Caterina de' Medici

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Caterina de' Medici
Catherine-de-medici.jpg
La regina Caterina de' Medici
(1555, dipinto di François Clouet)
Regina consorte di Francia
Stemma
In carica 10 giugno 1547 - 10 luglio 1559
Incoronazione 10 giugno 1549, Saint-Denis
Predecessore Eleonora d'Asburgo
Successore Maria Stuarda
Reggente di Francia
In carica 1560 - 1563
Nome completo Caterina Maria Romula di Lorenzo de' Medici
Altri titoli regina madre, contessa d'Auvergne,
duchessa di Urbino
Nascita Firenze, 13 aprile 1519
Morte Castello di Blois, 5 gennaio 1589
Luogo di sepoltura Basilica di Saint-Denis, Parigi.
Casa reale Coat of arms of the House of Medici.svg Medici
Padre Lorenzo II de' Medici
Madre Madeleine de La Tour d'Auvergne
Consorte Enrico II di Francia
Figli Francesco
Elisabetta
Claudia
Luigi
Carlo
Enrico
Margherita
Francesco
Vittoria e Giovanna
Firma 1562 signature of Catherine de' Medici, Queen of France.jpg
« Era lei che faceva tutto e il re non muoveva paglia senza che lei lo sapesse. »
(Pierre de L'Estoile[1])

Caterina Maria Romula di Lorenzo de' Medici, nota semplicemente come Caterina de' Medici (Firenze, 13 aprile 1519Castello di Blois, 5 gennaio 1589), fu regina consorte di Francia, dal 1547 al 1559, come sposa di Enrico II di Francia, e reggente. Nota, dal 1559, come la regina madre, ebbe una grande e duratura influenza nella vita politica dello Stato.

Unica figlia di Lorenzo II de' Medici (1492-1519), duca d'Urbino, e di Madeleine de la Tour d'Auvergne, morti entrambi nell'anno della sua nascita, portava nelle sue vene sangue francese e italiano.

Sposa di Enrico II, fu madre di Francesco II, Carlo IX, e di Enrico III. Il suo bisnonno paterno era Lorenzo il Magnifico e il papa Leone X, quindi, era suo prozio.

Prima regina, poi reggente di Francia, Caterina de' Medici è una figura emblematica del XVI secolo. Il suo nome è legato alle guerre di religione che si combatterono in Francia negli anni del suo regno.

Una sorta di leggenda nera che la perseguita da tempo immemorabile ne ha fatto una persona austera, vendicativa, attaccata al potere e persino malvagia, pronta a qualunque espediente pur di raggiungere i suoi scopi, secondo i dettami de Il Principe, opera che Machiavelli aveva dedicato al padre.

Nella moderna storiografia Caterina de' Medici viene piuttosto considerata una delle maggiori sovrane di Francia, sostenitrice della tolleranza civile, che pur compiendo diversi errori di valutazione, tentò di seguire una politica di conciliazione con l'aiuto dei propri consiglieri, animata in primo luogo dal desiderio di assicurare la continuazione della dinastia Valois.

Il suo ruolo nel massacro della notte di San Bartolomeo, tuttavia, contribuisce ancora oggi a farne un personaggio controverso.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Il paesaggio di Firenze dove Caterina de' Medici passò la sua infanzia.

Sembra che il nome Caterina le sia stato dato in memoria di Caterina Sforza, la madre di Giovanni dalle Bande Nere, il quale aveva sposato Maria Salviati, riunendo così i due rami della famiglia Medici. Maria omaggiava la Vergine e Romula le era stato assegnato in onore del patrono di Fiesole. La madre morì pochi giorni dopo la sua nascita. Il padre, anch'esso malato da tempo, molto probabilmente di sifilide, la seguì in maggio. L'Ariosto giunse tardi a consolare l'amico Lorenzo della morte della sposa e dedicò la breve ode Verdeggia un solo ramo alla piccola. Le fortune dei Medici sembravano infatti bruscamente terminate con la morte precoce dell'erede designato, che aveva lasciato dietro di sè solo un'infante dopo un matrimonio assai ben progettato. Tuttavia si rialzeranno da lì a breve, secondo il motto di famiglia dai tempi di Lorenzo il Magnifico: le temps revient, "la primavera ritorna".

Caterina venne cresciuta da sua nonna Alfonsina Orsini, poi venne posta sotto la tutela delle vecchie zie di famiglia, Clarice de' Medici e Maria Salviati. In particolare i cugini Strozzi ricoprirono le veci di fratelli nella sua infanzia. Unica erede della fortuna dei Medici, prese il titolo di duchessa d'Urbino, che le valse il nome di "duchessina" da parte dei fiorentini. Beneficiò della protezione dello zio papa Leone X, poi soprattutto di quello di Clemente VII, uno dei suoi cugini[2], eletto papa nel 1523 e che la trasferì nel palazzo di sua proprietà, Palazzo Medici-Riccardi[3], avendo in mente di utilizzarla come strumento di alleanza politica.

Nel 1529 fu presa in ostaggio dai fiorentini (aveva otto anni) e subì l'assedio di Firenze da parte delle truppe pontificie. Resterà per tutta la vita marchiata da questa crudeltà politica. Passò una parte della sua infanzia in un convento di religiose come ostaggio prima di raggiungere suo zio ed i suoi cugini a Roma.

A Roma ricevette un'educazione molto curata e dimostrò ottime doti intellettive, compreso un interesse non comune per la matematica, che si sposava con quello più tardi dimostrato per l'astrologia. Fu coinvolta nelle trame tra il papa e Francesco I di Francia, che mirava a riacquisire in Italia l'influenza persa nella disfatta di Pavia anche tramite un matrimonio tra Caterina e il suo secondogenito Enrico, duca di Orleans, di pari età. La ricca dote di Caterina avrebbe contribuito oltretutto a colmare il debito delle finanze francesi.

Il matrimonio e la Francia[modifica | modifica wikitesto]

Il matrimonio di Caterina ed Enrico. Dipinto realizzato diciassette anni dopo la cerimonia

Il matrimonio tra Caterina ed Enrico d'Orleans ebbe luogo il 28 ottobre 1533 e venne seguito da festeggiamenti grandiosi. Le nozze furono consumate la notte stessa, con grande felicità del re di Francia e del pontefice, che vedevano in questo modo suggellati i loro reciproci accordi politici.[4]

L'alleanza con il papa di fatto non ebbe mai valore a causa della morte di quest'ultimo, sopraggiunta l'anno successivo. Nei primi tempi del matrimonio Caterina non occupava che un piccolo spazio a Corte. Ma il 10 agosto 1536 il primogenito di Francesco I, Francesco di Francia, morì. Caterina divenne Delfina e duchessa titolare di Bretagna (1536-1547) e prese gradatamente il proprio posto nella Corte.

Ma Caterina ed Enrico non avevano ancora eredi (ci metteranno dieci anni per averne). Su Caterina incombeva dal 1538 la minaccia di un ripudio, ma ricevette l'appoggio inatteso di Diana di Poitiers, della propria cugina e di quella di Enrico.

È in quest'epoca che Caterina scelse il proprio emblema: la sciarpa d'Iris (l'arcobaleno). Temette sempre più di essere ripudiata. Alla fine partorì nel gennaio 1544 un erede: Francesco, il futuro Francesco II di Francia. Avrà dieci figli, dei quali sette sopravvivranno oltre l'infanzia.

Quando Francesco I morì, nel marzo del 1547, Enrico d'Orléans divenne Enrico II e Caterina regina di Francia.

Regina di Francia[modifica | modifica wikitesto]

Il viaggio di Caterina ed Enrico in Brasile, dal porto di Rouen, vicino alla futura Francia Antartica, il 1º ottobre 1550
Caterina de' Medici, ritratta da François Clouet (1555 circa).

Accadde allora una completa ridistribuzione delle carte. All'inizio, Caterina competeva con Diana di Poitiers, ma questa ben presto ricevette tutti gli onori: fu insignita del titolo di duchessa del Valentinois. Nel duello che opponeva La Châtaigneraie e Jarnac, Caterina prese le parti della duchessa d'Etampes, che sosteneva Jarnac, ma l'influenza di Diana divenne sempre più grande. La favorita ottenne persino la responsabilità dell'educazione dei figli reali e gli affronti nei confronti della regina si moltiplicarono.

Per consolarsi, Caterina riunì attorno a sé una corte sempre più italiana: Ruggieri, Simeoni, Strozzi, Gondi. Tutti entrarono presto nell'apparato amministrativo reale. Il 10 giugno 1549 Caterina fu ufficialmente consacrata regina di Francia nella basilica di Saint-Denis, ma la cerimonia rimase macchiata da un'umiliante esibizione di Diana de Poitiers. A partire dal 1552, Enrico II riprese i combattimenti a est del regno.

Caterina, regina di Francia

Durante questo periodo, Caterina fu nominata reggente e controllava l'approvvigionamento e i rinforzi delle armate con l'aiuto del conestabile Anne de Montmorency. Poco dopo, venne inviata dal re al parlamento di Parigi a chiedere denaro per proseguire la campagna d'Italia. La situazione fu ristabilita nel 1558 e la pace firmata nel 1559 a Cateau-Cambrésis. Questo trattato tuttavia fece perdere i fondamentali possedimenti italiani della Francia e Caterina ne divenne furiosa.

Il 10 luglio 1559 Enrico II morì in seguito ad una ferita all'occhio, ricevuta durante un torneo cavalleresco contro Gabriel de Montgomery, svoltosi in occasione del matrimonio della loro figlia Elisabetta con Filippo II di Spagna, celebrato per procura in quei giorni.[5] Caterina, per manifestare il proprio dolore, decise che non si vestirà che di nero in segno di lutto (anche se il lutto regale si esprimeva solitamente con il bianco). Cambiò quindi il suo emblema: la lancia spezzata con il motto «Da qui le mie lacrime, da qui il mio dolore» (Lacrymae hinc, hinc dolor).

Il regno di Francesco II[modifica | modifica wikitesto]

A Enrico II successe il figlio primogenito, Francesco II, ancora quindicenne. La nuova Corte s'installò al Louvre. Tutti si aspettavano che Caterina scomparisse: dovette restare quaranta giorni là dove è morto suo marito. Ma sin dal giorno dopo la morte di Enrico II, Caterina de' Medici non intese opporsi ai Guisa, che erano ricchi e per giunta imparentati con la famiglia reale (Francesco II aveva sposato Maria Stuarda, discendente dei Guisa per parte di madre, Maria di Guisa) e che avevano preso il potere. Intervenne solamente nella ridistribuzione dei favori reali e Diana di Poitiers non ne soffrì troppo: ricevette infatti il castello di Chaumont in cambio di quello di Chenonceau, che Caterina pretese che tornasse alla corona.

La prima preoccupazione di Caterina era la salute di suo figlio. Francesco II soffriva di una malformazione congenita. Nonostante l'inesperienza della giovane regina Maria, Caterina non si mostrava troppo e le lasciava sempre il posto d'onore. Presa tra i Guisa del partito cattolico e tra i protestanti, Caterina fu costretta al doppio gioco. Il suo prendere contatti con i protestanti e Luigi di Borbone, principe di Condé, le causò il sospetto e la diffidenza da parte dei Guisa e di Maria Stuarda. Supportando il dialogo interconfessionale quale soluzione unica della crisi, rimase isolata nel consiglio. Non poté affermare il proprio parere, né impedire l'esecuzione di Anne du Bourg nel dicembre 1559. La situazione si degradò rapidamente con la congiura di Amboise nel marzo 1560. La morte di Francesco II, nel dicembre 1560, la ferì profondamente, ma le permise anche di prendere in mano le redini del potere.

L'esercizio del potere[modifica | modifica wikitesto]

La reggenza e il proseguimento della politica di tolleranza[modifica | modifica wikitesto]

La regina madre Caterina in abito vedovile.

Carlo Massimiliano non aveva che dieci anni nel 1560. Salì sul trono con il nome di Carlo IX. Il re Francesco non era ancora morto che Caterina si era già portata avanti: negoziava ormai con Antonio di Borbone, principe di sangue, per determinare chi tra loro due avrebbe tenuto la reggenza.

Caterina de' Medici era ispirata da due correnti: l'erasmismo, orientato verso una politica di pace, e il neo-platonismo, che predicava la missione divina del sovrano perché l'armonia regni nel proprio regno. Caterina de' Medici e il cancelliere Michel de l'Hopital sono da classificare nel campo dei "post-evangelici", che raggruppa allo stesso modo abati, vescovi, pastori ed esponenti del parlamento. I post-evangelici concordavano su alcuni punti con i calvinisti dal punto di vista teologico. Avevano la stessa concezione agostiniana dell'uomo assolutamente sedotto dal peccato. Si distaccavano tuttavia dal protestantesimo sul fatto che per essi l'uomo ha una parte di libero arbitrio che gli evita di cadere arbitrariamente nel bene o nel male. L'uomo è in collaborazione con Dio per fare il bene sulla Terra.

L'emergere di Caterina de'Medici e di Michel de l'Hopital sulla scena politica fece sì che vi fosse una progressiva riduzione della pressione sui riformati. Il 17 gennaio 1562 Caterina de'Medici promulgò l'Editto di gennaio, che costituì una vera rivoluzione poiché rimise in causa il legame sacro tra l'unità religiosa e la continuità dell'organizzazione politica. Con l'Editto di gennaio venne autorizzata infatti la libertà di coscienza e di culto per i protestanti, a condizione che questi restituissero tutti i luoghi di culto di cui si erano appropriati.

Caterina de'Medici in abiti vedovili e i figli: re Carlo IX, Margherita, Enrico d'Angiò e Francesco Ercole d'Alençon. 1561 circa.

Questo editto fa parte della politica di concordia voluta da Caterina de' Medici e da Michel de l'Hopital. Secondo loro, i riformati non erano la causa del male che si era abbattuto sulla terra ma un agente di conversione che Dio aveva inviato perché l'umanità si rendesse conto del proprio peccato. La missione dei dirigenti politici era dunque, per Caterina de' Medici, quella di indurre gli uomini ad allontanarsi dalla corrente di violenza crescente che incombeva sul regno. L'Editto di gennaio tuttavia non ebbe successo a causa degli antagonismi troppo accesi che opponevano protestanti e cattolici.

La prima guerra di religione cominciò nel 1562 con la strage di Wassy, ad opera dei Guisa. La morte e l'imprigionamento dei principali capi della guerra permisero a Caterina di riportare la pace nel regno. Prendendo le distanze dai Guisa, la regina fiorentina accordò infine agli ugonotti la pace di Amboise nel marzo del 1563. L'editto prevedeva già una certa libertà di culto nelle case signorili e nelle città. Nell'agosto 1563 Carlo IX divenne maggiorenne. Caterina abbandonò la reggenza, ma Carlo IX le riconfermò immediatamente tutti i poteri già posseduti.

Monete d'argento di Caterina

Caterina iniziò in questo periodo anche a costruire e a trasformare le regge reali: fece rifare le Tuileries da Philibert Delorme e chiese al Primaticcio di costruire il mausoleo dei Valois a Saint-Denis, il capolavoro in onore del defunto Enrico II. Redigette nel 1564 una lettera per suo figlio "per il controllo della Corte e per il governo", una serie di consigli a proposito di come un re debba impiegare il proprio tempo e sulla maniera di occuparsi della propria Corte. Tra febbraio e marzo del 1564 organizzò grandi feste a Fontainebleau. Il mese di marzo segnò anche l'inizio del "grande viaggio attraverso la Francia" di Carlo IX, voluto e organizzato da Caterina. Il viaggio regale durò 28 mesi, fino al 1566. Ad ogni tappa il re si mostravva alle città insieme con la regina madre: Caterina voleva far conoscere il giovane sovrano al popolo.

Nel 1567 i conflitti ripresero. Fu la volta della "sorpresa di Meaux": Carlo IX e Caterina si rifugiarono a Parigi. La popolarità della regina madre diminuiva sempre più nell'opinione pubblica. La situazione peggiorava continuamente e la politica di tolleranza pare non funzionasse più. Caterina si spostò nuovamente dalla parte dei cattolici e congedò Michel de l'Hospital nel maggio del 1568. Battaglie terribili si verificarono, che portarono il paese alla rovina. Nel 1570 Caterina spinse i protestanti ad accettare il trattato di Saint Germain.

La notte di San Bartolomeo[modifica | modifica wikitesto]

Il massacro di san Bartolomeo (dettaglio), dipinto di François Dubois (1576 circa).
La regina madre Caterina
(1585 circa)
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Notte di San Bartolomeo.

Tuttavia Caterina tornò a preoccuparsi presto della crescente importanza del partito ugonotto e dell'influenza che aveva sul re l'ammiraglio di Coligny. Questo vecchio capo della Riforma riuniva a sé i rancori di una nobiltà turbolenta. Caterina tentò un'ultima conciliazione tra i due partiti, organizzando il matrimonio di sua figlia Margherita con il principe di Borbone Enrico III di Navarra, erede dei possedimenti borbonici e di quelli navarresi. Ma davanti all'intransigenza di entrambi gli schieramenti, acconsentì a far abbattere i principali capi ugonotti arrivati a Parigi per le nozze.

Il massacro, detto della notte di San Bartolomeo, ebbe inizio nella notte tra il 23 e il 24 agosto 1572. Delle ipotesi contraddittorie si affrontano ancora oggigiorno sulla responsabilità di questo massacro degli ugonotti presenti a Parigi. Una di queste attribuisce la colpa a Caterina, ma altre insistono sulla volontà ancora latente del giovane re di discostarsi dall'influenza della madre e della sua politica di tolleranza. Questo massacro, che fece diverse migliaia di vittime a Parigi e in provincia, peserà tremendamente sulla popolarità di Caterina nel pensiero dei protestanti e nella storia.

Due anni più tardi, il 30 maggio 1574, Carlo IX morì di tubercolosi, lasciandole la reggenza del regno fino al ritorno in Francia dell'erede Enrico.[6]

L'instancabile ricerca della concordia[modifica | modifica wikitesto]

Il duca d'Angiò, terzo figlio di Caterina, successe a suo fratello sotto il nome di Enrico III, dopo essere tornato in Francia dalla Polonia, di cui era stato eletto re. Enrico era il figlio preferito di Caterina e senza dubbio il più intelligente dei tre. Caterina lo lasciò governare da solo, senza tuttavia cessare mai d'impegnarsi per la pace. Era lei infatti che portava avanti i negoziati e che viaggiava attraverso la Francia per far rispettare gli editti di pace.

Iniziò quindi nel 1578 un secondo viaggio per la Francia che la portò a Nérac, dove fece sì che sua figlia Margherita si riconciliasse con il proprio sposo, il re di Navarra. Nel conflitto, che vedeva opposto il re al proprio fratello, Francesco duca d'Alençon, Caterina fu costantemente presente affinché si ristabilisse nuovamente la pace. Nonostante avesse ormai quasi raggiunto i sessant'anni, non esitò mai a pagare di tasca propria il prezzo dell'impopolarità della corona francese. Nel 1585 partì per l'est per richiamare i Guisa all'ordine.

Nel 1586 diede inizio nel sud-ovest a dei negoziati con Enrico di Navarra. Nonostante la diffidenza nei confronti della famiglia reale, dopo il suo peregrinare per il paese, quando Caterina era in vista di Parigi, tutta la cittadinanza le si muoveva incontro e acclamava questa indomita donna che ancora a 68 anni trovava la forza e la caparbietà di lottare per il proprio ideale della concordia: fu il vero trionfo di Caterina.

Infine, allo scoppio della Giornata delle barricate (1588) la regina madre non ebbe paura di affrontare la ribellione parigina e percorre a piedi le strade di Parigi aprendosi un varco tra le barricate. A forza di battersi con e contro tutti per l'armonia interna al regno, Caterina de' Medici è divenuta agli occhi dei contemporanei una figura fuori dal comune che impone rispetto. Tuttavia, la sua ostinazione a lottare inutilmente contro degli elementi incontrollabili fece sì che Caterina si allontanasse dalla realtà e che la sua causa fosse più che mai priva di considerazione.

Sconfitta e fine del regno[modifica | modifica wikitesto]

Tomba di Caterina e di Enrico II, in Saint-Denis

Qualche giorno dopo l'assassinio del duca Enrico di Guisa al castello di Blois, nel dicembre 1588, del cui piano il re non l'aveva informata, Caterina si ammalò. Morì circondata dall'amore dei propri cari, ma completamente abbattuta per la rovina della sua famiglia e della sua politica. Poiché la Basilica di Saint-Denis era nelle mani dei congiurati, non poté esservi sepolta. Le sue spoglie rimasero a Blois ed entrarono a Saint-Denis solo ventidue anni più tardi.

Leggenda nera di Caterina de' Medici[modifica | modifica wikitesto]

Storiografia[modifica | modifica wikitesto]

La personalità di Caterina de' Medici è difficile da delineare con precisione perché alla sua figura è da sempre legata una leggenda nera. La tradizione popolare ne ha perpetuato la memoria facendo di lei l'incarnazione della spietatezza, del machiavellismo e del dispotismo. Per molto tempo persino gli storici hanno divulgato questa immagine senza rendersi conto dei propri errori. Un processo di reale disinformazione ha fatto di Caterina de' Medici un mostro sanguinario.

Dall'epoca delle guerre di religione sia i cattolici che i protestanti hanno deriso e disdegnato la politica di tolleranza della regina madre. Un'efficace propaganda rivolta contro i Valois ha perpetuato un'immagine completamente falsata della regina. La sconfitta dei Valois nel 1589 non ne ha permesso la riabilitazione. Peggio, nel XVII secolo, gli storici ed i memorialisti hanno deliberatamente disprezzato questi ultimi per elevare ancor più l'immagine della nuova dinastia dei Borboni. Si dimenticò allora che i magnifici risultati ottenuti da Enrico IV prima e da Richelieu poi non furono che la pura continuità della politica di Caterina de' Medici.

Nel XVIII secolo la saggia politica della regina è percepita come un dispotismo opprimente ed arbitrario. La denuncia dei re del resto andava di moda. Marat ripeté con la descrizione dell'oscurantismo le storie più sordide per denunciarli. In questo modo la rivoluzione francese diede un aspetto definitivo alla leggenda nera di Caterina de' Medici.

Nel XIX secolo gli scrittori, Alexandre Dumas per primo, la scuola repubblicana e la tradizione popolare ripresero tutti i pregiudizi senza tener conto della totale discordanza tra fatti e leggende. Le accuse secondo cui Caterina avrebbe fatto avvelenare la regina di Navarra Giovanna d'Albret e poi, involontariamente, suo figlio Carlo IX sono solamente l'opera di due romanzieri (tesi che Dumas espose nel romanzo La regina Margot) non si fondano su alcun elemento tangibile. Solo Honoré de Balzac cercherà di renderle giustizia, raffigurandola come un grande sovrano per aver resistito alle avversità delle guerre di religione.[7]

Si è dovuto attendere la seconda metà del XX secolo perché la storiografia tradizionale della regina fosse completamente rimessa in questione. La figura di Caterina de' Medici è stata riabilitata dagli storici moderni,[8] tuttavia un'opinione popolare tradizionalmente negativa continua persistere. In alcuni castelli della Francia, ad esempio, qualche guida continua ancora a raccontare, senza fondamento alcuno, che tale armadio di Caterina de' Medici era servito a nascondere i veleni,[9] ovvero le storie più sordide che impressionano il pubblico. Tutto questo ha contribuito ad alimentare la leggenda nera di Caterina de' Medici sino ai giorni nostri.[10]

Leggenda[modifica | modifica wikitesto]

I principali tratti attribuiti dalla leggenda nera alla figura di Caterina de' Medici sono:

  • "una donna dominatrice che cercò di accaparrarsi il potere". Bisogna considerare che Caterina de' Medici aveva la legittimità dalla propria parte. In quanto regina madre, preservare l'eredità dei suoi figli fu per lei un obbligo. Poiché la Francia era messa sottosopra dalle lotte tra fazioni, far rispettare la monarchia e salvaguardare l'integrità del regno era suo dovere. Poiché ebbe preso a cuore questa sua funzione, Caterina de' Medici fu una donna di potere così come lo era stata la sua vicina Elisabetta I. Alla stessa maniera di Francesco I o Enrico IV, anche lei cercò di rendere il potere regale più forte.
  • "una donna malvagia che è pronta a ricorrere ai mezzi più estremi per conservare il potere". Cosa non si è detto su questi famosi veleni, su queste trappole segrete o ancora su questi assassini che avrebbe tenuto a suo servizio. Sono insinuazioni per la gran parte senza alcun fondamento. Gli storici hanno creduto a torto che fosse stata lei ad organizzare il massacro della notte di San Bartolomeo. Alcuni l'hanno persino immaginata esaminare con sdegno il mucchio di cadaveri dei protestanti massacrati nel cortile del Louvre.
  • "un'adepta del machiavellismo". Gli avversari di Caterina l'accusavano di tergiversare tra i partiti e persino di creare la discordia per regnare meglio. In realtà Caterina de' Medici non si fidava di alcun partito e passò la sua vita a cercar di contenere le loro ambizioni per mettere in luce solamente il re. Sono il degrado del potere reale e la debolezza dei suoi mezzi che obbligano Caterina de' Medici ad appoggiarsi ora a questo ora a quel partito.[11]
  • "un'italiana che lascia che la Francia venga governata dagli stranieri". Per molte cose Caterina era considerata come una straniera. È vero che aveva un accento italiano. Quando arrivò in Francia per sposare il duca d'Orléans sapeva a mala pena parlare il francese. D'altro canto, la regina ha effettivamente introdotto nella corte e al potere alcuni dei suoi familiari di origine italiana come i Gondi e i Birague. Ma la maggior parte di questi era cresciuta in Francia e possedeva una cultura ed un'intelligenza raffinata fondata sulla squisita poliedricità del Rinascimento italiano. La loro politica fu sempre rivolta al servizio del loro paese di adozione.
  • "una donna irritabile divorata dalla gelosia". Gli scrittori hanno avuto la tendenza a esagerare l'odio di Caterina de' Medici verso Diana di Poitiers, favorita di suo marito. È vero che Caterina non provava alcuna simpatia per colei che chiamava "la puttana del re", ma da qui ad immaginarla una selvaggia vendicativa nei riguardi della favorita alla morte di Enrico II è andare un po' troppo lontano. I romanzieri hanno ripreso a torto la leggenda che Diana de Poitiers fosse incaricata dell'educazione dei figli reali e che ciò causava amarezza alla regina. In realtà Caterina de' Medici vegliava sui suoi figli molto di più di quanto facesse Diana.[12]
  • "una donna dedita alla magia, per conseguire i suoi scopi". Sono accertati gli incontri della regina madre con Nostradamus, ma i detrattori la proponevano sempre circondata da maghi, soprattutto italiani, alle prese con "pozioni e specchi magici".[13]

La personalità[modifica | modifica wikitesto]

Caterina de' Medici era una regina amabile e attenta al benessere dei propri sudditi. Era una regina che regnava con il cuore. La si è dipinta di nero, ma in realtà fu la donna più ottimista della sua epoca. Credette nella pace, nella riconciliazione. Il regno dei suoi figli era in gioco, e fu per loro che lei si era consacrata al regno. Caterina de' Medici ha avuto la tendenza ad essere una madre alquanto possessiva.[senza fonte]

Usi e costumi introdotti da Caterina a Corte[modifica | modifica wikitesto]

Non soddisfatta della cucina della corte di Francia Caterina dei Medici fece venire a Parigi cuochi dalla Toscana e fondò così la "famosa cucina francese".[14][15] Fu lei a dividere nella cucina i cibi salati da quelli dolci e a portare sulle tavole francesi la forchetta perché i francesi mangiavano ancora con le mani.

Fu lei a diffondere l'uso delle mutande presso le dame della corte francese, in quanto, amando molto cavalcare, era un indumento essenziale.

Caterina de' Medici nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Dal film Intolerance, Caterina de' Medici e i nobili che escono dal Louvre dopo la notte di San Bartolomeo.

Miniserie Televisive[modifica | modifica wikitesto]

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Albero genealogico di tre generazioni di Caterina de' Medici
Caterina de' Medici Padre:
Lorenzo II de' Medici
Nonno paterno:
Piero il Fatuo
Bisnonno paterno:
Lorenzo de' Medici
Bisnonna paterna:
Clarice Orsini
Nonna paterna:
Alfonsina Orsini
Bisnonno paterno:
Roberto Orsini
Bisnonna paterna:
Caterina Sanseverino
Madre:
Madeleine de La Tour d'Auvergne
Nonno materno:
Giovanni III de La Tour d'Auvergne
Bisnonno materno:
Bertrand VI d'Alvernia
Bisnonna materna:
Luisa de La Tremoille
Nonna materna:
Giovanna di Borbone
Bisnonno materno:
Giovanni VIII di Borbone
Bisnonna materna:
Isabelle de Beauvau

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Nome Nascita Morte Note
Francesco 1544 1560 Delfino di Francia fino alla morte del padre. Nel 1558 sposò Maria Stuart divenendo così re consorte di Scozia. Divenne re di Francia ad appena quindici anni, regnando un solo anno. Morì per un ascesso cerebrale. Non ebbe discendenza.
Elisabetta 1545 1568 Data in sposa al re di Spagna Filippo II al quale dette solo figlie femmine: Isabella Clara Eugenia e Caterina Michela. Elisabetta morì a ventitré anni a causa di un aborto.
Claudia 1547 1575 Di salute cagionevole venne data in sposa a Carlo III di Lorena al quale diede nove figli. L'ultimo parto le fu fatale: morì a ventotto anni.
Luigi 1549 1550 Insignito del titolo di duca d'Orléans, morì nella prima infanzia.
Carlo Massimiliano 1550 1574 Salì al trono di Francia all'età di dieci anni. Fino ai tredici anni fu sotto la reggenza della madre. Nel 1570 sposò Elisabetta d'Asburgo, dalla quale ebbe una bambina, Maria Elisabetta (1572-1578). Dalla amante Marie Touchet, ebbe un figlio illegittimo Carlo (1573-1650). Morì di tubercolosi all'età di ventiquattro anni.
Enrico Alessandro Edoardo 1551 1589 Venne eletto re di Polonia nel 1573, ma alla morte di Carlo IX, fuggì e salì al trono di Francia. Il 15 febbraio 1575 sposò Luisa di Lorena-Vaudémont. Famoso per il suo uso di circondarsi da favoriti, i mignons, combatté a lungo contro la Lega cattolica, ma venne sconfitto. Morì assassinato da un monaco cattolico fanatico il 2 agosto 1589. Non ebbe discendenza, fu l'ultimo re della casata Valois.
Margherita 1553 1615 Soprannominata la "regina Margot" nel XIX secolo. Regina di Francia e di Navarra, fu la prima moglie del futuro re Enrico IV di Francia (il loro matrimonio fu annullato nel 1599). Ricordata solitamente per la sua vita dissoluta, Margherita fu soprattutto un'attiva intellettuale, una protettrice delle arti e anche scrittrice e poetessa. La sua opera più importante furono i Mémoires, i primi scritti in Francia da una donna. Non ebbe discendenza.
Francesco Ercole 1555 1584 Nacque con una leggera forma di nanismo e durante la giovinezza il suo volto venne deturpato dal vaiolo. Aspirò per tutta la vita al trono di Francia e complottò varie volte con l'aiuto di Margherita e di Enrico di Navarra, soprattutto contro il fratello Enrico III. Si mise a capo della fazione dei Malcontenti durante le guerre di religione francesi. Morì ventinovenne di tubercolosi. Non ebbe discendenza.
Vittoria 1556 1556 Gemella di Giovanna. Morì due settimane dopo la nascita.
Giovanna 1556 1556 Gemella di Vittoria. Morì nel ventre materno.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Rosa d'Oro - nastrino per uniforme ordinaria Rosa d'Oro
— 1548

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cloulas, 1980, p. 5
  2. ^ La loro differenza d'età fece si che lei veniva considerata come sua nipote.
  3. ^ (EN) Leonie Frieda, Catherine de Medici, Phoenix, 2005, pp. 23-24, ISBN 978-0-06-074492-2.
  4. ^ Craveri, 2008, p. 22.
  5. ^ Craveri, 2008, p. 36.
  6. ^ Cloulas, 1980, p. 279.
  7. ^ Casanova, 2014, p. 101.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Hugh Ross Williamson, Caterina de' Medici, Milano, Silvana Editoriale D'Arte, 1974.

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