Giuseppina di Beauharnais

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Giuseppina di Beauharnais
Baron François Gérard - Joséphine in coronation costume - Google Art Project.jpg
Giuseppina imperatrice dei francesi.
Ritratto di François Gérard (1808).
Imperatrice consorte dei Francesi
Stemma
In carica 2 dicembre 1804 – 10 gennaio 1810
Predecessore Maria Antonietta d'Austria come Regina di Francia e di Navarra
Successore Maria Luisa d'Austria
Regina consorte d'Italia
In carica 26 maggio 1805 –
10 gennaio 1810
Predecessore titolo inesistente
Successore Maria Luisa d'Austria
Nome completo Marie-Josèphe-Rose de Tascher de La Pagerie
Altri titoli Viscontessa di Beauharnais
Duchessa di Navarra
Nascita Les Trois-Îlets, Martinica, 23 giugno 1763
Morte Parigi, Francia, 29 maggio 1814
Luogo di sepoltura Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, Rueil-Malmaison
Casa reale Bonaparte
Padre Joseph-Gaspard de Tascher
Madre Rose-Claire des Vergers de Sanois
Consorte Alessandro di Beauharnais (1779-1794)
Napoleone Bonaparte (1796-1810)
Figli Eugenio
Ortensia
Religione Cattolicesimo

Maria Giuseppa Rosa di Tascher de la Pagerie, meglio nota come Giuseppina di Beauharnais (Les Trois-Îlets, 23 giugno 1763Parigi, 29 maggio 1814), è stata la prima moglie dell'imperatore Napoleone I dal 1796 al 1809. Come tale, fu imperatrice dei francesi dal 1804 al 1809 e regina d'Italia dal 1805 al 1809.

L'appellativo Giuseppina di Beauharnais è tuttavia errato. In effetti, si chiamava Marie Josèphe Rose. Fu Napoleone che le diede il nome di Giuseppina e i giornali ultrarealisti che annunciarono la morte di «madame vedova di Beauharnais ». Si può dunque parlare di Giuseppina Bonaparte, Rose de Tascher, Rose Tascher de La Pagerie o Rose de Beauharnais[1].

Soprannominata "la bella Creola", Giuseppina nacque in una grande proprietà della Martinica. Arrivò in Francia grazie al suo matrimonio con Alessandro di Beauharnais, che divenne una figura di rilievo nella Rivoluzione francese e che venne poi ucciso durante il Terrore. Frequentando i salotti parigini, incontrò il generale Bonaparte con cui si risposò. Questo secondo matrimonio le permise di diventare imperatrice, ma lei si scontrò spesso con la sua nuova famiglia e non riuscì a dare al marito un erede. Napoleone divorziò e lei si ritirò nel suo dominio della Malmaison. Malgrado il suo matrimonio sterile con Napoleone, Giuseppina lasciò dei discendenti grazie ai due figli avuti dal primo matrimonio. È rimasta nella storia per il suo interesse per la moda e la botanica.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Il museo de La Pagerie a Les Trois-Îlets, che si trova nell'antica cucina dei Tascher.

Maria Giuseppa Rosa nacque il 23 giugno 1763 a Les Trois-Îlets, vicino a Fort-Royal, figlia maggiore del cavaliere Giuseppe Gaspare Tascher signore de La Pagerie, e di Rosa Clara des Vergers de Sannois.[2] Alla famiglia si aggiungeranno Caterina Desiderata nel 1764 e Maria Francesca nel 1766.[3] Originaria di Marchenoir[4], la famiglia del padre era giunta in Martinica nel 1726 per fare fortuna, ma l'unico successo di Giuseppe Gaspare era stato quello di sposare una donna di un ceto sociale più alto e più ricca di lui, che gli aveva portato in dote una piantagione di canna da zucchero.[5]

Libertino e scialacquatore, Giuseppe Gaspare malgestì le proprietà avute e alla morte del nonno materno di Rosa, la famiglia non ricevette l'eredità che sperava, ma molti debiti. Quando la casa di famiglia fu distrutta da un uragano nel 1766, Giuseppe Gaspare non la fece ricostruire, preferendo ristrutturare come abitazione il piano superiore della raffinerie di zucchero della piantagione, dove si installò con la moglie e le figlie.[5]

L'origine esotica della futura imperatrice dei francesi avrebbe dato luogo in seguito allo scaturire di fantasie e congetture sulle sua infanzia martinicana. Al tempo soprannominata Yéyette, dal vezzeggiativo di Rosette, passava le sue giornate con Marion, l'amata nutrice mulatta, e si racconta giocasse spesso con i figli degli schiavi.[6] Certo fu che ripresasi da un lieve attacco di vaiolo, venne mandata a studiare nell'istituto religioso delle Dames de la Providence di Fort-Royal assieme la sorella Caterina Desiderata: non furono mandate in Francia a ricevere un'educazione adeguata a ragazze del loro rango, a causa delle ristrettezze economiche della famiglia. Non dotata di una mente brillante, Rosa ricevette dalle suore un'istruzione approssimativa in cultura umanista, catechismo, disegno, danza, musica e canto.[7][8]

Morta Caterina Desiderata per una febbre maligna, Rosa uscì dal collegio a quattordici anni per tornare alla placida vita a fianco della madre a Trois-Îlets. Già da giovane, Rosa acquistò carattere e abitudini corrispondenti all'immagine che i francesi si erano fatti dei creoli, di cui dicevano essere indolenti, capricciosi e molto sensuali.[9] Fu in questo periodo che la ragazza ricevette da un'indovina mulatta una predizione sul suo futuro: avrebbe avuto un matrimonio infelice da cui sarebbe rimasta vedova, ma in seguito avrebbe avuto una corona e un ruolo «più alto di quello di una regina».[10]

Nel frattempo Giuseppe Gaspare ricevette da Francesco di Beauharnais, amante di sua sorella Marie Euphémie Désirée, detta Edmée, la proposta di nozze fra Caterina Desiderata e suo figlio minore, il visconte Alessandro di Beauharnais. Mentre questa domanda stava raggiungendo la Martinica, la ragazza morì. Dopo varie sollecitazioni, la scelta ricadde su Rosa, che venne accompagnata in Francia dal padre, da una zia e da Eufemia, una serva mulatta, in un viaggio periglioso a bordo della Ile de France sbarcando a Brest il 12 ottobre 1779.[11] Il matrimonio fra la quindicenne Rosa e il diciottenne Alessandro venne celebrato il 13 dicembre 1779 a Noisy-le-Grand.[12]

Primo matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Il matrimonio non iniziò bene. Costantemente criticata dal marito che la riteneva troppo provinciale, ignorante e grossolana per essere presentata nell'alta società, Rosa visse i primi due anni di matrimonio in casa Beauharnais in centro a Parigi, frequentando il salotto letterario di Fanny di Beauharnais.[13] D'altra parte Alessandro, spesso lontano dal tetto coniugale per doveri militari, sfruttava ogni occasione per moltiplicare le sue relazioni amorose: «Invece di passare tempo a casa con una creatura con la quale non riesco a trovare nulla in comune, ho ripreso in larga misura la mi vita da scapolo» scrisse al suo vecchio precettore.[14]

Nonostante gli screzi sempre più frequenti a causa del carattere di entrambi, la coppia mise comunque al mondo due figli Eugenio, che nacque il 18 settembre 1781, seguito due anni dopo da Ortensia, nata il 10 aprile 1783. Nel settembre 1782, Alessandro partì per la Martinica senza avvisare la moglie, assieme all'amante Laura de Longpré, per cercare di ottenere la gloria sul campo di battaglia della rivoluzione americana: ma vi giunse quando ormai si stavano organizzando gli accordi per la pace.[15]

Il visconte Alessandro di Beauharnais, marito di Maria Rosa. Vanesio, saccente e libertino: su due anni e nove mesi di matrimonio avrebbe vissuto con la moglie solo dieci mesi.[16]

In Martinica, il visconte dette scandalo per il suo comportamento con madame de Longpré e altre signore del luogo, inimicandosi i parenti della moglie che lo avevano inizialmente ben accolto.[17] La nascita prematura di Ortensia permise a madame di Longpré di insinuare in Alessandro il dubbio che non fosse il padre della bambina. Il visconte interrogò quindi gli abitanti dell'isola sulla supposta lascivia adolescenziale della moglie. Non trovando conferme, pur di supportare la sua tesi, cercò di corrompere anche alcuni schiavi dei Tasher e in una violenta lettera di accusa a Rosa, le intimò di lasciare la loro casa di Parigi e entrare in convento.[18]

Il 27 novembre 1783, Rosa affidata la figlia ad una balia e portando Eugenio con sé, entrò nel convento di Penthemont, rifugio per aristocratiche in difficoltà. A contatto con numerose dame dell'ancien régime, in cui destò simpatia, Maria Rosa apprese usi e costumi da tenere in società, affinando le sue qualità mondane.[19] Due settimane dopo avviò le pratiche per la separazione dal marito. Il 5 marzo 1785 si arrivò alla separazione consensuale: Rosa avrebbe potuto vivere dove voleva, ottenendo la custodia Eugenio fino ai suoi cinque anni e quella di Ortensia, mentre Alessandro si sarebbe occupato del loro mantenimento finanziario.[20]

Quando uscì dal convento, Rosa andò ad abitare con il suocero e sua zia Edmée a Fontainebleau, dove la famiglia si era trasferita in seguito a ristrettezze economiche: le entrate che dovevano venire dalle piantagioni in Martinica, mal gestite dal conte Tasher, e da Alessandro, che scialcquava denaro, non erano elevate.[21] Nonostante ciò, a Fontainebleau, Rosa frequentò parecchi nobili e borghesi, dandosi alla vita di società: nacquero così vari pettegolezzi sulle sue presunte relazioni e persino su una sua gravidanza.[22]

Il 2 luglio 1788, Rosa partì da Le Havre per la Martinica assieme alla figlia e alla fedele mulatta Eufemia, dove giunsero l'11 agosto seguente. Festosamente accolta dalla famiglia, Rosa trovò la proprietà assediata dai creditori e il padre e la sorella Francesca ammalati - entrambi moriranno pochi anni dopo il suo rientro in Francia.[23] Rosa sarebbe rimasta in Martinica due anni: in questo periodo viaggiò per le isole, visitò parenti e amici, in particolare suo zio, il barone de Tasher, a Fort-Royal dove venivano organizzati ricevimenti e balli con gentiluomini provenienti dalla Francia, dai quali si fece mantenere, facendo nascere nuovi pettegolezzi.[24][25]

La Rivoluzione[modifica | modifica wikitesto]

Una seduta dell'Assemblea Costituente, di cui il marito fu presidente fino al suo scioglimento.
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Rivoluzione francese.

L'eco della rivoluzione scoppiata nel 1789 arrivò in Martinica nel 1790, facendo scoppiare varie rivolte capeggiate da schiavi, mulatti e bianchi senza privilegi che riuscirono a conquistare alcune piazzeforti. A fine estate 1790, rischiando la vita, Rosa decise di scappare in Francia con Ortensia, salendo sulla fregata militare Sensible, sbarcando nel vecchio continente nel novembre seguente.[26]

Nel frattempo, suo marito Alessandro era stato eletto deputato negli Stati generali del 1789 e, abbracciate le idee rivoluzionarie, aveva rinunciato ai privilegi feudali, venendo infine eletto presidente dell'Assemblea costituente, dove acquisì un ruolo di spicco. Fu lui a organizzare l'arresto e il ritorno a Parigi della famiglia reala fuggita e fermata a Varennes.[27]

Non dovendo occuparsi dei figli mandati in collegio a studiare, Rosa lasciò la casa di Fontainebleu e nell'ottobre 1791, si trasferì in un appartamento in affitto nel centro della capitale, per essere più vicina alla vita mondana dei salotti e dei teatri parigini.[28] Qui ebbe modo di conoscere varie persone di spicco dell'epoca, di diversa estrazione sociale e orientamento politico, anche filo-borbonico, cosa che le avrebbe creato non pochi problemi negli anni successivi.[29] In questo stesso periodo le furono attribuite numerose relazioni sentimental-sessuali.[30]

Nella primavera 1792 lo scoppio della guerra contro l'Austria e le sconfitte dell'esercito francese, portarono ad una violenta risposta antimonarchica: la famiglia reale fu arrestata (10 agosto 1792) e portata alla torre del Tempio, il mese dopo il popolo assaltò le prigioni compiendo vari massacri e infine il 21 settembre 1792, venne dichiarata la Repubblica. Il 21 gennaio 1793 re Luigi XVI fu ghigliottinato, seguito nove mesi dopo dalla regina Maria Antonietta. Era iniziato il regime del Terrore, con l'approvazione da parte della Convenzione Nazionale della "legge dei sospetti": secondo la quale ogni nobile era un possibile controrivoluzionario, che poteva essere arrestato e ghigliottinato.[31]

Prigione dei Carmelitani dove Maria Rosa e Alessandro vennero incarcerati nel 1794. Infestate di parassiti e sovraffolate, le celle erano ancora sporche del sangue dei massacri di settembre.[32]

In questo clima sempre più teso, Rosa cercò di salvaguardare se stessa e i figli, cercando inizialmente di farli emigrare assieme ad amici, ma il piano fu bloccato dal marito.[33] Tentò dunque di adattarsi il più possibile al nuovo clima repubblicano: mandò i figli a imparare un mestiere[34], abbandonò il titolo nobiliare e si definì nelle lettere alle autorità una fervente sanculotta, firmandosi "cittadina Beaurhanias".[31] Trasferitasi a Croissy per cercare di rimanere nell'anonimato, ottenne dalla municipalità locale il certificato di cittadinanza il 26 ottobre 1793.[35]

Nel frattempo, dopo lo scioglimento dell'Assemblea Costituente nel settembre 1791, suo marito Alessandro aveva ottenuto il comando dell'armata del Reno, ma non manifestò grandi capacità militari. Nel luglio 1793, a seguito della caduta di Magonza in mano nemica, dette le dimissioni. Nonostante i suoi accesi discorsi filorepubblicani, fu accusato di essere un cospiratore e nel marzo 1794 fu incarcerato nella prigione dei Carmelitani.[36] Il 21 aprile seguente, venne raggiunto da Rosa, denunciata da una lettera anonima.[37]

In carcere, Rosa non dette prova di coraggio e, secondo i ricordi di alcuni testimoni, pianse molto spesso per la disperazione.[38] L'unica fonte di gioia erano le visite dei figli, che cercarono di rivolgersi alle autorità per salvarla.[38] Anni dopo, fu riferito che avesse instaurato una relazione amorosa con il generale Lazare Hoche, mentre il marito si intratteneva con un'altra prigioniera, Delphine de Custine.[39]

Con l'approvazione della legge del 22 pratile, che consentiva la condanna a morte dei "nemici del popolo" anche senza processo, furono giustiziate 1.366 persone, fra cui anche Alessandro di Beauharnais (23 luglio 1794). Quando Rosa apprese la notizia, leggendola su un giornale, svenne.[40] Quattro giorni dopo, Jean-Lambert Tallien guidò il colpo di stato del 9 termidoro, che portò alla caduta di Robespierre, giustiziato il giorno seguente assieme ad altri estremisti.

La morte di Robespierre pose fine al regime di Terrore e salvò Rosa dalla ghigliottina: pare anche che il dossier della donna fosse scomparso.[41] Sarebbe uscita di prigione dieci giorni dopo, il 6 agosto 1794. Alla notizia del colpo di stato, poco prima di andare a dormire, Rosa scherzò con le compagne di cella affermando: «Vedete, non sono stata ghigliottinata, e sarò incoronata regina di Francia».[42]

Incontro e matrimonio con Napoleone[modifica | modifica wikitesto]

Rimasta vedova del marito che era la sua principale fonte di rendita, uscita di prigione Rosa dovette far fronte alle precarie condizioni economiche in cui versavano lei e i suoi parenti. Mandò Eugenio dal generale Hoche, dove divenne ufficiale inferiore alla sussistenza, mentre per sé e Ortensia, riuscì a farsi prestare soldi, molti dei quali furono scialaquati in frivolezze.[43] Utilizzando il suo charme si creò amicizie influenti, che sfruttò per recuperare la casa parigina, molti dei beni del defunto marito e farsi ricompensare quelli perduti.[44]

In quel periodo conobbe, grazie a Tallien, Teresa Cabarrus che la introdusse nei salotti del governo e le presentò Paul Barras, uno dei capi del Direttorio, di cui divenne amante.[45] Anche se biasimata per essersi legata ad un uomo così malfamato, Rosa se ne servì per migliorare il proprio tenore di vita e quello dei figli: Eugenio venne mandato a studiare al Collège Irlandais, mentre Ortensia alla prestigiosa scuola fondata e diretta da madame Campan.[46] Nell'ottobre 1795, Rosa si trasferì al numero 6 di rue Chantreine.

Napoleone e Giuseppina Bonaparte (XIX secolo). Come dirà in seguito lo stesso Bonaparte, Giuseppina fu la prima donna a dargli «sicurezza».[47]

Negli stessi salotti del frequentati da Rosa e dalle Merveilleuses, abbigliate secondo la nuova moda neoclassica detta alla directoires, vi era ospite anche il giovane generale corso Napoleone Bonaparte. Rosa e Bonaparte si conobbero più approfonditamente grazie ad un favore che il generale concesse ad Eugenio e lei volle incontrarlo per ringraziarlo.[48]

Colpito, come dirà, dalla «eccezionale grazia e [dalle] maniere irresistibilmente amabili» della donna, i due iniziarono a frequentarsi e ben presto diventarono amanti.[49] In poco tempo Napoleone si innamorò visceralmente della donna e nelle sue lettere d'amore la denominò Joséphine, Giuseppina, sfruttando il secondo nome di battesimo.[50]

Appassionatamente innamorato di lei, Napoleone le propose di sposarlo, ma Giuseppina tergiversò. Come scrisse ad un'amica nel gennaio 1796, provava «uno stato d'indifferenza» per lui, era spaventata dalla «forza della passione» che le dimostrava, gli riconosceva una «voglia di dominare [e] uno sguardo scrutatore» che le mettevano soggezione, ma era affascinata dalla «assurda sicurezza» che dimostrava. Alla fine, convinta che Napoleone avrebbe potuto arrivare in alto, accettò di sposarlo.[51][52] Eugenio accolse abbastanza positivamente la notizia, avendo intenzione di fare carriera militare, mentre Ortensia pianse copiosamente, perché aveva in antipatia il generale.[53]

Il matrimonio civile avvenne la sera del 9 marzo 1796 a Parigi, nell'hotel Mondragon.[54] La cerimonia risultò molto particolare: venne officiata da un funzionario minore che mancava della competenza giuridica, entrambi gli sposi mentirono sull'età, dichiarando di avere ambedue ventotto anni, ed erano presenti solo Barras, Tallien, Gerome Calmelet, consigliere finanziario della sposa e Lemarois, aiutante in campo minorenne di Napoleone, ma nessun parente.[55] Lo sposo le donò per le nozze un anello con una piccola iscrizione: «Al destino».[56]

Nostra Signora delle Vittorie[modifica | modifica wikitesto]

Napoleone Bonaparte al tempo della Campagna d'Italia. «La sua figura era bella, molto espressiva, ma di un pallore notevole. Egli parlava con fuoco e pareva occuparsi solo di mia madre», lo descrisse Ortensia nelle sue Memorie.[57]

Due giorni dopo le nozze, Bonaparte, che era stato nominato dal Direttorio generale in capo dell'Armata d'Italia, partì per raggiungere il suo esercito, mentre Giuseppina rimase a Parigi poiché il Direttorio le aveva ritirato il passaporto.[58]

Durante la campagna d'Italia, Giuseppina ricevette moltissime lettere appassionate da parte del marito[59], che lei, incapace di rispondere con uguale ardore, commentava apertamente con la sua cerchia di amici: «L'amore che ispirava a un uomo straordinario come Bonaparte evidentemente la inorgogliva, anche se lei prendeva la cosa meno sul serio di lui», ricordò l'amico drammaturgo Antoine Arnault[60] «la sento ancora dire in quella sua peculiare cantilena creola: "È buffo... Bonaparte".»[61]

Sconfitto l'esercito del regno di Sardegna, gli austriaci ed entrato trionfalmente a Milano, Napoleone reclamò la moglie al suo fianco e il Direttorio diede il suo consenso. Nel frattempo, grazie alle gesta del marito, Giuseppina era divenuta una figura famosa per l'élite francese. Giuseppina aderì con disinvoltura a questo ruolo, mostrando quelle caratteristiche di affabilità e fascino che la resero molto popolare sia all'alta società che al popolo, che la nominò Notre-Dame-des-Victoires.[62][63]

Per molti mesi Giuseppina rifiutò di raggiungere il marito, accampando varie scuse, da malanni ad una presunta gravidanza.[64] Decise poi di seguirlo il 27 giugno 1796, accompagnata da alcuni amici che desideravano fare degli affari in Italia, tra cui l'amante Hippolyte Charles.[65]

Il 24 luglio 1796, di sera, Giuseppina, assistita da Louise Compoint, Hamelin e Monglas, lasciò Milano per presentarsi a Brescia dove doveva raggiungere Bonaparte come convenuto. Ma quest'ultimo, occupato dagli affari di guerra le chiese di raggiungerlo a Verona. Il 26 luglio 1796 Giuseppina entrò a Brescia. Ci restò due giorni poi partì per raggiungere Verona e soggiornare nella residenza che occupava Luigi XVIII.

All'arrivo degli Austriaci nella città (29 luglio 1796), Bonaparte decise di rimandarla a Milano, facendola passare da Peschiera. Il generale Guglielmo, comandante di Peschiera, non ne poteva garantire la sicurezza e le domandò di lasciare al più presto la città. Giuseppina si rifiutò di partire, dato che non aveva ricevuto alcuna nuova istruzione di Bonaparte. Durante questa notte d'angoscia, il nemico si riappropriò della città e si distinsero i fuochi dei bivacchi austriaci. Giuseppina attendeva seduta sul letto, pronta a partire al primo messaggio. Bonaparte aveva appreso della presenza degli Austriaci davanti a Peschiera quella stessa notte. Junot fu inviato immediatamente da Giuseppina come messaggero di Bonaparte.

Giuseppina Bonaparte, ritratta da Pierre-Paul Prud'hon.

Il giorno dopo (30 luglio 1796) Junot, alla testa di un distaccamento di Dragoni, le portò la lettera di Bonaparte, ingiungendo a Giuseppina di partire immediatamente per Castelnuovo.

La sola porta di Peschiera ancora aperta portava alla strada litoranea del lago di Garda. Lungo il percorso, a qualche lega dalla città, il convoglio del generale sentì il fuoco del cannone austriaco. Fu allora che una palla di cannone colpì un dragone della scorta. Subito Junot, saltando da cavallo, fece scendere tutti gli occupanti della vettura e li invitò ad allontanarsi in un fosso parallelo alla strada in modo che potessero riprendere la vettura e continuare il viaggio normalmente.

Poco lontano, oltre Desenzano, il nemico occupò Ponte San Marco. Fu a Castelnuovo, arrivando a tarda notte, che Giuseppina ritrovò Bonaparte, con grande sollievo.

Giudicando preferibile per la sua sicurezza che lasciasse la zona delle battaglie, Napoleone la fece condurre in Toscana, affidandola ad Hamelin. Sotto ordine del colonnello dei Dragoni Milhaud, il convoglio partì subito. Riuscì ad attraversare il Po e passò per Ferrara e Bologna, per arrivare a Lucca, dove il Senato della città le riservò un'accoglienza solenne. Rimase una decina di giorni in Toscana.

Dopo la battaglia di Castiglione (5 agosto 1796), Giuseppina venne scortata a Brescia da 30 ussari. Ma al suo arrivo, a notte fonda, apprese che Bonaparte l'attendeva a Cremona. Troppo stanca per il viaggio, restò a Brescia per la notte.

Il giorno seguente, raggiunse Bonaparte a Cremona, da cui insieme ritornarono a Milano.

Giuseppina racconterà la sua disavventura a Giuseppe:

(FR)

« Je suis fatiguée, malade de chagrin... J'ai été poursuivie par des houlans, on m'a fait passer dans les ruines de Mantoue, les boulets pleuvaient sur la tête... A cinq pas de moi, un dragon qui m'escortait a eu son cheval tué sous lui et un autre a été blessé. Jugez, mon cher Joseph, des dangers que j'ai courus »

(IT)

« Sono stanca, malata di dolore... Sono stata inseguita da ulani, sono passata attraverso le rovine di Mantova, le pallottole piovevano sulle nostre teste... A cinque passi da me, un dragone che mi scortava vide il suo cavallo ucciso sotto di lui e un altro è stato ferito. Giudicate, mio caro Giuseppe, i pericoli che ho corso. »

Ritorno in Francia[modifica | modifica wikitesto]

Al suo ritorno dalla campagna d'Egitto, Bonaparte parve deciso a divorziare, ma dovette rinunciare per l'attaccamento ai due figli di Giuseppina[66].

Alla fine la situazione coniugale s'invertì: Napoleone prese ad avere amanti nell'entourage di sua moglie, e Giuseppina, che non ignorava la cosa, dovette subire la presenza delle rivali.

Imperatrice dei Francesi[modifica | modifica wikitesto]

L'incoronazione dell'imperatrice Giuseppina nella cattedrale di Notre-Dame. Dipinto Jacques-Louis David, dettaglio (1807)

Napoleone e Giuseppina furono incoronati imperatore e imperatrice dei Francesi nel 1804 nella cattedrale di Notre-Dame.

Quando apparve chiaro che per questioni anagrafiche Giuseppina non poteva dare un erede a Napoleone, l'imperatore decise di accogliere l'invito dei suoi consiglieri e avviare le pratiche per la dichiarazione di nullità del matrimonio, riconosciuta dall'ufficiale dell'arcidiocesi parigina l'11 gennaio 1810[67].

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la dichiarazione di nullità del matrimonio, Giuseppina visse gli ultimi anni della sua vita nel castello di Malmaison, vicino a Parigi. Rimase in buoni rapporti con Napoleone (che una volta le disse che la sola cosa che li accomunava erano i debiti).[senza fonte]

Nella sua dimora di campagna Giuseppina continuò la sua opera di restauro e di abbellimento sia dell'edificio che del parco. Insoddisfatta delle rose che a quel tempo erano disponibili, piccole e di fioritura breve, fece piantare nei giardini della tenuta oltre duecento varietà di rose provenienti dalla Persia. Da queste rose venne in seguito isolata prima la Rosa tea e, successivamente, la Ibrida perenne, dai fiori doppi e rifiorenti e dalla quale discendono molte delle rose che attualmente sono in commercio[68].

Alla sua morte, avvenuta nel 1814, fu seppellita non lontano da Malmaison, nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Rueil. Accanto a lei fu in seguito sepolta la figlia Ortensia.

Giuseppina fece parte della Massoneria come membro di una loggia di adozione[69].

Aspetto e personalità[modifica | modifica wikitesto]

La ragazza che giunse in Francia nel 1779 per le prime nozze era molto diversa dalla donna che sarebbe divenuta imperatrice dei francesi. Le sue prime descrizioni, risalenti alle trattative per le nozze con Alessandro di Beauharnais, la raffigurano come una ragazza «ben modellatta per la sua età», dal carattere mite, la «voce dolce», una «vaga attitudine per la musica» e margini di miglioramento per il modo di cantare, di recitare e di danzare.[8][70] Trovandola troppo goffa e ignorante per essere presentata nei salotti d'élite il marito cercò inutilmente di istruirla attraverso i libri.

L'imperatrice Giuseppina ritratta da Pierre-Paul Prud'hon (1805).

Ebbero più successo le ospiti del convento di Penthemont, in cui Giuseppina visse durante la separazione dal marito. La ragazza fece sue, copiando e venendo istruita dalle dame, le regole del comportamento, dell'etichetta, del trucco e della moda.[71] A ventun anni divenne «una signora distinta ed elegante, dalle maniere perfette, dotata di grazie infinite», così la definì il padre del suo consulente legale, che la incontrò in convento durante le trattative per la separazione da Alessandro.[19]

« Senza essere propriamente bella, piaceva per il suo aspetto, la sua gaiezza e la sua bontà. Tesa a procurarsi i piaceri a cui le davano diritto la sua età e le sue attrattive, sfidava apertamente l'opinione più o meno lusinghiera che la gente aveva di lei. Essendo i suoi mezzi molto limitati e piacendole spendere, era spesso costretta ad attingere alla borsa dei suoi adoratori. »
(Descrizione di Giuseppina da parte del commandante in seconda del brigantino La Levrette, durante il soggiorno in Martinica del 1788.[25])

Secondo le descrizioni dell'epoca Giuseppina venne descritta come alta circa un metro e sessantotto[72], svelta, con i capelli setosi, lunghi, castani, occhi nocciola e una carnagione ambrata. Il naso era piccolo e dritto, e la bocca era ben formata; ma la teneva chiusa per la maggior parte del tempo per non rivelare i suoi denti difettosi.[73] Venne elogiata per la sua eleganza, lo stile e la bassa voce "argentata", splendidamente modulata.[73]

Patrona delle rose[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1799, mentre Napoleone si trovava in Egitto, Giuseppina acquistò il castello di Malmaison.[74] Ella diede ordine di rifare il parco in stile inglese, chiamando appositamente paesaggisti e orticultori dall'Inghilterra. Tra questi vi era Thomas Blaikie, esperto orticultore scozzese, oltre ad Alexander Howatson, al botanico Ventenat, e al francese Andre Dupont. Fu quest'ultimo a suggerire a Giuseppina di creare un giardino delle rose, al punto che ella si appassionò alle specie più rare e provenienti da tutto il mondo.

Napoleone, venuto a conoscenza di questa passione, incrementò il giardino facendo portare in Francia appositamente diverse piante dai luoghi ove si trovò a guerreggiare. Pierre-Joseph Redouté venne incaricato di ripiantare i fiori nel giardino. Les Roses fu la prima pubblicazione realizzata negli anni 1817–20 sul giardino delle rose della Malmaison, con 168 tavole illustrate delle specie presenti al castello. La passione di Giuseppina per le rose vinse anche il blocco commerciale imposto da Napoleone nei confronti dell'Inghilterra, al punto che alcune specie provenienti dalla Cina poterono essere acquistate proprio grazie a permessi speciali di commercio.[75] Sir Joseph Banks, direttore dei giardini botanici reali di Kew, collaborò al progetto. Le rose non vennero catalogate nella realizzazione del giardino, ma si ha ragione di credere che alla morte di Giuseppina nel 1814 vi fossero 197 specie diverse di rose, secondo i calcoli di Jules Gravereaux del Roseraie de l'Haye.

Il giardino è importante anche perché Andre Dupont vi iniziò i primi esperimenti di impollinazione artificiale sulle rose, creando nuove varietà ancora oggi apprezzate.[74] Dupont, mentre era al servizio di Giuseppina, creò 25 nuove tipologie, ma i suoi collaboratori ne crearono altre 1000 nello stesso giardino, nei 30 anni successivi alla sua morte.

Dopo la morte di Giuseppina la casa rimase vuota a lungo e ciò che rimaneva dello splendido giardino venne distrutto nel 1870 in una battaglia della guerra franco-prussiana. Nel 1844, in occasione del 30º anniversario della morte dell'ex imperatrice, venne creata per lei la Souvenir de la Malmaison. Petersburg.[76]

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Da Alessandro di Beauharnais Giuseppina ebbe:

Nome Nascita Morte Note
Eugenio di Beauharnais 3 settembre 1781 21 febbraio 1824 Viceré del Regno Italico; sposò Augusta di Baviera (1788-1851). Sua figlia Giuseppina sposò il re Oscar I di Svezia.
Ortensia di Beauharnais 10 aprile 1783 5 ottobre 1837 Sposò Luigi Bonaparte (fratello di Napoleone) nel 1802, divenendo in seguito regina d'Olanda. Il figlio di Ortensia divenne imperatore dei francesi con il nome di Napoleone III.

Il figlio di Ortensia divenne Napoleone III, imperatore dei Francesi, mentre il figlio di Eugenio fu Maximilian de Beauharnais, III duca di Leuchtenberg, e la figlia di Eugenio, Joséphine, sposò re Oscar I di Svezia, figlio della fidanzata di un tempo di Napoleone, Désirée Clary. Attraverso di lei, Giuseppina è diretta antenata dei monarchi del Belgio, di Danimarca, di Grecia, di Lussemburgo, della Norvegia, della Svezia e del Baden. Un'altra delle figlie di Eugenio, Amélie, sposò l'imperatore Pietro I del Brasile (già Pietro IV del Portogallo) a Rio de Janeiro, e divenne imperatrice del Brasile.

La giornalista del Time Nathalie Alexandria Kotchoubey de Beauharnais, era una diretta discendente di Giuseppina attraverso suo figlio Eugenio ed il nipote Maximilian de Beauharnais, III duca di Leuchtenberg.[77]

Un gran numero di gioielli oggi indossati dalle famiglie reali si dicono appartenuti a Giuseppina, anche se al momento l'unico documentato ed accertato è una parure di smeraldi e diamanti appartenente alla famiglia reale norvegese.[78][79]

Giuseppina nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Sceneggiati televisivi[modifica | modifica wikitesto]

Musica[modifica | modifica wikitesto]

  • La cantante Tori Amos ha scritto una canzone intitolata Joséphine, basata sulla figura dell'Imperatrice, inclusa nell'album To Venus and Back.

Manga e anime[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Dama Nobile dell'Ordine della regina Maria Luisa - nastrino per uniforme ordinaria Dama Nobile dell'Ordine della regina Maria Luisa

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gérard Miège, La Svizzera dei Bonaparte: terra ambita, paese approvato, luogo di esilio., Editions Cabedita, 2007, p. 39.
  2. ^ Venne battezzata il 27 luglio 1763 nella chiesa di Notre-Dame-de-la-Bonne-Délivrance des Trois-Îlets. Ma Rose mentirà per tutta la vita sulla sua data di nascita e gli almanacchi imperiali indicano come data di nascita il 24 giugno 1768. Sua figlia, la regina Ortensia, sostenne per tutta la vita la menzogna della madre ( Jean-Claude Fauveau, Giuseppina l'Imperatrice Creola: Lo schiavismo nelle Antille e la tratta durante la Rivoluzione Francese., Éditions L'Harmattan, 2010, p. 69.) Secondo la tradizione francese, ricevette il nome di Maria dalla sua madrina Marie Françoise Boureau de la Chevalerie, sua nonna paterna, il nome Josèphe dal suo padrino Joseph des Vergers de Sannois, suo nonno materno e il terzo nome, Rose, che sarà il suo nome utilizzato fino all'unione con Napoleone Bonaparte, era uno dei nomi di sua madre (Registro dei battestimi (1763) della parrocchia Notre-Dame de la Bonne-Délivrance aux Trois-Îlets, Archivi nazionali francesi d'Oltre-mare.).
  3. ^ Knapton, 1992, p. 9
  4. ^ (FR) Articolo su Maurizio de Tascher di Jean-Claude Colrat
  5. ^ a b Aronson, 1993, p. 22
  6. ^ Buzzi, 1983, pp. 14-16
  7. ^ Buzzi, 1983, pp. 16-17
  8. ^ a b Aronson, 1993, p. 23
  9. ^ Knapton, 1992, p. 10
  10. ^ Ricordato più volte con gusto anche da Giuseppina una volta divenuta imperatrice, l'aneddoto apparve per la prima volta nel 1797 sul giornale monarchico «Le Thé» quando ancora metà della profezia doveva compiersi (Knapton, 1992, pp. 15-16).
  11. ^ Buzzi, 1983, pp. 19-22
  12. ^ Knapton, 1992, p. 30
  13. ^ Knapton, 1992, pp. 33-35
  14. ^ Aronson, 1993, p. 25
  15. ^ Buzzi, 1983, pp. 27-29
  16. ^ Buzzi, 1983, p. 26
  17. ^ Knapton, 1992, pp. 45-49
  18. ^ Buzzi, 1983, pp. 29-32
  19. ^ a b Aronson, 1993, p. 27
  20. ^ Alessandro nonostante gli sforzi non aveva trovato alcuna informazione che potesse sostenere la sua tesi, mentre Rosa, sostenuta dai Tasher e dagli stessi familiari di Alessandro poteva documentare i comportamenti inappropriati del marito che avevano fatto fallire il matrimonio (Knapton, 1992, pp. 55-59).
  21. ^ Buzzi, 1983, pp. 38-39
  22. ^ In questo periodo nacque una bambina, battezzata Marie-Adelaide, di cui Rosa e sua zia Edmée si presero cura, negoziandole matrimonio e dote. L'imperatrice venne accusata di esserne la madre, ma i discendenti di questa ragazza erano convinti che fosse frutto di una relazione tra Alessandro di Beauharnais e una donna sposata, che si era vista costretta ad abbandonarla (Aronson, 1993, p. 28).
  23. ^ Buzzi, 1983, pp. 40-41
  24. ^ Rosa sarà accusata di essere la madre di una bambina chiamata Marie-Joséphine Benaguette, detta Fifine, della quale sia Rosa che sua madre si occuparono assiduamente: la futura prima imperatrice dei francesi le avrebbe donato una dote di 60.000 franchi al momento delle nozze nel 1808. Quasi cinquant'anni dopo, un discendente di Fifine avrebbe scritto a Napoleone III per chiedergli una pensione, asserendo di essere un nipote della prima moglie di Napoleone. Questa diceria venne smentita nel 1909, quando il biografo R. Pichevin pubblicò il certificato di matrimonio di Marie-Joséphine Benaguette, rivelando che era nata il 17 marzo 1786, prima del ritorno di Maria Rosa in Martinica, e che sua madre era Marie-Louise Benaguette, residente a Rivière Salée, poco distante la piantagione dei Tasher de la Pagerie (Knapton, 1992, pp. 65-66)
  25. ^ a b Buzzi, 1983, pp. 41-42
  26. ^ Mentre le due attraversavano di corsa la piazza principale di Fort-Royal, in piena rivolta, una palla di cannone sparata dai ribelli, cadde proprio davanti a loro (Knapton, 1992, p. 67).
  27. ^ Aronson, 1993, p. 35
  28. ^ Buzzi, 1983, p. 49
  29. ^ Costituzionalisti come La Fayette, Antoine Barnave, Jean Joseph Mounier, ispiratore del giuramento della Pallacorda, e Isaac René Guy Le Chapelier, ma anche reazionari come il duca Mathieu de Montmorency-Laval e il barone Charles de Viel-Castel (Knapton, 1992, p. 75). Divenne inoltre intima amica della sorella di Robespierre, Charlotte e strinse una forte amicizia con il principe Federico III di Salm-Kyrburg e sua sorella Amalia Zefirina (Buzzi, 1983, p. 50).
  30. ^ Secondo la vox populi dell'epoca, Rosa avrebbe avuti come amanti Scipio de Rure, capitano della Sensible che l'aveva riportata in Francia, il cavaliere di Cresnay, il cavaliere di Coigny e il barone Charles de Viel-Castel, uno dei promotori della prima restaurazione borbonica (Knapton, 1992, p. 75).
  31. ^ a b Aronson, 1993, p. 36
  32. ^ Knapton, 1992, pp. 82-83
  33. ^ Knapton, 1992, p. 77
  34. ^ Eugenio fu mandato da un calzolaio e poi mandato al Collegio Nazionale, Ortensia da una sarta, che in realtà era anche la governante, fervente realista, della ragazzina (Buzzi, 1983, p. 51).
  35. ^ Knapton, 1992, p. 78
  36. ^ Aronson, 1993, p. 37
  37. ^ Knapton, 1992, pp. 81-82
  38. ^ a b Knapton, 1992, p. 83
  39. ^ Aronson, 1993, p. 39
  40. ^ Knapton, 1992, p. 87
  41. ^ Diceria vuole grazie ai buoni uffici di Charles la Bussière, un attore impiegato come copista nel Comitato di Sicurezza generale, che essendo suo ammiratore fece sparire l'atto d'accusa mangiandolo. I dossier di Rosa infatti non sono conservati negli archivi nazionali francesi. Charles la Bussière pare abbia fatto sparire nello stesso modo molti dossier di suoi favoriti. A conferma di questa strana storia pare che, una volta divenuta imperatrice nel 1803, Rosa versò a Charles la Bussière una busta con mille franchi, con un aggiunta una nota: «in grato ricordo» (Knapton, 1992, p. 89).
  42. ^ Aronson, 1993, p. 40
  43. ^ A prestarle i soldi per lungo tempo pensò l'agente europeo dei Tasher, il banchiere Jean Emmery. Nel frattempo Rosa tempestava la madre di lettere cercando di ottenere anche da lei, che viveva in povertà, altri soldi (Aronson, 1983, pp. 54-55).
  44. ^ Nel febbraio 1795 riuscì, grazie a Tallien, a far togliere i sigilli dal suo appartamento parigino e venne nominata tutrice dei figli. Il giugno seguente scrisse al Comitato di salute pubblica per richiedere due cavalli e una carrozza, per compensare quelle lasciate da Alessandro durante la guerra. L'anno seguente richiese la mobilia, libri e argenteria del marito. Le fu tutto concesso. Non riuscì però a riavere il risarcimento per lo zucchero e il caffè distrutti dagli schiavi di Santo Domingo durante la rivoluzione (Knapton, 1992, pp. 96-97).
  45. ^ Knapton, 1992, pp. 101-102
  46. ^ Aronson, 1983, pp. 57-58
  47. ^ Aronson, 1983, p. 61
  48. ^ Durante la requisizione di armi a Parigi, per recuperare una spada donatagli dal padre, Eugenio supplicò il generale di riaverla, che commosso dall'affetto filiale gliela restituì (Gerosa, 1995, pp. 75-76).
  49. ^ Aronson, 1983, pp. 61-63
  50. ^ Buzzi, 1983, p. 117
  51. ^ Aronson, 1983, p. 67
  52. ^ Buzzi, 1983, pp. 120-122
  53. ^ Buzzi, 1983, p. 122
  54. ^ Il giorno prima, la coppia aveva firmato il contratto di matrimonio dal notaio della donna, che contrario alle nozze, cercò di convincere Giuseppina a non sposare questo generale che le portava in dote «soltanto il suo mantello e la sua spada» (Aronson, 1983, p. 69).
  55. ^ Aronson, 1983, pp. 69-70
  56. ^ Gerosa, 1995, p. 84
  57. ^ Gerosa, 1995, p. 82
  58. ^ Knapton, 1992, p. 120
  59. ^ Tutta la corrispondenza che Naoleone scrisse a Giuseppina venne conservata da quest'ultima e ritrovate in un armandio da un servitore dopo la morte della proprietaria e rivendute. Dopo varie peripezie sono state pubblicate assieme ad altri documenti dell'epoca napoleonica (Knapton, 1992, p. 120).
  60. ^ Gerosa, 1995, p. 149
  61. ^ Aronson, 1983, p. 77
  62. ^ Gerosa, 1995, pp. 146-148
  63. ^ Anche la via in cui abitava venne ufficialmente chiamata "rue de la Victoires" (Aronson, 1983, p. 79).
  64. ^ Aronson, 1983, p. 80
  65. ^ Giuseppina (imperatrice dei Francesi), Napoleone & Giuseppina : corrispondenza, lettere anonime, Editions L'Harmattan, 2012, pp. 47-48.
  66. ^ Jean-Charles Volkmann, La genealogia dei Bonaparte, Éditions Jean-Paul Gisserot, 2001, p. 8.
  67. ^ A. Battaglia, Napoleone e Josephine, mai sposi, in G. Motta (a cura di), L'imperatore dei francesi e l'Europa napoleonica, Nuova Cultura, Roma, 2014, p. 54
  68. ^ Christine Sutherland. L'amante di Napoleone, Oscar Storia Mondadori, Cles (TN), 2002 ISBN 88-04-50093-X
  69. ^ Andrea Cuccia, Dieci Tavole Architettoniche sulla Massoneria, Rubbettino, Catanzaro, 2005, cap. 9 "Il movimento massonico femminile", p. 318: " Durante la rivoluzione, come tutti i gruppi massonici, le logge di adozione scomparvero per riapparire durante l'Impero. La moglie di Napoleone, Giuseppina, ricoprì le più alte cariche fra le sorelle adottate pur sempre in logge maschili."
  70. ^ Knapton, 1992, p. 23
  71. ^ Buzzi, 1983, p. 34
  72. ^ Fraser, 2009, p. 31
  73. ^ a b Buzzi, 1983, p. 35
  74. ^ a b Bechtel, Edwin de Turk. 1949, reprinted 2010. "Our Rose Varieties and their Malmaison Heritage". The OGR and Shrub Journal, The American Rose Society. 7(3)
  75. ^ (EN) Thomas, Graham Stuart (2004). The Graham Stuart Thomas Rose Book. London, England: Frances Lincoln Limited. ISBN 0-7112-2397-1.
  76. ^ (EN) DouglasBrenner and Stephen Scanniello, A Rose by Any Name, Chapel Hill, North Carolina: Algonquin Books, 2009
  77. ^ (EN) Person Page 6746, su thePeerage.com, 22 settembre 2004. URL consultato il 14 aprile 2010.
  78. ^ Ella Kay, Tiara Timeline: The Norwegian Emerald Parure Tiara, su The Court Jeweller. URL consultato il 30 maggio 2015.
  79. ^ Empress Joséphine's Emerald Tiara, Order of Splendor.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Theo Aronson, Napoleone e Giuseppina. Una storia d'amore, Milano, Mursia, 1993, ISBN 88-425-1564-7.
  • Antonello Battaglia, Napoleone e Joséphine, mai sposi, in G. Motta (a cura di), L'imperatore dei francesi e l'Europa napoleonica, Nuova Cultura, Roma, 2014.
  • Giancarlo Buzzi, Giuseppina Bonaparte. La creola dell'imperatore, Milano, Rusconi, 1983. ISBN non esistente
  • André Castelot, La diplomazia del cinismo: la vita e l'opera di Talleyrand l'inventore della politica degli equilibri dalla Rivoluzione Francese alla Restaurazione, Milano, Rizzoli, 1982.ISBN non esistente
  • Carolly Erickson, L'imperatrice creola. Amori e destino di Giuseppina di Beauharnais, la prima moglie di Napoleone, Milano, Mondadori, 2003, ISBN 88-04-51270-9.
  • Antonia Fraser, Maria Antonietta. La solitudine di una regina, Milano, Mondadori, 2003, ISBN 88-04-50677-6.
  • Flora Fraser, Paolina Bonaparte. La Venere dell'impero, Milano, Mondadori, 2009, ISBN 978-88-04-59476-5.
  • Guido Gerosa, Napoleone, un rivoluzionario alla conquista di un impero, Milano, Mondadori, 1995, ISBN 88-04-33936-5.
  • Ernest John Knapton, Joséphine. Dalla Martinica al trono di Francia la donna che sposò Napoleone, Milano, Mondadori, 1992, ISBN 88-04-36201-4.
  • Antonio Spinosa, Napoleone. Il flagello d'Italia: le invasioni, i saccheggi, gli inganni, Mondadori, Milano, 2003, ISBN 88-04-51916-9.
  • Christine Sutherland. L'amante di Napoleone, Mondadori, Cles, 2002 ISBN 88-04-50093-X

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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Maria Antonietta d'Austria
come Regina dei francesi
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