Lorenzo de' Medici

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Lorenzo de' Medici
Lorenzo de Medici.jpg
Lorenzo de' Medici ritratto da Agnolo Bronzino
Signore di Firenze
In carica 1469-1492
Predecessore Piero di Cosimo de' Medici
Successore Piero il Fatuo
Nome completo Lorenzo di Piero de' Medici
Altri titoli Il Magnifico
Nascita Firenze, 1º gennaio 1449
Morte Villa di Careggi, 8 aprile 1492
Luogo di sepoltura Sagrestia Nuova, Basilica di San Lorenzo (Firenze)
Casa reale De' Medici
Padre Piero di Cosimo de' Medici
Madre Lucrezia Tornabuoni
Consorte Clarice Orsini
Figli Lucrezia
Piero il Fatuo
Maddalena
Giovanni, futuro Papa Leone X
Luisa
Contessina
Giuliano
Religione Cattolicesimo
« Quant'è bella giovinezza,
Che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza »
(Lorenzo de' Medici, Canti Carnascialeschi, Canzona di Bacco)

Lorenzo di Piero de' Medici, detto Lorenzo il Magnifico (Firenze, 1º gennaio 1449Careggi, 8 aprile 1492), è stato un politico, scrittore, mecenate e umanista italiano, signore di Firenze dal 1469 alla morte, appartenente alla dinastia dei Medici. Lorenzo fu uno degli uomini politici e degli intellettuali più rilevanti del rinascimento, poeta, statista e membro dell'Accademia neoplatonica.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

L'istruzione e l'ambiente famigliare[modifica | modifica wikitesto]

Benozzo Gozzoli, Presunto ritratto di Lorenzo de' Medici da giovane, particolare dell'affresco del Corteo dei Magi nell'omonima cappella.

Nipote di Cosimo de' Medici, detto il Vecchio, e figlio di Piero di Cosimo de' Medici e di Lucrezia Tornabuoni, Lorenzo nacque il 1º gennaio 1449 (secondo il vecchio calendario fiorentino, nel 1448[1]) a Firenze, nel Palazzo Medici Riccardi[2], e fu battezzato il 6° di quel medesimo mese, in occasione dell'Epifania[3]. Lorenzo, insieme al fratello Giuliano, ricevette una profonda educazione umanistica ed un'accurata preparazione politica, seguita attentamente dal nonno Cosimo e dai genitori. Nella fanciullezza, Lorenzo fu seguito e preparato da Gentile da Urbino[4], mentre dal 1457 l'educazione del giovane passò nelle mani di umanisti del calibro di Cristoforo Landino, Giovanni Argiropulo (per gli studi su Omero), Marsilio Ficino (per la filosofia neoplatonica)[5][6], e Antonio Squarcialupi per la danza[2]. Il nonno Cosimo, attento all'educazione dei nipoti, si affezionò in modo particolare al nipote Lorenzo, col quale era solito conversare e discutere[7].

Crisi di successione[modifica | modifica wikitesto]

Lorenzo non era che un adolescente allorché lo zio Giovanni, secondogenito di Cosimo e speranza del padre Cosimo quale continuatore della sua politica, morì dopo una vita piena di stravizi nel 1463[8]. L'ormai anziano Cosimo, da quel momento, cadde in uno stato melanconico, continuamente assillato dal problema della sua successione[9]. Infatti, vista la pericolante salute di Piero, soprannominato proprio per questo "il Gottoso" (dal nome della malattia che lo affliggeva, la gotta), Giovanni era stato designato successore del padre alla guida del banco medici, lasciando invece la gestione dell'eredità politica (ritenuta meno onerosa) al primogenito Piero il Gottoso. Cosimo pensò allora di riporre le sue speranze nei due nipoti, Lorenzo appunto e Giuliano[10], quali aiutanti e successori del padre infermo[11]. Pertanto, prima di morire, Cosimo raccomandò a Piero loro padre di non trascurare la loro educazione e di considerarli già come uomini, nonostante la loro giovane età[12].

I viaggi[modifica | modifica wikitesto]

Tra Venezia e Milano (1465)[modifica | modifica wikitesto]
Agnolo Bronzino, Piero di Cosimo de' Medici, olio su tela, 1550-70, National Gallery. Il breve governo di Piero, dovuto alle condizioni di salute malandate, fu contrassegnato da un colpo di Stato e dal rafforzamento del potere mediceo su Firenze[13].

Prima di poter farlo entrare nella vita politica cittadina, il padre Piero pensò di affidargli alcune missioni diplomatiche a Milano e a Venezia, dove erano due filiali del Banco dei Medici, permettendogli di acquisire una panoramica generale della situazione politica italiana, tastando di persona gli animi dei vari governanti. Il 17 aprile 1465 Lorenzo conobbe, nella città di Pisa, il principe Federico di Napoli, diretto a Milano per il matrimonio tra Ippolita Maria Sforza e il fratello Alfonso[14][15][16]. Il giovane Medici, nonostante avesse stretto amicizia con Federico[16], fu costretto a partire dalla Toscana in direzione di Venezia, seguendo un percorso che l'avrebbe portato a conoscere le principali personalità politiche dell'epoca: a Bologna conobbe Giovanni Bentivoglio[15]; a Ferrara invece, il giovane Medici fu accolto da Borso d'Este[2]. Da lì poi proseguì per Venezia, dove fu presentato al doge Cristoforo Moro[14]. Finita la sua esperienza veneziana, il Medici si recò a Milano, dove conobbe Francesco Sforza, amico e alleato del nonno Cosimo. Nella capitale del Ducato di Milano, il giovane Lorenzo fu ragguardito da Pigello Portinari, direttore della filiale medicea a Milano, sul come comportarsi nel colloquio col duca[15]. Il soggiorno milanese durò però poco: dovette infatti rientrare a Firenze per accompagnare Ippolita Maria Sforza e Federico di Napoli, ormai novelli sposi, lungo il tragitto che li avrebbero portati nel Regno partenopeo.

Roma e Napoli (1466)[modifica | modifica wikitesto]

Lorenzo ripartì nel 1466 per recarsi a Roma, dove si trovava un'importante filiale del Banco dei Medici gestita da Giovanni Tornabuoni, fratello di Lucrezia e quindi zio del Magnifico. Piero il Gottoso diede istruzioni precise di verificare l'andamento della banca, e fu proprio Lorenzo a firmare il contratto che assicurava ai Medici una partecipazione nelle miniere di allume scoperte a Tolfa, vicino Civitavecchia, in accordo col papa Paolo II[17][18]. Al viaggio in terra pontificia ne seguì un altro, questa volta alla corte napoletana del Re Ferrante d'Aragona, che ricevette Lorenzo con molte cerimonie prima di concedergli un incontro privato in cui Lorenzo ebbe modo di salutare il sovrano da parte del padre e di descrivergli alcune delle problematiche interne famigliari[19]. Al rientro a Firenze, il Magnifico poteva ritenersi soddisfatto dell'esito del suo viaggio, ma la situazione interna dello Stato non permetteva di essere tranquilli.

La congiura del 1466[modifica | modifica wikitesto]

Particolare raffigurante Luca Pitti, tratto dalla predella conservata nella Cappella Pitti, in Santo Spirito. Luca Pitti, rivale economico dei Medici, sperava di rovesciare il governo di Piero de' Medici e di conquistare così l'egemonia su Firenze.

L'8 marzo del 1466, sopraggiunse un grave colpo alla stabilità del potere mediceo: la morte improvvisa di Francesco Sforza, duca di Milano e convinto sostenitore della criptosignoria medicea[20]. Approfittando del vuoto di potere originatosi a Milano (Galeazzo Maria Sforza, l'erede al trono, era in Borgogna, al momento del decesso del padre[21]) della politica finanziaria di Piero, finalizzata alla riscossione immediata dei prestiti che il padre Cosimo aveva elargito alle famiglie nobili fiorentine in cambio della loro fedeltà[22][23], della sua salute malandata e dell'intenzione di fidanzare Lorenzo con la nobildonna romana Clarice Orsini (e non con una fiorentina, come la tradizione voleva)[23][24], il partito antimediceo si risvegliò. i nemici di Piero, primo tra tutti Luca Pitti, in combutta con la famiglia degli Acciaiuoli e con Diotisalvi Nerone (amico di lunga data del padre di Piero), organizzarono una congiura indirizzata all'esautoramento di Piero e all'innalzamento di Pitti quale nuovo arbitro della Repubblica[25][26]. Pitti e gli altri congiurati trovarono il sostegno estero nella casa degli Este, in quanto il marchese Borso inviò a Firenze il fratellastro Ercole a capo di 1300 uomini[27], pronti ad intervenire per supportare l'insurrezione interna. Il colpo di stato, infatti, prevedeva l'assassinio di Piero lungo il tragitto dalla villadi Careggi a Firenze, itinerario che era solito percorrere senza una grande scorta[28]. Il piano di Pitti, però, fu prontamente sventato dallo stesso Piero, il quale prevenne i congiurati, armandosi e avvisando tutti i suoi sostenitori di organizzare la reazione[2][29]. Nel contempo, Piero riuscì a convincere Pitti a passare nella fazione medicea e, con l'aiuto di 2000 fanti milanesi inviati da Galeazzo Maria Sforza[30], riuscì a ripristinare la sua autorità. Diotisalvi Neroni, Angelo Acciaiuoli e Niccolò Soderini furono esiliati, mentre l'Arcivescovo di Firenze Giovanni de' Diotisalvi dovette ritirarsi a Roma[31]. Luca Pitti, sebbene non subì alcuna persecuzione giudiziaria, venne punito da tutto il popolo fiorentino, che non lo considerò più uno dei suoi maggiori cittadini, ed anzi lo evitava e ne parlava irrispettosamente[32]. Il ruolo di Lorenzo fu sicuramente importante, in quanto sostenne attivamente il padre e guidò il gruppo di armati legati ai Medici, distinguendosi nella difesa della vita paterna lungo la via che da Careggi portava a Firenze[28][33].

L'ascesa politica di Lorenzo e il matrimonio con Clarice Orsini (1466-1469)[modifica | modifica wikitesto]

Mentre Firenze stava combattendo una coalizione veneta-ferrarese finalizzata a porre fine all'egemonia medicea[34], Piero de' Medici provvide a presentare Lorenzo (il più dotato dei due fratelli per intelligenza e carisma) come suo legittimo successore alla guida della famiglia. Poco dopo la fallita congiura del 1466, infatti, Piero pose il diciassettenne Lorenzo al suo posto nella Balìa e nel Consiglio dei Cento[2]. A rafforzare ulteriormente la loro posizione famigliare, Piero e Lucrezia Tornabuoni si decisero di concretizzare l'avallato progetto di matrimonio tra il giovane Lorenzo e la nobildonna Clarice Orsini. Clarice, proveniente da una delle più nobili famiglie romane, fu giudicata ed esaminata direttamente da Lucrezia in un suo soggiorno a Roma del 1468[35], il cui resoconto fu inviato in modo assai dettagliato a Piero, sempre infermo a letto. Il progetto matrimoniale fu avallato da entrambe le famiglie: i Medici, oltre a ricevere 6000 fiorini romani, potevano entrare nella cerchia patrizia pontificia ed assumere un carattere più cosmopolita[36]; gli Orsini, d'altro canto, si sarebbero imparentati con la famiglia più ricca d'Europa. Lorenzo, dal canto suo, non manifestò un particolare interesse nei confronti della futura sposa: intento negli svaghi giovanili, quali tornei e composizioni poetiche, il giovane Medici lasciò a sua madre il compito di preparargli il matrimonio, unione che verrà prima celebrata prima per procura a Roma (10 dicembre 1468), con Filippo de' Medici quale rappresentante di Lorenzo[37][38]; poi, quella di rito religioso, il 4 giugno del 1469 a Firenze[39], cui seguirono grandi feste patrocinate da Piero[40]. Neanche dopo il matrimonio, Lorenzo manifestò particolare affetto per la consorte, alla quale non dedicò alcun pensiero o poesia, e con la quale adempì i suoi doveri coniugali: lui gaudente, intriso di cultura neoplatonica e amante della vita; lei, rigida e austera, profondamente religiosa ma poco edotta di letteratura e cultura umanistica[41].

Domenico Ghirlandaio, Ritratto di Lucrezia Tornabuoni, tempera, National Gallery of Art, Washington (USA). Donna colta, intelligente e pragmatica, Lucrezia Tornabuoni fu una valida consigliera sia per il marito Piero, che per il figlio Lorenzo.

Il governo (1469-1492)[modifica | modifica wikitesto]

I primi anni (1469-1477)[modifica | modifica wikitesto]

Le riforme istituzionali[modifica | modifica wikitesto]

Piero de' Medici non potè assaporare i frutti della sua politica matrimoniale: completamente distrutto dalla gotta e dalle complicazioni che ne derivarono, morì il 2[13][42] (altre fonti attestano il 3[43][44]) dicembre 1469 per un'emorragia cerebrale[43]. Lorenzo, appena ventenne, insieme al fratello Giuliano, assunse quindi il potere su Firenze, ricevendo la fiducia da parte dei politici legati ai Medici[2][45]. Seguendo le orme del nonno e del padre, Lorenzo non accettò ufficialmente il potere, volendo essere considerato un semplice cittadino di Firenze pur praticamente accentrando nelle proprie mani il potere della città e dello stato[2]. Benché fosse pari al nonno per tatto politico, Lorenzo manifestò apertamente la sua aperta ambizione politica, suscitando reprensioni e timori da parte degli altri magnati[46]. Nel periodo dal 1469 al 1472 riformò completamente le istituzioni statali, sopì tutte le rivalità tra famiglie e risolse tutti i problemi familiari in modo da diventare supremo arbitro in ogni questione. Il rafforzamento della famiglia Medici fu determinato dal Magnifico grazie alla costituzione, in seno alle istituzioni repubblicane, del Consiglio maggiore (luglio 1471), mentre rafforza il Consiglio dei Cento conferendogli l'autorità di promulgare leggi senza l'interferenza degli organi popolari[2].

La guerra contro Volterra[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1472 Lorenzo, spinto sia da motivazioni economiche che politiche, decise di muovere guerra contro Volterra. Infatti, il Medici intendeva da un lato acquisire le ricche risorse di allume appena scoperte[47], mentre dall'altra intendeva rafforzare il prestigio interno ed estero dello Stato (e della sua famiglia) sottomettendo una città importante della Toscana[29]. La guerra, repentina, terminò il medesimo anno con il sacco della città, ad opera di Federico da Montefeltro[48], violenza che però suscitò disdegno nell'animo dei fiorentini[49]. Per controllare meglio la città, Lorenzo decise di costruire una imponente rocca, dotata di tutte le più moderne soluzioni difensive che anticipano molte caratteristiche della fortificazione alla moderna, simbolo della dominazione fiorentina[50].

La Congiura dei Pazzi (1478)[modifica | modifica wikitesto]

Tiziano, Ritratto di Sisto IV, olio su tela, 1546, Galleria degli Uffizi, Firenze. Papa Sisto fu il principale oppositore di Lorenzo durante la prima fase del suo governo, giungendo a patrocinare la congiura ideata dal nipote Girolamo Riario.
Gli antefatti (1473-1478)[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante i successi in politica estera, il rafforzamento interno e la politica di magnificenza condotta da Lorenzo, il potere della famiglia Medici era ancora oggetto d'attriti sia da parte di alcuni fiorentini, ma ancor di più da parte di alcuni potentati italiani. Infatti, papa Sisto IV, che inizialmente era in cordiali rapporti con i Medici, entrò in collisione con quest'ultimo per l'opposizione energica che Lorenzo attuò davanti al proposito pontificio di occupare Imola e Faenza, città assai vicine al confine settentrionale della Repubblica (1473-1474)[51], e Città di Castello, per vari interessi che i fiorentini avevano in Umbria[29]. Sisto IV, in realtà, intendeva accerchiare Firenze per poi donarla all'ambizioso nipote, Girolamo Riario, determinando quindi una sottomissione dell'Italia centrale alla politica papale[52]. La tensione si acquì ulteriormente davanti al rifiuto da parte di Lorenzo, principale banchiere del Vaticano, di versare al papa la somma di 40.000 fiorini necessaria per acquisire Imola dagli Sforza[2].

Istigato dal rapace nipote, papa Sisto cominciò a tessere una ragnatela di intrighi, coinvolgendo l'arcivescovo di Pisa Francesco Salviati, il duca d'Urbino Federico da Montefeltro, il re di Napoli Ferrante e la Repubblica di Siena. Inoltre, si presero contatti con i principali nemici interni di Lorenzo, tra i quali spiccavano l'antica e ricchissima famiglia magnatizia dei Pazzi[53][54], intimoriti del crescente potere di Lorenzo e del sovvertimento di alcune strutture repubblicane[52]. La decisione di attendere quattro anni dall'inizio dell'inasprimento dei rapporti diplomatici fu dovuta, essenzialmente, all'evolversi della situazione politica italiana: la morte violenta del duca di Milano Galeazzo Maria Sforza (26 dicembre 1476), figura con cui Lorenzo aveva sempre mantenuto ottimi rapporti[55], e la conseguente guerra civile tra la reggente Bona di Savoia e Ludovico il Moro, tolse ai Medici i mezzi militari su cui avevano poggiato il loro potere negli anni passati[29][51].

L'attentato del 26 aprile[modifica | modifica wikitesto]

Un primo tentativo di eliminazione fisica dei due giovani Medici fu tentato il giorno 25 aprile, quando Jacopo de' Pazzi pensò di avvelenare le pietanze riservate a Lorenzo e Giuliano: quest'ultimo, però, ebbe un'indisposizione che non gli permise di partecipare al ricevimento, e costringendo così i congiurati ad agire in modo diverso[53][56][57]. L'occasione si ripresentò il giorno successivo, cioè il 26 aprile 1478, data in cui ricadeva la celebrazione della Pasqua[57]. Mentre stavano ascoltando la messa in Santa Maria del Fiore, al momento dell'elevazione dell'ostia consacrata, i due fratelli furono aggrediti: Giuliano fu colpito a morte dal sicario Bernardo Bandini[58], mentre Lorenzo, ferito in modo lieve alla gola, si salvò riparandosi in sagrestia aiutato da alcuni amici tra cui il Poliziano[53][59]. Le sorti di Lorenzo, asserragliato nella sagrestia, furono alla fine determinate dalla sollevazione popolare in suo favore. Il popolo, venuto presto a conoscenza dell'attentato, si sollevò al grido di "palle! palle" (in allusione alle palle poste sullo stemma dei Medici), scagliandosi contro i congiurati[53]. Contemporaneamente, il gonfaloniere Petrucci, dopo aver saputo della congiura, arrestò un gruppo di congiurati presenti in Palazzo Vecchio, guidati proprio dall'arcivescovo Salviati[53], facendoli impiccare[60].

Il corpo di Bernardo Bandini, ritratto da un giovanissimo Leonardo da Vinci al momento dell'impiccagione.
La vendetta contro i congiurati[modifica | modifica wikitesto]

La vendetta contro i Pazzi e i loro alleati fu terribile, diventando così un esempio contro chi avesse mai voluto, in futuro, minare il potere mediceo sulla città[53]. Infatti Lorenzo procedette ad una serie di esecuzioni in Piazza della Signoria, tra i quali figuravano i due principali animatori del complotto: Jacopo e il figlio Francesco de' Pazzi, catturati mentre tentavano la fuga da Firenze[59]. Degli altri membri della famiglia, soltanto Guglielmo fu risparmiato, in quanto marito di Bianca, sorella del Magnifico. In quanto congiunto degli esecutori del fallito colpo di Stato, però, fu costretto all'esilio perpetuo[61]. Infine Bernardo Bandini, che tentò addirittura di ottenere protezione dal sultano Maometto II, fu rimpatriato e giustiziato[59]. La popolarità di Lorenzo era al culmine, in quanto visto come oggetto d'odio da parte di pochi facinorosi, privi di seguito popolare. Difatti, le solenne esequie che Lorenzo fece officiare per il fratello Giuliano, videro la partecipazione di tutta la cittadinanza fiorentina[62].

La guerra antimedicea (1478-1480)[modifica | modifica wikitesto]

Tra guerra e diplomazia[modifica | modifica wikitesto]

Sisto IV, sdegnato dal trattamento riservato ai congiurati e soprattutto per aver impiccato un ecclesiastico, scomunicò Lorenzo e i maggiorenti della Repubblica[63], chiuse e arrestò i membri del banco mediceo romano[53], si alleò apertamente con Ferdinando I di Napoli, Siena, Lucca e Urbino e dichiarò guerra a Firenze, alleata di Milano e di Venezia. Lorenzo, sostenuto dai cittadini e dal clero toscano (che a sua volta scomunicò il papa)[64], si accinse alla preparazione della difesa militare. Dopo mesi di lotte estenuanti, in cui la debole Firenze ricevette scarsi aiuti da parte dei suoi alleati e vide la defezione di alcuni generali di ventura lei inviati[59], la guerra ebbe una svolta nel 1479, quando la coalizione antifiorentina prese, dopo un lungo assedio, Colle Val d'Elsa[65]. Lorenzo, consapevole della situazione, su consiglio di Ludovico il Moro[59] e col consenso della Signoria, lasciò di nascosto Firenze e si recò coraggiosamente a Napoli di propria persona per trattare con Ferdinando I. Questi, trattenendo onorevolmente per tre mesi l'illustre ospite, sperava che Firenze si ribellasse ma, vista la fedeltà dei fiorentini, il re napoletano accondiscese alle richieste del Magnifico, ritirando le sue truppe dalla Toscana[53][59][66]. L'impressione che suscitò l'ardita impresa di Lorenzo a Napoli fu grandissima: al rientro in patria (13 marzo 1480[2]), Lorenzo fu salutato dai Fiorentini come salvatore della patria[67], mentre Sisto IV, circondato dalla nuova coalizione tra Firenze, Napoli e Ferrara e terrorizzato per la presa di Otranto da parte dei Turchi[68], offrì la pace e sciolse Lorenzo dalla scomunica il 3 dicembre 1480[2]. Il successo dell'impresa diplomatica di Lorenzo lo consacrò come vero e proprio deus ex machina dell'equilibrio degli stati italiani. Difatti, se non ci fosse stato quest'atto di coraggio da parte del Medici, l'Italia sarebbe sprofondata nuovamente in quelle guerre fratricide che avevano dissanguato la Penisola prima della Pace di Lodi del 1454 e favorito, così, le mire espansionistiche di vicini minacciosi quali il Regno di Francia. Niccolò Machiavelli, nelle sue Istorie fiorentine così giudica il trionfo mediceo:

« Tornò pertanto Lorenzo in Firenze grandissimo, se egli se n'era partito grande, e fu con quella allegrezza della città ricevuto, che le sue grandi qualità e freschi meriti meritavano, avendo esposto la propria vita per rendere alla patria sua la pace. »
(Niccolò Machiavelli, Istorie fiorentine, cit., p. 406)
Girolamo Macchietti, Ritratto di Lorenzo de' Medici (1449-1492), XVI secolo, olio, Museo Mediceo, Firenze.

Lorenzo "ago della bilancia" italiana[modifica | modifica wikitesto]

Il prestigio che Lorenzo ne ricavò in politica estera fu immenso. Difatti, l'abilità diplomatica del Medici fu riconosciuta da tutti gli Stati italiani, e Lorenzo la utilizzò per mantenere un clima di pacificazione, proprio col fine di mantenere vivo il sogno di suo nonno Cosimo con la creazione della Lega Italica[2]. Nonostante ciò, il ruolo che Lorenzo svolse, la sua abilità retorica e l'abilità con cui seppe allontanare dall'Italia le mire dei francesi, lo resero un personaggio di importanza internazionale, tanto che i vari sovrani stranieri lo consideravano al pari di un monarca, più che di un semplice cittadino di una Repubblica[2].

La guerra di Ferrara (1482-1484)[modifica | modifica wikitesto]

L'occasione per dimostrare questo suo nuovo e rinnovato ascendente sui principi italiani fu quando Sisto IV e Venezia, dopo aver respinto l'esercito turco assediato ad Otranto (operazione facilitata anche per la morte di Maometto II[69]), ripresero le ostilità in Italia, attaccando il Ducato di Ferrara[70]. Il papa e la Serenissima, infatti, desideravano spartirsi i domini del duca Ercole[71], motivando quest'azione anche per il suo matrimonio con Eleonora, figlia di Ferdinando di Napoli, ora nemico di Sisto IV e dei veneziani[72]. La guerra contro Ferrara si concluse con l'annessione del Polesine da parte di Venezia (pace di Bagnolo, agosto 1484)[73], a causa dello scarso sostegno che Ferdinando diede nel frenare le truppe pontificie[70].

L'alleanza con Innocenzo VIII e Roma[modifica | modifica wikitesto]

Quasi nello stesso tempo in cui le due parti stipulavano la pace, il vecchio Sisto IV morì (12 agosto), eliminando dalla scena politica un pericoloso nemico e perturbatore della pace italiana[2]. Nel successivo conclave, fu eletto il cardinale genovese Giovanni Battista Cybo, che assunse il nome pontificale di Innocenzo VIII[74]. Con il nuovo pontefice, uomo di scarsa levatura politica, i Medici si legarono ancora di più al papato, grazie alla benevolenza che il Santo Padre nutriva per il Magnifico[2]. Quest'ultimo, infatti, era convinto che solo l'alleanza tra Firenze, Napoli e lo Stato della Chiesa avrebbe tenuto gli stranieri lontani dal suolo italiano. Approfittando dei rapporti cordiali tra Lorenzo e il Papa, Lorenzo ottenne che il figlio Giovanni (futuro Papa Leone X) ricevesse la berretta cardinalizia[75]. In cambio, Lorenzo doveva dare in sposa sua figlia Maddalena sposasse, nel 1488, il figlio legittimato del papa, Franceschetto Cybo[76]. Nel marzo del 1487, Lorenzo fece sposare il primogenito Piero con una parente della moglie Clarice, Alfonsina Orsini, rafforzando così ulteriormente la casata e dandole ancor di più un sapore internazionale[77].

Giovanni Stradano, Via Larga, XVI secolo, pittura, Palazzo Vecchio, Firenze. Il palazzo dei Medici (il secondo a partire da destra), oggi Palazzo Medici Riccardi, era la casa da cui Cosimo, Piero e Lorenzo de' Medici governavano di nascosto Firenze, affidando gli incarichi esecutivi a uomini di loro fiducia.
Altri successi di politica estera[modifica | modifica wikitesto]

Forte del successo ottenuto dopo il 1480, Lorenzo riuscì, grazie ora all'uso della diplomazia, ora all'uso della forza militare, ad espandere i confini della Repubblica: nel 1484 strappò ai genovesi Pietrasanta (importante luogo d'avamposto per minacciare, in caso di guerra, Lucca)[78]. mentre nel 1487 Sarzana e la fortezza di Sarzanello, anch'essa in mano dei genovesi, rimase in mano di Firenze dopo che i liguri tentarono di riconquistarla[79]. Anche i rapporti con le altre repubbliche toscane migliorarono: Lucca, all'inizio ostile a Lorenzo e ora minacciata dalla fortezza di Sarzana, strinse con Firenze un'alleanza; lo stesso valse per la tradizionale nemica di Firenze, Siena, ove Lorenzo riuscì ad imporre un governo lui favorevole[51].

La politica interna[modifica | modifica wikitesto]

L'accentramento e politica matrimoniale[modifica | modifica wikitesto]

Forte di questi successi, Lorenzo concentrò il potere nelle sue mani istituendo il Consiglio dei Settanta, organo di governo formato da membri filomedicei che doveva discutere sia di affari amministrativi, che di guerra[80], diminuendo l'autorità dei Priori e del Gonfaloniere di giustizia[81], i quali avevano compiti disparati e non permettendo così una rapida attività governativa in caso di necessità. Si ritenne necessario infatti, dopo il gravissimo pericolo causato dalla congiura dei Pazzi, stringere ancora di più a sé il governo della città, sempre però rimanendo un primus inter pares. Questa politica di accentramento continuò fino al 1490, allorché Lorenzo provvide a restringere ulteriormente il consiglio dei 70 fino a diciassette persone, il cui collegio era presieduto direttamente dal capofamiglia dei Medici[70] e presiedeva le questioni economiche[82]. Inoltre, Lorenzo provvide ad instaurare dei legami parentali con alcune nobili famiglie fiorentine, dando in sposa la figlia maggiore Lucrezia a Jacopo Salviati (10 settembre 1486)[83], famiglia cui appartenne quel Francesco Salviati che aveva tentato alla vita di Lorenzo pochi anni prima; e la penultima figlia, Contessina, a Piero Ridolfi[2].

La rinascita di Pisa[modifica | modifica wikitesto]

Sotto il governo di Lorenzo, la città di Pisa (conquistata dai fiorentini nel 1406[84]) manifestò i primi segni di rinascita dopo un lungo periodo di stagnazione e di crisi dovute alle misure restrittive imposte dalla Firenze degli Albizi. Lorenzo si accorse che era necessario ridare alla città, unico porto della Repubblica, una serie di benefici che ne facessero ripartire l'economia e la vita sociale: la costruzione di nuovi edifici civili e pubblici[85], la riapertura dello Studio nel 1473[2][86] e l'incoraggiamento dell'attività marinara (basti ricordare il trattato commerciale che Enrico VII d'Inghilterra stipulò con Firenze, rendendo la città il fulcro degli scambi tra Inghilterra e Italia[87]. La gestione di buona parte di questi interventi fu il frutto della collaborazione di Lorenzo Morelli, Filippo dell'Antella e di Piero Guicciardini che nel 1491, dopo aver assunto poteri straordinari all'interno del consiglio dei settanta di Pisa, cominciarono un'opera di ricostruzione, resa infruttuosa dalla morte di Lorenzo il Magnifico l'anno seguente[88].

Fra Bartolomeo, Girolamo Savonarola, 1498, olio su tavola, Museo nazionale di San Marco, Firenze. Domenicano, priore di San Marco dal 1491, il Savonarola fu estremamente feroce nelle sue prediche contro il rilassamento dei costumi della Chiesa e della Firenze medicea.

Gli ultimi anni (1488-1492)[modifica | modifica wikitesto]

Girolamo Savonarola[modifica | modifica wikitesto]

Gli ultimi anni di Lorenzo furono contrassegnati sì dalla stima e dalla gloria politica, ma anche dalla severa censura morale che, a Firenze, si stava diffondendo a causa del domenicano Girolamo Savonarola[89]. Ferrarese di origine, il Savonarola fu chiamato in un primo momento nel 1482 dal Magnifico, attratto dalla sua fama di abile oratore. Davanti però agli insuccessi iniziali che il frate raccolse, il Savonarola fu allontanato per sei anni da Firenze, città a cui sarebbe stato nuovamente destinato nel 1490 per l'insistenza di Lorenzo. Le motivazioni del richiamo da parte del Magnifico sono da addurre all'influenza del filosofo neoplatonico Giovanni Pico della Mirandola, fortemente attratto dalle tematiche catartiche e apocalittiche sviluppate durante i soggiorni bolognesi e ferraresi di quegli anni[2][89]. Il ritorno del frate (che diventerà nel 1491 Priore del Convento di San Marco[90]) segnò un inizio di turbamento emotivo per il Magnifico, accusato di essere il corruttore dei costumi fiorentini con il suo paganesimo classicheggiante e di aver soppresso le libertà repubblicane[91]. Nonostante ciò, Lorenzo rimase sempre imperturbabile di fronte all'inflessibilità morale del domenicano, del quale condivideva, probabilmente, la necessità di riforma della Chiesa[91].

Maschera mortuaria di Lorenzo il Magnifico
Il declino e la morte[modifica | modifica wikitesto]

Già dalla seconda metà degli anni '80, la salute di Lorenzo (ancora trentenne) cominciò lentamente e inesorabilmente a declinare a causa dalla piaga ereditaria della famiglia Medici, la gotta. Cercò sempre più di trovare refrigerio e salute nelle terme toscane, ma con scarso successo[91]. Ormai vedovo da alcuni anni (Clarice era morta il 30 luglio 1488[92]), nella primavera del 1492 Lorenzo ebbe il tracollo definitivo. Benché non avesse un forma grave quale quella del padre Piero, Lorenzo andò incontro alla morte in così giovane età a causa della gangrena causata da un'ulcera, sottovalutata dai medici l'anno precedente[93], complicanza che causò un rapido deterioramento fisico. Infatti, si ritiene che la causa diretta della morte fosse dovuta alla perforazione dello stomaco e ad una peritonite[94]. Trasportato alla Villa di Careggi, Lorenzo il Magnifico, dopo aver cercato di ragguardire suo figlio Piero sulle misure da prendere per la gestione della politica interna ed estera di Firenze[95], si spense all'età di soli 43 anni, circondato dai suoi amici più cari (Agnolo Poliziano, Pico della Mirandola), dai parenti e con i conforti religiosi impartiti proprio dal Savonarola[91].

La magnificenza di Lorenzo[modifica | modifica wikitesto]

Il concetto di magnificenza[modifica | modifica wikitesto]

L'appellativo con cui Lorenzo è passato alla storia, cioè quello di Magnifico, ha una forte connotazione filosofica che affonda le proprie radici nella cultura classica greca e latina. Delineata prima da Aristotele nella sua Etica eudemia e poi ripresa da Seneca nel De Vita Beata.[1], la Magnificenza diventa la pratica dell'esercizio della ricchezza personale finalizzata allo sviluppo del bello e dell'utile per la propria comunità, come delineato già dal Ficino e da Cristoforo Landino. Pertanto, la promozione delle arti a Firenze e la sua politica di esportazione dei brillanti artisti, quali Leonardo da Vinci, era una politica di potenza e di splendore che accresceva l'importanza politica di Firenze.

La Firenze laurenziana: la "Novella Atene"[modifica | modifica wikitesto]

Delineare brevemente quanto abbia avuto importanza l'impronta culturale voluta dal Magnifico non è impresa semplice. Lorenzo arrivò, infatti, ad incarnare il significato stesso del rinascimento. Liberale, gaudente, accorto, intelligente e votato sinceramente alla missione umanistica, Lorenzo invitò letterati ed artisti presso il Palazzo di Via Larga, che trovavano in lui un mecenate intelligente e ricettivo. Tra gli umanisti che frequentarono la sua corte ricordiamo: Pico della Mirandola, Marsilio Ficino, Angelo Poliziano e Luigi Pulci. Lorenzo arricchì la biblioteca di famiglia, inviando gli studiosi che frequentavano la sua corte a far ricerche di manoscritti preziosi, in Italia e fuori. Sistemò la sua collezione di statue antiche presso il Giardino di San Marco, di sua proprietà e vi fondò un'esclusiva scuola per giovani artisti, riconosciuta come la prima Accademia d'arte d'Europa, dove studiò fra gli altri un giovanissimo Michelangelo.[96]

Membro, a partire dal 1470, della commissione incaricata di rinnovare l'assetto artistico di Palazzo Vecchio, gli Operai del Palagio, Lorenzo ebbe contatti diretti con i maggiori pittori del tempo: Antonio Pollaiolo, Filippino Lippi e Sandro Botticelli, lavorarono per lui, come anche lo scultore Andrea del Verrocchio e l'architetto Giuliano da Sangallo. Alcuni fogli dei codici vinciani mostrano poi studi per consulenze militari e ingegneristiche, richieste probabilmente da Lorenzo. Lorenzo de' Medici fu anche protettore e compagno del compositore fiammingo Heinrich Isaac, che istruì i suoi figli.[97] È significativo ricordare come la politica culturale di Lorenzo non fosse rivolta soltanto alla gloria privata, ma anche alla città di Firenze e allo stesso territorio della Repubblica di Firenze. Tra gli interventi più rilevanti si ricorda lo spostamento di parte dell'Università di Firenze a Pisa, su invito del Magnifico, per allontanare da Firenze i turbolenti studenti; fu creato cos' il nucleo di quella che diventerà l'Università di Pisa nel 1472, rivitalizzando la vita culturale dell'antica nemica di Firenze.[96].

Lorenzo letterato[modifica | modifica wikitesto]

Lorenzo, benché operasse nel solco tracciato già a suo tempo dal nonno Cosimo e dal padre Piero, ebbe una peculiarità unica all'interno della famiglia Medici: l'essere a sua volta un artista. Lorenzo era infatti innamorato della cultura e della poesia e si compiaceva di sperimentarne ogni forma, per il sottile piacere intellettuale che probabilmente ne traeva. La sua estrema varietà di generi, modelli letterari, toni e stili rende molto difficile il compito di individuare una fisionomia unitaria nella personalità di Lorenzo, grazie anche alla polimorfa compagnia di letterati che aveva al suo fianco, i cui componenti spaziavano dai sofisticati umanisti Pico della Mirandola e Ficino ai rappresentanti della tradizione popolare, quali Luigi Pulci. La produzione laurenziana, infatti, è articolata in una serie di composizioni e generi talvolta contrastanti per toni e tematiche: si passa dalla tradizione cortese toscana fusa ormai con il background classicheggiante, a quella religiosa e teatrale.

Influenzato già dall'ambiente letterario fiorentino non soltanto umanista, ma anche volgare, forgiò nel Magnifico un animo artistico polivalente capace di passare dai toni popolari (bastino come esempi la Nencia da Barberino o i celebri Canti carnascialeschi) a quelli elevati della sacra rappresentazione, sulla scia di quel movimento di rinnovamento morale promosso dal Savonarola.[98] La produzione del Magnifico, pertanto, è intrisa fortemente di una vena realistica che si discosta dal puro intellettualismo culturale dell'elite umanistica e filosofica, per affondare le proprie radici nella dimensione quotidiana della Firenze di fine quattrocento. La dimensione culturale fiorentina fu inoltre abilmente sfruttata da Lorenzo per l'affermazione propagandistica della superiorità fiorentina sul resto d'Italia.

Sulla base di queste premesse, si può capire quali fossero gli autori a cui il Magnifico intendeva rifarsi. In primo luogo, alle tre corone fiorentine Dante, Petrarca e Boccaccio, divenuti già da decenni vanto della città di Firenze e modelli di somma vivacità espressiva e grazia stilistica. Del Boccaccio, per l'esattezza, riprende la dimensione popolana che emerge ne La Nencia de Barberino,basata sul genere letterario della satira del villano che affonda le proprie radici nella dimensione feudale e cortese[99]. L'influenza classica è di stampo invece prettamente filosofico: dal Ficino infatti apprende la concezione dell'amore di stampo neoplatonico..[100]. Per quanto riguarda la produzione religiosa (la Rappresentazione di San Giovanni e Paolo), i modelli si rifanno a quelli della sacra rappresentazione avviata da Antonino Pierozzi con l'ausilio di intellettuali del calibro Feo Belcari e Antonio di Matteo di Meglio.[101]

Lorenzo nella memoria dei contemporanei[modifica | modifica wikitesto]

« Natura non produrrà mai più un simile uomo »
(Caterina Sforza, signora di Imola, appena seppe della morte di Lorenzo il Magnifico)
Gli Stati Italiani nel 1494, alla vigilia della discesa di Carlo VIII di Valois, re di Francia. L'incapacità del figlio di Lorenzo, Piero il Fatuo, e le ambizioni di Ludovico il Moro causarono lo sconvolgimento della politica dell'equilibrio di Lorenzo.

L'esclamazione della fiera Signora di Imola può essere usata come archetipo per esplicare lo stato di desolazione che si generò negli animi per la morte del Medici. La scomparsa del Magnifico fu vista infatti come un evento infausto dalla maggior parte dell'intellighenzia politica italiana, non soltanto per la liberalità e la saggezza dell'appena scomparso signore di Firenze, ma anche perché venne meno il fautore di quella politica dell'equilibrio instauratasi tra gli Stati della penisola con la Pace di Lodi del 1454. Appena due anni dopo la sua morte, infatti, la politica spregiudicata del Duca di Milano Ludovico il Moro gettò l'Italia nelle mani dei francesi prima e degli stranieri dopo, sancendone la fine dell'indipendenza. Davanti a queste sciagure, ben Machiavelli scrisse:

« ...restata la Italia priva del consiglio suo, non si trovò modo per quegli che rimasono né di empiere né di frenare l'ambizione di Lodovico Sforza, governatore del duca di Milano. Per la quale, subito morto Lorenzo, cominciorono a nascere quegli cattivi semi i quali, non dopo molto tempo, non sendo vivo chi gli sapesse spegnere, rovinorono e ancora rovinono la Italia »
(Niccolò Machiavelli, Istorie Fiorentine VIII, 36)

Non diversamente Francesco Guicciardini delinea l'importanza politica che rivestiva la figura del Magnifico:

« la quale (Firenze, n.d.a) sí come in vita sua, raccolto insieme ogni cosa, era stata felice, cosí doppo la morte sua cadde in tante calamità ed infortuni, che multiplicorono infinitamente el desiderio di lui e la riputazione sua »
(Francesco Guicciardini, Storie Fiorentine, cap.IX)

Nonostante la visione più municipale offertaci dal Guicciardini, emerge comunque il preannuncio apocalittico dei futuri disastri cui andrà incontro la città, ormai priva della saggezza e dell'abilità diplomatica di Lorenzo. Non tutti però piansero la morte del Medici. I seguaci di Savonarola, i cosiddetti piagnoni, videro nella sua dipartita la fine della tirannia in cui era caduta Firenze, e la possibilità di redimerla moralmente dopo la diffusione della cultura umanistica di stampo paganeggiante promossa dall'entourage del Magnifico.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Raccolta Aragonese - la sua attenzione per la cultura sfociò in questa raccolta di testi poetici dal Duecento ai suoi tempi, con l'intento di provare l'apporto dei lirici toscani sulla produzione in volgare. Fu preparata dal Poliziano e data in dono al re Ferdinando I di Napoli, in occasione della rischiosa avventura del 1480.


Giovanni di Ser Giovanni, detto Lo Scheggia, particolare tratto dal Cassone Adimari. La dimensione cavalleresca e cortese era presente presso l'ambiente aristocratico fiorentino, benché la città avesse un regime repubblicano. Si noti il Battistero di San Giovanni sullo sfondo.
Rappresentazione dei santi Giovanni e Paolo

Alla tendenza idealizzante di questi ultimi scritti si contrappone il realismo di una tradizione più "borghese", comica e burlesca. In ciò venne molto influenzato dal Pulci che in un primo periodo fu l'intellettuale più apprezzato nella cerchia medicea.

  • Caccia col falcone
  • Uccellagione di starne
  • Beoni
  • Nencia da Barberino (di dubbia attribuzione) - riprende il tema della "satira del villano", trattando il personaggio del contadino nella sua tipica rozzezza, semplicità e villania. È una parodia del tema del pastore innamorato.
  • Corinto
  • Canzoni a ballo
  • Canti carnevaleschi - destinati ad essere cantati con accompagnamento musicale durante il carnevale, fra questi ricordiamo la celebre Canzona di Bacco
  • Selve d'amore - due libri contraddistinti dall'uso degli strambotti e altre opere di importanza minore.

Opere religiose[modifica | modifica wikitesto]

Alle opere precedenti fanno singolare contrasto altri componimenti di carattere religioso: i Capitoli, parafrasi di testi biblici, le Laude, che si collegano alla tradizione romana sin dal Duecento, e la Sacra rappresentazione dei Santi Giovanni e Paolo.

  • Capitoli
  • Laude
  • Sacra rappresentazione dei Santi Giovanni e Paolo

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Signoria di Firenze
De' Medici
Coat of arms of the House of Medici.svg

Cosimo il Vecchio
Piero il Gottoso
Lorenzo il Magnifico
Piero il Fatuo
Giovanni, papa Leone X
Giuliano, duca di Nemours
Figli
Lorenzo, duca di Urbino
Figli
Giulio, papa Clemente VII
Ippolito
Figli
Alessandro, duca di Firenze
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Lorenzo de' Medici Padre:
Piero de' Medici
Nonno paterno:
Cosimo de' Medici
Bisnonno paterno:
Giovanni de' Medici
Trisnonno paterno:
Averardo de' Medici
Trisnonna paterna:
Giovanna Spini
Bisnonna paterna:
Piccarda Bueri
Trisnonno paterno:
Edoardo Bueri
Trisnonna paterna:
?
Nonna paterna:
Contessina de' Bardi
Bisnonno paterno:
Alessandro de' Bardi
Trisnonno paterno:
?
Trisnonna paterna:
?
Bisnonna paterna:
Emilia Pannocchieschi
Trisnonno paterno:
?
Trisnonna paterna:
?
Madre:
Lucrezia Tornabuoni
Nonno materno:
Francesco Tornabuoni
Bisnonno materno:
Simone Tornabuoni
Trisnonno materno:
?
Trisnonna materna:
?
Bisnonna materna:
?
Trisnonno materno:
?
Trisnonna materna:
?
Nonna materna:
Nanna Guicciardini
Bisnonno materno:
Niccolò Guicciardini
Trisnonno materno:
Luigi Guicciardini
Trisnonna materna:
Costanza Strozzi
Bisnonna materna:
?
Trisnonno materno:
?
Trisnonna materna:
?

Matrimonio e discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Lorenzo ebbe una relazione con la nobile fiorentina Lucrezia Donati. Nel 1468, all'amore personale Lorenzo dovette rinunciare, per sposare per questioni dinastiche la patrizia

romana Clarice Orsini, figlia di Jacopo, esponente della potentissima famiglia Orsini; sebbene non l'avesse mai incontrata, Lorenzo accettò il suo destino, e nel mese di dicembre del 1468 i due si scambiarono la promessa di unirsi. Fatto che avvenne il 4 giugno 1469, con festeggiamenti grandi e spettacolari.[102] Lorenzo trattò sua moglie sempre con grande rispetto e tenendola sempre in grande considerazione. I due ebbero in tutto dieci figli, alcuni dei quali di primaria importanza per la storia dell'Italia rinascimentale e di Firenze.

Nome Nascita Morte Note
Lucrezia 4 agosto 1470 novembre 1553 Sposò Jacopo Salviati
Due gemelli senza nome marzo 1471 marzo 1471 Morti poco tempo dopo il parto
Piero 15 febbraio 1472 28 dicembre 1503 sposò Alfonsina Orsini
Maddalena 24 luglio 1473 dicembre 1528 Sposò Franceschetto Cybo
Contessina Beatrice 23 settembre 1474 settembre 1474 Morta poco tempo dopo il parto
Giovanni 11 dicembre 1475 1º dicembre 1521 Cardinale, poi Papa Leone X
Luisa 25 gennaio 1477 luglio 1488 Promessa sposa a Giovanni il Popolano, morì nell'adolescenza
Contessina 16 gennaio 1478 29 giugno 1515 Sposò Piero Ridolfi
Giuliano 12 marzo 1479 17 marzo 1516 Duca di Nemours, sposò Filiberta di Savoia


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Antonio Cappelli, Lettere di Lorenzo de' Medici detta il Magnifico conservate nell'Archivio palatino di Moderna, p. 3. URL consultato il 20 agosto 2015.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r Ingeborg Walter, MEDICI, Lorenzo de’ in Dizionario Biografico degli Italiani. URL consultato il 20 agosto 2015.
  3. ^ Walter Ingeborg, Lorenzo il Magnifico e il suo tempo, p. 9. URL consultato il 20 agosto 2015.
  4. ^ vWilliam Roscoe, Vita di Lorenzo de' Medici, 1-2, p. 79. URL consultato il 20 agosto 2015.
  5. ^ Carlo Arrivabene Valenti Gonzaga, I poeti italiani, Londra, 1855, Epoca IV, p. 153
  6. ^ William Roscoe, Vita di Lorenzo de' Medici, 1-2, pp. 80-81. URL consultato il 20 agosto 2015.
  7. ^ William Roscoe, Vita di Lorenzo de' Medici, 1-2, p. 76. URL consultato il 20 agosto 2015.
  8. ^ Giovanni di Cosimo (1421-1463), Palazzo Medici, 2007. URL consultato il 20 agosto 2015.
  9. ^ Giovanni di Cosimo de' Medici, di costituzione ben robusta e molto più sano del fratello malaticcio, era la speranza del padre Cosimo perché questi reggesse la criptosignoria da lui creata. La morte di Giovanni, però, lo mandò nella più cupa disperazione. Si veda: Ingeborg Walter, Lorenzo il Magnifico e il suo tempo, pp. 19-21. URL consultato il 20 agosto 2015.
  10. ^ William Roscoe, Vita di Lorenzo de' Medici, detto Il Magnifico tradotta dal Cavalier Gaetano Macherini, Tomo I, Pisa, 1816, pp. 54-55
  11. ^ Ingeborg Walter, Lorenzo il Magnifico e il suo tempo, p. 21. URL consultato il 20 agosto 2015.
  12. ^ William Roscoe, op.cit, Tomo I, pp. 66-67
  13. ^ a b Walter Ingeborg, MEDICI, Piero de'c in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 73. URL consultato il 24 agosto 2015.
  14. ^ a b Ingeborg Walter, Lorenzo il Magnifico e il suo tempo, p. 45
  15. ^ a b c Giovanni Delle Donne, Lorenzo il Magnifico e il suo tempo, p. 30. URL consultato il 20 agosto 2015.
  16. ^ a b William Rescoe, Vita di Lorenzo de' Medici, 1-2, p. 82. URL consultato il 20 agosto 2015.
  17. ^ Giovanni Delle Donne, Lorenzo il Magnifico e il suo tempo, pp. 30-31. URL consultato il 20 agosto 2015.
  18. ^ Ingeborg Walter, Lorenzo il Magnifico e il suo tempo, p. 47. URL consultato il 20 agosto 2015.
  19. ^ Walter Ingeborg, Lorenzo il Magnifico e il suo tempo, p. 49. URL consultato il 25 agosto 2015.
  20. ^ Per approfondire si veda: Antonio Menniti Ippolito, Francesco I Sforza, duca di Milano in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 50, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1998. URL consultato il 22 agosto 2015.
  21. ^ Per approfondire si veda: Francesca Maria Vaglienti, Galeazzo Maria Sforza in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 51, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1998. URL consultato il 22 agosto 2015.
  22. ^ William Roscoe, Vita di Lorenzo de' Medici, detto il Magnifico, 1-2, p. 85. URL consultato il 22 agosto 2015.
  23. ^ a b Alfredo Bosisio, Il Basso Medioevo in Storia Universale, IV, p. 364.
  24. ^ Niccolò Machiavelli, Istorie fiorentinee, p. 345. URL consultato il 22 agosto 2015.
  25. ^ Niccolò Machiavelli, Istorie fiorentine, pp. 344-345. URL consultato il 22 agosto 2015.
  26. ^ Niccolò Machiavelli, Istorie Fiorentine, p. 344. URL consultato il 22 agosto 2015.
  27. ^ William Roscoe, Vita di Lorenzo de' Medici, detto il Magnifico, 1-2, p. 86. URL consultato il 22 agosto 2015.
  28. ^ a b Giovanni Delle Donne, Lorenzo il Magnifico e il suo tempo, p. 32. URL consultato il 22 agosto 2015.
  29. ^ a b c d Alfredo Bosisio, Il Basso Medioevo in Storia Universale, IV, p. 365.
  30. ^ vWilliam Roscoe, Vita di Lorenzo de' Medici, detto il Magnifico, 1-2, p. 88. URL consultato il 22 agosto 2015.
  31. ^ Niccolò Machiavelli, Istorie fiorentine, p. 353. URL consultato il 22 agosto 2015.
  32. ^ William Roscoe, Vita di Lorenzo de' Medici, detto il Magnifico, 1-2, pp. 88-89. URL consultato il 22 agosto 2015.
  33. ^ Walter Ingeborg, autorevole biografo di Lorenzo, sottolinea come l'agguato e la pronta reazione di Lorenzo davanti alle truppe nemiche furono delle vicende inventate da Piero per rafforzare ulteriormente la sua posizione e quella del figlio diciassettenne da un lato, e dall'altro di giustificare l'invio delle milizie fedeli ai Medici a Firenze. Nonostante ciò, il biografo accredita la vicinanza di Lorenzo al padre malato e alcune sue ambascerie presso gli alleati politici. Si vedano: Walter Ingeborg, Lorenzo il Magnifico e il suo tempo, p. 53. URL consultato il 22 agosto 2015. e la voce del Dizionario Biografico degli Italiani, più volte usato come riferimento bibliografico.
  34. ^ La guerra, istigata dal Soderini e da Diotisalvi Neroni, si concluse con uno status quo nel 1468. Per approfondire, si veda la sezione relativa nella biografia di Piero il Gottoso.
  35. ^ Giovanni Delle Donne, Lorenzo il Magnifico e il suo tempo, p. 38. URL consultato il 23 agosto 2015.
  36. ^ Vanna Arrighi, Orsini, Clarice in Dizionario Biografico degli Italiani. URL consultato il 23 agosto 2015.
  37. ^ William Roscoe, Vita di Lorenzo de' Medici, detto il Magnifico, p. 129. URL consultato il 23 agosto 2015.
  38. ^ Walter Ingeborg, Lorenzo il Magnifico e il suo tempo, p. 81. URL consultato il 23 agosto 2015.
  39. ^ William Roscoe, Vita di Lorenzo de' Medici, detto il Magnifico, 1-2, pp. 129-130. URL consultato il 23 agosto 2015.
  40. ^ Niccolò Machiavelli, Istorie fiorentine, p. 359u. URL consultato il 23 agosto 2015.
  41. ^ Giovanni Delle Donne, Lorenzo il Magnifico e il suo tempo, p. 49. URL consultato il 23 agosto 2015.
  42. ^ Walter Ingeborg, Lorenzo il Magnifico e il suo tempo, p. 98. URL consultato il 24 agosto 2015.
  43. ^ a b Piero di Cosimo detto il Gottoso (1416-1469), Palazzo Medici Riccardi. URL consultato il 24 agosto 2015.
  44. ^ William Roscoe, Vita di Lorenzo de' Medici, detto il magnifico, p. 132. URL consultato il 24 agosto 2015.
  45. ^ Niccolò Machiavelli, Istorie fiorentine, p. 362. URL consultato il 24 agosto 2015.
  46. ^ Franco Cesati, I Medici, storia di una dinastia europea, p. 66.
  47. ^ Niccolò Machiavelli, Istorie fiorentine, p. 367. URL consultato il 24 agosto 2015.
  48. ^ Niccolò Machiavelliu, Istorie fiorentine, p. 369. URL consultato il 24 agosto 2015.
  49. ^ Francesco Guicciardini, Storie fiorentine, p. 112.
  50. ^ Storia di Volterra - Il Medioevo. La guerra con Firenze, Comune di Volterra. URL consultato il 24 agosto 2015.
  51. ^ a b c Lorenzo il Magnifico (1449-1492), Palazzo Medici Riccardi. URL consultato il 24 agosto 2015.
  52. ^ a b Franco Cesati, I Medici - storia di una dinastia europea, pp. 37-38
  53. ^ a b c d e f g h 1478 - Congiura dei Pazzi aggiungi alla cartella, Palazzo Medici Riccardi. URL consultato il 24 agosto 2015.
  54. ^ Francesco Guicciardini, Storie fiorentine, p. 117.
  55. ^ 1471 - Visita di Galeazzo Maria Sforza e di Bona di Savoia, Palazzo Medici Riccardi. URL consultato il 27 agosto 2015.
  56. ^ Franco Cesati, I Medici - storia di una dinastia europea, pp. 38-39
  57. ^ a b Niccolò Machiavelli, Istorie fiorentine, p. 385. URL consultato il 24 agosto 2015.
  58. ^ Niccolò Machiavelli, Istorie fiorentine, p. 386. URL consultato il 24 agosto 2015.
  59. ^ a b c d e f Alfredo Bosisio, Il Basso Medioevo in Storia Universale, IV, p. 366.
  60. ^ Niccolò Machiavelli, Istorie fiorentine, p. 388. URL consultato il 24 agosto 2015.
  61. ^ Franco Cesati, I Medici - storia di una dinastia europea, p. 40
  62. ^ Franco Cesati, I Medici - storia di una dinastia europea, p. 40.
  63. ^ William Roscoe, Vita di Lorenzo de' Medici, detto il Magnifico, vol. 2, p. 97. URL consultato il 25 agosto 2015.
  64. ^ Franco Cesati, I Medici - storia di una dinastia europea, p. 41.
  65. ^ William Roscoe, Vita di Lorenzo de' Medici, detto il Magnifico, vol. 2, p. 108. URL consultato il 25 agosto 2015.
  66. ^ Niccolò Machiavelli, Istorie fiorentine, pp. 405-406. URL consultato il 25 agosto 2015.
  67. ^ Franco Cesati, I Medici - storia di una dinastia europea, p. 42
  68. ^ William Roscoe, Vita di Lorenzo de' Medici, detto il Magnifico, pp. 124-125. URL consultato il 25 agosto 2015.
  69. ^ William Roscoe, Vita di Lorenzo de' Medici, detto il Magnifico, vol. 3, pp. 9-10. URL consultato il 26 agosto 2015.
  70. ^ a b c Alfredo Bosisio, Il Basso Medioevo in Storia Universale, IV, p. 367.
  71. ^ I veneziani erano in lite con Ercole per questioni legate al commercio del sale; il papa, come al solito istigato dal nipote Girolamo, si alleò con Venezia dopo che questa promise al Riario di insignorirlo della città estense. Si veda: Niccolò Machiavelli, Istorie fiorentine, pp. 410-411. URL consultato il 26 agosto 2015.
  72. ^ William Roscoe, Vita di Lorenzo de' Medici, detto il Magnifico, vol. 3, p. 10. URL consultato il 26 agosto 2015.
  73. ^ Niccolò Machiavelli, Istorie fiorentine, p. 416. URL consultato il 26 agosto 2015.
  74. ^ Per approfondire, si veda: Marco Pellegrini, Innocenzo VIII in Enciclopedia dei Papi, vol. 3, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2000, SBN IT\ICCU\TO0\0925032. URL consultato il 26 agosto 2015.
  75. ^ Giovanni de' Medici fu proclamato cardinale in pectore all'età di tredici anni nel concistoro del 9 marzo 1489, come si può desumere dalla fonte catholic-hierarchy
  76. ^ Franco Cesati, I Medici - storia di una dinastia europea, p. 45
  77. ^ William Roscoe, Vita di Lorenzo de' Medici, detto il Magnifico, vol. 3, pp. 165-166. URL consultato il 27 agosto 2015.
  78. ^ Francesco Guicciardini, Storie fiorentine, p. 157.
  79. ^ Francesco Guicciardini, Storie fiorentine, pp. 165-166.
  80. ^ William Roscoe, Vita di Lorenzo de' Medici, detto il Magnifico, vol. 3, p. 48. URL consultato il 26 agosto 2015.
  81. ^ Palazzo Medici Riccardi.
  82. ^ Quest'organo rimase in vigore fino al 1491, allorché fu sciolto. Si veda, per una visione generale: Francesco Guicciardini, Storie fiorentine, p. 168, nota 63.
  83. ^ Sulla figura di Lucrezia de' Medici, dalla cui discendenza nascerà il ramo granducale mediceo, si veda: Irene Fosi, MEDICI, Lucrezia de' in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 73, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009, SBN IT\ICCU\RMS\2456358. URL consultato il 27 agosto 2015.
  84. ^ Piero Gualtieri, 9 ottobre 1406: I fiorentini prendono possesso di Pisa, Storia di Firenze. URL consultato il 27 agosto 2015.
  85. ^ Storia di Pisa, PisaCentro. URL consultato il 27 agosto 2015.
    «In cambio della possibilità di offrire a Firenze uno sbocco sul mare, Pisa ottenne dai Medici e in particolare da Lorenzo il Magnifico, alcune opere di manutenzione del territorio e la costruzione di vari edifici pubblici e civili».
  86. ^ Storia dell'Università, Università di Pisa. URL consultato il 27 agosto 2015.
  87. ^ (EN) Trueman C N, Henry VII and Overseas Trade, HistoryLearningSite.co.uk. URL consultato il 27 agosto 2015.
    «Henry was also keen to develop trade in the Mediterranean, especially with Florence [...] Henry had to encourage merchants to trade in the region, as the Venetians were so dominant. The rewards for success were great and in 1488 a few English merchants ships returned to England with a cargo of malmsey. In retaliation for this encroachment on what the Venetians deemed to be their trade, they imposed very large tariffs on all English goods imported into Venice, effectively killing off any English trade there. Therefore, it became even more important for Henry to develop trade with Florence. In 1490, a treaty was signed that provided for English wool to be imported into Pisa, the main port of Florence».
  88. ^ Francesco Guicciardini, Storie fiorentine, p. 170.
  89. ^ a b Roberto Palmarocchi, SAVONAROLA, Girolamo in Enciclopedia Italiana. URL consultato il 27 agosto 2015.
  90. ^ Franco Cesati, I Medici - storia di una dinastia europea, p. 46
  91. ^ a b c d Franco Cesati, I Medici - storia di una dinastia europea, p. 47
  92. ^ Walter Ingeborg, Lorenzo il Magnifico e il suo tempo, p. 230. URL consultato il 27 agosto 2015.
  93. ^ Francesco Guicciardini, Storie fiorentine, p. 171.
  94. ^ Luciano Sterpellone, Famosi e Malati, Quando sono i grandi a star male - La malattia di Lorenzo il Magnifico, Vacanze e itinerari. URL consultato il 27 agosto 2015.
  95. ^ William Roscoe, Vita di Lorenzo de' Medici, detto il Magnifico, vol. 4, p. 67. URL consultato il 27 agosto 2015.
  96. ^ a b Franco Cesati, I Medici - storia di una dinastia europea, pp. 44-45
  97. ^ Claudio Gallico, L'Età dell'Umanesimo e del Rinascimento, Torino, Edt, 1991.
  98. ^ Giuseppe Ferroni, Storia della Letteratura Italiana - vol.IV, la Letteratura dell'Umanesimo, p. 42
  99. ^ Giuseppe Ferroni, Storia della Letteratura Italiana - vol.IV, la Letteratura dell'Umanesimo, p. 43
  100. ^ Leone X in Enciclopedia dei Papi.
  101. ^ Paola Ventrone, La sacra rappresentazione fiorentina, ovvero la predicazione in forma di teatro.
  102. ^ Alle fastose nozze di Lorenzo de' Medici con Clarice Orsini, nel 1469, vennero consumati all'incirca diciassette quintali fra dolciumi e confetti, vedi: Fonte

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Lorenzo de' Medici, Opere. 1, Scrittori d'Italia 54, Bari, Laterza, 1913. URL consultato il 1º aprile 2015.
  • Lorenzo de' Medici, Opere. 2, Scrittori d'Italia 59, Bari, Laterza, 1914. URL consultato il 1º aprile 2015.
  • Lorenzo de' Medici, Rappresentazione dei santi Giovanni e Paolo, Impresso in Firenze, Francesco Bonaccorsi, 1485. URL consultato il 1º aprile 2015.
  • Ivan Cloulas, Lorenzo il Magnifico, Salerno editore, Roma 1986
  • Cecilia M. Ady, Lorenzo de' Medici e l'Italia del Rinascimento, Mondadori, Milano 1994 ISBN 88-04-45176-9
  • Antonio Altomonte, Il Magnifico. Vita di Lorenzo de' Medici, Bompiani, Milano 2000 ISBN 88-452-9060-3
  • Jack Lang, Il Magnifico. Vita di Lorenzo de' Medici, Mondadori, Milano 2003 ISBN 88-04-49519-7
  • Ingeborg Walter, Lorenzo il Magnifico e il suo tempo, Donzelli, Roma 2005 ISBN 88-7989-921-X
  • Maurizio Gattoni, Sisto IV, Innocenzo VIII e la geopolitica dello Stato Pontificio (1471-1492), Roma, Edizioni Studium 2010, ISBN 978-88-382-4124-6
  • Marcello Vannucci Il Magnifico racconta: nelle pagine di un segreto diario di Lorenzo rivivono gli splendori della corte medicea: amori, arte e politica di un secolo stupendo visti attraverso l'occhio del suo più straordinario protagonista, Roma 1991
  • Marcello Vannucci I Medici: una famiglia al potere, Roma 1987
  • Franco Cesati, I Medici, storia di una dinastia europea, Mandragora, Firenze, 1999
  • Giuseppe Ferroni, Storia della Letteratura Italiana - vol.IV, la Letteratura dell'Umanesimo, Mondadori, Milano, 2006

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