Peter Burke (storico)

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Peter Burke nel 2009

Peter Ulick Burke (Stanmore, 1937) è uno storico britannico.

Studioso e propugnatore della dimensione sociale della storia[1], Peter Burke è ritenuto uno dei più autorevoli e noti storici europei. È considerato, inoltre, uno dei più competenti studiosi del periodo del Rinascimento italiano[2] al quale ha dedicato importanti testi. Come storico ha dato un contributo fondamentale curando il volume Storia dell'umanità commissionato dall'UNESCO nel 1999. Conferenziere instancabile, ha tenuto conferenze nelle università e nei luoghi più disparati del mondo, dalla Repubblica Popolare Cinese al Giappone, dalla Nuova Zelanda all'India e pubblicando 25 libri (2010, Peter Lang - International Academic Publishers)[3]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Inizia gli studi al Saint Ignatius College di Londra quindi al Saint John's College dell'Università di Oxford, ma prima di conseguire il dottorato al St Antony's College di Oxford viene chiamato come professore presso la Scuola di Studi europei dell'Università del Sussex, dove rimane dal 1962 al 1979 insegnando Storia europea e Storia intellettuale. Nel 1979 è all'Università di Cambridge in qualità di professore di Storia moderna europea e di fellow presso l'Emmanuel College dove ha insegnato Storia culturale fino al 2004.

Ha avuto uditori nelle più prestigiose università e centri studi di tutto il mondo. Europa: In Francia, alla École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi, in Germania al Wissenschaftskolleg di Berlino e alla Università Ruperto Carola di Heidelberg, nei Paesi Bassi al Netherlands Institute of Advanced Study di Wassenaar, in Belgio alla Université libre di Bruxelles, in Irlanda alla Queen's University Belfast di Belfast.
In Australia all'Humanities Research Centre dell' Australian National University di Canberra, in Brasile al Instituto para Estudos Avançados dell' Universidade de São Paulo di San Paolo, negli Stati Uniti all' Institute for Advanced Study di Princeton e al Getty Research Institute di Los Angeles. Come visiting professor alle università di Nijmega, Groningen e Princeton. E' membro della American Association for the Advancement of Science, dell'American Sociological Association, dell'Association for Psychological Science, della Pacific Sociological Association, della Society for Experimental Social Psychology, e della Sociological Research Association[4], oltre che della Accademia Europea e della British Academy
. Fra le diverse onorificenze ha ricevuto il premio Erasmo oltre che il dottorato di ricerca honoris causa dall'Università di Lund.

L'Emmanuel College di Cambridge, dove Burke è stato fellow ed insegnante di Storia Culturale

Apporti teorici[modifica | modifica wikitesto]

« [...] c'è una notevole differenza tra la vaga consapevolezza di un problema e la sua ricerca sistematica[5] »
(Peter Burke)

La New Cultural History[modifica | modifica wikitesto]

Peter Burke ha definito la New Cultural History come un cluster di approcci alla storia, mettendo in rilievo sei aspetti di tale approccio composito: la storia dal basso, la storia del quotidiano, la storia della cultura materiale, la storia delle mentalità, il costruttivismo (inteso come enfasi sulla creatività individuale dei soggetti storici, e/o sull'agency), la microstoria[6][7]. Secondo Burke, una definizione univoca e non ambigua di "cultura" renderebbe le cose più semplici. Burke così esplicita la propria definizione: «un sistema di significati, atteggiamenti e valori condivisi, unitamente alle forme simboliche (azioni, manufatti) in cui essi si esprimono e si traducono»[8]. Tale definizione lascia però aperto il problema (secondo Carlo Ginzburg che ha curato l'introduzione a Popular culture in Early Modern Europe) del rapporto tra cultura alta e cultura bassa nonché il problema delle relazioni tra locale e generale, della definizione stessa dei campi di pertinenza di culture e subculture, e infine, resta ancora problematica l'identificazione dei meanings (significati), delle performances (azioni) e degli artifacts (manufatti).

La storia sociale della lingua[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Burke la "coscienza" dell'importanza della lingua nella vita quotidiana si è diffusa «più o meno a partire dall'ultima generazione». Oltre che a filosofi, critici e altri studiosi legati ai movimenti dello strutturalismo e del decostruzionismo, anche molti storici si sono infatti resi conto della importanza dello studio della lingua per due fondamentali ragioni: in primo luogo come fine a se stessa, come istituzione sociale, come parte della cultura e della vita quotidiana e in secondo luogo come strumento per una migliore comprensione, attraverso la riflessione sulle convenzioni linguistiche delle fonti orali e scritte.

Ciò nonostante, rimanendo un certo divario fra le varie discipline come storia, linguistica e sociologia (antropologia sociale inclusa), Burke è convinto che questo divario possa e debba essere colmato dalla storia sociale della lingua.

Che la lingua abbia una sua storia non è certamente un'idea nuova: studiosi romani come Varrone e umanisti come Leonardo Bruni e Flavio Biondo erano interessati alla storia del latino. Nel Cinquecento e nel Seicento furono pubblicati vari trattati sull'origine del francese, dell'italiano, dello spagnolo e di altre lingue; questi trattati facevano parte dei dibattiti sui rispettivi meriti del latino e dei volgari e sui modi corretti di parlare e di scrivere questi ultimi. Nell'Ottocento la scuola linguistica dei neogrammatici fu molto interessata alla ricostruzione delle forme originarie di alcune lingue, ad esempio, il protoromanzo ed il protogermanico e alla formulazione delle leggi dell'evoluzione fonetica. Approccio al quale reagiva Ferdinand de Saussure (considerato il padre dello strutturalismo) sostenendo che la linguistica storica si occupava troppo poco del rapporto tra le diverse parti del sistema linguistico. Tuttavia, secondo Burke, questo approccio alla storia mancava della dimensione sociale e questi studiosi dell'Ottocento consideravano la lingua un organismo che "cresce" e si "evolve" attraverso fasi precise ed esprimeva i valori dello "spirito" della nazione che la usava; il loro interesse era a livello nazionale, se non nazionalistico, ma certamente non sociale. Non avevano molto interesse per le varietà della stessa lingua parlate da diversi gruppi sociali, come è interesse specifico della sociolinguistica contemporanea che si è fatta una disciplina separata verso la metà degli anni cinquanta negli Stati Uniti d'America e altrove.[9]

Storia sociale della comunicazione[modifica | modifica wikitesto]

Oltre allo sviluppo e all'analisi della storia sociale della lingua, Burke si è anche cimentato nell'analisi dello sviluppo storico-sociale della comunicazione. La sua analisi fatta su un periodo che va dall'invenzione della stampa di Johann Gutenberg agli attuali mass media, fra cui internet, attraversa e spiega i diversi mezzi di comunicazione includendo fra di essi il peso e l'evoluzione di mezzi apparentemente inusuali, come la stessa predicazione, la posta, la canzone, il teatro e l'immagine o il giornale[10] stesso e stabilendo un nesso stretto tra questi mezzi e la nascita di comunità che fra loro hanno comunicato o comunicano[11][12].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

(parziale)

  • The Italian Renaissance: Culture and Society in Italy (1972)
  • Venice and Amsterdam: A Study of Seventeenth-Century Élites (1974)
  • Popular Culture in Early Modern Europe (1978)
  • Sociology and History (1980)
  • Montaigne (1982)
  • Vico (1985)
  • The Renaissance (1987)
  • The Social History of Language (con Roy Porter, 1987)
  • History and Social Theory (1992)
  • The Fabrication of Louis XIV (1992)
  • New Perspectives on Historical Writing (a cura di, 1992)
  • The Art of Conversation (1993)
  • The Fortunes of the Courtier: The European Reception of Castiglione's Cortegiano (1995)
  • Varieties of Cultural History (1997)
  • The European Renaissance: Centres and Peripheries (1998)
  • A Social History of Knowledge: From Gutenberg to Diderot (2000)
  • Eyewitnessing: The Uses of Images as Historical Evidence (2001)
  • History and Historians in the Twentieth Century (2002)
  • What is Cultural History? (2004)
  • Languages and Communities in Early Modern Europe (2004)
  • Towards a Social History of Early Modern Dutch (2005)
  • Cultural Hybridity (2009)
  • A Social History of Knowledge II: From the Encyclopédie to Wikipedia (2012)

Traduzioni e saggi in italiano[modifica | modifica wikitesto]

Saggi e articoli[modifica | modifica wikitesto]

  • Tropicalizzazione, tropicalismo, tropicologia, in Agalma, n. 10, settembre 2005, pp. 10–19.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ [Lingua, società e storia, pagg. 3 - 6, Laterza, Roma-Bari 1990]
  2. ^ La recensione della Princeton University Press del libro di Burke sul Rinascimento italiano
  3. ^ International Academic Publishers, vedi About the author(s)/editor(s)
  4. ^ Referenze di Burke nella University of California
  5. ^ Lingua, società e storia, pag.6, Laterza, Roma-Bari 1990
  6. ^ Ida Fazio, Nuova storia culturale, culturalstudies.it. URL consultato l'8 maggio 2011.
  7. ^ Peter Burke, Varieties of Cultural History, Ithaca, New York, Cornell University Press, 1997.
  8. ^ Peter Burke, Popular culture in Early Modern Europe, 1978.
  9. ^ Peter Burke, Lingua, società e storia, a cura di traduzione di Lorenza Raponi, Roma - Bari, Laterza, 1990, pp. 1-6, ISBN 88-420-3699-4.
  10. ^ Il giornale come mezzo e nascita di una comunità
  11. ^ Storia sociale dei media: da Gutenberg a Internet, di Peter Bruke e Asa Briggs, Bologna, Il Mulino, 2007
  12. ^ Lingue e comunità nell'Europa moderna , di Peter Burke, Bologna, Il Mulino, 2006.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN276477703 · LCCN: (ENn50032316 · ISNI: (EN0000 0001 1839 0893 · GND: (DE12029401X · BNF: (FRcb12022709c (data)