Cartografia nautica

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Carta nautica del 1533

La cartografia nautica è l'insieme di conoscenze scientifiche, tecniche e artistiche finalizzate alla rappresentazione simbolica ma veritiera di informazioni geografiche legate alla navigazione, su supporti piani (carte nautiche) o sferici (globi).

Storia della cartografia nautica[modifica | modifica sorgente]

L'assenza di cartografia prima del 1200[modifica | modifica sorgente]

L'assenza di documenti nautici dei secoli prima del 1200 ha creato molte perplessità agli studiosi sul fatto che i popoli conquistatori come i Fenici, i Greci e i Romani, possano non aver avvertito l'esigenza di una cartografia nautica.

Una tesi sviluppatasi negli ultimi anni prende in considerazione sia le perdite dovute ad alcuni naufragi e al materiale scrittorio deperibile, sia l'ipotesi che i navigatori di quell'epoca costruissero carte nautiche nel corso della navigazione, ma non le ritenessero meritevoli di essere conservate.

La Carta Pisana[modifica | modifica sorgente]

Carta Pisana

L'Italia, per la sua posizione centrale all'interno del bacino del Mediterraneo, è stata terra d'origine di questa disciplina, attestata a partire dal tardo Medioevo. La più antica carta nautica giunta ai giorni nostri è la Carta pisana, anonima e non datata, ma attribuita alla metà del XIII secolo da Raimondo Bacchisio Motzo, che stabilì anche l'interdipendenza tra questa carta ed il precedente Compasso da navegare. La carta fu così chiamata perché originariamente rinvenuta a Pisa, e poi confluita nella Bibliothèque nationale de France di Parigi.

Disegnata con grande precisione, la carta, disorientata verso est, rappresenta il Mar Mediterraneo e vi è compreso il Mar Nero. Il Mediterraneo invece risulta fitto di toponimi perpendicolari alla costa, alcuni in nero ed altri, probabilmente i più importanti per l'epoca, in rosso.

La costa sull'Oceano Atlantico oltre Gibilterra risulta schematica e il sud dell'Inghilterra appena riconoscibile. Nel collo della pergamena è disegnata una scala delle distanze. Il disegno contiene inoltre un fitto reticolo di "rombi" che si intersecano a partire da punti d'intersezione regolarmente distribuiti, formanti due circonferenze tangenti, l'una nel bacino occidentale e l'altra in quello orientale.

L'epoca delle Repubbliche Marinare[modifica | modifica sorgente]

L'epoca delle Repubbliche marinare fu un periodo fiorente per la cartografia nautica. Del periodo intercorso tra il XIII e il XV secolo sono sopravvissute circa 180 carte nautiche, in gran parte di produzione italiana, anche se non si hanno elementi per poterne verosimilmente ipotizzare la produzione effettiva, se non la loro menzione su inventari o atti notarili. Le carte nautiche del XIV e nel XV secolo a noi pervenute appartengono tutte alle scuole di Genova, di Venezia e di Ancona[1].

A Genova la Repubblica retribuiva i cartografi per trattenerli ed evitare di istruire allievi alla loro arte. Ma i cartografi avevano come caratteristica la mobilità tipica della gente di mare. Pietro Vesconte si spostò da Genova a Venezia, come il concittadino Battista Agnese.

Carta nautica del Mediterraneo del cartografo anconitano Grazioso Benincasa (1492)

Un'altrettanto importante scuola cartografica si sviluppava ad Ancona[2], di cui era originario il navigatore cartografo Grazioso Benincasa autore di almeno ventidue opere certe, prodotte nella seconda metà del XV secolo. Tra queste la carta del 1492, importante perché basata su ricerche originali e perché testimonia le conoscenze che si avevano nell'anno della scoperta dell'America.

Dal XVI secolo anche nel Meridione iniziò una produzione di cartografia nautica, principalmente a Napoli e a Messina[1], che fu centro prolifico fino al XVII secolo, soprattutto per effetto dell'immigrazione di cartografi ebrei e di Maiorca.

Il Seicento olandese[modifica | modifica sorgente]

La concomitanza di favorevoli circostanze sociali e politiche che favorirono benessere e rinascita culturale dell'Olanda nel XVII secolo, impressero un grande impulso all'attività tipografica, così come alla geografia e alla cartografia che annoverarono una pluralità di autori le cui incisioni, arricchite di raffigurazioni di carattere mitologico e allegorico, spesso incorniciate da vignette, costituiscono ottimi esempi di arte grafica del periodo.

Tra questi, uno dei rappresentanti di spicco fu senz'altro Petrus Plancius, cartografo ufficiale della Compagnia Olandese delle Indie Orientali e fautore dello sviluppo marittimo e commerciale olandese; a questi cartografi si affiancavano incisori di fama come, ad esempio, Peter van den Keere, cognato di Jodocus Hondius. Peraltro, l'Olanda aveva dato i natali anche a Gerardo Mercatore, che definì le raccolte cartografiche con il nome di Atlante, mitologico Titano condannato per l'eternità a sostenere la volta del cielo affinché non cadesse sulla Terra, ma poi raffigurato, per una distorsione della leggenda, con l'intero globo terrestre sulle spalle.

Per l'intero XVII secolo lo scenario della cartografia olandese fu dominato dalla famiglia di cui fu capostipite Willem Janszoon Blaeu, dapprima apprendista presso il grande astronomo danese Tycho Brahe nell'osservatorio di Hven, poi nel 1596 ideatore di un laboratorio ad Amsterdam, con cui conquistò la fama, prima come costruttore di strumenti e di globi terrestri e, poi, come produttore ed editore di cartografia.

Nel 1604 Blaeu pubblicò una carta dell'Olanda e l'anno successivo un mappamondo in 18 tavole e una carta della Spagna mentre nel 1606 realizzò un planisfero in proiezione cilindrica e poco dopo carte murali e numerosi atlanti tra cui lo Zeespiegel (Specchio del mare): una guida in due parti, rivolta alla navigazione nei mari settentrionali d'oriente e d'occidente, poi tradotto anche in inglese e francese, e riedito attorno al 1630 a scala maggiore. Successivamente produsse il Licht der Zeevaerdt (Fiaccola della navigazione), comprendente il Mar Mediterraneo: da allora in poi si instaurò la consuetudine di dedicare il terzo tomo dei portolani in folio a quel bacino.

La sua fama gli portò la nomina a cartografo della Compagnia delle Indie Orientali, l'ente governativo che promuoveva e controllava l'espansione territoriale e mercantile nel paesi orientali. Anche in tale prestigiosa carica gli succedette il figlio Jan, nominato cartografo della Compagnia nel 1633. La Compagnia diede un grande impulso alla cartografia assoldando i migliori cartografi e idrografi del periodo, tanto che verso la metà del XVIII secolo la cartografia copriva già pressoché per intero il globo terrestre.

Classificazione delle carte[modifica | modifica sorgente]

In base alla loro scala le carte vengono suddivise in:

  • Carte oceaniche: hanno una scala superiore a 1:3.000.000. Usano la proiezione di Mercatore
  • Carte generali: hanno una scala fra 1:3.000.000 e 1:500.000. Utilizzate nella navigazione d'altura e non adatte per la navigazione costiera in quanto non riportano molti dettagli.
  • Carte costiere (o particolari): hanno una scala fra 1:500.000 e 1:50.000. Molto dettagliate utili per la navigazione costiera.
  • Piani nautici: carte che utilizzano la proiezione gnomonica, di grande scala che riportano il maggior numero possibile di dettagli, relativamente alla loro scala.

Su tutte le tipologie di carte vengono riportati longitudine e latitudine, su quest'ultime la divisione dei primi è decimale e non in secondi. Inoltre viene anche riportato la scala, la rappresentazione, la proiezione, la declinazione magnetica con il relativo anno di riferimento e le linee batimetriche. Sono riportati anche i segnalamenti compatibilmente con la scala, e con una simbologia standard. Non potendo riportare tutti i segnalamenti presenti, per la navigazione è necessario affidarsi anche a portolano, elenco dei fari e radioservizi per la navigazione [3].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Giovanni Brancaccio, Geografia, Cartografia E Storia Del Mezzogiorno Guida Editori, 1991 (pagina 99) Testo totalmente consultabile su Google libri alla pagina
  2. ^ Corradino Astengo, La cartografia nautica mediterranea dei secoli XVI e XVII, editore Erga, 2000 (pagina 107)
  3. ^ Alvise Fon, Cartografia nautica in Il Mare grande encicopedia illustrata, vol. 3 Carto-Deca, Novara, Istituto Geografico De Agostini S.P.A., 1972, p. 8.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]