Il portiere di notte

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Il portiere di notte
Portiere di notte.jpg
Charlotte Rampling nel bistrot frequentato dai nazisti
Paese di produzione Italia, Stati Uniti d'America
Anno 1973
Durata 122 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico, guerra, erotico
Regia Liliana Cavani
Soggetto Barbara Alberti,
Liliana Cavani,
Amedeo Pagani,
Italo Moscati
Sceneggiatura Liliana Cavani,
Italo Moscati
Produttore Robert Gordon Edwards
Casa di produzione Lotar Film S.r.l.
Distribuzione (Italia) Istituto Luce-Italnoleggio Cinematografico
Fotografia Alfio Contini
Montaggio Franco Arcalli
Musiche Daniele Paris
Scenografia Nedo Azzini
Costumi Piero Tosi
Trucco Egidio Santoli
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
« Non illudiamoci che la memoria sia fatta di vaghe ombre. È fatta di occhi, che ti guardano dritto in faccia; e di dita, che ti accusano. »

Il portiere di notte è un film del 1973, diretto e sceneggiato dalla regista italiana Liliana Cavani, che ha come protagonisti Dirk Bogarde e Charlotte Rampling.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1957, anni dopo la seconda guerra mondiale, s'incontrano per puro caso Lucia, un'ebrea sopravvissuta al campo di concentramento e il suo aguzzino Maximilian che, sotto falso nome, lavora come portiere di notte in un albergo di Vienna. Il loro reincontro li fa precipitare in una relazione sadomasochista, con la variante che l'ex-vittima è a conoscenza del passato del suo aguzzino e può fuggire oppure denunciarlo. Per occultarsi, Maximillian lavora ossessivamente per compiacere gli ospiti, specialmente la "contessa" - una confidente che richiede i suoi servigi come procacciatore di giovani che le fanno da partners sessuali.

I processi "prova", per far sparire prove e senso di colpa[modifica | modifica wikitesto]

Molti degli ospiti dell'albergo sono criminali di guerra, che tengono riunioni segrete nell'hotel per sviluppare strategie atte a far sparire qualsiasi prova che li colleghi ai loro crimini di guerra. Max prepara con questi ex-nazisti la sua posizione per un suo ipotetico imminente processo di guerra condotto dagli Alleati, sviluppando così un finto processo segreto al fine di capire come reagirebbe durante gli interrogatori, per sopprimere ogni residuo senso di colpa e, anche, per ricordarsi ogni possibile dettaglio eventualmente presente negli archivi, che in questo caso doveva essere distrutto, o ricordarsi i nomi di possibili testimoni da intimidire o "eliminare". In questo micro-ambiente dell'albergo, dove si alimenta la nostalgia per il Führer, casualmente arriva per un breve soggiorno una delle poche persone viventi che potrebbe testimoniare contro di loro - la giovane prigioniera del campo di Vienna che nel frattempo ha sposato un americano, direttore d'opera lirica. Durante la prigionia lei era stata violentata da Max, allora ufficiale delle SS, che però è subito ossessionato dalla loro passata relazione torturatoria di vittima e carnefice. I due subiscono reciprocamente un'attrazione incontrollabile che li porta a legare i loro destini nonostante il passato oscuro che entrambi condividono e per il palese, e forse in parte eccitante, pericolo rappresentato dai camerati di Max, Klaus e Hans, che non sembrano cambiati affatto nel loro atteggiamento da nazisti fanatici e assetati di sangue.

Il paesaggio della Vienna del 1957, dalle atmosfere livide e decadenti[modifica | modifica wikitesto]

Il film Il portiere di notte utilizza per caratterizzarsi anche il paesaggio decadente, dimesso e lievemente funebre di Vienna, come se fosse un personaggio, e la sua fotografia desaturata evoca memorie dell'Olocausto e di un'ombrosa Vienna degli anni cinquanta, piegata dal senso di colpa postumo alla seconda guerra mondiale. In effetti, questo è un film torbido, pieno di ombre e di vergogna, e Max e Lucia sono vittime di questo spaventoso mondo di transizione, non ancora redento, pieno di vecchi e loschi figuri ancora ansiosi di una demenziale rivalsa. Nessuno può essere considerato affidabile e l'amore proibito che i protagonisti si ostinano a vivere sembra condannato a non essere compreso da nessuna delle due parti, vincitori e vinti. Il film mostra non soltanto la continuità politica tra gli ex-nazisti e i politici loro successori nell'Europa "liberata", ma anche la continuità psicologica dei personaggi intrappolati nella ripetizione compulsiva del loro cruento passato. In questo senso, lo scavo nella memoria compiuto dagli ex-nazisti durante i loro incontri all'albergo sembra replicarsi nel loro presente, che per tutti i personaggi del film è il prolungamento grottesco di un tempo finito eppure bloccato in se stesso. Perciò non è chiaro se il finale libera almeno Max e Lucia dalla gabbia del passato.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

I lavori della regista Liliana Cavani hanno provocato forti reazioni sia favorevoli che negative nel pubblico e nella critica. Per Il portiere di notte venne sia celebrata per il suo coraggio nel trattare il disturbante tema della trasgressione sessuale, e simultaneamente, criticata per la trama sorprendentemente controversa nella quale presentava questa trasgressione dentro lo scandaloso contesto della narrativa dell'Olocausto ad opera dei nazisti. Al momento di esprimere un giudizio morale, il film tende a spaccare in due le platee, questo per via dei temi così oscuri e disturbanti e per l'ambigua chiarificazione morale alla fine. Nonostante tutto, è il film per il quale Liliana Cavani è meglio conosciuta.

Il critico cinematografico Roger Ebert scrisse che «The Night Porter è un'opera sgradevole quanto lubrica, un esecrabile intento di titillarci, servendosi delle memorie di persecuzione e sofferenza. È (so quanto suoni osceno) nazi-chic».[1]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Fascinating Fascism, in Susan Sontag, Sotto il segno di Saturno, 1980

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Recensione di Roger Ebert, 10 febbraio 1975, consultato in data 8 dicembre 2012

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]