Cancrena

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Cancrena
Specialitàcardiologia
Classificazione e risorse esterne (EN)
ICD-9-CM040.0 e 785.4
ICD-10R02, I70.2, E10.2 e I73.9
MeSHD005734
MedlinePlus007218
eMedicine217943, 782709, 214992, 438994, 2028899 e 2051157
Sinonimi
Gangrena
Cangrena

La cancrena,[1][2][3][4][5][6][7][8][9] scientificamente anche gangrena[10], è una complicazione del processo di necrosi caratterizzata dalla decomposizione dei tessuti, che diventano nerastri o verdastri. Può interessare qualsiasi organo o tessuto, ma colpisce più frequentemente gli arti (specialmente quelli inferiori), le orecchie, il naso, l'appendice, i polmoni e l'intestino, ed è una delle complicazioni più frequenti del diabete mellito.

La causa più frequente è l'ischemia dovuta a un trombo (coagulo) o a un'embolia, ma può anche essere causata da infezioni, traumi, ipotermia o da alterazioni dei vasi sanguigni e dei nervi di varia natura. In ogni caso la causa diretta della cancrena è un insufficiente apporto di sangue a un tessuto, che spesso viene rapidamente invaso da batteri.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

La parola cancrena deriva dal latino gangraena, che a sua volta deriva dal greco gàngraina (γάγγραινα), che significa "putrefazione dei tessuti". Non ha alcun nesso semantico col cancro.

Classificazione[modifica | modifica wikitesto]

La cancrena può essere generalmente:

  • Secca, nella quale tra i processi litici (distruttivi) prevale l'evaporazione. La cancrena secca si sviluppa nelle parti periferiche degli arti a causa dell'ischemia e spesso si verifica nei piedi (soprattutto nelle dita) di pazienti anziani, a causa dell'arteriosclerosi. Procede lentamente, fino a quando l'apporto di sangue non è più sufficiente a mantenere in vita il tessuto. La parte colpita appare secca, raggrinzita e di colore nero, come se fosse mummificata. Il colore scuro è dovuto alla liberazione di emoglobina dovuta all'emolisi dei globuli rossi, effettuata dall'acido solfidrico che producono i batteri. Il risultato è la formazione di solfuro di ferro, che rimane nei tessuti. Solitamente, si arriva al distacco totale del tessuto cancrenoso, quando non è rimosso chirurgicamente. Nella cancrena secca, la causa dell'interruzione del flusso sanguigno nella parte colpita non è un'infezione batterica grave, e non si assiste a una putrefazione vera e propria. Pazienti con problemi alla circolazione sanguigna periferica, come per esempio chi soffre di diabete, sono particolarmente a rischio di sviluppare la cancrena secca. I sintomi iniziali della cancrena secca sono un dolore sordo, sensazione di freddo e pallore nelle zone interessate. A volte un intervento tempestivo può ripristinare l'area colpita mediante chirurgia vascolare. Tuttavia, se si verifica la necrosi, il tessuto cancrenoso dev'essere rimosso chirurgicamente come nella cancrena umida.

  • Umida (la più comune), dove prevalgono i processi colliquativi, ossia le cellule morte vengono digerite da parte degli enzimi, con perdita dell'architettura cellulare e trasformazione del tessuto in una massa liquida e viscosa. Si verifica nelle zone umide del corpo, come la bocca, l'intestino, i polmoni, la cervice uterina e la vulva. Le piaghe da decubito che si sviluppano ad esempio nella zona sacrale, sulle natiche e sui talloni sono anch'esse classificabili come cancrena umida, anche se si tratta di zone asciutte. Il tessuto viene infettato ad opera di microrganismi saprogenici (bacterium perfringens, fusiformis, putrificans, ecc.), e comincia a gonfiarsi ed emettere un odore sgradevole. Di solito la cancrena umida si sviluppa rapidamente a causa del blocco del flusso sanguigno sia venoso che arterioso; infatti, la zona colpita viene saturata da sangue stagnante che favorisce il rapido sviluppo dei batteri. Le sostanze tossiche prodotte dai batteri vengono assorbite dai tessuti; questo porta ad una setticemia generale, ed infine alla morte. Le zone colpite dalla cancrena umida appaiono edematose, molli, marce e putrescenti. Il loro colore è scuro, per gli stessi meccanismi di emolisi che avvengono nella cancrena secca.

  • Gassosa, dove a causa di un'infezione batterica i muscoli e tessuti si riempiono di gas ed essudato. Questa cancrena , spesso mortale, è causata da un'infezione di batteri anaerobi, tra cui il Clostridium perfringens. L'infezione si estende molto rapidamente perché il gas prodotto dai batteri si espande e si infiltra nei tessuti sani; per questo motivo, la cancrena gassosa dev'essere trattata come un'emergenza medica. I batteri responsabili della cancrena gassosa (oltre al Clostridium Perfringens, anche Bacteroides e alcuni streptococchi anaerobi) si trovano comunemente nell'ambiente (es. nel suolo); possono penetrare nei muscoli attraverso una ferita aperta non curata e in seguito proliferare nel tessuto necrotico. Producono un'esotossina molto aggressiva che dissocia e distrugge il tessuto circostante, liberando contemporaneamente del gas arricchito in anidride carbonica, il quale si espande diffondendo il processo. Se non trattata tempestivamente, la cancrena gassosa causa necrosi e sepsi, che progrediscono rapidamente in tossiemia e shock settico.

Più specifiche sono le seguenti cancrene:

  • Cancrena embolica, che è il risultato dell'occlusione da parte di un trombo od un embolo di un'arteria principale ove la circolazione collaterale non sia sufficientemente efficace da mantenere l'ossigenazione della zona interessata. Può essere considerato un caso particolare di cancrena secca.

  • Cancrena diabetica, dovuta all'effetto combinato delle disfunzioni dei vasi sanguigni (che causano varici e ulcere) e delle neuropatie (che causano perdita di sensibilità) a carico di individui affetti da diabete mellito. Anch'essa è un caso particolare di cancrena secca.
  • Noma, una cancrena che colpisce le zone del viso, soprattutto bocca e guance.
  • Fascite necrotizzante, rara e gravissima infezione che colpisce le parti più profonde della pelle e i tessuti sottocutanei, e che si espande in modo rapido e aggressivo attraverso la componente molle del tessuto connettivo (fascia).

Terapia[modifica | modifica wikitesto]

Quando gli antibiotici non erano ancora stati scoperti, larve di mosca venivano usate comunemente nel trattamento di ferite o ulcere croniche, per prevenire o arrestare il diffondersi della necrosi, in quanto alcune specie di larve si nutrono solo di carne morta, lasciando intatto il tessuto vivo circostante. Questa pratica è stata soppiantata dall'uso degli antibiotici, dell'acetonitrile e degli enzimi come cura per le ferite.

Di solito è necessario effettuare un intervento chirurgico che elimini la causa della cancrena. Le parti necrotizzate vanno quasi sempre rimosse, e spesso risulta necessaria perfino l'amputazione dell'arto affetto qualora la necrosi abbia colpito una gran parte di esso. Le infezioni vanno bloccate attraverso una massiccia terapia antibiotica, ma gli antibiotici di per sé non sono solitamente sufficienti a bloccare la cancrena, poiché non arrivano ad agire efficacemente in tessuti colpiti da ischemia. Se non si procede a questi interventi, la cancrena evolve in sepsi, con conseguente shock settico e morte dell'individuo colpito. Infine, bisogna ristabilire un equilibrio metabolico ed elettrolitico nel paziente.

Morti storici per cancrena[modifica | modifica wikitesto]

  • Milziade di Atene, lo stratego nella battaglia di Maratona, morì di cancrena nel 489/488 a.C.[11] a seguito di un trauma alla gamba riportato durante la spedizione militare a Paro.
  • Druso Maggiore: condottiero romano e fratello del futuro imperatore Tiberio, morì nel 9 a.C. di ritorno da una campagna militare in Germania, probabilmente per una cancrena causata da una caduta da cavallo che aveva causato la frattura del femore.
  • Marciano, imperatore bizantino, morì nel 457 probabilmente per una cancrena contratta durante un lungo pellegrinaggio religioso.
  • Leopoldo V di Babenberg, Duca d'Austria dal 1177 al 1194 e Duca di Stiria dal 1192 al 1194, gli cadde il cavallo sul piede durante un torneo e morì di cancrena nel 1194.
  • Lorenzo 'de Medici, detto il Magnifico, morì il 9 aprile 1492 a causa della gotta che aveva portato a un'infezione, provocando infine una cancrena alla gamba.
  • Leonardo Loredan, doge della Repubblica di Venezia, morì nella notte tra il 20 ed il 21 giugno 1521 per una cancrena ad una gamba.
  • Giovanni delle Bande Nere, condottiero italiano del Rinascimento, morì per la cancrena causata da una grave ferita subita nella lotta ai lanzichenecchi, il 30 novembre 1526.
  • Jean-Baptiste Lully, compositore italiano naturalizzato francese, morì il 22 marzo 1687 per una cancrena alla gamba causata da una ferita autoinflitta al proprio piede, mentre col bastone stava battendo il tempo del Te Deum.
  • Re Luigi XIV, il Re Sole francese, morì per cancrena conseguente alla gotta il 1º settembre 1715 a Versailles.
  • Carlo Vidua, archeologo italiano, morì il 25 dicembre 1830 per una cancrena originatasi dalle ustioni riportate mentre osservava da vicino un vulcano dell'isola di Celebes, in Indonesia.
  • Goffredo Mameli, patriota e scrittore, morì il 6 luglio 1849 in seguito alla cancrena sopravvenuta in seguito ad una ferita ad una gamba.
  • Jack Daniel, storico inventore del famoso whisky morì nel 1911 a causa di una frattura alla gamba che aveva prodotto una ferita provocando una cancrena.
  • Edwin Corning, imprenditore e politico statunitense, morì in sala operatoria il 7 agosto 1934 durante l'amputazione di una gamba, effettuata per arginare la cancrena causata dal diabete.
  • Ignacio Sánchez Mejías, celebre torero spagnolo, morì il 13 agosto 1934, per la cancrena sviluppatasi a seguito di una cornata ricevuta durante una corrida.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dizionario Oxford della medicina, Cancrena, Gremese Editore, 1998
  2. ^ Dizionario universale di medicina, Cancrena, 1753
  3. ^ Cancrena, in Vocabolario Treccani
  4. ^ Cancrena, in Dizionario Gabrielli
  5. ^ Cancrena, in Dizionario De Mauro
  6. ^ Cancrena, in Dizionario Devoto-Oli
  7. ^ Cancrena in, Dizionario Sabatini Coletti
  8. ^ Cancrena in Dizionario Zingarelli
  9. ^ Cancrena, in Dizionario Garzanti
  10. ^ Istituto Superiore di Sanità, versione italiana del vocabolario MeSH
  11. ^ Erodoto, Le Storie, VI, 136.

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