Fortezza Medicea (Siena)

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Fortezza Medicea di Siena
Forte di Santa Barbara
Mura di Siena
Siena, fortezza di santa barbara, bastione ovest, punta con mascherone 02.jpg
Il bastione rivolto a ovest (detto della Madonna)
Ubicazione
StatoSiena-Stemma.png Stato Nuovo di Siena (1563-1569)
Bandiera del granducato di Toscana (1562-1737 ).png Granducato di Toscana (1569-fine XVIII secolo)
Stato attualeItalia Italia
CittàSiena
Coordinate43°19′19.78″N 11°19′24.2″E / 43.322161°N 11.323389°E43.322161; 11.323389Coordinate: 43°19′19.78″N 11°19′24.2″E / 43.322161°N 11.323389°E43.322161; 11.323389
Informazioni generali
Costruzione1561-1563
CostruttoreBaldassarre Lanci
Materialepietra e mattoni
Condizione attualesmilitarizzato
Proprietario attualeComune di Siena
Visitabilesi
Informazioni militari
Funzione strategicapresidio della città di Siena
Termine funzione strategicafine XVIII secolo
http://www.comune.siena.it/main.asp?id=3868
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La Fortezza Medicea (nota anche come Forte di Santa Barbara[1]) di Siena è un forte eretto nella città toscana tra il 1561 e il 1563, su ordine del duca di Firenze Cosimo I de' Medici.

La fortezza sorge in prossimità del quartiere senese di San Prospero, a fianco dello Stadio Artemio Franchi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma di Cosimo I sul bastione di San Francesco, opera di Francesco Camilliani

Nel luogo ove sorge l'attuale Fortezza Medicea senese, si ergeva precedentemente un forte (chiamato "Cittadella") fatto ivi edificare dall'imperatore, nonché re di Spagna, Carlo V nel 1548, dopo che la città era stata assoggettata al governo iberico sotto il comando dell'ambasciatore Diego Hurtado de Mendoza[2].

Il 26 luglio 1552, tuttavia, i senesi insorsero contro gli spagnoli, scacciandoli dalla città e radendo al suolo la cittadella[2].

Circa tre anni dopo, il 21 aprile 1555, Siena, cinta d'assedio da oltre un anno dalle truppe spagnole e medicee, si arrese stremata ai nemici. Mentre la Repubblica senese, sostenuta dagli alleati francesi, continuava riparata in Montalcino, gli spagnoli presero nuovamente possesso della città. La Pace di Cateau-Cambrésis (2-3 aprile 1559) tra la Francia e gli Asburgo condusse la Repubblica di Siena, rimasta priva di alleati, alla resa definitiva e al suo assegnamento a Cosimo I.

Onde soffocare qualsiasi tentativo da parte dei senesi di riconquistare l'indipendenza, Cosimo I ordinò la costruzione dell'attuale Fortezza Medicea sul luogo ove precedentemente sorgeva la cittadella spagnola[2]. L'edificio fu progettato dall'architetto urbinate Baldassarre Lanci e i lavori ebbero inizio nel 1561[2]. Due anni dopo, nel 1563[3], la fortezza fu completata.

La Fortezza Medicea senese fu smilitarizzata solo sul finire del XVIII secolo, dal granduca Pietro Leopoldo[1]. Da quel momento, entrò a far parte dei luoghi della vita pubblica senese.

Nel 1937, a seguito di lavori di restauro, la fortezza fu trasformata in giardino pubblico, come è tutt'oggi[1][2]. Il forte senese ospita, altresì, un'enoteca, mostre, nonché manifestazioni di vario tipo, tra cui i concerti organizzati dall'associazione Siena Jazz, che ha nella fortezza la propria sede operativa[1][2].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La piazza d'armi vista dal moderno anfiteatro
Una delle terrazze tra i bastioni est e nord

Edificata in origine con una forma a "L", la Fortezza Medicea fu successivamente trasformata nella struttura a quadrilatero come oggi si presenta[1][2]. Su ogni angolo del forte, costruito in laterizi[2], si ergono quattro imponenti bastioni cuneiformi, denominati "San Filippo", "San Francesco", "San Domenico" e "La Madonna"[4]. Sui bastioni rivolti a nord, a est e ad ovest è affisso lo stemma mediceo in travertino, sovrastante una testa di leone[3]; sul bastione rivolto a sud, invece, è rimasta la sola testa di leone. Queste sculture sono attribuite al fiorentino Francesco Camilliani.

La fortezza presenta notevoli dimensioni: il quadrilatero interno è lungo circa 180 metri e largo 125, mentre gli spigoli più esterni dei bastioni descrivono un quadrilatero esterno di circa 200 metri di larghezza e 270 di lunghezza. L'intero perimetro esterno della fortezza misura circa 1.500 metri[5]

L'ingresso della Fortezza si trova sul lato di nord-est, in prossimità dei giardini della Lizza. All'interno, lungo la sommità delle mura, corrono ampi passaggi, muniti di alberi e panchine. Al centro, nella spianata, è stata realizzata una struttura a forma di anfiteatro, al fine di ospitare gli spettacoli estivi all'aperto.

Al suo esterno, la fortezza è affiancata a est dallo Stadio Franchi e a nord dai giardini della Lizza. Lungo il lato di sud-ovest, sorgono i giardini della fortezza. A fianco del lato di sud-est, rivolto verso il centro storico cittadino, è stata eretta una statua raffigurante santa Caterina da Siena.

Palio di Siena[modifica | modifica wikitesto]

Camminamenti lungo le mura della fortezza

Il 17 agosto 1874, la Fortezza ospitò un "Palio alla Romana"[6] (non riconosciuto ufficialmente) disputato da 9 Contrade e vinto dall'Oca[7].

Ai sensi del Bando di Violante Beatrice di Baviera (1730), la Fortezza rientra nel territorio della Contrada Sovrana dell'Istrice[8].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Forte di Santa Barbara o Fortezza Medicea, su Siena Online. URL consultato l'11 febbraio 2011.
  2. ^ a b c d e f g h Fortezza Medicea, su Comune di Siena. URL consultato l'11 febbraio 2011.
  3. ^ a b Fortezza Medicea, su Toscanissima. URL consultato l'11 febbraio 2011.
  4. ^ La Fortezza Medicea rinasce per l'estate 2019, su Siena Comunica. URL consultato il 16-08-2019.
  5. ^ Dimensioni ricavabili da Google Earth.
  6. ^ Il "Palio alla Romana" si correva tra 9 o 12 Contrade, suddivise inizialmente in tre batterie da tre (o da quattro). Le vincitrici disputavano la finale.
  7. ^ Palio del 17/08/1874, su Archivio del Palio di Siena. URL consultato l'11 febbraio 2011.
  8. ^ Istrice - Territorio, su Archivio del Palio di Siena. URL consultato l'11 febbraio 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Toscana. Guida d'Italia (Guida rossa), Touring Club Italiano, Milano 2003. ISBN 88-365-2767-1

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]