Stato Nuovo di Siena

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Ducato di Siena
Ducato di Siena - Stemma
Blaeu - Territorio di Siena et Ducato di Castro.jpg
Mappa di W.J. Blaeu (1640). In arancione è delineato il territorio di Siena.
Dati amministrativi
Nome completoDucato di Siena
Nome ufficialeDucato di Siena
Lingue parlateLatino
Italiano
CapitaleSiena
Altre capitaliFirenze
Dipendente daGranducato di Toscana
Politica
Forma di governoDucato
Nascita1559
CausaTrattato di Cateau-Cambrésis
Fine1766
Causariorganizzazione interna al Granducato
Territorio e popolazione
Bacino geograficoToscana meridionale
Economia
ValutaFiorino toscano
Lira toscana
Risorseagricoltura, viticoltura, allevamento
Religione e società
Religioni preminentiCattolicesimo
Religione di StatoCattolicesimo
Religioni minoritarieEbraismo
Evoluzione storica
Preceduto daBandera de Siena.png Repubblica di Siena riparata in Montalcino
Succeduto daBandiera del granducato di Toscana (1562-1737 ).png Granducato di Toscana
Ora parte diItalia Italia

«(Lo Stato di Siena) è mio et a me s’appartiene in tutto»

(Cosimo I de' Medici, signore di Firenze, in seguito alla firma del trattato di pace di Cateau-Cambrésis del 1559[1])

Lo Stato Nuovo di Siena (o Ducato di Siena) fu uno Stato autonomo del Granducato di Toscana, esistente dal 1559 fino alle riforme di Pietro Leopoldo del XVIII secolo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Al termine delle Guerre d'Italia del XVI secolo, quando l'Impero spagnolo ed il Regno di Francia si combatterono ininterrottamente per 65 anni su gran parte del suolo europeo, la vittoria degli spagnoli ed il Trattato di Cateau-Cambrésis sancirono il nuovo ordine continentale.

All'interno di questo ampio conflitto le ripercussioni si riverberarono anche sull'esito della Guerra di Siena. Già il 3 luglio 1557, pochi anni dopo la sconfitta nella Battaglia di Scannagallo (1553) ad opera della compagine imperiale di Carlo V e della resa per fame di Siena (1555), l'Imperatore concesse a Cosimo I de' Medici il feudo nobile rappresentato dalla città e dal suo territorio. Cateau-Cambrésis sancì poi ufficialmente nell'aprile del 1559, per decreto, l'estinzione della Repubblica di Siena che, nel frattempo, si era riparata in Montalcino ed il suo passaggio in blocco a Cosimo stesso, con l'unica esclusione dello Stato dei Presidi che rimase sotto il controllo della Corona spagnola e delegato al Viceré di Napoli per meglio controllare i protettorati italiani degli ispanici.[2]

Cosimo andò di conseguenza a controllare personalmente e direttamente due Stati: lo Stato “Vecchio” di Firenze e lo Stato “Nuovo” di Siena, separati nelle strutture politiche ed istituzionali, ma riuniti sotto la sua persona (unione personale). Questa situazione ambigua venne risolta il 27 agosto 1569, quando Cosimo ottenne da Papa Pio V il titolo di Granduca di Toscana, che andò quindi a confermare il potere di Cosimo sui due Ducati.

Lo Stato Nuovo di Siena ottenne quindi proprie magistrature e proprie istituzioni (Concistoro, Gonfalonieri dei Terzieri, Capitano del Popolo, Consiglio Generale, Biccherna, ecc.), sebbene fosse amministrato da un governatore generale-luogotenente di diretta nomina del sovrano che continuò a mantenere il titolo di Duca.[3]

La capitale fu Siena stessa, circondata dal suo contado suddiviso nelle Masse di Siena, e nei corrispondenti Terzi di Città, Porta Camollia e San Martino.[4] Dalla sede governativa senese dipendevano le attuali province di Siena e di Grosseto, con esclusione delle piccole porzioni di Follonica, Scarlino, Buriano (appartenenti al principato di Piombino), di Castiglione della Pescaia e Giglio dipendenti fino al 1766 dalla provincia pisana ed infine dello Stato dei Presidi, continuando ad amministrare le città di Chiusi, Grosseto, Massa Marittima, Sovana, Pienza, Montalcino. Ripartizone amministrativa verso la metà del XVIII secolo:

  • 1) Governatorato dello Stato e città di Siena e contado (Terzieri delle Masse)
  • capitanato della Fortezza di Santa Barbara
  • podesteria di Castelnuovo della Berardenga
  • capitanato di Casole Valdelsa e Montagnola senese
  • podesterie di Casole, Radicondoli e Belforte, Montieri, Chiusdino e Scalvaia (1749)
  • vicariato di Castiglioncello di Monteriggioni (1692)
  • podesterie di Monteriggioni, Sovicille
  • capitanato di Montalcino, divisione in terzieri
  • podesterie di Montalcino, Civitella e Sassofortino, Monteroni d'Arbia, ufficialati di Castiglione d'Orcia, di Rocca d'Orcia, di Campiglia d'Orcia
  • capitanato di Sinalunga (Asinalunga -1774)
  • podesterie di Sinalunga, Rapolano, ufficialato di Scrofiano
  • capitanato di Pienza
  • podesterie di Pienza, Asciano e Trequanda, Buonconvento
  • capitanato di Chiusi
  • podesterie di Chiusi, Chianciano, Cetona e Sarteano
  • capitanato di Radicofani
  • podesterie di Radicofani, Abbadia San Salvatore, Seggiano, ufficialatura di San Casciano de' Bagni
  • 2) Provincia marittima o Maremma senese:
  • commissariato di Grosseto
  • podesterie di Grosseto, Campagnatico e Monteorsaio, Roccastrada e Pari
  • capitanato di Arcidosso e della Montagna (1403)
  • podesterie di Arcidosso, Castel del Piano
  • capitanato di Scansano
  • podesterie di Scansano, Magliano (-1734), Manciano e Montemerano, Pereta, Montebuono, Montiano, Montorgiali, Semprognano
  • capitanato di Massa di Maremma
  • podesterie di Massa, Gavorrano e Monterotondo, Prata, Gerfalco (1423)
  • capitanato di Castiglione della Pescaia dal 1776
  • capitanato di Sovana e Sorano
  • capitanato di Pitigliano
  • capitanato di Castellottieri

[5]

L'amministrazione non subì modifiche sostanziali neanche con l'estinzione per mancanza di eredi della dinastia medicea ed il passaggio del Granducato di Toscana alla casata degli Asburgo-Lorena, fino alle grandi riforme di Leopoldo I, che applicando una politica più accentratrice di governo eliminò i due Ducati di Siena e Firenze e costituì una nuova suddivisione in province. Nel 1766 quindi lo Stato Nuovo di Siena venne dichiarato estinto ed al suo posto create due nuove entità amministrative: la Provincia di Siena superiore e la Provincia di Siena inferiore.[6]

Lista dei Governatori Generali dello Stato[modifica | modifica wikitesto]

  • card. Angiolo Niccolini, 1557-1567
  • conte Federigo Barbolani di Montauto, 1567-1582
  • mons. Lattanzio Lattanzi, 1582-1585, vescovo di Pistoia
  • cav. Giulio del Caccia, 1585-1590
  • conte Marzio Colloredo, 1590
  • marchese Tommaso Malaspina di Villafranca, 1591-1593
  • mons. Fabio della Cornia, 1593-1594
  • marchese Tommaso Malaspina di Villafranca, 1594-1603
  • Consulta: Scipione Nardi, auditore, Giovan Battista Marsili, fiscale, Giovan Paolo Rinuccini, depositario; 1603-1607
  • marchese Lorenzo salviati di Giuliano, 1607-1610
  • principe Carlo Gonzaga di Vescovato, 1610-1614
  • marchese Periteo Malvezzi di Castel Guelfo, 1614-1622
  • Consulta, 1622
  • marchese Fabrizio Colloredo di Santa Sofia, 1622-1627
  • principessa Caterina de' Medici, 1627-1629, duchessa di Mantova
  • principe Mattias de' Medici, 1629-1631
  • Consulta presieduta da Agostino Chigi, 1631
  • principe Leopoldo de' Medici, 1636-1641
  • principe Mattias de' Medici, 1641-1643
  • principe Leopoldo de' Medici, 1643-1644
  • principe Mattias de' Medici, 1644-1667
  • Consulta, 1667
  • Giovanni Federighi, 1668-1683, soprintendente generale
  • principe Francesco Maria de' Medici, 1683-1711
  • Consulta, 1711-1715
  • principessa Violante Beatrice di Baviera, 1716-1717
  • Consulta, 1717-1722
  • marchese Marcello Malaspina di Filattiera, 1722-1731
  • Consulta, 1731-1737
  • .........
  • cav. Francesco Siminetti, 1770

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ https://www.storiadifirenze.org/wp-content/uploads/kalins-pdf/singles/aprile-1555-guerra-e-conquista-di-siena-lo-stato-di-siena-e-mio-et-a-me-appartiene-in-tutto.pdf
  2. ^ Presidi, Stato dei nell'Enciclopedia Treccani
  3. ^ Mario Ascheri, Storia di Siena dalle origini ai giorni nostri, Edizioni Biblioteca dell'Immagine, 2013.
  4. ^ http://www.ilpostalista.it/palliniagg31.htm
  5. ^ AA. VV., La Toscana in età moderna (secoli XVI-XVIII: politica, istituzioni, società, Biblioteca Storica Toscana, 2005
  6. ^ L. Mascilli Migliorini, L’età delle riforme, Torino, Utet, 2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ettore Pellegrini, La caduta della Repubblica di Siena, NIE, 2007, ISBN 88-7145-248-8.
  • Giuseppe Caciagli, I feudi medicei, Pacini, 1980.
  • Mario Ascheri, Storia di Siena dalle origini ai giorni nostri, Edizioni Biblioteca dell'Immagine, 2013.
  • Mario Ascheri, Siena nella storia. Vol. 1, Silvana, 2000.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]