Giuseppina di Beauharnais

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Giuseppina di Beauharnais
Baron François Gérard - Joséphine in coronation costume - Google Art Project.jpg
Giuseppina imperatrice dei francesi.
Ritratto di François Gérard (1808).
Imperatrice consorte dei Francesi
Stemma
In carica 2 dicembre 1804 – 10 gennaio 1810
Predecessore Maria Antonietta d'Austria come Regina di Francia e di Navarra
Successore Maria Luisa d'Austria
Regina consorte d'Italia
In carica 26 maggio 1805 –
10 gennaio 1810
Predecessore titolo inesistente
Successore Maria Luisa d'Austria
Nome completo Marie-Josèphe-Rose de Tascher de La Pagerie
Altri titoli Viscontessa di Beauharnais
Duchessa di Navarra
Nascita Les Trois-Îlets, Martinica, 23 giugno 1763
Morte Parigi, Francia, 29 maggio 1814
Luogo di sepoltura Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, Rueil-Malmaison
Casa reale Bonaparte
Padre Joseph-Gaspard de Tascher
Madre Rose-Claire des Vergers de Sanois
Consorte Alessandro di Beauharnais (1779-1794)
Napoleone Bonaparte (1796-1810)
Figli Eugenio
Ortensia
Religione Cattolicesimo

Marie Josèphe Rose de Tascher de la Pagerie, meglio nota come Giuseppina di Beauharnais (Les Trois-Îlets, 23 giugno 1763Parigi, 29 maggio 1814), è stata la prima moglie dell'imperatore Napoleone I dal 1796 al 1809. Come tale, fu imperatrice dei francesi dal 1804 al 1809 e regina d'Italia dal 1805 al 1809.

L'appellativo Giuseppina di Beauharnais è errato. In effetti, non è mai stata chiamata così nella sua vita: dal tempo del suo matrimonio con Alessandro di Beauharnais, lei si chiamava Marie Josèphe Rose. Fu Napoleone che le diede il nome di Giuseppina e i giornali ultrarealisti che annunciarono la morte di «madame vedova di Beauharnais ». Si può dunque parlare di Giuseppina Bonaparte, Rose de Tascher, Rose Tascher de La Pagerie o Rose de Beauharnais[1].

Soprannominata "la bella Creola", Giuseppina nacque in una grande proprietà della Martinica. Arrivò in Francia grazie al suo matrimonio con Alessandro di Beauharnais, che divenne una figura della Rivoluzione francese. Venne infatti ucciso durante il Terrore e Giuseppina a sua volta venne imprigionata qualche mese dopo. Frequentando i salotti parigini, incontrò il generale Bonaparte con cui si risposò. Questo secondo matrimonio le permise di diventare imperatrice, ma lei si scontrò spesso con la sua nuova famiglia e non riuscì a dare al marito un erede. Napoleone divorziò da lei e lei si ritirò nel suo dominio della Malmaison. Malgrado il suo matrimonio sterile con Napoleone, Giuseppina lasciò dei discendenti grazie ai due figli avuti dal primo matrimonio. È rimasta nella storia per il suo interesse per la moda e la botanica.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Il museo de La Pagerie a Les Trois-Îlets, che si trova nell'antica cucina dei Tascher.

Figlia maggiore di Joseph Gaspard Tascher de La Pagerie (1735-1791), cavaliere, signore de La Pagerie, e di Rose Claire des Vergers de Sannois (1736-1807), nacque in una famiglia di ricchi coloni martinicani, la cui famiglia paterna era originaria di Thymerais (più specificamente di Marchenoir nella Loir-et-Cher)[2], che sfruttavano una piantagione di canne da zucchero in cui lavoravano più di cento cinquanta schiavi africani[3].

Marie Josèphe Rose nacque a Les Trois-Îlets, vicino a Fort-Royal (poi Fort-de-France) nella Martinica. Venne battezzata il 27 luglio 1763 nella chiesa di Notre-Dame-de-la-Bonne-Délivrance des Trois-Îlets. Secondo una tradizione ben stabilita in Francia, ricevé il nome di Maria dalla sua madrina Marie Françoise Boureau de la Chevalerie, sua nonna paterna, e il nome Josèphe dal suo padrino Joseph des Vergers de Sannois, suo nonno materno[4]. Il suo terzo nome, Rose, che sarà il suo nome utilizzato fino all'unione con Napoleone Bonaparte, è ugualmente uno dei nomi di sua madre. Mentirà per tutta la vita sulla sua data di nascita per sposarsi. Gli almanacchi imperiali indicarono tutti gli anni la data del 24 giugno 1768. Sua figlia, la regina Ortensia continuerà a mantenere questa bugia[5].

I terreni dei Tascher, coprendo circa 500 ettari, produvecano cacao, caffè, manioca e cotone e si occupavano del bestiame (vacche e montoni). Suo padre gestì male le terre e dovette rispondere alle necessità di sua moglie, dei suoceri e delle tre figlie, di cui Giuseppina era la maggiore. La proprietà famigliare fu distrutta da un uragano nel 1766 e non si ricostituì mai più. I Tascher si installarono di una depandance rimasta intatta, e ciò danneggiò la loro reputazione sull'isola[6].

Nostalgico della Francia, il padre di Giuseppina si assentava spesso e raggiungeva Fort-Royal dove c'era una vita di piaceri. Le sue figlie ebbero una infanzia molto libera, senza disciplina né preoccupazioni intellettuali. Giuseppina, allora soprannominata Yéyette, passava le sue giornate con la nutrice, una mulatta, e giocava spesso con i figli degli schiavi. A causa di mancanza di denaro, suo padre non la inviò in Francia per andare a scuola a sei anni, com'era costume delle famiglie ricche della Martinica. A dieci anni, entrò tuttavia in un istituto religioso di Fort-Royal, da cui uscirà a quattordici anni[6].

Della sua infanzia martinicana, Giuseppina acquistò carattere e abitudini corrispondenti all'immagine che si facevano i Francesi dei Creoli : pigri, sensuali e capricciosi. Lei incarnava molto quest'immagine. La sua abitudine di mangiare dello sciroppo di canna da zucchero deteriorò precocemente i suoi denti. Ciò la portò ad adottare un mezzo sorriso che le donò un'aria enigmatica[6]

Primo matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso dell'anno 1777, Francesco di Beauharnais, che viveva con Marie Euphémie Désirée[7], sorella di Joseph Gaspard Tescher de La Pagerie, propose a quest'ultimo di unire suo figlio minore, il visconte Alessandro di Beauharnais con sua figlia Catherine Désirée Tascher de La Pagerie. Sfortunatamente, mentre questa domanda raggiungeva La Pagerie, la giovane ragazza morì, portata via dalla tubercolosi. Alessandro accettò allora la mano della maggiore Rose, che lasciò la sua isola natale per sposarlo il 13 dicembre 1779 a Noisy-le-Grand[8]

Il generale di Beauharnais, primo marito di Giuseppina.

Il matrimonio di Rose e Alessandro non sarà felice. Alessandro moltiplicò le sue relazioni amorose e dilapidò la sua fortuna (tre grandi abitazioni a Santo Domingo che utilizzavano centinaia di schiavi). La coppia si separò in queste condizioni difficili nel dicembre 1785. Rose allora trovò rifugio nell'abbazia di Penthemont, dove perfezionò la sua educazione a contatto con numerose giovani donne dall'alta nobiltà (Louise d'Esparbès, Batilde d'Orléans, Luisa di Condé, etc.) che erano state inviate qui dalle loro famiglie.

Quando ne uscirà, s'installerà presso il suocero, il marchese de La Ferté-Beauharnais, a Fontainebleau, dove dove si pretese che seguisse le cacce del re Luigi XVI e i bei cavalieri che vi partecipavano: il conte di Crenay, il duca di Lorge o il cavaliere di Coigny. Nel 1788, ritornerà in Martinica per cercare di migliorare la sua situazione, che restava molto preoccupante[9]. Barras, esiliato a Bruxelles da Napoleone nel 1801, scrisse perfidamente nelle sue Memorie, che durante questo soggiorno, la giovane donna libera «...avrebbe avuto rapporti con degli uomini di colore» e sarebbe rimasta incinta di una figlia naturale, e queste voci diedero ad Alessandro di Beauharnais il motivo per la sua rottura con Giuseppina[10]. La Rivoluzione, che scoppiò nel 1789 e che toccò l'isola a partire dal 1790, la convinse a ritornare in Francia e a Parigi alla fine del 1790, dove suo marito era attualmente occupato nel ruolo molto pericoloso di presidente dell'Assemblea costituente.

Comunque, la coppia mise al mondo due figli:

La Rivoluzione[modifica | modifica wikitesto]

Suo marito venne eletto deputato negli Stati generali del 1789 ed infine presidente dell'Assemblea costituente, il 18 giugno 1791, durante la fuga a Varennes, dove ebbe un ruolo di primo piano. In settembre, la Costituente si sciolse e Alessandro dovette riorganizzare i ranghi dell'armata del Reno dove non manifestò grandi capacità. Dopo la caduta di Magonza, nel luglio 1793, caduta che gli fu attribuita, riguadagnò il suo feudo della Ferté-Aurain prima di essere arrestato nel marzo 1794 su ordine del Comitato di sicurezza generale e imprigionato alla prigione dei Carmelitani. Venne ghigliottinato il 23 luglio 1794 poco prima della caduta di Robespierre; una leggenda vuole che, di fronte al secondino che annunciava la lista dei condannati che dovevano essere inviati al patibolo, e che disse il nome di Beauharnais, si sacrificò e disse a sua moglie: «Permettete, Signora, per una volta passo per primo». Fu quasi per miracolo che sua moglie evitasse la ghigliottina, anche se si era (molto ingenuamente) esposta per salvare dei realisti e aveva lasciato suo figlio Eugenio come apprendista da un falegname, per mascherare la sua origine sociale. Imprigionata anche lei nella prigione dei Carmelitani[11] il 21 aprile, Giuseppina ne uscì il 6 agosto 1794[12], forse grazie all'intervento di Teresa Cabarrus, marchesa di Fontenay e per il momento sposa di Tallien o grazie a quello del copista del Comitato di Sicurezza generale, Charles la Bussière, che, innamorato di lei, fece sparire l'atto d'accusa[13].

Alla sua uscita dalla prigione, la sua bellezza e le sue amicizie le aprirono le porte dei salotti alla moda. Malgrado la sua povertà, la cittadina Beauharnais si arrangiò sempre per essere ben vestita, contrattando debiti che lei regolava probabilmente con il suo charme. Alla fine del mese, si arrangiò per recuperare i beni di Alessandro grazie a Barras. Nell'estate 1795, alloggiò in un piccolo hotel particolare, in rue de la Victoire, a Parigi, che le permetterà di vivere meglio.

Ritratto di Giuseppina i cui denti prematuramente cariati la incitano a produrre il suo famoso mezzo-sorriso[14]

Incontro e matrimonio con Napoleone[modifica | modifica wikitesto]

Grazie alla sua grande amicizia con Teresa Tallien, passò per essere una delle "regine" del Direttorio, e divenne l'amante di Barras, con cui era amorevole, ma che era già sposato. Era una donna mantenuta da numerosi amanti. Ma Barras la lasciò e cercando di liberarsene le presentò, nel suo hotel, dopo una cena il 15 ottobre 1795, un ufficiale disponibile, Napoleone Bonaparte, che stava apportando una certa stabilità finanziaria e aveva una posizione ragionevole in quel mondo[15]. La vedova Beauharnais accettò questo matrimonio senza amore da parte sua, ma convinta delle capacità del suo sposo a ritagliarsi un posto nella sfera più alta del potere. Lui, molto innamorato, geloso e possessivo, trasformò il secondo nome della sua promessa, Josèphe, in Giuseppina per il semplice fatto di non dover pronunciare un nome già sussurrato da troppi amanti[16].

Giuseppina sposò civilmente Napoleone Bonaparte il 9 marzo 1796 a Parigi: lo sposo le donò per le nozze un anello nero smaltato con una piccola iscrizione: «Au destin»[17]. Lui aveva ventisette anni, lei ne aveva ufficialmente sei di più. I due sposi mentirono entrambi sulla propria età: Giuseppina si tolse quattro anni e Napoleone s'invecchiò di due[18]. Due giorni dopo Bonaparte, che era stato nominato da Barras generale in capo dell'Armata d'Italia, partì per raggiungere il suo esercito. Giuseppina, che restò a Parigi qualche mese, complottò trafficando sulle forniture dell'esercito, per sostenere le sue spese lussuose. L'armonia con i suoi suoceri non era delle più buone; la sorella preferita di Napoleone, Paolina, che aveva la stessa età di Ortensia, la chiamava «la vecchia». Ma soprattutto Napoleone non l'aveva ancora presentata a sua madre che, per il momento, abitava a Marsiglia, e dubitava che Giuseppina le potesse assicurare una discendenza e di poter fare di lei una buona padrona di casa[19].

Durante il Direttorio, a causa delle infedeltà croniche di Giuseppina (soprattutto con il capitano degli Ussari Hippolyte Charles, 1773-1837), la vita della coppia fu alquanto tempestosa. Per molti mesi Giuseppina rifiutò di lasciare Parigi per seguire Napoleone, che stava intraprendendo la prima campagna d'Italia. Lei decise di seguirlo il 27 giugno 1796, accompagnata da alcuni amici che desideravano fare degli affari in Italia, tra cui l'amante Hippolyte Charles[20].

Il 24 luglio 1796, di sera, Giuseppina, assistita da Louise Compoint, Hamelin e Monglas, lasciò Milano per presentarsi a Brescia dove doveva raggiungere Bonaparte come convenuto. Ma quest'ultimo, occupato dagli affari di guerra le chiese di raggiungerlo a Verona. Il 26 luglio 1796 Giuseppina entrò a Brescia. Ci restò due giorni poi partì per raggiungere Verona e soggiornare nella residenza che occupava Luigi XVIII.

Ma all'arrivo degli Austriaci nella città (29 luglio 1796), Bonaparte decise di rimandarla a Milano passando da Peschiera. Il generale Guglielmo, comandante di Peschiera, non poteva garantire la sicurezza di Giuseppina, e le domandò di lasciare al più presto la città. Ma lei si rifiutò di partire, dato che non aveva ricevuto alcuna nuova istruzione di Bonaparte. Durante questa notte d'angoscia, il nemico si riappropriò della città e si distinsero i fuochi dei bivacchi austriaci. Giuseppina attendeva seduta sul letto, pronta a partire al primo messaggio. Bonaparte aveva appresso della presenza degli Austriaci davanti a Peschiera quella stessa notte. Junot fu inviato immediatamente da Giuseppina come messaggero di Bonaparte.

Il giorno dopo (30 luglio 1796) Junot, alla testa di un distaccamento di Dragoni, le porto la lettera di Bonaparte, ingiungendo a Giuseppina di partire immediatamente per Castelnuovo.

La sola porta di Peschiera ancora aperta portava alla strada litoranea del lago di Garda. Lungo il percorso, a qualche lega dalla città, il convoglio del generale sentì il fuoco del cannone austriaco. Fu allora che una palla di cannone colpì un dragone della scorta. Subito Junot, saltando da cavallo, fece scendere tutti gli occupanti della vettura e li invitò ad allontanarsi in un fosso parallela alla strada in modo che potessero riprendere la vettura e continuare il viaggio normalmente.

Poco lontano, oltre Desenzano, il nemico occupò Ponte San Marco. Fu a Castelnuovo, arrivando a tarda notte, che Giuseppina ritrovò Bonaparte, con grande sollievo.

Giudicando preferibile per la sua sicurezza lasciare la zona delle battaglie, la fece condurre in Toscana affidandola ad Hamelin. Sotto ordine del colonnello dei Dragoni Milhaud, il convoglio partì subito. Riuscì ad attraversare il Po e passò per Ferrara e Bologna, per arrivare a Lucca, dove il Senato della città le riservò un'accoglienza solenne. Rimase una decina di giorni in Toscana.

Dopo la battaglia di Castiglione (5 agosto 1796), Giuseppina venne scortata a Brescia da 30 ussari. Ma al suo arrivo, a notte fonda, apprese che Bonaparte l'attendeva a Cremona. Troppo stanca per il viaggio, ci restò per la notte.

Il giorno seguente, raggiunse Bonaparte a Cremona, da cui insieme ritornarono a Milano.

Giuseppina racconterà la sua disavventura a Giuseppe:

(FR)

« Je suis fatiguée, malade de chagrin... J'ai été poursuivie par des houlans, on m'a fait passer dans les ruines de Mantoue, les boulets pleuvaient sur la tête... A cinq pas de moi, un dragon qui m'escortait a eu son cheval tué sous lui et un autre a été blessé. Jugez, mon cher Joseph, des dangers que j'ai courus »

(IT)

« Sono stanca, malata di dolore... Sono stata inseguita da ulani, sono passata attraverso le rovine di Mantova, le pallottole piovevano sulle nostre teste... Di cinque passi da me, un dragone che mi scortava vide il suo cavallo ucciso sotto di lui e un altro è stato ferito. Giudicate, mio caro Giuseppe, i pericoli che ho corso. »

Al suo ritorno dalla campagna d'Egitto, Bonaparte voleva divorziare, ma rinunciò per l'attaccamento ai due figli di Giuseppina[21].

Alla fine la situazione coniugale s'invertì: Napoleone non rifiutò di avere amanti nell'entourage di sua moglie, e Giuseppina, che non ignorava ciò, dovette subire la presenza delle rivali.

Imperatrice dei Francesi[modifica | modifica wikitesto]

Napoleone e Giuseppina furono incoronati imperatore e imperatrice dei Francesi nel 1804 nella cattedrale di Notre-Dame.

Quando apparve chiaro che per questioni anagrafiche Giuseppina non poteva dare un erede a Napoleone, l'imperatore decise di accogliere l'invito dei suoi consiglieri e avviare le pratiche per la dichiarazione di nullità del matrimonio, riconosciuta dall'ufficiale dell'arcidiocesi parigina l'11 gennaio 1810[22].

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la dichiarazione di nullità del matrimonio, Giuseppina visse gli ultimi anni della sua vita nel castello di Malmaison, vicino a Parigi. Rimase in buoni rapporti con Napoleone (che una volta le disse che la sola cosa che li accomunava erano i debiti).[senza fonte]

Nella sua dimora di campagna Giuseppina continuò la sua opera di restauro e di abbellimento sia dell'edificio che del parco. Insoddisfatta delle rose che a quel tempo erano disponibili, piccole e di fioritura breve, fece piantare nei giardini della tenuta oltre duecento varietà di rose provenienti dalla Persia. Da queste rose venne in seguito isolata prima la Rosa tea e, successivamente, la Ibrida perenne, dai fiori doppi e rifiorenti e dalla quale discendono molte delle rose che attualmente sono in commercio[23].

Alla sua morte, avvenuta nel 1814, fu seppellita non lontano da Malmaison, nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Rueil. Accanto a lei fu in seguito sepolta la figlia Ortensia.

Giuseppina fece parte della Massoneria come membro di una loggia di adozione[24].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Dama Nobile dell'Ordine della regina Maria Luisa - nastrino per uniforme ordinaria Dama Nobile dell'Ordine della regina Maria Luisa

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Da Alessandro di Beauharnais Giuseppina ebbe:

Nome Nascita Morte Note
Eugenio di Beauharnais 3 settembre 1781 21 febbraio 1824 Viceré del Regno Italico; sposò Augusta di Baviera (1788-1851). Sua figlia Giuseppina sposò il re Oscar I di Svezia.
Ortensia di Beauharnais 10 aprile 1783 5 ottobre 1837 Sposò Luigi Bonaparte (fratello di Napoleone) nel 1802, divenendo in seguito regina d'Olanda. Il figlio di Ortensia divenne imperatore dei francesi con il nome di Napoleone III.

Attraverso loro, Giuseppina è diretta antenata delle attuali case reali di Belgio, Svezia, Danimarca, Grecia, Norvegia, Lussemburgo, Liechtenstein, e Portogallo. Un'altra nipote, Amelia Augusta di Leuchtenberg, figlia di Eugenio, divenne imperatrice del Brasile.

Il figlio di Ortensia divenne Napoleone III, imperatore dei Francesi, mentre il figlio di Eugenio fu Maximilian de Beauharnais, III duca di Leuchtenberg, mentre sua figlia Joséphine sposò re Oscar I di Svezia, figlio della fidanzata di un tempo di Napoleone, Désirée Clary. Attraverso di lei, Giuseppina è diretta antenata dei monarchi del Belgio, di Danimarca, di Grecia, di Lussemburgo, della Norvegia, della Svezia e del Baden.

Un gran numero di gioielli oggi indossati dalle famiglie reali si dicono appartenuti a Giuseppina, anche se al momento l'unico documentato ed accertato è una parure di smeraldi e diamanti appartenente alla famiglia reale norvegese.[25][26]

Un'altra delle figlie di Eugenio, Amélie de Beauharnais von Leuchtenberg, sposò l'imperatore Pietro I del Brasile (già Pietro IV del Portogallo) a Rio de Janeiro, e divenne imperatrice del Brasile.

La giornalista del Time Nathalie Alexandria Kotchoubey de Beauharnais, era una diretta discendente di Giuseppina attraverso suo figlio Eugenio ed il nipote Maximilian de Beauharnais, III duca di Leuchtenberg.[27]

Patrona delle rose[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1799, mentre Napoleone si trovava in Egitto, Giuseppina acquistò il castello di Malmaison.[28] Ella diede ordine di rifare il parco in stile inglese, chiamando appositamente paesaggisti e orticultori dall'Inghilterra. Tra questi vi era Thomas Blaikie, esperto orticultore scozzese, oltre ad Alexander Howatson, al botanico Ventenat, ed al francese Andre Dupont. Fu quest'ultimo nello specifico a suggerire a Giuseppina d'istituire un giardino delle rose, al punto che ella si appassionò alle specie più rare e provenienti da tutto il mondo.

Napoleone, venuto a conoscenza di questa passione, incrementò il giardino facendo portare in Francia appositamente diverse piante dai luoghi ove si trovò a guerreggiare. Pierre-Joseph Redouté venne incaricato di ripiantare i fiori nel giardino. Les Roses fu la prima pubblicazione realizzata negli anni 1817–20 sul giardino delle rose della Malmaison, con 168 tavole illustrate delle specie presenti al castello. La passione di Giuseppina per le rose vinse anche il blocco commerciale imposto da Napoleone nei confronti dell'Inghilterra al punto che alcune specie provenienti dalla Cina poterono essere acquistate proprio grazie a permessi speciali di commercio.[29] Sir Joseph Banks, direttore dei giardini botanici reali di Kew, collaborò al progetto. Le rose non vennero catalogate nella realizzazione del giardino, ma si ha ragione di credere che alla morte di Giuseppina nel 1814 vi fossero 197 specie diverse di rose, secondo i calcoli di Jules Gravereaux del Roseraie de l'Haye.

Il giardino è importante anche perché Andre Dupont vi iniziò i primi esperimenti di impollinazione artificiale sulle rose, creando nuove varietà ancora oggi apprezzate.[28] Dupont, mentre era al servizio di Giuseppina, creò 25 nuove tipologie, ma i suoi collaboratori ne crearono altre 1000 nel giardino istituito da Giuseppina nei 30 anni successivi alla sua morte.

Dopo la morte di Giuseppina la casa rimase vuota a lungo e ciò che rimaneva dello splendido giardino venne distrutto nel 1870 in una battaglia della guerra franco-prussiana. Nel 1844, in occasione del 30º anniversario della morte dell'ex imperatrice, venne creata per lei la Souvenir de la Malmaison. Petersburg.[30]

Giuseppina nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Sceneggiati televisivi[modifica | modifica wikitesto]

Musica[modifica | modifica wikitesto]

  • La cantante Tori Amos ha scritto una canzone intitolata Joséphine, basata sulla figura dell'Imperatrice, inclusa nell'album To Venus and Back.

Manga e Anime[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gérard Miège, La Svizzera dei Bonaparte: terra ambita, paese approvato, luogo di esilio., Editions Cabedita, 2007, p. 39.
  2. ^ (FR) Articolo su Maurizio de Tascher di Jean-Claude Colrat.
  3. ^ J. Trainé, Napoleone e il suo entourage, Pygmalion, 2001, p. 172.
  4. ^ Registro dei battestimi (1763) della parrocchia Notre-Dame de la Bonne-Délivrance aux Trois-Îlets, Archivi nazionali francesi d'Oltre-mare.
  5. ^ Jean-Claude Fauveau, Giuseppina l'Imperatrice Creola: Lo schiavismo nelle Antille e la tratta durante la Rivoluzione Francese., Éditions L'Harmattan, 2010, p. 69.
  6. ^ a b c Kate Williams, Giuseppina : Desiderio ed ambizione, Robert Laffont, ISBN 9782221187500.
  7. ^ Erick Noël, I Beauharnais. Una fortuna antillese, 1756-1796, Librairie Droz, 2003, p. 46.
  8. ^ Jean-Claude Fauveau, Giuseppina, l'imperatrice creola : gli schiavi delle Antille e il trattato durante la Rivoluzione Francese, Harmattan, 2010, p. 153.
  9. ^ A. Dion, Giuseppina, donna ed imperatrice, Dossier dell'arte n° 216, marzo 2014, 14-27
  10. ^ Jacques Janssens, Giuseppina di Beauharnais e il suo tempo, Berger-Levrault, 1963, p. 216.
  11. ^ Érick Noël, I Beauharnais - Una fortuna antillese, 1756-1796, Ginevra, Droz, 2003, p. 359
  12. ^ Frédéric Masson, Giuseppina di Beauharnais, 1763-1796, Paris, Albin Michel, 1925, p. 226
  13. ^ Gilbert Schlogel, Emilia di Lavalette (di Beauharnais) - Una leggenda ferita, fayard, 2000, pp. 352.
  14. ^ Jacques Janssens, Giuseppina di Beauharnais e i suoi tempi, Berger-Levrault, 1963, p. 200.
  15. ^ Jacques-Olivier Boudon, Napoleone I e i suoi tempi, Vuibert, 2004, p. 20.
  16. ^ Edouard Driault, L'imperatrice Giuseppina, A. Morancé, 1930, p. 60.
  17. ^ Augustin Cabanès, L'ufficio segreto della Storia, Albin Michel, 1913, p. 252.
  18. ^ Louis Virlogeux, Si Gannat m'était conté : Profils et silhouettes, Éditions Créer, 2005, p. 54.
  19. ^ (EN) Flora Fraser, Venus of Empire : The Life of Pauline Bonaparte, Bloomsbury Publishing, 2012, p. 127.
  20. ^ Giuseppina (imperatrice dei Francesi), Napoleone & Giuseppina : corrispondenza, lettere anonime, Editions L'Harmattan, 2012, pp. 47-48.
  21. ^ Jean-Charles Volkmann, La genealogia dei Bonaparte, Éditions Jean-Paul Gisserot, 2001, p. 8.
  22. ^ A. Battaglia, Napoleone e Josephine, mai sposi, in G. Motta (a cura di), L'imperatore dei francesi e l'Europa napoleonica, Nuova Cultura, Roma, 2014, p. 54
  23. ^ Christine Sutherland. L'amante di Napoleone, Oscar Storia Mondadori, Cles (TN), 2002 ISBN 88-04-50093-X
  24. ^ Andrea Cuccia, Dieci Tavole Architettoniche sulla Massoneria, Rubbettino, Catanzaro, 2005, cap. 9 "Il movimento massonico femminile", p. 318: " Durante la rivoluzione, come tutti i gruppi massonici, le logge di adozione scomparvero per riapparire durante l'Impero. La moglie di Napoleone, Giuseppina, ricoprì le più alte cariche fra le sorelle adottate pur sempre in logge maschili."
  25. ^ Ella Kay, Tiara Timeline: The Norwegian Emerald Parure Tiara, su The Court Jeweller. URL consultato il 30 maggio 2015.
  26. ^ Empress Joséphine's Emerald Tiara, Order of Splendor.
  27. ^ (EN) Person Page 6746, in thePeerage.com, 22 settembre 2004. URL consultato il 14 aprile 2010.
  28. ^ a b Bechtel, Edwin de Turk. 1949, reprinted 2010. "Our Rose Varieties and their Malmaison Heritage". The OGR and Shrub Journal, The American Rose Society. 7(3)
  29. ^ (EN) Thomas, Graham Stuart (2004). The Graham Stuart Thomas Rose Book. London, England: Frances Lincoln Limited. ISBN 0-7112-2397-1.
  30. ^ (EN) DouglasBrenner and Stephen Scanniello, A Rose by Any Name, Chapel Hill, North Carolina: Algonquin Books, 2009

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Theo Aronson, Napoleone e Giuseppina. Una storia d'amore, Milano, Mursia, 1993, ISBN 88-425-1564-7.
  • Antonello Battaglia, Napoleone e Joséphine, mai sposi, in G. Motta (a cura di), L'imperatore dei francesi e l'Europa napoleonica, Nuova Cultura, Roma, 2014.
  • Giancarlo Buzzi, Giuseppina Bonaparte. La creola dell'imperatore, Milano, Rusconi, 1983. ISBN non esistente
  • André Castelot, La diplomazia del cinismo: la vita e l'opera di Talleyrand l'inventore della politica degli equilibri dalla Rivoluzione Francese alla Restaurazione, Milano, Rizzoli, 1982.ISBN non esistente
  • Carolly Erickson, L'imperatrice creola. Amori e destino di Giuseppina di Beauharnais, la prima moglie di Napoleone, Milano, Mondadori, 2003, ISBN 88-04-51270-9.
  • Antonia Fraser, Maria Antonietta. La solitudine di una regina, Milano, Mondadori, 2003, ISBN 88-04-50677-6.
  • Flora Fraser, Paolina Bonaparte. La Venere dell'impero, Milano, Mondadori, 2009, ISBN 978-88-04-59476-5.
  • Guido Gerosa, Napoleone, un rivoluzionario alla conquista di un impero, Milano, Mondadori, 1995, ISBN 88-04-33936-5.
  • Ernest John Knapton, Joséphine. Dalla Martinica al trono di Francia la donna che sposò Napoleone, Milano, Mondadori, 1992, ISBN 88-04-36201-4.
  • Antonio Spinosa, Napoleone. Il flagello d'Italia: le invasioni, i saccheggi, gli inganni, Mondadori, Milano, 2003, ISBN 88-04-51916-9.
  • Christine Sutherland. L'amante di Napoleone, Mondadori, Cles, 2002 ISBN 88-04-50093-X

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Predecessore Imperatrice consorte dei Francesi Successore Grandes Armes Impériales (1804-1815)2.svg
Maria Antonietta d'Austria
come Regina dei francesi
2 dicembre 1804 - 10 gennaio 1810 Maria Luisa d'Austria
Predecessore Regina consorte d'Italia Successore Coat of Arms of the Kingdom of Italy (1805-1814).svg
titolo inesistente 2 dicembre 1804 - 10 gennaio 1810 Maria Luisa d'Austria
Controllo di autorità VIAF: (EN22181438 · LCCN: (ENn50038062 · ISNI: (EN0000 0001 2123 6811 · GND: (DE118558420 · BNF: (FRcb12164162n (data) · ULAN: (EN500289647 · CERL: cnp01262759