Galleria di Luca Giordano

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Coordinate: 43°46′30.72″N 11°15′19.54″E / 43.7752°N 11.255429°E43.7752; 11.255429

La Galleria di Luca Giordano (o Galleria degli specchi).

La Galleria di Luca Giordano (o Galleria degli Specchi), è un ambiente posto al primo piano del monumentale Palazzo Medici Riccardi di Firenze che custodisce nella volta un ciclo di affreschi compiuto da Luca Giordano tra il 1682 e il 1685.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il lavoro, eseguito su commissione di Francesco Riccardi, nipote del marchese Gabriello Riccardi (a cui il granduca Ferdinando II aveva venduto il palazzo nel 1659), costituisce uno dei più importanti ed impegnativi lavori eseguiti dal Giordano in tutta la sua carriera. Il Marchese F. Riccardi avrebbe voluto Ciro Ferri, seguace di Pietro da Cortona ma questi era troppo impegnato a Roma. Allora si rivolse a Luca Giordano verso il 1677. In quel periodo il Giordano era a Firenze, intento a lavorare per i Corsini, e di queste pitture diede talmente buone prove che appunto i Riccardi lo contattarono. Giordano accettò ma dovette lasciare ben presto il cantiere per tornare a Napoli. Solo nel 1685 iniziò i lavori della Galleria degli Specchi.[1].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Panoramica della volta

Prima della stesura degli affreschi, Luca Giordano, s'impegnò in disegni preparatori per cercare di dare corpo al programma iconografico che il Senatore Alessandro Segni, segretario dell'Accademia della Crusca, aveva preparato allo scopo, di concerto con il marchese Francesco Riccardi. Si può dire, senza ombra di dubbio, che Alessandro Segni fu l'anima ispiratrice del corposo ed impegnativo affresco. Le immagini dell'affresco sono state rappresentate anche traendo spunto dal ponderoso volume L'iconologia di Cesare Ripa (1593)[2]. Da una lettera che il segretario di F. Riccardi, scrisse il 21 aprile 1685, al marchese stesso, si desume che l'articolato progetto umanistico, mitologico, iconografico fosse già pronto per essere messo in affresco:

«(…) sarebbe bene il pregarlo a cominciare a mettere in carta la descrizione della Galleria, perché essendo suo il pensiero non so se riuscisse così facilmente lo spiegarlo poi ad un altro, ed è bene che lo faccia ora lui medesimo, mentre ha fresca la memoria dell'invenzione (…)[3]»

Il nuovo ambiente del palazzo Medici Riccardi vede ai lati della volta ritratte alcune figure allegoriche mostranti le Virtù cardinali (accompagnate dai Vizi), queste ultime poste agli angoli del ciclo d'affreschi, e da otto episodi mitologici. Nella parte centrale del soffitto, infine, sono raffigurate le ultime quattro storie che vedono come fulcro l'affresco compiuto nel 1685 Giove e l'Apoteosi dei Medici, nel quale si mostra la dinastia della famiglia toscana di fronte a Giove.

La lettura dell'intero ciclo avviene in senso antiorario partendo dalla prima storia posta di fronte all'ingresso della galleria:[4]

I. Antro dell'Eternità e nascita dell'uomo: vengono mostrati un gruppo di divinità che assistono alla nascita dell'uomo, simboleggiata questa dal neonato tenuto in mano dal personaggio al centro dell'affresco. Tutto il gruppo è circondato da un serpente che morde la propria coda, ciò simboleggia l'Eternità.

  • La Temperanza: posta al primo angolo a destra verso chi guarda, vi è la virtù della Temperanza ritratta in una guerriera sotto la quale vengono collocati tre vizi: l'Accidia, l'Invidia e la Rabbia.

II. Adone ucciso dal cinghiale: scena mitologica in cui il cinghiale, inviato da Marte, uccide Adone a causa del suo amore per Venere.
III. Nettuno e Anfitrite: scena in cui vengono mostrate divinità marine che circondano lo sposalizio tra Nettuno e Anfitrite.
IV. Il trionfo di Bacco: storia raffigurante Bacco portato in trionfo su di un carro.

  • La Fortezza: all'angolo sud-ovest, vi è raffigurata la seconda virtù del ciclo attraverso la figura di Ercole, simbolo della Fortezza, posta in basso a destra del gruppo e nel mentre strangola un serpente.

V. Minerva protettrice delle Arti e delle Scienze: in contrapposizione alla prima storia, in cui si mostra la nascita dell'uomo, nella quinta, attraverso l'immagine di Minerva-Sapienza e di Mercurio-Ragione, si mette in luce la maturità dello stesso. La dea, al centro, porge la chiave, simbolo araldico dei Riccardi, all'Ingegno, e un martello all'Industria.

  • La Prudenza: nell'angolo a nord-ovest vi è collocata la terza virtù, posta al centro del gruppo: la Prudenza. Sotto di essa vi è la Frode, caratterizzata da una doppia faccia e dai piedi simili a quelli di un rapace.

VI. Trittolemo e Cerere: la sesta storia vede Trittolemo e Cerere, contornati da altre divinità, nell'atto di arare i campi.
VII. Il ratto di Proserpina: collocato a nord, la scena ritrae Plutone che rapisce Proserpina portandola con sé agli inferi. Appaiono nella scena anche Ercole (di spalle con la pelle di leone indosso), le Arpie (in volo) e le Erinni (con le fiaccole in mano).
VIII. Gli Inferi: la scena seguente vede Plutone giungere agli Inferi su di una barca, mentre trasporta con sé alcune persone. Compaiono nel gruppo anche la Morte personificata, alle spalle di Plutone, e Cerbero, posto alla riva in attesa dell'arrivo di Plutone.

  • La Giustizia: la quarta ed ultima virtù, che vede in mano una spada ed una bilancia, rappresenta la Giustizia, accanto alla quale vi è la figura dell'Inganno (la persona a sinistra con gambe simili alla coda di un serpente, viso mascherato e con in mano dei fiori dentro i quali vi è nascosto un serpente). L'affresco è posto a nord-est rispetto all'intero ciclo, nonché alla destra dell'ingresso in galleria. Con questo gruppo terminano le storie poste ai lati della volta centrale.

Poste al centro della volta, a partire da est (dall'ingresso nella galleria), vi sono le ultime quattro storie, la nona, la decima, la undicesima e la dodicesima:

Giove e l'Apotesi dei Medici

IX. Il carro del Sole
X. Giove e l'apoteosi dei Medici
XI. L'anima buona
XII. Il carro della Luna

L'elemento di spicco della parte centrale è senza dubbio rappresentato dal gruppo raffigurante Giove e l'Apoteosi dei Medici, il quale gruppo, posto al centro della volta, mostra Giove sul vertice alto di una montagna di nubi, caratterizzata quest'ultima dalla presenza intorno ad essa di diversi personaggi, alcuni dei quali componenti della famiglia dei Medici.

Sono riconoscibili infatti[4]: Cosimo III de' Medici, granduca di Toscana (personaggio centrale con il leone ai propri piedi), con ai lati i figli Gian Gastone (sulla sinistra) e Ferdinando de' Medici (sulla destra), entrambi su cavalli bianchi. Più in basso, vestito di rosso, vi è il cardinale Francesco Maria de' Medici, fratello di Cosimo III. Tutti e quattro queste personalità, più altre due poste ai lati di Giove, sono caratterizzate dalla presenza sul proprio capo di una stella che simboleggia in questo caso i satelliti medicei, ovvero quelli che Galileo Galilei scoprì nel 1610[5] e dedicò alla famiglia granducale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A.A.V.V. "Stanze segrete" Editore Olschki Firenze.(2005)
  2. ^ Del 1593 è l'Iconologia ovvero Descrittione Dell'imagini Universali cavate dall'Antichità et da altri luoghi, pubblicata a Roma dagli Heredi di Giovanni Gigliotti e dedicata al cardinale Anton Maria Salviati. Tra le fonti letterarie utilizzate per l'opera furono gli Hieroglyphica di Pierio Valeriano, l'Emblematum libellus di Andrea Alciato, Discorso sopra le medaglie degli antichi di Sebastiano Erizzo e le Pitture di Anton Francesco Doni. «(…) L'opera necessaria à Poeti, Pittori, et Scultori, per rappresentare le virtù, vitij, affetti et passioni humane (…)», è un'Enciclopedia dove vengono descritte, in ordine alfabetico, le personificazioni di concetti astratti, come la Pace, la Libertà o la Prudenza, contraddistinte da attributi e colori simbolici. Nel 1603 il testo venne riedito a Roma, per i tipi di Lepido Facij e dedicato a Lorenzo Salviati, ampliato con oltre 400 voci e con numerose immagini xilografiche col titolo Iconologia overo Descrittione di diverse Imagini cavate dall'antichità et di propria inventione - tratto da Cesare Ripa in Wikipedia.
  3. ^ F. Bütner, "All'Usanza moderna ridotta" in G. Cherubini e G. Fanelli (a cura di), Il Palazzo Medici Riccardi di Firenze, Firenze, Giunti, 1990, p. 160.
  4. ^ a b Palazzo Medici Riccardi - sito ufficiale, su palazzo-medici.it (archiviato dall'url originale il 18 maggio 2011).
  5. ^ I satelliti medicei (PDF), su scarpaz.com. URL consultato il 9 dicembre 2011.
  6. ^ La TEMPERANZA: mostra al centro in piedi la VIRTU', armata da una corazza leggera. Tiene con la mano destra un freno e con la sinistra un orologio, gli è accanto un elefante che simboleggia la moderazione. Il freno e l'orologio simboleggiano gli aspetti dell'animo che devono frenare gli impulsi secondo i tempi giusti. In alto vi è la Tranquillita' con la cornucopia chiusa. Sotto alla cornucopia vi è la GIOVINEZZA con un porta incenso; e nell'altra tiene un serpente(ouroboros) che si morde la coda ed è simbolo dell'Eternità. Accanto sta la VOLUTTA' dai seni vistosi con una sfera alata e degli ami ingannatori. Ai piedi della TEMPERANZA vi è la SOBRIETA' che domina un cetaceo e tiene una chiave dorata che indica l'Ingegno dei Riccardi proprietari del Palazzo, appartenuto prima ai Medici. Insomma un passaggio di testimonio
  7. ^ La FORTEZZA è una donna armata con asta e scudo che cavalca un leone, simbolo della forza. Entrambi poggiano su di una colonna. L'ONORE porge, con una mano, il serto alla FORTEZZA e la palma della vittoria nell'altra mano. Sopra all'ONORE, la VITTORIA ALATA siede su di un globo cui fa da piedistallo un'Aquila, dall'Iconologia(1593) op. cit. di Cesare Ripa" (...) Si fà in atto di volare, perché tanto è cara la Vittoria, quanto significa più manifestamente Valore eminente, e dominatore. Questo medesimo significa ancora l'Aquila, e però, augurando buona fortuna alle loro imprese, gli antichi Imperadori nelle insegne la dipingevano, e la portavano innanzi, per nudrire la speranza della vittoria ne gli animi de' Soldati. Il vestimento bianco dimostra, che deve essere la Vittoria senza tintura di biasimo d'alcuna sorte, con prudenza di saperla usare dopo (...)". La VITTORIA ha in mano uno stendardo e una melagrana. Questo frutto simboleggia l'unione degli ingegni umani, stretti tra loro, come lo sono i semi della melagrana. L'unione fa e dà la Forza. Dal cielo scende la PACE con i simboli pacificatori: l'olivo e il fuoco che dovrebbe distruggere le armi. In primo piano un Arciere che stringe un serpente agonizzante, è la forza bruta, priva d'ingegno. Acquattata ai piedi dell'arciere l'astuta volpe: l'INGANNO. Un putto a sinistra atterra sotto il suo piede la CALAMITA' denudata con vesti lacere, sporche e piagata nel corpo.
  8. ^ LA PRUDENZA ha due volti e porta sul capo un elmo dorato che simboleggia l'Ingegno dell'Uomo. Tiene nella destra uno specchio e nella sinistra una freccia in cui è attorcigliato un serpente. Secondo un'antica simbologia lo specchio serve per guardarsi e conoscere sé stessi, mentre il serpente, in realtà, è una remora, un serpente marino che aveva la forza di fermare una nave attaccandosi ad essa. Sotto di Lei vi è un cervo, animale prudente. Sopra la Prudenza, volano L'ABBONDANZA e LA GRAZIA: la prima ha la cornucopia e un caduceo, la seconda lascia cadere fiori mentre mostra la chiave Riccardiana. Sopra a tutti i personaggi vi è IL BENESSERE con uno scudo in cui è dipinto un fanciullo sul delfino e una coppa con un serpente, quest'ultimo l' antico simbolo medico. In basso vi sono due Sapienti: quello di sinistra, vestito all'orientale, legge mentre quello seduto, ha in mano degli strumenti di misura: il compasso e la riga. Sotto il piede della PRUDENZA si accascia LA FRODE, bifronte e con zampe d'aquila, che significano doppiezza e rapacità. Vicino a destra sta l'IGNORANZA che tiene in alto tra le mani una testa d'asino.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Roland Millen " Luca Giordano a Palazzo Medici Riccardi", Sadea/Sansoni Editore (1965).
  • Luca Giordano, 1634-1705, Editrice Electa (2001) ISBN 88-435-8579-7
  • A.A.V.V. "Stanze segrete" Editore Olschki Firenze.(2005)

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