Anfitrite

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Anfitrite (disambigua).
Anfitrite
Amphitrite Devaulx cour Carree Louvre.jpg
Anfitrite con il tridente, statua del Louvre
Nome orig.(GRC) Ἀμφιτρίτη
SpecieDea nereide
SessoFemmina

Anfitrite (in greco antico: Ἀμφιτρίτη, Amphitrìtē) nella mitologia greca è la sposa di Poseidone e madre di Tritone. È una delle Nereidi ed ha i capelli neri e veste un'armatura di colore verde. In arte veniva rappresentata come giovane e bella, o seduta in trono o vicino a Poseidone, o ancora su un carro con lui, circondata da un seguito di Tritoni e Nereidi in groppa a cavalli, tori ed altri animali marini; in generale, porta i capelli sciolti sulle spalle ed ha i regali attributi del diadema e dello scettro.

Nella mitologia romana, viene chiamata Salacia. è responsabile della trasformazione di Scilla, in quanto consultò la maga Circe che le fece gettare in mare delle erbe magiche che la trasformarono in un mostro.

Mitologia[modifica | modifica wikitesto]

Nella Teogonia[modifica | modifica wikitesto]

Nella Teogonia di Esiodo è figlia di Nereo e Doride, da cui Nereide, mentre è figlia di Oceano e di Teti secondo Apollodoro, che infatti l'annovera sia fra le Nereidi che fra le Oceanidi.

Nell'epica omerica[modifica | modifica wikitesto]

la Fontana di Anfitrite nella Place Stanislas di Nancy, opera del 1751 di B. Guibal

Nell'epica omerica non è completamente personificata: là sul mare aperto, fra i flutti di Anfitrite[1]; il suo epiteto Halosydne ("allevata dal/nel mare") è condiviso da Teti[2][3].

Non volendo prendere marito, cercò protezione da Poseidone presso Atlante. Scovata da un delfino mandato dal dio del mare, fu costretta a sposarlo. Dal marito ebbe quattro figli: Tritone, Rodo, Cimopolea e Bentesicima. Tuttavia, non si dimostrò vendicativa nei confronti delle amanti segrete di Poseidone, al contrario delle cognate Era e Persefone. L'unica amante di cui si vendicò fu Scilla, o, secondo altre versioni, Medusa.

Nell'Odissea è dipinta come colei che spinge le onde contro gli scogli e si compiace circondarsi di delfini, cani e altri mostri marini.

Nella cultura latina[modifica | modifica wikitesto]

Ai Romani Anfitrite fu sconosciuta: nella mitologia latina, infatti, si chiamava Salacia; quando i poeti latini usano la parola "Anphitrite" la intendono in senso di "mare"[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Omero, Odissea III.101.
  2. ^ Omero, Odissea IV.404.
  3. ^ Omero, Iliade, XX.207.
  4. ^ Ovidio, Metamorfosi, I, 14.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Amphitrite, su Theoi.com.
  • Smith, A Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology: "Halosydne" and "Amphitrite".
  • Fernando Palazzi, Giuseppe Ghedini, Piccolo dizionario di mitologia e antichità classiche, 15ª ed., Milano, Arnoldo Mondadori, luglio 1940 [agosto 1924].

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN10758913 · CERL cnp00576691 · LCCN (ENno2016089390 · GND (DE12362195X · BNF (FRcb11943045c (data) · WorldCat Identities (ENviaf-10758913
  Portale Mitologia greca: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di mitologia greca