Jacob Ferdinand Voet

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Ritratto di Maria Mancini
Ritratto di Ortensia Mancini

Jacob Ferdinand Voet (Anversa, 1639Parigi, 1689) è stato un pittore fiammingo, famoso come ritrattista del periodo barocco.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Compì un lungo viaggio in Italia, che lo portò a Roma fra il 1663 e il 1679, a Milano nel 1680, a Firenze nel 1681, a Torino fra il 1682 e il 1684, da cui fece ritorno ad Anversa nel 1684. Intraprese un altro viaggio alla volta di Parigi fra il 1686 e il 1689. È annoverato fra i pittori di corte e i pittori di miniature.[1]

Secondo Houbraken, fece il viaggio di ritorno da Torino ad Anversa in compagnia di Jan van Bunnik, che aveva già incontrato a Roma in compagnia di Cornelis Bloemaert.[2] Da Torino si diressero a Lione, dove incontrarono Adriaen van der Cabel, Pieter van Bloemen e Gillis Wenix. Viaggiarono verso Parigi in compagnia di un terzo pittore, famoso per le sue "bataljes", scene di battaglia. Houbraken riferisce che sarebbe stato Jacob, fratello di Jan van Bunnik, che però non era stato fino ad allora menzionato nella biografia di Jan van Bunnik.

Sul conto di Jacob Ferdinand Voet, Houbraken racconta che secondo Jan van Bunnik (che abitava ad Utrecht quando Houbraken stava scrivendo il suo libro), Voet aveva disegnato a carboncino i ritratti di tutti i Bentvueghels su una parete intonacata di una locanda di Roma che era loro luogo di ritrovo abituale. Il disegno fu considerato prezioso, perché fu risparmiato quando il muro fu successivamente ridipinto.[2]

Gli sono attribuiti numerosi ritratti di cardinali e della nobiltà romana, dai Borghese, ai Chigi, ai Colonna, a membri delle famiglie Spada e Rospigliosi, tra cui le "gallerie delle belle", serie di ritratti delle più affascinanti donne del tempo, a partire da quelle Chigi, Colonna e Odescalchi (Ariccia, Palazzo Chigi; Roma, Palazzo Colonna; già Como, Castel Carnasino). Ritrasse anche membri della nobiltà sabauda e lombarda (Odescalchi, Borromeo). Tra i suoi capolavori i ritratti del cardinale Flavio Chigi (Ariccia, Palazzo Chigi), del cardinale Giulio Spinola (Houston, The Museum of Fine Arts), del cardinale Decio Azzolino (Berlino, Staatliche Museum), del cardinale Carlo Cerri (Londra, National Gallery), di Buonamente Augustini (Forlì, Pinacoteca Civica), di Cristina di Svezia, di due gentiluomini in vesti orientali (Racconigi, Castello), di "Maria Mancini che legge il destino alla sorella Ortensia" (Windsor Castle, Royal Collection).

Dopo Roma, ove si distinse come uno dei massimi ritrattisti del tempo, lavorò a Milano, a Torino ed infine a Parigi, ove eseguì altri ritratti della corte di Luigi XIV, in buona parte da ritrovare, e morì nel 1689.

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

- Alençon, Musée des Beaux Arts e de la Dentelle, Ritratto di Augusto Chigi, Ritratto di Francesco Piccolomini (?)

- Ariccia, Palazzo Chigi, "Galleria delle Belle" e numerosi ritratti, tra cui quello del cardinale Flavio Chigi

- Berlino, Staatliche Museum, Ritratto del cardinale Decio Azzolino, Ritratto di Ortensia Mancini come Cleopatra

- Bruxelles, Musée Royaux des Beaux-Arts, Ritratto di gentiluomo

- Firenze, Uffizi, Ritratto di Cristina di Svezia

- Forlì, Pinacoteca Civica, Ritratto di Buonamente Augustini

- Londra, The National Gallery, Ritratto del cardinale de Retz, Ritratto del cardinale Carlo Cerri

- Madrid, Museo del Prado, Ritratto del duca Philippe d'Orléans

- Milano, Museo Poldi Pezzoli, Ritratto del cardinale Benedetto Odescalchi

- Parigi, Petit Palais, Ritratto di dama

- Racconigi, Castello, Ritratto di gentiluomo con colbacco, Ritratto di gentiluomo con turbante

- Roma, Galleria Doria Pamphilj, Ritratto di Anna Pamphilj

- Roma, Galleria Spada, Ritratti di personaggi di casa Spada

- Roma, Palazzo Colonna, Ritratto di Lorenzo Onofrio Colonna

- Saumur (Francia), Castello, Ritratto di cortigiano

- Torino, Museo Civico d'Arte Antica, Ritratto del marchese Angelo Carlo Maurizio Isnardi di Caraglio

- Varsavia, Museo Nazionale, Ritratto del cardinale Jan Kazimierz Denhoff

- Versailles, Castello, Ritratto del Marchese di Louvois

- Windsor Castle, Royal Collection, Maria Mancini che legge il destino alla sorella Ortensia

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

- Francesco Petrucci, Ferdinand Voet (1639-1689) detto Ferdinando de' Ritratti, Ugo Bozzi Editore s.r.ol., Roma 2005 ISBN 88-7003-039-3.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Jacob Ferdinand Voet
  2. ^ a b (NL) Biografia di Johan van Bunnik in De groote schouburgh der Nederlantsche konstschilders en schilderessen (1718) di Arnold Houbraken, per gentile concessione della Digital library for Dutch literature

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