Alfonso II di Napoli

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Alfonso II
Andrea guacialotti, medaglia di alfonso d'aragona, duca di calabria, 1481.JPG
Medaglia di Alfonso II di Napoli
Re di Napoli
Stemma
In carica 25 gennaio 1494 –
23 gennaio 1495
Predecessore Ferrante I
Successore Ferdinando II
Nascita Napoli, 4 novembre 1448
Morte Messina, 18 dicembre 1495
Luogo di sepoltura Cattedrale di Santa Maria Assunta, Messina[1]
Casa reale Trastámara-Napoli
Padre Ferrante I
Madre Isabella di Clermont
Consorte Ippolita Maria Sforza
Figli Ferdinando
Isabella e
Pietro, legittimi;
Sancha e
Alfonso, illegittimi.
Religione Cattolicesimo

Alfonso II d'Aragona, detto Il Guercio.[2] (Napoli, 4 novembre 1448Messina, 18 dicembre 1495), fu duca di Calabria e poi re di Napoli per circa un anno, dal 25 gennaio 1494 al 23 gennaio 1495. Considerato un gran Capitano e un valoroso condottiero, nel 1480 Alfonso comandò le armate napoletane in Toscana nel 1478-79, contro l'Impero Ottomano in Puglia nel 1480-81, contro la Repubblica Veneziana nel 1484 e represse con successo la congiura dei baroni nel 1485[3], fu patrono dell'architettura rinascimentale e dell'arte rinascimentale, nonché uno dei principali mecenati del Rinascimento italiano. Alfonso partecipò attivamente alla cultura rinascimentale, incarnando l'ideale del principe umanista. Il suo contributo duraturo alla cultura europea fu l'esempio dato alle sue Delizie Alfonsine come Villa La Duchesca e in particolare la Villa di Poggioreale appena fuori Napoli, che affascinò Carlo VIII di Francia durante il suo breve soggiorno a Napoli nel febbraio-giugno 1495, che fu ispirato all'emulazione del "paradiso terrestre"[4].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nascita e gioventù[modifica | modifica wikitesto]

Alfonso II d'Aragona

Nato a Napoli, era il primogenito di Ferdinando I di Napoli, detto Ferrante, e della sua prima moglie Isabella di Chiaromonte (figlia di Tristano Conte di Copertino e di Caterina Orsini di Taranto) fu cugino di Ferdinando il Cattolico (re d'Aragona e co-reggente con la moglie Isabella di Castiglia, della Spagna unificata). Nel 1458, alla morte del nonno Alfonso il Magnanimo, suo padre Ferdinando divenne Re di Napoli e Alfonso fu investito duca di Calabria. Nel 1463 morì suo zio Giovanni Antonio Orsini Del Balzo, Principe di Taranto, che lasciò in eredità al quindicenne Alfonso alcuni dei suoi possedimenti.

Alfonso fu educato nella corte umanistica di suo padre. Suoi tutori furono prima il Panormita e poi l'umanista Giovanni Pontano tra il 1468 e il 1475, il cui De principe descrive le virtù e il modo di vivere propri del divenire per un principe; l'opera prese la forma di lettera di consulenza al ventenne Alfonso, allora duca di Calabria, nel 1468. Pontano gli dedicò un ulteriore trattato sul coraggio per l'audacia dimostrata da Alfonso nel 1481, dopo la sua vittoria sull'invasione ottomana di Otranto e gli rimase vicino come suo segretario personale fino all'abdicazione di Alfonso.

Quando, nel 1465, sua madre Isabella di Clermont morì, Alfonso ereditò i suoi possedimenti feudali, compreso il diritto al trono di Gerusalemme. Nel settembre dello stesso anno 1465 il duca di Calabria sposò a Napoli in una cerimonia fastosa Ippolita Maria Sforza, figlia di Francesco Sforza (il matrimonio per procura si era svolto a Milano nella primavera precedente).

Carriera militare[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1467, non ancora ventenne, intervenne in aiuto dei Fiorentini contro Venezia, acquistando fama di ottimo capitano. A seguito della congiura dei Pazzi, il regno di Napoli e la Chiesa mossero guerra a Firenze: Alfonso venne nominato capitano dell'esercito e gonfaloniere della Santa Romana Chiesa e insieme a Federico di Urbino occupò Siena il 20 febbraio 1479 e sconfisse i nemici a Poggio Imperiale e all'assedio di Colle Val d'Elsa.

Ma l'anno seguente il pericolo turco e la strage di Otranto costrinsero il duca di Calabria a rientrare nel Regno; costretti i Turchi alla resa, rientrò trionfalmente in Napoli il 25 ottobre 1481. Scoppiata la guerra di Ferrara, l'esercito napoletano invase lo Stato Pontificio, alleato dei Veneziani contro Ercole I d'Este; ma, dopo parziali successi il 21 agosto 1482 Alfonso venne attaccato e sconfitto nella Battaglia di Campomorto dal comandante dei Veneziani, Roberto Malatesta, giunto in soccorso del pontefice Sisto IV. Anche se alfonso si fosse battuto strenuamente, fu costretto a fuggire per non vedersi tagliata da Terracina la via del ritorno nel Regno. Il conflitto si concluse con la riappacificazione tra il papa e re Ferrante nel Natale del 1482. Nominato nel gennaio 1483 capitano generale della Lega contro i Veneziani, Alfonso ebbe la meglio su Roberto di San Severino giungendo fino alle porte di Verona e, costretta [[Veneziani|Venezia]] alla pace (7 agosto 1484), poté ritornare nel regno di Napoli.

Qui la situazione era tutt'altro che tranquilla, a causa dell'inquieto atteggiamento dei baroni napoletani contro il re, che sfociò nella famosa congiura dei Baroni (1485). Il comportamento del duca di Calabria in quegli avvenimenti è noto, teso com'era a rafforzare l'autoritarismo dello stato. Alfonso non ebbe scrupoli nel consigliare al padre le più severe misure repressive, procurandosi odio e sospetto da parte della nobiltà feudale del Regno che fu duramente colpita, giustiziata o esiliata.

Il regno[modifica | modifica wikitesto]

Alla morte del padre, nel 1494, Alfonso ascese al trono come re di Napoli e di Gerusalemme.

Cavalcò con Federico, suo fratello e con tre Ambasciatori: Paolo della Casa Trevisana di Venezia, Antonio Stanga di Milano, e Dionigio Puzzo di Firenze per la Capitale accompagnato da più di 2000 cavalli, e passando per i Seggi arrivò al Duomo, dove furono fatte alcune cerimonie, e dopo se ne ritornò nel Castello, facendo il giorno dopo celebrare l'esequie del Padre con infinita magnificènza, nella Chiesa di San Domenico.

Alfonso II di Napoli, particolare dell'Adorazione dei Magi di Marco Cardisco

Nel giorno dell'investitura di re Alfonso II celebrata a Napoli da Giovanni Burcardo, gran cerimoniere di Papa Alessandro VI, dopo aver ricevuto l'addobbamento a cavaliere, fu insignito dal Sovrano, prima dell'Ordine della Giara e, successivamente, di quello dell'Ermellino. Re Alfonso offrì il collare dell'Ordine della Giara a grandi personalità, tra cui l’imperatore Federico III in occasione della sua visita alla corte di Napoli. Lo storico Vespasiano da Bisticci, così, testimoniò tale evento: “Fecegli la Maestà del re molti presenti, et di grandissima istima, et detegli l’impresa della banda di farlo cavaliere della Vergine Maria, che si porta a riverentia di nostra Donna”. nel 1546 il Re donò al cavaliere inglese Giovanni Import il collare d'oro con il grifone pendente dalle ali, questa volta, smaltate di bianco, in segno di riconoscimento per le imprese militari compiute e nel 1457 ottenne il collare Bernabò Adorno.[5]

Per prevenire una eventuale ascesa del re Francese cercò di preparare al meglio la capitale e altri luoghi del regno, dove più parve bisogno; e tra l'altre eresse una Fortezza sopra il Porto di Baia per difendere Pozzuoli, il cosiddetto Castello di Baia e desideroso di ricevere qualche aiuto dal Papa, nel fine di Giugno del 1494 il Pontefice con la sua guardia, e tre Cardinali venne a Vicovaro, dove ritrovò il Re Alfonso con molti Baroni, e con mille soldati, nel cui luogo il Papa con il Re stettero tre giorni e si allearono in una lega tra essi e i Fiorentini contro il Re di Francia, quale Lega poi andò in fumo, perchè il Re di Francia, calò tanto potente, che ciascuno gli fece ampia strada.

Castello di Baia
Castello di Baia in un dipinto del 1800 del pittore napoletano Francesco Fergola

tra gli altri preparativi, realizzò un'armata di 64 Legni tra Galere, Vascelli ed altri Navigli; della quale fece Capitan Generale Federico, suo Fratello, e lo mandò verso Genova, e fece Generale dell'esercito di terra Ferrandino Duca di Calabria, suo figliuolo con la guida pero di Virginio Orsini Gran Contestabile, Niccolò Orsini Conte di Pitigliano e Gian Giacomo Trivulzio, e lo mandò nella Romagna per resistere al del Re Francese.[6]

Abdicazione e morte[modifica | modifica wikitesto]

Il suo era destinato ad essere un regno breve poiché, al momento dell'ascesa al trono, l'invasione dell'Italia da parte del Re di Francia Carlo VIII era ormai imminente. Carlo, istigato da Ludovico Sforza che aspirava a prendere il potere del Ducato di Milano ai danni del nipote Gian Galeazzo, genero di Alfonso, era intenzionato a restaurare gli Angioini sul trono di Napoli e a mettere le mani anche sul titolo correlato di Re di Gerusalemme. Carlo invase l'Italia nel settembre del 1494.
Alfonso, terrorizzato da una serie di cattivi presagi, come strani incubi notturni (forse attribuibili al ricordo delle sue vittime nella congiura dei baroni), il 23 gennaio 1495[7] abdicò in favore di suo figlio Ferdinando e fuggì in Sicilia, a Mazara, feudo della matrigna Giovanna, e di lì a Messina dove si rinchiuse in un monastero, mentre Carlo VIII entrava nel Regno raggiungendo Napoli il 22 febbraio 1495. Alfonso II morì a Messina alcuni mesi dopo, mentre si accingeva ad entrare nell'Ordine olivetano.

Venne sepolto nella navata dietro a lato dell'altare centrale del Duomo di Messina.

Villa di Poggioreale[modifica | modifica wikitesto]

La Villa di Poggioreale, che venne eretta per volere di Alfonso II di Napoli e secondo Giorgio Vasari fu progettata da Giuliano da Maiano e che fu realizzata negli anni ottanta del Quattrocento è del tutto scomparsa e non è sopravvissuta alcuna descrizione.

Decenni dopo, Vasari riferì:"A Poggio Reale Giuliano da Maiano dispose l'architettura di quel palazzo, sempre considerato una cosa bellissima; e per affrescarlo vi portò Pietro del Donzello, fiorentino, e Polito del Donzello suo fratello che era considerato in quel tempo un buon maestro, che dipinse l'intero palazzo, dentro e fuori, con la storia del detto re". Non ci sono archivi che colleghino Giuliano da Maiano o suo fratello Benedetto da Maiano al progetto. Tra i vari documenti che riportano la struttura dell'edificio è particolarmente importante la pianta della villa riprodotta da Sebastiano Serlio.

La riproduzione del Serlio sembra mostrare una pianta idealizzata, identica su tutti e quattro i lati, disposta attorno ad una corte con un doppio porticato. La Poggioreale di Alfonso fu costruita intorno ai tre lati di un cortile porticato con gradinate intorno a un centro sommerso che poteva essere allagato per spettacoli d'acqua; sul quarto lato si apriva un giardino che faceva da cornice ad una spettacolare veduta del Vesuvio.

Alfonso II di Napoli

La Villa era caratterizzata da un corpo principale a base quadrangolare, con quattro ali sporgenti agli angoli, simili a torri angolari. L'edificio era porticato sia sul lato interno, intorno ad un cortile quadrato, pavimentato con mattonelle di ceramica invetriata, infossato per cinque gradini, che richiamava modelli antichi, quali i teatri e le vasche termali. Il cortile, secondo un modello di Vitruvio, poteva essere coperto con un solaio ligneo per essere sfruttato per feste e rappresentazioni, oppure essere allagato come effetto scenico. Il giardino all’italiana di questa delizia aveva una progettazione degli spazi molto classica, com’era il gusto a quel tempo, e ospitava alberi fruttiferi e ornamentali richiamando la fecondità e il piacere come nel Palazzo dell’Amore della favola di Amore e Psiche.[8]

Il giardino era poi ornato da esuberanti fontane. Notevole era anche la presenza di sculture, anche antiche, che erano sparse sia nell'edificio che nelle varie parti del giardino. Il progetto dei giardini è forse dovuto, almeno in parte, a Fra' Giocondo ed a Pacello da Mercogliano. I due seguirono poi Carlo VIII in Francia per occuparsi, soprattutto il secondo, dei giardini delle residenze reali.

Il complesso era infine completato da un grande parco,adibito a bandita di caccia, che arrivava al mare.

Era diversa da qualsiasi cosa sperimentata dal re francese, che si ritirò dall'Italia, carico di arazzi e opere d'arte e pieno di ambizioni per la costruzione e il giardinaggio, ma sarebbe morto solo tre anni dopo.

Sebastiano Serlio la inserisce nel 1540 nel suo trattato, a testimonianza di quanto l’opera fosse stata largamente riconosciuta come paradigmatica del rinnovato clima culturale napoletano.

Essa, infatti, si colloca nella letteratura come espressione dell’architettura rinascimentale.

Villa di Poggioreale
Viviano Codazzi e Domenico Gargiulo, Festa nella villa di Poggioreale, Besançon, Musée des Beaux-Arts et d'Archéologie

Villa La Duchesca[modifica | modifica wikitesto]

Villa La Duchesca si ergeva nelle immediate vicinanze di Castel Capuano. Alfonso diventato Re nel 1494, aveva dedicato quella immensa dimora alla moglie, la duchessa Ippolita Maria Sforza, da cui la villa prende il nome, morta però prima del completamento dei lavori. Questa splendida Villa era ornata da giardini, terrazzamenti e fontane; era la residenza prediletta di Alfonso II d'Aragona e si estendeva da Porta Capuana alla Basilica di San Pietro ad Aram, all'inizio dell'attuale Rettifilo. Alfonso decise di attrezzare il giardino ispirandosi alla moda fiorentina, e in particolare alle residenze di Lorenzo de' Medici, al quale era particolarmente legato. Va detto che il grande umanista Pontano, proprio in quegli anni, teorizzava che ciascun principe dovesse «possedere giardini, nei quali far passeggiare ed allestire all'occasione un banchetto. Questi giardini avranno poi piante esotiche e rare, disposte con arte e con la debita cura». Alla Duchesca alloggiò anche Carlo VIII dopo essere entrato a Napoli attraverso Porta Capuana. Villa La Duchesca fu progettata da Giuliano da Maiano, famoso scultore, architetto che lavorò a lungo a Napoli: anche le due famose porte rinascimentali della città: Porta Capuana (considerata la più bella porta del rinascimento italiano)[9] e Porta Nolana, furono commissionate all'architetto.[10]

Il giardino conteneva vari edifici, anche più antichi, costituendo un complesso con logge e padiglioni destinato a essere una gradevole residenza per la corte, complementare alla residenza ufficiale di Castel Capuano. La villa fu costruita quasi in concomitanza a quella di Poggioreale anch'essa scomparsa. Entrambe furono importanti elementi di riqualificazione urbana per le aree circostanti, con bonifiche, impianti viari, e opere pubbliche.

Le decorazioni delle logge della Duchesca furono create da Giacomo Parmense, Luigi della Bella e Calvano di Padova.

la sistemazione dei giardini è attribuita a Pacello da Mercogliano, il maestro giardiniere di Alfonso II e poi di Carlo VIII in Francia.

Secondo le testimonianze la Villa si ergeva nelle immediate vicinanze di Castel Capuano, 47.

Alfonso Mecenate[modifica | modifica wikitesto]

Alfonso II aveva un notevole gusto per l'eleganza e le sue dimore furono chiamate Delizie Alfonsine. Il Poggio Reale, con il suo splendido parco che arrivava fino al mare; La Duchesca con il suo rinomato giardino si chiamò così per celebrare l'amore tra Alfonso II e Ippolita Maria Sforza; La Conigliera, oggi Palazzo Luperano, era un casino di caccia, la zona era allora boscosa e includeva una ricca selvaggina e allevamento di conigli di cui sopravvive qualche traccia in via Luperano 7, al Cavone; e la Ferrantina, nella zona dell'attuale liceo Umberto, a Chiaia, il cui nome non deriva da Re Ferrandino, figlio di Alfonso II ma, secondo Gino Doria, come ha scritto nel suo I palazzi di Napoli, il nome è riferito a Don García di Toledo, signore di Ferrandina in Basilicata che fino all’epoca successiva fu proprietario della tenuta. La dimora più amata era il Poggio Reale, che fu per la zona dove oggi sorge il camposanto quello che la splendida villa Pausilypon di Vedio Pollione fu per Posillipo.[11]

Durante il periodo di Alfonso come duca di Calabria e poi di sovrano, Napoli conobbe un vero e proprio periodo d'oro, infatti sotto il suo patrocinio vennero e lavorarono a Napoli molti artisti e uomini di lettere, come: il Sangallo, Giuliano e Benedetto Da Maiano, Pietro e Polito del Donzello, Francesco di Giorgio Martini, Antonio Fiorentino della Cava, Calvano di Padova, Giovanni Giocondo, Pacello da Mercogliano, Giovanni Francesco Mormando, Jacopo Sannazaro, Giovanni Pontano e tanti altri, diventando quindi loro patrono.

Oltre ad erigere queste grandiose ville, introdusse alla corte napoletana le tradizioni moresche del giardino di Valencia, con i suoi viali ombreggiati e bagni con sofisticate opere idrauliche che alimentavano splendidi acquedotti, cisterne, stagni e fontane, come un ambiente lussuoso e appartato per la vita di corte, e combinato con tratti romani.

Sotto il patrocinio di Alfonso la città di Napoli fu ristrutturata con nuove chiese, strade e un acquedotto che riforniva le fontane e ampliò la città con nuove torri e mura verso occidente.[12]

Dalla Tavola Strozzi dunque, si nota immediatamente quanto Napoli, a quel tempo, vivesse in una condizione di benessere e sicurezza, in cui il paesaggio esprimeva l’ordine e l’armonia propri del Rinascimento, dove i giardini si estesero integrandosi tra le zone agricole e quelle urbanizzate, abbracciati poi dalle colline e specchiandosi nel Golfo, il tutto in un insieme di magnifico equilibrio e bellezza.[13]

Giardino della Villa di Poggioreale

Aspetto e personalità[modifica | modifica wikitesto]

Alfonso era di una taglia non molto fine, aveva i capelli di un bruno carico, i tratti delicati, il naso profilato, gli occhi vivi e brillanti, una fronte grande, l'aria seria ed imponente. Le sue maniere eran gravi e maestose. Amò sempre la guerra, e un forte coraggio accoppiò ad una memoria prodigiosa.[14] Fu un principe colto e Mecenate delle arti, protettore degli studi e degli artisti che lavorarono a Napoli sotto il suo patrocinio nella realizzazione di imponenti architetture.

Alfonso II fu chiamato il Guercio dal popolo, perché aveva un occhio segnato.

Dopo la morte di sua moglie Ippolita ebbe da mogli illegittime: Alfonso Duca di Bisceglie, Sancia moglie di Goffredo Borgia, avuti da Trogia Gazzella, Cesare che fu Vicerè di Calabria e Costanza moglie di Giovanni Giordano Orsini, e per la gran devozione che questo Re aveva per i Monaci Benedettini, donò molte rendite per il Monastero di Monteoliveto.[15]

Si diceva di lui quello che fu detto di Boleslao II. quarto Re di Polonia: Che non vi sarebbe stato un Monarca nè più grande, nè più felice di lui se avesse saputo vincere le sue passioni come aveva saputo domare i nemici della sua gloria; ma le sue vittorie non poteron coprire la vergogna dei suoi vizi, i quali oscurarono tutta la gloria dei suoi successi. Anzi si soggiunse, che nulla di più poteva fare per meritare la pubblica esacrazione.[16]

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Alfonso sposò Ippolita Maria Sforza il 10 ottobre 1465 a Milano. Ebbe tre figli da Ippolita:

Ebbe due figli illegittimi dalla sua amante Trogia Gazzella:

I due figli avuti da Trogia furono il tramite col quale la dinastia aragonese di Napoli suggellò l'alleanza con papa Alessandro VI Borgia. Più che in segno di vera alleanza, i due matrimoni furono architettati dal Borgia con l'intento di portare uno dei suoi figli sul trono di Napoli, secondo quel disegno politico già accarezzato da papa Callisto III, zio di Alessandro VI. A nove anni Sancia venne maritata ad Onorato Gaetani, nipote dell'omonimo nonno, fedelissimo di Ferrante, ma il matrimonio fu sciolto sebbene consumato[19] e nel 1494 la figlia del re, a sedici anni, sposò Goffredo, tredicenne figlio del papa.

Il legame coi Borgia fu stretto a doppio filo, poiché l'altro figlio, Alfonso di Bisceglie, sposò nel 1498 a Roma la figlia del pontefice, Lucrezia Borgia. Ma l'alleanza fu breve: con la caduta della dinastia aragonese dal trono di Napoli, Alessandro VI ritenne ormai inutile la parentela coi reali spodestati ed inoltre Cesare Borgia arrivò addirittura ad ordinare l'assassinio del cognato, accusandolo a sua volta di aver ordito una congiura a suo danno.

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

  • Alfonso II di Napoli è interpretato da Augustus Prew nella serie televisiva canadese del 2011-2013 I Borgia.
  • Nella serie europea del 2011-2014 Borgia scritta da Tom Fontana è interpretato da Raimund Wallisch.
  • Nella serie britannico-statunitense di genere storico-fantastico del 2013-2015 Da Vinci's Demons è interpretato da Kieran Bew ed è raffigurato come un sadico signore della guerra che tuttavia non ha nulla a che vedere con il personaggio storico.
  • Nella serie televisiva anglo-italiana del 2016-2019 I Medici è interpretato da Marco Foschi e doppiato in originale da Frank Blake.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine dell'Ermellino - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Ermellino
— 1463
Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]


Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Ferdinando I di Aragona Giovanni I di Castiglia  
 
Eleonora d'Aragona  
Alfonso V d'Aragona  
Eleonora d'Alburquerque Sancho Alfonso d'Alburquerque  
 
Beatrice del Portogallo  
Ferdinando I di Napoli  
Enrico Carlino  
 
 
Gueraldona Carlino  
Isabella Carlino  
 
 
Alfonso II di Napoli  
Deodato II di Clermont-Lodève Bérenger VI de Clermont-Lodève  
 
 
Tristano di Chiaromonte  
Isabella di Roquefeuil Arnaud III de Roquefeuil  
 
Hélène de Gourdon de Castelnau  
Isabella di Chiaromonte  
Raimondo Orsini del Balzo Nicola Orsini  
 
Giovanna di Sabrano  
Caterina Orsini del Balzo  
Maria d'Enghien Giovanni d'Enghien  
 
Sancia del Balzo  
 

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vedi dettagli
  2. ^ Crónica general del Gran Capitán, pág. 94. (Guercho: bizco).
  3. ^ [Campbell, Gordon, ed. (2005) [2003]. "Alfonso II of Aragon". The Oxford Dictionary of the Renaissance. Oxford University Press. doi:10.1093/acref/9780198601753.001.0001/. ISBN 9780191727795.].
  4. ^ [Charles' letter to his brother-in-law, Pierre de Bourbon, noted in William Howard Adams, The French Garden 1500-1800 1979, p 10.]
  5. ^ http://www.nobili-napoletani.it/Ordine-Giara.htm
  6. ^ https://www.blindarte.com/Home/CatalogLot/9304
  7. ^ Alfonso II d'Aragona, re di Napoli, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  8. ^ https://www.mardeisargassi.it/le-ville-di-napoli-le-difettose-delizie-alfonsine/.
  9. ^ https://ecampania.it/event/porta-capuana-biglietto-dingresso-napoli/#:~:text=Di%20epoca%20rinascimentale%20%C3%A8%20tra,dirigersi%20verso%20l'antica%20Capua.
  10. ^ https://www.ilmattino.it/rubriche/uovo_di_virgilio/i_giorni_della_duchesca_una_villa_da_sogno_per_il_re_degli_incubi-4366545.html
  11. ^ https://www.ilmattino.it/rubriche/uovo_di_virgilio/i_giorni_della_duchesca_una_villa_da_sogno_per_il_re_degli_incubi-4366545.html
  12. ^ [Campbell, Gordon, ed. (2005) [2003]. "Alfonso II of Aragon". The Oxford Dictionary of the Renaissance. Oxford University Press. doi:10.1093/acref/9780198601753.001.0001/. ISBN 9780191727795.].
  13. ^ https://www.mardeisargassi.it/le-ville-di-napoli-le-difettose-delizie-alfonsine/.
  14. ^ https://books.google.it/books/about/Biografia_degli_uomini_illustri_del_regn.html?id=5uYiXBvMel0C&redir_esc=y
  15. ^ https://www.blindarte.com/Home/CatalogLot/9304
  16. ^ https://books.google.it/books/about/Biografia_degli_uomini_illustri_del_regn.html?id=5uYiXBvMel0C&redir_esc=y
  17. ^ Silvano Borsari, ARAGONA, Pietro d', in Dizionario biografico degli italiani, Vol. III, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1961.
  18. ^ Francesco Ceva Grimaldi (marchesi di Pietracatella.) e Francesco Ceva Grimaldi, Della città di Napoli dal tempo della sua fondazione sino al presente: memorie storiche, Stamperia e calcografia, 1857, p. 701. URL consultato il 26 gennaio 2018.
  19. ^ Notar Giacomo, Cronica di Napoli.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bastian Biancardi, Le vite de re di Napoli, raccolte succintamente con ogni accuratezza, 1737.
  • Nicolò Morelli, Biografia de re di Napoli: ornata de loro rispettivi ritratti, volume 10, 1825.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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