Casino Mediceo di San Marco

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Casino Mediceo di San Marco
Casino mediceo di san marco 11.JPG
Casino Mediceo
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneToscana Toscana
LocalitàFirenze
Indirizzovia Cavour 57
Coordinate43°46′44.79″N 11°15′31.17″E / 43.779108°N 11.258658°E43.779108; 11.258658Coordinate: 43°46′44.79″N 11°15′31.17″E / 43.779108°N 11.258658°E43.779108; 11.258658
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1570 - 1574
UsoCorte d'Assise e d'Appello
Pianitre
Realizzazione
ArchitettoBernardo Buontalenti

Il Casino Mediceo di San Marco è un palazzo di Firenze situato tra via Cavour 55-57-59 e via San Gallo 50.

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il primo palazzo nella pianta del Buonsignori, 1584

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Il primo palazzo in questo sito, un chasa con corte e loggia confinante con il giardino di San Marco già di Lorenzo il Magnifico, apparteneva ad Ottaviano de' Medici, discendente da un ramo cadetto della famiglia ma sposato con Francesca Salviati, discendente dal ramo primario dei Medici "di Cafaggiolo" e sorella di quella Maria Salviati, madre di Cosimo I. Ottaviano, che fu padre di papa Leone XI, aveva acquistato la proprietà dalla Compagnia di Tessitori di Drappi, che aveva sede nella vicina Loggia dei Tessitori e della quale resta memoria nel nome della vicina via degli Arazzieri. In seguito alla contrazione di un forte debito con il tesoro dello Stato, Ottaviano fu costretto a cedere il palazzo, che venne incamerato nei beni del duca Cosimo I.

Francesco I e Buontalenti[modifica | modifica wikitesto]

La scimmietta scolpita nel portale di Buontalenti
Decorazione delle finestre inginocchiate di Buontalenti

Passato a suo figlio Francesco I de' Medici, egli fece ricostruire il palazzo a Bernardo Buontalenti, secondo la moda allora dominante dei "casini" ("ville" di città, circondate da ampi giardini e caratterizzate dal piano nobile al pian terreno invece che al primo piano).

L'edificio fu iniziato nel 1570 e terminato nel 1574, in una zona che, sebbene all'interno delle mura e a pochi passi dal vetusto palazzo Medici (poi Medici-Riccardi), era ancora caratterizzata tutto sommato da una bassa urbanizzazione. Il Buontalenti creò fantasiose decorazioni tipiche dell'inquieto periodo del manierismo: mascheroni grotteschi ed elementi zoomorfi si affacciano inaspettatamente dagli elementi architettonici, ciascuno con un preciso significato simbolico. L'idea di Francesco era quella di disporre di un luogo dove dedicarsi alla sua passione verso le scienze e la sperimentazione (una specie di versione in grande del celebre studiolo di Palazzo Vecchio), oltre alla naturale vocazione del casino come "luogo di delizie". Le decorazioni che si vedono oggi su via Cavour, sebbene alcuni dettagli siano estremamente raffinati, presentano aperture piuttosto distanti e un insieme un po' scialbo. La villa dopotutto era destinata ad un uso prettamente scientifico, di laboratorio, per cui non necessitava di troppi abbellimenti.

Nella villa ad esempio il Buontalenti sviluppò la tecnica della porcellana Medici, la prima imitazione "a pasta molle" della porcellana cinese eseguita in Europa.

Don Antonio de' Medici[modifica | modifica wikitesto]

Alla morte di Francesco I anche questo palazzo fece parte dell'appannaggio di Ferdinando I de' Medici e nel 1588 ospitò per un periodo l'Opificio delle Pietre Dure. In seguito Ferdinando concesse la proprietà allo scomodo nipote don Antonio (figlio di Francesco e di Bianca Cappello dalla dubbia legittimità, che avrebbe potuto pretendere il trono granducale) in cambio della rinuncia ai suoi diritti dinastici. Don Antonio vi si trasferì dal 1597, commissionando numerosi abbellimenti interni e nel giardino: risalgono a quel periodo una serie di statue di Giambologna, oggi in vari musei. Vi venne creato anche un gabinetto di ricerca, chiamato "Fonderia": tipico luogo di sapere dell'epoca (ancora a metà strada tra le scienze sperimentali e quelle occulte), fu frequentato da diversi studiosi e vi venne costituita una ricca biblioteca sulla materia, oggi confluita nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. A quell'epoca venne curato anche il giardino, con statue, fontane e grotte. All'interno venne anche allestito un piccolo teatro privato.

Carlo de' Medici[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1623 passò, dopo la morte di Antonio, al cardinale Carlo de' Medici, che promosse una serie di lavori su progetto di Gherardo Silvani, e un ciclo di affreschi decorativi a cura di un gruppo d'artisti fiorentini. A questi lavori di pittura, iniziati nell'autunno del 1621 e conclusisi nel luglio 1623, presero tra l'altro parte Anastasio Fontebuoni, Michelangelo Cinganelli, Fabrizio Boschi, Matteo Rosselli, Ottavio Vannini e, tra gli aiuti, Bartolomeo Salvestrini, Giovanni Battista Vanni, Jacopo Confortini, Domenico Pugliani e Jacopo Vignali.

Filippo Tarchiani, sempre entro il 1623, eseguì la decorazione della cappella con Storie della vita di san Giuseppe (restaurate nel 1967).

Da magazzino a tribunale[modifica | modifica wikitesto]

La facciata su via Cavour

Alla morte del cardinale Carlo l'edificio pervenne a Cosimo III, il quale si disinteressò dell'edificio spogliandolo degli arredi e consegnandolo ad un'inesorabile decadenza, come magazzino.

Durante l'epoca lorenense venne restaurato e modificato per farne prima la sede della caserma della Guardia Nobile (fino al 1846) poi degli uffici della Dogana. Negli anni di Firenze Capitale (1865-1871) la fabbrica, già interessata da lavori diretti nel 1804 da Giuseppe Del Rosso e nel 1815 da Luigi de Cambray Digny, fu adattata dall'ingegnere Cesare Fortini dipendente dall'architetto Paolo Comotto per accogliere gli uffici del Ministero delle Finanze (e successivamente quelli della Direzione Generale del Demanio e Tasse con lavori diretti dell'ingegnere Vittorio Pistoi dipendente dall'ingegnere Francesco Mazzei): "quest'ultima destinazione tolse completamente ogni grandiosità alle vaste sale che prima vi si ammiravano, poiché fu necessario di adattarvi una numerosa falange d'impiegati, causando una divisione minutissima di locali" (Covoni), il che non toglie che ancor oggi la fabbrica si presenti "nella sua sostanziale intierezza strutturale" (Fara).

Successivamente divenne sede della Corte d'Appello e, attorno al 1908-1913, nell'ambito di un progetto teso a riunire in un unico luogo le magistrature giudicanti, l'architetto Adolfo Coppedè elaborò un progetto di completo riordinamento della fabbrica quale sede del tribunale civile e penale di Firenze, poi non eseguito. Dopo essere stato sede della Procura Generale della Repubblica, con il trasferimento degli uffici nel nuovo palazzo di Giustizia a Novoli (2012) il complesso è attualmente in attesa di nuova destinazione.

Un quarzo tratto, forse frutto degli esperimenti chimici al Casino di San Marco (Firenze, museo di Mineralogia)

Per quanto riguarda gli interventi che hanno interessato la struttura nel corso del Novecento si ricordano i seguenti cantieri: del 1906, per il restauro dei pietrami delle finestre del piano terreno, del portale e del terrazzo; del 1911 per il restauro della facciata nel suo complesso; del 1939-1942 per ulteriori interventi sul fronte con particolare riferimento agli elementi lapidei; del gennaio 1941 per il restauro dei mensoloni. Del 21 settembre 1942 è una proposta di legge per la cessione del complesso demaniale al Comune di Firenze. Del 4 luglio 1962 è una documentazione relativa al controllo della statica delle volte affrescate al piano terreno, del 1970-1971 un intervento alle coperture.

Sulla facciata, intonacata e severa, risalta il bellissimo complesso centrale formato da portone e terrazza (dal 2009 occultato alla vista da un ponteggio), esemplare nel repertorio architettonico figurativo del Buontalenti, nonostante apparisse a Federico Fantozzi (1842) "troppo grave, ornato bizzarramente e con profili insignificanti e privi di grazia". Ben diverso il giudizio frutto della sensibilità moderna (ampiamente documentato dalla ricca bibliografia sull'edificio), così sintetizzato nelle parole di Carlo Cresti (in Firenze 1992): "Un portale con accartocciamenti quasi cartilaginei, mensole inginocchiate con teste e zampe animalesche, conchiglioni di pietra e festoni appesi sotto le balaustre inginocchiate, musi di ariete messi in conclusione delle mostre verticali di finestre, una bertuccia che emerge da sotto le valve di una lignea conchiglia (a figurare il passaggio dall'elemento inanimato a quello animato) stanno a rispecchiare le inclinazioni eccentriche e saturnine del principe, e a simboleggiare le attività 'magiche' che si svolgevano entro questa elitaria 'officina'".

Nel cortile è una fontana con una statua di Diana attribuita alla scuola del Giambologna.

Il complesso appare nell'elenco redatto nel 1901 dalla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, quale edificio monumentale da considerare patrimonio artistico nazionale.

Opere già nel Casino di San Marco[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Il portale su via Cavour
Finestra inginocchiata su via Cavour
  • Ferdinando Ruggieri, Studio d’architettura civile sopra gli ornamenti di porte, e finestre, colle misure, piante, modini, e profili, tratte da alcune fabbriche insigni di Firenze erette col disegno de’ più celebri architetti, 3 voll., Firenze, nella Stamperia Reale presso Gio. Gaetano Tartini e Santi Franchi, 1722-1728, I, 1722, tavv. 52-57;
  • Marco Lastri, L’osservatore fiorentino sugli edifici della sua Patria, Terza edizione eseguita sopra quella del 1797, riordinata e compiuta dall’autore, coll’aggiunta di varie annotazioni del professore Giuseppe Del Rosso R. Consultore Architetto, ascritto a più distinte società di Scienze, e Belle Arti, 8 voll., Firenze, presso Gaspero Ricci, 1821, II, pp. 82-87;
  • Marco Lastri, Orti Medicei, Scuola di belle arti, poi Casino Reale, in L'Osservatore fiorentino sugli edifizi della sua Patria, quarta edizione eseguita sopra quella del 1821 con aumenti e correzioni del Sig. Cav. Prof. Giuseppe Del Rosso, Firenze, Giuseppe Celli, 1831, II, pp. 137-141;
  • Federico Fantozzi, Nuova guida ovvero descrizione storico artistico critica della città e contorni di Firenze, Firenze, Giuseppe e fratelli Ducci, 1842, pp. 437-438;
  • Federico Fantozzi, Pianta geometrica della città di Firenze alla proporzione di 1 a 4500 levata dal vero e corredata di storiche annotazioni, Firenze, Galileiana, 1843, pp. 184-185, n. 438;
  • Filippo Baldinucci, Notizie dei professori del disegno da Cimabue in qua, con nuove annotazioni e supplementi per cura di Ferdinando Ranalli, 5 voll., Firenze, V. Batelli e Compagni, 1845-1847, II, 1846, pp. 497, 558; III, 1846, pp. 643-644, 336, 354;
  • Nuova guida della città di Firenze ossia descrizione di tutte le cose che vi si trovano degne d’osservazione, con piante e vedute, ultima edizione compilata da Giuseppe François, Firenze, Vincenzo Bulli, 1850, pp. 269-270;
  • Emilio Bacciotti, Firenze illustrata nella sua storia, famiglie, monumenti, arti e scienze dalla sua origine fino ai nostri tempi, 3 voll., Firenze, Stabilimento Tipografico Mariani e Tipografia Cooperativa, 1879-1886, III, 1886, pp. 130-131;
  • Pier Filippo Covoni, Il Casino di San Marco costruito dal Buontalenti ai tempi medicei, Firenze, Tipografia Cooperativa, 1892;
  • Pier Filippo Covoni, Don Antonio de' Medici al casino di San Marco, Firenze, Tipografia Cooperativa, 1893;
  • Ministero della Pubblica Istruzione (Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti), Elenco degli Edifizi Monumentali in Italia, Roma, Tipografia ditta Ludovico Cecchini, 1902, p. 248;
  • Il Casino di San Marco, in "Arte e Storia", XXIV, 1905, 23/24, p. 190;
  • Walther Limburger, Die Gebäude von Florenz: Architekten, Strassen und Plätze in alphabetischen Verzeichnissen, Lipsia, F.A. Brockhaus, 1910, n. 405;
  • Augusto Garneri, Firenze e dintorni: in giro con un artista. Guida ricordo pratica storica critica, Torino et alt., Paravia & C., s.d. ma 1924, pp. 230-231, n. XXIV;
  • Enrico Barfucci, Giornate fiorentine. La città, la collina, i pellegrini stranieri, Firenze, Vallecchi, 1958, pp. 151-154;
  • Lorenzo Gori Montanelli, Giudizio sul Buontalenti architetto, in "Quaderni dell'Istituto di Storia dell'Architettura", 1961, 31/48, pp. 207-224;
  • Giovanni Klaus Koenig, Finestre fiorentine della seconda metà del Cinquecento, in "Quaderno dell'Istituto di Elementi di Architettura e Rilievo dei Monumenti", 1963, 2/3, pp. 17-71;
  • In restauro la cappella del palazzo Buontalenti, in "La Nazione", 10 novembre 1967;
  • Walther Limburger, Le costruzioni di Firenze, traduzione, aggiornamenti bibliografici e storici a cura di Mazzino Fossi, Firenze, Soprintendenza ai Monumenti di Firenze, 1968 (dattiloscritto presso la Biblioteca della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio per le province di Firenze Pistoia e Prato, 4/166), n. 405;
  • Mario Bucci, Palazzi di Firenze, fotografie di Raffaello Bencini, 4 voll., Firenze, Vallecchi, 1971-1973 (I, Quartiere di Santa Croce, 1971; II, Quartiere della SS. Annunziata, 1973; III, Quartiere di S. Maria Novella, 1973; IV, Quartiere di Santo Spirirto, 1973), II, 1973, pp. 25-31;
  • Giovanni Fanelli, Firenze architettura e città, 2 voll. (I, Testo; II, Atlante), Firenze, Vallecchi, 1973, I, pp. 298-299; II, p. 83, figg. 465-470;
  • Touring Club Italiano, Firenze e dintorni, Milano, Touring Editore, 1974, p. 248;
  • Yvonne Hackenbroch, Two Montelupo storage jars commissioned by Don Antonio de' Medici, in "Antichità Viva", XV, 1976, 6, pp. 56-62;
  • Piero Bargellini, Ennio Guarnieri, Le strade di Firenze, 4 voll., Firenze, Bonechi, 1977-1978, I, 1977, p. 230;
  • Carlo Cresti, Luigi Zangheri, Architetti e ingegneri nella Firenze dell’Ottocento, Firenze, Uniedit, 1978, p. 75;
  • Julian Kliemann, Zeichnungsfragmente aue der Werkstatt Vasaris und ein unbekanntes Programm Vincenzio Borghini für das Casino Mediceo in Florenz, in "Jahrbuch der Berliner Museen", XX, 1978, pp. 156-208;
  • Amelio Fara, Buontalenti: architettura e teatro, Firenze, La Nuova Italia Editrice, 1979;
  • Variorum architectorum delinationes portarum et fenestrarum, quae in urbe Florentiae reperiuntur..., a cura di Luigi Zangheri, in Il disegno interrotto, I, Testi e documenti, a cura di Franco Borsi et al., Firenze, Gonnelli, 1980, pp. 323-371;
  • Maria Di Benedetto, Regesto dei 'restauri' progettati ed eseguiti da Giuseppe Del Rosso, in Dalla 'libreriola' dell'architetto fiorentino Giuseppe Del Rosso, catalogo della mostra (Firenze, Biblioteca Riccardiana, 3 giugno-3 agosto 1983) a cura di Giuliana Alessandri Stoppini, Firenze, Centro Di, 1983, pp. 54-56;
  • Piero Roselli, Osanna Fantozzi Micali, Brunella Ragoni, Elisa Spilotros, Nascita di una capitale: Firenze, settembre 1864 / giugno 1865, Firenze, Alinea, 1985, pp. 72-73, n. 26;
  • Cristina Frulli, Alessandro de' Medici al Casino di San Marco, in "Antichità Viva", XXVIII, 1989, 1, pp. 25-31;
  • Osanna Fantozzi Micali, Proposte per un nuovo palazzo di giustizia nel centro di Firenze nella prima metà del Novecento, in "Quaderni di Storia dell'Architettura e Restauro", 1992, 6-7, pp. 100-111;
  • Firenze. Guida di Architettura, a cura del Comune di Firenze e della Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze, coordinamento editoriale di Domenico Cardini, progetto editoriale e fotografie di Lorenzo Cappellini, Torino, Umberto Allemandi & C., 1992, Carlo Cresti, p. 129, n. 93;
  • Marcello Vannucci, Splendidi palazzi di Firenze, con scritti di Janet Ross e Antonio Fredianelli, Firenze, Le Lettere, 1995, pp. 215-218;
  • Guido Zucconi, Firenze. Guida all’architettura, con un saggio di Pietro Ruschi, Verona, Arsenale Editrice, 1995, p. 91, n. 126;
  • Piera Bocci Pacini, Nota in margine a 'Boboli '90', in "Prospettiva", 1999 (2000), 95/96, pp. 59-71;
  • Franco Cesati, Le strade di Firenze. Storia, aneddoti, arte, segreti e curiosità della città più affascinante del mondo attraverso 2400 vie, piazze e canti, 2 voll., Roma, Newton & Compton editori, 2005, I, p. 152;
  • Touring Club Italiano, Firenze e provincia, Milano, Touring Editore, 2005, p. 321;
  • Lia Invernizi, Roberto Lunardi, Oretta Sabbatini, Il rimembrar delle passate cose. Memorie epigrafiche fiorentine, Firenze, Edizioni Polistampa, 2007, I, p. 119, n. 96;
  • Claudio Paolini, Vincenzo Vaccaro, Via Cavour, una strada per Firenze Capitale, Firenze, Polistampa, 2011, pp. 96-100, n. 41.
  • Fernando Loffredo, La vasca del 'Sansone' del Giambologna e il 'Tritone' di Battista Lorenzi in un'inedita storia di duplicati (con una nota sul 'Miseno' di Stoldo per la villa dei Corsi), in "Saggi e Memorie di Storia dell'Arte", 2012 (2013), 36, pp. 57-114.

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