Cesare Borgia

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Cesare Borgia
Cesareborgia.jpg
Presunto ritratto di Cesare Borgia
dipinto da Altobello Melone
(Accademia Carrara).
Duca di Valentinois
Stemma
In carica 17 agosto 1498 -
12 marzo 1507
Duca di Romagna
In carica maggio 1501-agosto 1503
Nascita Subiaco, 13 settembre 1475
Morte Viana, 12 marzo 1507
Luogo di sepoltura sagrato della chiesa di Santa Maria, Viana
Casa reale Borgia
Padre Papa Alessandro VI
Madre Vannozza Cattanei
Consorte Charlotte d'Albret
Figli Luisa Borgia
Girolamo Borgia (illegittimo)
Camilla Borgia (illegittima)
Firma Cesare Borgia, handwritten letter 1.jpg
Cesare Borgia
cardinale di Santa Romana Chiesa
César Borgia.jpg
Cesare Borgia (incisione)
CardinalCoA PioM.svg
Incarichi ricoperti Cardinale diacono di Santa Maria Nuova
Nato 13 settembre 1475, Subiaco
Creato cardinale 20 settembre 1493 da papa Alessandro VI, cessato nel 1498
Deceduto 12 marzo 1507, Viana
Cesare Borgia
13 settembre 1475 - 12 marzo 1507
Soprannome Valentino
Nato a Subiaco
Morto a Viana
Luogo di sepoltura Viana
Religione Cattolico
Dati militari
Paese servito bandiera Stato Pontificio
Forza armata Esercito dello Stato della Chiesa
Anni di servizio 1498 - 1503
Grado Capitano generale della Chiesa
Altro lavoro Cardinale

[senza fonte]

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Cesare Borgia, detto il Valentino[1] (Subiaco, 13 settembre 1475[2]Viana, 12 marzo 1507), è stato un condottiero, cardinale e politico italiano, figlio illegittimo di papa Alessandro VI.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Stemma della famiglia Borgia
Blason famille it Borgia01.svg
Blasonatura
In campo giallo e verde, con bordatura rossa o oro con fiammelle d'oro o verdi, vi è un toro colore rosso: «l'animale, simbolo delle loro origini pastorali, era l'immagine della temibile arditezza del loro clan guerriero».

Giovinezza e vita ecclesiastica[modifica | modifica wikitesto]

(LA)

« Aut Caesar aut nihil[3]. »

(IT)

« O Cesare o nulla. »

Cesare Borgia nacque nella rocca abbaziale di Subiaco il 13 settembre del 1475, secondogenito di Roderic Llançol de Borja (1431 - 1503), cardinale valenciano, nipote di papa Callisto III, che, all'età di 25 anni, italianizzò il proprio nome in Rodrigo Borgia e, nel 1492, divenne pontefice con il nome di Alessandro VI, e della sua amante Vannozza Cattanei (1442 - 1518), che da lui, oltre al già citato Cesare, ebbe Giovanni, Lucrezia e Goffredo. Cesare fu spinto verso la carriera ecclesiastica dal padre. Rodrigo inoltre volle che Cesare ricevesse una formazione culturale adatta alla carriera ecclesiastica.

Subiaco: la rocca abbaziale dove nacque Cesare

Nel 1489 fu inviato a studiare all'Università di Perugia, dove rimase due anni; nel 1491 si trasferiva a Pisa per conseguire la laurea in giurisprudenza presso la Sapienza, dove insegnava diritto canonico il rinomato giurista Filippo Decio. Durante gli anni di studio visse come un gran principe. Aveva un seguito composto principalmente da spagnoli; era stato presentato a Lorenzo de' Medici ed era in stretti rapporti con alcuni membri della sua famiglia; collega all'ateneo pisano era Giovanni de' Medici, suo coetaneo, ma più inoltrato nella carriera ecclesiastica, poiché già cardinale e futuro papa Leone X. Nel periodo di residenza a Pisa ricevette la notizia che portò una svolta decisiva nella sua vita; l'11 agosto 1492 Rodrigo Borgia era stato eletto Papa, col nome di Alessandro VI.

Senza che avesse mai ricevuto gli ordini sacerdotali, il padre, nel 1491, lo fece nominare vescovo di Pamplona e nel 1492 arcivescovo di Valencia, arcidiocesi che era già stata sua e prima ancora dello zio Callisto III. Dell'arcivescovado però Cesare non prese mai possesso, anche a causa della quasi immediata designazione a cardinale il 20 settembre 1493, e nel 1495 a governatore generale e legato di Orvieto.

Poco attratto dalla vita clericale e molto più incline a quella militare, il 17 agosto 1498 (l'anno prima - ma mancano le definitive prove! - fece uccidere il fratello Giovanni, duca di Gandia e carissimo al padre, spinto dalla gelosia e dal desiderio di intraprendere la vita politica al suo posto) chiese ed ottenne dal genitore la dispensa dalla vita ecclesiastica, deponendo la porpora cardinalizia lo stesso anno.

Alla corte di Luigi XII[modifica | modifica wikitesto]

Il 1º ottobre partì per la Francia per sposare Carlotta d'Aragona, figlia ed erede presuntiva di Federico I di Napoli, all'epoca ospitata dal re di Francia, matrimonio che gli avrebbe consentito di rivendicare per sé il regno partenopeo. Una sottile trama politica veniva gestita tra lo stesso Luigi XII e il Papa, il quale, desideroso di offrire un trono al figlio, trattò con il sovrano uno scambio di favori "alla pari":

Per Alessandro VI non fu difficile far approvare il divorzio in un concistoro. Non solo, il pontefice riuscì ad assegnare un ulteriore omaggio al re, pur di favorire ulteriormente il figlio: conferì la berrettacardinalizia al suo ministro Georges d'Amboise. Non fu semplice, invece, la trattativa per Cesare Borgia, giunto in Francia in pompa magna. Le sue bardature d'oro e i cavalli ferrati d'argento non impressionarono la principessa napoletana, che si rifiutò di sposarlo e negò ogni tipo di negoziato. Di fronte a questo rifiuto, Cesare non consegnò la bolla papale contenente l'annullamento del matrimonio del re.

Solo dopo alcuni mesi, durante i quali il Borgia fu trattenuto nella residenza del monarca francese, senza essere costretto a cedere ma privato della possibilità di uscire, la complessa convenzione fu risolta con un compromesso: a Cesare fu data come consorte la nipote del re, Charlotte d'Albret, originaria della regione spagnola della Navarra. Come pattuito, il Borgia rimise la bolla di divorzio a Luigi XII, il quale ottenne presto la costituzione di un tribunale ecclesiastico per giudicare la validità della sua unione con Giovanna e il 17 dicembre 1498, nella chiesa di Saint-Denis ad Amboise, fu pronunciata la dichiarazione di nullità del matrimonio. Lo sposalizio di Cesare con Charlotte fu celebrato il 12 maggio 1499; in seguito a ciò ottenne il titolo di duca del Valentinois. Da qui l'appellativo di "duca Valentino".

La presa di Imola e di Forlì[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra d'Italia del 1499-1504.

Nell'inverno del 1499 i francesi, alleati con Venezia, scesero in Italia alla conquista del ducato di Milano, e Ludovico il Moro, vista l'alleanza fra il Papa, la Serenissima e la Francia non poté che fuggire da Milano e lasciare campo libero ai conquistatori. Forte del facile successo, il percorso dell'esercito francese (con Cesare Borgia come luogotenente del re) proseguì al di là del Po sino a giungere in Romagna, territorio a quel tempo sotto il potere temporale del papato. Papa Alessandro VI, che era stato tenuto informato sulle manovre della truppa, inviò ai signori di Pesaro, Imola, Forlì, Faenza, Urbino e Camerino, una lettera in cui li dichiarava decaduti dai loro feudi, spianando così la strada alla conquista del figlio e donandogli un intero principato.

Com'era prevedibile, nessuno obbedì all'ingiunzione del Papa. La lotta si scatenò cruenta. Una prima spedizione in Romagna ebbe luogo il 21 novembre 1499, con un'armata costituito da fanti e mercenari di varie province e nazioni. Già l'11 dicembre Imola veniva espugnata. Nel gennaio successivo il duca Valentino sconfisse l a contessa Caterina Sforza, che per tre settimane si era asserragliata nella rocca di Forlì, al comando di 2.000 uomini. Nonostante l'energia e il piglio da guerriera, Caterina fu fatta prigioniera e Forlì fu presa d'assedio dagli invasori, che si abbandonarono ad atti di violenza sulla popolazione. Una volta terminato il saccheggio, il duca si poté insediare in città, ospitato dal nobiluomo forlivese Luffo Numai, già consigliere di Caterina stessa.

Congiura ed assassinio di Vitellozzo Vitelli, Paolo Orsini e Oliverotto da Fermo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Congiura della Magione.

Cesare Borgia, per assicurarsi l'acquisizione di nuovi possedimenti, dovette spesso compiere congiure e atroci delitti contro nemici militari e politici (come gli Orsini). Tutto ciò lo faceva senza il minimo scrupolo, dato che contava sull'appoggio del padre Alessandro VI e dei suoi amici cardinali. Ma accadeva che in certi casi, come quello con protagonista i Vitelli, fosse proprio lui stesso il bersaglio scelto dai suoi antagonisti. Preoccupato per la crescente ambizione del Borgia, Vitellozzo Vitelli, suo compagno in molte imprese di conquista nel centro nord dell'Italia, iniziò a temere per i propri domini. Per questo, nell'ottobre 1502, si recò nel castello di Magione, dove con Giampaolo Baglioni, Paolo Orsini, Antonio Giordano (per Pandolfo Petrucci di Siena), Oliverotto da Fermo e il duca di Gravina complottò ai danni del Valentino. Malato di sifilide, Vitellozzo con gli altri congiurati incominciò ad agire: entrò in Urbino e vi fece impiccare molti funzionari di Cesare Borgia, e quindi combatté le truppe nemiche nella battaglia di Calmazzo, da lui vinta, dove venne fatto prigioniero Ugo di Moncada. Ma, accordatosi Paolo Orsini con Borgia, anche Vitellozzo e gli altri condottieri si sottomisero alla richiesta di pace del Valentino, e nella notte del 31 dicembre 1502, Vitellozzo Vitelli e Oliverotto da Fermo furono invitati da Cesare ad un banchetto a Senigallia, durante il quale vennero entrambi strangolati da Michelotto Corella; Vitellozzo, prima di morire, invocò il perdono per le sue azioni da papa Alessandro VI. Su questa drammatica fine, Niccolò Machiavelli, scrittore fiorentino, dedicò un trattato, la Descrizione del modo tenuto dal Duca Valentino nello ammazzare Vitellozzo Vitelli, Oliverotto da Fermo, il Signor Pagolo e il duca di Gravina Orsini, scritta nel 1503. L'episodio verrà ancora ripreso da Machiavelli anche nell'VII capitolo del Il Principe, scritto nel 1513.

Le conquiste successive[modifica | modifica wikitesto]

Quale luogotenente del re di Francia Luigi XII, Cesare si lanciò poi nella seconda spedizione romagnola, contro Rimini, Ravenna, Cervia, Faenza e Pesaro, formalmente autorizzato a muoversi perché il Papa aveva rivolto, tramite una bolla ai signori di quelle città, l'accusa di essersi sottratti all'autorità pontificia. Il 2 agosto 1500 Cesena si arrese, fu poi la volta di Rimini e Faenza, dove vennero deposte le signorie dei Malatesta e dei Manfredi. Nel 1502 Cesare guardava già oltre. I suoi obiettivi erano i ducati di Camerino e Urbino, scacciandone i Da Varano[4] e i Montefeltro.

Gli storici concordano nell'identificare nel periodo di signoria del Borgia un'esperienza politica importantissima in Romagna: i tribunali riuscirono a riportare l'ordine. I vicariati avevano sottratto al papa il potere temporale, ma avevano fatto precipitare la popolazione in una condizione di vita non ottimale. L'azione di Cesare aveva riportato non solo tranquillità e stabilità, ma anche giustizia.

Il duca Valentino era ormai diventato potentissimo, inviso persino ad alcuni dei suoi più valenti condottieri che, nell'ottobre di quello stesso anno, presso il castello dei Cavalieri di Malta di Magione, nelle vicinanze del lago Trasimeno, ordirono una congiura contro di lui, al fine di evitare, come dicevano, "d'essere uno a uno devorati dal dragone". Cesare venne sconfitto nella battaglia di Calmazzo da una lega di capitani di ventura e costretto ad abbandonare il ducato di Urbino ormai sede di focolai di rivolta.

La caduta[modifica | modifica wikitesto]

Viana: tomba di Cesare Borgia
(sagrato della chiesa di Santa Maria)

Cesare era diventato signore incontrastato della Romagna. Nel 1503[5] progettava di estendere il suo potere alle città toscane di Siena, Pisa e Lucca, quando venne meno il suo principale sostegno e punto di riferimento: il 18 agosto di quell'anno il padre, papa Alessandro VI, morì all'età di 73 anni[6]. Alla morte del genitore il duca Valentino entrò in crisi. Dopo il breve pontificato di Pio III, a lui favorevole, nell'ottobre del medesimo anno uscì eletto dal successivo conclave il cardinale Giuliano Della Rovere, esponente di un casato acerrimo nemico dei Borgia[7]. Il nuovo pontefice, che prese il nome di Giulio II, uomo austero, volitivo e poco avvezzo alle vie diplomatiche, tolse al duca il governo della Romagna e ne ordinò l'arresto e la reclusione in Castel Sant'Angelo.

La fine[modifica | modifica wikitesto]

Presunto ritratto di Cesare Borgia di incerta attribuzione
(collezione Rotschild, Parigi)
Monumento sepolcrale di Cesare Borgia, già nella chiesa di Santa Maria a Viana

A Cesare Borgia fu inutile, una volta evaso, cercare di rifugiarsi a Napoli per organizzare da lì la riconquista dei suoi territori: il Papa lo fece deportare in Aragona consegnandolo a Ferdinando II, dove il Valentino fu rinchiuso prima nel castello di Chinchilla, poi nel forte di La Mota a Medina del Campo. Riuscì a evadere nel 1506 con una rocambolesca fuga, dove si fratturò diverse ossa perché si calò da una finestra posizionata a venti metri circa d'altezza (ma qualcuno tagliò la fune ed egli precipitò nel fossato sottostante), rifugiandosi quindi nel piccolo regno di Navarra.

Cesare, gravemente infettato dal cosiddetto mal francese, morì combattendo per suo cognato Giovanni III d'Albret, re di Navarra nell'assedio di Viana contro il conte di Lerin, signore della città, che s'era ribellato, nella notte tra l'11 e il 12 marzo 1507.

Il cadavere fu avvistato dagli avversari, che ignorandone l'identità, gli tolsero l'armatura e i vestiti lasciandone il corpo nudo, che fu rinvenuto l'indomani mattina, si riferisce, trafitto con ventitré colpi di picca. Dopo solenni funerali, il corpo venne composto in un grande sepolcro di marmo voluto dal re navarrese nella chiesa di Santa Maria di Viana, alla destra dell'altare maggiore e scolpito da Victoriano Juaristi.[8] Sulla sua tomba venne scritto il seguente epitaffio, dovuto al poeta Soria, a noi pervenuto perché compreso nella raccolta Romancero español, pubblicato nel 1511: Qui giace in poca terra quel che tutta lo temeva, quel che la pace e la guerra nella sua mano teneva. O tu che intendi cercare cose degne di lodare, se vuoi lodare il più degno qui ferma il tuo cammino, non ti curar d’andare oltre.

Ma il Valentino non trovò pace neppure da morto: non molto tempo dopo l'Inquisizione dispose che i resti, ritenuti cosa indegna e sacrilega, venissero sepolti nel patio della medesima chiesa, in terra non consacrata, in prossimità di una discarica di rifiuti, onde fossero «calpestati da uomini e animali». Ma nel 1953 le autorità di Viana recuperarono quei resti, li collocarono in un'urna di pietra e li tumularono nella piazza, davanti alla porta principale della chiesa di Santa Maria, sotto una lapide marmorea, su cui è scritto: «Cesare Borgia, Generalissimo degli eserciti di Navarra e Pontifici, morto sui Campi di Viana l'11 marzo 1507». Nel 1965 in quella città gli venne eretto un busto. Poi nel 2007 le autorità civiche di Viana celebrarono la ricorrenza del 500º anniversario della morte e in tale occasione chiesero che i suoi resti mortali tornassero a riposare dentro la chiesa. Non ottennero però il permesso del competente vescovo dell'arcidiocesi di Pamplona, della quale il Valentino fu vescovo eletto (1491). La sua tomba è diventata meta di numerose e crescenti visite.

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Il 10 maggio 1499 Cesare Borgia sposò Charlotte d'Albret (1480–11 marzo 1514), sorella del re consorte di Navarra, Giovanni III d'Albret. Da questo matrimonio nacque solo una figlia, che Cesare non conobbe mai: Luisa Borgia, duchessa di Valentinois, signora di Châlus, duchessa di Borgia (15001553), che sposò prima Luigi II de La Trémouille, governatore di Borgogna, e poi, in seconde nozze, Filippo di Borbone-Busset.

Cesare fu altresì padre di almeno due figli naturali: Girolamo, che sposò prima Isabella Pizzabernari (da cui ebbe Ippolita, la cui discendenza continuerà nel tempo), poi Isabella, contessa di Carpi, e Camilla-Lucrezia (morta nel 1573), che divenne badessa del convento di San Bernardino (Ferrara), pare nati da una certa Drusilla, una delle dame di compagnia al seguito della sorella Lucrezia quando questa si trovava ancora a Roma.

Cesare Borgia nella cultura popolare[modifica | modifica wikitesto]

Romanzi[modifica | modifica wikitesto]

Cinema (filmografia parziale)[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Fumetti[modifica | modifica wikitesto]

Videogiochi[modifica | modifica wikitesto]

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Cesare Borgia Padre:
Papa Alessandro VI
Nonno paterno:
Jofre de Borja Llanzol
Bisnonno paterno:
Rodrigo Gil de Borja
Trisnonno paterno:
Rodrigo de Borja
Trisnonna paterna:
Sabina Anglesola
Bisnonna paterna:
Sibilia Escrivà i Pallarès
Trisnonno paterno:
Andreu Escrivà i Pallarès
Trisnonna paterna:
Sibilia de Pròixita
Nonna paterna:
Isabel de Borja y Cavanilles
Bisnonno paterno:
Domingos de Borja
Trisnonno paterno:
Domingo de Borja
Trisnonna paterna:
Caterina Doncel
Bisnonna paterna:
Francisca Marti Llançol
Trisnonno paterno:
 ?
Trisnonna paterna:
 ?
Madre:
Vannozza Cattanei
Nonno materno:
Conte Giacomo Cattanei
Bisnonno materno:
 ?
Trisnonno materno:
 ?
Trisnonna materna:
 ?
Bisnonna materna:
 ?
Trisnonno materno:
 ?
Trisnonna materna:
 ?
Nonna materna:
Mencia Pinctoris
Bisnonno materno:
 ?
Trisnonno materno:
 ?
Trisnonna materna:
 ?
Bisnonna materna:
 ?
Trisnonno materno:
 ?
Trisnonna materna:
 ?

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine di San Michele - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di San Michele

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il soprannome deriva in primis dalla sua nomina a cardinale di Valencia e in seguito alla carica di duca di Valentinois.
  2. ^ Bradford, 2005, p. 23
  3. ^ Bradford, 2005, p. 74
  4. ^ Giulio Cesare e gli eredi maschi furono assassinati, mentre la figlia Camilla da Varano, clarissa con il nome di suor Battista riuscì a fuggire.
  5. ^ Quell'anno le sue truppe furono ospitate dagli abitanti di Monteleone d'Orvieto, per 10 lunghi giorni, riducendo alla fame quel piccolo paese.
  6. ^ Non è tuttora acclarato se a causa di febbri malariche o in seguito ad un avvelenamento: è comunque un fatto che Cesare, anch'egli ammalato, rimase per diverso tempo incapace di apprestare le contromisure che la situazione avrebbe richiesto.
  7. ^ Machiavelli, ne Il Principe, sostiene che il Borgia avrebbe dovuto evitare, avendone la facoltà, che fosse eletto papa un suo nemico.
  8. ^ Gurrieri, p. 167
  9. ^ Gurrieri, p. 104

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • I Borgia Catalogo della mostra 297 p., ill., brossura Mondadori Electa 2002
  • Leonardo, Machiavelli, Cesare Borgia: arte,, storia e scienza in Romagna 1500-1503, Roma, De Luca editori d'arte 2003, ISBN 88-8016-530-5
  • Leonardo Badioli, Il dito del diavolo, Jesi, Il Mazzocchio 2004
  • Maria Bellonci, Lucrezia Borgia, Milano, Mondadori, 2003, ISBN 88-04-51658-5.
  • Sarah Bradford, Cesare Borgia. His Life and Times, Londra, Weidenfeld & Nicolson History 2001, ISBN 1-84212-452-8
  • Sarah Bradford, Lucrezia Borgia. La storia vera, Milano, Mondadori, 2005, ISBN 88-04-55627-7.
  • Michele Bordin & Paolo Trovato, Lucrezia Borgia. Storia e mito, Olschki Editore, Firenze, 2006. ISBN 88-222-5595-X
  • Eric Russell Chamberlin, Ascesa e tramonto dei Borgia, Milano, CDE 1976
  • Geneviève Chastenet, Lucrezia Borgia. La perfida innocente, Milano, Mondadori, 1996, ISBN 978-88-04-42107-8.
  • Ivan Cloulas, I Borgia, Roma, Salerno Editrice, 1989, ISBN 88-8402-009-3.
  • Judith De Maleissye, Storia dei veleni. Da Socrate ai giorni nostri, Bologna, Odoya 2008, ISBN 978-88-6288-019-0
  • Alexandre Dumas, I Borgia, Palermo, Sellerio editore Palermo, 2007, ISBN 88-389-1979-8.
  • Federica Faitelli, Cesare Borgia, Storia e dossier, allegato a n° 163 del settembre 2001
  • Oreste Ferrara, Il Papa Borgia, Milano, Garzanti 1953
  • Clemente Fusero, Cesare Borgia, Milano, Dall'Oglio 1964
  • Clemente Fusero, I Borgia, Milano, Dall'Oglio 1966, ISBN 88-7718-321-7
  • Roberto Gervaso, I Borgia, Milano, Rizzoli, 1977. ISBN non esistente
  • Ferdinand Gregorovius, Lucrezia Borgia. La leggenda e la storia, Milano, Messaggerie Pontremolesi, 1990, ISBN 88-7116-814-3.
  • Ottorino Gurrieri, I Borgia, ed. Nemi, Firenze 1941.
  • Niccolò Machiavelli, Il Principe, in particolare cap. VII
  • Indro Montanelli, Storia d'Italia (1250-1600), Milano, edizione edita con Il Corriere della Sera, 2003. ISBN non esistente
  • Anna Maria Oliva, Cesare e Lucrezia Borgia negli archivi delle biblioteche italiane, in Actes del II simposi internacional sobre els Borja, p. 315-323.
  • Giuseppe Portigliotti, I Borgia: Alessandro VI-Cesare-Lucrezia, Milano, Treves 1925
  • Ninni Radici, Cesare Borgia, 2007.
  • Gustavo Sacerdote, Cesare Borgia, Milano, Rizzoli 1950
  • Antonio Spinosa, La saga dei Borgia. Delitti e santità, Milano, Mondadori, 1999, ISBN 978-88-04-48662-6.
  • Gigi Monello, Il Principe e il suo sicario. Come Cesare Borgia tolse dal mondo Astorre Manfredi. Con note sparse sopra la mente di un tiranno, Cagliari, Scepsi & Mattana, 2014.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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 ? 1493 - 1498  ?
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 ? 1493 - 1498  ?
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