Biblioteca Riccardiana

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Biblioteca Riccardiana
Retro di palazzo medici riccardi, entrata della biblioteca riccardiana.JPG
L'ingresso su via Ginori
Ubicazione
StatoItalia Italia
Regione  Toscana
CittàFlorenceCoA.svg Firenze
IndirizzoVia Ginori, 10 - 50123 Firenze, Italia
Caratteristiche
Tipobiblioteca pubblica statale
ISILIT-FI0094
Numero operemanoscritti: 4460 legati, 5620 carte sciolte; 73342 volumi a stampa; 725 incunaboli; 3880 cinquecentine; 258 testate di periodici
ProprietàRiccardi, Granducato di Toscana e Italia
DirettoreFrancesca Gallori
Sito web
Coordinate: 43°46′31.97″N 11°15′19.33″E / 43.775548°N 11.255369°E43.775548; 11.255369

La Biblioteca Riccardiana è una biblioteca pubblica statale che dipende dal Ministero della Cultura, situata nel Palazzo Medici Riccardi, in via de' Ginori n.10, nella zona del Mercato Centrale e della Basilica di San Lorenzo, a Firenze. Sua principale peculiarità è quella di conservare i libri, raccolti dai Riccardi, negli stessi luoghi a loro destinati dal volere dei proprietari. Ancora oggi si ammirano i magnifici scaffali intagliati e dorati grazie ai quali la Riccardiana è in grado di evocare l’idea tangibile di una biblioteca patrizia della fine del sec. XVII, mantenuta perfettamente intatta in tutte le sue strutture.

Attigua a questa biblioteca ve ne è un'altra, la Biblioteca Moreniana, adiacente nei locali ma separata dal punto di vista amministrativo e storico, in quanto pertinente alla Città Metropolitana di Firenze.

Storia della biblioteca e dei suoi ambienti[modifica | modifica wikitesto]

La Biblioteca si trova sul lato posteriore di Palazzo Medici (ora Palazzo Medici-Riccardi), con accesso in via de’ Ginori, edificio che Gabriello Riccardi (1606-1675) acquistò nel marzo del 1659.

Succedere alla famiglia del Granduca nel possesso di un luogo così carico di memorie, come Palazzo Medici, fu per i Riccardi una specie di consacrazione che attenuava l’ombra di una nobiltà recente e di origini molto modeste. In un momento in cui il patrimonio dei Riccardi era inferiore solo a quello mediceo, fu Francesco di Cosimo (1648-1719) a decidere di investire l’astronomica cifra di 115.000 scudi per il riammodernamento, ampliamento e decorazione del palazzo appena acquistato.[1] Ciò portò ad un radicale cambiamento nello stile di vita della famiglia ma anche, alla fine, al suo dissesto finanziario.

Il Marchese decise di riadattare alcuni locali sul retro del palazzo (prospicienti sull’attuale via de' Ginori) per creare una sorta di “museo domestico” in cui sistemare le collezioni familiari fino ad allora conservate presso la residenza familiare di via Gualfonda (oggi via Valfonda, 4 Firenze): quella delle medaglie, dei bronzi, delle gemme, dei cammei, dei manufatti in oro e avorio così come la biblioteca iniziata dal prozio Riccardo Romolo (1558-1612). I lavori durarono circa trent’anni, con un’interruzione intorno al 1670 per l’acquisto di alcune case che avrebbero consentito ulteriori ampliamenti alla dimora, per riprendere poi a ritmi serrati. Nel 1689, a lavori non ancora completati (tra cui nemmeno la facciata su via Larga), venne inaugurata la Galleria dipinta da Luca Giordano.[2] L’occasione fu un evento che coinvolse tutta la città, ossia i sontuosi festeggiamenti per le nozze del gran principe Ferdinando de’ Medici con Violante Beatrice di Baviera.

A capo dei lavori di restauro e trasformazione del palazzo si succedettero Ferdinando Tacca, Pier Maria Baldini e Giovan Battista Foggini. Quest’ultimo fu incaricato di progettare anche gli apparati decorativi degli ambienti mentre per abbellire i soffitti delle due sale più ampie, il salone e la libreria, venne scelto Luca Giordano, pittore fra i più ricercati dell’epoca e denominato “Luca fa presto” per la sua velocità nell’esecuzione pittorica.[3]

Sala di lettura

Galleria e libreria (oggi biblioteca) originariamente erano stati pensati come un unicum, infatti anche il programma illustrativo degli affreschi è continuativo. Il salone, che dobbiamo immaginare come una Wunderkammer tardo barocca, fungeva da magnifico vestibolo alla biblioteca.[4] La decorazione pittorica di Giordano segue il programma del senatore Alessandro Segni (erudito, segretario dell’Accademia della Crusca, stimato letterario e precettore di Francesco). Nel salone, ad esser rappresentate sono le diverse fasi della vita umana e i suoi destini (di premio o di punizione): si susseguono scene legate alla vita umana e terrena, con personificazioni delle stagioni, assieme a personaggi mitologici immersi nella natura.[5] Il tema raffigurato nella volta della biblioteca è invece il cammino verso la saggezza, il sapere e la conoscenza intellettuale. La scena, sempre affrescata da Giordano (1685) e intitolata “L’intelletto che comprende la Verità”, è più composta e comprende pochi personaggi: una fanciulla nuda, che allude all’anima, la Sapienza (o Conoscenza), l’Intelletto, la Matematica, la Teologia ed infine la Filosofia.[6] Il significato, sotteso, è il seguente: il sapere, favorito dai Riccardi, consente all’uomo di ascendere rispetto al proprio stato naturale, alla luce della Verità (una Verità di fede, garantita dalla Teologia, ma anche una Verità di scienza, conseguita su questa terra con l’ingegno e la ricerca).

Luca Giordano, L'intelletto che comprende la Verità, volta della sala di lettura, affresco

Fu sempre lo stesso committente, Francesco Riccardi, ad occuparsi degli arredi, e persino della scelta del legno, tanto da stipulare una convenzione con due artigiani fiorentini, Tommaso e Giuseppe Stecchi, per la fornitura e messa in opera di tutta la struttura lignea delle librerie. Per il salone delle feste, invece, Francesco scelse degli armadi realizzati a Roma, alternati a specchi dipinti da Anton Domenico Gabbiani, Bartolomeo Bimbi e Pandolfo Reschi.[7]

Al 1691, nell’ambito del complesso programma ornamentale che aveva coinvolto gli ambienti più prestigiosi del palazzo, risale la decorazione delle due sale interne della biblioteca (oggi sala Esposizione e sala Catalogo), dove venne ripreso il tema del destino dell’uomo. La decorazione fu affidata a Tommaso Nasini (1663-1746) ed al cugino Giuseppe Nicola (1657-1736).[8] I due affreschi raffigurano “Ercole al bivio” o “Ercole nel giardino delle Esperidi” (sala Esposizione), e “Giove fulmina i Giganti” (sala Catalogo).[9]

Sala Direzione


Ulteriori ampliamenti della biblioteca Riccardiana risalgono alla seconda metà del Settecento quando, a seguito di ulteriori acquisti di fabbricati (1786) da parte del bibliofilo Suddecano Gabbriello Riccardi (1705-1798), venne realizzata la attuale sala Direzione, di gusto neoclassico, dedicata alle Muse ed a Minerva. Alla cultura classica alludono anche, agli angoli del soffitto della stanza, i 4 cammei che rimandano a quelli antichi in pietre dure con ritratti di filosofi e poeti, in cui si riconoscono Cicerone, Virgilio, Omero e Platone. Agli stessi anni risale la realizzazione, per la Direzione e l’attigua sala Esposizione, di una grande scaffalatura a tutta parete e con ballatoi, a cui si accede tramite scale sul retro e l’elegante artificio degli scaffali girevoli.

Con il fallimento della famiglia all’inizio del XIX sec., il museo e la libreria dei Riccardi vennero messi in vendita ed in previsione dell’asta si diffuse in Italia e nelle più importanti città d’Oltralpe, un indice della collezione: l’Inventario e stima della Libreria Riccardi[10] (Firenze, 1810). Nel 1812 si fece avanti una cordata di librai che si aggiudicò l’asta per 98.000 franchi. I nuovi proprietari (Piatti, Pagani, Todini e Casini, cui si erano aggiunti anche i librai Molini e Landi) offrirono la libreria Riccardi alla municipalità per 130.000 franchi ma dopo varie trattative si trovò l’accordo sulla cifra di 111.000 franchi da pagarsi in tre anni. A seguito dell’autorizzazione di spesa da parte del Ministero dell’Interno, il 29 aprile del 1813 il Consiglio Municipale fu in grado di deliberare l’acquisto della biblioteca.

Sala Esposizione

Entrarono così a far parte del patrimonio culturale pubblico ben 3.590 manoscritti, 617 incunaboli e rari, 18.257 edizioni. La libreria venne affidata ai due bibliotecari di casa Riccardi, Francesco Fontani e Luigi Rigoli, che vi avrebbero prestato servizio gratuito e ne avrebbero garantita un’immediata apertura al pubblico. Nel 1815, con la Restaurazione, la biblioteca fu ceduta allo stato e, dichiarata di pubblico uso dal Granducato di Toscana, fu aperta il 9 ottobre dello stesso anno. Gli anni che seguirono l’apertura al pubblico non furono sempre facili: finché valsero le disposizioni testamentarie di Gabbriello a favore dei suoi due bibliotecari non ci furono problemi; ma già nel 1819 ad esempio, dopo la morte del Fontani, il superstite Rigoli si trovò a combattere contro un progetto di unione della Riccardiana alla Marucelliana.

Nel 1876 la Riccardiana venne data in amministrazione al prefetto della Biblioteca Nazionale di Firenze, a cui rimase legata fino al 1884 e successivamente, nel 1898, fu affidata alla direzione amministrativa della Biblioteca Laurenziana. Rimasta chiusa dopo la prima guerra mondiale, venne riaperta al pubblico nel 1942 come biblioteca indipendente dal punto di vista amministrativo, afferente oggi come biblioteca pubblica statale alla Direzione generale Biblioteche e Diritto d’autore del Ministero della Cultura.

Formazione del patrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Tra volumi e manoscritti, il patrimonio della biblioteca è amplissimo e in parte ancora inedito, motivo per cui non è raro possano esser fatte nuove scoperte. La biblioteca Riccardiana ad oggi conserva un fondo Manoscritti comprendente 4460 volumi e 5620 carte sciolte (tra cui si segnalano i fondi di Giovanni Lami, Giovan Battista Fagiuoli, Lorenzo Mehus e Mario Pieri), nonché un fondo di libri a stampa (73.342 volumi in totale) di cui 725 incunaboli e 3880 cinquecentine.

Studiare la Riccardiana dal versante della storia dei manoscritti significa comprendere che questa è stata il collettore straordinario di un gran numero di raccolte private fiorentine e toscane quattro e cinquecentesche, acquistate dai Riccardi per intento collezionistico: per questo motivo in Riccardiana sono approdate parti consistenti delle biblioteche di uomini illustri come quella di Ficino, Landino, Bracciolini, Crinito, Fonzio, Nicodemo e Francesco Tranchedini, Benedetto Varchi, oltre che di importanti famiglie quali i Pandolfini, Minerbetti, Nesi, Adimari e Medici.

Giovan Battista Foggini, Busto-ritratto di Vincenzio Capponi, marmo

Da un inventario del 1632 sappiamo che, senza alcuna distinzione tra manoscritti e stampati, a quell’anno la libreria Riccardi era composta da circa 500 pezzi. Un grosso cambiamento vi fu quando fece il suo ingresso in casa Riccardi, alla morte di Vincenzio Capponi (1688), un nucleo di oltre 5.000 stampati e 249 manoscritti, già dote della figlia Cassandra, che aveva sposato Francesco Riccardi, per cui il patrimonio librario della famiglia crebbe considerevolmente.[11] Nel frattempo Francesco, oltre a percepire la biblioteca Capponi,  aveva incrementato la collezione familiare con acquisti di molti libri, soprattutto durante il suo grand tour ed il soggiorno a Roma tra il 1699 e il 1705. Stabilitosi a Firenze, nel Palazzo di via Larga, fece preparare gli inventari del suo museo. A quello dei libri si dedicò, nel 1706, il primo bibliotecario di casa Riccardi, il sacerdote Filippo Modesto Landi (m. 1756), a cui poi succedette, dal 1733, Giovanni Lami (1679-1770). Quest’ultimo pubblicò a dispense, tra il 1744 e il 1756, quello che possiamo considerare il primo catalogo alfabetico dei manoscritti di proprietà della famiglia.

Furono i quattro figli di Cosimo ad ereditare la passione per i libri del nonno Francesco ed in particolare il canonico e Suddecano Gabbriello (1705-1798) che contribuì in maniera straordinaria ad accrescere e salvaguardare la libreria di famiglia: egli scelse di separare il destino delle collezioni da quello della biblioteca, per la quale assicurò un’autosufficienza economica e ne dispose l’apertura al pubblico con un orario regolare, permettendo anche il prestito di alcuni volumi.

Fu lo stesso Suddecano ad organizzare la biblioteca secondo l'aspetto attuale, concedendo fin dal 1737 agli uomini di cultura la possibilità di attingere al prezioso patrimonio librario, come dimostra un registro di prestito ancora oggi conservato (Ricc. 3481).[12] Egli acquistava personalmente le opere e, non trascurando l'aspetto estetico, ne curava la legatura, rivolgendosi a persone di fiducia.[13] Le sue numerose acquisizioni erano facilitate anche dai rapporti privilegiati, dovuti alla sua carica, con le comunità religiose.[14]

I diversi acquisti non ebbero mai una collocazione propria, come fondi staccati della raccolta, ma vi furono inseriti e integrati. Per questo, a differenza di tante biblioteche pubbliche, in cui è necessario orientarsi tra fondi e inventari diversi, la Riccardiana si configura ancora oggi come un'unica collezione. L’ordinamento attuale dei manoscritti corrisponde fondamentalmente a quello codificato nell’Inventario e stima del 1810.[15] In quell’occasione le due raccolte di casa Riccardi – quella iniziata da Francesco, e quella di Gabbriello – furono fuse, senza riguardo per le provenienze, in un’unica serie numerica seguendo il seguente criterio:

-                 Ricc. 1-98: manoscritti greci ed ebraici

-                 Ricc. 99-166: manoscritti greci e latini

-                 Ricc. 167-220: manoscritti arabi

-                 Ricc. 221-1001: manoscritti latini

-                 dal Ricc. 1002: manoscritti “d’Autori Classici Italiani”.

Dopo il 1810 la collezione di manoscritti si è accresciuta per acquisti e donazioni e, ad oggi, arriva a comprendere 4460 volumi.[16]

Il fondo dei disegni

In biblioteca si conservano 276 disegni: un fondo grafico, composto da schizzi e disegni, che appare quasi come un relitto di un patrimonio ben più ampio e consistente, che annoverava quei grandi nomi di cui la quadreria della famiglia andava orgogliosa.[17] Si rammentano, fra gli altri, disegni di figura di Giovan Battista Foggini, Giulio Campi, Bernardino Poccetti, Jacopo Chimenti detto l’Empoli, Anton Domenico Gabbiani, Giuseppe Zocchi, Pier Dandini, Jacopo Chiavistelli ed altri protagonisti della scuola fiorentina del XVII secolo, oltre a disegni d’architettura di Domenico Cresti detto il Passignano, Giuseppe e Domenico Valeriani ed altri.[18]

Le donazioni

Il patrimonio della biblioteca è stato incrementato, nel tempo, con acquisti e donazioni: ne sono un esempio i 134 volumi di pregiate miscellanee appartenute a Giuseppe Del Rosso (donati nel 1831);  i 55 volumi manoscritti di Mario Pieri, insieme alla sua corrispondenza (donati nel 1852); il ricco lascito di carte d’argomento politico di Abramo Basevi (1873); la corrispondenza politica e letteraria di Leopoldo Galeotti (donata per testamento alla Riccardiana nel 1879).

Donazioni del XX sec. sono invece i carteggi ed i volumi di Niccolò Rodolico (donati nel 2019 dopo un lungo deposito), quelli di Renato Fucini e di Giovanni Rosadi, le lettere di Eleonora Duse, e i disegni di Itala, detta Mippia, Fucini.

In Riccardiana si conservano inoltre la Collezione Segré (attinente a studi su Francesco Petrarca), e la Collezione Uzielli (di interesse geografico). Infine, la biblioteca conserva la collezione di Sestilia Chiostri e delle sue due sorelle: un fondo in cui sono presenti disegni, fotocopie, carta-modelli di moda e fotografie, e che rappresenta l’attività del loro atelier di moda, svoltasi tra gli anni Venti e gli anni Settanta del sec. XX.

Opere di maggior pregio[modifica | modifica wikitesto]

Tra le curiosità della Riccardiana vi sono 14 tavolette del sec. XIX in lingua polinesiana (Ricc. 4125), scritte su corteccia d’albero su entrambi i lati e con formule rituali magico-religiose, tre rotoli (uno in greco, uno in arabo e uno in ebraico). Uno dei primi libri della cucina toscana (Ricc. 1071) dedicato alla gaudente Compagnia dei Dodici ghiottoni, gli autografi di Petrarca, Boccaccio e di tutti i più grandi umanisti del Quattrocento come Pico della Mirandola, Alberti, Marsilio Ficino, Poliziano, di artisti come Piero della Francesca e Bartolomeo Ammannati.

Straordinaria poi la raccolta teatrale che unisce deliziosi bozzetti di scena, realizzati per il granduca Ferdinando II (Ricc. 2444), brogliacci per attori, canovacci di commedie ed altro materiale di estrema rarità che contribuisce a far luce sulla scenotecnica, produzione e realizzazione di opere teatrali. Di notevole importanza è altresì la collezione di manoscritti danteschi fra i quali si segnalano il Ricc. 1005, anche conosciuto come Riccardiano-Braidense: Commedia miniata di origine bolognese che comprende Inferno e Purgatorio (il Paradiso si conserva alla Biblioteca Braidense di Milano) ed il commento di Jacopo della Lana; il Ricc. 1035 (di cui si veda la breve descrizione di seguito), oltre che il Ricc. 1040, manoscritto del sec. XV che nell’antiporta ospita un ritratto di Dante, raffigurato dai caratteristici tratti somatici, così come tramandati dalla tradizione.[19]

Oltre ai manoscritti i Riccardi collezionarono anche preziosi incunaboli (tra cui, per esempio, gli Erotemata di Manuele Crisolora, forse il primo testo stampato in greco), e stampati come la Bibbia appartenuta al Savonarola ricca di postille autografe (Ed. Rare 640).

MANOSCRITTI

  • Trattati di Archimede (Ricc. 106): manoscritto in cui sono raccolti una serie di trattati di Archimede in cui è da riconoscere la mano di Piero della Francesca negli oltre 200 disegni geometrici che commentano il testo, a margine. Tra questi figurano studi di spirali, a testimonianza dell’attenzione dedicata ai classici.
  •   Bibbia atlantica (Ricc. 221): Bibbia manoscritta datata al primo decennio del sec. XII definita “atlantica” per le sue proporzioni gigantesche (mm 908x415). Appartiene al gruppo delle Bibbie romane e umbro-romane come le più note Bibbie di S. Cecilia, del Pantheon e di Todi, oltre a quelle della Biblioteca Angelica.
  •   Salterio, detto, di Federico II (Ricc. 323): manoscritto datato 1235-1237 ca., commissionato da Federico II per la terza moglie, presenta miniature tipiche dell’Italia meridionale, caratterizzate dal severo rigore bizantino unito allo splendore dell’oro e allo smalto dei colori.
  •   Leggende di Santa Margherita e Sant’Agnese (Ricc. 453): manoscritto prodotto a Bologna alla fine del Duecento in una bottega specializzata nella confezione di volumi di lusso, è un codice di piccole dimensioni ma di alta qualità e destinato a una committenza di alto rango.
  •   Virgilio Riccardiano (Ricc. 492): è il manoscritto più noto della biblioteca, contiene le tre grandi opere di Publio Virgilio Marone (Bucoliche, Georgiche, Eneide) e faceva parte della collezione Riccardi almeno fin dal 1706. Manufatto di rara eleganza per la pergamena liscia e sottilissima, e l’armoniosa architettura della pagina: la scrittura di uno dei più noti copisti della Firenze del Quattrocento, “Nicolaus Riccius Spinosus” è accompagnata dalle miniature di Apollonio di Giovanni e della sua bottega, a cui si deve la fama del manoscritto. Vi sono 88 miniature tabellari, di cui 19 non finite, disposte in sequenza nel margine inferiore che fungono da corredo illustrativo ai testi;
  •   Divina Commedia autografa di Giovanni Boccaccio (Ricc. 1035): esemplare autografo di Boccaccio della Divina Commedia risalente agli anni sessanta del Trecento, è corredato da illustrazioni e disegni attribuiti alla stessa mano del poeta, in tutto sette ed a penna. Questi sono collocati nel margine inferiore delle carte e raffigurano scene dell’Inferno;
  •   Rime di Dante Alighieri (Ricc. 1040): manoscritto del sec. XV (scritto tra il 1440 e il 1450) ove si conserva il ritratto di Dante nell’antiporta (c. I v.), testimonianza importante viste le caratteristiche somatiche, fortemente connotanti e realistiche, che sembrano seguire le descrizioni di Boccaccio nonché il “vero” anatomico, forse derivante dalle maschere mortuarie del Poeta;
  •   Ricettario o Modo di cucinare et fare buone vivande (Ricc. 1071): codice realizzato nel primo quarto del Trecento, è considerato il più antico ricettario italiano, consta attualmente di 57 ricette scritte in fiorentino, ma doveva prevederne almeno 72;
  •   Abaco o Trattato di Aritmetica di Giuliano de’ Medici (Ricc. 2669): prezioso manoscritto fatto realizzare da Lorenzo il Magnifico per il figlio Giuliano, futuro duca di Nemours, al fine di istruirlo sull’arte della mercatura, si tratta di un libro d’abaco fondamentale per la conoscenza del commercio. Si può definire un vero e proprio manuale scolastico che oltre a impartire i rudimenti della disciplina trasmette un messaggio più sottile, ossia la glorificazione della casata attraverso blasoni e scenette che rimandano ad episodi della vita cittadina legati ai principali mestieri della città. Le miniature del codice forniscono così una preziosa testimonianza sulle tecniche e gli utensili in uso a Firenze nella seconda metà del Quattrocento;
  •   Atlanti nautici di Francesco Ghisolfo (Ricc. 3615-3616): capolavori della cartografia nautica e tra i più decorati, i due atlanti del cartografo genovese Ghisolfo appartennero ai Medici e sono databili alla prima metà del sec. XVI. Il Ricc. 3616 venne eseguito per i Martelli ma poi venne donato a Francesco I de’ Medici, figlio di Cosimo I, per il quale scrisse una dedica ed un sonetto celebrativo. Il Ricc. 3615 invece presenta sulla coperta uno scudo sormontato da un cappello cardinalizio, forse quello di Ferdinando, salito alla porpora nel 1563, oppure quello di Giovanni de’ Medici. Ghisolfo probabilmente si ispirò alla raccolta delle carte nautiche di Battista Agnese, nella cui fiorente officina veneziana si produssero oltre 70 atlanti tra il 1536 e il 1564.
  •   Copia manoscritta de Il Principe di Niccolò Machiavelli (Ricc. 2603), di Biagio Bonaccorsi, redatta prima del 1521 (anno della morte del Bonaccorsi), una delle più antiche attestazioni manoscritte del Principe prima dell’editio princeps del 1532.

LIBRI A STAMPA

  •  Trattato di arte edificatoria o Taccuino dell’Ammannati (Ed. rare 120): si tratta di carte rilegate insieme senza un preciso ordine cronologico nel sec. XIX. Si tratta di 114 fogli, fitti di schizzi, disegni e annotazioni autografi dell’Ammannati realizzati per opere medicee, alcune delle quali identificabili e rintracciabili, altre riscontrabili come progetti e testimonianze di gusto. Vi sono studi di aritmetica e geometria applicate all’architettura, studi su fortificazioni e sistemi di misurazione. Vi sono poi studi di oggetti e disegni di figura fatti a penna come lo studio del Busto di Cosimo I (c. 45r) in armatura classicheggiante.
  •   Vita di Francesco Sforza (Ed. rare 428): copia magnifica dedicata all’imperatore, dal superbo frontespizio miniato.
  •   Bibbia glossata da Girolamo Savonarola (Ed. rare 640) conservata nel monastero di Santa Lucia a Camporeggi fino alla seconda metà del Settecento. Si tratta di un testo di piccolo formato, con iniziali e lettere paragrafali in azzurro e rosso, caratterizzato da moltissime postille ai margini del testo di mano del Savonarola, il quale era solito riempire con la sua minutissima scrittura i margini di Bibbie e Breviari in suo possesso, con appunti che dovevano servirgli per le sue predicazioni.
  • Commedia di Dante (Ed. rare 691) commentata da Cristoforo Landino, completa delle 21 incisioni tratte da elegantissimi disegni di Sandro Botticelli, a cui, tra l’altro, viene attribuito un disegno nel raffinato codicetto del Fiore di virtù (Ricc. 1711, c. 1v), miniato da Antonio di Niccolò, raffigurante una figura femminile alata recante una sfera armillare, da identificarsi verosimilmente con Urania.

Direttori[modifica | modifica wikitesto]

  • Alessandro Bulgarini: dal 1859 al 1875
  • 1876-1898: la biblioteca passa sotto la direzione della Biblioteca nazionale centrale di Firenze, bibliotecari Prospero Viani (1884-1889?) e Salomone Morpurgo (1888-1898)
  • 1898: la biblioteca è unita amministrativamente alla Biblioteca Medicea Laurenziana, fino al 1º marzo 1942
  • Irma Merolle Tondi: da marzo 1942 a aprile 1953
  • Giovanni Semerano: da maggio 1953 a dicembre 1954 (o gennaio 1955)
  • Alberto Giraldi: da gennaio o febbraio 1955 a settembre 1956
  • Berta Maracchi Biagiarelli: da ottobre 1956 a maggio o giugno 1967
  • Irma Merolle Tondi: da giugno 1967 a novembre 1970
  • Antonietta Morandini: da dicembre 1970 a maggio 1973
  • Maria Jole Minicucci: da giugno 1973 a maggio 1983 (con interruzione nel 1974-1976?)
  • Carla Guiducci Bonanni: dal 1983 al 1985
  • Maria Jole Minicucci: dal 1985 al 1986
  • Maria Prunai Falciani: dal 1986 al 1995 (o 1996)
  • Giovanna Lazzi: dal 1996 al 2015
  • Fulvio Silvano Stacchetti: dal 2015 al 2018
  • Francesca Gallori: dal 2018


Tratto da: AIB-WEB. Materiali per la storia dei bibliotecari italiani con integrazioni.

Galleria[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cfr. F. Büttner, «All’usanza moderna ridotto»: gli interventi dei Riccardi, in G. Cherubini, G. Fanelli (a cura di), Il Palazzo Medici-Riccardi di Firenze, Firenze, 1990, pp. 150-152. Per la storia della famiglia Riccardi vedi P. Malanima, I Riccardi di Firenze. Una famiglia e un patrimonio nella Toscana dei Medici, Firenze, 1977.
  2. ^ La decorazione nella Galleria venne iniziata alla fine del 1682 ma venne completata, dopo più di due anni di intervallo, nel 1685. Il trasferimento delle collezioni di famiglia, dal palazzo di via Gualfonda alla nuova residenza, ebbe luogo tra il 1688 e il 1689. Cfr. M. J. Minicucci, Un tesoro disperso: il museo riccardiano, Firenze, 1980, pp. 114-121; I Riccardi a Firenze e in villa. Tra fasto e cultura, catalogo della mostra (Firenze, 1983), Firenze, 1983, pp. 112-121.
  3. ^ Oltre a ciò, Francesco commissionò a Giordano anche diverse tele, in parte acquistate dall’inglese Sir Denis Mahon, in parte disperse in altre raccolte. Cfr. C. Giannini, Fra “modello” e “ricordo”. Le macchie di Luca per i Riccardi e il gusto tardo barocco per l’Inaccompli, in Stanze segrete: gli artisti dei Riccardi. I ricordi di Luca Giordano e oltre, catalogo della mostra a cura di C. Giannini e S. Meloni Trkulja, Firenze, 2005, p. 5.
  4. ^ Le frequenti feste che si organizzavano a palazzo erano l’occasione per aprire sia gli armadi che contenevano preziose gemme, medaglie, bronzi ed un gran numero di monete antiche (oltre che i preziosissimi avori bizantini dell’antenato Riccardo Romolo), sia le due porte che immettevano direttamente nella libreria, consentendo la vista del pregiato patrimonio librario di famiglia.
  5. ^ Per l’iconografia delle scene il letterato si ispirò alle Tabulae Cebetis, opera di un anonimo poeta greco che narra la storia dell’uomo con una complessa trama di simbolismi e allegorie, oltre ai repertori di Cesare Ripa, Giovanni Andrea Alciati e Vincenzo Cartari. Cfr. C. Acidini Luchinat, La volta della Galleria di Luca Giordano: percorsi terreni, trionfi stellari, in Stanze segrete, catalogo della mostra, Firenze, 2005, p. 29.
  6. ^ Cfr. C. Acidini Luchinat, La volta della Galleria di Luca Giordano: percorsi terreni, trionfi stellari, in Stanze segrete, catalogo della mostra, Firenze, 2005, pp. 52-54.
  7. ^ Per gli specchi dipinti vedi M. Gregori, Gli specchi dipinti della Galleria Riccardi, in “Paragone”, XXIII, 1972, 267, pp. 74-82; N. Barbolani di Montauto, Pandolfo Reschi, Firenze, 1996, pp. 45-46, n. 107; Bartolomeo Bimbi. Un pittore di piante e animali alla Corte dei Medici, a cura di S. Meloni Trkulja e L. Tongiorgi Tomasi, Firenze, 1998, pp. 64-65.
  8. ^ Pittori originari di Castel del Piano e formatisi a Roma presso la bottega di Ciro Ferri, e poi a Venezia. Nell’ultimo decennio del sec. XVII Tommaso collaborò al fianco di Giuseppe Nicola per la decorazione in Palazzo Riccardi oltre che a Palazzo Pitti e nella chiesa di Santa Maria del Carmine di Pisa. La ricca e complessa cornice che racchiude entrambe gli affreschi fu eseguita negli stessi anni da Francesco Sacconi.
  9. ^ S. Meloni Trkulja, Una galassia di pittori, in Stanze segrete, catalogo della mostra, Firenze, 2005, p. 113.
  10. ^ Inventario e stima della Libreria Riccardi (PDF), su riccardiana.firenze.sbn.it.
  11. ^ A ricordo di questo importante lascito si possono notare nella parte superiore dei lati brevi della sala di lettura della biblioteca da un lato, il busto di Vincenzio Capponi, scolpito da Giovan Battista Foggini, e dall’altro lo stemma matrimoniale Riccardi-Capponi.
  12. ^ Cfr. G. Bartoletti, La Libreria privata del Marchese Suddecano Gabriello Riccardi. Il fondo manoscritti, Firenze, 2017, p. 27.
  13. ^ Gabriello rivolse così tanta attenzione alla libreria di famiglia che nel suo testamento (1794) dette disposizioni per l’apertura al pubblico della biblioteca e del museo “per l’ornamento della città, e per l’aumento delle scienze”, dove i fiorentini si potevano “trattenere” con l’assistenza del bibliotecario.
  14. ^ Nel 1742 comprò dalle Montalve la raccolta degli scritti autografi di Giovan Battista Fagiuoli, tra cui il famoso diario in 27 volumi, vera e propria miniera di notizie sulla vita fiorentina, e nel 1748 dalle monache di santa Marta l’importantissimo nucleo dei codici romanici, molti dei quali di grande formato “atlantico”, splendidamente miniati. Acquistò in blocco la libreria dei Doni (937 manoscritti) e nuclei di manoscritti ed esemplari antichi dalle raccolte di importanti famiglie fiorentine (Strozzi, Davanzati, Salvini, Quaratesi, De Ricci). Si assicurò autografi di ragguardevoli uomini di cultura del ‘700, tra i quali Giovanni Lami. Meritano una particolare segnalazione la corrispondenza di Lorenzo Mehus, riunita in 9 volumi, e l'importante acquisto di 3349 tra manoscritti e opere a stampa, di cui oltre 1200 postillati, della biblioteca di Anton Maria Salvini. Gabriello comprò anche i codici della biblioteca dell'umanista Nicodemo Tranchedini, mentre ricevette in dono i volumi di Giuseppe e Benedetto Averani.
  15. ^ Inventario e stima della Libreria Riccardi (PDF), su riccardiana.firenze.sbn.it.
  16. ^ Se il Catalogus Codicum Manuscriptorum del Lami (1756) e l’Inventario e stima (1810) sono gli strumenti primari di accesso alla collezione dei manoscritti della Riccardiana, si ricorda che il più importante catalogo a stampa di cui la biblioteca dispone è quello compilato nel 1900 da Salomone Morpurgo (per le segnature Ricc. 1002-1700), oltre a quello del 1996 a cura di Maria Falciani Prunai (per le segnature Ricc. 3235-3421). Per uno studio più recente vedi G. Bartoletti, La libreria privata del Marchese Suddecano Gabriello Riccardi. Il fondo manoscritti, Firenze, 2017.
  17. ^ Il nucleo di disegni della Riccardiana è quanto resta di una raccolta molto più numerosa che privilegiava gli artisti attivi per i Riccardi e a palazzo. Si tratta di fogli isolati che testimoniano la frammentarietà del fondo ove potevano trovarsi anche gli studi di Luca Giordano per l’affresco della Galleria e della Biblioteca. Cfr. C. Giannini, Fra “modello” e “ricordo”. Le macchie di Luca per i Riccardi e il gusto tardo barocco per l’Inaccompli, in Stanze segrete, catalogo della mostra, Firenze, 2005, p. 5.
  18. ^ Per il catalogo completo dei disegni conservati presso la biblioteca Riccardiana si rimanda a I disegni della Biblioteca Riccardiana di Firenze, catalogo della mostra a cura di M. Chiarini, Firenze, 1999.
  19. ^ Per uno studio dei manoscritti danteschi della Biblioteca Riccardiana si veda S. Morpurgo, I codici Riccardiani della Divina Commedia, Roma, 1893; I Danti Riccardiani: parole e figure, catalogo della mostra (Firenze, Biblioteca Riccardiana, 26 novembre – 30 dicembre 1988) a cura di G. Lazzi e G. Savino, Firenze, Polistampa, 1996.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Salomone Morpurgo, I codici Riccardiani della Divina Commedia, Roma, 1893.
  • Guido Biagi, Notizie storiche bibliografiche e statistiche della Biblioteca Riccardiana di Firenze nel MDCCCXCVIII, Roma, 1900.
  • Giuseppe Lando Passerini, Il palazzo mediceo riccardiano e i suoi recenti restauri, Torino, Unione Tipografico Editrice, 1913.
  • Ronald Millen, Luca Giordano in Palazzo Riccardi, Firenze, Sansoni, 1974, pp. 22-46 (estr. da “Paragone/Arte”, n. 289, 1974).
  • Ronald Millen, Luca Giordano in Palazzo Riccardi. 2, The oil sketches, Firenze, Kunsthistorischen Institut, [1976]. Estr. da: Kunst der Barok in der Toskana, München, Bruckmann, 1976, pp. 295-312.
  • Paolo Malanima, I Riccardi di Firenze. Una famiglia e un patrimonio nella Toscana dei Medici, Firenze, Olschki, 1977.
  • Maria Jole Minicucci, Amor di libro e mondanità nel palazzo dei Riccardi, in “Miscellanea di studi in onore di Anna Saitta Revignas”, Firenze, L.S.Olschki, 1978.
  • Maria Jole Minicucci, Una biblioteca all’incanto: la Riccardiana, Firenze, 1979.
  • Maria Jole Minicucci, Un tesoro disperso: il museo riccardiano, in Atti del 3° Congresso Internazionale degli Amici dei Musei (Firenze, 6-11 giugno 1978), Firenze, Federazione italiana delle associazioni degli Amici dei Musei; Firenze, Libreria editrice fiorentina, 1980, pp. 114-121.
  • Bruno Santi, Palazzo Medici Riccardi, Firenze, Becocci, [1983].
  • Maria Jole Minicucci, Il marchese Francesco Riccardi. Studi giovanili, esperienze di viaggio, attività diplomatica del fondatore della Biblioteca Riccardiana, Firenze, L.S.Olschki, 1985.
  • Ronald Millen, Palazzo Medici into Palazzo Riccardi: the extension of a facade along via Larga, Firenze, [s.n.], 1987. Estr. da: “Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz”, 31 (1987), n. 1, pp. 81-120.
  • Maria Jole Minicucci, Per la storia della Biblioteca Riccardiana. Il bibliotecario Luigi Rigoli e un progetto inattuato, in “Atti e memorie dell’Accademia toscana di scienze e lettere La Colombaria”, LII, 1987, pp. 203-226.
  • Maria Prunai Falciani, La Biblioteca Riccardiana da biblioteca di famiglia a biblioteca pubblica, s.l., s.n., 1987, pp. 205-217 [estr. da: “Beni librari, Committenza e artisti nelle collezioni fiorentine”, Firenze, Bassilichi, 1987].
  • Maria Prunai Falciani, Fatti e misfatti riccardiani. Un secolo e mezzo di restauri, Roma, Palombi, 1988 (estr. da “Accademie e biblioteche d’Italia”, 56 (1988), n. 3, pp. 5-16.
  • Giovanni Cherubini, Giovanni Fanelli (a cura di), Il Palazzo Medici Riccardi di Firenze, Firenze, Giunti, 1990.
  • Maria Prunai Falciani, La Biblioteca Riccardiana, in “Biblioteche d’Italia”, Roma, 1991, pp. 93-103.
  • Cristina Acidini Luchinat, I restauri nel Palazzo Medici Riccardi. Rinascimento e Barocco, Cinisello Balsamo, Silvana, 1992.
  • I Danti riccardiani: parole e figure, catalogo della mostra (Firenze, Biblioteca Riccardiana, 26 novembre – 30 dicembre 1988) a cura di Giovanna Lazzi e Giancarlo Savino, Firenze, Polistampa, 1996.
  • Biblioteche Riccardiana e Moreniana in palazzo Medici Riccardi, a cura di Giovanni Cipriani, Giovanna Lazzi, Valentino Fraticelli, Fiesole, 1998.
  • Stanze segrete: gli artisti dei Riccardi. I ricordi di Luca Giordano e oltre, catalogo della mostra (Palazzo Medici Riccardi, 15 aprile – 17 luglio 2005), a cura di Cristina Giannini e Silvia Meloni Trkulja, Firenze, L.S.Olschki, 2005.
  • La Biblioteca Riccardiana di Firenze. L’ambiente, le collezioni, i servizi, a cura di Giovanna Lazzi, Firenze, Polistampa, 2009.
  • Miniatura viva: codici, facsimili, miniatori di oggi, catalogo della mostra (Firenze, Biblioteca Riccardiana, 31 maggio – 26 luglio 2013) a cura di Gianfranco Malafarina, Padova, Edizioni Nova Charta, 2013.
  • Guglielmo Bartoletti, La libreria privata del Marchese Suddecano Gabriello Riccardi. Il fondo manoscritti, Firenze, Firenze University Press, 2017.

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