Cappelli (editore)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Cappelli
StatoItalia Italia
Fondazione1914 a Rocca San Casciano
Fondata daLicinio Cappelli
GruppoEditrice La Scuola
SettoreEditoria
Prodottinarrativa, saggistica
Slogan«Labor omnia vincit»

Cappelli fu all'inizio una tipografia sorta a Rocca San Casciano attorno al 1850 ad opera di Federigo Cappelli, un barbiere fiorentino morto prematuramente. L'attività fu trasformata successivamente in casa editrice nel 1914 dal figlio Licinio Cappelli (Rocca San Casciano 1864 - Bologna 1952)[1] e in seguito gestita dai figli, in particolare Carlo Alberto (Rocca San Casciano 1907 - Verona 1982).[2] Nel 1977 l'azienda cambiò nome in Nuova Cappelli, passando sotto la Gem (Gruppo Editoriale Milano) di Nicola Milano. Dal 2000 il marchio Cappelli appartiene al gruppo editoriale che fa capo alla casa Editrice La Scuola.[3] Nel 2016 il marchio torna a Bologna, dove continua l’attività esclusivamente nella pubblicazione di testi scolastici.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Pur rimanendo la tipografia a Rocca San Casciano, la sede della casa editrice fu trasferita a Bologna dove già dal 1900 Licinio aveva comprato la Libreria Treves di via Farini (insieme a Luigi Beltrami) e più tardi la Libreria Zanichelli con annessa tipografia. Nel 1914 Vittorio Emanuele III donò a Licinio Cappelli un ritratto autografato e gli concesse il brevetto della Real Casa. A partire dagli anni venti aprì librerie a Trieste, Milano, Bolzano e Napoli.

Sempre negli anni venti pubblicò in trenta volumi l'opera omnia di Alfredo Oriani a cura di Benito Mussolini.[4] Tra il 1927 e il 1930 pubblicò l'edizione critica di Giacomo Leopardi, negli anni trenta la collana Classici del pensiero politico curata da Giovanni Gentile e tra il 1932 e il 1937 l'edizione nazionale di Giuseppe Garibaldi.

All'inizio la casa editrice si occupò prevalentemente di chimica e fisica, con un occhio di riguardo per le discipline mediche. Una sua famosa collana fu Classici italiani della medicina.[5] Si orientò poi allo spettacolo, creando collane cinematografiche.[6]

Tra i suoi redattori (e scrittori) vi furono Attilio Frescura, che pubblicò l'editio princeps de La coscienza di Zeno nel 1923, operando alcuni importanti modifiche all'originale,[7] Giorgio Guazzotti e Paolo Grassi, nella co-direzione della collana Documenti di teatro,[8] Giuseppe Longo, che diresse la collana L'ippocampo,[9] e Ida Baccini, che diresse la rivista settimanale per l'infanzia Il giornale dei bambini;[10] nel 1912 Cappelli acquistò Cordelia, settimanale e poi mensile guidato prima da Jolanda e poi da Bruna, periodico a sfondo femminista "cauto e moderato" con annessa collana di successo ragguardevole.[11][12]

Copertina del libro Scritti medici di Alessandro Codivilla a cura di Vittorio Putti, Licinio Cappelli Editore, Bologna

La casa editrice pubblicò inoltre vari testi degni di nota, tra cui I teatri stabili in Italia (1898-1918) di Andrea Camilleri,[13] quelli di Tommaso Costo,[14] L'identità del fluido elettrico di Alessandro Volta[15], L'ospite di Grazia Deledda[16], Farmacopea di Luigi Vincenzo Brugnatelli, La biblioteca dei re d'Aragona in Napoli di Giuseppe Mazzatinti, testi di critica letteraria di Emma Boghen Conigliani e di Evelyn Franceschi Marini, saggi critici di Jolanda[17] poesie di Bruna,[18] e Ballerina di carta di Giuseppe Dessì.[2]

Nel 1958 i figli di Licinio Cappelli pubblicarono L'Epistolario di Alfredo Oriani a cura di Piero Zama.

Solida fino al 1960, la Casa editrice dà i primi segni di difficoltà negli anni successivi, e già nel 1968 si parla di difficoltà che potrebbero essere insormontabili. Sembra mancare una guida ferma e la presenza di tanti parenti non sembra giovare alla buona gestione della società. Quando entra in vigore la riforma della scuola media, la Casa editrice non è pronta ad adeguarsi ai nuovi programmi con la produzione di nuovi testi dedicati. Tuttavia, sostenuta dal patrimonio familiare, continua l’attività fino a che diviene inevitabile la cessione.

Nel 1977 subentra nella proprietà Nicola Milano, maestro elementare del cuneese, che affida la casa editrice al figlio Giuseppe, e in seguito alla figlia Lia e al genero Mario Musso.

La Cappelli continua ad essere per molti anni un editore generalista, con ben quindici periodici, dalla storia, alla medicina, all’economia, alle lettere classiche; ventinove collane, oltre ai libri strenna fuori collana. Il parco dei collaboratori si rinnova notevolmente, a partire dal direttore editoriale, l’esperto Umberto Magrini, che rimarrà fino alla metà degli anni Ottanta. Negli anni Novanta la proprietà decide di limitare la produzione alla sola editoria scolastica, con un turn over di direttori editoriali che vedono il passaggio di Giulio Forconi, proveniente da Zanichelli, e poi di Massimo Manzoni, proveniente da Calderini.

La Cappelli resiste al fortissimo processo di acquisizioni e di concentrazioni che caratterizza il ventennio 1990-2010, ma proprio con il passaggio del secolo una rilevante quota di minoranza della proprietà è ceduta alla Scuola di Brescia, che dieci anni dopo rileva l’intera società. Il marchio Cappelli entra quindi a far parte del gruppo bresciano, che nel luglio 2016 lo cede, consentendo il suo ritorno a Bologna, dove continua l’attività esclusivamente nella pubblicazione di testi scolastici.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Licinio Cappelli sosteneva che "virtualmente" la casa editrice era nata già nel 1883 con la regolare pubblicazione di alcune riviste. Cfr Quinto Cappelli, Licinio Cappelli in Personaggi della vita pubblica di Forlì e del circondario, (a cura di Lorenzo Bedeschi e Dino Mengozzi), vol. 1, Urbino, Edizioni Quattroventi, 1996, pp.215-218.
  2. ^ a b Giuseppe Dessì e Giulio Vannucci, Dessí e la Sardegna, Firenze University Press, 2013, p. 108, ISBN 978-88-6655-400-4.
  3. ^ La Scuola su LombardiaBeniCulturali
  4. ^ Opera omnia di Alfredo Oriani / a cura di Benito Mussolini sull'Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche.
  5. ^ Gianfranco Tortorelli, Tra le pagine: autori, editori, tipografi nell'Ottocento e nel Novecento, Edizioni Pendragon, 2002, p. 137, ISBN 978-88-83421-02-0.
  6. ^ Cappelli, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  7. ^ Italo Svevo, Nota al testo in La coscienza di Zeno, Giunti Editore, 1994, p. 423, ISBN 978-88-09205-26-0.
  8. ^ Franco Ferrari, Intorno al palcoscenico, ed. FrancoAngeli, 2012, p. 87, ISBN 978-88-20407-29-2
  9. ^ Nicola Turi, Giuseppe Dessí Storia e genesi dell’opera, Firenze University Press, 2014, p. 89, ISBN 978-88-66556-36-7.
  10. ^ IL GIORNALE DEI BAMBINI, Fondazione Franco Fossati
  11. ^ Maria Iolanda Palazzolo, Storia dell'editoria nell'Italia contemporanea, Giunti Editore, 1997, p. 252, ISBN 978-88-09212-36-7.
  12. ^ Laura Guidi, Scritture femminili e storia, ed. ClioPres, 2004, pp. 132-133, ISBN 978-88-88904-02-3.
  13. ^ I teatri stabili in Italia : 1898-1918 / Andrea Camilleri sull'Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche
  14. ^ Tommaso Costo sull'Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche.
  15. ^ Pietro Configliachi, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  16. ^ L'ospite / Grazia Deledda su Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze
  17. ^ Ombretta Frau e Cristina Gragnani, Sottoboschi letterari, Firenze University Press, 2011, p. XXI, ISBN 978-88-64532-95-0.
  18. ^ Gianfranco Tortorelli, Il torchio e le torri, Edizioni Pendragon, 2006, p. 281, ISBN 978-88-83425-16-5.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Guglielmo Bonuzzi (a cura di), Licinio Cappelli, Rocca San Casciano, Cappelli, 1953.
  • Quinto Cappelli, Licinio Cappelli in Personaggi della vita pubblica di Forlì e circondario, (a cura di Lorenzo Bedeschi e Dino Mengozzi), vol. 1, Urbino, Edizioni Quattroventi, 1996.
  • Gianfranco Tortorelli, Appunti sulla storia della casa editrice Cappelli in Il torchio e le torri, Bologna, Pendragon, 2006.
  • Gianfranco Tortorelli,Tra le pagine: autori, editori, tipografi nell’Ottocento e nel Novecento, Bologna, Pendragon 2006.
  • Martina Dotti, Storie di libri, famiglie di librai. I Cappelli da Rocca San Casciano all'editoria internazionale, Forlì, Foschi, 2011, ISBN 9788866010074.
  • Maria Iolanda Palazzolo, Storia dell’editoria nell’Italia contemporanea, Firenze, Giunti 1997.
  • Laura Guidi, Scritture femminili e storia, ClioPres 2004.
  • Ombretta Frau e Cristina Gragnani, Sottoboschi letterari, Firenze University Press, 2011.
  • Elena Venturi Nenzioni, Cappelli, Licinio, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 18, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana 1975.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]