Pittura barocca

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

1leftarrow blue.svgVoce principale: Arte barocca.

Con pittura barocca si intende lo stile che ebbe la sua massima diffusione nel XVII secolo, a partire da Roma, irradiandosi in quasi tutta Europa fino altre il XVIII secolo.

Il termine barocco si può intendere in due sensi:

  • in senso lato e generico, indica tutte le manifestazioni pittoriche dalla fine del XVI secolo al XVIII secolo. Comprende così tutto quello che sta tra il manierismo e il neoclassico, ovvero movimenti stilistici anche molto diversi tra loro, quali il classicismo emiliano, il caravaggismo, il rococò, le scuole locali variamente inquadrabili.
  • in senso stretto e peculiare degli studi storico artistici indica invece lo stile dinamico e coinvolgente che in pittura nasce a Roma verso il 1630 coi lavori di Giovanni Lanfranco e di Pietro da Cortona, che raccolgono e sviluppano una serie di fermenti culturali, tra cui i lavori precedenti di Rubens, di Guercino e le suggestione scultoree di Gianlorenzo Bernini.

È solo in questo secondo caso che sarebbe proprio parlare di "pittura barocca", riferendosi invece al resto come "pittura dei secoli XVII e XVIII" o, con riferimento solo al primo secolo, "seicentismo".

Contesto[modifica | modifica wikitesto]

Architetti, scultori e pittori diventano, grazie alle loro opere, il tramite necessario per toccare con efficacia l'animo dei fedeli. Quindi l'arte diventa un mezzo della Chiesa cattolica trionfante per persuadere gli eretici, i dubbiosi, ed arginare la pressione protestante sui confini francesi e italiani. Per raggiungere questo ambizioso obiettivo, l'arte deve avere la capacità di sedurre, commuovere, conquistare il gusto, non più attraverso l'armonia del Rinascimento, ma mediante l'espressione di emozioni forti.

Il fascino viscerale dello stile barocco deriva da un diretto coinvolgimento dei sensi. Nella pittura barocca non vi era sollecitazione dell'intelletto e sottigliezza raffinata come nel manierismo, il nuovo linguaggio puntava direttamente alle viscere, ai sentimenti dello spettatore. Veniva impiegata un'iconografia il più possibile diretta, semplice, ovvia, ma comunque teatrale e coinvolgente. Mai prima di allora era stato così importante lo spettatore, il suo punto di vista, e l'effetto che la decorazione poteva produrre su di lui.

Una sorta di parallelo è possibile con l'ambito musicale, dove il contrappunto prende piede sostituendo la polifonia, e il tono e l'amalgama orchestrale fa la sua apparizione sempre con maggiore insistenza.

Il pontificato di Urbano VIII Barberini fu il terreno fertile per lo sviluppo dello stile barocco, finalizzato alla celebrazione del casato del papa e dei suoi nipoti, in nuna sorta di anticipazione dell'assolutismo.

Il termine "barocco" venne usato per la prima volta a fine Settecento, come complemento negativo rivolto a quegli artisti che si erano allontanati, con le loro bizzarrie, dalla sobria norma classica. Per i teorici del neoclassico, il barocco significava esuberanza ed eccesso di ornamentazione: celebre è rimasta la definizione di Francesco Milizia, che nel 1781 chiamava la produzione di quest'epooca la "peste del gusto". La riscoperta del barocco è cosa assai tarda, avvenuta pienamente solo nel XIX secolo avanzato, quando tante importanti manifestazioni di questo gusto erano state irrimediabilmente distrutte o compromesse. Fu proprio il carattere "anticlassico" e l'innegabile originalità che portarono alla riscoperta del barocco e alla sua valorizzazione, prima negli studi specialistici e poi, attraverso mostre e pubblicazioni divulgative, anche nel grande pubblico.

Precursori[modifica | modifica wikitesto]

A fine del XVI secolo, mentre il manierismo si andava spegnendo in repliche sempre più convenzionali e ripetitive, in molti centri italiani si andava diffondendo il gusto controriformato, sobrio e semplice, in grado da essere compreso da tutti i ceti. Se a Milano e a Firenze la sobrietà si traduceva talvolta in una certa rigidità severa, con una semplificazione geometrica delle composizioni, altri centri sviluppavano soluzioni differenti, maggiormente ricche. Venezia in particolare offriva l'esempio di Veronese e Tintoretto, cone le loro composizioni ardite e l'impareggiabile senso del colore, mentre a Parma si riscoprivano, dopo decenni di oblio, le spregiudicate soluzioni di Correggio e Parmigianino.

Questo avveniva mentre la Chiesa, rafforzata dalla Controriforma, disponeva di ingenti somme da reinvestire in nuove committenze artistiche, sempre crescenti per ambizione e gradualmente più tolleranti verso la contaminazione con temi profani. Il centro di questo processo è Roma, dove si concentrano ormai tutti gli artisti, italiani e non, in cerca di nuovi stimoli e maggior fortuna.

I primi a sviluppare qualcosa di diverso sono i fratelli Carracci, che tra il 1598 e il 1606-1607 trionfano della decorazione della Galleria Farnese, a cui si accodano poi una serie di emiliani quali Domenichino, Guido Reni e Guercino. Dopo le morti precoci di Annibale Carracci (1609) e di Caravaggio (1610) il mondo artistico sembrò dividersi in due: vi erano i caravaggeschi con la loro estrema verità ottica e sociale, e dall'altra parte gli accademici "classicisti", che rielaboravano gli stili storici fornendone una lettura nuova ed eclettica.

La piena padronanza della tecnica pittorica, necessaria per i traguardi che barocco raggiungerà, viene anticipata dall'attività di Rubens a Roma, che dà dimostrazione delle sue capacità nella decorazione dell'abside della chiesa di Santa Maria in Vallicella (1608), con le tre gandi pale della Madonna della Vallicella e dei santi laterali, composti come uno schema unitario connesso strettamente allo spazio architettonico e alla luce naturale presente. Nel riquadro centrale prevale un'idea dell'insieme rispetto alle singole figure, con un senso di movimento rotatorio corale, accentuato dalla colora di angeli e cherubini. Il colore è caldo e vitale, come appreso dall'artista a Venezia, e forte è il senso di pathos ed energia. In Rubens vi è la potenza fisica delle figure di Michelangelo Buonarroti, la grazia di Raffaello Sanzio, il colore veneto, tizianesco, e una nuova e preponderante carica energetica.

Nel 1621 arriva a Roma Guercino, al seguito del neoeletto Gregorio XV, emiliano come lui. In appena un anno di soggiorno lasciò a Roma opere memorabili come l'Aurora nel Casino Ludovisi, dove le figure si sovrappongono allo spazio architettonico fondendosi con esso e ottimizzandosi al punto di vista dello spettatore, a differenza della quasi coeva Aurora Pallavicini del conterraneo Guido Reni, dove la rappresentazione equivale invece a una tela appesa al soffitto, chiaramente delimitata e senza una visione "da sott'in su". Già in Guercino l'occhio di chi guarda è invitato a percorrere tutta la scena senza sosta, attratto dalla concatenazione degli elementi, all'insegna di un voluto effetto di movimento e instabilità, con una luce morbida e il colore steso a macchie. Tali effetti vennero replicati nel San Crisogono in gloria (oggi a Londra, Lancaster House) e soprattutto nella grande pala della Sepoltura e assunzione di santa Petronilla (1623), destinata al palazzo del Quirinale e oggi ai Musei Capitolini, con effetti duraturi per tutto il secolo.

L'evoluzione dello stile[modifica | modifica wikitesto]

Guercino e Rubens, quindi, sono gli apripista della nuova stagione che avrà una definitiva consacrazione nel terzo decennio, nell'opera di Gian Lorenzo Bernini.

Ma in pittura, la prima opera pienamente "barocca", in cui si trovano tutte le caratteristiche di questo "terzo stile" (tra caravaggismo e classicismo), è la decorazione della cupola di Sant'Andrea della Valle di Giovanni Lanfranco (1625-27), non a caso un parmense, che riprendeva e aggiornava ai contributi più innovativi la lezione delle cupole del Correggio nella sua città. In questo enorme affresco lo spazio reale è esaltato dalla creazione di cerchi concentrici fluidi e instabili, in cui i personaggi si muovono liberamente e, grazie alla luce, creano un senso di rotazione ascendente che ha il suo culmine al centro e simula un'apertura diretta verso il paradiso celeste.

La maturità della pittura barocca si avrà con le gigantesche imprese decorative di Pietro da Cortona, per esempio nella volta del salone di Palazzo Barberini (1633-39) a Roma. La sua tecnica prodigiosa e spericolata sarà presto seguita da un buon numero di adepti, il cortonismo diventa così il linguaggio della pittura monumentale, un perfetto mezzo di propaganda per committenze laiche e religiose in cui apoteosi grandiose sono spinte verso l'altro da effetti luministici e prospettici anche grazie all'uso delle quadrature (per creare le architetture vi erano infatti degli specialisti, detti quadraturisti).

Le novità dell'opera di Pietro da Cortona furono evidenti fin dai contemporanei, in particolare contrapponendo questo stile delle molte figure in movimento a quello più sobrio e statico di Andrea Sacchi (pure attivo in palazzo Barberini con l'Allegoria della Divina Sapienza): teatro del dibattito è l'Accademia di San Luca, di cui Pietro da Cortona fu principe dal 1634 al 1638. Paragonando la pittura alla letteratura, per Pietro da Cortona le figure compongono un "poema epico", ricco di episodi, mentre per il Sacchi esse partecipano una sorta di "tragedia", dove unità e semplicità sono requisiti fondamentali

Diffusione[modifica | modifica wikitesto]

Tra i centri in cui lavorò Pietro da Cortona spicca Firenze, dove fu a lungo a lavoro per i Medici nella decorazione di palazzo Pitti e in altre imprese religiose. L'impatto del suo stile sulla scuola locale, accresciuto dalla lunga presenza del suo allievo più fedele Ciro Ferri, fu dirompente, anche se non di immediato acchito. Il primo artista locale che si fece coinvolgere fu il Volterrano.

Giovanni Lanfranco lavorò a lungo a Napoli, creando le condizioni per l'attecchire nel sud-Italia del gusto barocco, che ebbe come esponente locale più significativo Luca Giordano. Quest'ultimo viaggiò per tutta l'Italia e fu uno straordinario divulgatore delle novità. A Firenze, proprio dove più aveva operato Pietro da Cortona fuori Roma, nella galleria di Palazzo Medici-Riccardi creò un enorme affresco dove però, a differenza di Pietro da Cortona è ormai assente qualsiasi impaginazione architettonica, secondo una libertà compositiva che preannuncia già la leggerezza aerea settecentesca.

Il successo di Pietro da Cortona spinge comunque molti artisti ad avvicinarsi al cuo stile. Allievi diretti della prima ora sono Giovan Francesco Romanelli (allontanato dal maestro perché si era posto in rivalità con lui già nel 1637 e preso a protezione da Gianlorenzo Bernini), Giovanni Maria Bottalla e Ciro ferri; della seconda ora (dopo il 1655) Lazzaro Baldi, Guglielmo e Giacomo Cortese, Paul Schor, Filippo Lauri. Romanelli venne chiamato a Parigi dal cardinale Francesco Barberini, e fu un fondamentale artista alla corte di Re Sole.

Altre esperienze seicentiste[modifica | modifica wikitesto]

Vi è anche una quarta via, più defilata e poco esportata, è il cosiddetto Seicento lombardo. Cresciuta con le indicazioni di Carlo e Federico Borromeo, questa pittura, che ha il suo centro propulsore in Milano, utilizza un linguaggio severo e drammatico in scene fortemente narrative, in quadri che sono sempre un miscuglio di realtà concreta, quotidiana, e una visione mistica e trascendentale dell'umanità e della fede. Campioni di questa tendenza sono Giovan Battista Crespi, Giulio Cesare Procaccini, Daniele Crespi e Pier Francesco Mazzucchelli detto il Morazzone, che costituiscono il gruppo dei cosiddetti pittori pestanti milanesi.

In Olanda la Chiesa calvinista rifiuta le immagini sacre, la fiorente borghesia invece faceva delle opere d'arte un commercio continuo, talvolta esasperato, e i quadri di genere si diffonderanno e verranno apprezzati in un mercato che diverrà presto cannibale, schizofrenico fino al collasso. Questo sistema farà comunque la fortuna per generi pittorici fino ad allora considerati minori come la natura morta e il paesaggio (da ricordare gli olandesi Frans Hals e Jan Vermeer, e il bergamasco Evaristo Baschenis) per cui la Canestra di Caravaggio è un precedente e un esempio imprescindibile).

Il passaggio di Rubens a genova, seguito poi da Van Dyck, aveva acceso un precoce interesse verso il nuovo stile a Genova. Gregorio de Ferrari realizzerà nel capoluogo ligure ampie decorazioni scenografiche ed esuberanti. Proprio un genovese, il Baciccio, realizzerà un'altra oipera chiave del percorso del barocco a Roma, la volta della chiesa del Gesù, chiamato dallo stesso Bernini. sempre nella cerchia di Bernini fu Ludovico Gemignani, il cui padre Giacinto era stato un altro allievo diretto di Pietro da Cortona.

Il ruolo dei Gesuiti nella diffusione dello stile barocco è testimoniata dalle importanti commissioni riservate al confratello Andrea Pozzo, autore di straordinarie illusioni ottiche di volte aperte sul cielo, prima a Roma e poi in altri centri, compresa Vienna.

Nell'ultimo quarto dei seicento si moltiplicano le richieste di committenze artistiche in chiese e palazzi si moltiplicano, e lo stile barocco è ormai un tripudio di interpretazioni eclettiche, diffuse da artisti delle più varie estrazioni artistiche. Tra i nomi di quest'ultima fase spiccano Antonio e Filippo Gherardi, domenico Maria Canuti, Enrico Haffner, Giovanni Coli, Giacinto Brandi. A chiudere il secolo spicca su tutte la già citata figura del napoletano Luca Giordano, che prennuncia ormai soluzioni più aperte e vaste.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Pittura Portale Pittura: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Pittura