'anni in Francia scoppiò una guerra civile meglio conosciuta col nome di "Fronda", che effettivamente mise seriamente in crisi la stabilità della riuscita Pace di Westfalia. I Frondeurs, originariamente, erano insorti contro il Re a protezione dei diritti feudali dell'aristocrazia francese contro il crescente accentramento del potere statale guidato dal cardinale Mazzarino, che per di più aveva proseguito la politica di Richelieu suo predecessore nel far crescere la Corona a spese della nobiltà e del parlamento. L'opposizione della vecchia aristocrazia conservatrice si scagliò anche contro la nobiltà di toga (Noblesse de Robe), cioè i "nuovi nobili" creati dal re perché detentori di cariche pubbliche di rilievo o perché avevano acquistato il titolo nobiliare, fatto questo che indignava profondamente i ricchi proprietari terrieri figli dell'aristocrazia storica.

Nel 1648 il cardinale Mazzarino tentò di tassare i membri del Parlamento di Parigi, un organo giudiziario e di controllo composto in gran parte da nobili e da personaggi dell'alto clero. I membri del parlamento non solo si rifiutarono di sottoscrivere questo atto, ma ordinarono anche che il decreto finanziario promosso da Mazzarino venisse pubblicamente bruciato. Mazzarino, rafforzato dalla notizia della vittoria di Luigi II di Borbone-Condé, Principe di Condé, alla battaglia di Lens, diede quindi ordine di arrestare alcuni membri del parlamento come dimostrazione della rinnovata forza sui rivoltosi, ma la cittadinanza di Parigi insorse contro il governo. Dopo che i frondeur avevano fatto irruzione nel palazzo reale, Anna e il piccolo Luigi XIV decisero di lasciare Parigi e di trasferire altrove l'intera corte. Poco dopo la Pace di Vestfalia pose fine agli scontri in Francia.

Dopo la prima fronda (Fronda parlamentare, 1648-1649), scoppiò una seconda fronda, che coinvolse i rappresentanti dell'aristocrazia (Fronda dei principi, 1650-1653). Questa seconda fase vide l'insurrezione totale delle classi agiate, il che provocò danni anche maggiori della prima dal momento che fu un periodo di sordidi intrighi e trame nascoste. Essa era condotta dagli aristocratici che protestavano contro la centralizzazione del potere. Questa fronda venne guidata dai più alti nobili in vista nella Francia dell'epoca, tra cui molti parenti dello stesso re Luigi XIV: Gastone d'Orléans, suo zio paterno, Anna Maria Luisa d'Orleans, duchessa di Montpensier (la Grande Mademoiselle) cugina del re e figlia di Gastone, Luigi II, principe di Condé, Armando di Borbone, principe di Conti, Anna Genoveffa, duchessa di Longueville ed Enrico d'Orléans, duca di Longueville, oltre a Francesco di Vendôme, duca di Beaufort e i discendenti di altre dinastie nobili francesi come Federico Maurizio de La Tour d'Auvergne-Bouillon, duca di Bouillon, e suo fratello il famoso maresciallo di Francia, Henri de La Tour d'Auvergne-Bouillon, visconte di Turenna, oltre a Marie de Rohan-Montbazon, duchessa di Chevreuse e François VI, duca de La Rochefoucauld.

Con la maggiore età di Luigi XIV e la sua successiva incoronazione, i frondeur smisero le pretese di rivolta in quanto miravano quasi esclusivamente a costituire loro stessi il comitato di reggenza del re e non a spodestarlo dal trono. La fronda si concluse ufficialmente nel 1653, quando Mazzarino fece il suo ritorno trionfale in Francia dopo un periodo di esilio.

Il matrimonio con Maria Teresa d'Asburgo[modifica | modifica wikitesto]

Incontro tra Luigi XIV e Filippo IV di Spagna sull'Isola dei Fagiani nel 1659. Dietro Filippo IV si riconosce sua figlia, la futura regina di Francia.

Con la conclusione della guerra franco-spagnola, venne siglato il Trattato dei Pirenei che finalmente fissava le frontiere tra Francia e Spagna. Luigi XIV accettò di buon grado tutte le clausole ad eccezione di una: sposare l'infanta Maria Teresa d'Asburgo, figlia di Filippo IV di Spagna e di Elisabetta di Francia. Gli sposi erano due volte cugini primi dal momento che la regina madre, Anna d'Austria, era sorella di Filippo IV ed Elisabetta era sorella di Luigi XIII. Ovviamente il matrimonio era un fatto meramente politico per riavvicinare Francia e Spagna, sebbene Luigi XIV avrebbe desiderato inseguire il vero amore. Il matrimonio venne celebrato il 9 giugno 1660 nella chiesa di San Giovanni Battista a Saint-Jean-de-Luz.

Luigi incontrò la sposa appena tre giorni prima del matrimonio, rilevando come essa parlasse solo qualche parola di francese[6]. La prima notte di nozze tra i due, contrariamente alla tradizione dell'epoca, non ebbe testimoni[7].

Il regno autocratico e le riforme[modifica | modifica wikitesto]

Luigi XIV, Re di Francia, in un ritratto di Charles Le Brun del 1661, anno in cui il re di Francia decise di governare autonomamente senza tutori né primi ministri.

Conosciuto con l'appellativo di Re Sole (appellativo che gli venne attribuito durante la Monarchia di luglio, anche se il re adottò questo emblema durante la giostra cavalleresca tenutasi il 5 giugno 1662), Luigi XIV fece di tutto per rafforzare la propria posizione di monarca assoluto, scelto per diritto divino. A soli 16 anni, nel mese di aprile del 1655, prese delle posizioni sulle finanze dello stato che avrebbero aumentato le entrate fiscali totali del regno dai 130 milioni del 1653 agli oltre 160 milioni del 1659-1660, gareggiando coi migliori economisti e legislatori del suo tempo e grazie alla collaborazione di personaggi chiave come Jean-Baptiste Colbert. Per quanto Luigi XIV si identificasse con lo stato (celebre è la sua frase "lo stato sono io!"), egli se ne associò sempre come il primo servitore, riassumendo tuttavia nell'idea anche dei suoi contemporanei l'immagine di un sovrano forte e accentratore, ma anche attento a riforme accurate sulle politiche amministrative e fiscali, nella politica estera ed in quella religiosa.

La presa di potere e l'eliminazione di Fouquet[modifica | modifica wikitesto]

Nicolas Fouquet, il sovrintendente delle finanze che il Re Sole fece "rimuovere" per salvare le casse dello stato.

Alla morte del cardinale Mazzarino, suo primo ministro, nel 1661, Luigi XIV decise di assumere personalmente il controllo delle redini del governo, sebbene l'entourage del re non fosse realmente convinto delle sue capacità di governare da solo lo stato e questo convinse ancora di più Luigi XIV a perseverare nelle proprie convinzioni di monarca assoluto.

La sua ascesa riportò ordine nell'amministrazione dello stato francese, ma allo stesso tempo le casse dello stato si trovavano alla soglia della bancarotta dopo la rovinosa guerra contro la Spagna, ma anche a causa delle spese personali sostenute da Mazzarino ed a causa dell'arricchimento personale e speculativo di Nicolas Fouquet, sovrintendente alle finanze di stato. Sei mesi dopo la sua presa di potere, dunque, Luigi XIV decise di eliminare Nicolas Fouquet dalla scena, commutando l'esilio perenne promosso dal Parlamento in un imprigionamento a vita, abolendo per sempre l'Ufficio della sovrintendenza ai fondi statali da lui ricoperto. L'imprigionamento avvenne in pieno giorno, il 5 settembre 1661, e l'operazione venne condotta dal moschettiere D'Artagnan, reso poi celebre dalla letteratura francese. Jean-Baptiste Colbert venne nominato Controllore generale delle Finanze nel 1665. Inoltre egli si premurò di dimostrare che Fouquet aveva sottratto illegalmente del denaro alle casse dello stato per costruire l'opulento castello di Vaux-le-Vicomte, sua residenza ufficiale, il che lo screditò presso l'opinione pubblica.

L'obbedienza delle province[modifica | modifica wikitesto]

La reazione delle province francesi alla nuova politica del sovrano non tardò a farsi sentire e per sedare le rivolte scoppiate in Provenza (a Marsiglia in particolare), il giovane Luigi XIV venne costretto a inviare sul posto il duca di Mercoeur per reprimerle. Il re prese il caso di Marsiglia come capro espiatorio per dare un giro di vite alla situazione delle province nazionali e per questo, dopo essere entrato in città il 2 marzo 1660, decise di cambiare il sistema comunale locale sottoponendolo al parlamento di Aix. Altre proteste si ebbero in Normandia e nell'Angiò, che però vennero represse nel 1661. L'obbedienza "non venne più accettata, ma imposta".[8] Il potere del parlamento, quindi, venne fortemente ridotto con il diritto di veto del sovrano su ogni iniziativa e con l'abolizione della "suprema corte" nel 1665, concedendo ai parlamentari unicamente il diritto di rimostranza.

Colbert e la creazione del Consiglio reale delle Finanze (12 settembre 1661)[modifica | modifica wikitesto]

Jean-Baptiste Colbert che succedette a Fouquet dopo l'eliminazione voluta da Luigi XIV.

La prima parte del regno di Luigi XIV, fu segnata da grandi riforme amministrative e, soprattutto, da una migliore ripartizione della tassazione. I primi dodici anni videro il paese in pace e il ritorno di una relativa condizione di prosperità. Con il Re Sole si passò infatti dal concetto di una monarchia giudiziaria (dove la funzione principale del re è quella di rendere giustizia) ad una monarchia amministrativa (dove il re è il capo dell'amministrazione statale).

La figura chiave di questo periodo rinnovamento fu ad ogni modo Jean-Baptiste Colbert che improntò le riforme economiche come la base del governo. Egli ridusse il debito nazionale con una più efficiente tassazione. Le sue tasse principali includevano gabelle, taglie, tasse terriere e doganali. Queste ultime in particolare vennero ampiamente sfruttate da Colbert per promuovere il commercio e l'industria francese, costringendo le imprese nazionali a produrre per lo Stato, scoraggiando le importazioni che aumentavano i costi generali: promosse nello specifico le seterie di Lione, grazie anche alla famosa Manifattura dei Gobelins, che da allora e sino a oggi produce raffinatissima tappezzeria e bellissimi arazzi. Colbert incoraggiò anche l'immigrazione in Francia di artigiani e artisti da tutta Europa come vetrieri da Murano, fabbri dalla Svezia e carpentieri navali dall'Olanda: in questo modo si vide diminuire sempre più la dipendenza della Francia dai beni importati dall'estero, incrementando nel contempo le esportazioni, che fecero aumentare anche l'attivo delle casse dello Stato.

Il marchese di Louvois, segretario di stato per la guerra, rivale di Colbert nel Consiglio del Re

Era ormai finito il tempo in cui i generali disobbedivano ai progetti della corte e del governo centrale, dal momento che non erano più sottoposti al governo dei piccoli signorotti, ma combattevano unicamente per il re. Il marchese di Louvois, in particolare, si prodigò personalmente per il rinnovamento dell'esercito, disciplinandolo e dotandolo di nuove armi, contribuendo così all'innalzamento del morale delle truppe, che ebbe effetti positivi sugli scontri che si susseguirono durante la reggenza del trono da parte di Luigi XIV, malgrado questo lo fece entrare più volte in conflitto in seno al consiglio dei ministri del re con Colbert che invece prediligeva delle riforme economiche.

L'influenza di Colbert sulle politiche del re permarrà sino al 1671 quando il sovrano, sentendosi maggiormente attirato dalle prospettive di Lavois, si avvicinò alle posizioni militaresche di quest'ultimo (anche a fronte dell'imminente scoppio della guerra con l'Olanda), la cui influenza sul sovrano e sulle sue politiche durerà sino al 1685.

Luigi stesso si premurò di introdurre anche alcune riforme legali. La figura del guardasigilli, pur mantenendo formalmente la propria posizione, si svuotò di quell'importanza data all'amministrazione della giustizia, sebbene la volontà del re si rifletté chiaramente nella pubblicazione della Grande Ordonnance de Procédure Civile del 1667, conosciuta anche col nome di Code Louis, un codice di procedura civile valido e uniforme per tutta la Francia, il primo ad essere creato in questo senso. Esso riguardava i campi più svariati come il battesimo, il matrimonio, le sepolture, la compilazione dei registri di Stato (contrapposti ai registri della Chiesa). Il Codice Luigi giocò quindi un ruolo rilevante nella storia legale della Francia e gettò le basi per il futuro Codice Napoleonico che Napoleone Bonaparte promulgò agli inizi dell'Ottocento, a sua volta base essenziale per il costituirsi del diritto moderno; esso inoltre ebbe il grande vantaggio di unificare la legge francese che in precedenza si suddivideva come da tradizione in due parti: al nord vigeva la consuetudine (insieme di leggi non scritte appurate per abitudine), mentre al sud vigeva ancora il diritto romano (ormai considerato antiquato e fortemente frainteso). Inoltre riformò nel 1670, con l'Ordonnance criminelle, il sistema di procedura penale al duplice scopo di unificarlo in tutto il regno e di limitare il potere dei vari Parlamenti, i quali erano principalmente organismi giudiziari che col tempo avevano in qualche modo eroso la sovranità dello stesso re. L'anno seguente, 1671, venne promulgato il Code Du Comerce, detto anche Code De Savary, con la quale il re intendeva disciplinare la materia del diritto commerciale.

Un altro dei documenti legislativi famosi pubblicati da Luigi XIV fu il Grande Ordonnance sur les Colonies del 1685, conosciuto anche col nome di Code Noir, che regolò la schiavitù, eliminò alcuni abusi, garantì la proibizione della separazione delle famiglie di schiavi e limitò fortemente la schiavitù dei bianchi (detta anche servitù a contratto).

La creazione della moderna polizia[modifica | modifica wikitesto]

Re Luigi XIV, viene spesso descritto come un sovrano che desiderava "sapere tutto".[9] Quando il regno del Re Sole ebbe inizio, "La Parigi del XVII secolo era quasi invivibile": ovunque nella capitale e in diverse parti della Francia scoppiavano epidemie, incendi, inondazioni e condizioni di vita al limite del sopportabile. La capitale del resto attirava le persone che speravano di vivere meglio a fianco dei ricchi: truffatori, rapinatori, ladri, mendicanti, storpi, fuorilegge, senza terra e categorie di persone svantaggiate. All'epoca di Luigi XIV era ancora perfettamente funzionante la Corte dei Miracoli (con una popolazione stimata di 30.000 abitanti, ovvero il 6% della popolazione totale).[10]

Luigi XIV non bisogna dimenticare che all'epoca viveva ancora a Parigi dal momento che non aveva ancora costruito Versailles e, vedendo tutto ciò, si rese conto di quanto vi fosse da fare e per questo decise di creare una moderna forza di polizia che venne affidata a Gabriel Nicolas de La Regnie. Questo nuovo corpo d'azione permetteva agevolmente di affrontare tutte le situazioni criminose o le emergenze che si fossero manifestate, fondendo in sé quattro diverse polizie che precedentemente operavano nella sola capitale. La prima azione della nuova polizia fu quella di sgomberare la Corte dei Miracoli, ma essa si occupò anche di segnalare le situazioni a rischio ed aiutare il re nella pianificazione della città (illuminazione pubblica, acqua corrente, ecc). Tra i casi che questa nuova polizia prenderà in considerazione ricordiamo il complotto di Latréaumont (1674), e l'affare dei veleni (1679-1682).

La fondazione dell'Ospedale Generale di Parigi (27 aprile 1656)[modifica | modifica wikitesto]

Con un editto apposito datato al 27 aprile 1656, Luigi XIV si impegnò personalmente a trovare un mezzo per sradicare l'accattonaggio, il vagabondaggio e la prostituzione nella capitale e la soluzione fu l'istituzione di un ospedale generale che sovrintendesse e regolasse tutte le strutture sanitarie parigine. La struttura venne progettata sul modello dell'Ospedale di Lione (Ospizio della Carità, fondato nel 1624) e vi chiamò a lavorare i membri della Compagnia del Santissimo Sacramento. Esso riunì tre storiche istituzioni della capitale: la Salpêtrière, l'ospedale di Bicêtre e quello di Sainte-Pelagie.

La politica estera dei primi anni (1643-1672)[modifica | modifica wikitesto]

Territori del regno di Francia e conquiste di Luigi XIV dal 1643 al 1715

Durante il suo regno, Luigi XIV tese ad affermare la potenza del proprio dominio utilizzando le armi tradizionali della diplomazia (ambasciate, trattati, alleanze, unioni dinastiche, supporto per gli avversari dei suoi nemici). Ma è soprattutto con l'esercito che Luigi XIV decise le sorti della Francia. Il giovane re, perseguì infatti in primo luogo la strategia che era stata dei suoi predecessori per tentare di liberarsi dell'angustiante problema che sin dall'epoca di Francesco I aveva attanagliato la Francia, ovvero l'accerchiamento egemonico degli Asburgo in Europa. Il Re Sole colse quindi l'occasione sfruttare la guerra come mezzo risolutivo, trascurando in parte l'espansione coloniale in un'epoca in cui si stavano facendo passi da gigante nelle esplorazioni del globo.

la tradizionale alleanza anti-asburgica[modifica | modifica wikitesto]

Luigi XIV in un ritratto del 1670 con i caratteristici baffetti "à la royale"[11] che caratterizzeranno la moda della sua prima parte del regno.

Uno dei primi obbiettivi di politica estera messi in campo da Luigi XIV fu quello di baragliare l'accerchiamento degli Asburgo, motivo per cui già all'epoca della sovrintendenza politica di Mazzarino il giovane re dovette cedere ad un patto con le grandi potenze protestanti europee, facendo quindi eco alla politica dei suoi due predecessori ed a quella di Richelieu, agendo nell'esclusivo interesse della Francia e malgrado le proprie fervide convinzioni religiose cattoliche.

La Guerra franco-spagnola conobbe quattro fasi: all'inizio del regno di Luigi XIV, la Francia sosteneva direttamente le potenze protestanti contro gli Asburgo nella Guerra dei Trent'anni, conclusasi nel 1648 col Trattato di Westfalia. Approfittando della Fronda, la Spagna cercò di indebolire il re sostenendo la rivolta militare del Gran Condé (1653) contro Luigi XIV. Nel 1659, le vittorie francesi e l'alleanza con i Puritani inglesi (1655-1657) e le potenze tedesche (Lega del Reno) imposero alla Spagna il trattato dei Pirenei (confermato dal matrimonio tra Luigi XIV e l'Infanta nel 1659). Infine, il conflitto riprese nella morte del re di Spagna (1665), quando Luigi XIV iniziò la Guerra di devoluzione: in nome dell'eredità di sua moglie, il re di Francia richiese che gli fossero devolute tutte le città di confine tra il regno di Francia e i Paesi Bassi spagnoli, in un momento di grandi tensioni tra Spagna e Portogallo.

Dopo queste vittorie, Luigi XIV si trovò a capo della prima potenza militare e diplomatica dell'Europa, ampliando il proprio regno a nord (Artois) ed a sud (Rossiglione). Sempre sotto l'influenza di Colbert, il re costruì una marina militare ed ampliò il suo impero coloniale per la lotta contro l'egemonia coloniale spagnolo.

Le prime guerre nei Paesi Bassi[modifica | modifica wikitesto]

Luigi XIV in ritratto del 1673

Dopo la morte dello zio di Luigi XIV, Re Filippo IV di Spagna, nel 1665, il figlio di questi salì al trono spagnolo col nome di Carlo II. Luigi XIV era tra i pretendenti del Ducato di Brabante, uno dei territori dei Paesi Bassi governato dal Re di Spagna (ereditato per merito delle copiose parentele di Carlo V d'Asburgo, imperatore del Sacro Romano Impero Germanico), dal momento che egli era divenuto il marito di Maria Teresa d'Asburgo, sorellastra di Carlo II. Ad ogni modo, il Trattato dei Pirenei, concluso nel 1659 tra Francia e Spagna, aveva espressamente richiesto che Maria Teresa d'Asburgo rinunciasse ufficialmente alle proprie pretese sulla corona spagnola in cambio del pagamento della somma di 500.000 scudi. Luigi disse che la somma non era mai stata pagata, e la Francia, che godeva di grande considerazione dopo la vittoria nelle guerre della fronda e nella guerra dei trent'anni, ottenne il Ducato di Brabante.

L'area dei Paesi Bassi era però molto contrastata e Luigi XIV se ne accorse molto presto. La figura politica più importante dell'Olanda dell'epoca, Johan de Witt, Gran Pensionario, era spaventato dalle ambizioni di Guglielmo II d'Orange, un principe olandese che mirava a privare lo stesso De Witt del supremo potere sulla repubblica.

Scioccate dalla rapidità dei successi della Francia, le Province Unite olandesi accantonarono momentaneamente la loro diffidenza verso gli inglesi e conclusero un patto di alleanza con Gran Bretagna e Svezia dando origine alla Triplice alleanza in funzione chiaramente antifrancese.

La Triplice alleanza, a ogni modo, non durò a lungo: nel 1670 Carlo II d'Inghilterra decise di entrare in alleanza con la Francia e siglò il Trattato di Dover; i due regni, assieme ad alcuni principi dell'area del Reno, dichiararono guerra alle Province Unite olandesi nel 1672, dando il via alla Guerra franco-olandese. La rapida invasione e occupazione di gran parte delle province dei Paesi Bassi, consentì a Guglielmo III di riprendersi parte del potere su De Witt. Egli, infatti, si alleò con la Spagna e con il Sacro Romano Impero. Questo fatto portò l'Inghilterra a siglare il Trattato di Westminster nel 1674, proclamando la pace tra Gran Bretagna e Paesi Bassi e siglando nel contempo il matrimonio tra Guglielmo III e Maria, nipote del Re Carlo II d'Inghilterra.

Bassorilievo raffigurante un'allegoria della Pace di Nimega

Malgrado queste controverse politiche di alleanza, la guerra continuò con grandi vittorie da parte della Francia. Nel giro di una settimana, nel 1674 il territorio spagnolo della Franca Contea passò sotto il controllo francese; nel frattempo il principe di Condé sconfisse il grosso delle armate combinate di Austria, Spagna e Paesi Bassi, mentre il Principe di Orange, con la battaglia di Seneffe, impedì che quegli stessi contingenti discendessero sino a Parigi, minacciando la capitale; egli si guadagnò così la fiducia francese. Nell'inverno del 1674-1675 il maresciallo di Turenna vinse in Alsazia contro il celebre feldmaresciallo imperiale Raimondo Montecuccoli, attraversando quindi il Reno e prendendo l'intera provincia che era stata rioccupata dopo la Pace di Vestfalia del 1648. Dopo una serie di altre vittoriose operazioni militari, Luigi XIV assediò e catturò Gand, azione che spinse Carlo II e il parlamento inglese a evitare di dichiarare guerra alla Francia in quel momento, dal momento che Luigi XIV si trovava in una posizione superiore sul tavolo dei negoziati internazionali. Dopo sei anni di scontri, l'Europa era ormai esausta e cominciarono i negoziati di pace che si conclusero nel 1678 con la Pace di Nimega. Se Luigi XIV venne costretto a cedere alle Provincie Unite tutti i territori conquistati con la forza, ottenne d'altro canto molti villaggi e città nell'area dei Paesi Bassi spagnoli e riottenne la Franca Contea.

La Pace di Nimega aumentò ulteriormente l'influenza della Francia in Europa, ma non riuscì a soddisfare le mire di Luigi XIV. Il re licenziò il proprio ministro Simon Arnauld, marchese di Pomponne nel 1679, visto come insicuro nelle sue azioni e troppo pesantemente compromesso con gli alleati. Luigi XIV, decise quindi di non avvalersi più solo delle armi per ottenere i territori che gli servivano, ma decise anche di utilizzare la legge e la diplomazia: a causa dell'ambiguità dei trattati del tempo, Luigi XIV fu in grado di avanzare delle pretese sui territori ceduti in precedenza e sulle terre che formalmente gli appartenevano.

Il Re di Francia era intenzionato a impadronirsi di territori come il Lussemburgo per la posizione strategica offensiva e difensiva sulla linea di demarcazione tra Francia e Impero, così come era interessato all'area di Casale Monferrato, che gli avrebbe aperto la strada d'accesso al fiume Po, facendolo penetrare quindi nel pieno dell'Italia settentrionale. L'altro desiderio grande di Luigi XIV era quello di impadronirsi di Strasburgo, importantissimo avamposto strategico utilizzato già in passato dalle armate imperiali come linea d'entrata per invadere la Francia. Strasburgo si trovava nella regione dell'Alsazia, ma non era stata ceduta dagli Asburgo assieme al resto della regione proprio per l'importanza militare che questa città ricopriva.

Al culmine della potenza (1672-1697)[modifica | modifica wikitesto]

Luigi XIV nel 1684.

Politica estera[modifica | modifica wikitesto]

Nella sfera degli affari esteri fuori dai confini dell'Europa, l'impero coloniale francese si estendeva in America, Asia e Africa, mentre le relazioni diplomatiche toccavano nazioni ancora remote per il XVII secolo come il Siam (attraverso l'ambasciatore Alexander de Chaumont), India e Persia. L'alleanza con l'Impero Ottomano giunse nel 1669 guidata da Suleiman Aga, rinnovando l'antica alleanza franco-ottomana.[12] L'esploratore René Robert Cavelier de La Salle diede il nome, nel 1682, all'area del bacino del fiume Mississippi nel nord America, chiamandolo "Louisiana" in onore di Luigi XIV, mentre i gesuiti francesi e i missionari erano presenti regolarmente alla corte dell'Imperatore Kangxi in Cina. In Francia, Luigi XIV ricevette una visita del gesuita cinese Michael Shen Fu-Tsung dall'inizio del 1684,[13] e dopo alcuni anni poté addirittura disporre di un bibliotecario e traduttore cinese stabilmente alla sua corte, di nome Arcadio Huang.[14][15] Le relazioni con la Persia ripresero a pieno ritmo nel 1715, l'anno della morte stessa del re.

Affari interni[modifica | modifica wikitesto]

Negli affari interni, Luigi XIV riuscì a far divenire la Corona francese sempre più potente e gloriosa a scapito dell'aristocrazia e del clero. Egli si prodigò per supportare il gallicanesimo, una dottrina che limitava l'influenza del Papa in Francia, e dispose la costituzione dell'Assemblea del Clero a partire dal novembre del 1681. Fu quello però solamente un atto di vago buonismo, in quanto già dal 1682 l'assemblea venne sciolta anche se il monarca francese impose l'accettazione della "Dichiarazione del clero di Francia", che metteva in contrasto ancora una volta il potere del re di Francia con quello del Papa. I vescovi, però, non potevano lasciare la Francia senza un assenso reale e nessun ufficiale di governo poteva essere scomunicato per atti commessi mentre si trovava in carica. Inoltre il medesimo documento dispose che non ci si potesse appellare al Papa senza l'assenso del Re. Il Re a ogni modo accettò le leggi ecclesiastiche in Francia, anche se le bolle papali e le disposizioni pontificie in Francia vennero dichiarate nulle senza l'assenso del monarca. La dichiarazione non venne accettata ovviamente dal Papa.

Luigi ottenne anche una grande influenza sulla nobiltà francese coinvolgendola nell'orbita del suo palazzo di Versailles. Egli calcolò che spendendo la maggior parte dell'anno tra le feste della sua corte, sotto il suo diretto controllo, essi non si sarebbero curati dei loro affari politici e non avrebbero tramato opposizioni contro la Corona. Solo rimanendo in contatto costante con lui, quindi, i nobili avrebbero potuto ottenere i privilegi necessari per mantenere il loro stile di vita. Luigi XIV dal canto suo intratteneva i visitatori con opere di straordinario lusso, ricchezza e opulenza al fine appunto di addomesticare questa nobiltà, soprattutto dopo l'esperienza delle fronde che avevano animato i primi anni del suo regno.

Luigi XIV viene soprattutto ricordato per aver fatto costruire il Palazzo di Versailles, originariamente una palazzina di caccia che venne per suo volere convertita in uno spettacolare palazzo reale che si distinse ben presto come uno dei maggiori monumenti mai costruiti al mondo. Il palazzo attuale è rimasto pressoché lo stesso che vide Luigi XIV a lavori completati, con l'eccezione della cappella che venne ricostruita e ampliata nel Settecento. Egli trasferì ufficialmente tutta quanta la sua corte in questo palazzo dal 6 maggio 1682. Luigi aveva molte ragioni per voler creare un simbolo del proprio potere così unico e stravagante, per spostare significativamente la sede stessa della monarchia dalla pericolosa Parigi verso le campagne del villaggio di Versailles. Anche se è luogo comune ritenere che Luigi XIV odiasse Parigi, si può dire che a ogni modo non mancò di abbellirla con monumenti gloriosi aiutandone lo sviluppo.[16]

Versailles era tutto il potere della Francia in quanto non solo il re vi viveva ma qui avevano sede tutti i ministeri e i principali organi di governo che non dipendessero dal parlamento che non a caso era stato lasciato a Parigi, dal momento che con l'autocrazia di Luigi XIV esso aveva solo un valore ipotetico e formale.[16] I nobili qui vivevano di pettegolezzi, giochi, feste, tanto cibo e bevande, oltre ovviamente a quegli immancabili privilegi che Luigi XIV stesso creava per accattivare l'attenzione del pubblico aristocratico e farlo anche entrare in lotta segreta al suo interno. Vi erano privilegi come quello di reggere la candela al re mentre questi si recava nella sua stanza da letto, o ancora quello di sedere a tavola col re o di assistere alla sua vestizione mattutina.

Un pamphlet inglese che critica Luigi XIV e Mehmed IV per i loro rispettivi ruoli nella Battaglia di Vienna del 1683 ("Senza l'aiuto della più cattolica delle maestà/ Contro il più anticristiano dei monarchi").

Dal 1685 Luigi raggiunse effettivamente l'apogeo del suo potere. Il Sacro Romano Impero, uno dei principali antagonisti economici e politici della Francia, si trovava impegnato nella guerra contro l'Impero Ottomano nella Grande Guerra turca, che cominciò nel 1683 e si concluse sedici anni più tardi. Luigi XIV comunicò ai turchi che non avrebbe mai combattuto al fianco dell'Imperatore Leopoldo.[17] Questo fatto rassicurò e incoraggio i turchi a non rinnovare la Pace di Vasvár siglata vent'anni prima con l'Austria e a muoversi all'offensiva dell'Impero.[18] Il Gran Visir ottomano prese quindi Vienna ma all'ultimo momento Giovanni III Sobieski, Re di Polonia, guidò le proprie armate alla vittoria al fianco degli imperiali nella famosa Battaglia di Vienna del 1683. Venne così siglata anche la Pace di Ratisbona il 15 agosto 1684, con la quale Luigi XIV acquisì il controllo di molti territori di confine con la Germania per proteggere il proprio stato dalle invasioni esterne. Dopo aver scacciato l'avanzata ottomana a Vienna, l'Imperatore non fu tranquillo dall'avere la spina nel fianco dei turchi così vicini e lasciò che Luigi XIV annettesse tali territori.

La regina Maria Teresa d'Asburgo, moglie di Luigi XIV, morì nel 1683, il che gli diede occasione di spaziare finalmente con le sue molte amanti.

Revoca dell'Editto di Nantes[modifica | modifica wikitesto]

Luigi XIV nel 1685, anno della revoca dell'Editto di Nantes.

Madame de Maintenon, in origine protestante, si era convertita al cattolicesimo in gioventù ed era poi divenuta una strenua persecutrice dei protestanti stessi. Luigi XIV revocò quindi l'Editto di Nantes firmato da Enrico IV di Francia nel 1598 (che era stato già revocato e successivamente riconcesso dal cardinale Richelieu durante il regno di Luigi XIII), con il quale si garantiva la tolleranza religiosa agli ugonotti.

Per raggiungere il suo scopo Luigi XIV emanò un nuovo editto nel marzo del 1685 con l'ordine che esso avesse effetto anche nelle colonie francesi, ed espulse tutti gli ebrei dai suoi possedimenti, proibendo così la pratica di qualsiasi culto che non fosse quello cattolico. Nell'ottobre di quello stesso anno, il re proclamò l'Editto di Fontainebleau, che revocava l'Editto di Nantes. Tutti i protestanti che non si fossero convertiti al cattolicesimo venivano ufficialmente banditi dal Regno di Francia e i bambini nati da famiglie protestanti vennero obbligati a convertirsi al cattolicesimo. Molte chiese protestanti vennero distrutte.

A seguito dell'applicazione dell'editto circa 200.000 persone abbandonarono la Francia, il che provocò un danno economico per il regno, essendo presenti tra i protestanti e gli ebrei molti imprenditori e commercianti: una parte di essi venne accolta nella Prussia degli Hohenzollern e contribuì a dare slancio all'economia del paese. Nonostante il danno economico la monarchia francese ottenne un rafforzamento del proprio controllo sul reame.[19]

La lega di Augusta[modifica | modifica wikitesto]

Cause e conduzione della guerra[modifica | modifica wikitesto]

Luigi riceve il Doge di Genova alla Reggia di Versailles, il 15 maggio 1685 dopo il bombardamento di Genova. Ritratto di Claude Guy Hallé, Versailles.

La revoca dell'Editto di Nantes, ovviamente, provocò un sentimento antifrancese scatenatosi in tutte le nazioni di religione protestante. Nel 1686, cattolici e protestanti, si riunirono nella Grande Alleanza scaturita dalla Lega di Augusta, al fine di proteggersi in alleanza contro la politica offensiva inaugurata dalla Francia. La coalizione comprese l'Imperatore del Sacro Romano Impero e molti stati tedeschi tra cui il Palatinato bavarese e il Brandeburgo. Le Province Unite, la Spagna e la Svezia aderirono alla Lega.[20]

Nel 1685, Carlo II del Palatinato, fratello della cognata di Luigi XIV, Elisabetta Carlotta di Baviera, morì senza eredi. Per diritto dinastico, dunque, in linea con la legge salica, la corona del Palatinato sarebbe dovuta passare alla linea minore dei Neuburg e non a Elisabetta Carlotta, anche se ovviamente Luigi XIV fece pressione perché alla cognata fossero riconosciuti i diritti ritenuti legittimi. Ad ogni modo questo pretesto, assieme a quello circa la successione per l'Elettorato di Colonia, consentì a Luigi XIV di inviare truppe nel Palatinato già dal 1688 col compito formale di sostenere gli scontri in difesa dei diritti della cognata contro gli usurpatori. La verità è che tale azione fu una vera e propria invasione con l'intenzione di infliggere un duro colpo alla Lega di Augusta. Le truppe, al comando del Ezechiel du Mas, conte di Melac, letteralmente eseguirono l'ordine impartito da Luigi XIV "Brûlez le Palatinat!" ("Bruciate il Palatinato!"), devastando grandi aree a sud-est della Germania. La politica della terra bruciata doveva servire da esempio soprattutto all'Imperatore per evitare che invadesse Lorena e Alsazia.

Il Maresciallo de Luxembourg

Questa azione di Luigi XIV fece però sì che molti stati tedeschi si schierassero con l'Impero. Luigi si aspettava che l'Inghilterra, ora sotto il governo del cattolico Giacomo II, sarebbe rimasta neutrale. Nel 1688, però, la "Gloriosa Rivoluzione" depose Giacomo II e pose al suo posto sua figlia Maria II che governò assieme al marito Guglielmo III d'Orange. Guglielmo III aveva sviluppato un'inimicizia personale verso Luigi XIV in quanto questi aveva attaccato il suo paese d'origine, l'Olanda, e per tutta risposta aderì alla Lega di Augusta.[21]

La prima campagna della Guerra dei Nove anni (1688–1697) che si inaugurò di lì a breve, fu favorevole alla Francia. Le forze imperiali erano infatti in gran parte occupate negli scontri nei Balcani con i turchi e giunsero in ritardo negli scontri. La Francia registrò così molte vittorie nelle Fiandre e lungo la Valle del Reno, in Italia e nel sud della Spagna, oltre che nelle colonie.[21]

Luigi XIV d'altro canto supportò Giacomo II nel suo tentativo di riottenere la corona inglese, ma il re scozzese venne sconfitto nella Battaglia del Boyne del 1690. L'anno successivo cadde l'ultima fortezza giacobita di Limerick dopo la Battaglia di Aughrim. I sogni di Giacomo II di ritornare sul trono decaddero definitivamente.[21]

A ogni modo, malgrado la grandezza della coalizione opposta, le vittorie francesi non mancarono e nelle Fiandre continuava a combattere Francesco Enrico di Montmorency-Luxembourg, soprannominato "le tapissier de Notre-Dame" per il gran numero di bandiere nemiche catturate che inviò a decorare la cattedrale di Parigi. Francesco Enrico vinse la Battaglia di Fleurus (1690), la Battaglia di Steenkerque due anni dopo e la Battaglia di Landen l'anno ancora successivo.

Sotto la supervisione personale di Luigi XIV, le truppe francesi presero Mons nel 1691 e la fortezza di Namur nel 1692. Con la presa di Charleroi nel 1693 dopo la vittoria di Landen, la Francia ottenne una copertura difensiva per la Sambre. Alla Battaglia della Marsaglia e a quella di Staffarda, la Francia risultò ancora vittoriosa sulle forze alleate. Lungo i Pirenei si combatté la Battaglia di Toroella che aprì la strada verso l'invasione francese della Catalonia. I francesi trionfarono anche sui mari con la vittoria della Battaglia di Beachy Head (1690) e nuovamente alla Battaglia di Barfleur e La Hougue del 1692 contro gli inglesi.

La guerra continuò sino a quando il Duca di Savoia non siglò una pace separata con la Francia nel 1696 con l'obbligo di aderire alla coalizione francese, il che procurò alla Francia altre truppe e un prezioso alleato.

Il Trattato di Ryswick[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Trattato di Ryswick.
Luigi XIV.

La guerra contro la Grande Alleanza si concluse nel 1697 con il Trattato di Ryswick. Luigi XIV dovette cedere gran parte dei territori conquistati, ma ottenne l'importantissima piazzaforte di Strasburgo, mettendo così in sicurezza i confini della Francia verso il Reno e prevenendo attacchi da parte dell'Impero. Luigi ottenne inoltre de iure il riconoscimento che già aveva de facto del possedimento di Santo Domingo, così come la restituzione di Pondicherry e Acadia. Luigi XIV riconobbe Guglielmo III e Maria II come sovrani inglesi e promise di non favorire più la scalata di Giacomo II al trono. Allo stesso tempo egli rinunciò a intervenire nell'Elettorato di Colonia, ricevendo una compensazione finanziaria per la rinuncia delle pretese sul Palatinato. Luigi XIV restituì la Lorena ai legittimi sovrani, ma con l'intesa che essa avrebbe supportato le truppe francesi in caso di necessità e che ne avrebbe garantito il libero passaggio. Gli olandesi ottennero invece di poter costruire delle piazzeforti lungo il confine con la Francia in previsione di altri attacchi esterni. La Spagna riottenne la Catalogna e altri territori nei Paesi Bassi.[21]

Luigi riuscì a causare inoltre la dissoluzione della Grande Alleanza attraverso intrighi e maldicenze che posero gli alleati l'uno contro l'altro in breve tempo. Riuscì così a fare in modo che agissero in forze divise, sicuramente meno pericolose che non grandi coalizioni che coalizzavano più eserciti. L'atteggiamento generoso della Francia nei confronti della Spagna sarà la base per i fruttuosi accordi che seguiranno quando, alla morte di Carlo II, egli nominerà suo erede Filippo, duca d'Angiò, nipote di Luigi XIV. L'influenza della Francia, anche dopo il trattato, rimaneva a ogni modo molto incisiva negli affari della politica europea, a tal punto che Luigi XIV riuscì a proporre suo cugino Francesco Luigi, principe di Conti per la corona polacca anche se l'operazione non riscosse il consenso di altre potenze europee che proposero Augusto di Sassonia, che risultò incoronato come Augusto II di Polonia.

Gli ultimi anni (1697-1714)[modifica | modifica wikitesto]

La Guerra di successione spagnola[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra di successione spagnola.
Cause e conduzione della guerra[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la Pace di Ryswijk, l'argomento politico dominante in Europa fu la successione al trono spagnolo, dal momento che l'interdetto Re spagnolo Carlo II era morto senza lasciare eredi. L'eredità spagnola era una delle più ricche del suo tempo, dal momento che comprendeva non solo il Regno di Spagna, ma anche il Regno di Napoli, il Regno di Sicilia, il Regno di Sardegna, il Ducato di Milano, i Paesi Bassi spagnoli e il vastissimo impero coloniale spagnolo che si estendeva in quasi tutti gli altri continenti del mondo.[21]

Luigi XIV in un ritratto di Hyacinthe Rigaud. (1701).

Francia e Austria si trovarono ovviamente ancora una volta contrapposte per la successione al trono, dal momento che entrambe le famiglie regnanti erano imparentate con quella reale spagnola. Il pretendente proposto dalla Francia fu il Duca d'Angiò, pronipote della figlia maggiore di Filippo III di Spagna, Anna d'Austria, e nipote della figlia maggiore di Filippo IV di Spagna, Maria Teresa, moglie di Luigi XIV.[21]

Carlo, Arciduca d'Austria, figlio minore dell'Imperatore Leopoldo I d'Asburgo, era il pretendente invece proposto dalla casa imperiale austriaca dal momento che sua nonna paterna, Maria Anna di Spagna, era stata una delle figlie del Re di Spagna.[21]

Molte altre potenze europee del resto però temevano che il possesso della Spagna da parte della Francia o dell'Impero avrebbe a ogni modo sconvolto il bilanciamento delle potenze europee. Per questo motivo gli olandesi e gli inglesi proposero un nuovo candidato alternativo alle due potenze, il principe bavarese Giuseppe Ferdinando Leopoldo di Baviera, imparentato con entrambe le casate. Secondo un primo trattato del 1698, il principe bavarese avrebbe dovuto ereditare solo la corona spagnola, mentre i territori italiani e i Paesi Bassi sarebbero stati suddivisi tra Francia e Austria.[21]

Lo scontro però si riaprì dal momento che il giovane principe bavarese morì di morbillo sei mesi dopo la sua candidatura e la casata reale spagnola, nuovamente, richiese un candidato valido per entrambe le posizioni. Carlo II però prescelse il figlio minore dell'Imperatore Leopoldo, l'Arciduca Carlo. Ignorando questa mossa, Luigi e Guglielmo III siglarono nel 1700 il Trattato di Londra, che consentiva all'Arciduca Carlo di prendere il trono Spagnolo, i Paesi Bassi e le colonie spagnole. In cambio, Luigi XIV avrebbe ottenuto i territori in Italia.[21]

Nel 1700 il morente Carlo II, prese decisioni molto importanti a proposito della successione al suo trono. Egli intendeva seriamente impedire che la Spagna fosse unita alla Francia o all'Impero, ma considerava la potenza militare della Francia più capace di preservare il suo impero nella sua integrità. Nel proprio testamento, quindi, egli dispose che la corona spagnola fosse offerta al Duca d'Angiò, figlio secondogenito del Delfino di Francia, e in caso di sua rinuncia la corona sarebbe passata a suo fratello, Carlo di Borbone, duca di Berry e quindi all'Arciduca Carlo, figlio dell'Imperatore Leopoldo I.[22] Se tutti questi principi avessero rifiutato la corona, essa sarebbe dovuta essere offerta alla Casa di Savoia, imparentata alla lontana con la casata reale spagnola. Le condizioni erano però le seguenti: chi accettasse la corona aveva l'obbligo di mantenere integro l'impero spagnolo senza smembrarlo o cederne alcuna parte e doveva rinunciare alla successione alla corona del proprio paese d'origine.

Luigi XIV si trovò così di fronte a una scelta difficile: egli avrebbe potuto accettare la partizione per una possibile pace in Europa, oppure avrebbe potuto prendere possesso della Spagna intera alienando le altre potenze europee. Luigi, all'inizio, assicurò Guglielmo III, Re d'Inghilterra, che avrebbe aderito alla spartizione dei domini spagnoli. Ad ogni modo Jean-Baptiste Colbert, marchese di Torcy, nipote del famoso ministro Colbert, consigliere di Luigi XIV, disse che se la Francia avesse accettato una parte dell'eredità spagnola, la guerra con l'Impero sarebbe stata inevitabile e Guglielmo III, era ormai chiaro che avesse firmato il trattato per evitare la guerra e non per farla, dal momento che non era intenzionato ad assistere la Francia nell'ottenere i territori spagnoli. Luigi quindi capì che se la guerra fosse nuovamente scoppiata, sarebbe stato più proficuo accettare l'intera eredità spagnola e combattere una guerra difensiva. Quando Carlo II morì il 1º novembre 1700, Filippo, duca d'Angiò, venne quindi proclamato Re di Spagna col nome di Filippo V.

La nomina di Filippo V venne quasi universalmente accettata. Filippo, a ogni modo, agì troppo precipitosamente e nel 1701 promulgò l'Asiento al fine di permettere la vendita degli schiavi delle colonie spagnole alla Francia, con un potenziale danno consequenziale al commercio con l'Inghilterra. Luigi, dal canto suo, cessò i trattati con Guglielmo III d'Inghilterra e riprese a appoggiare le pretese dell'erede dell'ormai defunto Giacomo II, Giacomo Francesco Edoardo Stuart al trono d'Inghilterra. Inoltre, Luigi XIV inviò forze armate nei Paesi Bassi spagnoli al fine di assicurarsi che essi rendessero il giusto omaggio e la giusta lealtà a Filippo V, fatto che venne visto dagli olandesi come una vera e propria aggressione, tanto più che l'Olanda era pur sempre il paese d'origine di Guglielmo III d'Inghilterra. Come conseguenza, si formò un'ulteriore Grande Alleanza che comprese l'Inghilterra, le Province Unite, il Sacro Romano Impero e molti altri stati minori della Germania. La diplomazia francese, dal canto suo, si assicurò l'alleanza di Baviera, Portogallo, Savoia e, ovviamente, la Spagna di Filippo V.[23]

La successiva Guerra di successione spagnola continuò per la maggior parte del restante regno di Luigi XIV, provocando enormi emorragie di denaro dalle casse francesi. Essa cominciò con la discesa degli imperiali in Italia prima ancora che la guerra fosse ufficialmente dichiarata. La Francia riportò molte iniziali vittorie, minacciando di prendere possesso di Vienna, ma le vittorie di John Churchill, I duca di Marlborough e del principe Eugenio di Savoia mostrarono che ormai l'invincibile macchina da guerra francese stava tracollando.

L'armata franco-spagnola guidata dal Duca di Berwick sconfigge definitivamente le forze alleate portoghesi, inglese e della Repubblica Olandese nella Battaglia di Almansa.
La Battaglia di Ramillies tra francesi e inglesi, il 23 maggio 1706.

A seguito delle vittorie del Duca di Marlborough e del principe di Savoia nella Battaglia di Blenheim, la Baviera decise di ritirarsi dai combattimenti, venendo ripartita quindi tra Palatinato e Austria e l'Elettore Massimiliano II Emanuele venne costretto ad andare in esilio nei Paesi Bassi spagnoli. Altra conseguenza della battaglia di Blenheim fu la successiva defezione di Portogallo e Savoia che passarono ad allearsi con l'Impero. Con la Battaglia di Ramillies e con quella di Oudenaarde, le forze franco-spagnole vennero ignominiosamente cacciate dai Paesi Bassi spagnoli, mentre con la Battaglia di Torino del settembre 1706, Luigi XIV venne costretto anche a ritirare le ultime truppe rimastegli in Italia.

A seguito delle sconfitte subite e delle grandi perdite militari e finanziarie, la Francia venne costretta a cambiare la propria posizione. Dal 1709 Luigi XIV era ormai indebolito nella sua politica e dovette cedere tutti i territori conquistati, mantenendo alla Francia i territori del Trattato di Vestfalia, siglato più di sessant'anni prima. Malgrado questo gli scontri continuarono.

Il punto di svolta e le trattative di pace[modifica | modifica wikitesto]
Mappa dell'Europa dopo il trattato di Utrecht.

Divenne così chiaro che la Francia non avrebbe potuto mantenere integralmente l'eredità spagnola ed era altrettanto chiaro che la coalizione anti-francese avrebbe detronizzato anche Filippo V di Spagna dopo la sconfitta dell'alleanza franco-spagnola. Filippo V a ogni modo riuscì a reagire e vinse la Battaglia di Almansa, quella di Villaviciosa e quella di Brihuega, il che contribuì a portare le forze alleate fuori dai confini spagnoli. Successivamente la Battaglia di Malplaquet del 1709 la Francia riuscì a reagire e gli alleati lasciarono sul campo 25.000 uomini, quasi il doppio delle perdite francesi, grazie all'abilità del capace generale Claude Louis Hector de Villars. La Battaglia di Denain del 1712 svoltò la guerra in favore di Luigi XIV e de Villars portò nuovamente alla vittoria le armate francesi contro Eugenio di Savoia, riottenendo anche gran parte dell'onore e dei territori perduti in precedenza.

La morte dell'Imperatore Giuseppe I d'Asburgo, succeduto al padre Leopoldo I nel 1705, portò nella mente degli imperiali il grande progetto di riformare il grande impero di Carlo V grazie all'Arciduca Carlo che era ora salito al trono col nome di Carlo VI d'Asburgo e che era tra i candidati del trono spagnolo, sostenuto in questo dall'Inghilterra che tutto avrebbe auspicato, ma non l'unione di Francia e Spagna. Nell'intenzione di riportare stabilità in Europa, Francia e Inghilterra firmarono un concordato di pace.

Luigi XIV e Filippo V, inoltre, firmarono una seconda pace con Inghilterra e Province Unite nel 1713 che prese il nome di Trattato di Utrecht. La pace con il Sacro Romano Impero venne siglata nel Trattato di Rastatt e in quello di Baden del 1714. Secondo quanto espresso nei documenti firmati, Luigi XIV avrebbe ottenuto Landau e Friburgo come indennità di guerra, permettendogli di negoziare da una migliore posizione. Filippo V venne riconosciuto re di Spagna e delle colonie, mentre i territori dei Paesi Bassi spagnoli e dell'Italia vennero ripartiti tra Austria e Savoia, mentre Gibilterra e Minorca passarono alla Gran Bretagna.

Luigi XIV, successivamente, tornò ad appoggiare gli Stuart affinché tornassero sul trono della Gran Bretagna, ravvivando l'astio già esistente, sviluppato soprattutto perché nei trattati di pace la Francia aveva dovuto cedere all'Inghilterra le colonie di Newfoundland, Rupert's Land e Acadia nelle Americhe, mantenendo per sé Île-Saint-Jean (oggi Isola del Principe Edoardo) e Île Royale (oggi Isola del Capo Bretone); a ogni modo gran parte dei territori continentali erano devastati dalle guerre e l'Inghilterra cercò di riprendere possesso dello storico Principato di Orange, di cui era originaria la famiglia di Guglielmo III e che allo stesso tempo copriva il rilevante passaggio tra Alpi e Italia. Come ultimo atto, l'Elettorato di Baviera venne restaurato e Massimiliano II Emanuele venne richiamato sul trono.

La morte del re e la successione (1715)[modifica | modifica wikitesto]

Una serie di lutti che indebolisce la dinastia[modifica | modifica wikitesto]

I problemi legati alla successione e il cattivo stato di salute intristirono gli anni finali del suo regno. Nel 1710, Luigi XIV aveva una grande famiglia e molti eredi legittimi: un figlio di 48 anni, tre nipoti (tra cui Filippo V, re di Spagna) e diversi pronipoti oltre agli eredi più giovani della famiglia d'Orléans, derivati da suo fratello Filippo. Ad ogni modo il sovrano perse quasi tutti i suoi eredi legittimi tra il 1711 ed il 1714.

Nel 1711 il Gran Delfino morì di vaiolo a soli 49 anni, unico figlio maschio legittimo superstite di Luigi XIV e della regina Maria Teresa; l'anno seguente vi fu un focolaio di vaiolo di cui morirono Luigi, duca di Borgogna (figlio del Gran Delfino) assieme alla moglie Maria Adelaide di Savoia ed al loro figlio maggiore, il duca di Bretagna. Rimaneva, unico principe di sangue reale ed erede legittimo di Luigi XIV, il figlio minore del duca di Borgogna, Luigi, duca d'Angiò, divenuto poi sovrano di Francia col nome di Luigi XV. L'altro figlio del Gran Delfino, Carlo, morì anch'egli prima di Luigi XIV.

L'impossibile successione spagnola[modifica | modifica wikitesto]

Dei figli del Gran Delfino, uno era divenuto re di Spagna con il nome di Filippo V di Spagna nel 1700 come risultato della Guerra di Successione spagnola, ma per ottenere tale trono aveva dovuto rinunciare alla successione al trono di Francia in forza del Trattato di Utrecht del 1713. In tutta l'Europa, infatti, si era voluta evitare la fusione tra i due regni sotto l'unica corona dei Borbone di Francia. Luigi XIV stesso aveva dovuto accettare questa condizione pur di vedere un Borbone sul trono di Spagna e sostituirlo agli Asburgo che da secoli reggevano quel trono.[24].

Quando pertanto tutti gli eredi diretti di Luigi XIV vennero meno, ci si rese conto che invertire questa promessa ufficiale di rinuncia al trono avrebbe necessariamente comportato il rischio di una nuova guerra di successione e pertanto tale ipotesi venne scartata a priori.

La legittimazione dei "bastardi reali"[modifica | modifica wikitesto]

Presagendo delle problematiche nella successione, quello che Luigi XIV voleva a tutti i costi evitare era che salisse al trono suo nipote Filippo II d'Orléans (che comunque ebbe la reggenza per il piccolo Luigi XV).

Il re decise allora, per ogni evenienza che si fosse presentata dopo la sua morte, di estendere il diritto di successione ai due maschi sopravvissuti dei sette figli avuti dalla sua amante, madame de Montespan, ovvero Luigi Augusto di Borbone, duca del Maine (1670-1736), e Luigi Alessandro, conte di Tolosa (1678-1737). Questa decisione violava le leggi fondamentali del regno che impedivano ai figli illegittimi dei sovrani di ottenere il trono, ma pare che il Re Sole fosse fermamente intenzionato a favorire innanzitutto la propria progenie diretta prima ancora che quella derivata da suo fratello.

La morte del re[modifica | modifica wikitesto]

Il cenotafio di Luigi XIV nella cripta della Basilica di Saint-Denis.

Il 9 agosto 1715, di ritorno da Marly, il re apparve improvvisamente molto depresso e dolorante a causa di una fitta alla gamba sinistra. Dopo un'attenta analisi gli venne diagnosticata una gangrena, derivante dalla gotta contratta nell'ultimo periodo della sua vita. Dopo un'agonia di diversi giorni, Luigi XIV morì alle 8.15 del 1º settembre 1715 a causa di un'ischemia acuta in una delle principali arterie dell'arto contro la quale i medici si dichiararono impotenti. Scomparve pochi giorni prima del suo settantasettesimo compleanno e dopo 72 anni 3 mesi e 18 giorni di regno.

La sua figura era tale che personaggi come l'Elettore di Sassonia Federico Augusto, apprendendo della morte di Luigi XIV, disse solennemente ai suoi ministri: "Signori, il re è morto". Il parlamento di Parigi aprì il suo testamento il 4 settembre successivo. Pare che, alla notizia della sua morte, la Francia intera esultò e festeggiò, accendendo dei fuochi di gioia perché secondo molti con la sua morte era terminata un'epoca di guerre e di sperperi che avevano fatto apparire grande la Francia solo dall'esterno. A riconferma di questo fatto quando il suo feretro trasportato per la sepoltura nella Basilica di Saint-Denis, fu oltraggiato da sputi e fango che lanciava la folla. Il suo corpo, riposto nella cripta dei Borboni, li rimase sino al 14 ottobre 1793 quando, durante la rivoluzione, la sua tomba venne profanata e i suoi resti furono dispersi dai rivoluzionari in una fossa comune adiacente la chiesa.[25] Nel XIX secolo, re Luigi Filippo fece realizzare un monumento commemorativo in suo onore proprio nella cappella dei Borboni a Saint-Denis, tra il 1841 ed il 1842. L'architetto François Debret fu responsabile del progetto di un cenotafio composto da diverse sculture di varia origine: un medaglione centrale raffigurante un ritratto del re di profilo dello scultore Girardon del XVII secolo, affiancato da due figure allegoriche scolpite rappresentanti la Virtù e la Sorte, provenienti dalla tomba di Guillame du Vair, vescovo-conte di Lisieux, il tutto sormontato da un angelo scolpito da Jacques Bousseau del XVIII secolo e proveniente dalla chiesa del cimitero di Picpus. Da entrambi i lati di questo monumento si trovano quattro colonne di marmo rosso provenienti dalla chiesa di Saint Landry, oltre ad alcuni rilievi scolpiti derivati dalla tomba di Louis de Cossé della chiesa del monastero dei celestini di Parigi (alcuni geni funerari provenienti dal monumento sono stati spostati da Viollet-le-Duc al Louvre).

Luigi XIV venne succeduto al trono dal pronipote Luigi, Duca d'Angiò con il nome di Luigi XV; poiché aveva solo cinque anni, fu posto sotto la reggenza (fino alla maggiore età nel 1723), del duca Filippo II d'Orléans, nipote e genero del defunto Re Sole.

Matrimonio e figli[modifica | modifica wikitesto]

Luigi XIV e la sua famiglia dipinti come divinità romane in un dipinto del 1670 di Jean Nocret. Da sinistra a destra: Enrichetta Maria di Francia, Filippo I, duca di Orléans ("Monsieur"), la figlia del duca Maria Luisa d'Orleans, la moglie del duca Enrichetta Anna Stuart, la madre di Luigi XIV Anna d'Austria, Luigi XIV, suo figlio Luigi il delfino di Francia, la regina Maria Teresa d'Asburgo e Anna Maria d'Orleans, duchessa di Montpensier ("la Grande Mademoiselle").
Lo stemma del Regno di Francia e Navarra

Dalla moglie Maria Teresa d'Asburgo ebbe sei figli che morirono tutti prima di lui:

Dopo la morte della regina, Luigi XIV sposò morganaticamente Françoise d'Aubigné, marchesa di Maintenon, dalla quale non ebbe figli.

Amanti e figli[modifica | modifica wikitesto]

La prima amante ufficiale di Luigi, Louise de La Vallière, con i figli avuti dal re.

Luigi XIV ebbe molte amanti, alcune delle quali esercitarono un grande ascendente sulla vita sociale e sulla cultura del loro tempo, tra cui Françoise Athénaïs de Rochechouart de Montermart, marchesa di Montespan e Françoise d'Aubigné, marchesa di Maintenon († 1719) che si era occupata, come governante, dei figli avuti dal re e dalla Marchesa di Montespan e che il re sposò in segreto dopo la morte della regina Maria Teresa, avvenuta nel 1683.

A Versailles fece allestire scale segrete per raggiungere più facilmente le sue "amiche". Queste relazioni, che irritavano fortemente il partito dei devoti e moralisti di corte tra i quali il precettore del Gran Delfino, Jacques Bénigne Bossuet, ebbero fine solo dopo il matrimonio con Madame de Maintenon.

Dalle amanti ebbe i seguenti figli illegittimi (molti dei quali successivamente legittimati):

Dall'ultima amante ufficiale, la marchesa di Maintenon, il re non ebbe figli. Rimane il fatto che quest'ultima fu quella più fortunata, perché Luigi XIV la sposò segretamente dopo la morte della moglie. La marchesa divenne consorte morganatica e sostenne il sovrano negli ultimi anni di vita, sopravvivendogli per quattro anni.

Alla figura di Luigi XIV vengono anche attribuiti numerosi flirt con molte altre donne e dame di corte tra cui: Maria Mancini (nipote del cardinale Mazzarino), Olimpia Mancini, contessa di Soissons (1655), sorella della precedente, Lucia La Motte-Argencourt (1657), Maria Enrichetta Stuart d'Inghilterra (anche se Jean-Christian Petitfils riferì l'episodio come un caso di relazione platonica[26]), Catherine Charlotte de Gramont, principessa di Monaco in quanto moglie del principe locale, Bona Pons, marchesa d'Heudicourt (1665 o 1666), Anne-Julie de Rohan-Chabot, principessa di Soubise (1674-1676), Marie-Elisabeth Ludres (1676-1677), Lydia de Rochefort-Théobon, Anne-Lucie de La Mothe-Houdancourt.

La personalità del Re Sole[modifica | modifica wikitesto]

Il sole come emblema[modifica | modifica wikitesto]

Luigi XIV scelse come proprio emblema personale il sole in quanto esso è la stella che da vita a tutto, ma anche perché esso rappresentava il simbolo dell'ordine e della regolarità. Egli si può dire che regnò a tutti gli effetti all'insegna del sole, perché anche la sua giornata era scandita come il percorso giornaliero del sole, dall'alba al tramonto, e coinvolgeva in questo anche tutti i cortigiani che come immaginari pianeti dovevano gravitare attorno alla figura centrale del monarca.

Per quanto riguarda una possibile tendenza del sovrano all'egocentrismo, Madame de Maintenon riferì che Luigi XIV, che nell'ultima parte della sua vita dovette affrontare diversi lutti susseguitisi in breve tempo tra cui quella dell'unico suo figlio maschio, vide questi eventi come una questione tra lui e Dio. Ella spiegò di seguito: "Il re era così abituato al fatto che tutti vivessero per lui che non avremmo potuto immaginare che sarebbe stato in grado di morire da sé".

Voltaire ricorda nella sua "Storia del secolo di Luigi XIV" un episodio del Re Sole. Louis Douvrier, un noto "antiquario" dell'epoca, ebbe l'idea, in previsione del carosello del 1662, di assegnare un emblema e un motto personali a Luigi XIV che non ne aveva. Lo stemma proposto fu quello di un globo illuminato da un sole raggiante accompagnato dal motto latino nec pluribus impar ("non inferiore alla maggior parte").[27]. Napoleone I, commentando il motto di Luigi XIV, il suo stemma e la sua politica disse di lui: "Il sole non ha macchie? Luigi XIV fu a parimerito un gran re. Egli è stato colui che ha riportato la Francia al rango delle prime nazioni. Solo Carlomagno può essere paragonato a Luigi XIV, in tutti i suoi aspetti."

Aspetto e problemi di salute[modifica | modifica wikitesto]

È stato riferito da molti che il re non eccelleva nel suo aspetto. Nel 1956, Louis Hastier aveva derivato dalle dimensioni della armatura che era stata offerta a lui in dono nel 1668 dalla Repubblica di Venezia, che il re non doveva essere più alto di 1,65 m. Questa deduzione ad ogni modo è stata ad oggi molto contestata[28] dal momento che questa armatura era un articolo cerimoniale e pertanto regolato sugli standard medi dell'epoca: essa non era destinata ad essere indossata in quanto anche da diversi ritratti si può intuire come Luigi XIV si portasse sul campo di battaglia in parrucca e cappello di piume più che con pesanti ed anacronistiche corazze.

Secondo altri l'aspetto di Luigi XIV era invece gradevole e la sua figura era ben proporzionata. La signora de Motteville[29] ad esempio che, durante l'incontro sull'Isola dei Fagiani del giugno del 1660, quando il giovane sovrano si incontrò per la prima volta con la futura sposa, l'Infanta "lo guardò con occhi interessati per il suo bell'aspetto" ed infine un testimone dell'epoca, François-Joseph de Chancel, maggiordomo alla principessa palatina, sorella del re, avanzò delle misure precise sul suo fisico, ovvero "cinque piedi e otto pollici di altezza" (1,73 m).[30]

Egli era un appassionato di ballo e come quasi tutti i suoi antenati, egli era un appassionato di caccia e di lunghe passeggiate a cavallo. Soprattutto nella sua giovinezza, egli era robusto e insensibile alla fatica, e non si lamentava né del caldo né del freddo, né della pioggia né della grandine, un uomo di grande resistenza fisica e morale. La sua vita, di eccezionale lunghezza per l'epoca, fu paradossalmente minata continuamente da una cattiva salute e per questo era seguito quotidianamente dai propri medici personali (negli anni si susseguirono a questa carica Jacques Cousinot 1643-1646, François Vautier nel 1647, Antoine Vallot 1648-1671, Antoine d'Aquin 1672-1693 e, infine, Guy-Crescent Fagon fino alla morte del re), i quali spesso usarono ed abusarono dei metodi curativi più comuni all'epoca che comprendevano salassi, purghe e clisteri (di questi ultimi ne fece quasi 5.000 in tutta la sua vita). Inoltre Luigi XIV aveva una serie di problemi poco "regali"[31]: il re aveva infatti l'alito cattivo a causa di problemi dentali come derivato dal diario del suo dentista personale Dubois nel 1676, fatto che lo costringeva quando aveva i suoi frequenti incontri con le sue amanti ad armarsi di fazzoletti profumati da passare in continuazione sotto il naso, esclusivamente caratterizzati però da essenze di fiore d'arancio che era l'unico profumo che il naso del re poteva tollerare[32]. Oltre a questo, nel 1685 la situazione dentale del re peggiorò quando, durante un'operazione per la rimozione di un ascesso nella parte sinistra della bocca, gli venne strappata anche una parte del palato, provocando una "comunicazione oro-nasale".[33]

Sotto l'aspetto psicologico, Luigi XIV aveva tendenze megalomani come dimostra la sua grande collezione di scarpe riccamente ornate che le testimonianze dicono stimate in 2500 paia.

In generale ad ogni modo la salute del re durante tutti i suoi anni di vita venne messa duramente alla prova da una serie di problematiche passeggere o croniche che vennero dettagliatamente registrare sui diari personali dei suoi medici:[34]

  • Vaiolo nel 1647
  • Problemi di stomaco e dissenteria, disturbi cronici dovuti anche al fatto che il monarca fu da sempre un'ottima forchetta ed un instancabile banchettatore
  • Tumore al capezzolo destro cauterizzato nel gennaio del 1653
  • Gonorrea, tenuta segreta, attanagliò regolarmente la sua vita sin dalla sua giovinezza (i primi sintomi iniziarono a intravedersi già dal maggio del 1655).
  • Mal di schiena e brufoli (dal novembre del 1647), attribuiti ad un attacco di vaiolo, seguito da un inizio di "gangrena" delle dita.
  • Languore e varie febbri verso la fine del 1655, febbre tifoidea nel giugno 1658.
  • Mal di denti con la dentatura compromessa nella parte sinistra dal 1685.
  • Fistola anale che si protrasse sino al novembre del 1686 quando il chirurgo Felix lo operò con una tecnica sperimentale e rivoluzionaria per l'epoca.
  • Disturbi urinari accompagnati probabilmente da calcoli
  • Gangrena che lo attaccò negli ultimi anni di vita e che gli causò frequenti dolori alla gamba sinistra.

Luigi XIV patrono delle arti[modifica | modifica wikitesto]

Charles Le Brun, Luigi XIV a cavallo
La cappella reale dei Invalides a Parigi, realizzata da Hardouin-Mansart per Luigi XIV.

Malgrado la sua attenzione all'economia nazionale, Luigi XIV diede prova di saper spendere ingenti quantità di denaro, supportando gli artisti che lavoravano al suo comando per rendere sempre più potente la monarchia francese anche sotto l'aspetto dell'immagine pubblica. Il cardinale Richelieu, sotto Luigi XIII, aveva fondato nel 1635 l'Académie française che anche Luigi XIV pose sotto il proprio patronato. Creò varie altre accademie che influirono sulla vita intellettuale e artistica, tra le quali l'Accademia reale delle Scienze, l'Accademia reale d'Architettura e l'Accademia reale di Danza, in un secondo momento ampliata in Accademia reale di Musica e Danza (la futura Opéra di Parigi). Fu nel periodo del suo governo che fiorirono scrittori come Molière, Jean Racine, Jean de La Fontaine e Charles Perrault, i cui lavori continuano ad avere grande influenza anche ai nostri giorni. Luigi XIV fu patrono di molti altri artisti come i pittori Charles Le Brun, Pierre Mignard e Hyacinthe Rigaud, gli scultori Antoine Coysevox e Francois Girardon, gli architetti Louis Le Vau e Jules Hardouin-Mansart, l'ebanista André-Charles Boulle e il disegnatore di giardini André Le Nôtre, i cui lavori acquisirono ben presto fama in tutta Europa. In campo musicale promosse artisti come Jean-Baptiste Lully, Marc-Antoine Charpentier, Jacques Champion de Chambonnières e François Couperin, i quali per molto tempo furono d'esempio ad altri musicisti europei.

A Parigi l'azione urbanistica del Re fu di primo piano nonostante il suo abbandono definitivo della capitale per Versailles nel 1682. In effetti, tramite vasti cantieri per l'edificazione di monumenti pubblici simbolici della monarchia assoluta, Luigi XIV intendeva fare della capitale del Regno la più magnifica città d'Europa in rivalità con la Roma dei Papi, Madrid e Londra.

Luigi XIV ordinò la costruzione del complesso militare dell'Hôtel des Invalides, per adibirlo a casa di riposo per militari e ufficiali che avessero servito fedelmente nell'esercito sotto il suo comando e divenuti infermi per ferite di guerra o anzianità. Fu questo luogo a divenire uno dei pionieri della farmacia internazionale. La sua chiesa, con la grande cupola dorata realizzata da Jules Hardouin Mansart, è considerata come il capolavoro del classicismo in campo religioso.

Il Re ampliò inoltre il palazzo del Louvre, così come altre residenze reali intorno a Parigi (in particolare Vincennes, Marly e Meudon). Originariamente aveva proposto come architetto per questo progetto Gian Lorenzo Bernini, il progetto fu poi però considerato eccessivo perché comportava la pressoché totale distruzione dell'edificio esistente. Al suo posto fu realizzata da Claude Perrault, fratello del famoso scrittore, la colonnata del Louvre, considerata il manifesto del classicismo e dell'architettura reale francesi. A Parigi, Luigi XIV fu anche all'origine della costruzione di due piazze reali maggiori, che influenzarono l'urbanistica in tutta Europa, la place Vendôme e la place des Victoires, realizzate da Hardouin-Mansart. Infine, ordinò la costruzione di un vastissimo ospedale per il popolo lungo la Senna, la Salpêtrière. Per sostenere le attività scientifiche, fece edificare l'Osservatorio di Parigi. Fece distruggere le vecchie mura medievali della città e rimpiazzare le porte fortificate da archi trionfali dedicati alla sua gloria, la Porta di Saint Denis e la Porte Saint-Martin.

La Galleria degli Specchi della Reggia di Versailles.

Alla reggia di Versailles impiegò i più grandi artisti francesi del tempo, principalmente Le Vau (per l'architettura), Le Brun (per l'arredamento e le pitture) e Le Nôtre (per i giardini) per creare la reggia più prestigiosa d'Europa, che diventerà il modello assoluto della residenza reale in tutto il continente durante il Settecento.

Ampliò considerevolmente le collezioni reali in tutti campi, particolarmente per quanto riguarda la pittura, con l'acquisizione della prestigiosa collezione del mercante Everhard Jabach che comprendeva opere di primo piano che costituiscono ancora oggi il cuore delle collezioni del museo del Louvre e dei grandi musei francesi. Le antichità, i disegni di grandi maestri, le medaglie e i bronzi furono anche collezionati con avidità.

Inoltre, il Re incoraggiò le arti e l'industria francesi sostenendo importanti manifatture, tra le quali la manifattura reale dei Gobelins, che realizzava arazzi pregiati in tutta Europa, e la manifattura di Saint-Gobain, specializzata nel vetro, che fornì i famosi specchi della Galleria degli Specchi del Palazzo di Versailles, inventando un metodo per produrre specchi molto più grandi di quanto si sapeva fare sino ad allora.

Nel giugno del 1686, su consiglio della moglie segreta, Françoise d'Aubigné, marchesa di Maintenon, siglò le lettere patenti per la creazione dell'Istituto di Saint-Louis a Saint-Cyr per le "povere figlie della nobiltà" di età compresa tra i sette e i venti anni.[35] L'istituto comprese ben presto circa 250 ragazze che però dovevano dimostrare di avere quattro quarti di nobiltà per parte di padre, il che faceva di questa scuola a ogni modo un istituto elitario.

Un monarca prestato alla guerra[modifica | modifica wikitesto]

Luigi XIV nel 1670 in abiti militari

Luigi XIV ha dedicato trentadue anni del suo regno alla guerra. Sul letto di morte, il re confessò al futuro Luigi XV: "Ho amato troppo la guerra".

Contrassegnato dal modello di educazione di suo padre, affascinato in gioventù dal principe di Condé, Luigi XIV ebbe modo di confrontarsi con la guerra già all'epoca della Fronda. Spinto dal maresciallo Turenne ricevette un'accurata formazione militare e ricevette il proprio battesimo del fuoco alla Battaglia delle Dune, a 20 anni, dove le sue truppe, da poco alleate con quelle inglesi (all'epoca comandate dal lord protettore Oliver Cromwell) conseguirono un'importante vittoria contro la Spagna. Celebrò queste vittorie a Versailles con un grandioso ciclo di affreschi nella Galleria delle Battaglie.

Del resto la riorganizzazione dell'esercito fu possibile grazie alla revisione delle finanze. Se Colbert riformò le finanze, Michel Le Tellier e suo figlio, il marchese di Louvois, si occuparono di riformare le truppe del re con una riforma del reclutamento, degli armamenti e la creazione dell'Hotel des Invalides nel 1670. Il re chiese inoltre a Vauban di costruire un anello di fortificazioni in tutto il paese. In breve tempo la Francia si trovò con un esercito di 300.000 uomini, il più grande di tutta Europa. Per rafforzare il ruolo della Francia nel mondo, Luigi XIV coinvolse la Francia in una serie di guerre:

Tutte queste guerre ingrandirono notevolmente il territorio francese annettendo l'Alta Alsazia, Metz, Toul, Verdun, il Rossiglione, l'Artois, le Fiandre francesi, Cambrai, la Contea di Borgogna, la regione della Saar, l'Hainaut e la Bassa Alsazia. Queste acquisizioni segnarono l'egemonia francese in Europa e chi, come il doge di Genova o il duca di Lorena, ebbero l'ardire di sfidare il Re Sole, ne pagarono le conseguenze.

Questo stato di guerra permanente, tuttavia, portò lo stato sull'orlo della bancarotta, costringendolo a levare pesanti tasse sulla popolazione, ma anche sulla nobiltà (tassa sul capitale, decima, ecc.). Anche la famiglia reale venne costretta a pagare le tasse.

Il rapporto personale con la religione[modifica | modifica wikitesto]

Il ruolo della religione nella vita del re è stato importante nella sua infanzia, a causa della sua educazione che egli stesso aveva ricevuto ed a cui era stato talvolta costretto; tuttavia negli anni a seguire il re manifestò una certa liberalità nei costumi che mal si accompagnava alla sua figura di "re cristianissimo", ma al contrario contribuì a farne un personaggio colorito della sua epoca e di quelle future nella memoria. Nel 1680 ebbe una specie di "conversione" personale che riportò ordine nella sua vita amorosa e che ebbe anche una certa influenza nelle sue scelte di natura politica.

L'educazione religiosa ricevuta[modifica | modifica wikitesto]

Anna d'Austria impose al figlio Luigi XIV esercitazioni periodiche di pietà; l'abate de Choisy, fece ricorso a metodi rigorosi per inculcare nel giovane sovrano un fervido spirito religioso: "Non gli venne risparmiato nulla sul tema religioso, ancor più se si pensa che la regina madre, allora reggente al trono, lo tenne in prigione nella sua stanza dove rimase per due giorni senza vedere nessuno per aver "peccato" al punto che egli stesso proibì severamente l bestemmia tra i cortigiani.[36] La sua educazione religiosa venne quindi affidata a Louis Hardouin de Perefixe. Luigi XIV iniziò a confessarsi nel 1647, la prima comunione a Pasqua ed il giorno del primo Natale della sua vita venne celebrato il suo battesimo in ricordo del giorno in cui fu battezzato l'antico re franco Clodoveo.[37]

Una vita liturgica[modifica | modifica wikitesto]

Il Re Sole condusse una vita liturgica particolarmente densa di eventi e la sua vita pubblica era scandita da numerosi e quotidiani atti religiosi che rappresentavano più che altro eventi comunitari dove il sovrano dava agli occhi del pubblico la propria immagine della sacralità del re.[38]

Prima di alzarsi dal letto, ogni mattina, Luigi XIV riceveva dell'acqua santa portata dal suo ciambellano; seduto sul letto recitava l'Ufficio dello Spirito Santo.[39] Quindi, dopo essersi vestito, si inginocchiava per alcuni minuti a pregare in silenzio.

Ogni mattina Luigi XIV prendeva parte alla messa ad eccezione di quando si trovava sul campo di battaglia impegnato a guerreggiare. Si stima che in tutta la sua vita Luigi XIV abbia preso parte a trentamila messe.[40] Tutte le sue residenze reali vennero dotate obbligatoriamente di una cappella su due livelli: un piano era destinato alla corte mentre il piano superiore (spesso in un'apposita tribuna) era lo spazio riservato al re, alla famiglia reale ed ai fedelissimi del sovrano.[41]

Il re faceva la comunione solo in precise occasioni: il Sabato Santo, la vigilia di Pentecoste, la vigilia della festa di Tutti i Santi e la vigiglia di Natale, il giorno dell'Immacolata Concezione e quello dell'Assunta.

Nel pomeriggio, il re si recava nuovamente in cappella per la celebrazione dei vespri, talvolta cantati nelle occasioni più solenni.[42] Ogni giovedì e domenica nel tardo pomeriggio, per tutto il periodo dell'ottava del Corpus Domini, il re partecipava all'adorazione del Santissimo Sacramento.[43]

Importanti sermoni, tenuti da prestigiosi teologi (soprattutto cappuccini) accompagnavano i momenti liturgici importanti del sovrano che ogni anno, tra il periodo dell'avvento e quello della quaresima, ne sentiva in tutto ventisei.

Riti specifici del re[modifica | modifica wikitesto]

Vi erano poi alcuni riti religiosi applicati esclusivamente alla figura dei re di Francia che Luigi XIV supportò largamente a ribadire il suo status speciale di "Re cristianissimo".[44] Durante le messe celebrate alla presenza di un cardinal, di un arcivescovo metropolita o di un vescovo diocesano, la posizione del re era paragonata per disposizione liturgica a quella di un vescovo privo di giurisdizione ecclesiastica.[45].[46]

Ogni anno, il Giovedi Santo, Luigi XIV conduceva la cerimonia della lavanda dei piedi, come tutti i vescovi cattolici. Dodici poveri accuratamente visitati dal medico personale del re, lavati, nutriti e propriamente vestiti con una veste di stoffa rossa, venivano portati nella sala dove avrebbe avuto luogo la cerimonia e qui il sovrano in persona conduceva questo rito; così Luigi XIV fece dall'età di quattro anni sino alla sua morte.[47] Con un particolare potere derivato dalla sua incoronazione, Luigi XIV come ogni re di Francia aveva inoltre il potere di guarire la scrofola, un'adenite tubercolare che si presentava sotto forma nodale.[48] Luigi XIV, durante la sua vita, curò quasi 200.000 scrofolosi[49] pronunciando la frase "Dio ti guarisce", a sottolineare dunque come egli fosse del resto solo un tramite tra Dio e il suo popolo e che quindi tale potere non fosse proprio del re, ma esclusivo di Dio. La volontà di guarire o no il paziente era dunque comunque sempre in capo a Dio stesso.[50]. Versailles stessa, in riferimento a queste pratiche, divenne un luogo di pellegrinaggio vero e proprio quando Luigi XIV vi si trasferì definitivamente. I pazienti venivano sistemati sotto le arcate dell'Orangerie e venivano volta per volta toccati da Luigi XIV malgrado le numerose ferite purulente che spesso si manifestavano sul viso di costoro. Nell'aprile del 1689, ad ogni modo, il giornale Mercure Galant precisò come Luigi XIV, che praticò questo rito per tutta la sua vita, non si fosse mai lamentato una sola volta e che anzi lo ritenesse un grande privilegio.[51]

Ostilità al giansenismo[modifica | modifica wikitesto]

Luigi XIV ebbe sempre una chiara inclinazione al tomismo ed al molinismo, rendendosi invece particolarmente ostile al giansenismo, posizioni che ebbero conseguenze politiche molto rilevanti durante gli anni del suo governo e che lo portarono talvolta in contraddizione con le tendenze gallicane della chiesa di Francia.

Il problema della continuità nell'ancien régime[modifica | modifica wikitesto]

Molti storici si sono interrogati sulla questione della continuità nel regno di Luigi. La domanda che si pongono è se egli sia riuscito a portare avanti una politica vicina alla definizione di stato moderno e quindi sia riuscito a rinchiudere (figuratamente) i nobili all'interno della reggia di Versailles o se al contrario i nobili abbiano costretto il re a farsi mantenere all'interno del favoloso edificio.

Quest'ultimo punto è sicuramente più vicino allo storico statunitense Campbell che ritiene i metodi di Luigi XIV più vicini a una rifeudalizzazione che a una progressione e non solo; egli ritiene anche che il sovrano abbia influito nelle scelte del ministro delle finanze Colbert, il quale, per timore del sovrano, sarebbe stato costretto ad arginare la fallace economia di corte che era stata portata avanti, a discapito delle innovazioni economiche e amministrative da lui pensate. Sempre secondo Campbell, quindi, Colbert sarebbe stato dimenticato in fretta dal popolo invece di essere ricordato come benefattore, quale era. La tesi contrapposta a questa è quella che riguarda un ammodernamento dell'amministrazione attraverso il controllo dei nobili.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine dello Spirito Santo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine dello Spirito Santo
Gran Maestro dell'Ordine di San Michele - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di San Michele
Gran Maestro dell'Ordine di San Luigi - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di San Luigi

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Luigi XIV di Francia Padre:
Luigi XIII di Francia
Nonno paterno:
Enrico IV di Francia
Bisnonno paterno:
Antonio di Borbone-Vendôme
Trisnonno paterno:
Carlo IV di Borbone-Vendôme
Trisnonna paterna:
Francesca di Alençon
Bisnonna paterna:
Giovanna III di Navarra
Trisnonno paterno:
Enrico II di Navarra
Trisnonna paterna:
Margherita d'Angoulême
Nonna paterna:
Maria de' Medici
Bisnonno paterno:
Francesco I de' Medici
Trisnonno paterno:
Cosimo I de' Medici
Trisnonna paterna:
Eleonora di Toledo
Bisnonna paterna:
Giovanna d'Austria
Trisnonno paterno:
Ferdinando I d'Asburgo
Trisnonna paterna:
Anna Jagellone
Madre:
Anna d'Austria
Nonno materno:
Filippo III di Spagna
Bisnonno materno:
Filippo II di Spagna
Trisnonno materno:
Carlo V d'Asburgo
Trisnonna materna:
Isabella d'Aviz
Bisnonna materna:
Anna d'Austria
Trisnonno materno:
Massimiliano II d'Asburgo
Trisnonna materna:
Maria di Spagna
Nonna materna:
Margherita d'Austria-Stiria
Bisnonno materno:
Carlo II d'Austria
Trisnonno materno:
Ferdinando I d'Asburgo
Trisnonna materna:
Anna Jagellone
Bisnonna materna:
Maria Anna di Wittelsbach
Trisnonno materno:
Alberto V di Baviera
Trisnonna materna:
Anna d'Asburgo

Luigi XIV nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Luigi XIV compare come personaggio nel ciclo di romanzi di Richelieu e Mazarino di Alexandre Dumas: I tre moschettieri (1844), Vent'anni dopo (1845), Il visconte di Bragelonne (1850) e nelle numerose opere cinematografiche da esso derivate.

È il protagonista dei film La presa del potere da parte di Luigi XIV (1966), L'uomo dalla maschera di ferro (1977), Louis, enfant roi (1993), La maschera di ferro (1998), Le roi danse (2000), Le regole del caos (2014).

Luigi XIV è inoltre personaggio di almeno due giochi per PC e Playstation: Versailles 1685: Complotto alla corte del Re Sole (1996) e Versailles II: Il testamento del re (2001).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fraser, Antonia. "Love and Louis XIV: The Women in the Life of the Sun King". Random House, Inc, 2006, pp. 14–16.
  2. ^ Pierre de La Porte, Mémoires de M. de La Porte, premier valet de chambre de Louis XIV, contenant plusieurs particularités des règnes de Louis XIII et de Louis XIV.
  3. ^ Joël Cornette, op. cit., p.140
  4. ^ Primi Visconti riporta come i due ebbero il primo rapporto quando Luigi XIV aveva 16 anni e come, sempre col consenso di sua madre, i due si fossero incontrati a letto più e più volte. Secondo alcuni Anna d'Austria avrebbe predisposto questo stratagemma per assicurarsi che il figlio fosse "educato propriamente al matrimonio".
  5. ^ a b c Thomas Wieder, Stanis Perez : Louis XIV, grand corps malade, vedi qui
  6. ^ Jean-Christian Petitfils, Louis XIV, Perrin, 2002
  7. ^ Georges Bordonove, Les Rois qui ont fait la France, Louis XIV, Roi Soleil, Pygmalion, 1983
  8. ^ Jean Pierre Papon, Histoire Générale De Provence, vol. 4, Moutard, 1786
  9. ^ Memorie di Jean Baptist Primi Visconti
  10. ^ Françoise Labalette, Historia, n. 737.
  11. ^ Hélène Delalex, Alexandre Maral, Nicolas Milovanovic, Louis XIV pour Les Nuls, Parigi, First, 2011, p. 84
  12. ^ Faroqhi, p.73 The Ottoman Empire and the World Around it
  13. ^ The Meeting of Eastern and Western Art Page 98 by Michael Sullivan (1989) ISBN 0-520-21236-3
  14. ^ Barnes, Linda L. (2005) Needles, Herbs, Gods, and Ghosts: China, Healing, and the West to 1848 Harvard University Press ISBN 0-674-01872-9, p.85
  15. ^ Mungello, David E. (2005) The Great Encounter of China and the West, 1500-1800 Rowman & Littlefield ISBN 0-7425-3815-X, p.125
  16. ^ a b Louis de Rouvroy, duc de Saint-Simon, Historical Memoirs of the Duc de Saint-Simon, volume 1 1691-1709: The Court of Louis XIV, fordham.edu. URL consultato il 19 gennaio 2008.
  17. ^ The Siege of Vienna by John Stoye, p.53
  18. ^ The Balkans since 1453 by Leften Stavros Stavrianos, p.171
  19. ^ Columbia Encyclopedia, Louis XIV, king of France, bartleby.com, 2007. URL consultato il 19 gennaio 2008.
  20. ^ Meriman, John, A History of Modern Europe, W.W. Norton & Company, 1996, p. 319.
  21. ^ a b c d e f g h i Meriman, John, A History of Modern Europe, W.W. Norton & Company, 1996, p. 320.
  22. ^ Kamen, Henry. (2001) Philip V of Spain: The King who Reigned Twice Published by Yale University Press. ISBN 0-300-08718-7. p. 6
  23. ^ Merriman, John, A History of Modern Europe, W.W. Norton & Company, 1996, p. 321.
  24. ^ L'attuale sovrano, Filippo VI è un diretto discendente di Filippo V
  25. ^ Francine Demichel, Saint-Denis ou le Jugement dernier des rois, Éditions PSD, 1993, p. 260
  26. ^ Jean-Christian Petitfils, Louis XIV, Perrin ed. 1995, rist. Tempus del 2002, pag. 299
  27. ^ Alcuni araldisti moderni hanno voluto intravedere in questo stemma il plagio dello stemma appartenuto a Filippo II di Spagna, il quale come il padre Carlo V aveva "un impero su cui il sole non tramontava mai"
  28. ^ Joëlle Chevé, Les 100 idées reçues (section Ancien Régime), Le Point-Historia, marzo 2010
  29. ^ Valentin Conrart, Mémoires de Madame de Motteville sur Anne d'Autriche et sa cour (vol. 4), 1855, p. 203 (citato nell'opera di Joëlle Chevé, Les 100 idées reçues (section Ancien Régime), Le Point-Historia, marzo 2010)
  30. ^ Valentin Conrart, Mémoires de Madame de Motteville sur Anne d'Autriche et sa cour (vol. 4), 1855, p. 203 (citato nell'opera di Joëlle Chevé, Les 100 idées reçues (section Ancien Régime), Le Point-Historia, marzo 2010)
  31. ^ Jérôme Watelet, Les “maelströms” de selles du Roi-Soleil, La Lettre de l'Hépato-Gastroentérologue, vol. 3, n. 5, ottobre 2000, p. 269
  32. ^ Sacha Bogololski, Histoire du dentifrice, in Actes de la SFHAD, Marseille, 23 juin 2000, p. 1-5
  33. ^ Henri Lamendin, Praticiens de l'art dentaire du XIVe au XXe siècle: Recueil d'anecdodontes, Éditions L'Harmattan, 2007, p. 52-53
  34. ^ Vallot, D'Aquin et Fagon, Journal de la santé de Louis XIV, ed. J.A. Le Roi e A. Durand, 1862; riedito da Stanis Perez per le edizioni Millon, nel 2004.
  35. ^ Veronica Buckley, Madame de Maintenon: The Secret Wife of Louis XIV. Londra: Bloomsbury, 2008
  36. ^ Alexandre Maral, Le Roi-Soleil et Dieu: Essai sur la religion de Louis XIV, prefazione di Marc Fumaroli, éd. Perrin, 2012, p. 45.
  37. ^ Alexandre Maral, Le Roi-Soleil et Dieu: Essai sur la religion de Louis XIV, prefazione di Marc Fumaroli, éd. Perrin, 2012, pp. 49-50.
  38. ^ Alexandre Maral, Le Roi-Soleil et Dieu: Essai sur la religion de Louis XIV, prefazione di Marc Fumaroli, éd. Perrin, 2012, p. 57.
  39. ^ Ordine cavalleresco di cui era Gran Maestro
  40. ^ Alexandre Maral, Le Roi-Soleil et Dieu: Essai sur la religion de Louis XIV, prefazione di Marc Fumaroli, éd. Perrin, 2012, p. 59.
  41. ^ Alexandre Maral, Le Roi-Soleil et Dieu: Essai sur la religion de Louis XIV, prefazione di Marc Fumaroli, ed. Perrin, 2012, pp. 59-61.
  42. ^ Alexandre Maral, Le Roi-Soleil et Dieu: Essai sur la religion de Louis XIV, prefazione di Marc Fumaroli, ed. Perrin, 2012, pp. 63.
  43. ^ Alexandre Maral, Le Roi-Soleil et Dieu: Essai sur la religion de Louis XIV, prefazione di Marc Fumaroli, ed. Perrin, 2012, pp. 64.
  44. ^ Alexandre Maral, Le Roi-Soleil et Dieu: Essai sur la religion de Louis XIV, prefazione di Marc Fumaroli, ed. Perrin, 2012, pp. 87-88.
  45. ^ Alexandre Maral, Le Roi-Soleil et Dieu: Essai sur la religion de Louis XIV, prefazione di Marc Fumaroli, ed. Perrin, 2012, pp. 89-94.
  46. ^ Luigi XIV, tra l'altro, in caso di lutti non vestiva il nero, ma il colore viola che era quello previsto per il lutto dei sacerdoti e dei vescovi. Durante la messa, il celebrante non doveva dimenticarsi di tributare non meno di dieci profondi inchini verso il sovrano, presente nella navata o nel palco reale. Al momento dell'offertorio, il re veniva annunciato da tre doppi colpi subito dopo il celebrante, vale a dire prima di eventuali cardinali, vescovi e altri chierici che potessero essere presenti. Durante le celebrazioni solenni, inoltre, il re presenziava sotto un apposito baldacchino con davanti un leggio con un proprio vangelo, proprio come un vescovo officiante.
  47. ^ Alexandre Maral, Le Roi-Soleil et Dieu: Essai sur la religion de Louis XIV, prefazione di Marc Fumaroli, ed. Perrin, 2012, p. 99.
  48. ^ Alexandre Maral, Le Roi-Soleil et Dieu: Essai sur la religion de Louis XIV, prefazione di Marc Fumaroli, ed. Perrin, 2012, pp. 99-100.
  49. ^ Alexandre Maral, Le Roi-Soleil et Dieu: Essai sur la religion de Louis XIV, prefazione di Marc Fumaroli, ed. Perrin, 2012, p. 100
  50. ^ Alexandre Maral, Le Roi-Soleil et Dieu: Essai sur la religion de Louis XIV, prefazione di Marc Fumaroli, ed. Perrin, 2012, p. 102.
  51. ^ Alexandre Maral, Le Roi-Soleil et Dieu: Essai sur la religion de Louis XIV, prefazione di Marc Fumaroli, ed. Perrin, 2012, p. 104.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Louis de Rouvroy de Saint-Simon, Il Re Sole (estratto dai suoi «Mémoires»), a cura di Jean-Michel Gardair, trad. Adalberto Cremonese, Collana I Grandi Libri n.205, Milano, Garzanti, 1977. Castelvecchi, Roma, 2015.
  • Voltaire, Il secolo di Luigi XIV, introduzione di Ernesto Sestan, trad. e cura di Umberto Morra, Einaudi, 1951-1994 (saggio di Giovanni Macchia).
  • Louis Bertrand, Luigi XIV, trad. Amilcare Locatelli, Milano, Corbaccio, 1936. Collana Storica, Dall'Oglio, Milano, 1955
  • Will e Ariel Durant, Storia della Civiltà. L'età del Re Sole, Milano, Mondadori, 1964.
  • Philippe Erlanger, Luigi XIV, Collana Fatti e Figure, Club degli Editori, 1973.
  • Georges Mongrédien, Luigi XIV, trad. Marcella Boroli, Collana Testimonianze storiche a cura di Gérard Walter, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1973.
  • John B. Wolf, Luigi XIV, Collezione Storica, Milano, Garzanti, 1975.
  • Jacques Wilhelm, La vita quotidiana a Parigi ai tempi del Re Sole, trad. Maria Novella Pierini, Collana Storia, Milano, BUR, I ed. 1984.
  • Robert Mandreau, Luigi XIV e il suo tempo, trad. Domenico Devoti, Torino, SEI, 1990.
  • Guido Gerosa, Il re Sole. Vita privata e pubblica di Luigi XIV, Collezione Le Scie, Milano, Mondadori, 1998.
  • Antonia Fraser, Gli amori del Re Sole. Luigi XIV e le donne, Collezione Le Scie, Milano, Mondadori, 2007.
  • Eve de Castro, Le Roi des Ombres, Editions Robert Laffont S.A., Paris

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Re di Francia e Navarra Successore Coat of Arms of France & Navarre.svg
Luigi XIII 14 maggio 1643 - 1º settembre 1715 Luigi XV
Predecessore Delfino di Francia Successore Coat of Arms of the Dauphin of France.svg
Luigi di Borbone
Poi sovrano col nome di Luigi XIII
5 settembre 1638 – 14 maggio 1643 Luigi di Borbone
Poi sovrano col nome di Luigi XV
Predecessore Linea di successione al trono di Francia Successore Coat of Arms of the Dauphin of France.svg
Gastone d'Orléans Erede presunto
5 settembre 1638 – 14 maggio 1643
Filippo I di Borbone-Orléans
Controllo di autorità VIAF: (EN89583139 · LCCN: (ENn80051801 · SBN: IT\ICCU\RAVV\063533 · ISNI: (EN0000 0001 0803 0835 · GND: (DE118816829 · BNF: (FRcb11913463s (data) · ULAN: (EN500122256 · NLA: (EN35313556 · BAV: ADV12116454 · CERL: cnp01259882