Roberto Sanseverino d'Aragona

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Roberto Sanseverino d'Aragona
Trient 2013 016.jpg
Lastra tombale di Roberto Sanseverino
(Duomo di Trento)
maggio 1418 – 10 agosto 1487
Morto a Calliano
Cause della morte annegamento
Luogo di sepoltura Chiesa di San Francesco Grande (Milano)
Dati militari
Paese servito
Anni di servizio quarantacinque (1442-1487)
Grado capitano generale
Guerre
Battaglie
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Roberto Sanseverino d'Aragona anche Roberto di San Severino (maggio 1418Calliano, 10 agosto 1487) è stato un condottiero italiano.

Fu conte di Colorno (dal 1458 al 1477, poi rinunciò a favore del figlio, Gianfrancesco) e I conte di Caiazzo (dal 1460).

Stemma dei Sanseverino

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Era figlio di Leonetto e di Elisa Sforza, sorella di Francesco, Duca di Milano. Assunse il cognome d'Aragona per concessione del Re di Napoli, Ferdinando I.

Fu generale al servizio dapprima dello zio Francesco Sforza, per conto del quale difese Arcevia dagli attacchi del Piccinino (1442-1443) e poi negli assedi di Pavia, Cremona, Como e nella battaglia di Caravaggio (1447-1449). Sempre al servizio dello Sforza, divenuto nel frattempo duca di Milano, con Bartolomeo Colleoni batté i veneziani a Genivolta nel luglio 1452.

Nel 1458 si recò in pellegrinaggio in Terra santa e del viaggio lasciò un dettagliato diario.[1] Al ritorno fu inviato dallo Sforza, nella seconda quindicina del mese di ottobre 1460 in soccorso del re di Napoli Ferrante d’Aragona e partecipò fino al 1464 alla guerra tra aragonesi e angioini per il possesso del regno di Napoli, conseguente alla congiura dei Baroni. Tra il 1462 e il 1463 si distinse nella sottomissione di numerose città pugliesi ancora ribelli: Accadia, Troia, Serracapriola, Manfredonia e Monte Sant'Angelo.

Entrò in contrasto col re di Napoli, Ferrante, che non gli avrebbe concesso quello che gli era stato promesso, e poi anche col duca di Milano, col quale non trovò un accordo per il rinnovo della condotta; passò allora al servizio dei fiorentini contro Venezia e nel luglio 1467 partecipò alla battaglia di Molinella dove si segnalò per il suo valore.

Nel 1471 stipulò nuovamente una condotta quadriennale con Galeazzo Maria Sforza il quale gli rinnovò anche l'investitura di Colorno. La sua compagnia in quel periodo alloggiava spesso in Romagna e Roberto frequentava i signori di Bologna, i Bentivoglio, ai quali fu legato da amicizia: fu presente a Bologna quando il giovanissimo Annibale venne armato cavaliere dal re Cristiano I di Danimarca nel 1474.[2]

Armatura di Roberto Sanseverino D'Aragona, conservata al Kunsthistorisches Museum di Vienna

Nell'autunno 1476 combatté nel ducato di Savoia contro le truppe comandate dal duca di Borgogna Carlo il Temerario, mettendo a sacco Santhià e San Germano Vercellese. Ma a dicembre fu costretto a rientrare in fretta a Milano dove il duca Galeazzo Maria Sforza era stato assassinato. Durante la reggenza del ducato di Bona di Savoia, madre di Gian Galeazzo Maria, entrò in contrasto con Cicco Simonetta, consigliere della reggente, il quale non gli rinnovò il contratto di condotta e che per questo motivo divenne poi inviso al partito ghibellino. Ludovico Sforza, con l'aiuto del fratello Sforza Maria, tentò di opporsi alla reggenza di Bona e cercarono di sconfiggere il Simonetta con le armi, ma fu costretto all'esilio; anche il Sanseverino fuggì, si rifugiò ad Asti e da qui in Francia; condannato in contumacia alla decapitazione, gli furono confiscati i beni a favore di Ercole I d'Este.

Divenne quindi capitano generale della Repubblica di Genova che difese dall'attacco dei milanesi (1478). L'anno seguente fu sotto il servizio di papa Sisto IV nella guerra contro Firenze. Mentre rientrava dalla Toscana venne raggiunto in Lunigiana da Galeazzo Maria Sforza e da Ludovico Sforza fuggiti dall'esilio che con l'appoggio del re di Napoli cercavano di fare rientro in Milano ancora sotto la reggenza di Bona di Savoia. Sanseverino fu convinto ad appoggiare l'attacco decisivo e dopo la conquista di Tortona e l'espugnazione di vari castelli e piazzeforti entrò a Milano nel settembre 1479, anche a seguito della riconciliazione di Ludovico Sforza con la duchessa Bona. A Roberto vennero restituiti i suoi beni ed ebbe in feudo Lugano, Balerna e Mendrisio. Venne chiamato a far parte del consiglio ducale, fino al 1481, quando ebbe dei dissapori col nuovo duca.[3]

Finalmente nel 1482 venne assoldato da Venezia: tra la primavera e l'estate di quell'anno fu impegnato nella lunga ed estenuante guerra contro Ferrara istigata da Girolamo Riario, signore di Forlì, con l'appoggio di papa Sisto IV: in maggio le truppe veneziane, guidate da Roberto di San Severino, attaccarono il Ducato di Ferrara da nord, conquistando il territorio di Rovigo, saccheggiando Comacchio e assediando Ficarolo (che capitolò il 29 giugno). Inoltre, partendo da Ravenna, attaccarono da sud-est, prendendo Argenta e risalendo il Po di Primaro dalla foce. In novembre i veneziani arrivarono sotto le mura di Ferrara che era stretta d'assedio. La situazione militare mutò radicalmente in dicembre quando papa Sisto IV, su pressione di Lodovico il Moro, duca di Milano, che temeva che la Serenissima sarebbe divenuta troppo potente e quindi pericolosa per il Ducato di Milano, mutò alleanza e si rappacificò con l'Este per combattere i veneziani. Con la pace di Bagnolo, del 7 agosto 1484, Venezia mantenne quasi tutti i possedimenti conquistati; il Sanseverino fu eletto capitano generale della Lega italiana per nove anni; gli furono dati una condotta di 600 lance ed uno stipendio annuo di 120000 ducati (6000 a carico del pontefice, 8000 del re di Napoli, 50000 di Venezia, 50000 del duca di Milano e 6000 di Firenze). Gli furono restituiti i beni confiscati nel Regno di Napoli e nel Milanese; al figlio Giovan Francesco fu assegnata la contea di Caiazzo.

Nell'ottobre 1485 Roberto ottenne il permesso dai veneziani di passare al soldo dello Stato della Chiesa per combattere gli aragonesi e gli Orsini loro alleati. La campagna militare però si rivelò una disfatta e papa Innocenzo VIII stesso al momento opportuno trovò un accordo con i napoletani e licenziò il Sanseverino che, a quanto pare, ricattava il pontefice, minacciando di abbandonarlo se non avesse concesso a uno dei suoi figli il titolo di cardinale. Sanseverino fuggì inseguito dalle truppe del nemico rocambolescamente verso i confini di Venezia e poi riparò nei suoi possedimenti vicino a Cittadella.[4]

Scena della battaglia di Calliano sul cenotafio di Massimiliano I, opera di Alexander Colyn

Ritornò al comandò delle truppe veneziane nella guerra sorta per ragioni di dazi contro Sigismondo d'Asburgo nel 1487; occupò Rovereto e dalla val Lagarina puntò su Trento. Occupò il Castello di Nomi, Castel Pietra e Castel Beseno, ma il 10 agosto in un'imboscata nella battaglia di Calliano il Sanseverino venne travolto nella rotta, ferito nel combattimento cadde nel fiume e morì annegato: fra i caduti quel giorno vi furono anche Malatesta Baglioni, Gian Francesco ed Antonio da Tolentino. Il suo cadavere venne recuperato e portato a Trento per essere sepolto con solenni esequie nella cripta del duomo. Nel 1498, la salma fu trasportata su richiesta dei figli e di Ludovico il Moro a Milano per essere inumata nella chiesa di San Francesco Grande, in una cappella da lui fatta costruire. Quando la chiesa fu demolita nel 1809 si perse ogni traccia delle sue spoglie.[5]

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Dalla prima moglie Giovanna da Correggio (m. 1467) ebbe:

Dalla seconda moglie Elisabetta da Montefeltro, figlia naturale di Federico da Montefeltro dei Duchi di Urbino ebbe:

Ebbe anche dei figli naturali:

  • Ottaviano (m. 1510), condottiero
  • Faccendino (m. 1507), condottiero

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il diario del titolo Il viaggio in terra santa fatto e descritto per Roberto da San Severino è stato ristampata più volte, l'ultima volta nel 1969 da Forni.
  2. ^ Roberto era a Bologna anche in occasione del matrimonio di Annibale con una figlia naturale del duca Ercole I d'Este celebrato con grande sfarzo il 28 gennaio 1487
  3. ^ Mariano Welber: La battaglia di Calliano 10 agosto 1487. Cronaca desunta dalle fonti narrative, pp. 42
  4. ^ Mariano Welber: La battaglia di Calliano 10 agosto 1487. Cronaca desunta dalle fonti narrative, pp. 43
  5. ^ Mariano Welber: La battaglia di Calliano 10 agosto 1487. Cronaca desunta dalle fonti narrative, pp. 39
  6. ^ Clifford M. Brown;Paola Tosetti Grandi (a cura di), I Gonzaga di Bozzolo, Mantova, 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Clifford M. Brown; Paola Tosetti Grandi (a cura di), I Gonzaga di Bozzolo, Mantova, 2011. ISBN 978-88-95490-11-3.
  • Mariano Welber, La battaglia di Calliano 10 agosto 1487. Cronaca desunta dalle fonti narrative, Comune di Calliano, 1987.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN46998863 · ISNI: (EN0000 0000 6632 8958 · GND: (DE1089280769 · BNF: (FRcb14536728z (data)