Licinio Cappelli

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Licinio Cappelli (Rocca San Casciano, 1864Bologna, 1952) è stato un editore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di un modesto tipografo, Federigo Cappelli, a soli sedici anni ereditò nel 1880 la tipografia di famiglia (sita nel centro di Rocca San Casciano e attrezzata per pubblicazioni commerciali) insieme a un po' di debiti. Riuscì a saldarli poco alla volta e ad ampliare l'attività cercando lavoro nei paesi vicini dell'allora Romagna-Toscana. Cominciò così a pubblicare la strenna Fra sorelle, legata al giornaletto Mamma diretto da Gualberta Beccari e un mensile di storia dell'arte chiamato Iride. Lui stesso confiderà che con quelle pubblicazioni la casa editrice Cappelli, ufficialmente fondata nel 1914 quando Vittorio Emanuele III gli concesse il brevetto della Real Casa e gli donò un ritratto autografato, era "virtualmente" nata nel 1883.[1]

Nel 1895 acquistò due nuove macchine per stampare trasformando la vecchia tipografia in Arti Grafiche Cappelli, cosa che suscitò la meraviglia di Alfredo Oriani,[2] ampliò gli orizzonti acquistando nel 1900 a Bologna la Libreria Treves di via Farini (insieme a Luigi Beltrami) e poco dopo la Libreria Zanichelli con annessa tipografia. Nel 1906 fu pubblicato con la sigla Zanichelli-Beltrami-Cappelli il romanzo Anima di Tommaso Nediani con prefazione di Fogazzaro. Nel 1914 aprì a Bologna la Casa Editrice Cappelli lasciando a Rocca San Casciano la tipografia che dagli iniziali 25 dipendenti dell'inizio del secolo passò a un centinaio (in gran parte femminile) nell'arco di una trentina d'anni. A partire dagli anni venti aprì anche librerie a Trieste, Milano, Bolzano e Napoli.

Sempre negli anni venti pubblicò l'opera omnia di Alfredo Oriani a cura di Benito Mussolini.[3] Tra il 1927 e il 1930 pubblicò l'edizione critica di Giacomo Leopardi, negli anni trenta la collana Classici del pensiero politico curata da Giovanni Gentile e tra il 1932 e il 1937 l'edizione nazionale di Giuseppe Garibaldi.

All'inizio la casa editrice si occupò prevalentemente di chimica e fisica, con un occhio di riguardo per le discipline mediche. Una sua famosa collana fu Classici italiani della medicina.[4] Si orientò poi allo spettacolo, creando collane cinematografiche.[5]

Tra i suoi redattori (e scrittori) vi furono Attilio Frescura, che pubblicò l'editio princeps de La coscienza di Zeno nel 1923, operando alcuni importanti modifiche all'originale,[6] Giorgio Guazzotti e Paolo Grassi, nella co-direzione della collana Documenti di teatro,[7] Giuseppe Longo, che diresse la collana L'ippocampo,[8] e Ida Baccini, che diresse la rivista settimanale per l'infanzia Il giornale dei bambini;[9] nel 1912 Cappelli acquistò dai fratelli Ademollo di Firenze Cordelia, settimanale e poi mensile guidato prima da Jolanda e poi da Bruna, periodico a sfondo femminista "cauto e moderato" con annessa collana di successo ragguardevole.[10][11]

La casa editrice pubblicò inoltre vari testi degni di nota, tra cui I teatri stabili in Italia (1898-1918) di Andrea Camilleri,[12] quelli di Tommaso Costo,[13] L'identità del fluido elettrico di Alessandro Volta[14], L'ospite di Grazia Deledda[15], Farmacopea di Luigi Vincenzo Brugnatelli, La biblioteca dei re d'Aragona in Napoli di Giuseppe Mazzatinti, testi di critica letteraria di Emma Boghen Conigliani e di Evelyn Franceschi Marini, saggi critici di Jolanda[16] poesie di Bruna,[17] e Ballerina di carta di Giuseppe Dessì.[18]

Sposato nel 1877 con Antonietta Casanti di Marradi, ebbe otto figli. Nel 1930 l'editore Ulrico Hoepli, dopo averlo conosciuto all'Esposizione di Parigi, scrisse: "Il collega Cappelli non ha messo al mondo libri soltanto, ma anche una schiera di bravi figlioli, fra i quali si vanno contando i migliori librai d'Italia".[19] Licinio volle i figli maschi subito in azienda: Federico, il primogenito destinato a guidare l'azienda, Umberto (si occupò del settore medico e della commercializzazione), Araldo (curò la scolastica), Vittorio Antonio (scomparso nel 1926 per una malattia), Carlo Alberto (Rocca San Casciano 1907 - Verona 1982), l'ultimogenito molto portato al lavoro grafico e artistico al punto da dedicarsi parallelamente all'editoria e al teatro (sarà nel dopoguerra sovrintendente del Teatro comunale di Bologna e dell'Arena di Verona, sarà con Remigio Paone il più importante organizzatore di spettacoli di prosa. Per onorare la sua memoria dal 1987 è stato istituito a Rocca San Casciano il Premio internazionale Carlo Alberto Cappelli destinato a personaggi del mondo teatrale e musicale. Il primo premiato fu Luciano Pavarotti).

Podestà di Rocca San Casciano tra il 1932 e il 1938, Licinio fece ottenere al paese la scuola media. E volle come emblema della casa editrice il ragno che tesse senza posa la sua tela. In occasione dei cinquant'anni di attività editoriale disse: "Ritengo doveroso e utile ai singoli e alla collettività che il denaro guadagnato, poniamo, in un'industria, debba avere il suo immediato reimpiego nell'organismo del lavoro stesso; e ciò per potenziarne e ampliarne la vitalità produttiva. La mia ricchezza ha questa carta di identità proletaria, questo blasone che non conosce l'ozio".[20]

Morì a 88 anni il 10 febbraio 1952.[21]

Onorificenze e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • 1894 Cavaliere della Corona d'Italia
  • 1901 La regina Margherita rilascia un "pubblico contrassegno della propria benevola protezione", cosa che gli permette di fregiarsi dello stemma reale
  • 1914 Vittorio Emanuele III gli concede il brevetto della Real Casa
  • 1924 Grande Ufficiale della Corona d'Italia
  • 1930 Cavaliere dell'Ordine al merito del Lavoro
  • 1931 Cavaliere dell'Ordine dei SS Maurizio e Lazzaro
  • 1939 Diploma di benemerenza dal ministro dell'Educazione
  • 1940 Grande Ufficiale dell'Ordine Coloniale della Stella d'Italia
  • 1942 Cavaliere della Gran Croce

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Quinto Cappelli, Licinio Cappelli in Personaggi della vita pubblica di Forlì e del circondario, Urbino, Edizioni Quattroventi, 1996, pp. 215-218.
  2. ^ "Un giorno Alfredo Oriani transitava in bicicletta tra le case del borgo montano. A un tratto fu colpito da una insegna tracciata in nero sul bianco del muro a calce sopra la porta di una casetta. Diceva l'insegna: "Arti Grafiche". Sullo scalino di quella porta sedeva un giovane. Oriani scese e domandò: 'Chi è quel pazzo che ha piantato una tipografia quassù?'. Rispose il giovane, senza scomporsi: 'Io'". Cfr Luigi Pasquini, Ruderi di Rocca San Casciano in Romagna per lettori e veditori, Bologna, Guidicini e Rosa Editori, 1983, p. 101.
  3. ^ Opera omnia di Alfredo Oriani / a cura di Benito Mussolini sull'Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche.
  4. ^ Gianfranco Tortorelli, Tra le pagine: autori, editori, tipografi nell'Ottocento e nel Novecento, Edizioni Pendragon, 2002, p. 137, ISBN 978-88-83421-02-0.
  5. ^ Licinio Cappelli, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  6. ^ Italo Svevo, Nota al testo in La coscienza di Zeno, Giunti Editore, 1994, p. 423, ISBN 978-88-09205-26-0.
  7. ^ Franco Ferrari, Intorno al palcoscenico, ed. FrancoAngeli, 2012, p. 87, ISBN 978-88-20407-29-2
  8. ^ Nicola Turi, Giuseppe Dessí Storia e genesi dell’opera, Firenze University Press, 2014, p. 89, ISBN 978-88-66556-36-7.
  9. ^ IL GIORNALE DEI BAMBINI, Fondazione Franco Fossati
  10. ^ Maria Iolanda Palazzolo, Storia dell'editoria nell'Italia contemporanea, Giunti Editore, 1997, p. 252, ISBN 978-88-09212-36-7.
  11. ^ Laura Guidi, Scritture femminili e storia, ed. ClioPres, 2004, pp. 132-133, ISBN 978-88-88904-02-3.
  12. ^ I teatri stabili in Italia : 1898-1918 / Andrea Camilleri sull'Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche
  13. ^ Tommaso Costo sull'Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche.
  14. ^ Pietro Configliachi, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  15. ^ L'ospite / Grazia Deledda su Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze
  16. ^ Ombretta Frau e Cristina Gragnani, Sottoboschi letterari, Firenze University Press, 2011, p. XXI, ISBN 978-88-64532-95-0.
  17. ^ Gianfranco Tortorelli, Il torchio e le torri, Edizioni Pendragon, 2006, p. 281, ISBN 978-88-83425-16-5.
  18. ^ Giuseppe Dessì e Giulio Vannucci, Dessí e la Sardegna, Firenze University Press, 2013, p. 108, ISBN 978-88-6655-400-4.
  19. ^ Quinto Cappelli, Licinio Cappelli, op.cit. p. 216.
  20. ^ Quinto Cappelli, Licinio Cappelli, op.cit. p. 218.
  21. ^ L'Avvenire d'Italia titolò: "Un grande editore e un ottimo italiano è morto al suo posto di lavoro"; Il Messaggero scrisse: "Un caro uomo, un buon amico, un caldo patriota italiano, un formidabile lavoratore"; l'Unità: "Aveva portato la sua casa editrice all'avanguardia nell'industria tipografico-editoriale del paese". Cfr Quinto Cappelli, Licinio Cappelli, op. cit. p. 217.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Guglielmo Bonuzzi (a cura di), Licinio Cappelli, Rocca San Casciano, Cappelli, 1953.
  • Quinto Cappelli, Licinio Cappelli in Personaggi della vita pubblica di Forlì e circondario, (a cura di Lorenzo Bedeschi e Dino Mengozzi), vol. 1, Urbino, Edizioni Quattroventi, 1996.
  • Gianfranco Tortorelli, Appunti sulla storia della casa editrice Cappelli in Il torchio e le torri, Bologna, Pendragon, 2006.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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