Olimpia Mancini

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Olimpia Mancini
Olympia Mancini by Mignard.png
Contessa di Soissons
Nascita Roma, Stato Pontificio, 11 luglio 1638
Morte Bruxelles, attuale Belgio, 9 ottobre 1708
Padre Michele Lorenzo Mancini
Madre Geronima Mazarino
Consorte Eugenio Maurizio di Savoia
Figli Luigi Tommaso, Conte di Soissons
Filippo, Abbé de Soissns
Luigi Giulio, Cavaliere di Savoia
Emanuele Filiberto, Conte di Dreux
Principe Eugenio
Maria Giovanna, Mademoiselle de Soissons
Luisa Filiberta, Mademoiselle de Dreux
Francesca, Mademoiselle de Dreux

Olimpia Mancini, in francese Olympe Mancini (Roma, 11 luglio 1638Bruxelles, 9 ottobre 1708), era la seconda più grande per età delle cinque celebri sorelle Mancini, che insieme alle due cugine Martinozzi, erano note alla corte di Luigi XIV come Mazarinettes poiché il loro zio era il primo ministro del re, il cardinale Giulio Mazarino. Olimpia in seguito diventò la madre del generale austriaco Principe Eugenio. Fu anche coinvolta in vari intrighi di corte tra cui il famigerato affare dei veleni, che comportò la sua espulsione dalla Francia.

Famiglia ed infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Olimpia Mancini nacque l'11 luglio 1638 e crebbe a Roma. Suo padre era il Barone Lorenzo Mancini, un aristocratico italiano che era anche un negromante ed astrologo. Dopo la sua morte nel 1650, sua madre, Geronima Mazzarini, partì con le sue figlie da Roma a Parigi nella speranza d'utilizzare l'influenza del fratello, il Cardinale Mazarino, per far contrarre loro matrimoni prestigiosi.

Le altre sorelle Mancini erano:

Le Mancini non erano l'unica famiglia di donne che il Cardinale Mazarino ospitò alla corte francese. Le altre cugine di Olimpia, furono le figlie della sorella maggiore di Mazarino. La maggiore, Laura Martinozzi, sposò Alfonso IV d'Este, duca di Modena e fu la madre di Maria di Modena, seconda moglie di Giacomo II d'Inghilterra. La minore, Anna Maria Martinozzi, sposò Armando, Principe di Conti.

Le Mancini avevano anche tre fratelli: Paolo, Filippo, ed Alfonso.

Matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Olimpia sposò il 24 febbraio 1657 il principe Eugenio Maurizio di Savoia-Carignano (1633-1673), da cui ebbe otto figli, tra cui il famoso condottiero il Principe Eugenio di Savoia. A corte, il conte di Soissons prese il titolo di Monsieur le Comte. Come sua moglie, Olimpia era ricevuta a corte come Madame la Comtesse.

Jacob van Schuppen, ritratto del figlio di Olimpia, il Principe Eugenio di Savoia,

Intrighi[modifica | modifica wikitesto]

Poco dopo il matrimonio di sua sorella Maria, Olimpia venne nominata Sovrintendente della Casa della Regina e la sua autorità era superiore a tutte le altre donne della Corte con l'eccezione delle Principesse di Sangue.[2] Olimpia era, per natura, un'intrigante.[3] Poco dopo il suo matrimonio, si ritrovò coinvolta in numerosi intrighi a Corte. Vi erano state voci che prima del suo matrimonio, era stata per poco tempo amante di Luigi XIV. Anche se non esattamente bella, Olimpia era descritta come padrona di charme e di un indiscutibile fascino. I suoi capelli erano scuri, la sua carnagione brillante, i suoi occhi neri e vivaci, e la sua figura paffuta e rotonda.[4] Dopo il suo matrimonio, si alleò con la cognata del re, Enrichetta Anna, Duchessa d'Orléans, che era conosciuta a corte come Madame, della quale lui si era (probabilmente) innamorato. La loro relazione è improbabile che sia mai stata consumata, anche se la Regina Madre vedeva la relazione come giusta.[5] Quando Enrichetta e Luigi hanno cercato di nascondere la loro relazione, Olimpia si dice che abbia introdotta una delle dame di compagnia di Enrichetta, Louise de La Vallière, così che il Re potesse affermare che la sua presenza con Enrichetta era per cercare le attenzioni di Louise e non di Enrichetta. Olimpia si rivoltò contro Louise, tuttavia, il Re s'innamorò sul serio di Louise con una lettera a scapito di Enrichetta Anna.

L'affare dei veleni[modifica | modifica wikitesto]

Olimpia Mancini ritratta da Pierre Mignard nel 1700
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Affare dei veleni.

Olimpia fu accusata nel 1679 nell'Affare dei Veleni di avere complottato con La Voisin per avvelenare Louise de La Valliere. Ha anche forse minacciato il Re con queste parole, "tornate da me, o te ne pentirai". Inoltre fu sospettata di aver avvelenato suo marito, ed inoltre il 12 febbraio 1689 la Regina Maria Luisa di Spagna, figlia di Enrichetta Maria e nipote di Luigi XIV confidò che la sua fiducia maturò dopo essersi stanziata in Spagna dopo la sua espulsione dalla Francia in seguito all'Affare dei Veleni.[6]

Ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Il 23 gennaio 1690 le fu ordinato di lasciare la corte spagnola; si trasferì a Bruxelles, dichiarandosi innocente. Occasionalmente, viaggiava in Inghilterra con le sue sorelle Maria e Ortensia. A Bruxelles patrocinò i musicisti Pietro Antonio Fiocco e Henry Desmarest. Morì a Bruxelles il 9 ottobre 1708 giusto tre mesi dopo la vittoria di suo figlio Eugenio nella Battaglia di Oudenarde il 11 luglio 1708 il giorno del suo 70 compleanno.

Famiglia[modifica | modifica wikitesto]

  1. Luigi Tommaso, Conte di Soissons (1657-1702) sposò Urania de la Cropte ed ebbe discendenza.
  2. Filippo, "Abate di Soissons" (1659-1683).
  3. Luigi Giulio, Cavaliere di Savoia (1660-1683) morì nella battaglia di Petronell contro i Turchi.
  4. Emanuele Filiberto, Duca di Dreux (1662-1676).
  5. Principe Eugenio di Savoia (1663-1736), famoso generale.
  6. Principessa Maria Giovanna di Savoia (1665-1705), Mademoiselle di Soissons.
  7. Principessa Luisa Filiberta di Savoia (1667-1726) Mademoiselle di Dreux.
  8. Principessa Francesca di Savoia (1668-1671), Mademoiselle di Dreux.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Antonia Fraser, Gli amori del Re Sole: Luigi XIV e le donne, Mondadori, 2009, ISBN 9788804585657.
  2. ^ Thérèse Louis Latour "Princesses, Ladies and Adventuresses of The Reign of Louis XIV", pagina 196
  3. ^ Latou,pagine 196–97
  4. ^ Latour, page, 194
  5. ^ A. Fraser, Love and Louis XIV. See also L. Hilton, The Real Queen of France.
  6. ^ Latour, pages 203–04

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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