Mancini (famiglia)

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Mancini
Coa fam ITA mancini.jpg
Lucia Stirps claris olim lucebat alumnis
StatoStato Pontificio
Data di fondazioneX secolo
EtniaItaliana

I Mancini sono una famiglia nobile italiana originaria di Roma e con numerose diramazioni, soprattutto in Italia meridionale e in Francia.

L'umanista Marco Antonio Altieri (1457-1537) ne Li Nuptiali, un'importante raccolta di notizie sulla Roma cinquecentesca, con classificazione delle famiglie nobili, li annovera fra le principali famiglie nobili romane. Raggiunsero una considerevole importanza in seguito alle nozze, nel 1634, di Michele Lorenzo Mancini con Geronima Mazzarino, sorella del potente cardinale Giulio Mazzarino, uomo politico francese di origine abruzzese. La casata fu inoltre ricevuta agli Onori della Corte di Francia durante il XVIII secolo.

Nella loro storia, i Mancini ricevettero numerosi titoli e feudi: duca di Nevers e Donzy, principe di Vergagne e del Sacro Romano Impero con il trattamento di Altezza serenissima, pari di Francia, grande di Spagna di prima classe, marchese di Fusignano, conte di Montefortino, visconte di Clamecy, barone di Tardello, Tumminii e Ogliastro, signore di Claye-Souilly, nobile romano, patrizio veneto ecc. Furono insigniti dell'Ordine del Toson d'Oro, dell'Ordine dello Spirito Santo, dell'Ordine di San Michele, del Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, e tanti altri.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Stemma della famiglia Mancini de Lucij.
Stemma della famiglia Mancini-Mazzarino.

I Mancini, le cui origini risalgono all'XI secolo, erano inizialmente chiamati de Lucij, Lucii[1][2][3], Luci o Lucci[4]. Le loro case in Roma erano poste nel rione Trevi tra piazza Santi Apostoli e via del Corso e fino alla prima metà del secolo XVI erano affiancate ad una torre appartenuta alla famiglia[5]. Cambiarono nome solamente a partire dal XVI secolo, e il motivo araldico dei pesci lucci che alzano nello stemma dei Mancini richiama il cognome originario della casata. Il primo rappresentante certo della famiglia sembrerebbe essere Lucio Mancini che visse nel 990. Molti membri della famiglia furono Conservatori all'Urbe, ufficiali reggenti lo stato con grande autorità. La famiglia dette inoltre due vescovi — Antonio Mancini, vescovo di Venafro e Matteo Mancini, vescovo di Sora — e nei secoli ebbe varie diramazioni (a Fermo dal 1160 diede alla città Priori, Consoli, Gonfalonieri e Dottori).

Ramo di Napoli[modifica | modifica wikitesto]

Ebbe per fondatore Domenico Nicola Mancini che fu creato Marchese di Fusignano nel 1535 dal Principe Francesco d'Este, figlio di Alfonso I d'Este e che si trasferì nel Regno di Napoli nel 1527. Domenico Nicola III, 5º Marchese di Fusignano, ottenne il titolo di conte per tutti i maschi della famiglia nel 1745 dal Papa Benedetto XIV. Il membro più illustre fu il Conte Pasquale Stanislao Mancini, 8º Marchese di Fusignano, giurista, scrittore e tre volte ministro del Regno d'Italia.

Ramo di San Vittore[modifica | modifica wikitesto]

Ebbe per fondatore il Conte Antonio Mancini dei Marchesi di Fusignano, 1° tenente della Gendarmeria Reale dell'Esercito borbonico nel 1850 e signore del castello di San Vittore nel Regno delle Due Sicilie; il membro più illustre fu il Conte Antonio Mancini (1915-1990), eroe della Seconda guerra mondiale e Croce al merito di guerra: il ramo è tuttora fiorente.

Mancini di Roma[modifica | modifica wikitesto]

Ramo di Sicilia[modifica | modifica wikitesto]

Il ramo fu originato da Giacomo Mancini che, nel 1256, si trasferì in Sicilia per sfuggire alle persecuzioni di Vitelleschi, tiranno di Roma; da lui discesero i baroni di Tardello, Tumminii e Ogliastro. Il ramo si estinse nel XVI secolo.

Un secondo ramo siciliano ebbe origine da Francesco Mancini, consanguineo del Cardinale Giulio Mazzarino, che si trasferì a Catania nel XVII secolo come Procuratore Generale del Principe Marco Antonio Colonna e della di lui consorte Isabella Gioeni. La famiglia fiorì a Catania nei secoli successivi come testimoniato dalle citazioni ai Mancini nella toponomastica della città etnea. Il ramo tuttora fiorente porta il cognome Mancini de Lucij.

Ramo di Nevers[modifica | modifica wikitesto]

Originato da Michele Lorenzo Mancini (morto nel 1660 circa), barone romano, negromante e astrologo, sposato a Geronima Mazzarino (1614 – 1656), sorella del cardinale Giulio; proprio quest'ultimo introdusse la famiglia alla corte di Francia. Dal matrimonio nacquero:

Tra i loro discendenti ci furono anche il cardinale Francesco Maria (1606–1672), che fu fondamentale per l'elezione al soglio pontificio di Papa Alessandro VII, e Luigi (1716 – 1798), generale, diplomatico e scrittore oltre che duca del Nivernese, principe di Vergagne e del Sacro Romano Impero e cavaliere dell'Ordine del Toson d'oro e dell'Ordine dello Spirito Santo.

Lo stemma della famiglia Mancini ha ispirato quello del comune francese di Liernais.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Karl Schellhass, Quellen und Forschungen aus italienischen Archiven und Bibliotheken, Deutsches Historisches Institut in Rom, M. Niemeyer, Roma 1993, p. 517.
  2. ^ Claudio Rendina, Le grandi famiglie di Roma, Newton & Compton Editori, Roma 2004, p. 399.
  3. ^ AA.VV., Recueil des discours, rapports et pièces diverses, Académie Française, Parigi 1841, p. 1086.
  4. ^ "Con il cognome Luci, di Lucio e Lucci, nei Fasti Capitolini, vengono menzionati Terzio di Lucio (1427) e Luzio Luci (1512)" Teodoro Amayden, La storia delle famiglie romane, Volumi 1-2, Roma 1910, p. 39.
  5. ^ v. Mancini e Torre Mancini in Umberto Gnoli, Topografia e toponomastica di Roma medievale e moderna
  6. ^ AA.VV, Dizionario biografico cronologico: Donne illustri, Nicolò Bettoni, Milano 1822, Vol. II, p. 279

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • T. Amayden, La Storia delle Famiglie Romane (con note ed aggiunte di C. A. Bertini), Roma 1907
  • Giovan Battista di Crollalanza, Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane estinte e fiorenti, vol. II, ed. A.Forni, Bologna 1886-1890
  • Albo d'oro delle famiglie nobili italiane, Vol XII, 1984, pag. 393 e Vol XIII, 1992, pag. 450
  • Dott. A. Mango di Casalgerardo, Nobiliario di Sicilia, Bologna 1912-1915 e Palermo 1915-1918 Vol. I (A-M )
  • De La Chenaye-Desbois e Badier, Dizionario della Nobiltà, III Edizione, Tomo 13, Parigi 1868
  • Claudio Rendina, Le grandi famiglie di Roma, Newton & Compton Editori, Roma 2004
  • Giulia Datta De Albertis, I favolosi Mancini, nipoti di Mazzarino alla ribalta europea. Milano. Ceschina. 1969
  • De la Chenaye-Desbois,Dictionnaire de la Noblesse seconde edition Tome 9, Paris 1775, p. 468,469,672,673
  • Giuseppe Tricoli, La Deputazione degli Stati e la crisi del Baronaggio Siciliano Fondazione Culturale <<Lauro Chiazzese>> della Cassa di Risparmio V.E. per le Province Siciliane, Palermo 1966,p. 299
  • Mariano Foti, Ognina, storia ricerche impressioni, Edizioni Chiesa-Mondo, Catania 1996, p. 191-194

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  • Archivio Mancini di San Vittore, 204 buste, secc. XIX-XX: archivio gentilizio privato dei conti Mancini del ramo di San Vittore contenente documenti cartacei di fine ' 800 ed inizi del ' 900 relativi alle attività di famiglia, documentazione relativa alla gestione ed amministrazione dei beni della famiglia e a varie attività imprenditoriali fondamentale per una storia economica del Lazio meridionale e di San Vittore allora facente parte integrante del borbonico Regno delle Due Sicilie, elenco dei beni di famiglia in Francia, in Belgio, nello Stato Pontificio, nel Regno di Napoli, in Sicilia e in Piemonte, tavole genealogiche accurate, elenco di titoli nobiliari, motti e stemmi della famiglia, notizie storiche sulla stessa e di varie famiglie loro imparentate, documentazione del ' 700 relativa alla gestione del ducato di Nevers, fonti storiche, registri e "Istrumenti" relativi alle vicende della famiglia, e lettere.
  • Archivio di Santa Maria Nuova: archivio ecclesiastico contenente un Istrumento romano con menzione della famiglia del 1061.
  • Archivio Mancini de Lucij di Catania.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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