Ferdinando II d'Aragona

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Ferdinando II d'Aragona
detto "il Cattolico"
FerdinandIIA.jpg
Ritratto del re Ferdinando II d'Aragona
Re della Corona d'Aragona
Stemma
In carica 20 gennaio 1479 –
23 gennaio 1516
Predecessore Giovanni II il Grande
Successore Giovanna
Re di Napoli
come Ferdinando III
In carica 31 marzo 1504 -
23 gennaio 1516
Predecessore Luigi II
Successore Titolo unito alla corona
Re di Castiglia e León
come Ferdinando V
(jure uxoris)
In carica 11 dicembre 1474 -
26 novembre 1504
Predecessore Giovanna d'Aviz
Successore Filippo I d'Asburgo
Altri titoli Conte di Barcellona e delle altre contee catalane
Re di Valencia e di Maiorca
Re di Sicilia
Re di Sardegna e Corsica
Nascita Sos del Rey Católico, 10 marzo 1452
Morte Madrigalejo, 23 gennaio 1516
Sepoltura Cattedrale di Granada
Casa reale Trastámara d'Aragona
Padre Giovanni II il Grande
Madre Giovanna Enríquez
Consorte Isabella I la Cattolica
Germana de Foix
Figli Isabella
Giovanni
Giovanna
Maria e
Caterina, di primo letto
Giovanni, di secondo letto e
Alfonso
Giovanna
Maria e
Maria, illegittimi
Religione Cattolicesimo
Motto tanto monta
Firma Fernando firma.jpg
Re d'Aragona
Casa di Trastámara
Arms Aragon-Sicily (Template).svg

Ferdinando I
Alfonso V
Figli
Giovanni II
Ferdinando II

Ferdinando II di Trastàmara, detto Ferdinando il Cattolico (Fernando o Fernán in spagnolo, Fernando o Fernán anche in asturiano, in aragonese e in basco; Fernando o Fernão in portoghese e in galiziano; Ferran in catalano; Ferdinandus in latino; Sos, 10 marzo 1452Madrigalejo, 23 gennaio 1516), è stato re di Sicilia dal 1468 al 1516 come Ferdinando II; re consorte di Castiglia e León dal 1474 al 1504 come Ferdinando V; re d'Aragona, Valencia, Sardegna, Maiorca e titolare di Corsica, conte di Barcellona e delle contee catalane dal 1479 al 1516 come Ferdinando II; re di Napoli come Ferdinando III dal 1504 al 1516; reggente di Castiglia e León dal 1507 al 1516 e re dell'Alta Navarra dal 1512 al 1516. In varie nazioni ebbe diversi soprannomi: In Spagna era detto il Saggio e il Prudente, in Italia il Pio, in Francia e in Inghilterra l'Ambizioso e lo Sleale[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio secondogenito (ma unico maschio) del principe di Castiglia e León e d'Aragona, re di Navarra e futuro re della corona d'Aragona e di Sicilia, Giovanni II, e della sua seconda moglie, Giovanna Enríquez. Ferdinando era fratellastro dei re e regine di Navarra, Carlo IV (Solo de jure), Bianca (Solo de jure) ed Eleonora[2][3][4][5] e cugino di Maria Enriquez de Luna, moglie di Giovanni Borgia, II Duca di Gandia.

Al momento della sua nascita, la madre, che si trovava in Navarra, si trasferì oltre il confine, per farlo nascere in Aragona. In quello stesso anno (1452), suo padre vinceva la battaglia di Aibar contro il figlio (fratellastro di Ferdinando) Carlo di Viana, al quale aveva usurpato il trono di Navarra, obbligandolo ad andare in esilio a Napoli, dallo zio e fratello di Giovanni, il re della corona d'Aragona e di Napoli Alfonso V. Morto Alfonso V, nel 1458, Giovanni divenne Giovanni II, re della corona d'Aragona, mentre Carlo, riappacificato col padre, rientrò in Navarra, dove, appena rientrato (1459), intavolò trattative per unirsi in matrimonio con la sorellastra del re di Castiglia Enrico l'Impotente, Isabella di Castiglia; ma Giovanni e soprattutto la matrigna, Giovanna Enríquez, si opposero, perché nelle loro intenzioni Isabella avrebbe dovuto sposare il loro figlio Ferdinando, di sette anni.

Carlo, nel 1460, fu arrestato e tenuto in prigione finché le cortes catalane si riunirono il 25 febbraio del 1461 e decretarono che Giovanni dovesse liberare il figlio, cosa che egli fece immediatamente, ed inoltre gli imposero il concordato di Villafranca, del 21 giugno 1461, in cui Carlo risultava essere il re legittimo di Navarra, luogotenente della Catalogna ed erede della corona d'Aragona. Carlo, però, il 23 settembre di quello stesso anno, morì, circa tre mesi dopo avere ottenuto ciò che gli spettava. La sua morte fu attribuita alla regina Giovanna, che lo avrebbe fatto avvelenare per agevolare suo figlio, Ferdinando, che immediatamente fu nominato luogotenente della Catalogna ed erede della corona d'Aragona.

Giovinezza e guerra civile catalana[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerra contro Giovanni II.

Ferdinando e la madre, la regina Giovanna, che si trovavano in Catalogna quando le cortes catalane dichiararono che il re e la regina non dovevano entrare in Catalogna senza il permesso delle cortes stesse, si rifugiarono nel castello di Gerona. All'inizio del 1462 i realisti catalani si raccolsero in armi e il re Giovanni chiese, con il trattato di Bayonne del maggio 1462, al re di Francia Luigi XI l'aiuto dell'esercito francese (in cambio delle contee del Rossiglione e della Cerdagna), mentre le cortes catalane o Generalitat (Diputación General) organizzavano un esercito, che si diresse su Gerona, dove si trovava la regina Giovanna. Quest'ultima, assediata nella città, la difese molto coraggiosamente assieme ai suoi sostenitori, tanto da permettere l'intervento del re Giovanni, che con il suo esercito obbligò i catalani a togliere l'assedio.

Mentre il re Giovanni organizzava il suo esercito composto da aragonesi, catalani e francesi, per schiacciare la rivolta, la Generalitat (le cortes catalane) emanò un decreto che dichiarava sia Giovanni che la regina nemici della Catalogna. Nel frattempo, per sostituire Giovanni, cercava un sovrano a cui offrire la corona del regno di Aragona, tra i discendenti degli aspiranti alla corona, vacante alla morte del re Martino I di Aragona, nel 1410. La questione fu decisa da un arbitrato, che portò al compromesso di Caspe, del 1412. La Generalitat offrì il trono prima (1462) al re di Castiglia, Enrico IV, poi (1463) al conestabile del Portogallo, Pietro ed infine (1466) al conte di Provenza, Renato d'Angiò, e la guerra si protrasse per dieci anni sino al 1472.

Re di Sicilia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1468, il padre nominò Ferdinando re del regno di Sicilia, che fu incoronato il 10 luglio a Saragozza[6].

Nel 1469 fu coronato il sogno della madre Giovanna, deceduta un anno prima, combinando il matrimonio di Ferdinando II di Aragona con Isabella la Cattolica, sorellastra del re di Castiglia e León Enrico IV. Il 19 ottobre del 1469, a Valladolid, Ferdinando sposò la cugina Isabella, infanta di Castiglia e figlia del re di Castiglia e León, Giovanni II (figlio del re di Castiglia e León Enrico III e di Caterina di Lancaster) e di Isabella del Portogallo, figlia del contestabile del Portogallo, Giovanni d'Aviz e di Isabella di Braganza, figlia del primo duca di Braganza Alfonso I.

Guerra civile castigliana[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerra di successione castigliana, Battaglia di Toro e Giovanna la Beltraneja.
Madonna dei Re Cattolici, pittura del 1490-95; Ferdinando II ed il principe Giovanni alla destra della Madonna e Isabella alla sinistra

Il matrimonio fra Ferdinando e Isabella non fu approvato da Enrico IV, che ritrattò la designazione a erede del trono di Castiglia della propria sorellastra Isabella[7] e giurò pubblicamente, assieme alla moglie, che Giovanna la Beltraneja era sua figlia legittima e la proclamò erede al trono, con la "cerimonia de la Val de Lozoya", un prato vicino a Buitrago. Alla morte del fratellastro Enrico IV nel 1474 Isabella il 13 dicembre fu proclamata regina di Castiglia e Ferdinando divenne re consorte con il nome di Ferdinando V di Castiglia, mentre la Beltraneja, che ugualmente reclamava la corona di Castiglia, era stata promessa ad Alfonso V del Portogallo.

Bandiera di Alfonso V e Giovanna, la Beltraneja durante la loro pretesa al regno di Castiglia

Immediatamente il re del Portogallo, Alfonso V, dichiarato re di Castiglia e León dai partigiani della moglie, nonostante che Isabella fosse già stata incoronata regina col marito Ferdinando, invase la Castiglia (estate del 1475), per difendere i diritti di sua moglie; lo scontro decisivo avvenne nei pressi di Toro, la città in cui si era insediata e dove teneva la corte Giovanna la Beltraneja; il 1º marzo 1476, nella battaglia di Toro, Ferdinando, comandante dell'esercito castigliano, mise in fuga Alfonso che, vedendo che i suoi sostenitori in Castiglia diminuivano, si ritirò in Portogallo con la moglie, che era scortata dal figliastro, Giovanni, erede al trono del Portogallo.

La pace fu siglata ad Alcáçovas (Viana do Alentejo), il 4 settembre del 1479, dal figlio Giovanni, in quanto Alfonso V si era da tempo ritirato nel convento di Varatojo a Torres Vedras; il trattato venne controfirmato dai re Cattolici a Toledo nel marzo del 1480. Con esso il sovrano del Portogallo Alfonso V e la moglie Giovanna rinunciavano ad ogni pretesa sul regno di Castiglia e sulle isole Baleari e sulle isole Canarie mentre i regni di Castiglia e Aragona rinunciavano a Madera, alle Azzorre e alle isole di Capo Verde ed inoltre lasciavano al Portogallo tutte le terre a sud del Capo Bojador.

Governo di Castiglia e d'Aragona e conquista di Granada[modifica | modifica wikitesto]

Alla morte del padre, il 20 gennaio 1479, Ferdinando oltre che re di Sicilia era divenuto re di Aragona (Ferdinando II)[2] e, nello stesso anno, fu decretata l'unione de facto della Castiglia con la Corona d'Aragona, ma mentre in Aragona Ferdinando governava da solo, in Castiglia, per il contratto di matrimonio (capitulaciones), a Isabella era riservata l'amministrazione mentre la giustizia era amministrata congiuntamente[8], se si trovavano entrambi nello stesso posto; le ordinanze reali venivano firmate da entrambi; le monete recavano insieme le due effigi ed i sigilli reali portavano le armi delle due casate; infine Ferdinando, chiamato anche Ferdinando V di Castiglia, si occupava della politica estera. Raramente Ferdinando rientrò in Aragona; di fatto svolse tutte le sue attività in Castiglia[2].

A partire dal 1481 Ferdinando si occupò della conquista del regno dei Nasridi del Sultanato di Granada, dove Ferdinando mise in mostra le sue doti di diplomazia e le sue attitudini militari, già dimostrate nella guerra civile castigliana. La guerra fu una guerra d'assedio ed ebbe successo anche per le riforme che Ferdinando apportò al suo esercito[2], le varie città di Ronda, Loja, Malaga, Baza caddero una dopo l'altra[2] e terminò nel 1492, con la capitolazione dell'ultimo ridotto musulmano della penisola iberica, la città di Granada[2], il 2 gennaio 1492. Sullo slancio della vittoria, Ferdinando conquistò in seguito anche Melilla e le Canarie[2]. Dopo la caduta di Granada, papa Innocenzo VIII (1484-1492) conferì a Isabella ed al marito Ferdinando il titolo di "Maestà cattolica". Da allora, Ferdinando e Isabella furono chiamati "los Reyes Católicos". In cambio, Isabella fece omaggio al successore d'Innocenzo, lo spagnolo Alessandro VI Borgia (1492-1503), del primo oro arrivato dalle Americhe, del quale fu rivestito il soffitto della Basilica di Santa Maria Maggiore.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerra di Granada.

Ferdinando introdusse l'Inquisizione in Castiglia nel 1480[9] e quattro anni dopo anche in Aragona[10]. Inoltre Ferdinando introdusse il principio della conformità religiosa, per cui furono decretate (decreto di Granada del 31 marzo 1492) l'espulsione[11] di tutti gli ebrei che non accettavano di convertirsi al cristianesimo o salvo battesimo (salvo bautismo) e la conversione forzosa degli abitanti del regno di Granada, nel 1503, ai quali però la regina, Isabella, aveva garantito il diritto alla libertà religiosa al momento della capitolazione del regno di Granada.

La conquista di Granada riuscì a eliminare le contestazioni interne e fece guadagnare prestigio ai regni di Castiglia e Aragona agli occhi degli altri regni cristiani. In quegli stessi anni, Ferdinando, centralizzò l'amministrazione dello stato[2], diminuendo il potere delle Cortes, che nel periodo, dal 1488 al 1497, furono convocate una sola volta[2].

Disputa con il Portogallo[modifica | modifica wikitesto]

Cristoforo Colombo, innanzi al trono dei Re cattolici, (Opera di Emanuel Leutze e conservata presso il Brooklyn Museum)

Cristoforo Colombo aveva sottoposto il suo piano di circumnavigare la terra, per arrivare in India, al re del Portogallo, Giovanni II, ma quest'ultimo non aveva buoni motivi per ritenere che il progetto da lui seguito di doppiare l'Africa avrebbe portato a risultati sicuri, per cui le Americhe furono scoperte per conto dei re cattolici di Castiglia e Aragona. Ma al ritorno di Colombo dopo il primo viaggio, Giovanni II ebbe il sospetto che, secondo il trattato di Toledo del 1480[12], la scoperta fosse avvenuta nella zona di influenza del Portogallo, che intendeva inviare nelle terre scoperte delle caravelle.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cristoforo Colombo e Colonizzazione europea delle Americhe.

Ferdinando II di Aragona propose di risolvere la questione con un negoziato, ma, prima di iniziarlo, convinse papa Alessandro VI Borgia, spagnolo di nascita, a emettere una bolla (Inter Caetera, 4 maggio 1493), secondo la quale tutte le terre a ovest e a sud di una linea tracciata a cento leghe[13] dalle isole del Capo Verde alle Azzorre, sarebbero appartenute alla Spagna. Il 26 settembre il papa emise una nuova bolla ancora più penalizzante per il Portogallo. Giovanni II alla guerra preferì la trattativa, che portò al Trattato di Tordesillas (firmato a Tordesillas, in Castiglia, il 7 giugno 1494) che divise il mondo al di fuori dell'Europa in un duopolio esclusivo tra la Spagna ed il Portogallo[14]. Il trattato venne ratificato dalla Spagna il 2 luglio, e dal Portogallo il 5 settembre 1494.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Trattato di Tordesillas.

Politica italiana[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1492, concentrò la sua attività prima verso la Francia[15], e col trattato di Barcellona del 1493, recuperò dal regno di Francia le contee del Rossiglione e della Cerdagna[2], cedute da suo padre Giovanni II al re di Francia, Luigi XI, nel 1463. Poi si rivolse all'Italia, per opporsi al tentativo francese di annessione del Regno di Napoli, organizzò la guerra contro le truppe del generale Robert Stuart d'Aubigny, inviando in aiuto del re di Napoli Ferdinando II, nel 1494, Gonzalo Fernández de Córdoba, che si era distinto nella presa di Granada, nominato Gran Capitano, che un anno dopo il suo arrivo nella penisola, nel 1495 subì una sconfitta nella battaglia di Seminara combattendo contro d'Aubigny.

Subito dopo tale sconfitta, il re Ferdinando II di Napoli si rifugiò a Palma (Palmi).[16] Riuscì però, nel 1496, ad ottenere la rivincita sul campo di battaglia e a ricacciare le truppe francesi sino in Calabria. Nel 1500 Gonzalo Fernández de Córdoba tornò in Italia per ottemperare al trattato segreto che Francia e Spagna avevano stipulato a Granada per spartirsi il Regno di Napoli a discapito del re Federico d'Aragona.[2] Nel trattato venne stabilito che la parte settentrionale, compresa la Terra di Lavoro e l'Abruzzo, fosse assegnata alla Francia, con i titoli di re di Napoli e di Gerusalemme, la parte meridionale, che abbracciava la Puglia e la Calabria, fosse assegnata alla Spagna unitamente al titolo di duca di Calabria e Puglia e che la dogana, importante rendita della Capitanata, fosse divisa in egual porzione tra Francia e Spagna. Quantunque potesse essere l'ineguaglianza nella divisione dei rispettivi terreni, le rendite che pervenivano ad ambedue le parti dovevano essere perfettamente eguali. Questo trattato doveva essere segreto finchè le due potenze non avessero portato a termine i loro preparativi.

Avendo Luigi XII ultimati i suoi preparativi per l'invasione di Napoli e raccolto un esercito di 1,000 lancieri e 10,000 pedoni guasconi e svizzeri, attraversò il 1° di giugno 1501 le Alpi, dirigendosi verso il Regno di Napoli. Nello stesso tempo Filippo di Ravenstein con una poderosa flotta di 6,500 soldati a bordo abbandonò Genova per recarsi a Napoli. Il comando delle truppe terrestri fu affidato a Sire d'Aubigny. Non appena che il d’Aubigny attraversò i confini del Papa, gli ambasciatori francesi e spagnoli palesarono ad Alessandro VI e al collegio dei cardinali l'esistenza del trattato di Granada, pregandolo di confermarlo e dare ad essi l'investitura delle loro rispettive parti e il papa acconsentì volentieri.

I grandi preparativi palesati del re Francese avevano fatto capire a tutta l'Europa le sue intenzioni; ma quelli di Ferdinando restavano ancora nella più profonda segretezza e l'opinione generale era che Ferdinando fosse accorso per difendere il suo parente dall'invasione che lo minacciava e i suoi possedimenti in Sicilia, e che Consalvo si sarebbe unito al re Federico affinché sconfigesse il nemico prima che ponesse piede nel Regno, ma i movimenti della Spagna andavano di perfetto accordo con quelli della Francia.

I francesi entrarono nel Regno di Napoli l'8 luglio, facendo strage nella città di Capua. Il re Federico, dopo una dura resistenza, commosso dalle calamità dei suoi sudditi, cedè la capitale ai francesi e attraverso un salvacondotto si ritirò nell'ottobre del 1501 all'isola di Ischia insieme alla sua famiglia e alle sue persone di fiducia. Federico, non sapendo del trattato di Granada, aprì le fortezze calabresi agli spagnoli affinché lo soccorressero; una volta conosciuto il tradimento del congiunto, pieno di odio verso di lui, resistendo alle opposizioni dei fratelli Fabrizio e Prospero Colonna e di Jacopo Sannazaro, suo familiare, domandò al re di Francia un salvo condotto ed ottenutolo, lasciati tutti i suoi nella Rocca d'Ischia, rimasta sotto il controllo di Innico II d'Avalosmarchese del Vasto e Costanza d'Avalos, con cinque galere andò in Francia, dove avendo saputo della perdita totale del suo regno, persa ogni speranza, se ne andò dal re Luigi, rimettendosi alla sua discrezione, dal quale ebbe in cambio del regno il ducato d’Angiò, morendo poco dopo nel 1504.

Nel frattempo il gran Capitano assediò Taranto, dove risiedeva l'erede al trono napoletano Ferdinando, duca di Calabria. Dopo giorni di assedio, il comandante napoletano in difesa dell'erede vide l'impossibilità di sostenersi più a lungo senza compromettere la salvezza personale affidatogli dal giovine principe, per cui entrò in trattative per una tregua col gran capitano, durante la quale si stabilirono gli articoli di capitolazione, accordando al duca di Calabria e ai suoi seguaci il diritto di lasciare libera la città e andare dove volessero loro. Consalvo per convalidare di più questi articoli giurò di osservarne il contenuto della capitolazione.

Il 1 marzo 1502 l'esercito spagnolo si impadronì, secondo il trattato, della città di Taranto e fu accordato al duca di Calabria di abbandonare col suo seguito quella città per raggiungere suo padre in Francia. Frattanto Ferdinando il Cattolico mandò dei dispacci a Gonsalvo ingiungendogli di non lasciarsi in nessun modo sfuggire di mano il giovine principe, essendo questo un ostaggio troppo importante per il governo spagnolo. Coerentemente a tali ordini Consalvo spedì alcuni dei suoi dietro il Duca, che in compagnia del conte di Potenza era arrivato a Bitonto, e lì lo errestarono e lo condussero nuovamente a Taranto.

Il trattato di Granada tra Francia e Spagna valse soltanto fino a quando la convenienza delle respettive parti lo richiedesse. Infatti sembra che il re francese fin dal principio si preparasse a viorarlo appena avesse assicurato la sua metà di regno, mentre alcuni addetti alla corte di Spagna dicono che Ferdinando avrebbe fatto lo stesso quando la sua situazione gli avesse permesso di sostenere con successo i suoi diritti al trono napoletano.

Il conflitto stava per scoppiare a causa della divisione geografica del regno, attraverso il trattato, in 4 province che non corrispondevano per niente con alcuna delle divisioni antiche e molto meno con la moderna, che ne aumeutò il numero fino a 12. La parte centrale, nella quale era compresa la Capitanata e la Basilicata fu la causa principale delle contese fra le Parti. Il re Francese non aveva alcun diritto per contrastare il possesso di Ferdinando nella Capitanata, la prima e la più importanle di queste province per il motivo del pedaggio pagato per il bestiame che ogni inverno scendeva nelle sue valli dai monti dell’Abruzzo.

Prima che Consalvo de Cordoba conquistasse la metà meridionale del regno di Napoli, trovandosi a Taranto seppe che i francesi si erano impadroniti di vari punti della Capitanata e della Basilicata. Mandò quindi delle truppe in quelle province e, dopo aver costretto Taranto alla resa, andò con tutto l'esercito per aiutarle. Consalvo entrò in trattative, le quali anche se non gli avessero recato alcun vantaggio, gli facevano prendere tempo.

Il 1° aprile 1502 le pretese delle due parti erano troppo contrarie fra loro per poter dare luogo ad una riconciliazione, ed ambedue i capi, dopo aver tenuto un colloquio fra loro, decisero di attendere delle istruzioni dalle respettive corti. I due sovrani però, non avevano ulteriori istruzioni da comunicare in proposito, ed il re cattolico ordinò al suo generale di mantenere la pace al più a lungo possibile affinché il governo potesse guadagnare tempo per procacciargli maggiori soccorsi e a rinforzarsi con l'alleanza di qualche altra potenza europea. Ma per quanto pacifiche fossero le disposizioni dei due generali, non avevano mezzi per reprimere gli intenti dei loro soldati, i quali si guardavano a vicenda con ferocia e le ostilità in ambo gli eserciti incominciarono ben presto. Infatti i francesi, essendo preparati alla guerra meglio degli spagnoli assalirono non solo i luoghi in questione, ma anche la Puglia, che era stata assegnata agli spagnoli. Nel frattempo la corte spagnola cercava, ma invano, di interessare nella sua causa le altre potenze europee. Sebbene l'imperatore Massimiliano non fosse contento dell'invasione francese contro Milano, rifiutò l'alleanza. Il pontefice e suo figlio Cesare Borgia erano stretti alleati del re Luigi per l'assistenza che questo gli aveva dato per le loro scorrerie contro le signorie della Romagna. Gli altri principi italiani, sebbene gravemente offesi da questa alleanza, temevano troppo il colossale potere che si era stabilito omai nelle loro terre per formare qualche sorta di resistenza. Venezia era esitante e gli ambasciatori francesi la richiamarono caldamente all'adempimento dei patti del trattato recentemente stipulato col loro re, e a prestargli soccorso nella prossima guerra.

La Francia organizzò i preparativi per attaccare gli spagnoli con l'intento di cacciarli non solo da Napoli, ma anche dalla Sicilia e lo stesso Luigi XII sorvegliava questi preparativi. Il luglio del 1502, Luigi attraversò le Alpi e si stabilì ad  Asti. Finiti i preparativi ordinò al suo generale di dichiarare immediatamente guerra contro gli spagnoli. Le forze francesi che erano a Napoli ammontavano a mille uomini d'arme, 3,500 francesi e lombardi e 3000 fanti svizzeri, oltre alle leve napoletane composti da tutti i sostenitori Angioini del Regno e il comando di tutto questo esercito venne affidato al duca di Nemours. Facevano parte dell'esercito anche alcuni valorosi cavalieri francesi come Jacopo di Cabannes, più comunemente conosciuto sotto il nome di Sire della Palice, Luigi d'Ars, Ives d'Alegre e Pietro di Bayard.

Malgrado il piccolo numero dell'esercito francese, il gran Capitano non si trovava nello stato di contrastarlo, non avendo ricevuto rinforzi dalla patria dal momento che era sbarcato in Calabria e il suo piccolo corpo di veterani era privo di vestiario e di equipaggiamento.

Nonostante ciò, nel luglio del 1502, Consalvo andò con la maggior parte dei suoi soldati a Barletta, la quale posizione lo ponevano in stato di ricevere soccorsi o di fare una ritirata a bordo della flotta spagnola che si trovava lungo le coste della Calabria. Distribuì poi il rimanente della sua armata a Bari, Andria, Canosa e nelle altre città limitrofe, sperando che vi rimanessero fino all'arrivo dei rinforzi che egli sollecitava dalla Spagna e dalla Sicilia.

Alcuni francesi volevano attaccare Bari, dove risiedeva Isabella d'Aragona, altri volevano assediare Barletta; e il duca di Nemours decise di attaccare quest'ultima città. Una delle prime operazioni del duca francese fu l'assedio di Canosa il 12 luglio 1502. Dopo la presa di Canosa il duca mandò il generale d'Aubigny a sottomettere la Calabria e avendo inutilmente tentato di impossessarsi delle più potenti piazzeforti tenute dagli spagnoli nei dintorni di Barletta, cercò di indebolire la guarnigione devastando le campagne vicine.

Gonsalvo in questa dolorosa situazione incoraggiò il suo esercito con promesse di nuovi rifornimenti di grano che aspettava dalla Sicilia, di nuovi soccorsi e del denaro che doveva ricevere dalla Spagna e da Venezia. Cercò perfino, dice il Giovio, di divulgare la voce che aveva un forziere pieno d'oro che avrebbe aperto nell'estremo bisogno. In ogni caso le sue promesse si avverarono in parte per l'improvviso arrivo dalla Sicilia di un naviglio carico di grano e di un altro da Venezia carico di vari oggetti di vestiario cui Gonsalvo comprò col suo credito unitamente a quello dei suoi capitani, facendone reparto gratuito ai suoi soldati. Mentre succedeva questo, ebbe la notizia che un piccolo rinforzo di uomini mandati dalla Spagna in suo aiuto sotto la scorta di Don Manuel de Benavides, al quale si era unito un altro corpo di uomini della Sicilia, capitanati da Ugo de Cardonne, era stato sorpreso dall'Aubigny presso Terrannova il 25 dicembre 1502, e l'aveva totalmente sconfitto. A questo evento si aggiunse anche la resa di tutta la Calabria.

La condizione della piccola guarnigione di Barletta peggiorava ancora le cose, la sconfitta di Benavides le tolse ogni speranza di soccorso da quella parte, la presa delle più forti piazzeforti della Puglia dal duca di Nemours troncò ogni comunicazione con i vicini paesi ed una flotta francese percorrendo l'Adriatico rendeva incerto l'arrivo di nuovi rinforzi e provviste.

Il duca di Nemours, guidando il suo esercito, andò sotto le mura di Barletta  e mandò una sua trombetta nella città per dire al Gran Capitano di sfidarlo e questo gli rispose di dargli tempo per ferrare i suoi cavalli e ripulire le sue armi. Dopo alcuni giorni il Nemours, vedendo che non vi era mezzo per trarre il suo nemico fuori dalle mura, si ritirò soddisfatto. Appena si voltò le spalle, Gonsalvo diede il comando dei suoi soldati a Diego de Mendoza e questo assalì l'esercito francese, spingendo questo e il duca alla ritirata e facendo molti prigionieri. Mentre succedeva questo arrivò un mercante veneziano con un carico di grano che arrecò un temporario soccorso agli urgenti bisogni della guarnigione e il Consalvo ebbe la notizia della totale sconfitta dall'Ammiraglio spagnolo Lezcano della flotta francese comandata dal de Prejan in un combattimento presso Otranto, che lasciò libero il mare per i soccorsi che si aspettavano dalla Sicilia.

Il popolo di Castellaneta, città vicina a Taranto, spinto dalla condotta insolente e licenziosa della guarnigione francese, si consegnarono agli Spagnoli. Il duca di Nemours, irritato da questo fatto, decise di marciare con tutto il suo esercito contro quella piccola città, nonostante i suoi ufficiali cercassero di distoglierlo da questa impresa. L'evento portò il Gonsalvo a decidere di attaccare immediatamente la città di Ruvo, distante circa dodici miglia e difesa dal La Palice con un corpo di trecento lancieri francesi e altrettanti fanti il 22 febbraio 1503, (il 13 febbraio si combatté a Barletta la famosa disfida tra italiani e francesi). Il generale spagnolo la notte stessa che ebbe tali notizie lasciò le mura di Barletta, conducendo con sé tutti i suoi soldati, che ammontavano a 3,000 uomini di fanteria e a mille di cavalleria di leggeri, riuscendo a conquistare la città e a sconfiggere e catturare La Palice nella battaglia di Ruvo.

Quando il duca di Nemours, che era di recente arrivato a Castellaneta, ebbe la notizia dell'attacco di Ruvo, si mosse verso quella città con la speranza di arrivare in tempo per poterla liberare dall'assedio. Grande fu la sua meraviglia quando giunse davanti a Ruvo e non vide nessuna traccia del nemico tranne lo stendardo Spagnolo inalberato sugli abbandonati bastioni. Mortificato e deluso non volle neppure tornare contro Castellanela e per nascondere il suo rincrescimento andò a Canosa, sede dell'accampamento francese. Poche settimane dopo Consalvo ricevette un considerevole rinforzo di 200 soldati tedeschi, cui Don Giovanni Manuel, ministro Spagnolo alla corte di Austria, aveva potuto portare dagli stati dell'imperatore Massimiliano. Le nuove leve posero Consalvo in stato di poter prendere l'offensiva, per cui, il venerdi, 22 aprile 1503, uscito dalle vecchie mura di Barletta, decise di iniziare a combattere contro l'esercito francese, riuscendo a sconfiggerli a Cerignola, ad entrare trionfalmente il 14 maggio 1503 Napoli e a sconfiggerli nuovamente sul Garigliano, riuscendo così a completare la conquista dell'intero Regno di Napoli in favore della Spagna[2].

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Cerignola e Battaglia del Garigliano (1503).

L'11 febbraio 1504 venne firmato l'armistizio di Lione dal re di Francia e dai plenipotenziari spagnoli e venne ratificato da Ferdinando e Isabella nel convento di Santa Maria della Mejorada il 31 Marzo. L'armistizio di Lione pose fine alle guerre intestine del Regno di Napoli[17] e sancì la divisione della Penisola in due sfere di influenza: francesi a nord (in special modo il Ducato di Milano) e spagnoli a sud (Regno di Napoli).

Infatti il re di Francia riconosceva la perdita di Napoli a favore di Ferdinando, ma riusciva a mantenere il controllo sul ducato di Milano e su Genova.

A questo armistizio seguirà un trattato d'alleanza siglato il 15 luglio 1504 a Medina del Campo tra Luigi XII e Ferdinando ed Isabella di Castiglia.

Ferdinando, nel 1504, assunse anche il titolo di re di Napoli, con il nome Ferdinando III di Napoli e con il nome Ferdinando II di Sicilia. Il papa Giulio II, che temeva che gli appetiti territoriali di Ferdinando lo portassero a conquistare anche parte degli stati pontifici, gli confermò il titolo di Re Cattolico, esteso anche alla moglie Isabella. Partecipò alla Lega di Cambrai, formata il 10 dicembre 1508 per combattere contro la Repubblica di Venezia con lo scopo di riconquistare le città marittime della Puglia che nel 1496 Ferdinando II di Napoli gli aveva ceduto come pegno verso truppe e denaro. La Lega doveva essere sotto la guida di Papa Giulio II. Ad essa aderirono, oltre al pontefice e a Ferdinando, Luigi XII di Francia, l'imperatore Massimiliano I e il Duca di Ferrara Alfonso I d'Este. La Lega combatté le forze veneziane dal 1508 al 1511 e le città pugliesi vennero restituite al Cattolico nel 1509 con la battaglia di Agnadello.
Infine Ferdinando il Cattolico fu il promotore della Lega Santa, alleanza (1511-1512) con il pontefice Giulio II, la Repubblica di Venezia e il re Enrico VIII d'Inghilterra contro Luigi XII di Francia.

Il 15 ottobre 1511 approdò a Napoli una forte armata spagnola capitanata dal viceré di Napoli don Raimondo de Cardona. Le schiere del Cattolico si mossero per la Romagna unendosi alle truppe venete e ponteficie, e tutte insieme conquistarono la fortezza di Mirandola del duca di Ferrara, alleato del re di Francia. L'anno dopo le sue armate assediarono Bologna e presero parte alle battaglia di Ravenna contro le milizie francesi, che si concluse con la vittoria di quest'ultime e con grandissima strage di ambe le parti. Tuttavia, la morte del comandante dell'Armata Reale francese in Italia Gastone de Foix, che aveva condotto personalmente la carica di cavalleria nella battaglia di Ravenna, gettò il disordine nell'armata francese che entro la fine dell'estate si ritirò dal Ducato di Milano e da tutta l'Italia.

Abbandonato poi Ferdinando dai veneziani nel 1513, che si allearono col re di Francia, ridusse la sua armata sotto il comando del duca di Milano ed occupò Cremona, Genova, Bergamo ed altre città. Poche miglia lontano da Vicenza venne poi combattuta tra gli spagnoli ed i veneziani la battaglia de La Motta che si concluse con la sconfitta e gran perdita di quest'ultimi.[1]

Tale battaglia, da cui i veneziani uscirono decisamente sconfitti, non capovolse le sorti della guerra in quanto la Lega Santa non riuscì ad approfittare di tale vittoria.

La guerra continuò nel 1513 e 1514. Nella battaglia di Marignano, il 13 settembre 1515, i francesi vinsero l'esercito svizzero-papale decretando la fine della guerra della Lega di Cambrai.

Morte di Isabella e viaggio a Napoli[modifica | modifica wikitesto]

Stemma di Ferdinando II di Aragona,
(1474-1492)
Coat of Arms of Ferdinand II of Aragon (1479-1492).svg
Stemma di Ferdinando II di Aragona,
(1492-1504)
Coat of Arms of Ferdinand II of Aragon (1492-1504).svg
Stemma di Ferdinando II di Aragona,
(1504-1513)
Coat of Arms of Ferdinand II of Aragon (1504-1513).svg
Stemma di Ferdinando II di Aragona,
(1513-1516)
Coat of Arms of Ferdinand II of Aragon (1513-1516).svg

Nello stesso anno che Ferdinando divenne re di Napoli (1504), partirono da Napoli degli ambasciatori che andarono a Segovia per dare ubbidienza al nuovo sovrano e furono da lui ben accolti, ricevendo anche la concessione e la conformazione di 84 capitoli e la promessa di venire personalmente, al più presto, a visitare la capitale e il Regno di Napoli.[18]

Alla morte di Isabella avvenuta il 26 novembre 1504, per la quale Ferdinando si dispiacque molto, l'erede legittima al trono sarebbe stata la figlia terzogenita Giovanna di Castiglia e la reggenza venne rivendicata sia dal marito, Filippo il Bello che dal padre Ferdinando. Poi, pur essendo stati unificati, i regni di Castiglia e di Aragona, anche de jure, dando vita al Regno di Spagna, i due si accordarono[19] per un governo separato: in Castiglia Filippo; in Aragona, che comprendeva anche il Regno di Napoli e quello di Sicilia, Ferdinando, che si stabilì a Napoli, città che fece diventare capitale della sua corona d'Aragona[2], e promise di non ritornare più in Castiglia.

Subito dopo se ne andò in Aragona, dove concluse il matrimonio per procura tra lui e Germana de Foix, nipote di Luigi XII, re di Francia, per il quale sposalizio venne conclusa la pace tra i due, Luigi rinunciò alle sue pretese sul Regno di Napoli e Ferdinando ottenne che le città e i castelli posseduti dai baroni napoletani che avevano supportato la Francia nella seconda guerra d'Italia, tra i quali Roberto Sanseverino, principe di Salerno e padre di Ferrante, fossero restituiti; e il Cattolico promise che nella seguente estate avrebbe sposato la novella regina a Savona.

Ancora risoluto di andare a vedere l'antica Partenope, Ferdinando partì da Barcellona il 4 settembre del 1506 con 50 galere, lasciando al governo dei suoi Regni don Federico de Toledo, duca d'Alba. Intanto il Gran Capitano, viceré di Napoli, avendo saputo che Ferdinando era partito verso l'Italia e desideroso di incontrarlo lungo il viaggio, lasciò come suo luogotenente a Napoli don Antonio de Cardona, marchese di Padula ed il 24 settembre navigò verso Gaeta. Non ritrovandolo navigò verso Genova ed in quella spiaggia lo incontrò e lo abbracciò strettamente.

Partito poi Ferdinando da Genova, a causa del vento contrario si trattenne per più giorni a Piombino, nel cui luogo seppe che Filippo il Bello, suo genero e re di Castiglia, era morto il 25 settembre nella città di Burgos. Non ostante questo, Ferdinando continuò il suo viaggio e nel giorno di San Luca giunse a Gaeta. Il giorno seguente (lunedì), fu ricevuto in quella città sotto un baldacchino di broccato d'oro. Il 21 settembre, partito con la sua armata andò a Pozzuoli, dove fù similmente accolto con un ricco baldacchino; e dopo essersi riposato per otto giorni in quella città, dove fu visitato da tutta la signoria del Regno di Napoli, si imbarcò per Napoli, giungendo nel Molo Grande il primo novembre insieme alla moglie Germana de Foix.

Salutati dall'artiglieria dei castelli della città e da quella delle navi del porto, furono ricevuti da Consalvo de Cordoba e dai feudatari del regno. Era stato costruito un pontile di legno riccamente adornato ed un arco di trionfo sulla riva. Ferdinando toccò terra attraversando il pontile e l'arco, poi giurò di conservare tutti i privilegi del regno e condonò le imposte arretrate, infine, alla testa di un lungo corteo, percorse le strade principali della città salutato dal popolo. Era vestito di color cremisi con un ricco collare ed una berretta di velluto nero. La regina invece aveva un vestito di broccato ed un mantello di foggia francese verde. I due sovrani cavalcarono due cavalli bianchi sotto un baldacchino le cui aste erano tenute dai membri del seggio del Popolo. I nobili invece reggevano le redini delle cavalcature reali.[20] Per la sua venuta concorsero a Napoli ambasciatori da tutta Italia per congratularsi ed onorarlo. Il 30 gennaio 1507 si fece il parlamento generale del regno congregato a San Lorenzo (secondo altri a Monte Oliveto), dove convenne anche Ferdinando, che diede ai baroni un donativo di trecentomila ducati e per gratitudine concesse alla città molti privilegi.[18] Nella sala del refertorio di espresse la propria gioia per la corona di Napoli, "cosa nostra legittima e hereditaria", e ricevette il giuramento di fedeltà ed il ligio omaggio.[21] In questa occasione creò il tribunale del Consiglio collaterale a somiglianza di quello istituito da Alfonso I in Aragona, che arricchì di molte facoltà, prescrisse che in esso si risolvessero gli affari di maggior portata del regno, vi unì la regale cancelleria, il consiglio di stato ed il tribunale del principe. Infine il Cattolico ordinò che questo supremo consiglio venisse composto dal Vicerè, dal segretario del regno, dagli scrivani e dagli ufficiali. I sette uffici del regno di Napoli stabiliti dai normanni restarono, ma solo di nome. Ristabilì gli studi pubblici nella città e destinò ai cattedratici l'assegnazione annua di duemila ducati. Inoltre la città di Cosenza ottenne la medesima grazia.[22] Sebbene Ferdinando non volesse alterare il governo, per necessità vi introdusse nuove istituzioni come una nuova polizia, nuovi magistrati, nuova nobiltà di sangue spagnuolo e fra le altre cose aprì il tribunale dell'Inquisizione, che con tutta la vigoria immaginabile venne respinto dai napoletani a tal punto che lo stesso grande inquisitore dovette andarsene del regno. Allora Il re promise loro di non assoggettarli più a quell'istituzione. I napoletani, ancora non contenti, vollero un consiglio la cui funzione fosse il sopravvedere che l'inquisizione non venisse mai più introdotta nel regno. Il detto consiglio venne chiamato "Deputazione contro il Santo Uffizio", restò attivo nel regno di Napoli fino alla fine del 1700 ed era formato da venti signori napoletani eletti dai vari sedili della città.[1]

Ferdinando si trattenne a Napoli fino alla festa del Corpus Domini. Finita la festa, il 4 giugno 1507, partì per la Spagna, conducendo con sé Ferrante, duca di Calabria e anche il Gran Capitano, che era stato suo Viceré nel Regno per 4 anni, che a causa del grande favore che aveva acquistato nel Regno, aveva paura che un giorno glielo avrebbe potuto usurpare; e al suo posto lasciò don Giovanni d'Aragona, che divenne secondo vicerè del Regno di Napoli.

Ferdinando navigò verso Savona per sposare Germana, dove era aspettato dal re Luigi. Quando giunse fu ricevuto con una grande festa dal re francese e dai signori genovesi. Venuto il giorno delle nozze reali il Cattolico sposò quella principessa e nel banchetto nuzziale, avendo il re Luigi visto il Gran Capitano, lo omorò molto lodandolo come gran guerriero e volle che si sedesse a mangiare con lui. Quando rifiutò fu comandato dal Cattolico di ubbidire al re francese e così mangiò con i due sovrani. Dopo alcuni giorni, partito da Genova, condusse la novella sposa in Spagna ed ordinò al Gran Capitano di andare nei suoi feudi e non nella sua corte se non fosse stato chiamato, per il quale ordine finché vissero non si videro mai più.[18]

Reggente in Castiglia e conquista dell'Alta Navarra[modifica | modifica wikitesto]

Con la morte, nel 1506, di Filippo il Bello e dopo un breve periodo di reggenza del cardinale Francisco Jiménez de Cisneros, Ferdinando fu chiamato dalle cortes castigliane a tenere la reggenza di Castiglia per conto della figlia, Giovanna[2], il cui stato mentale era ulteriormente peggiorato.

Come già detto, nel 1505, Ferdinando aveva sposato Germana de Foix[2], la figlia secondogenita dell'infante di Navarra, visconte di Narbona e conte di Étampes, Giovanni[23] e di Maria d'Orléans[24]. Germana era perciò cugina dei re di Navarra Francesco Febo e Caterina, da parte di padre e quindi era nipote di Luigi XII di Francia, da parte di madre. Questo matrimonio fu il frutto dell'alleanza tra Ferdinando e il padre di Germana, Giovanni, che, durante la guerra civile di Navarra (1484-1494), aveva avuto il supporto del re della Corona d'Aragona. Nel 1507, Ferdinando iniziò una guerra di conquista nel Nordafrica, e le truppe spagnole conquistarono Peñón de Vélez de la Gomera, nel 1508, Orano, nel 1509, Béjaïa, nel 1510, che portò alla sottomissione di Algeri e al riconoscimento della sovranità spagnola da parte dei re di Tunisi e di Tlemcen, ed infine, nel 1511, fu conquistata Tripoli.

Però, nello stesso anno, la successiva sconfitta spagnola all'isola di Gerba fermò l'avanzata spagnola per diversi anni. Nel novembre 1511 Ferdinando e Enrico VIII nella prospettiva di costituire la Lega Santa firmarono il Trattato di Westminster che stabiliva un patto di mutuo soccorso contro il nemico comune, la Francia. Ferdinando, re d'Aragona e reggente di Castiglia, venne a conoscenza del fatto che, nel 1512, Caterina di Navarra ed il marito, Giovanni d'Albret, a Blois, avevano siglato un patto col re di Francia, Luigi XII. Questo patto prevedeva una clausola segreta che vietava il passaggio delle truppe castigliane sul suolo navarrese.

Ferdinando chiese il permesso di passaggio sul suolo navarrese per attaccare la Francia; ottenuto un rifiuto, dichiarò guerra a Caterina, il 25 luglio 1512 l'esercito castigliano entrava in Pamplona ed in capo a due mesi la Navarra a sud dei Pirenei era conquistata[2]. L'entrata delle truppe spagnole in Navarra era stata preceduta da una bolla di papa Giulio II, che scomunicava Caterina e Giovanni e li privava dei loro titoli e dei loro territori. Una seconda bolla del 18 gennaio 1513 confermava la scomunica e assegnava i territori a chiunque li avesse conquistati (cioè Ferdinando II). Sembra che le intenzioni di Ferdinando non fossero di annettere la Navarra al regno di Spagna, ma finita la disputa con la Francia, di restituirla a Caterina, ed in quell'ottica propose un matrimonio tra il principe di Viana, Enrico II di Navarra, erede al trono di Navarra e una principessa di Spagna. Caterina ed il marito non solo rifiutarono ma fecero arrestare l'ambasciatore spagnolo, che fu consegnato ai francesi. Solo allora Ferdinando procedette all'annessione. Di fatto il regno di Navarra era stato diviso in due parti:

  • la Bassa Navarra, la parte del regno a nord dei Pirenei che rimase in possesso della regina Caterina e continuò ad essere legata alla Francia
  • l'Alta Navarra, la parte del regno a sud dei Pirenei che fu annessa alla corona d'Aragona e il 23 marzo 1513, le cortes di Pamplona dichiararono l'annessione al regno d'Aragona e poi, nel 1515, le cortes castigliane, a Burgos, dichiararono l'Alta Navarra parte del regno castigliano, la nascente Spagna.
    Comunque il regno di Navarra mantenne le sue leggi e le sue autonomie, almeno sino al XVIII secolo, nell'ambito del regno di Spagna.

Morte[modifica | modifica wikitesto]

Cattedrale di Granada: cripta con i sarcofaghi (al centro) di Ferdinando II e di Isabella I

Ferdinando morì il 23 gennaio del 1516[2] e gli successe il nipote Carlo di Gand con il titolo di Carlo I di Spagna e in seguito Carlo V Imperatore del Sacro Romano Impero. Per ordine del viceré di Napoli Bernardo Villamarina vennero celebrate le sue esequie, con grande apparato e pompa, nella basilica di San Domenico Maggiore a Napoli,[18] dove intervennero i baroni, gli eletti, i deputati della città e tutti gli ufficiali regi. Intanto il seggio del popolo, ricordevole dei privilegi concessegli dal Cattolico, volle mostrare la sua gratitudine, e con pompa magna fece celebrare i suoi funerali nella chiesa di sant'Agostino. Venne poi stabilito che in memoria di questo benefattore ogni anno, il 23 di gennaio, si celebrasse il suo anniversario. Questa usanza, dice il Giannone, vigeva ancora ai suoi tempi e il Summonte riferisce che per questi funerali si spendevano più di centosettanta ducati all'anno.[1]

Attualmente Ferdinando è sepolto nella Cappella reale di Granada, un fastoso sepolcro nel centro della città che fu profanato durante l'invasione francese del 1800, costruito proprio dal suo successore Carlo I di Spagna. Nel sepolcro si trovano anche la moglie Isabella di Castiglia; la figlia Giovanna la Pazza con suo marito Filippo il Bello e la figlia prediletta di Isabella, Isabella, regina del Portogallo col figlioletto Michele della Pace d'Aviz. Nel museo della Cappella Reale si trovano la corona e lo scettro della regina Isabella.

Aspetto e personalità[modifica | modifica wikitesto]

Il cronista Hernando del Pulgar lo descrive:"Di media statura, ben proporzionato, e nei lineamenti del viso ben composto, gli occhi grandi, i capelli lisci e scuri. Parlava in modo né frettoloso né troppo dispersivo. Era di buona comprensione, molto moderato nel mangiare e nel bere, e nei movimenti della sua persona. Cavalcava molto bene a cavallo, era un grande cacciatore di uccelli e un uomo di grande impegno. Era molto incline alla giustizia, ed era anche pio e simpatizzava con i miserabili che vedeva in una certa angoscia. Aveva una grazia singolare: che chiunque gli parlava, poi lo amava e voleva servirlo, perché aveva una comunicazione molto amichevole".[25]

Ferdinando fu di spiriti arditi e cavallereschi, di natura ponderata e grave, sagace, virtuoso, generoso, laborioso, sapiente ed ebbe la fama di grande sovrano. Come Luigi XI di Francia ebbe una grande abilità nel dissimulare e nel piaggiare i propri vassalli. Alla sua dipartita non vennero trovate ricchezze per cui viene confutato il biasimo, che ebbe in vita, di essere avaro. Si narra che fosse un uomo così superstizioso che non volle mai mettere piede a Madrigal perché alcuni astrologi gli avevano predetto che sarebbe morto lì. Filippo II di Spagna, riferendosi a lui, era solito dire:"A lui siam debitore di tutto".

Ebbe una fede calda e sincera. Il Cattolico fu devotissimo all'Arcangelo Michele e si narra che volle intraprendere a piedi il pellegrinaggio al santuario del monte Gargano, celebre per l'apparizione di San Michele. Quando vi giunse, dopo aver udito dall'arcivescovo di Manfredonia che l'aurea statua dell'arcangelo era stata tolta da Ferdinando I di Napoli per ricavarci l’argento per coniare i Coronati dell’Angelo necessari a sostenere la campagna di guerra contro Giovanni d’Angiò, ordinò al Gran Capitano di provvedere alla commissione di una statua di uno scultore famoso. Ancora oggi, grazie alla generosità di Ferdinando, si può ammirare l'opera attribuita a vari scultori, tra cui Donatello e Michelangelo.[1]

Il suo rapporto con il Regno di Napoli fu quello di un re accorto e premuroso. Guardò sempre alle vicende napoletane con sollecita attenzione, anche dopo il deterioramento dei rapporti col Gran Capitano. Il Regno di Napoli non rappresentò per lui solo una conquista, infatti oltre a stabilire a Napoli la sua capitale, in occasione del parlamento del regno di Napoli espresse la propria gioia per la corona di Napoli, "cosa nostra legittima e hereditaria".

Sottolinea Tejada che Ferdinando raccomandò sempre ai suoi consiglieri, come al vicerè di Napoli Giovanni d'Aragona:"Di trattare con riguardo gli eletti della città, senza curarsi di dar precedenza alla nobiltà, evitando quindi di cadere negli errori commessi da Ferrante". Questa accortezza la ebbe pure quando dovette annullare la decisione del viceré Raimondo de Cardona di introdurre l'inquisizione nel Regno col popolo tumultuante.

Capace in diplomazia e attento in politica interna, fu astuto anche in quella estera, approfittando della debolezza della Repubblica di Venezia per riprendere i porti pugliesi. Così il Regno di Napoli venne sottratto all'anarchia baronale, alle prepotenze veneziane e alle minacce francesi e turche, diventando un regno moderno.

Iacopo Corzione nel 1549 ne ricordò gli anni di governo scrivendo:"In tempo che regnava in questo regno la felice memoria del Re Cattolico, fu mantenuta per gli officiali regi iustizia egualmente a tutti e qualsivogliano uomini di qualsivoglia sorte e condizione, titolati e non titolati, nobili, ignobili, baroni e particolari, ed a qualsivoglia persona; e la iustizia era ministrata libera et expedita senza exceptione di persone, e ciascuno era inteso in sua ragione, non fando differenzia da potente et impotente".[26]

Ferdinando creò il motto "tanto monta" basandosi su un aneddoto di Alessandro Magno e fu incorporato nello stemma dei Re Cattolici.[27]

Numerosi scrittori scrissero di lui, tra cui l'abate Mignot, che ne scrisse la vita, e lo storico Varillas.[1]

Rappresentazioni di Ferdinando[modifica | modifica wikitesto]

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Dal matrimonio con Isabella nacquero 5 figli:[2][3][4][28]

Con la sua seconda moglie, Germana de Foix, nipote di Luigi XII di Francia (che egli sposò il 19 ottobre 1505 a Blois), Ferdinando ebbe un solo figlio:

  • Giovanni, principe di Gerona, che visse un solo giorno, a Valladolid, il 3 maggio 1509.

Ferdinando ebbe anche quattro figli illegittimi:

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Giovanni I di Castiglia Enrico II di Castiglia  
 
Giovanna Manuele  
Ferdinando I d'Aragona  
Leonor d'Aragona Pietro IV di Aragona  
 
Eleonora di Sicilia  
Giovanni II d'Aragona  
Sancho d'Alburquerque Alfonso XI di Castiglia  
 
Eleonora di Guzmán  
Eleonora d'Alburquerque  
Beatriz del Portogallo Pietro I del Portogallo  
 
Inés de Castro  
Ferdinando II d'Aragona  
Alfonso Enríquez Federico Alfonso, Signore di Haro  
 
Paloma  
Federico Enríquez de Mendoza  
Juana de Mendoza y Ayala Pedro González de Mendoza, IX Signore di Mendoza  
 
Aldonza de Ayala y Ceballos  
Giovanna Enríquez  
Diego Fernández de Córdova, I Signore di Baena Gonzalo Fernandez de Cordoba, I Signore di Aguilar  
 
Maria Garcia Carrillo, II Signora di Villaquirán de las Infantas  
Mariana Fernández de Córdoba y Ayala  
Inés de Ayala y Toledo, III Signora di Casarrubios del Monte Pedro Suárez de Toledo, II Signore di Casarrubios  
 
Juana Meléndez de Orozco, II Signora di Pinto  
 

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine Militare di Calatrava - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Militare di Calatrava
Amministratore dell'Ordine di Santiago - nastrino per uniforme ordinaria Amministratore dell'Ordine di Santiago

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Nicolò Morelli, Vite de Re di Napoli, con lo stato delle scienze, delle arti, della navigazione, del commercio e degli spettacoli sotto ciascun sovrano: Volumi 1-2, Napoli, G. Nobile, 1849.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r (EN) Reali di Aragona
  3. ^ a b (EN) Casa d'Ivrea- genealogy
  4. ^ a b (EN) Ferdinando II d'Aragona PEDIGREE
  5. ^ (DE) Giovanni II d'Aragona genealogie mittelalter Archiviato il 9 agosto 2004 in Internet Archive.
  6. ^ Simona Giurato, La Sicilia di Ferdinando il cattolico, Rubbettino, pagina 15
  7. ^ Isabella aveva accettato la clausola che avrebbe sposato il re del Portogallo, Alfonso V.
  8. ^ Se i re Cattolici si trovavano in luoghi diversi ognuno di loro aveva il diritto di amministrare la giustizia separatamente
  9. ^ Una bolla che autorizzava la nomina di inquisitori nei domini spagnoli fu promulgata da papa Sisto IV, nel 1478.
  10. ^ Anche se in Aragona vigeva dal 1249, ma non era più praticata.
  11. ^ A seguito dell'espulsione degli ebrei castigliani, il re del Portogallo, Giovanni II permise a circa 90.000 di loro di entrare in Portogallo e, dietro il pagamento di una tassa di otto cruzados pro capite, permise loro un soggiorno di otto mesi.
  12. ^ Tutte le terre a sud del Capo Bojador appartenevano al Portogallo
  13. ^ La lega marina corrisponde a tre miglia, circa 5,555 chilometri
  14. ^ La divisione avveniva lungo il meridiano nord-sud, 370 Leghe (1.770 km) ad ovest delle Isole di Capo Verde (al largo della costa del Senegal, nell'Africa Occidentale), corrispondenti approssimativamente a 46° 37' O. Le terre ad est di questa linea sarebbero appartenute al Portogallo e quelle ad ovest alla Spagna. Per cui alla Spagna andarono tutte le nuove terre che Colombo aveva scoperto, mentre al Portogallo andò il Brasile e la via per l'India (tutta l'Africa).
  15. ^ Col trattato di Barcellona, Ferdinando promise al regno di Francia un aiuto per la sua campagna d'Italia.
  16. ^ Antonio De Salvo, Ricerche e studi storici intorno a Palmi, Seminara e Gioia Tauro, pag. 99 ed. Lopresti, 1889;
  17. ^ H. Prescott, Storia del regno di Ferdinando e Isabella sovrani cattolici di Spagna, Volume 3, Firenze, Per V. Batelli e conpagni, 1848.
  18. ^ a b c d Bastian Biancardi, Le vite de Re di Napoli, Raccolte succintamente con ogni accuratezza, Napoli, F. Pitteri, 1737.
  19. ^ Col trattato di Villafáfila (Zamora), del 27 giugno 1506, Filippo fu riconosciuto re di Castiglia.
  20. ^ https://www.historiaregni.it/ferdinandoilcattolicoenapoli/
  21. ^ https://www.historiaregni.it/ferdinandoilcattolicoenapoli/
  22. ^ Niccola Morelli, Biografia degli uomini illustri del regno di Napoli, ornata de loro rispettivi ritratti , Volume 10, Part 1, Napoli, Presso Nicola Gervasi, 1825.
  23. ^ Giovanni di Foix-Étampes era figlio di Gastone IV di Foix e della regina di Navarra Eleonora d'Aragona
  24. ^ Maria d'Orléans era figlia del duca d'Orléans, Carlo e della sua terza moglie, Maria di Clèves
  25. ^ http://www.mcnbiografias.com/app-bio/do/show?key=fernando-ii-rey-de-aragon-y-v-de-castilla
  26. ^ https://www.historiaregni.it/ferdinandoilcattolicoenapoli/
  27. ^ https://www-levante--emv-com.cdn.ampproject.org/v/s/www.levante-emv.com/sociedad/2016/01/23/diez-curiosidades-vida-fernando-catolico-12470285.amp.html?amp_gsa=1&amp_js_v=a6&usqp=mq331AQKKAFQArABIIACAw%3D%3D#amp_tf=Da%20%251%24s&aoh=16350865735187&referrer=https%3A%2F%2Fwww.google.com&ampshare=https%3A%2F%2Fwww.levante-emv.com%2Fsociedad%2F2016%2F01%2F23%2Fdiez-curiosidades-vida-fernando-catolico-12470285.html
  28. ^ (DE) Ferdinando II d'Aragona genealogie mittelalter Archiviato il 25 ottobre 2008 in Internet Archive.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Cecil Roth, Gli ebrei nel Medioevo, in Storia del mondo medievale, vol. VI, 1999, pp. 848–883
  • Rafael Altamira, Spagna, 1412-1516, in Storia del mondo medievale, vol. VII, 1999, pp. 546–575
  • Charles Petit-Dutaillis, Francia: Luigi XI, in Storia del mondo medievale, vol. VII, 1999, pp. 657–695
  • Edward Armstrong, Il papato e Napoli nel XV secolo, in Storia del mondo medievale, vol. VII, 1999, pp. 696–751
  • Nino Cortese, Ferdinando il cattolico, re d'Aragona, Enciclopedia Italiana, 1932
  • Bastian Biancardi, Le vite de Re di Napoli, Raccolte succintamente con ogni accuratezza, Napoli, F. Pitteri, 1737.
  • Nicolò Morelli, Vite de Re di Napoli, con lo stato delle scienze, delle arti, della navigazione, del commercio e degli spettacoli sotto ciascun sovrano: Volumi 1-2, Napoli, G. Nobile, 1849.
  • Niccola Morelli, Biografia degli uomini illustri del regno di Napoli, ornata de loro rispettivi ritratti , Volume 10, Part 1, Napoli, Presso Nicola Gervasi, 1825.
  • H. Prescott, Storia del regno di Ferdinando e Isabella sovrani cattolici di Spagna, Volume 3, Firenze, Per V. Batelli e conpagni, 1848.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore re di Sicilia Successore Aragon-Sicily Arms.svg
Giovanni II 14681516 Carlo II
Predecessore re di Aragona, Valencia, Sardegna e Majorca,
conte di Barcellona
Successore Armoiries Aragon Sicile.svg
Giovanni II 14791516 Carlo I
Predecessore re di Napoli Successore Arms of Ferdinand II of Aragon (1504-1513).svg
Luigi XII 15041516 Carlo IV
Predecessore Re Consorte di Castiglia Successore Royal Coat of Arms of the Crown of Castile (15th Century).svg
Enrico IV 1474 - 1504 Giovanna
Predecessore Reggente di Castiglia Successore Royal Coat of Arms of the Crown of Castile (15th Century).svg
Filippo I 1506 - 1516 Carlo I
Predecessore Re dell'Alta Navarra Successore Armoiries Aragon Navarre.svg
Caterina 15121516 Carlo V
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Andrea Paleologo
Andrea I
15021516
Ferdinando I
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