Giardino delle Esperidi

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Eracle nel giardino delle Esperidi. Mosaico romano del III secolo d.C.

Il giardino delle Esperidi è un luogo leggendario della mitologia greca.

Era stato donato da Gea a Zeus che a sua volta lo aveva dato ad Era come regalo nuziale ed in esso cresceva un melo dai frutti d'oro che era custodito dal drago Ladone e dalle tre Esperidi[1].

Leggenda[modifica | modifica wikitesto]

Come undicesima fatica, ad Eracle era stato ordinato di cogliere tre mele d'oro dalla pianta e questi (per evitare il drago Ladone), propose al titano Atlante di reggergli il cielo che teneva sulle spalle nel tempo che fosse il titano a prendere i tre frutti dal giardino, ma quando questi fu di ritorno rivelò ad Eracle di non essere più disposto a riprendersi il cielo sulle spalle.

L'astuzia di Eracle fu di fargli notare che, se ora spettava a lui l'onere di reggere il cielo per mille anni (così come aveva fatto in precedenza il titano), avrebbe avuto bisogno di un aiuto per sistemarselo meglio sulle spalle; Eracle chiese ad Atlante di tornare a reggere la volta del cielo ancora per un momento, attese che questi lasciasse a terra le mele rubate e che momentaneamente gli sollevasse il cielo e, dopo aver riavuto le proprie spalle libere, legò il rivale per raccogliere le mele e consegnarle ad Euristeo.

Rappresentazioni artistiche[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cfr. Károly Kerényi, Gli dei e gli eroi della Grecia. Il racconto del mito, la nascita delle civiltà, 2010, p. 57; Luciano De Crescenzo, I grandi miti greci, 2014

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