Studi di Cinecittà

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando l'omonima stazione della Linea A nelle vicinanze di questi studi, vedi Cinecittà (metropolitana di Roma).
Studi di Cinecittà
Cinecittà - Entrance.jpg
Ingresso degli Studi di Cinecittà
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneLazio Lazio
LocalitàRoma
IndirizzoVia Tuscolana, 1055
Coordinate41°51′N 12°34′E / 41.85°N 12.566667°E41.85; 12.566667Coordinate: 41°51′N 12°34′E / 41.85°N 12.566667°E41.85; 12.566667
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1936-1937
StileRazionalista
Realizzazione
ArchitettoGino Peressutti
AppaltatoreCarlo Roncoroni
ProprietarioIstituto Luce Cinecittà S.r.l.
CommittenteCinecittà Studios

Gli Studi di Cinecittà sono un complesso di studi cinematografici di Roma e rappresentano il simbolo dell'industria cinematografica italiana.

A Cinecittà hanno lavorato molti registi e attori italiani famosi come Federico Fellini, Ettore Scola, Sergio Leone, Roberto Benigni, Luchino Visconti, Alberto Sordi, Vittorio De Sica, Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Claudia Cardinale, etc..., ma anche molti registi e attori stranieri, tra i quali Martin Scorsese e Francis Ford Coppola.

Qui sono stati girati più di 3000 film, 90 dei quali hanno ricevuto una candidatura all'Oscar, vinta da ben 47 pellicole.[1]

Nel luglio 2017 gli Studi di Cinecittà sono ritornati sotto il controllo pubblico gestiti e coordinati da Istituto Luce Cinecittà, azienda pubblica, totalmente partecipata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, che ne cura l'ampliamento e la valorizzazione.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Antefatto[modifica | modifica wikitesto]

Panoramica dei Cinecittà Studios

Dopo una serie di pregevoli lungometraggi che nei primi due decenni del Novecento avevano fatto conoscere la cinematografia italiana nel mondo (primo fra tutti Cabiria di Giovanni Pastrone rimasto in cartellone a New York per dieci mesi), negli anni venti l'industria cinematografica italiana entrò in crisi venendo messa in ombra sia dalla cinematografia americana che da quella tedesca contemporanea.

Nel 1931 Benito Mussolini, che sosteneva fortemente l'importanza del cinema come strumento di propaganda, varò una legge volta a penalizzare le importazioni per stimolare la produzione nazionale. Nel 1934 Luigi Freddi, amico di Galeazzo Ciano e perciò ben introdotto presso Mussolini, venne incaricato di gestire la Direzione generale della cinematografia, finalizzata sia alla promozione che al controllo della produzione cinematografica italiana. Freddi, che in occasione di un viaggio negli Stati Uniti d'America aveva conosciuto David Griffith e si era appassionato agli aspetti produttivi della cinematografia statunitense, si impegnò nella promozione del cinema nazionale supportando la ricerca di capitali e sostenne le grandi produzioni di quegli anni, tra cui Scipione l'Africano di Carmine Gallone e Luciano Serra pilota di Goffredo Alessandrini.

Nel 1939 la produzione cinematografica nazionale venne supportata con una nuova legge (la cosiddetta "Legge Alfieri"), che concedeva robusti finanziamenti alle produzioni nazionali, sempre nell'ambito di promuovere la produzione italiana a discapito di quella straniera.

La nascita[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1935 un vasto incendio distrusse gli studi cinematografici della società Cines, situati vicino alla Basilica di San Giovanni, e nello stesso anno la società venne acquistata dalla SAISC (Società Anonima Italiana Stabilimenti Cinematografici) di Carlo Roncoroni.[2][3]

Nel 1936 Roncoroni acquistò ben 600 000 mq lungo la via Tuscolana. I lavori ebbero inizio il 30 gennaio 1936 con la posa della prima pietra e dopo soli quindici mesi, il 28 aprile 1937, Mussolini e Giacomo Paulucci di Calboli inaugurarono Cinecittà, un complesso composto da 73 edifici, tra cui 21 teatri di posa, centrali elettriche, uffici della direzione, etc..., su progetto dell'architetto Gino Perressutti.

Per l'edificazione dei nuovi stabilimenti si utilizzarono operai della vecchia Cines, che poi rimasero nelle squadre di scena, nonché tecnici e ingegneri (che diedero origine al primo film sonoro italiano La canzone dell'amore, di Gennaro Righelli) che fecero scuola a Cinecittà insieme ai grandi direttori della fotografia, sempre provenienti dalla Cines.[4]

Per raggiungere gli stabilimenti c'era solo la via Tuscolana, al tempo molto stretta, e i dipendenti andavano a piedi o in bicicletta, ma nel dopoguerra fu istituita una linea di autobus che fermava davanti agli studi, come si può vedere da una scena del film Bellissima. Negli anni cinquanta fu costruita una linea di tram della STEFER che si distaccava dalla tranvia dei Castelli Romani e portava fino a Piazzale di Cinecittà. Successivamente negli anni ottanta ci fu l'inaugurazione della Linea A della metropolitana di Roma che prevedeva una fermata proprio davanti allo stabilimento (Cinecittà).

Alla testa di Cinecittà, fin dalla sua fondazione, ci fu proprio Carlo Roncoroni (amico personale di Luigi Freddi) fino al giorno della sua morte nel 1938.

Dopo la morte di Roncoroni, Cinecittà, in deficit di bilancio, venne rilevata dallo Stato.

La Seconda Guerra Mondiale e l'epurazione[modifica | modifica wikitesto]

Durante la guerra, nonostante danni e occupazioni, la produzione continuò fino al 1943, quando con l'armistizio di Cassibile e con la nascita della Repubblica Sociale Italiana, il cinema fascista si trasferì a Venezia nei padiglioni della Biennale e nel Cinevillaggio. Sempre nel 1943 avvenne il grande licenziamento dei 1 200 dipendenti.

Negli ultimi due anni di guerra, gli stabilimenti di Cinecittà vennero occupati dai nazisti che li utilizzarono come campo di concentramento per i civili rastrellati nei dintorni di Roma (da ricordare il rastrellamento del Quadraro, che nella notte del 17 aprile 1944 vide rastrellati circa mille uomini, portati prima a Cinecittà e poi deportati in Germania).

Con la liberazione di Roma, nel 1944, Luigi Freddi si dimette da direttore di Cinecittà e l'esercito tedesco, battendo in ritirata, razziò lo stabilimento portando via gran parte delle attrezzature tecniche, macchine da presa, proiettori, impianti sonori e pellicole. In seguito gli stabilimenti furono requisiti dalle forze alleate che li adibirono a ricovero per gli sfollati che avevano perso la casa a causa dei bombardamenti. Per sopravvivere al freddo gli sfollati bruciarono gran parte dei documenti d'archivio, provocando una grave perdita dal punto di vista storico.[5]

Il 31 luglio 1944 si costituì la Commissione di epurazione delle categorie registi, aiuto registi e sceneggiatori del cinema (composta anche da alcuni di quei giovani registi che erano stati esclusi dal lavoro per non aver aderire al fascismo) i cui membri furono: Alfredo Guarini, Umberto Barbaro, Mario Camerini, Mario Chiari, Mario Soldati e Luchino Visconti.[6]

Furono processati coloro che erano maggiormente compromessi con il passato regime o erano noti per avere diretto film di propaganda, tra cui si ricordano Goffredo Alessandrini, Carmine Gallone e Augusto Genina, allontanati dalle scene per sei mesi.

Il Dopoguerra: Hollywood sul Tevere[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la guerra l'attività di produzione riprese molto lentamente e solo nel 1947 venne girato nei suoi studi il primo film del dopoguerra: Cuore di Duilio Coletti.

Nel 1948 arrivò il primo film americano, Il principe delle volpi della 20th Century Fox e successivamente negli anni cinquanta avvenne l'esplosione di Cinecittà con le produzioni americane: nel 1951 venne girato Quo vadis? di Mervyn LeRoy e nel 1959 Ben Hur di William Wyler, tutti film del genere peplum e soprannominati "sandaloni" dalla manovalanza locale. Tale boom ebbe origine dalla competitività economica degli studi romani, ribattezzati popolarmente "Hollywood sul Tevere", complice anche un'apposita legge che non consentiva ai produttori stranieri di esportare i guadagni realizzati in Italia, obbligandoli di fatto a reinvestire in loco.

Il successo delle produzioni americane introdusse nella società romana degli anni cinquanta mediamente fenomeni di sociologia e mondanità "moderne" quali il divismo, i parties, i fotografi invadenti (i paparazzi), i night club etc., si ricorda tra le produzioni italiane La dolce vita, simbolo di questa evoluzione.

Cinecittà divenne in quegli anni un mitico Eldorado sognato dalle concorrenti per Miss Italia, questo fenomeno venne rappresentato in Bellissima di Luchino Visconti e in Roma di Federico Fellini.

L'industria cinematografica ebbe in quegli anni una discreta rilevanza economica per la città, generando un ampio indotto legato sia alle produzioni che alla commercializzazione dei film. Masse di comparse, artigiani, operai, tecnici, impiegati, "generici", ma anche di impresari, imprenditori e produttori avventurosi, palazzinari golosi di mondanità, artisti a caccia di occasioni, tutto quello si chiamò, per anni, il generone romano.

Nel 1959, ebbe termine l'Hollywood sul Tevere e, dopo quelli del 1943, ci furono i secondi grandi licenziamenti di 1 500 dipendenti.

Dalla fine degli anni sessanta, con la crescita della televisione, la fine delle produzioni colossal di carattere storico e la parallela crisi dell'industria cinematografica italiana, Cinecittà perse lentamente, per più di una ventina d'anni, il primato tecnico e produttivo che l'aveva resa mitica.

Storia recente[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1978 l'Istituto Luce a Piazza Cinecittà venne ceduto al Comune di Roma e adibito a sede amministrativa dell'allora X Circoscrizione (oggi Municipio VII).

Nel 1983 divenne presidente di Cinecittà Antonio Manca, che successivamente sarà a capo dell'Istituto Luce ricoprendo il ruolo di direttore generale dal 1989 al 1995.

Set della serie tv Roma

Un anno dopo, a ridosso del Centro Sperimentale di Cinematografia, dei capannoni adibiti a magazzino vennero devastati da un incendio, per il quale i Vigili del Fuoco lavorano più di 24 ore. Andarono in fumo un numero imprecisato di costumi e di materiale di scena, un patrimonio storico ed artistico insostituibile.

Negli ultimi anni i teatri di Cinecittà hanno ospitato i set di alcune grosse produzioni americane come Black Stallion di Carroll Ballard (1977), Il padrino - Parte III di Francis Ford Coppola (1990), Daylight - Trappola nel tunnel di Rob Cohen (1996), Il paziente inglese di Anthony Minghella (1996), Gangs of New York di Martin Scorsese, Le avventure acquatiche di Steve Zissou di Wes Anderson, La passione di Cristo di Mel Gibson e la serie televisiva Rome (2005-2007). Nel 2008 Cinecittà è stata messa a disposizione per le riprese del secondo episodio della 30ª stagione della serie di fantascienza britannica Doctor Who, ambientato nell'epoca di Pompei.

Nel complesso, protetta e poco in mostra, dal 2000 era presente la "casa", dove fin dalla prima edizione, vennero "rinchiusi" i concorrenti dell'edizione italiana del reality show Grande Fratello, poi distrutta totalmente da un incendio nella notte tra il 13 e 14 dicembre 2013 e successivamente ricostruita per la nuova stagione del format televisivo.[7]

Nel 2015 gli studi ospitano tra le altre due grandi produzioni internazionali per il remake di Ben-Hur e il sequel di Zoolander, Zoolander 2, raggiungendo il record di fatturato ed il ritorno all'utile dopo le imposte.

Nel 2018 una parte del set della serie Rome è stata danneggiata da un grosso incendio.[8]

Proprietà e gestione[modifica | modifica wikitesto]

Studi di Cinecittà
Stato
Fondazione
Fondata daBenito Mussolini
Sede principaleRoma
Sito web

Nel 1997 la società Cinecittà è stata trasformata da ente pubblico economico in società per azioni privata, presieduta da Luigi Abete e partecipata da importanti imprenditori privati (tra i quali Diego Della Valle, Aurelio De Laurentiis e la famiglia Haggiag). Tuttavia nel 2017 l'Istituto Luce Cinecittà ha acquistato il ramo d'azienda Cinecittà Studios da Italian Entertainment Group, facendo tornare gli storici studi sotto il controllo pubblico.[9]

Nel 2012 la post produzione di Cinecittà, già diventata nel 2009 Cinecittà Digital Factory[10] di cui soci sono Cinecittà Studios e Medusa Film, è stata divisa in due: da una parte il Laboratorio, ceduto a Deluxe Italia Holding[11], già operante a Mentana, il Digitale e l'Audio a Deluxe Digital Rome, operante a via Flaminia. I mezzi tecnici sono ceduti invece ad una nuova società, 51% Panalight e 49% Cinecittà Studios.

Eventi ospitati[modifica | modifica wikitesto]

Eventi attuali[modifica | modifica wikitesto]

Il 29 aprile 2011 per iniziativa di Giuseppe Basso, Direttore Generale e Amministratore Delegato di Cinecittà Studios, si è aperto "Cinecittà si Mostra", una mostra che ripercorre la storia degli stabilimenti. Dopo il grande successo, Cinecittà si Mostra è stata trasformata in mostra permanente, curata da Elisabetta Bruscolini, Direttore Generale del Centro Sperimentale di Cinematografia.[12][13]

Progetto e formazione[modifica | modifica wikitesto]

Cinecittà fu progettata dall'architetto Gino Perressutti, e ospita oltre ai teatri di posa, agli uffici e alle varie strutture amministrative, anche due strutture formative a gestione privata: la Roma Film Academy e la Scuola Fondamenta. In passato oltre ad essi venne prevista la creazione di un centro industriale cinematografico integrato che comprendeva stabilimenti di sviluppo, stampa e montaggio: il Centro sperimentale di cinematografia, oggi fondazione con sedi in tutta Italia. Sempre come parte del complesso era stata progettata la Sede Centrale dell'Istituto Luce, oggi sede del VII Municipio di Roma, situata su via Tuscolana tra viale Palmiro Togliatti e via Orazio Pulvillo.

Uno degli ingressi a Cinecittà

Furono previsti quattro ingressi: il principale, sulla via Tuscolana, dal quale, nel periodo fascista, avveniva l'ingresso esclusivo dei registi, degli attori, dei produttori e dei gerarchi, e gli altri tre, situati in via di Torre Spaccata, che erano dedicati al passaggio dei tecnici, delle maestranze e delle comparse. Dagli anni '70, i tre ingressi laterali, non essendo più usati, furono chiusi. Negli anni 2000 l'ingresso principale fu chiuso ai mezzi e lasciato solo come passaggio pedonale.

Strutture e servizi[modifica | modifica wikitesto]

Cinecittà è un complesso imponente di edifici e strutture dislocato su una superficie di 400.000 (40 ha) a circa 9 km dal centro di Roma e fa parte di una delle più grandi comunità di produzione del mondo, seconda solo a Hollywood.

Conta di 21 teatri di posa di dimensione variabili da un minimo di 15 per 30 metri fino ai 40 per 80 metri del Teatro 5. Tutti i teatri di posa sono acusticamente insonorizzati, dotati di climatizzazione, impianti elettrici e di illuminazione, graticci, passerelle, carriponte e botole impermeabili per gli effetti scenici. Ciascun teatro dispone di una serie di locali di servizio: camerini, uffici, sale trucco, attrezzerie, magazzini.

Fanno parte del complesso anche un backlot di 10 ettari e una piscina all'aperto di 7000 mq, profonda 2 m per un volume complessivo d'acqua di 13.500 metri cubi e sormontata da un fondale blue back largo 80 m ed alto 20.[14]

Sono inoltre disponibili strutture tecniche per la post produzione cinematografica e televisiva (laboratori di sviluppo, stampa e restauro della pellicola cinematografica, laboratori di post produzione digitale, laboratori di post produzione audio, ecc.) e laboratori per l'allestimento delle strutture sceniche (falegnameria, carpenteria, laboratorio di scultura, laboratorio di pittura artistica, ecc.). Il tutto completato dai servizi più vari: sale per proiezioni cinematografiche e conferenze, servizio di sicurezza per le celebrità, mensa, ristorante, parchi, bar, parcheggi.

Teatri di posa[modifica | modifica wikitesto]

Tutti i teatri di Cinecittà, nel corso della loro storia, sono stati adibiti alle scenografie sia interne che esterne che successivamente sono state smontate e rimontate a seconda delle esigenze di spazio, praticità, costo e durata del tempo necessario per le riprese.[15]

Il Teatro 5, lo storico teatro di posa di Federico Fellini

Di seguito è riportato l'elenco dei teatri di posa:

  • Teatro 1 dedicato agli eventi
  • Teatro 2 Dimensioni:

40,00 x 19.98 m Botole: Botola 1: - 2.60 m Botola 2: - 1.10 m Caratteristiche: Pianta: Piano Terra Area utile: 799,20 m² H alla corda della capriata: 9,97 m

  • Teatro 3 Dimensioni:

40,00 x 19,96 m Botole: - 2.00 m Caratteristiche: Pianta: Piano Terra Area utile: 798,40 m² H alla corda della capriata: 9,80 m

  • Teatro 4 Dimensioni:

29,96 x 14,96 m Caratteristiche: Pianta: piano terra Area utile: 448,20 m² H alla corda della capriata: 9,95 m

  • Teatro 5 Dimensioni:

79,94 x 35,94 m Botole: Botola 1: - 3.25 m Botola 2: - 5.00 m Caratteristiche: Pianta: Piano terra Area utile: 2.873,04 m² H alla corda della capriata: 14,05 m Il Teatro di posa più grande d'Europa considerato da Federico Fellini la sua seconda casa.

  • Teatro 6 Dimensioni:

29,93 x 14,97 m Caratteristiche: Pianta: Piano terra Area utile: 448,05 m² H alla corda della capriata: 9,70 m

  • Teatro 8 Dimensioni:

39,94 x 19,88 m Botole: Botola 1: - 3.30 m Botola 2: - 1.50 m Caratteristiche: Pianta: Piano terra Area utile: 794,00 m² H alla corda della capriata: 9,90 m

  • Teatro 9 Dimensioni:

29,96 x 14,96 m Botole: - 1.80 m Caratteristiche: Pianta: Piano terra Area utile: 448,20 m² H alla corda della capriata: 10,00 m

  • Teatro 10 Dimensioni:

37,45 x 30,40 m + 20,33 x 14,05 m Botole: Botola 1: - 2.30 m Botola 2: - 2.30 m Caratteristiche: Pianta: Piano terra Area utile: 1.424,11 m² H alla corda della capriata: 13,60 m CORPO AGGIUNTO: Pianta: Pianto terra Dimensioni: 18,30 x 21,40 m Area utile: 391,62 m² H alla corda della capriata: 9,77 m ricostruito in parte in lamiera dopo un incendio che lo aveva devastato.

  • Teatro 11 Dimensioni:

34,82 x 13,74 m Caratteristiche: Pianta: Piano terra Area utile: 478,42 m² H alla corda della capriata: 11,58 m

  • Teatro 12 Dimensioni:

41,27 x 22,75 m Botole: Botola 1: - 1.70 m Botola 2: - 0.80 m Botola 3: - 3.84 m Botola 4: - 3.84 m Caratteristiche: Pianta: Piano terra Area utile: 938,89 m² H sotto la trave: 8,60 m dotato di piscina interna allagabile

  • Teatro 13 Dimensioni:

39,80 x 19,80 m Botole: Botola 1: - 2.60 m Botola 2: - 2.00 m Caratteristiche: Pianta: Piano terra Area utile: 788,04 m² H alla corda della capriata: 13,30 m

  • Teatro 14 Dimensioni:

39,85 x 19,80 m Botole: - 3.00 m Caratteristiche: Pianta: Piano terra Area utile: 789,03 m² H alla corda della capriata: 13,33 m

  • Teatro 15 Dimensioni:

59,90 x 26,90 m Botole: - 2.00 m Caratteristiche: Pianta: Piano terra Area utile: 1.611,31 m² H alla corda della capriata: 13,75 m il secondo più grande a Cinecittà

  • Teatro 16 Dimensioni:

41,05 x 9,35 m Caratteristiche: Pianta: Piano terra Area utile: 383,81 m² H alla corda della capriata: 7,30 m

  • Teatro 18 Dimensioni:

49,92 x 29,93 m Caratteristiche: Pianta: Piano terra Area utile: 1.494,10 m² H alla corda della capriata: 9,90 m

  • Teatro 19 Dimensioni:

39,75 x 20,15 m Caratteristiche: Pianta: Piano terra Area utile: 800,96 m² H alla corda della capriata: 8,45 m

  • Teatro 20 Dimensioni:

55,55 x 23,52 m Botole: - 2.00 m Caratteristiche: Pianta: Piano terra Area utile: 1.306,53 m² H alla corda della capriata: 5,75 m

  • Teatro 21 Dimensioni:

55,52 x 23,50 m Botole: - 3.50 m Caratteristiche: Pianta: Piano terra Area utile: 1.304,72 m² H alla corda della capriata: 5.70 m

Backlot Lo spazio per le riprese esterne all'interno di Cinecittà è di circa 10 ettari.

Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Metropolitana di Roma A.svg È raggiungibile dalla stazione Cinecittà.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ 12_ i Film girati a Cinecitta' dal 1937 al 1978 - Enciclopedia del Cinema Italiano, su sites.google.com. URL consultato il 3 settembre 2018.
  2. ^ 029__ Documenti - il Cinema Sonoro, su sites.google.com. URL consultato il 3 settembre 2018.
  3. ^ (IT) Carlo Roncoroni – fotogrammi, su bertinifilm.wordpress.com. URL consultato il 3 settembre 2018.
  4. ^ scheda del film su IMDb, su imdb.com.
  5. ^ il presidente di Cinecittà "Il cinema sonoro di Luciano Muratori", su sites.google.com. URL consultato il 29 aprile 2014.
  6. ^ Documenti di Cinecittà, su Il Cinema Sonoro di Luciano Muratori. URL consultato il 10 ottobre 2016.
  7. ^ Cinecittà, a fuoco la casa del GF Non si esclude la pista dolosa - Cronaca Italiana - L'Unione Sarda.it, in L'Unione Sarda.it, 15 dicembre 2013. URL consultato il 4 settembre 2018.
  8. ^ Roma, incendio a Cinecittà: brucia la "Roma antica" degli studios. URL consultato il 7 luglio 2018.
  9. ^ L’Istituto Luce acquisisce Cinecittà Studios, su primaonline.it. URL consultato il 7luglio 2017.
  10. ^ sito dell'azienda Archiviato il 25 marzo 2014 in Internet Archive.
  11. ^ sito dell'azienda Archiviato il 2 maggio 2014 in Internet Archive.
  12. ^ sito ufficiale, su cinecittasimostra.it.
  13. ^ Cinecittà studi aperti Nelle strade del grande cinema - Roma - Repubblica.it, in Roma - La Repubblica. URL consultato il 4 settembre 2018.
  14. ^ Enciclopedia del cinema italiano, "La piscina di Cinecittà"
  15. ^ Pianta dei Teatri di Cinecittà - Enciclopedia del Cinema Italiano, su sites.google.com. URL consultato il 4 settembre 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Aurelio Magistà, Dolce vita gossip. Star, amori, mondanità e kolossal negli anni d'oro di Cinecittà, Bruno Mondadori, 2007, ISBN 8-842-42009-3.
  • Lorenzo Quaglietti, Storia economico politica del cinema italiano 1945-1980, Editori Riuniti, 1980.
  • Franco Mariotti (a cura di), Cinecittà fra cronaca e storia - 1937-1989, Istituto Poligrafico dello Stato, 31 agosto 1991, ISBN 8-824-00178-5.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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