Isa Miranda

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando l'episodio cinematografico diretto da Luigi Zampa, vedi Siamo donne (film).
Isa Miranda nel film Le mura di Malapaga di René Clément (1949)

Isa Miranda, nome d'arte di Ines Isabella Sampietro (Milano, 5 luglio 1909Roma, 8 luglio 1982), è stata un'attrice italiana.

Vinse il Prix d'interprétation féminine al Festival di Cannes con il film Le mura di Malapaga (1948) di René Clément.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nata da una famiglia contadina, fin da giovanissima Isa Miranda manifestò un carattere ribelle e anticonformista, che la spinse ad allontanarsi da casa dapprima per lavorare in un opificio a Treviglio, e a trasferirsi poi a Milano dove lavorò come dattilografa in un ufficio. Nel capoluogo lombardo entrò in contatto con numerosi esponenti del partito fascista, facendo il suo ingresso in società. Contemporaneamente studiò recitazione all'Accademia dei Filodrammatici fino ad esordire con piccole parti.

Debuttò nel cinema nel 1933, e il grande successo arrivò già l'anno seguente con l'interpretazione nel film La signora di tutti (1934) di Max Ophüls, in cui impersonò una fascinosa e ammaliante avventuriera, che dopo aver portato alla rovina decine di uomini vanamente innamoratisi di lei, per un insuccesso sentimentale si taglia le vene. Il film fu un trionfo, e l'attrice iniziò a ricevere una proposta di lavoro dietro l'altra, a detta di molti critici mentre di poteva dubitare della qualità delle opere realizzate di certo non si poteva dubitare delle doti interpretative dell'attrice.

Tra i film girati dalla Miranda negli anni immediatamente successivi al film di Ophüls si annovera Passaporto rosso (1935) di Guido Brignone, drammatica vicenda di un gruppo di emigrati che dall'Argentina fa ritorno in Italia per combattere nella Prima guerra mondiale. Fu tale il successo ottenuto in Italia ed in altri paesi europei (Francia, Germania, Austria) che le venne proposto un contratto in Germania che l'attrice accettò ben volentieri, nonostante l'ostacolo della lingua. Il primo film realizzato fu Il diario di una donna amata, girato nella doppia versione italiana e tedesca da Hermann Kosterlitz (divenuto poi celebre a Hollywood con il nome di Henry Koster). Fu lo stesso regista a chiedere che per il mercato internazionale venisse distribuita la versione italiana con la Miranda e non la versione tedesca.

Partecipò a tre film di produzione tedesca e poi ad un paio di film di produzione francese per poi rientrare in Italia e partecipare al primo kolossal storico realizzato nella neonata Cinecittà: Scipione l'Africano diretto da Carmine Gallone.

Grazie ai successi europei alla fine degli anni trenta l'attrice venne richiesta dai produttori di Hollywood, intenzionati a trasformarla nella risposta italiana a Marlene Dietrich.

La Miranda venne accolta negli Stati Uniti con un certo clamore: al suo arrivo a Hollywood la macchina pubblicitaria della Paramount si mise in movimento. Splendide immagini furono scattate dai migliori fotografi hollywoodiani, che la ritrassero in pose fatalissime e promossero la sua immagine presso il pubblico. La grande costumista Edith Head creò per lei abiti sontuosi da indossare sul set.

Il primo impatto con Hollywood fu traumatico: il grande regista George Cukor l'aveva scelta per interpretare Zazà nel 1938. Un incidente stradale (in una celebre intervista di Oriana Fallaci, la Miranda dubitò della casualità dell'evento) e gli attriti con Alla Nazimova, che pretendeva di imporle i suoi punti di vista sull'interpretazione del personaggio, portarono alla sostituzione della Miranda con Claudette Colbert, che bramava la parte.

Del 1939 è l'esordio americano con Hotel Imperial di Robert Florey, un giallo in cui l'attrice recitò accanto a Ray Milland. Le recensioni della critica americana furono ottime, sottolineando sia la buona interpretazione che il talento come cantante della Miranda, che nel film interpretò con voce calda e sensuale la canzone Nitchevo. La pellicola non andava tuttavia oltre un normale standard professionale da studios, non ebbe il successo sperato e non uscì mai in Italia, a causa dell'embargo ai film americani imposto dal fascismo.

L'anno seguente interpretò La signora dei diamanti (1940) di George Fitzmaurice, che ottenne un discreto successo, ma le difficoltà ad adattarsi ai sistemi americani e lo scoppio della Seconda Guerra mondiale riportarono l'attrice in Italia.

Il difficile ritorno di Isa Miranda

Il soggiorno hollywodiano di Isa Miranda, oltre a non essere fortunato dal punto di vista professionale, procurò anche all'attrice dei problemi al suo rientro. Infatti al regime non era piaciuta quello che considerò una "diserzione" rispetto al rilancio della cinematografia nazionale e frapporrà non pochi ostacoli al suo reinserimento nel cinema italiano.

Isa Miranda ed Anita Farra in una scena del film È caduta una donna (1941)

Il Ministero della Cultura Popolare emanò una circolare con la quale veniva imposto agli organi di informazione di non occuparsi dell'attrice, mentre il Ministero dell'interno si oppose al rinnovo del suo passaporto. Oltre a non aver gradito la permanenza della Miranda negli Stati Uniti, Paese non ancora nemico, ma fiancheggiatore della Gran Bretagna con cui l'Italia era in guerra, le autorità sospettavano che l'attrice avesse idee non allineate con quelle del regime[1]. All'origine v'erano alcune sue dichiarazioni relative alla invasione della Polonia da parte della Wehrmacht nel 1939 che, vere o presunte, erano state diffuse dall'ufficio stampa della "Paramount" quando lei era ancora negli USA, e solo dopo un incontro chiarificatore con Mussolini, le difficoltà furono superate.[2]

Fu il marito produttore e regista Alfredo Guarini a proporle i primi film per cercare di ricostruire la sua carriera italiana ma saranno i film successivi a consacrarla agli occhi della critica oltre che del pubblico, in particolare Malombra (1942) di Mario Soldati e Zazà (1944) di Renato Castellani, rievocazione non edulcorata della Belle époque, che la risarcì pienamente della delusione con Cukor. Nel dicembre 1945 venne coinvolta in un grave incidente stradale, a seguito dell'impatto con un camion alleato sulla via Nomentana in Roma, ma riuscì comunque a riprendersi e a proseguire la carriera cinematografica.

Il film Le mura di Malapaga (1948) di René Clément, le fece guadagnare il Prix d'interprétation féminine al Festival di Cannes, mentre il regista Max Ophüls la rivolle nel 1950 per Il piacere e l'amore (La ronde), commedia di produzione francese, tratta dal Girotondo di Schnitzler, con un cast prestigioso che riunì le più grandi star del cinema transalpino. La Miranda interpretò con il consueto charme il ruolo dell'attrice Charlotte. Fu forse questo l'ultimo ruolo di prestigio che le venne offerto dal cinema. Nel 1954 fu premiata con una medaglia d'oro a "Una vita per il cinema".

Negli anni cinquanta sono comunque da ricordare anche le interpretazioni nell'episodio diretto da Luigi Zampa del film Siamo donne (1953), ne Gli sbandati di Francesco Maselli (1955), I colpevoli di Turi Vasile (1956), La febbre del possesso di Henri Verneuil (1957). Numerose anche le sue partecipazioni in produzioni internazionali realizzate in Italia come Tempo d'estate (1955) di David Lean, Una Rolls-Royce gialla (1964) di Anthony Asquith.

A partire dal dopoguerra, l'attrice aveva inoltre rivolto l'attenzione alla carriera teatrale, che la portò nei decenni seguenti a recitare con successo negli Stati Uniti (Mike Mc Cauley - 1951), in Francia (Le serpent à sonettes - 1953) e in Inghilterra (Orpheus discending di Tennessee Williams - 1959, interpretato poi al cinema da Anna Magnani), dove si trasferirà negli anni sessanta per lavorare in numerose produzioni televisive.

L'ultima apparizione cinematografica degna di nota dell'attrice fu quella della contessa Stein nel film Il portiere di notte (1974) di Liliana Cavani. Dopo la scomparsa nel 1981 del marito Alfredo Guarini, l'anno seguente la Miranda apparve per l'ultima volta sul grande schermo nel film Apocalisse di un terremoto (1982) di Sergio Pastore.

Morì in solitudine, dopo un lungo ricovero presso l'Ospedale C.T.O. della Garbatella a Roma. È sepolta nel cimitero romano Flaminio.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Isa Miranda nel film Zazà di Renato Castellani (1944)

Prosa televisiva RAI[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatrici[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Da Stelle d'Italia, cit. in bibliografia, p.45.
  2. ^ Guarini in Cinecittà anni trenta, cit. in bibliografia, p.640.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Monica Cardarilli, «MIRANDA, Isa». In: Enciclopedia del Cinema, Vol. IV (Mar-Sh), Roma: Istituto dell'Enciclopedia italiana, 2004

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN67720690 · ISNI (EN0000 0000 8390 9172 · SBN IT\ICCU\SBLV\229486 · LCCN (ENn78040272 · GND (DE1033993794 · BNF (FRcb146917792 (data)