Ferdinando II de' Medici

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Ferdinando II
Ferdinando II. von Toskana.jpg
Ritratto di Ferdinando II de' Medici, granduca di Toscana di Justus Sustermans, 1640. Oggi questo dipinto è conservato nel Kunsthistorisches Museum, Vienna
Granduca di Toscana
Stemma
In carica 28 febbraio 1621
23 maggio 1670
Predecessore Cosimo II
Successore Cosimo III
Trattamento Sua Altezza Serenissima
Onorificenze TOSC Order of Santo Stefano BAR.svg Gran Maestro dell'Ordine di Santo Stefano Papa e Martire
MaltaBali.png Gran Balì d'Onore e Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta
Rosa d'Oro
Nascita Firenze, Granducato di Toscana (oggi Italia), 14 luglio 1610[1]
Morte Firenze, Granducato di Toscana (oggi Italia), 23 maggio 1670
Luogo di sepoltura Basilica di San Lorenzo, Cappella dei Principi, Firenze
Casa reale Medici
Padre Cosimo II de' Medici
Madre Maria Maddalena d'Asburgo
Consorte Vittoria Della Rovere
Figli Cosimo "Cosimino"
N.N. figlia
Cosimo
Francesco Maria
Religione Cattolicesimo

Ferdinando II de' Medici (Firenze, 14 luglio 1610[1]Firenze, 23 maggio 1670), figlio di Cosimo II de' Medici[1] e di Maria Maddalena d'Asburgo[1], fu il quinto Granduca di Toscana dal 1621 al 1670, anno della sua morte.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Ferdinando II de' Medici era figlio del granduca Cosimo II e di Maria Maddalena d'Austria. Suo padre morì quando Ferdinando aveva solamente 11 anni. Fino alla maggiore età del piccolo granduca, la Toscana fu affidata alla reggenza della madre e della nonna paterna, Cristina di Lorena, coadiuvate da un consiglio di reggenza[2]:

«Al governo di dette tutrici ... continuamente assista un nostro Consiglio secreto quale partecipi di tutte le gravi deliberazioni che si doveranno fare tanto per le cose di Stato quanto per il governo della giustizia et grazia»

(Testamento di Cosimo II, Archivio di stato di Firenze, trattati internazionali, XVI, 1)

Il governo delle due reggenti fu pessimo: furono effettuate enormi spese per la mania di lusso delle due donne, si aprirono le porte del governo e della corte ad un gran numero di ecclesiastici incapaci, mentre l'aumento di tasse e balzelli segnò l'inizio della decadenza economica toscana[3].

In politica estera, Maria Maddalena e Cristina organizzarono il fidanzamento tra Ferdinando, allora tredicenne, e la cugina Vittoria Della Rovere, di appena due anni, ultima erede del Ducato di Urbino, ma non seppero opporsi all'occupazione del piccolo stato marchigiano da parte del papa Urbano VIII alla morte dell'ultimo duca.

Ferdinando ricevette un'educazione accurata, sotto la direzione di entrambe le tutrici e la guida di validi insegnanti, fra i quali Matteo Neroni per la geografia, la storia e la cosmografia e lo scolopio Famiano Michelini, già allievo di Galileo, per la matematica e l'astronomia. Non mancò l'attività fisica e l'addestramento alle arti militari, all'equitazione, alla caccia, come testimonia il prezioso diario lasciato dal suo aiutante di camera Cesare Tinghi, e un'accentuata attenzione alle pratiche religiose e morali, per espressa volontà delle religiosissime granduchesse.

L'educazione fu conclusa nel 1628, quando Ferdinando decise di compiere un lungo viaggio in Italia ed in Europa visitando Roma, Napoli, il santuario di Loreto, Bologna, Ferrara, Venezia, Vienna e Praga, ove incontrò lo zio materno, l'imperatore Ferdinando II d'Asburgo.

Regno[modifica | modifica wikitesto]

Politica Interna[modifica | modifica wikitesto]

Ferdinando II de' Medici a 18 anni

Tornato dal viaggio, il 14 luglio 1628 Ferdinando II divenne granduca a tutti gli effetti, sebbene nei primi anni rimase forte l'influenza della madre e della nonna sugli affari pubblici[4] e subito si fece amare dai sudditi per il carattere mite e semplice: trovando le finanze dissestate, ridusse considerevolmente le spese di corte, rese l'etichetta più metodica e semplice.

La sua popolarità aumentò ancor di più quando, durante l'epidemia di peste del 1630, a differenza di molti altri membri della nobiltà e del governo, Ferdinando con i suoi fratelli prestò personalmente soccorso alla popolazione[5]; tuttavia, nonostante l'impegno e le cautele per prevenire il contagio, quali la limitazione degli ingressi alle frontiere, l'epidemia falcidiò circa il 10 % della popolazione del Granducato, provocando forti scompensi economici[6].

Durante il suo lungo regno, Ferdinando volle condividere il potere con i fratelli, Giovan Carlo, Mattias e Leopoldo, con i quali stabilì un'ottima collaborazione e che gli furono sempre vicini.

Nonostante l'impegno e la capacità riconosciuta da molti storici[7], il regno di Ferdinando II vide i primi segnali di decadenza dell'economia toscana, dovuti principalmente ai danni della peste del 1630 e alla disastrosa congiuntura economico e politica internazionale, culminata con l'oneroso intervento toscano nel corso della guerra di Castro.

In ogni caso, Ferdinando proseguì le opere di bonifica della Chiana, curò la produzione agricola, in particolare quella di vini, oli e di seta greggia, ridusse sensibilmente i dazi interni e tentò di abbattere le barriere corporativistiche che limitavano lo sviluppo dell'industria della lana e della seta. Si ricorda infatti che, il 27 dicembre 1662, quando un auditore dell'arte della lana di Firenze, protestava presso il granduca chiedendo di pubblicare un bando contro l'esercizio delle manifatture tessili del contado, Ferdinando II rifiutò il bando scrivendo quanto segue:

«essendogli ugualmente sudditi tanto l'uni che l'altri ... sapendosi poi che di dette robbe lavorate in contado se ne trasmette gran quantità fuori di Stato con utile del pubblico e del privato»

(F. Martelli, La Comunità di Pontassieve e i suoi lanaioli, p. 94)

Infine, per far fronte alla grave situazione finanziaria, il granduca tentò di riordinare il sistema fiscale e smantellò nel 1649 parte della marina da guerra.

Inoltre nel 1626 istituì sul Montalbano il Barco reale.

Politica estera[modifica | modifica wikitesto]

In politica estera Ferdinando II si mosse sempre con estrema cautela, cercando di bilanciarsi tra Francia e Spagna: nel 1635 cercò vanamente di creare una lega di stati italiani che potesse opporsi alle due potenze; nel 1643 entrò nella seconda guerra di Castro per impedire un rafforzamento dello Stato Pontificio ai confini meridionali del Granducato[8].

La guerra comportò fortissime spese e prosciugò l'erario, tanto che, per raccogliere maggiori fondi in prestito, il Granduca dovette pagare un interesse assai oneroso, mentre in alcune zone agricole ritornò in auge la pratica del baratto a causa dei forti problemi monetari[9]. Sotto il suo regno il territorio del Granducato fu lievemente allargato, attraverso le compere della contea di Santa Fiora (1633) da un discendente degli Sforza e di Pontremoli (1649), pagata 50.000 fiorini d'oro alla Spagna.

Mecenatismo[modifica | modifica wikitesto]

Sinceramente interessato alla scienza sin dall'infanzia, il Granduca fu solito tenere a Palazzo Pitti barometri, termometri ed altri strumenti tecnologici per il proprio diletto[10]; fu munifico mecenate di ricercatori come Galileo Galilei, Evangelista Torricelli e Vincenzo Viviani, non disdegnandosi di dedicarsi personalmente a studi sull'incubazione artificiale delle galline ed a miglioramenti del termometro.

Nel 1642 fondò l'Accademia Medicea Sperimentale, dalla quale prese origine l'Accademia del Cimento, ideata dal fratello Leopoldo nel 1657, la prima società scientifica europea di carattere sperimentale[11]. Nel 1654 inaugurò il primo servizio meteorologico del mondo con l'ausilio del gesuita Luigi Antinori.

Nel 1633, durante il suo granducato, fu intentato il processo dell'Inquisizione a carico di Galileo Galilei, per il quale Ferdinando si adoperò energicamente affinché lo scienziato pisano fosse riconosciuto innocente e lasciato libero di proseguire i propri studi. Dopo la condanna di Galileo Ferdinando perseguì cautamente l'obiettivo di una sua revoca o attenuazione[12].

Infine, il granduca arricchì le importanti collezioni di quadri, antichità, pietre dure, oreficeria e sculture già iniziate dai suoi predecessori, specialmente a seguito dell'arrivo delle raccolte provenienti dai duchi di Urbino, di cui la granduchessa Vittoria era l'ultima discendente, che comprendevano tra l'altro la celebre Venere di Tiziano e il ritratto di Giulio II di Raffaello.

Matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Il Granduca e Vittoria Della Rovere ritratti da Justus Susterman negli anni '40 del Seicento. Oggi questo dipinto è conservato nella National Gellery, Londra

Ferdinando II sposò Vittoria Della Rovere; fu un matrimonio sostanzialmente infelice a causa delle differenze di carattere e di interessi dei due. Ferdinando era un uomo allegro, interessato alla scienza; Vittoria era una donna religiosa e di costumi austeri. La coppia ebbe diversi figli: un primo maschio, Cosimo ("Cosimino"), morì non molto dopo il parto, nel 1639 (ne resta un ritratto di Giusto Suttermans alle cappelle Medicee). Successivamente, nel 1641, nacque una figlia, che morì quasi subito, prima ancora di ricevere un nome ed essere battezzata. I primi screzi con Vittoria si ebbero alla nascita di quello che sarebbe stato il terzo figlio e che fu poi l'erede al trono granducale, Cosimo, nato nel 1642, al quale il padre voleva dare un'educazione più politica e scientifica, mentre la madre voleva, ed ottenne, che fosse educato da religiosi[13].

Il quarto ed ultimo figlio della coppia, Francesco Maria, nacque dopo molti anni, nel 1660.

Morte[modifica | modifica wikitesto]

Ferdinando II morì il 23 maggio del 1670 per un ictus a seguito di un aggravamento dell'idropisia che da tempo lo affliggeva; fu sontuosamente seppellito nella cappella della basilica di San Lorenzo[14]; alla sua morte la popolazione del Granducato contava 730.598 anime[15].

Nel 1857, durante una prima ricognizione delle salme dei Medici, così venne ritrovato il suo corpo:

«…] ridotto in ossa. Sotto la Cappamagna di Gran-Maestro dell’ordine di S. Stefano portava un vestito nero di ermisino vellutato, ricco di trine; e sui piedi aveva cappello a cono tagliato con larga ala […] dal lato destro uno scettro di legno. Sul cappuccio e sul petto stavano cucite due medaglie d’oro […] Alla corona che teneva fra le mani, trovammo appesa altra più piccola medaglia d’oro […][16]»

Ferdinando e la scienza[modifica | modifica wikitesto]

A partire dalla metà degli anni quaranta del Seicento, il Granduca avviò a corte un'attività informale di sperimentazione. Furono realizzate esperienze con i primi termometri mai costruiti, fu misurata l'umidità dell'aria con l'igrometro a condensazione, "la gravezza o la leggerezza d'una cosa liquida" con l'areometro. Nel 1644, nella serra degli agrumi del Giardino di Boboli fu sperimentata una sorta di incubatrice artificiale per far nascere i pulcini, basata sulla temperatura rilevata con un termometro sessantigrado posto sotto una gallina che covava. Queste attività sperimentali costituiscono la premessa dalla quale prese avvio l'Accademia del Cimento, fondata nel 1657 dal fratello Leopoldo (1617-1675).

Sostenne Galileo (1564-1642) e ne incoraggiò le ricerche. Durante il processo del 1633, si adoperò energicamente perché lo scienziato pisano fosse riconosciuto innocente e lasciato libero di proseguire i propri studi. Dopo la condanna di Galileo perseguì cautamente l'obiettivo di una sua revoca o attenuazione.

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Cosimo I de' Medici Giovanni delle Bande Nere  
 
Maria Salviati  
Ferdinando I de' Medici  
Eleonora di Toledo Pedro Álvarez de Toledo y Zúñiga  
 
María Osorio y Pimentel  
Cosimo II de' Medici  
Carlo III di Lorena Francesco I di Lorena  
 
Cristina di Danimarca  
Cristina di Lorena  
Claudia di Valois Enrico II di Francia  
 
Caterina de' Medici  
Ferdinando II de' Medici  
Ferdinando I d'Asburgo Filippo I d'Asburgo  
 
Giovanna di Castiglia  
Carlo II d'Austria  
Anna Jagellone Ladislao II di Boemia  
 
Anna di Foix-Candale  
Maria Maddalena d'Austria  
Alberto V di Baviera Guglielmo IV di Baviera  
 
Maria Giacomina di Baden  
Maria Anna di Baviera  
Anna d'Austria Ferdinando I d'Asburgo  
 
Anna Jagellone  
 

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze toscane[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine di Santo Stefano Papa e Martire - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Santo Stefano Papa e Martire

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Rosa d'Oro (Santa Sede) - nastrino per uniforme ordinaria Rosa d'Oro (Santa Sede)
— 1626
Collare del Sovrano Militare Ordine di Malta (Sovrano Militare Ordine di Malta) - nastrino per uniforme ordinaria Collare del Sovrano Militare Ordine di Malta (Sovrano Militare Ordine di Malta)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d FERDINANDO II de' Medici, granduca di Toscana, in Treccani. URL consultato il 6 dicembre 2017.
  2. ^ Hale, p.178.
  3. ^ Strathern, p.381.
  4. ^ Strathern, p.375.
  5. ^ Acton, p.29.
  6. ^ Hale, p.179.
  7. ^ F Diaz, Il Granducato di Toscana, p. 367
  8. ^ Hale, p.181.
  9. ^ Hale, p.180.
  10. ^ Acton, p.27.
  11. ^ http://brunelleschi.imss.fi.it/genscheda.asp?appl=LST&xsl=luogo&chiave=700037 Acton, p.38.
  12. ^ Catalogo multimediale - Biografie - Ferdinando II de' Medici, granduca di Toscana, su brunelleschi.imss.fi.it. URL consultato il 7 giugno 2017.
  13. ^ Acton, p.44.
  14. ^ Acton, p.108.
  15. ^ Acton, p.112.
  16. ^ Sommi Picenardi G., Esumazione e ricognizione delle Ceneri dei Principi Medicei fatta nell'anno 1857. Processo verbale e note, Archivio Storico Italiano Serie V, Tomo I-II, M. Cellini & c., Firenze 1888 in D. Lippi, Illacrimate Sepolture - Curiosità e ricerca scientifica nella storia della riesumazione dei Medici, Firenze, 2006 online.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Granduca di Toscana Successore Coat of arms of the Grand Duchy of Tuscany (1562-1737).svg
Cosimo II 28 febbraio 1621 – 23 maggio 1670 Cosimo III
Predecessore Erede al trono del Granducato di Toscana Successore Bandiera del granducato di Toscana (1562-1737).png
Cosimo II Gran Principe
14 luglio 1610 – 28 febbraio 1621
Cosimo III
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