Beatrice d'Este

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Beatrice d'Este
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Gian Cristoforo Romano, busto di Beatrice d'Este, 1490 ca., Museo del Louvre, Parigi
Duchessa di Milano
Stemma
In carica 14941497
Predecessore Isabella d'Aragona
Successore Anna di Bretagna
Altri titoli principessa di Ferrara
Nascita Ferrara, 29 giugno 1475
Morte Milano, 2 gennaio 1497
Luogo di sepoltura Santa Maria delle Grazie
Casa reale Este
Padre Ercole I d'Este
Madre Eleonora d'Aragona
Consorte Ludovico Sforza
Figli Ercole Massimiliano
Francesco
Religione Cattolicesimo

«Per la quale morte ogni cosa andò in ruina e precipizio, e di lieto paradiso in tenebroso inferno la corte se converse»

(Vincenzo Calmeta, Triumphi)

Beatrice d'Este (Ferrara, 29 giugno 1475Milano, 2 gennaio 1497) fu figlia di Ercole I d'Este e di Eleonora d'Aragona, sorella minore di Isabella d'Este e Alfonso I d'Este. Sposò Ludovico il Moro nel 1494 divenendo così duchessa di Milano e duchessa di Bari.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nascita[modifica | modifica wikitesto]

Nacque il 29 giugno 1475 nel Castello Estense di Ferrara, secondogenita di Ercole I d'Este e di Eleonora d'Aragona. Fu così chiamata in onore di Beatrice d'Este, sorella di Ercole, e Beatrice.[1] Il duca di Ferrara desiderava un erede maschio quindi la sua nascita non fu accolta con grandi festeggiamenti.[2] Nel luglio del 1476 Niccolò d'Este, figlio di Leonello e nipote di Ercole, appoggiato dai Gonzaga, tentò di appropriarsi di Ferrara incitando anche il popolo alla rivolta. Con le sue forze circondò il palazzo ducale per catturare Eleonora d'Aragona e i suoi figli. Questi riuscirono a salvarsi rifugiandosi nel castello attraverso la via Coperta, il passaggio sopraelevato che collega il palazzo con la fortezza. Ercole, che si trovava nella Delizia di Belriguardo, rientrò in città alla testa di un esercito col fratello Rinaldo e costrinse i congiurati a fuggire. Il giorno successivo la famiglia ducale si recò in processione solenne alla cattedrale di San Giorgio dringraziando pubblicamente i ferraresi. Niccolò venne catturato a Bondeno e il 4 settembre dello stesso anno fu decapitato nel cortile del castello. Sempre nel 1476 venne annunciato il fidanzamento tra Alfonso d'Este ed Anna Maria Sforza, figlia di Galeazzo Maria Sforza (questo divenne promessa nel 1477[3] e matrimonio nel 1491).

L'infanzia a Napoli[modifica | modifica wikitesto]

Un anno dopo Beatrice si recò alla corte aragonese insieme alla madre e alla sorella in occasione del secondo matrimonio di re Ferdinando con Giovanna d'Aragona. Scortate da Niccolò da Correggio giunsero a Pisa e da qui si imbarcarono su una galea arrivando a Napoli il 1º giugno 1477. Pochi giorni dopo il Moro fu cortesemente ospitato da Ercole d'Este con cui era già allora in ottimi rapporti. Il 19 settembre Eleonora partorì Ferrante ma subito dopo le giunse notizia che il marito era stato nominato capitano generale dell'esercito fiorentino pertanto fu costretta a ritornare rapidamente a Ferrara per amministrare lo stato in sua assenza. Decise di portare con sé la figlia maggiore Isabella ma Ferdinando la convinse a lasciare a Napoli sia Ferrante che Beatrice, a cui si era affezionato sin da subito. Beatrice visse nella città partenopea per otto anni. Vi conobbe la colta zia Ippolita Maria Sforza e frequentò a lungo i suoi figli: Isabella d'Aragona, già promessa sposa a Gian Galeazzo Maria Sforza e destinata a diventare la sua rivale, Ferdinando, passato alla storia come Ferrandino, che in futuro sarebbe diventato l'ultimo re aragonese di Napoli e Pietro, principe di Rossano. Nell'estate del 1479 Ludovico il Moro giunse a Napoli per ricevere l'investitura a duca di Bari nonché finanziamenti e uomini per poter riprendere il controllo del Ducato dopo essere stato esiliato a Pisa da Bona di Savoia in seguito al fallimento del colpo di Stato ordito insieme ai fratelli contro di lei. Fu probabilmente la prima volta in cui vide colei che sarebbe diventata la sua sposa e che allora era una bambina di soli quattro anni.[4]

Il fidanzamento con Ludovico il Moro[modifica | modifica wikitesto]

Stemma sforzesco, in memoria del duca Ludovico il Moro e di sua moglie Beatrice d'Este, Conca di Viarenna a Milano, 1497.

Date le parentele di Beatrice con le principali famiglie signorili d'Italia si destarono grandi interessi nei suoi confronti da parte delle grandi potenze della penisola. Il primo a muoversi fu Ludovico il Moro, duca di Bari, reggente ed in seguito duca di Milano, che nella primavera del 1480 avviò una trattativa con Ercole d'Este per ottenere la mano della figlia primogenita Isabella. Il fidanzamento non fu possibile perché pochi mesi prima il padre l'aveva già promessa in sposa, all'età di soli cinque anni, a Francesco Gonzaga, marchese di Mantova. Ercole, ottenuto il beneplacito di re Ferdinando, propose al Moro la secondogenita Beatrice ed egli non esitò ad accettarla. Ludovico tuttavia rimase in ottimi rapporti con la cognata, con la quale intrattenne un fittissimo rapporto epistolare a partire dal loro primo incontro a Pavia nel gennaio del 1491 in occasione del suo matrimonio con Beatrice. Per gli Este il doppio matrimonio di Beatrice e Ludovico e di Alfonso e Anna sarebbe servito per cementare l'alleanza con gli Sforza, la famiglia più potente e una delle più ricche dell'Italia settentrionale, dal momento che il Ducato di Ferrara era costantemente minacciato dall'espansionismo della Repubblica di Venezia. Dopo il fidanzamento Beatrice restò con il nonno materno per altri cinque anni. Fu una decisione saggia dal momento che Ferrara durante le guerre del 1482-1484 fu sul punto di cadere in mano veneziana e solo la caparbietà di Eleonora d'Aragona unita alla fedeltà dei sudditi riuscì ad impedirlo. Il Ducato di Ferrara ne uscì comunque sconfitto e con la pace di Bagnolo del 7 agosto 1484 fu costretto a cedere il Polesine ai veneziani.

Beatrice rientrò a Ferrara nel 1485 all'età di dieci anni dopo lo scoppio della congiura dei baroni che rese troppo rischiosa la sua permanenza nel Regno di Napoli. Nella città estense fu allieva insieme alla sorella Isabella del filosofo Battista Guarino, da cui ricevette un'educazione classica vasta e approfondita che ne fece una delle principesse più colte e raffinate del Rinascimento italiano.[5] Nel dicembre del 1485 Ercole d'Este inviò un ritratto di Beatrice eseguito da Cosimo Tura in regalo a Ludovico il Moro. Lo stesso pittore poco prima ne aveva eseguito uno della sorella per il marchese di Mantova ma sono entrambi andati perduti.[6] Il matrimonio tra Ludovico e Beatrice si sarebbe dovuto tenere nel febbraio 1490 in contemporanea con quello tra Isabella e Francesco ma durante la visita di Ercole a Milano del 1487, Ludovico fece intendere di essere troppo occupato negli affari di stato e che la sposa era ancora troppo giovane. Nel maggio del 1489 inviò a Ferrara Giacomo Trotti, ambasciatore estense presso la corte di Milano: si fissò la data del matrimonio al maggio del 1490 e si dispose una dote di 40.000 ducati e gioielli per un valore di 2.000 ducati; il duca di Bari avrebbe però contribuito a coprire parte delle spese necessarie per le celebrazioni. Giunto giugno, tuttavia, Ludovico rinviò ancora una volta il matrimonio per mezzo di Galeazzo Sanseverino sconcertando i duchi di Ferrara che a questo punto dubitarono della sua reale volontà di sposare Beatrice. Il motivo di questo comportamento fu attribuito alla nota relazione che Ludovico intratteneva con la bella Cecilia Gallerani.[7] Per scusarsi dei continui rinvii, nell'agosto del 1490 inviò Francesco da Casate a Ferrara per offrire in dono alla promessa sposa "una bella collana cum perle grosse ligate in fiori d'oro et uno bello zoglielo da atachare a dicta collana, nel quale è uno bellissimo smiraldo de grande persona, et uno balasso[8] et una perla in forma de un pero".[9]

Il matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Il 29 dicembre 1490 Beatrice d'Este lasciò Ferrara a bordo di alcuni carretti accompagnata dalla madre Eleonora d'Aragona, dallo zio Sigismondo d'Este e da un corteo di nobili e damigelle mentre il fratello minore Alfonso la precedette a bordo di slitte dal momento che a causa dell'inverno particolarmente rigido di quell'anno il Po era ghiacciato nel tratto mantovano e ferrarese. A Ferrara era caduto un metro di neve che perdurò sino a metà marzo. Il 2 gennaio il corteo giunse a Brescello dove si riunì con Alfonso e il giorno dopo accolse l'arrivo di Isabella d'Este, marchesana di Mantova, con il suo seguito di cinquanta persone e trenta cavalli. Il 5 gennaio Galeazzo Sanseverino arrivò a Brescello con una flotta di tre bucintori e diciotto navi da trasporto sforzesche. Il 7 gennaio il corteo nuziale si imbarcò e partì alla volta di Piacenza dove venne accolto il 12 gennaio dal conte Bartolomeo Scotti dopo un viaggio alquanto scomodo a causa del gelo e degli spifferi. Il viaggio riprese il mattino del 14 e verso le quattro e mezza del 15 gennaio la piccola flotta approdò presso il porto fluviale di Pavia. Ludovico accolse la sposa sulla banchina aiutandola a scendere dalla nave, circondato da molti illustri nobili milanesi poi il corteo attraversò il Ponte Coperto giungendo infine al castello. Il giorno successivo venne stipulato il contratto di nozze con Ludovico Maria Sforza, detto il Moro, duca di Bari ma di fatto signore di Milano. Nel pomeriggio il Moro illustrò a Beatrice, Isabella e Alfonso le meraviglie del castello di Pavia, in particolare la biblioteca, l'armeria e la sala degli specchi. Il 17 gennaio 1491 Ludovico Sforza sposò Beatrice d'Este nella Cappella Ducale del castello. La sposa indossava un lungo abito bianco in cui erano cucite numerose perle e gioielli e fu accompagnata all'altare dalla madre e dalla sorella, seguite da Alfonso e Sigismondo quindi da alcuni nobili ferraresi. Alla cerimonia furono presenti, tra gli altri i quattro fratelli Sanseverino, Niccolò da Correggio, Galeotto I Pico della Mirandola e Rodolfo Gonzaga, fratello di Francesco Gonzaga, marchese di Mantova, che pare fosse presente al matrimonio sotto travestimento e all'insaputa di Isabella. Ludovico volle che il matrimonio si celebrasse a Pavia e non a Milano per non dare l'impressione di voler prevaricare Gian Galeazzo Maria, legittimo duca di Milano, che aveva sposato Isabella d'Aragona in Duomo alcuni mesi prima.[10]

I festeggiamenti a Milano[modifica | modifica wikitesto]

Già il mattino dopo Ludovico partì alla volta di Milano per terminare i preparativi per le feste e il ricevimento solenne. I lavori al castello di Porta Giovia erano in corso da mesi e per completarli in tempo il Moro aveva imposto a tutti i pittori e scultori più insigni attivi in Lombardia (tra cui Leonardo da Vinci) di abbandonare le opere in corso e recarsi a Milano. Aveva inoltre disposto una manutenzione straordinaria per tutte le strade e tutti i ponti che avrebbe percorso il corteo nuziale in modo da non recargli impedimenti. Il corteo di Beatrice lasciò Pavia tre giorni dopo trascorrendo la notte del 21 gennaio nel castello di Binasco. Il giorno dopo fu accolta dal duca e dalla duchessa di Milano poche miglia a sud della città ed accompagnata per una colazione presso il refettorio della basilica di Sant'Eustorgio. In tarda mattinata il corteo entrò in città da Porta Ticinese dove fu accolto da Ludovico vestito con una giornea d'oro, dai più insigni nobili, dal clero, dagli ambasciatori degli stati italiani nonché da medici e giureconsulti. In occasione della festa le case e le botteghe di Milano furono addobbate con ghirlande di fiori, stendardi, drappi e arazzi. Nella Contrada degli Armorari gli armaioli milanesi schierarono due lunghe file di cavalieri in armatura completa in groppa a cavalli bardati che disposti in quel modo sembravano essere veri. Il corteo avanzò annunciato da quarantasei coppie di trombettieri in mezzo ad una folla festante sino al castello dove ad attenderlo vi erano Bona di Savoia le due figlie Anna Maria Sforza e Bianca Maria Sforza insieme a molte delle più belle dame della città. Per l'occasione il soffitto della Sala della Balle fu dipinto in blu lapislazzuli con stelle d'oro per farlo sembrare un cielo stellato e sulle pareti erano state dipinte le imprese di Francesco Sforza mentre all'ingresso fu realizzato un arco trionfale con l'effigie del condottiero e un'iscrizione inneggiante alla sua grandezza. Il 23 gennaio si celebrarono le nozze tra Alfonso d'Este e Anna Maria Sforza nella cappella ducale ma i festeggiamenti si sarebbero tenuti a Ferrara un mese dopo. Il 24 gennaio vennero eretti in piazza tre palchi: sul primo salirono araldi e trombettieri, sul secondo furono disposti i doni ricevuti dagli sposi insieme a piatti, caraffe ed altri monili d'oro e d'argento e su terzo, posto al centro, salì Beatrice che ricevette gli omaggi delle alte cariche della città per poi donare a due cavalieri (un Visconti e un Suardi) due drappi d'oro che vennero poi appesi nel cortile del castello e furono i premi per i vincitori della giostra che si sarebbe tenuta di lì a poco. Quella sera fu indetto un memorabile ballo, a cui parteciparono non meno di duecento persone, tra cui contadine abbigliate con i colori degli Sforza e provenienti da ogni parte d'Italia. Questo ballo fu ricordato da Bartolomeo Calco per la sfarzosa mostra di vesti e acconciature (di cui Beatrice era grande appassionata).[11] Tra il 26 e il 28 gennaio si tenne la giostra a cui parteciparono un gran numero di personalità illustri tra cui lo stesso duca di Milano, Annibale Bentivoglio, Giovanni Francesco della Mirandola e Francesco Gonzaga, tutti con vesti e armature dalle fogge mirabili o stravaganti. La giostra vide quale vincitore Galeazzo Sanseverino che ricevette il drappo d'oro dalle mani di Beatrice.[12] Pare che in occasione delle nozze i novelli sposi abbiano donato il ricco pallio d'altare tuttora conservato nella chiesa di Santa Maria del Monte a Varese; il santuario dovette essere particolarmente caro al Moro che vi si recò spesso e vi fece celebrare numerose messe dopo la morte della consorte.[13] Il 1º febbraio Eleonora d'Aragona, Isabella d'Este, Alfonso d'Este, Anna Maria Sforza, Ermes Sforza e Gian Francesco Sanseverino lasciarono Milano seguiti da un corteo di quattrocento persone e visitarono la Certosa di Pavia per poi imbarcarsi alla volta Ferrara che raggiunsero l'11 febbraio. La saggia Polissena d'Este, cugina di Beatrice ormai quarantenne, rimase invece a Milano per assisterla.[14]

La nascita di Ercole Massimiliano e di Francesco[modifica | modifica wikitesto]

Il 20 gennaio 1493 Eleonora d'Aragona giunse a Milano per assistere la figlia durante il parto. Due giorni dopo presso la Sala del Tesoro nella Rocchetta del castello di Porta Giovia furono esposti i regali della nobiltà milanese su tavole ricoperte da velluto d'oro cremisino, offerti al Moro in vista dell'imminente nascita del fanciullo. Tra questi vi erano "dui bellissimi diamanti uno in puncta l'altro in tavola" del valore di 18.000 ducati e una bellissima culla dorata per il pargoletto, donati dal suocero Ercole d'Este.[15] Il 23 gennaio, alle quattro del pomeriggio, Beatrice diede alla luce il primogenito Ercole, battezzato con il nome del padre e successivamente chiamato Massimiliano in onore dell'imperatore. L'avvenimento fu seguito da manifestazioni di deferenza verso il Moro che fece suonare le campane a festa per una settimana intera, promosse processioni pubbliche e concesse la grazia ad alcuni condannati.[16] In occasione del battesimo fu allestito in piazza del Duomo un grande palco rivestito di tessuti preziosi, abbellito da fronde e ghirlande e che sul lato esterno presentava le dodici fatiche di Ercole rappresentate da bassorilievi in gesso.[17] Il 20 febbraio Beatrice e Isabella d'Aragona parteciparono alla messa di ringraziamento presso la chiesa di Santa Maria delle Grazie cantando il Te Deum cui seguì la tradizionale benedizione della puerpera. Seguì una magnifica festa in casa dei Della Torre.[18]

La nascita di Ercole Massimiliano determinò una svolta nella politica del Moro, che da questo momento in poi cercherà di essere riconosciuto quale legittimo duca di Milano al posto dell'inetto Gian Galeazzo Maria Sforza così come un deterioramento nei rapporti tra Beatrice d'Este ed Isabella d'Aragona. Quest'ultima, ben più determinata del marito, avendo chiare le intenzioni del Moro, scrisse al padre Alfonso domandandogli aiuto per l'ottenimento del Ducato. Ferdinando I d'Aragona, pur congratulandosi pubblicamente con Ludovico per la nascita del figlio, cercò di contenerne l'influenza presso le altre corti italiane e straniere ma il Moro riuscì ad anticiparlo stringendo un'alleanza con la Repubblica di Venezia, il Ducato di Ferrara, il Marchesato di Mantova e lo Stato Pontificio, volta a garantire la pace in Italia per almeno venticinque anni, su modello della precedente Pace di Lodi. La nuova lega fu proclamata a Venezia il 25 marzo 1493, festa di San Marco. Per l'occasione il doge proclamò cavaliere l'ambasciatore milanese Taddeo Vimercati mentre Ludovico Sforza promise di recarsi dal suocero a Ferrara per mostrargli il nipote e di inviare Beatrice quale sua rappresentante a Venezia con l'intento di ottenere l'appoggio dei veneziani alla sua legittimazione quale duca di Milano. Isabella d'Este, per non sfigurare in confronto alla sorella e a causa dei ritardi del corteo milanese, lasciò Ferrara l'11 maggio per recarsi a sua volta a Venezia.[19]

Il 4 febbraio 1495 nacque Francesco, così chiamato in onore del nonno Francesco Sforza, che però venne battezzato con il nome di Sforza ed ebbe ben quindici nomi. Fu Isabella d'Este a tenerlo per il battesimo.[20]

La visita a Ferrara[modifica | modifica wikitesto]

Il Moro e Beatrice, accompagnati da Alfonso d'Este, da Francesco Gonzaga e da uno sfarzoso corteo a bordo di ben dieci carrozze seguito da cinquanta muli carichi di bagagli, dopo aver sostato nelle più importanti città emiliane dove per l'occasione si tennero giostre, duelli, e rappresentazioni teatrali, giunsero il 17 maggio nei pressi di Ferrara ed alloggiarono a Palazzo Trotti. Alle tredici del giorno succesivo entrarono in città attraversando il ponte di Castel Tedaldo, percorsero la via Grande e la via dei Sabbioni circondati da una folla acclamante raggiungendo il Castello dove furono accolti dai duchi di Ferrara. Le due corti assistettero poi ad una messa nella cattedrale di San Giorgio. Da quella notte i duchi di Bari alloggiarono presso Palazzo Costabili. Nei giorni successivi si tennero un torneo vinto dal solito Galeazzo Sanseverino, una corsa di cavalli vinta da Alfonso d'Este e duelli di spadone così come rappresentazioni teatrali, tra cui i Menecmi di Plauto, che convinsero il Moro a realizzare un teatro a Milano. Da parte loro, le dame milanesi e ferraresi si sfidarono cercando di superarsi in fatto di sfarzo ed eleganza nelle vesti. In questa occasione Ercole d'Este mostrò al Moro lo stato dei lavori dei suoi ambiziosi piani di abbellimento ed espansione ed abbellimento della città, la cosiddetta Addizione Erculea che varrà a Ferrara il titolo di "prima città moderna d'Europa".[21]

La missione diplomatica a Venezia[modifica | modifica wikitesto]

Il 25 maggio Beatrice partì alla volta di Venezia, accompagnata dalla madre Eleonora d'Aragona, dal fratello Alfonso d'Este con la moglie Anna Maria Sforza, dal segretario Vincenzo Calmeta, dai consiglieri Girolamo Tuttavilla, Galeazzo Visconti, Angelo Talenti e Pietro Landriani, Antonio Trivulzio vescovo di Como e da un seguito di più di 1.200 persone. La folta delegazione si imbarcò su due bucintori e molte navi più piccole che navigarono prima lungo il Po poi su di un mare particolarmente mosso che provocò diffusi malori. Il 26 maggio la flotta raggiunse Chioggia dove Beatrice alloggiò presso la casa di un nobile veneziano. Ludovico inviando la moglie a Venezia puntava a mantenere un basso profilo alla luce delle recenti negoziazioni di carattere militare stabilite con re Carlo VIII di Francia e del tentativo di ottenere la legittimazione quale duca di Milano da parte di Massimiliano d'Asburgo in cambio della mano di Bianca Maria Sforza accompagnata da una favolosa dote di 300.000 ducati d'oro, 40.000 ducati in gioielli più altri 100.000 ducati per l'investitura ducale. D'altra parte Beatrice avrebbe sfruttato il suo fascino, la sua intelligenza e lo sfarzo che caratterizzava la corte milanese per impressionare i veneziani. Lo stesso giorno seguiva Ercole d'Este e la corte ferrarese nella Delizia di Belriguardo. La mattina del 27 maggio la piccola flotta costeggiò il Lido e raggiunse verso le cinque di pomeriggio il forte di Malamocco, dove fu annunciata da colpi di cannone e accolta da una delegazione di ventiquattro patrizi veneziani su tre barconi riccamente decorati. Beatrice fu invitata a salire su uno di esse e ascoltò un'orazione di Vincenzo Capello in suo onore. La flotta riprese il viaggio verso Venezia scortata da una moltitudine di navi veneziane sbarcando presso l'isola di San Clemente, dove ad aspettarla all'ombra di un padiglione vi era il doge in persona insieme al marchese di Mantova, arrivato in città tre giorni prima. Il doge la invitò a salire bordo del Bucintoro che si diresse verso il Canal Grande seguito da due trireme riccamente decorate e da decine di altre navi minori. Durante il viaggio Beatrice poté assistere alla rappresentazione su di una chiatta della contesa tra Minerva e Nettuno che portò alla fondazione di Atene. Quella sera Beatrice e i membri più insigni del suo seguito alloggiarono presso il Fondaco dei Turchi, di proprietà degli Este, davanti al quale, per l'occasione, era stata eretta una loggia decorata con arazzi e ghirlande di fiori. Nei due giorni successivi fu spettatrice di diverse cerimonie, tra cui una singolare regata con equipaggi sia maschili che femminili. Il 30 maggio venne invitata ad una sontuosa colazione a Palazzo Ducale, costituita da oltre trecento oggetti riprodotti in zucchero filato dorato. Il 31 maggio visitò l'Arsenale, dove trovò schierate un centinaio di galee, e l'isola di Murano mentre il 1º giugno la Basilica di San Marco e il Tesoro. Il 2 giugno ripartì da Venezia alla volta di Ferrara dove giunse il 5 giugno.[22] La visita fu uno splendido successo personale per Beatrice, ma un fallimento quasi totale dal punto di vista politico, poiché Venezia rimase contraria all'investitura del Moro a duca di Milano.[23]

Duchessa di Milano[modifica | modifica wikitesto]

Cristoforo Solari, cenotafio di Ludovico il Moro e Beatrice d'Este, 1497, Certosa di Pavia.

Negli ultimi giorni del settembre del 1491 Beatrice si ammalò di malaria ma già il 3 ottobre era convalescente ed assisteva ad una caccia al cinghiale su di un sedile posto su carretto fatto montare appositamente dal marito. Ebbe poi altre recrudescenze della malattia, tra cui una il 6 ottobre 1492 dove fu assistita dal medico ferrarese Ludovico Carri e per la quale la sorella venne apposta a farle visita da Mantova, stando al suo capezzale finché non si fu ripresa. Il 10 ottobre 1491 partì alla volta di Genova accompagnata dallo scultore Gian Cristoforo Romano dove restò almeno fino al 18 ottobre.

Divenuta duchessa di Milano, Beatrice fu all'apice del suo successo culturale e mondano, e lo splendore della sua corte, nel seppur breve tempo della sua esistenza, divenne leggendario. Nl 1494 il Moro le donò le rendite dei feudi di Cassolnovo, Sartirana Lomellina, Valenza, Galliate, Cusago, Mortara, Bassignana, San Secondo, Felino, Torrechiara, Castel San Giovanni, Pigliola, Monte Imperiale, Leale, Carlotta, della Valle di Lugano, del parco e del castello di Pavia, della Sforzesca e dei mulini di Gambolò e di Tromello per un totale di 113.818 lire e 5 soldi.[24]

Nell'estate del 1496 Beatrice e il Moro incontrarono Massimiliano I d'Asburgo a Mals. L'imperatore fu particolarmente gentile nei confronti della duchessa arrivando a tagliarle personalmente le pietanze nel piatto. In seguito il corteo imperiale e quello milanese effettuarono una gita a Bormio visitandone le terme.[25]

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Beatrice morì di parto a soli ventun anni nel gennaio del 1497. Fu sepolta nel coro della chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano. Ludovico il Moro commissionò un monumento funebre per se stesso e per lei a Cristoforo Solari, ma a seguito della morte della sua in prigionia in Francia, fu trasferito, vuoto, alla Certosa di Pavia dove ora si trova. Le fu dedicata dal marito la Pusterla Beatrice, una delle porte minori della città, che si trovava a Brera. In tempi moderni le è stato intitolato uno dei viali alberati lungo i bastioni di Milano (Viale Beatrice d'Este).

Maestro della Pala Sforzesca, Beatrice d'Este, particolare dalla Pala Sforzesca, 1494-1495, Pinacoteca di Brera, Milano.

Aspetto[modifica | modifica wikitesto]

Le fonti più affidabili da cui è possibile dedurre il vero aspetto di Beatrice sono il busto marmoreo di Gian Cristoforo Romano, esposto al Louvre, che la raffigura all'età di quindici anni, e la Pala Sforzesca conservata a Milano nella Pinacoteca di Brera, dove viene rappresentata ventenne con un aspetto che corrisponde alle descrizioni riportate dagli storici suoi contemporanei. È noto che Lorenzo Costa eseguì un ritratto di Beatrice su richiesta di Ludovico Sforza poco dopo il loro fidanzamento; si tratta probabilmente di quello conservato presso la Galleria Palatina a Firenze data la perfetta corrispondenza tra la collana donatagli dal promesso sposo in quell'occasione e quella mostrata nel dipinto.[26] Il ritratto eseguito nel 1485 da Cosimo Tura è invece andato perduto.[4] Beatrice era di bassa statura tanto che era solita indossare pianelle[27] per cercare di ridurre la differenza di altezza con il marito, alto quasi un metro e novanta. Nel Museo Internazionale della Calzatura di Vigevano si trova esposta una pianella risalente alla fine del XV secolo attribuita proprio alla duchessa che, considerate le dimensioni, doveva avere il 34-35 di piede. Piacente, aveva il naso piccolo, leggermente rivolto all'insù, guance piene, bocca piccola, occhi neri e capelli castano scuri sempre tenuti avvolti in una lunga treccia alla catalana che le arrivava fin sotto la vita e con un paio di ciuffi che lasciava cadere sulla guance. Il Muralto la presenta come "in iuvenili aetate, formosa ac nigri colorix".[28] Carlo VIII di Francia, incontrandola il 23 luglio 1494 ad Asti in occasione della sua discesa in Italia, ne rimase molto ammirato per la leggiadria con cui danzava e la ricchezza delle vesti e ne richiese un ritratto.[29]

Personalità[modifica | modifica wikitesto]

Beatrice, complice la giovane età, era di carattere lieto, allegro, spensierato, giocoso, tanto da essere artefice insieme al marito di molte delle numerose burle ordite ai danni dei cortigiani, primo fra tutti il serioso Trotti. Era ambiziosa come la sorella ma più impulsiva. Famoso un episodio in cui si azzuffò con delle popolane dopo che queste l'ebbero insultata per il suo abbigliamento. In un'altra occasione, accortasi che il Moro le voleva far indossare un abito che sapeva essere stato in precedenza della Gallerani, si rifiutò categoricamente e costrinse il marito a troncare la relazione extraconiugale.[30] Il Calmeta, suo fedele segretario, ne loda l'ingegno, l'affabilità, la grazia, la liberalità ed esalta la sua corte di gentiluomini, musici e poeti. Il Giovio la descrive invece superba, intromettente nelle faccende di governo, nel dispensare uffici e negli affari della giustizia anche se è l'unico autore a parlarne in questi termini e non vi sono riscontri di questa invadenza.[31] Era certamente amante del lusso tanto che il solo guardaroba nelle sue camere presso il castello di Pavia conteneva ben 84 abiti oltre a innumerevoli altri oggetti di valore.
Ludovico Sforza fu molto legato alla moglie, sebbene abbia continuato ad avere amanti anche dopo il matrimonio, come d'altronde la maggior parte dei signori dell'epoca. In una lettera scrive di lei "essa mi è più cara che il lume del sole". L'affiatamento della coppia viene confermato anche da Giacomo Trotti, ambasciatore estense presso la corte di Milano, nonché dalla corrispondenza tra la sorella Isabella d'Este e da Galeazzo Sanseverino che già dopo il matrimonio le scrive "è uno tanto amore fra loro duy che non credo che doe persone più se posano amare". La decisione del Moro di inviarla in missione diplomatica a Venezia fu cosa inaudita per i tempi e segno della fiducia che riponeva nella moglie. La sua perdita fu un duro colpo per il marito che da quel momento volle sempre vestire di nero.[32] Beatrice intrattenne buoni rapporti con i figli naturali del Moro, in particolare con la prediletta Bianca Giovanna, di sette anni più giovane e di carattere gentile, che fu quasi sempre al suo fianco, così come con Anna Maria Sforza.[33] Fu invece grande rivale di Isabella d'Aragona che riuscì a soppiantare nel 1494 diventando duchessa di Milano.

Educazione e mecenatismo[modifica | modifica wikitesto]

Beatrice trascorse l'adolescenza nella corte ferrarese insieme alla sorella Isabella e alla sorellastra Lucrezia, circondata da artisti come Matteo Maria Boiardo, Niccolò da Correggio, Pietro Bembo, Antonio Cornazzano, Antonio Cammelli, Tito Strozzi, Antonio Tibaldeo e molti altri. La madre la indirizzò allo studio del latino e del greco nonché della storia romana sotto Battista Guarino, uno degli umanisti più stimati dell'epoca mentre non padroneggiò mai la lingua francese. Apprese la danza da Ambrogio da Urbino e Lorenzo Lavagnolo nonché il canto, tanto che nei suoi viaggi era sempre accompagnata da cantori e musici. Fu suonatrice di viola, liuto e clavicordo, costruiti per lei dal pavese Lorenzo Gusnasco. Apprezzava i poemi cavallereschi provenzali e il ciclo carolingio così come la rappresentazione di commedie e tragedie greche di cui il padre era grande appassionato. Amava in particolar modo ascoltare il commento della Divina Commedia di Antonio Grifo, passione condivisa anche dal marito. La sua più grande passione era l'ideazione e la creazione di nuovi abiti, che dettarono la moda in molte corti italiane dell'epoca e in cui finché visse non ebbe rivali in alcuna corte italiana. Arrivò persino a spedire in Francia alcune bambole abbigliate con alcuni suoi modelli in miniatura. Il Muralto la ricorda come "novarum vestium inventrix" e grazie alla corrispondenza dell'onnipresente Trotti e alle sue lettere alla sorella e al marito, si conservano molte descrizioni dei suoi ricchi abiti e delle sue invenzioni. Era un'ottima cavallerizza e si dilettava alla caccia con il falcone, comportandosi non di rado in modo avventato come fosse una vera e propria amazzone. Apprezzava gli animali tanto che il Moro gliene fece spesso dono; tra i tanti, oltre ai numerosi cavalli, si ricordano scimmie e persino sorcetti.[34] Sfruttò la sua posizione di signora di una delle corti più splendide d'Italia per circondarsi di uomini di cultura e artisti d'eccezione. La sua corte era frequentata da pittori come Leonardo da Vinci, Ambrogio de Predis, Giovanni Antonio Boltraffio, Andrea Solari, architetti come Bramante e Amadeo, scultori come Gian Cristoforo Romano, Cristoforo Solari e il Caradosso, poeti come Niccolò da Correggio, Bernardo Bellincioni, Antonio Cammelli, Gaspare Visconti, Antonio Grifo, umanisti come Baldassarre Castiglione, musicisti e liutai come Franchino Gaffurio, Lorenzo Gusnasco, Jacopo di San Secondo, Antonio Testagrossa nonché molti dei più famosi cantori e ballerini dell'epoca.

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Ludovico e Beatrice ebbero due figli:

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Alberto V d'Este Obizzo III d'Este  
 
Lippa Ariosti  
Niccolò III d'Este  
Isotta Albaresani Alberto Albaresani  
 
...  
Ercole I d'Este  
Tommaso III di Saluzzo Federico II di Saluzzo  
 
Beatrice di Ginevra  
Ricciarda di Saluzzo  
Margherita di Roucy Ugo II di Pierrepont  
 
Bianca di Coucy  
Beatrice d'Este  
Alfonso V d'Aragona Ferdinando I d'Aragona  
 
Eleonora d'Alburquerque  
Ferdinando I di Napoli  
Gueraldona Carlino Enrico Carlino  
 
...  
Eleonora d'Aragona  
Tristano di Chiaromonte Deodato II di Clermont-Lodève  
 
Isabella di Roquefeuil  
Isabella di Chiaromonte  
Caterina di Taranto Raimondo Orsini del Balzo  
 
Maria d'Enghien  
 

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ J. M. Cartwright, Beatrice d'Este, Duchess of Milan, 1475-1497, Londra, 1903, pp. 4-5
  2. ^ Anonimo ferrarese, Diario ferrarese.
  3. ^ J. M. Cartwright, Beatrice d'Este, Duchess of Milan, 1475-1497, Francoforte, 2018, pp. 5-6
  4. ^ a b J. M. Cartwright, Beatrice d'Este, Duchess of Milan, 1475-1497, Francoforte, 2018, pp. 6-8
  5. ^ F. Malaguzzi Valeri, La corte di Lodovico il Moro, Milano, 1913, pp. 35-36
  6. ^ J. M. Cartwright, Beatrice d'Este, Duchess of Milan, 1475-1497, Londra, 1903, p. 5
  7. ^ J. M. Cartwright, Beatrice d'Este, Duchess of Milan, 1475-1497, Londra, 1903, pp. 48-52
  8. ^ varietà di rubino di colore rosso acceso tendente al violaceo, molto apprezzata nel Medioevo
  9. ^ A.Luzio - R.Renier, Delle relazioni d'Isabella d'Este Gonzaga con Lodovico e Beatrice Sforza, Milano, 1890, p. 87
  10. ^ J. M. Cartwright, Beatrice d'Este, Duchess of Milan, 1475-1497, Londra, 1903, pp. 60-66
  11. ^ J. M. Cartwright, Beatrice d'Este, Duchess of Milan, 1475-1497, Londra, 1903, pp. 66-72
  12. ^ A.Luzio - R.Renier, Delle relazioni d'Isabella d'Este Gonzaga con Lodovico e Beatrice Sforza, Milano, 1890, pp. 13-17
  13. ^ F. Malaguzzi Valeri, La corte di Lodovico il Moro, Milano, 1913, p. 396
  14. ^ J. M. Cartwright, Beatrice d'Este, Duchess of Milan, 1475-1497, Londra, 1903, p. 73-74
  15. ^ F. Malaguzzi Valeri, La corte di Lodovico il Moro, Milano, 1913, p. 332
  16. ^ F. Malaguzzi Valeri, La corte di Lodovico il Moro, Milano, 1913, pp. 42-44
  17. ^ F. Malaguzzi Valeri, La corte di Lodovico il Moro, Milano, 1913, p. 531
  18. ^ A. Portigli, La nascita di Massimiliano Sforza, Milano 1882, p. 325
  19. ^ J. M. Cartwright, Beatrice d'Este, Duchess of Milan, 1475-1497, Londra, 1903, pp. 176-179
  20. ^ F. Malaguzzi Valeri, La corte di Lodovico il Moro, Milano, 1913, p. 439
  21. ^ J. M. Cartwright, Beatrice d'Este, Duchess of Milan, 1475-1497, Londra, 1903, pp. 180-182
  22. ^ J. M. Cartwright, Beatrice d'Este, Duchess of Milan, 1475-1497, Londra, 1903, pp. 185-192
  23. ^ F. Malaguzzi Valeri, La corte di Lodovico il Moro, Milano, 1913, p. 204
  24. ^ F. Malaguzzi Valeri, La corte di Lodovico il Moro, Milano, 1913, p. 381
  25. ^ F. Malaguzzi Valeri, La corte di Lodovico il Moro, Milano, 1913, p. 550
  26. ^ F. Malaguzzi Valeri, La corte di Lodovico il Moro, Milano, 1913, p. 35
  27. ^ la pianella era un tipo di scarpa femminile indossata dalle nobildonne nel XV secolo aperta posteriormente e priva di allacciatura, realizzata in cuoio, raso o velluto, spesso decorata con ricami e gemme, caratterizzata da tacco molto alto in legno o sughero rivestito in cuoio o velluto, simile ad una moderna zeppa
  28. ^ F. Malaguzzi Valeri, La corte di Lodovico il Moro, Milano, 1913, p. 37
  29. ^ F. Malaguzzi Valeri, La corte di Lodovico il Moro, Milano, 1913, p. 48
  30. ^ J. M. Cartwright, Beatrice d'Este, Duchess of Milan, 1475-1497, Londra, 1903, pp. 90-91
  31. ^ P. Giovio, Historia, p.11
  32. ^ F. Malaguzzi Valeri, La corte di Lodovico il Moro, Milano, 1913, pp. 377-379
  33. ^ F. Malaguzzi Valeri, La corte di Lodovico il Moro, Milano, 1913, p. 465
  34. ^ F. Malaguzzi Valeri, La corte di Lodovico il Moro, Milano, 1913, p. 376

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