Legge Merlin

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Legge Merlin
Titolo estesoLegge 20 febbraio 1958, n. 75 "Abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui."
StatoIn vigore
Tipo leggeLegge ordinaria
LegislaturaII
ProponenteLina Merlin
SchieramentoDC, PCI, PSI, PRI
Date fondamentali
Promulgazione20 febbraio 1958
A firma diGiovanni Gronchi
Testo
Rimando al testoLEGGE 20 febbraio 1958, n. 75

La legge 20 febbraio 1958, n. 75[1] è una legge della Repubblica Italiana, nota come legge Merlin, dal nome della promotrice nonché prima firmataria della norma, la senatrice Lina Merlin. Essa abolì la regolamentazione della prostituzione, chiudendo le case di tolleranza e introducendo i reati di sfruttamento, induzione e favoreggiamento della prostituzione. La prostituzione in sé, volontaria e compiuta da donne e uomini maggiorenni e non sfruttati, restò però legale, in quanto considerata parte delle scelte individuali garantite dalla Costituzione, come parte della libertà personale inviolabile (articolo 13). La legge Merlin regola tuttora il fenomeno in Italia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La senatrice Lina Merlin, promotrice e prima firmataria della norma.

La legge italiana in vigore fino ad allora prevedeva che venissero eseguiti controlli sanitari periodici sulle prostitute, in realtà i controlli erano sporadici e soggetti a pressioni di ogni genere da parte dei tenutari, specialmente al fine di impedire di vedersi ritirata la licenza per la gestione dell'attività.

Questo provvedimento legislativo fu il principale dell'attività politica della parlamentare socialista, che intese seguire l'esempio dell'attivista francese ed ex prostituta Marthe Richard, sotto la cui spinta nel 1946 erano state chiuse le case di tolleranza in Francia, e riprende i principi della Convenzione per la repressione della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite con risoluzione 317 (IV) del 2 dicembre 1949, entrata in vigore il 25 luglio 1951 e resa esecutiva in Italia con legge 23 settembre 1966 n. 1173.[2] Una prima versione del suo disegno di legge in materia di abolizione delle case chiuse in Italia, Lina Merlin l'aveva presentata nell'agosto del 1948 (anno in cui pare che fossero attivi oltre settecento casini, con tremila donne registrate, che risulteranno ridotte a duemilacinquecento al momento dell'entrata in vigore della legge) su sollecitazione di un gruppo di donne dell'Alleanza femminile internazionale in visita al Parlamento italiano e su suggerimento di Umberto Terracini, che aveva fatto la tesi di laurea sulla prostituzione[3]. Il progetto divenne legge, dopo un lunghissimo iter parlamentare, il 20 febbraio 1958: veniva abolita la regolamentazione statale della prostituzione e si disponevano sanzioni nei confronti dello sfruttamento e del favoreggiamento della prostituzione.

Il suo primo atto parlamentare era stato quello di depositare un progetto di legge contro il sesso in compravendita e l'uso statale di riscuotere la tassa di esercizio. Un incentivo alla sua azione legislativa venne dall'adesione dell'Italia all'ONU. In virtù di questo evento, il governo dovette sottoscrivere diverse convenzioni internazionali tra cui la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo (del 1948) che, tra l'altro, faceva obbligo agli Stati firmatari di porre in atto la tratta degli esseri umani e l'aggiuntiva Convenzione sulla soppressione del traffico di persone e lo sfruttamento della prostituzione altrui (1949/1951).

Il Partito Socialista Italiano di allora intendeva, come deriva della ratifica di questi trattati, abolire le case di tolleranza gestite dallo Stato. Tuttavia, l'allora ministro degli Interni Mario Scelba aveva smesso di rilasciare licenze di polizia per l'apertura di nuove case già dal 1948. La proposta di legge presentata dalla Merlin fu l'unica al riguardo. La Merlin ribadì nel dibattito parlamentare come l'articolo 3 della Costituzione italiana sancisse l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, e l'articolo 32 annoverasse la salute come fondamentale diritto dell'individuo; veniva citato inoltre il secondo comma dell'articolo 41 che stabilisce come un'attività economica non possa essere svolta in modo da arrecare danno alla dignità umana.

Dibattito e schieramenti finali[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni dissidenti del PSI, come il medico Gaetano Pieraccini, pur essendo d'accordo nell'eliminare lo sfruttamento in sé, consideravano inestirpabile il fenomeno in sé, e volevano che comunque la prostituzione restasse regolamentata, anche senza il sistema delle case chiuse; affermavano che relegare nell'ombra il tutto poteva anche essere peggio e portare conseguenze disastrose per la salute pubblica, aumentando persino lo sfruttamento.[4] Pieraccini affermò che «per evitare la prostituzione, dovremmo essere costruiti come gli animali inferiori, ad esempio il corallo, che è asessuale e non ha il sistema nervoso»; sempre nel PSI, Eugenio Dugoni ebbe scontri verbali durissimi con la Merlin.[4]

Benedetto Croce (Partito Liberale Italiano) aveva detto che qualsiasi male ci fosse nelle case di tolleranza era comunque minore che nel caso fossero state abolite: «Eliminando le case chiuse non si distruggerebbe il male che rappresentano, ma si distruggerebbe il bene con il quale è contenuto, accerchiato e attenuato quel male».[5] Il PLI riteneva inoltre la legge Merlin un'indebita intrusione della Stato in decisioni morali e lavorative personali, ma secondo i fautori la legge non impediva l'esercizio della decisione di prostituirsi ma solo lo sfruttamento. Se alcuni consideravano le prostitute come criminali o asociali in cerca di facile guadagno, la Merlin puntava il dito contro i clienti dei bordelli, definiti "corrotti":

« Sviluppiamo la coscienza sessuale del cittadino: aprite ai giovani i campi sportivi per esercitare gli sport; moltiplicate gli Alberghi della Gioventù e spianate le vie dei monti e dei mari, anziché lasciare i giovani affollare i vicoli della suburra in attesa del loro turno dietro la porta del lupanare. Fate che non imparino dalla malizia del compagno più esperto come si genera la vita, ma fate che imparino dall’insegnamento scientifico quanto essa è bella e sacra nel fremito delle piante e degli animali, uomo compreso, che la rinnovano nell’amore! (...) La sfrenatezza della vita è un sintomo di decadenza. Il proletariato è una classe che deve progredire. Non gli occorre l’ebbrezza, né come stordimento né come stimolo. Dominio di sé, autodisciplina, non è schiavitù, nemmeno in amore! Signori, questo è l’insegnamento di Lenin ai giovani del suo Paese, e anche noi dovremmo accoglierlo perché esso non contraddice ai nostri credi! (...) I clienti sono spesso uomini corrotti, sposati e non scapoli soltanto. Sono altresì studenti, operai, soldati che vengono condotti per la prima volta nel lupanare per soddisfare una curiosità. Non resterebbero certamente casti senza la regolamentazione, ma neppure cederebbero ai primi stimoli della passione, quando ancora non hanno le ossa ben formate. Ma ciò avverrebbe più tardi, con un atto normale e sano.[6] »

Un altro senatore socialista, Gustavo Ghidini, parlò di incostituzionalità della proposta di legge in quanto contraria proprio all'articolo 32 della Carta fondamentale dello Stato, comma 1: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività», in quanto la legge avrebbe diffuso le malattie veneree senza controllo.[4] Entrambe le parti, interpretando ciascuno a sostegno delle proprie posizioni, si richiamarono come detto all'articolo 32 ma anche all'articolo 41:

« L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. »

(Articolo 41, comma 1-2, Costituzione della Repubblica Italiana)

Secondo la Merlin, la prostituzione anche volontaria era dannosa per la dignità della donna, mentre secondo i fautori del modello vigente e della legalità del meretricio, esso era un'attività economica privata che era perciò da lasciare libera, e, previa libera decisione della lavoratrice e svolta in condizioni di legalità e sicurezza, non pregiudicava la dignità e la libertà della donna (cosa peraltro sancita anche da pronunce giudiziarie dei decenni successivi che definirono la prostituzione non sfruttata come un lavoro "normale"[7]), le quali invece sarebbero state pregiudicate se la professione di prostituta fosse stata collocata nell'illegalità o fuori da ogni controllo, rendendo la prostituta soggetta alla criminalità.[4] Nella proposta Merlin la punizione dei clienti e delle prostitute singole invece non fu ritenuta idonea, anche perché mancava in Costituzione qualsiasi norma cogente (come previsto dall'articolo 54) contro il mero consumatore di un'attività non legale o contro il lavoratore in essa "sfruttato" e quindi vittima, e contro la libera professionista, figura rientrante nella sfera delle libere scelte personali e inviolabili dell'individuo (articolo 2 e 13).[8]

Tra i compagni di partito della Merlin, lo stesso Pietro Nenni era perplesso su molti aspetti della legge e l'onorevole Merlin, nel 1958, minacciò quindi di rendere pubblici i nomi di esponenti socialisti tenutari di bordello.[9] Tuttavia, nessuno di questi autorevoli oppositori poté votare la legge, a causa del lungo iter, ed essendo tutti deceduti prima del 1958, ad eccezione di Nenni e Ghidini (che però non era più deputato).

A detta della senatrice, le leggi che fino ad allora avevano regolamentato la prostituzione potevano e dovevano essere abolite, senza che a esse venisse sostituito alcun controllo o permesso di esercitarla in luogo pubblico. Occorsero circa dieci anni perché la sua proposta di legge percorresse l'intero iter legislativo. Nonostante avesse dalla propria parte una maggioranza di consensi, la legge incontrò ostacoli di diverso genere durante il dibattito nelle aule parlamentari, dovendo essere ripresentata allo scadere di ogni legislatura e ricominciare i dibattiti tanto in aula quanto in commissione.[4]

A favore della legge si schierarono infine socialisti, comunisti, repubblicani, democristiani e alcuni socialdemocratici, mentre contrari furono liberali, radicali, missini, monarchici, la maggioranza dei socialdemocratici e vari dissidenti di partiti favorevoli (diversi socialisti, molti dei quali lasciarono il PSI per aderire al PSDI, alcuni repubblicani, qualche comunista[10], ecc.).[4][11] Alla fine prevalse la posizione della Merlin e la legge fu votata dal Parlamento nel 1958.

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

La legge stabiliva, nel termine di sei mesi dall'entrata in vigore della stessa, la chiusura delle case di tolleranza, l'abolizione della regolamentazione della prostituzione in Italia e l'introduzione di una serie di reati intesi a contrastare lo sfruttamento della prostituzione altrui.

La legge, proibendo l'attività delle "case da prostituzione"[12] puniva sia lo sfruttamento sia il favoreggiamento della prostituzione, in particolar modo "chiunque in qualsiasi modo favorisca o sfrutti la prostituzione altrui".[13] La norma prescriveva anche la costituzione di un Corpo di polizia femminile, che da allora in poi si sarebbe occupata della prevenzione e della repressione dei reati contro il buon costume (sanzionati anche dalla stessa legge Merlin come "libertinaggio") e della lotta alla delinquenza minorile.[14]

I risvolti sociali[modifica | modifica wikitesto]

Alla mezzanotte del 19 settembre del 1958, come primo effetto della norma, vennero chiusi oltre cinquecentosessanta postriboli su tutto il territorio nazionale.[senza fonte] Molti di questi luoghi furono riconvertiti in enti di patronato per l'accoglienza e il ricovero delle ex-prostitute. La tenacia di Lina Merlin nel portare avanti, fin dal momento della sua elezione, la propria lotta al lenocinio (favoreggiamento) inteso come sfruttamento di prostitute (e, di fatto, quindi decretare l'illegalizzazione della prostituzione) portò all'approvazione dell'omonima e ampiamente discussa legge. L'avvenimento, che segnò una svolta nel costume e nella cultura dell'Italia moderna, venne visto da alcuni come una svolta positiva, da altri col timore di alcune conseguenze quali gravi epidemie di malattie veneree e il dilagare delle prostitute nelle strade delle città, cosa che in effetti avvenne.

Pur essendo l'argomento per sua natura scabroso, e perciò improponibile sui pudibondi mezzi di informazione dell'Italia degli anni cinquanta, nel Parlamento e nella società si creò una spaccatura trasversale tra coloro che sostenevano l'opinione della Merlin, tra cui molti esponenti di area cattolica, e molti altri che invece opposero un atteggiamento di rifiuto totale e categorico.

L'ostilità verso la Merlin dei tenutari di case di tolleranza, che si erano riuniti in un'associazione di categoria denominata APCA (Associazione Proprietari Case Autorizzate), e di tutti coloro che si opponevano alla sua proposta di legge, giunse al punto di costringerla alla semi-clandestinità, dopo che ebbe ricevuto intimidazioni e minacce di morte.[senza fonte]

Il dibattito[modifica | modifica wikitesto]

Lo scontro tra i favorevoli ed i contrari raggiunse comunque i banchi delle librerie quando la Merlin, insieme alla giornalista Carla Voltolina, moglie del deputato socialista e futuro Presidente della Repubblica Sandro Pertini, pubblicò nel 1955 un libro intitolato "Lettere dalle case chiuse", nel quale - attraverso la prosa ingenua e spesso sgrammaticata delle lettere indirizzate alla Merlin dalle stesse sfortunate vittime la realtà dei bordelli italiani - il fenomeno emergeva in tutto il suo squallore.

Sul fronte opposto il giornalista Indro Montanelli si batté pervicacemente contro quella che ormai veniva già chiamata - e si sarebbe da allora chiamata - la legge Merlin. Nel 1956 diede alle stampe un polemico libello intitolato "Addio, Wanda!", nel quale scriveva tra l'altro:

« ... in Italia un colpo di piccone alle case chiuse fa crollare l'intero edificio, basato su tre fondamentali puntelli, la Fede cattolica, la Patria e la Famiglia. Perché era nei cosiddetti postriboli che queste tre istituzioni trovavano la più sicura garanzia... »

Anche dopo l'approvazione il dibattito continuò acceso.

Nel 1963, la legge fu investita dalla questione di legittimità costituzionale per quanto riguardava sia l'articolo 32 della Costituzione, sia dal punto di vista formale l'articolo 3, n. 8 della legge Merlin (specificatamente il reato di favoreggiamento della prostituzione), che secondo i giudici fiorentini avrebbe violato gli articoli 13, 25 e 27 della Costituzione poiché formulato in maniera troppo generica, ma i giudici della corte costituzionale reputarono invece corretta la formulazione della norma, con sentenza dell'anno successivo.[15]

Dagli anni ottanta nel dibattito politico italiano hanno preso corpo numerose richieste per l'abrogazione - totale o parziale - della legge Merlin, giudicata non più al passo con i tempi. La legge è ritenuta da più detrattori non idonea a gestire il fenomeno della prostituzione in Italia che, di fatto, rimane una realtà presente e costante. In Italia, infatti, non è considerato reato la vendita del proprio corpo, ma lo sfruttamento del corpo altrui anche se in ambiente organizzato. Ciò ha permesso il proseguire, di fatto, della mercificazione corporale nelle strade oltre che nelle case, ma nella clandestinità.[16]

Inoltre, prima dell'entrata in vigore della legge la prostituzione nelle strade era molto poco diffusa, mentre dopo l'entrata in vigore è aumentata notevolmente.[senza fonte] Negli anni novanta, soprattutto, si è sviluppato il fenomeno della prostituzione legata all'immigrazione clandestina, esploso poi negli ultimi anni: la gran parte delle prostitute in strada sono infatti straniere.

Il traffico di donne, talvolta anche minorenni, e i lauti guadagni del loro sfruttamento, è passato sotto il controllo delle mafie italiane e dei loro Paesi d'origine, sempre più presenti queste ultime sul territorio italiano. Queste nuove schiave, legate al traffico di esseri umani, sono oggi, di fatto, un problema irrisolto che ripropone con urgenza il ripensamento di tutte le leggi in questo campo, a cominciare dalla stessa legge Merlin. Il dibattito politico sulla legge è ripreso a partire dagli anni duemila, ma si è dimostrato sterile dal punto di vista dei risultati, dato che attualmente la normativa in materia è la stessa del 1958, nonostante le numerose proposte di modifica presentate dai politici dei vari schieramenti, ed anche la proposizione di referendum abrogativi.[senza fonte]

Anche la normativa internazionale non considerava più la prostituzione volontaria come attività non dignitosa, e alcune organizzazioni per i diritti umani si sono poi schierate per la decriminalizzazione, ascoltando anche le esperienze e le istanze delle associazioni di persone che svolgono lavoro sessuale.[17] Questo anche poiché le stesse Nazioni Unite hanno emesso alcune dichiarazioni - in deroga alla Convenzione del 1949 che raccomandava la proibizione della prostituzione organizzata in sé - a tutela della sicurezza dei sex workers volontari. Nel dicembre 2012 il programma congiunto delle Nazioni Unite sull'Hiv/AIDS ha pubblicato un documento sulla Prevenzione e trattamento dell'HIV e di altre infezioni a trasmissione sessuale per i lavoratori sessuali nei paesi a basso e medio reddito in cui sono contenute le seguenti raccomandazioni e buone pratiche[18]:

  1. Tutti i paesi dovrebbero impegnarsi verso una depenalizzazione del lavoro sessuale e l'eliminazione dell'applicazione ingiusta di leggi e regolamenti non penali contro i lavoratori del sesso.
  2. I governi dovrebbero stabilire leggi anti discriminatorie e che ne favoriscano i pieni diritti civili, contro ogni forma di discriminazione e violenza, al fine di realizzare l'attuazione dei diritti umani e ridurre nei soggetti coinvolti la vulnerabilità all'infezione da HIV e l'impatto dell'AIDS nei paesi in via di sviluppo. Le leggi e regolamentazioni dovrebbero garantire il diritto ai servizi sanitari e finanziari sociali.
  3. I servizi sanitari dovrebbero essere disponibili e accessibili ai lavoratori sessuali sulla base del principio riguardante il diritto alla salute.
  4. La violenza contro le prostitute è un fattore di rischio e dev'essere prevenuto e affrontato in collaborazione con i soggetti coinvolti.

Secondo l'ONU, sulla base di ciò, la prostituzione volontaria di persone adulte potrebbe essere tollerata e legalizzata, se non si figura come una tratta schiavistica (la quale era l'obiettivo della Convenzione) ma come una scelta professionale.[18]

Iniziative legislative ed i referendum abrogativi[modifica | modifica wikitesto]

Molti hanno presentato nel corso degli anni proposte di legge per l'abolizione o l'attenuazione della legge Merlin, ad esempio i Radicali Italiani, la Lega Nord, La Destra e il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute guidato da Pia Covre e Carla Corso.[19]

Il ministro per le pari opportunità Mara Carfagna (Forza Italia-Popolo della Libertà) propose nel 2008 un disegno di legge proibizionista contro la prostituzione stradale, ma non arrivò mai all'iter parlamentare.

Il 27 luglio 2013 sulla gazzetta ufficiale della Corte Suprema di Cassazione è stato pubblicato il quesito referendario intitolato "Volete voi che sia abrogata interamente la legge 20 febbraio 1958, n. 75, intitolata Abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui?"[20][21][22]

Il quesito è stato depositato da Angelo Alessandri e Matteo Iotti (Progetto Reggio) e Luca Vezzani (Pdl). L'iniziativa è stata promossa da diversi sindaci di diverse città italiane e la raccolta firme è partita in alcuni comuni già durante il mese di agosto 2013.[23][24] Tuttavia la proposta si arenò poiché al 16 ottobre venne a mancare il numero necessario per la proposizione del referendum.[25]

Nel marzo 2014 venne presentato un disegno di legge da parte della senatrice Maria Spilabotte del Partito Democratico al fine di regolamentare il fenomeno,[26] iniziativa che però non si è mai concretizzata in una norma di legge, pur godendo dell'appoggio trasversale di molti gruppi tra cui Lega Nord, Movimento 5 Stelle, Nuovo Centrodestra, PSI e Forza Italia.

Nello stesso mese la Lega Nord ha avviato una nuova raccolta firme.[27] Dell'iniziativa è stata data notizia sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana nn. 36 e 46 del 2014 e la scadenza per la raccolta è stata fissata il 13 giugno 2014. Le firme sono state poi depositate alla fine del mese di giugno 2014.[28] Di contraltare sono stati presentati anche disegni di legge per inasprire le sanzioni come quello della deputata Caterina Bini (sempre del PD) nel 2016, proponendo l'introduzione del modello neo-proibizionista ai danni dei clienti.

Alcuni comuni italiani, sul modello di dette legislazioni proibizioniste, hanno introdotto ordinanze che prevedevano pesanti multe per i clienti delle prostitute di strada, con possibile arresto in flagranza di reato (fino alla depenalizzazione di tali fattispecie) da parte della polizia municipale, per i reati di intralcio al traffico e atti osceni in luogo pubblico[29], ma spesso tali misure sono state ritenute incostituzionali e regolarmente le risultanti sanzioni sono invalidate da pronunce giudiziarie, in quanto nemmeno la stessa legge Merlin prevede sanzioni di questo tipo e secondo l'art. 23 «Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge».[30][31]

Nel 2017, basandosi sul decreto legislativo n. 46/2017 (cosiddetto decreto Minniti-Orlando sull'immigrazione clandestina), il sindaco di Firenze Dario Nardella (Partito Democratico) ha emesso un'ordinanza sul divieto di chiedere o accettare prestazioni sessuali a pagamento per strada, con pene dall'arresto fino a tre mesi e multe fino a 200 euro anche se il rapporto non si è consumato.[32]

La proposta di alcuni sindaci di zone a luci rosse nei loro comuni (ad esempio a Roma da parte di Ignazio Marino), sono peraltero sempre state abbandonate su richiesta dei prefetti perché in contrasto con la legislazione nazionale definita nella legge Merlin, che configurerebbe per i Comuni stessi (non titolari della facoltà di legiferare su temi etici e di sicurezza avocati al solo Stato) il reato di favoreggiamento della prostituzione.[33]

Giurisprudenza e interpretazioni recenti sulla legge[modifica | modifica wikitesto]

La Corte di Cassazione, con la sentenza 1º ottobre 2010, n. 20528, ha stabilito che la prostituzione tra adulti deve essere soggetta a tassazione, poiché è un'attività "lecita". Di conseguenza, a partire dalla suddetta data in Italia, il meretricio avrebbe dovuto essere un'attività tassabile a tutti gli effetti. La stessa Suprema Corte ha riconfermato, con la pronuncia 13 maggio 2011, n. 10578 che il meretricio è effettivamente da considerare come "un'attività normale" e con la medesima ha affermato che «l'articolo 36 comma 34 bis della Legge 248/2006, facente capo alla Legge 537/1993 articolo 14 comma 4 ed all'articolo 6 comma 1 del D.P.R. 917/1986 T.U.I.R., ha implicitamente modificato la Legge 75/1958 agli articoli 7 e 3 comma primo numero 8, derogando i rispettivi dettami ai fini fiscali». Al riguardo della seguente pronuncia e della pronuncia del 31 luglio 2013, n. 33160, dovrebbero essere considerati non più validi o desueti, ovviamente in certi limiti, anche gli specifici punti 2) e 3) dell'articolo 3 della legge Merlin[34][7] che recitavano la punibilità, per il reato di favoreggiamento della prostituzione, di:

« 2) chiunque avendo la proprietà o l'amministrazione di una casa od altro locale, li conceda in locazione a scopo di esercizio di una casa di prostituzione;
3) chiunque, essendo proprietario, gerente o preposto a un albergo, casa mobiliata, pensione, spaccio di bevande, circolo, locale da ballo, o luogo di spettacolo, o loro annessi e dipendenze o qualunque locale aperto al pubblico od utilizzato dal pubblico, vi tollera abitualmente la presenza di una o più persone che, all'interno del locale stesso, si danno alla prostituzione; »

La sentenza inoltre stabilisce che la prostituta ha il diritto moralmente ad essere pagata, con IVA a carico del cliente (tuttavia tale contrattazione, da un punto di vista civilistico sarebbe un contratto nullo e non impugnabile), e rende quindi legale la tassazione delle prostitute "libere professioniste" e l'affitto di appartamenti ad uso di prostituzione, se non c'è sfruttamento, tuttavia non mette al sicuro i locatari dall'essere inquisiti, non avendo il precedente, in un sistema di civil law, validità di norma come in common law, ma solo funzione nomofilattica.[7]

Parte della dottrina e giurisprudenza considera desueta la parte sul divieto di "Adescamento ed invito al libertinaggio" senza molestia o pagamento, specie dopo i cambiamenti culturali nel costume seguiti al sessantotto (cfr. la cosiddetta rivoluzione sessuale) e agli anni '80.[35] Inoltre, nel 1981, fu abolito il Corpo di Polizia Femminile previsto dalla legge, ritenuto superfluo in seguito all'entrata delle donne nella normale Polizia di Stato e al rinnovamento della vecchia squadra del buon costume (divenuta in seguito "Squadra di contrasto alla criminalità extracomunitaria e prostituzione").

Altre sentenze hanno definito come prostituzione anche i servizi senza contatto come i fenomeni del sesso virtuale[36] e talvolta i servizi di massaggio erotico, mentre è stato invece stabilito che certi tipi di contatto sessuale non siano configurabili come prostituzione, ad esempio la lap dance, definita una "legittima forma d'arte" dalla Cassazione anche quando è condotta solo per l'eccitamento sessuale del pubblico.[37] Gli spettacoli privati sono considerati leciti entro certi limiti.[38] Nel caso i clienti consumino atti sessuali dopo l'esibizione erotica, alcune sentenze hanno considerato ciò lecito se non c'è costrizione ma libera scelta dell'artista, e se non c'è pagamento apposito per tale atto (in questo caso sarebbe prostituzione), ed il fatto invece non costituirebbe reato in caso di rapporto non completo[39] o semplice "toccamento".[38] Tali atti sessuali non sarebbero considerati prostituzione sfruttata se messi in atto dalla ballerina, su propria iniziativa, per "fidelizzare" il cliente e incrementare il proprio guadagno personale (sentenza Cassazione 3 giugno 2017).[37]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 55 del 4 marzo 1958
  2. ^ Testo della Convenzione per la repressione della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione sul sito della Caritas italiana
  3. ^ Intervista di Enzo Biagi a Lina Merlin, in RAI Storia, La legge Merlin
  4. ^ a b c d e f Dichiarazioni politiche sulla legge Merlin
  5. ^ Da Cavour alla Merlin. Le prostitute in strada? Regole, non moralismi
  6. ^ La Merlin: «I clienti dei casini sono uomini sposati e corrotti», 12 ottobre 1949
  7. ^ a b c Locare immobile a prostituta non è favoreggiamento... se a prezzo di mercato
  8. ^ Prostituzione e Costituzione
  9. ^ La senatrice ribelle che non volle legare il suo nome a una legge
  10. ^ es. Loris Fortuna, che nel 1956 approdò al PSI e avrà poi la doppia tessera radicale e socialista, ma che tuttavia non poté votare nel 1958 perché parlamentare solo dal 1963 in poi
  11. ^ Lina Merlin su InStoria
  12. ^ Art. 1 legge 20 febbraio 1958, n 75.
  13. ^ Art. 3 comma 8 legge 20 febbraio 1958, n 75.
  14. ^ Art. 12 legge 20 febbraio 1958, n 75.
  15. ^ SENTENZA N. 44, ANNO 1964
  16. ^ Serve ancora la legge Merlin che ha chiuso le “case”? di Angelo Lo Verme, da .zonafrancanews.it
  17. ^ Politica e prime ricerche sulla protezione dei diritti delle persone che svolgono lavoro sessuale, su amnesty.it, 26 maggio 2016. URL consultato il 17 giugno 2017 (archiviato dall'url originale il 17 gennaio 2017)., alla sezione "la politica".
  18. ^ a b New guidelines to better prevent HIV in sex workers, su UNAIDS, United Nations, 12 dicembre 2012. URL consultato il 4 gennaio 2014.
  19. ^ Io, prostituta, vi dico perché bisogna legalizzare la prostituzione
  20. ^ Gazzetta n. 175 del 27 luglio 2013
  21. ^ Via la legge Merlin, firme per referendum
  22. ^ "Via la legge Merlin": referendum in cassazione
  23. ^ Raccolta firme città di Grugliasco
  24. ^ Raccolta firme nel Comune di Bergamo
  25. ^ Referendum sulla legge Merlin, flop della raccolta firme da nuovavenezia.gelocal.it, 30 settembre 2013
  26. ^ Patentino e partita Iva per le prostitute. Ecco il ddl da quifinanza.it, 6 marzo 2014
  27. ^ Legge Merlin, la Lega Nord: “Referendum per abolirla”. Al via raccolta firme da ilfattoquotidiano.it di Davide Turrini, 22 marzo 2014
  28. ^ La Lega Nord ha depositato le firme del referendum! da pensioniblog.it, 27 giugno 2014
  29. ^ NUOVA MULTA DA 10MILA € A CLIENTE E PROSTITUTA. SORPRESI IN PIAZZA MIGANI A MIRAMARE
  30. ^ Brescia, multato con una prostituta. Il giudice: "È incostituzionale"
  31. ^ Multato con una prostituta, il giudice: «È incostituzionale»
  32. ^ Firenze, la crociata anti-prostituzione di Nardella: per il cliente anche il carcere. E l’ordinanza fa arrabbiare i Comuni vicini
  33. ^ Roma, zona a luci rosse. Il prefetto: “Non si può fare, sarebbe favoreggiamento”
  34. ^ Prostituzione e tasse
  35. ^ Adescamento ed invito al libertinaggio
  36. ^ Prostituzione, su Altalex
  37. ^ a b Lap dance, la Cassazione: "Legittima forma d'arte"
  38. ^ a b Sentenza della terza sezione penale della Corte di Cassazione del dicembre 2004
  39. ^ Meto, tutti assolti: il locale fu sequestrato dalla Squadra Mobile per prostituzione

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sandro Bellassai, La legge del desiderio. Il progetto Merlin e l'Italia degli anni Cinquanta, Roma, Carocci 2006, ISBN 978-88-430-3806-0
  • Malte Koenig, Democrazia e diritti umani. L'abolizione della prostituzione regolamentata in Italia e Germania 1918-1958, in: «Scienza & Politica», Vol. 27, Nr. 53, 2015, pp. 375-389 (PDF).
  • Tamar Pitch, La sessualità, le norme, lo Stato. Il dibattito sulla legge Merlin, in: «Memoria: rivista di storia delle donne», 17, 1986, pp. 24-41.
  • Vittoria Serafini, Prostituzione e legislazione repubblicana: l'impegno di Lina Merlin, in: «Storia e problemi contemporanei», 10.20, 1997, pp. 105-119.
  • Molly Tambor, Prostitutes and Politicians: The Women's Rights Movement in the Legge Merlin Debates, in: Penelope Morris (a cura di), Women in Italy, 1945-1960: An Interdisciplinary Study, New York, Palgrave Macmillan 2006, pp. 131-145.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]