Passaporto rosso (film)

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Passaporto rosso
Passaportorosso fotoscena.jpg
Foto di scena
Paese di produzioneItalia
Anno1935
Durata90 minuti
Dati tecnicibianco e nero
Generedrammatico, storico
RegiaGuido Brignone
SoggettoAlfredo Guarini, Gian Gaspare Napolitano
SceneggiaturaGian Gaspare Napolitano, Ivo Perilli, Fritz Eckardt
Produttore esecutivoAlfredo Guarini
Casa di produzioneTirrenia Film (Roma)
Distribuzione (Italia)Anonima Pittaluga
FotografiaUbaldo Arata
MontaggioGiuseppe Fatigati
MusicheEmilio Gragnani
ScenografiaGuido Fiorini
CostumiTitina Rota
TruccoRaimondo Van Riel
Interpreti e personaggi
Premi
Coppa del P.N.F. alla 3ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia quale miglior film italiano, con la motivazione "film artisticamente più riuscito".

Passaporto rosso è un film di genere drammatico del 1935 diretto da Guido Brignone.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

L'azione della pellicola si svolge tra il 1890 e il 1922. Lorenzo Casati, coinvolto in alcuni disordini, è costretto a lasciare l'Italia. Sul piroscafo "Marseille", dove s'imbarca come medico di bordo, simpatizza con un gruppo di emigranti diretti nel Sud America, tra cui Maria Brunetti e suo padre Andrea, ingaggiato con Antonio Spinelli per la costruzione di una ferrovia sulle rive del Rio Negro. A bordo del piroscafo si trova però anche Pancho Rivera, un individuo senza scrupoli che viaggia con un gruppo di attrici del varietà che ha scritturato con metodi non del tutto puliti in tutta Europa. Sbarcati a terra, il gruppo degli italiani continua il viaggio sul "Santa Fe" fino ai campi di lavoro della Compagnia Minera, mentre don Pancho si reca con un'altra nave a Ciudad Grande, dove è proprietario del locale più noto della cittadina, il "Café de Paris". La regione in quel momento è sconvolta da fermenti di rivolta, poiché il progetto e la costruzione della ferrovia ha portato alla confisca di molti appezzamenti: i proprietari terrieri, non ancora ripagati della perdita subita, vengono immediatamente spalleggiati da don Pablo Ramirez, un ricchissimo gestore di aziende con cui Lorenzo stringe subito amicizia. Intanto per gli emigrati italiani la situazione diventa sempre più difficoltosa: costretti a un lavoro umiliante e in condizioni precarie, alla prima diffusione della malaria nella zona il padre di Maria si ammala e alla fine muore. Pancho Rivera, che in precedenza ha fatto credito alla ragazza in uno dei negozi della città, approfitta della situazione e la costringe a cantare al "Café de Paris" ogni sera, attirando la clientela con la sua avvenenza; per Maria si tratta di un lavoro umiliante, poiché il locale è malfamato e frequentato da gente equivoca. Sarà Lorenzo, giunto in città su richiesta di Antonio e don Pablo, preoccupati della piega che stanno prendendo le cose, estingue tutti i debiti e la libera da ogni impegno col locale. Pancho Rivera tenta di vendicarsi organizzando un attentato alla ferrovia in costruzione: la responsabilità viene fatta ricadere su don Pablo Ramirez, che viene arrestato, ma scoppia così una rivolta nella quale trova la morte lo stesso Pancho Rivera. Lorenzo è tra i primi a soccorrere i feriti e Maria decide di assisterlo; non passa molto tempo prima che i due giovani si confessino amore reciproco, seguito da un matrimonio celebrato nella chiesa del villaggio e dalla nascita di un bambino, Gianni. Passano quindi diversi anni, il figlio diventa un giovane ingegnere in una compagnia mineraria argentina e si è sposato da poco con Manuela, dalla quale attende un figlio. Gianni mostra totale disinteresse per l'Italia, considerandosi argentino a tutti gli effetti, ma i suoi genitori sentono ancora nostalgia per la patria lontana. Allo scoppio della prima guerra mondiale, il padre nonostante sia ormai anziano vorrebbe partire volontario; all'indifferenza mostrata dal figlio segue una dura rimostranza da parte della madre. Gianni scopre cosa voglia significare il senso del dovere e decide di partire lui stesso come volontario al fronte; questa scelta si rivelerà fatale. Dopo la morte di Gianni nasce una bambina, la quale alcuni anni più tardi riceverà una medaglia alla memoria.

Commento[modifica | modifica wikitesto]

Il film venne girato negli Stabilimenti della Cines, in via Vejo a Roma nel 1934, mentre gli esterni vennero girati a Sabaudia. Presentato alla Commissione di Revisione Cinematografica, ottenne il visto di censura n. 29.048 del 31 ottobre 1935.

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