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Guerra di Candia

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Voce principale: Guerre turco-veneziane.
Guerra di Candia
parte delle guerre turco-veneziane
Data1645 - 1669
LuogoCreta, Dalmazia, Mar Egeo
Casus belliRifornimento di una squadra maltese di ritorno da un attacco contro i Turchi
EsitoVittoria turca
Modifiche territoriali
  • Conquista ottomana di Creta
  • Ampliamento dei possedimenti in Dalmazia per Venezia (Acquisto Vecchio)
Schieramenti
Comandanti
Perdite
29 000109 000
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La guerra di Candia, anche nota come quinta guerra turco-veneziana, fu un conflitto combattuto tra la Repubblica di Venezia e i suoi alleati (tra i quali si possono ricordare i cavalieri di Malta, lo Stato della Chiesa, il Granducato di Toscana, con le galee dei cavalieri di Santo Stefano, e la Francia) e l'Impero ottomano che ebbe come posta in palio il possesso dell'isola di Creta, il più grande e ricco tra i possedimenti veneziani d'Oltremare. La guerra durò dal 1645 al 1669 e fu combattuta non solo a Creta ma anche sul Mar Egeo. Anche la Dalmazia fu interessata dalle operazioni militari come teatro di guerra secondario.

Anche se la maggior parte di Creta fu conquistata dagli ottomani nei primi anni di guerra, la piazzaforte di Candia (la moderna Eraclio), la capitale dell'isola, resistette con successo. Il suo prolungato assedio costrinse entrambe le parti a concentrarsi sull'invio di rifornimenti alle rispettive forze presenti sull'isola. Per i veneziani in particolare, l'unica speranza di vittoria contro un esercito ottomano ben più numeroso risiedeva nel costante flusso di rifornimenti che arrivavano nella piazzaforte assediata. Ben presto la guerra si spostò anche sul mare dove si svolsero numerosi scontri navali tra le due marine e i loro alleati. Venezia era aiutata da diversi Stati europei, che, incitati dal Papa, che aveva rinfocolato un nuovo spirito di crociata, mandarono uomini, navi e rifornimenti "per difendere la cristianità". Durante tutto il conflitto Venezia mantenne la superiorità sui mari vincendo numerose battaglie navali, ma il blocco dello stretto dei Dardanelli fu solo un parziale successo e la Serenissima non riuscì mai ad impedire completamente il rifornimento delle truppe turche presenti a Creta. Dal canto loro gli Ottomani furono rallentati nel loro sforzo bellico da problemi interni nonché dalle spedizioni militari che organizzarono a nord, in Transilvania, contro l'Impero asburgico.

Il conflitto stremò l'economia di Venezia che si basava in larga parte proprio sui commerci con l'Impero ottomano. Negli anni 60 del 1600, nonostante gli incessanti aiuti che provenivano dalle altre nazioni cristiane, l'esito della guerra apparve chiaro. Gli ottomani erano riusciti a gestire al meglio le proprie forze e sotto il comando della famiglia Köprülü, lanciarono una grande spedizione nel 1666 sotto la diretta supervisione del Gran Visir. Questa diede il via all'ultima, e forse più cruenta, fase dell'assedio di Candia. La capitale cretese, dopo 22 anni d'assedio (forse il più lungo della storia) si arrese dopo un lungo negoziato che lasciò in mano turca l'intera isola. Con il trattato di pace Venezia ottenne la possibilità di mantenere qualche fortezza su alcune isole al largo di Creta, nonché delle concessioni territoriali in Dalmazia. Il desiderio di rivincita di Venezia porterà, dopo 15 anni ad una nuova guerra in Grecia che vedrà la Serenissima vincitrice. Creta tuttavia era ormai persa per sempre e sarebbe rimasta sotto controllo ottomano fino alla sua riunificazione con la Grecia avvenuta nel 1898.

Dopo la conquista di Cipro ad opera dell'impero ottomano durante la quarta guerra tra Venezia e la Sublime Porta (1570-1573), l'isola di Creta era l'ultimo dei grandi possedimenti d'oltremare di Venezia.[1] La sua posizione strategica fece sì che esso divenne un obiettivo imprescindibile per la futura espansione ottomana,[2] anche perché le sue dimensioni, il suo suolo fertile, nonché il cattivo stato delle sue fortificazioni, la rendevano molto più appetibile di Malta.[3] Da parte veneziana vi era perciò una grande attenzione a non provocare gli Ottomani per non dar loro un pretesto per muovere alla conquista dell'isola. L'osservanza scrupolosa dei termini dell'ultimo trattato con l'Impero ottomano, riuscì a garantire oltre 60 anni di relazioni pacifiche.[4]

All'inizio del XVII secolo le cose cominciarono a cambiare. La potenza veneziana era notevolmente diminuita e la sua economia, che aveva prosperato grazie al controllo delle rotte delle spezie verso l'Est, cominciava a soffrire pesantemente dell'apertura delle nuove rotte commerciali atlantiche, nonché della perdita di uno dei suoi importanti mercati, quello tedesco, a causa della Guerra dei Trent'anni.[1] Inoltre la Repubblica si era trovata coinvolta in una serie di guerre nel Nord Italia, come quella di Mantova, ed era stata colpita da una epidemia di peste nel biennio 1629-1631.[5]

Le relazioni tra l'Impero ottomano e la Serenissima Repubblica cominciarono sempre più a deteriorarsi, come testimonia l'episodio del 1638 in cui una flotta veneziana attaccò e distrusse una flotta di pirati barbareschi che aveva trovato protezione nel porto ottomano di Valona, bombardando anche la cittadina.[6] Il sultano Murad IV ordinò di giustiziare tutti i veneziani presenti nell'impero e decise di porre un embargo sui commerci con Venezia;[7] poiché però gli ottomani erano ancora impegnati in una guerra contro i Persiani, la situazione fu risolta con il pagamento da parte di Venezia di una forte indennità.[4][8]

Un episodio simile, che ebbe luogo nel 1644, ebbe però un epilogo differente: il 28 settembre, alcune galee dei Cavalieri di Malta attaccarono un convoglio in navigazione tra Costantinopoli e Alessandria d'Egitto, con a bordo molti pellegrini in viaggio per la Mecca, tra i quali il Kizlar Agha (capo degli eunuchi neri) Sunbul Aga, il qadi del Cairo ed il precettore del futuro sultano Maometto IV. Durante il combattimento Sunbul Aga e molti altri pellegrini importanti furono uccisi, mentre 350 uomini e 30 donne furono catturati per essere venduti come schiavi.[9] I Cavalieri li trasportarono su un'imbarcazione che sostò poi molti giorni in un piccolo approdo sulla costa meridionale di Creta, dove furono sbarcati alcuni marinai e schiavi.[10] Gli ottomani reagirono con rabbia, e la Porta accusò i veneziani di collusione coi Cavalieri, anche se i veneziani negarono in maniera veemente.[11]

Per il partito dei falchi, che in quel momento era il più influente nella corte ottomana, l'incidente fu visto come un perfetto casus belli per dichiarare guerra a una Venezia indebolita.[12] Nonostante un lungo periodo di negoziati, l'ultimo dei quali ebbe luogo nel 1645, e contro il parere del gran Visir Sultanzade Mehmed Pascià, la guerra fu dichiarata.[13] Fu rapidamente allestita una spedizione che contava oltre 50000 uomini e 416 navi sotto il comando del Capitan Pascià Silahdar Yusuf, genero del sultano. L'armata ottomana attraversò i Dardanelli il 30 aprile per far rotta verso il porto di Navarino nel Peloponneso, dove sostò per tre settimane.[14] La destinazione della flotta non era stata annunciata e gli ottomani, per sviare i veneziani, fecero circolare la voce che l'obiettivo fosse Malta.[12]

Prime operazioni

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Mappa di La Canea e le sue fortificazioni, 1651
Rappresentazione del 1651 raffigurante Candia protetta dal Leone di San Marco.

I veneziani furono effettivamente ingannati dal sotterfugio ottomano e furono colti di sorpresa all'arrivo della loro flotta a Creta il 23 giugno 1645.[14] Nonostante gli sforzi del provveditore generale Andrea Corner, recentemente nominato, le difese veneziane si trovavano ancora in cattive condizioni.[15] Le fortificazioni dell'isola erano imponenti, ma erano state trascurate per lungo tempo, e pertanto furono compiuti molti sforzi per ripararle.[16] Preoccupata dai preparativi ottomani, la Repubblica di Venezia aveva rafforzato la difesa dell'isola alla fine del 1644 con 2500 soldati e provviste in quantità; inoltre aveva iniziato ad armare la propria flotta e ottenuto la promessa di assistenza in caso di guerra dal Papa e dalla Granducato di Toscana.[17]

Gli ottomani sbarcarono per la prima volta 15 miglia a ovest di La Canea, dove la milizia locale fuggì davanti a loro.[14] Quindi, attaccarono la piccola fortezza dell'isola di San Todero, il cui comandante, l'istriano Blasio Zulian, la fece saltare in aria insieme a lui e alla sua guarnigione piuttosto che lasciarla cadere nelle mani ottomane. Gli attaccanti poi avanzarono verso la città di La Canea, che cadde il 22 agosto, dopo un assedio durato 56 giorni.[18] Allo stesso tempo, tuttavia, i veneziani ricevettero rinforzi, poiché l'aiuto promesso iniziò ad arrivare sotto forma di galee dagli Stati Pontifici, dalla Toscana, da Malta e da Napoli. In settembre, la flotta ottomana si trovò in uno stato di momentaneo disordine, ma la quella cristiana alleata, sotto il comando cauto di Niccolò Ludovisi, nipote del Papa, non riuscì a sfruttare l'opportunità per un attacco decisivo.[19] Quando le forze cristiane si mossero finalmente per riconquistare La Canea il 1º ottobre, forti di una flotta di circa 90 navi, la ferma difesa ottomana e la mancanza di cooperazione tra gli alleati fecero fallire l'attacco. Poco dopo, gli alleati veneziani tornarono alle loro basi.[19]

A novembre, Silahdar Yusuf Pasha lasciò sul posto una consistente guarnigione e tornò a Costantinopoli per trascorrere l'inverno. In questo periodo cadde in disgrazia con il Sultano e fu giustiziato.[20] Ciononostante, i preparativi ottomani continuarono per rinnovare ed espandere la guerra, mentre i veneziani tentavano freneticamente di raccogliere denaro e uomini, e di ottenere che altre potenze europee si unissero a loro contro gli ottomani. Tuttavia, poiché la maggior parte dell'Europa era coinvolta nelle aspre rivalità della Guerra dei trent'anni, i loro appelli caddero per lo più nel vuoto.[21] I veneziani erano gravati dalle richieste finanziarie della guerra: oltre a imporre tasse sui possedimenti italiani di terraferma, ricorsero alla vendita di titoli nobiliari e di cariche statali per riempire le casse.[22] Per guidare lo sforzo contro gli ottomani, il Senato veneziano elesse inizialmente Francesco Erizzo, 80 anni, come doge ma dopo la sua morte, avvenuta all'inizio del 1646, questi venne sostituito da Giovanni Cappello, di sette anni più giovane, come Capitano generale da mar.[23]

Le azioni di Cappello nel 1646 furono decisamente deludenti: non riuscì a intercettare l'arrivo dei rinforzi ottomani guidati da Koca Musa Pasha a giugno,[24] e un attacco alla flotta ottomana nella baia di La Canea ad agosto fallì, così come fallì il suo tentativo di rompere il blocco ottomano di Retimo. Di conseguenza, la città cadde il 20 ottobre, mentre la cittadella resistette fino al 13 novembre.[25] Durante l'inverno 1646-1647, entrambi gli schieramenti subirono un'epidemia di peste, e per tutta la primavera del 1647 le operazioni non fecero grandi progressi. A metà giugno una piccola forza ottomana sconfisse un contingente più grande di mercenari veneziani. Questo successo spianò la strada a Gazi Hüseyin Pascià, il comandante locale, per conquistare la metà orientale dell'isola, ad eccezione della fortezza di Sitia.[26] I veneziani e la popolazione locale subirono gravi perdite: si stima che nel 1648 quasi il 40% della popolazione cretese fosse perita a causa di malattie o della guerra,[27] e nel 1677 la popolazione prebellica dell'isola, di circa 260000 abitanti, si fosse ridotta a circa 80000.[28] All'inizio del 1648, tutta Creta, eccetto Candia e alcune roccaforti come l'isola di Grabusa, era nelle mani ottomane.[20]

Inizio dell'assedio di Candia

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Lo stesso argomento in dettaglio: Assedio di Candia.
L'assedio di Candia, ca. 1680

L'assedio di Candia iniziò nel maggio 1648. Gli ottomani impiegarono tre mesi per circondare la città, compreso l'interruzione dell'approvvigionamento idrico. Alla fine, durò fino al 1669, il secondo assedio più lungo della storia dopo l'Assedio di Ceuta, condotta tra il 1694 e il 1727 dai Mori guidati da Mulay Isma'il.[29] Gli assedianti ottomani furono penalizzati dai gravi problemi di rifornimento causati dalle flotte cristiane nell'Egeo, che intercettavano i convogli ottomani carichi di rifornimenti e rinforzi destinati all'isola.[30] Inoltre, lo sforzo bellico ottomano fu seriamente ostacolato dall'aumentata instabilità interna dovuta alle politiche imprevedibili del sultano Ibrahim e alle sue sommarie esecuzioni di alti funzionari statali. Ciò condusse alla sua deposizione a favore del figlio Mehmed IV e al protrarsi di un ulteriore periodo di confusione all'interno del governo ottomano.[31]

La scarsità di rifornimenti aveva costretto il comandante degli assalitori Gazi Hüseyin Pascià ad allentare l'assedio all'inizio del 1649, ma poi poté essere ripreso, sebbene per un breve periodo di due mesi, a seguito dell'arrivo della flotta ottomana nel giugno successivo.[32] Gli ottomani assaltarono le fortificazioni, facendo esplodere oltre 70 mine, ma i difensori ressero con fermezza. Gli ottomani persero oltre 1000 uomini, e il successivo ritiro di 1500 giannizzeri e l'assenza di ulteriori rinforzi nel 1650 lasciarono a Hüseyin Pasha poche opzioni se non mantenere un blocco il più stretto possibile.[32] Gli ottomani rafforzarono, quindi, le loro posizioni costruendo tre forti nell'area di Canea, e l'arrivo di rimpiazzi verso la fine del 1650 permise loro di mantenere il blocco serrato.[33] Nonostante il blocco che a loro volta i veneziano mantenevano dei Dardanelli e le turbolenze politiche alla corte ottomana, le truppe assalitrici rimasero sufficientemente rifornite da sostenersi, sebbene troppo deboli per compiere azioni offensive dirette contro Candia. Nel 1653, gli ottomani conquistarono la fortezza insulare di Selino nella baia di Suda, e San Todero, catturata alcuni anni prima, fu ulteriormente fortificata.[34] I successi navali veneziani negli anni successivi ridussero ulteriormente la capacità offensiva dell'esercito ottomano a Creta, ma il blocco di Candia continuò, e gli ottomani mantennero le altre loro conquiste sull'isola, fino all'arrivo di una nuova spedizione ottomana giunta nel 1666.

Guerra navale

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Primi scontri, 1645–1654

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Una galea maltese. Sebbene fossero gradualmente sostituite dalle navi a vela, le galee costituivano ancora una parte importante delle forze navali del Mediterraneo nel XVII secolo.

Venezia non poteva affrontare direttamente la grande forza di spedizione ottomana a Creta, ma disponeva a sua volta di un'ottima marina che poteva intervenire e tagliare le rotte di rifornimento nemiche.[35] Nel 1645, i veneziani e i loro alleati potevano contare su una flotta composta da 60–70 galee, 4 galeazze e circa 36 galeoni.[36] I veneziani erano inoltre superiori nell'uso di una flotta mista di galee e navi a vela, mentre inizialmente la marina ottomana si basava quasi esclusivamente sulle galee.[37] Per rafforzare le rispettive flotte, entrambe le parti noleggiarono mercantili armati dai Paesi Bassi e, più tardi, anche dall'Inghilterra (soprattutto gli ottomani).[38]

La prima operazione veneziana fu un tentativo di bloccare i Dardanelli nel 1646. Per ostacolare i rifornimenti destinati alle forze ottomane a Creta, una flotta di 23 navi veneziane sotto il comando di Tommaso Morosini perlustrò l'Egeo alla ricerca di navi ottomane, tentando di conquistare la strategica isola di Tenedo all'ingresso dei Dardanelli. Il Kapudan Pascià Koca Musa guidò una flotta di 80 navi da guerra contro i veneziani, ma il 26 maggio venne respinto.[39] Tuttavia, la flotta che doveva tenere il blocco non riuscì a impedire la successiva uscita della flotta ottomana, avvenuta il 4 giugno, quando la mancanza di vento permise alle galee ottomane di eludere le navi da vela veneziane. Gli ottomani poterono così sbarcare truppe e rifornimenti a Creta senza trovare opposizione.[40] Anche i tentativi della flotta veneziana di contrastare le operazioni terrestri ottomane a Creta fallirono, a causa della timidezza dei comandanti, dei ritardi nei pagamenti degli equipaggi e della diffusione della peste.[41]

Il 27 gennaio 1647, i veneziani persero Tommaso Morosini, la cui nave fu costretta ad affrontare l'intera flotta ottomana di 45 galee. Nello scontro che seguì, Morosini fu ucciso, ma dopo essere riuscito a infliggere gravi perdite agli ottomani, incluso lo stesso Koca Musa Pascià. La nave fu salvata dall'arrivo tempestivo della flotta veneziana guidata dal nuovo Capitano Generale, Giovanni Battista Grimani. Questo episodio, in cui una sola nave riuscì a causare tali danni alla flotta ottomana, fu un duro colpo al morale ottomano.[42] Nonostante alcuni successi come una sortita a Çeşme, il resto dell'anno fu fallimentare per i veneziani che videro sfumare i propri tentativi di bloccare i porti ottomani non fiuscendo così a fermare il flusso di rifornimenti e rinforzi verso Creta.[43]

Battaglia della flotta veneziana contro i turchi a Focea nel 1649. Dipinto di Abraham Beerstraten, 1656.

I veneziani tornarono ai Dardanelli nel 1648. Nonostante la perdita di molte navi e dello stesso Grimani in una tempesta a metà marzo,[44] i rinforzi guidati da Giacomo da Riva riportarono la flotta veneziana a una forza di circa 65 navi, permettendo loro di bloccare con successo lo stretto per un intero anno.[30] Gli ottomani reagirono mettendo in mare una nuova flotta a Çeşme e a costringere i veneziani a dividere le loro forze;[30] nel 1649, una flotta ottomana rinforzata guidata dal Kapudan Pascià Voinok Ahmed riuscì a rompere il blocco.[20] Nonostante una vittoria veneziana nella rada di Phocaea colta il 12 maggio 1649, con la cattura o distruzione di diverse navi, da Riva non riuscì a impedire alla flotta ottomana di raggiungere Creta.[45] Questo mise in luce la debolezza veneziana: mantenere lunghi blocchi navali con galee era difficoltoso per natura, e la Serenissima non disponeva di abbastanza navi per controllare sia i Dardanelli sia il passaggio di Chio contemporaneamente.[35] Inoltre, un'importante svolta avvenne nel 1648, quando gli ottomani decisero, in un consiglio presieduto dal sultano stesso, di costruire e impiegare galeoni nella loro flotta, abbandonando l'esclusivo utilizzo di galee a remi.[46]

Per gran parte del 1650, una squadra navale veneziana di 41 navi riuscì a mantenere il blocco dei Dardanelli, impedendo ad Haideragazade Mehmed Pascià di salpare per Creta. A fine anno il visir fu sostituito da Hozamzade Ali Pascià, governatore di Rodi, che usò uno stratagemma astuto per eludere il blocco: aspettò l'inverno, quando i veneziani ritiravano le loro forze, assemblò un piccolo numero di navi e vi imbarcò diverse migliaia di truppe con molti rifornimenti, riuscendo a raggiungere Creta senza ostacoli.[33]

Il 10 luglio 1651 si combatté il primo grande scontro navale della guerra, a sud di Nasso, una battaglia di tre giorni in cui i veneziani, con 58 navi sotto Alvise Mocenigo, sconfissero la flotta ottomana, due volte più numerosa.[47] I resti della flotta ottomana si ritirarono a Rodi, da dove tuttavia riuscirono a raggiungere Candia. Mocenigo fu presto sostituito da Leonardo Foscolo, ma in seguito nessuna delle due parti conseguì successi rilevanti per i successivi due anni, sebbene gli ottomani riuscissero a rifornire le loro forze a Creta mantenendo intatta la flotta.[48]

Dardanelli, 1654–1657

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Mappa dei Dardanelli e dei dintorni

Nel 1654, gli Ottomani concentrarono le proprie forze: l'arsenale imperiale ottomano nel Corno d'Oro costruì nuove navi da guerra, e squadre navali da Tripolitania e Tunisi giunsero per rafforzare la flotta ottomana.[49] La flotta ottomana potenziata, salpata dai Dardanelli all'inizio di maggio, contava 79 navi (40 a vela, 33 galeotte e 6 galeazze), con altre 22 galeotte dall'Egeo e 14 navi barbaresche pronte a rinforzarla presso lo Stretto.[50] Questa forza superava di gran lunga le 26 navi a disposizione del comandate veneziano Giuseppe Dolfin.[51] Sebbene la battaglia del 16 maggio 1654 si concluse con una vittoria ottomana, per i veneziani, dato il riuscito disimpegno della loro flotta, le pesanti perdite inflitte al nemico e il coraggio dimostrato dagli equipaggi, fu considerata una vittoria morale.[52] La flotta ottomana saccheggiò l'isola veneziana di Tino, ma si ritirò dopo uno scontro minore con Alvise Mocenigo il 21 giugno. Kara Dev Murad Pascià riuscì a eludere i veneziani per il resto dell'anno, prima di rientrare nei Dardanelli in settembre, a causa del malcontento dei giannizzeri.[53] Gli ultimi mesi del 1654 videro un importante cambiamento nel comando veneziano: Mocenigo morì a Candia, e fu sostituito dal Francesco Morosini, distintosi nelle battaglie precedenti.[54]

Morosini adottò un approccio più energico alla guerra: nella primavera del 1655, attaccò il deposito ottomano ad Egina e incendiò il porto di Volo in un attacco notturno condotto il 23 marzo. A inizio giugno, salpò verso i Dardanelli, in attesa dell'uscita della flotta ottomana, ritardata a seguito di disordini politici.[54] Lasciando Lazzaro Mocenigo con metà della flotta (36 navi) a sorvegliare lo Stretto, Morosini tornò alle Cicladi.[55] Tuttavia, una settimana dopo la sua partenza, il 21 giugno, la flotta ottomana, forte di 143 navi condotte Mustapha Pasha, apparve.[56] La battaglia del 21 giugno 1655 fu una chiara vittoria veneziana. La flotta ottomana evitò ulteriori scontri per il resto dell'anno e si ritirò nei accqurtieramenti invernali, permettendo a Morosini di intraprendere l'infruttuoso assedio della fortezza di Malvasia (Monemvasia) nel Peloponneso.[57] In settembre, Morosini fu nominato provveditore di Creta, e Lorenzo Marcello divenne Capitano generale da mar.[58]

La Battaglia dei Dardanelli (1656), Pieter Casteleyn, 1657

Sebbene negli anni precedenti i veneziani avessero mantenuto il controllo dell'Egeo, imponendo tributi e reclutamenti, non erano riusciti a trasformare questa superiorità in risultati decisivi. I rifornimenti ottomani a Creta continuavano, soprattutto quelli provenienti da Alessandria, Rodi, Chio o Monemvasia.[59] Nel giugno 1656, tuttavia, una flotta veneto-maltese di 67 navi comandata da Lorenzo Marcello inflisse agli ottomani, forti di 108 navi guidate da Kenan Pasha, la loro “peggiore sconfitta navale dai tempi di Lepanto”:[58][60] Sessanta navi ottomane furono distrutte, 24 catturate, e 5000 schiavi cristiani liberati, sebbene anche i cristiani subirono perdite, incluso lo stesso capitano generale Lorenzo Marcello.[61] Dopo la vittoria, i Maltesi si ritirarono, ma i veneziani riuscirono a conquistare Tenedo l'8 luglio e Lemno il 20 agosto.[62] Le due isole, situate strategicamente all'ingresso dello Stretto, permisero un blocco veneziano molto più efficace. Il rifornimento di Creta fu praticamente interrotto e persino Costantinopoli soffrì la fame nell'inverno successivo.[63]

Nel 1657, la situazione si ribaltò. Un nuovo e energico Gran visir, Köprülü Mehmed Pasha, fu nominato nel settembre 1656, e fin da subito diede nuovo slancio allo sforzo bellico ottomano.[64][65] La flotta fu potenziata sotto il nuovo Kapudan Pasha, Topal Mehmed,[64] e in marzo gli ottomani riuscirono a eludere il blocco veneziano e salparono verso Tenedo, che però non attaccarono per via della forte guarnigione presente.[66] In maggio, i veneziani sotto la guida di Lazzaro Mocenigo ottennero alcune vittorie minori, il 3 maggio 1657 e due settimane dopo a Suazich. Rafforzato da navi papali e maltesi, Mocenigo si diresse ai Dardanelli, in attesa della nuova sortita ottomana, che avvenne il 17 luglio. Per disaccordi tra i comandanti cristiani, non cenne formara rempestivamente la linea di battaglia, e la flotta ottomana riuscì a uscire dallo Stretto prima dell'inizio dello scontro.[67] La battaglia durò tre giorni, con le flotte che si spostarono nel Mar Egeo. Si concluse il 19 luglio, quando l'esplosione della nave ammiraglia veneziana uccise Mocenigo e costrinse gli alleari cristiani alla ritirata. Anche se i veneziani riuscirono ad infliggere più perdite, gli ottomani avevano raggiunto il loro obiettivo di rompere il blocco.[68] Sotto la direzione del Gran visir, e con rinforzi barbareschi,[69] gli ottomani riconquistarono Lemno (31 agosto) e Tenedo (12 novembre), rendendo impossibile il ripristino del blocco veneziano.[70][71]

Stallo, 1658–1666

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Battaglia navale tra turchi e veneziani nel 1659

Nel 1658, le forze ottomane furono spostate verso nord in una campagna contro Giorgio II Rákóczi, principe di Transilvania, che si trasformò in un lungo conflitto con gli Asburgo.[71] Nei successivi anni, la flotta veneziana, nuovamente sotto il comando di Morosini, tentò senza successo di mantenere il blocco dei Dardanelli. Morosini riprese anche la tattica delle incursioni sulle fortezze ottomane: l'assedio dell'isola di Santa Maura (Lefkada) nell'agosto 1658 fallì, ma nel 1659 i veneziani, coadiuvati dai Manioti, saccheggiarono Kalamata nel Peloponneso, poi Toroni nella Calcidica, Karystos in Eubea, e Çeşme. Tuttavia, non essendo in grado di occupare questi luoghi, tali incursioni non portarono benefici concreti alla Serenissima.[70] Köprülü Mehmed fece costruire due nuovi forti, Sedd el Bahr ("Rampa del Mare") e Kilid Bahr ("Chiave del Mare"), sulla sponda europea all'ingresso dei Dardanelli, per impedire l'accesso veneziano.[72]

Nel frattempo, tra i veneziani si era diffuso un senso di logoramento dovuto al crollo del commercio. Furono inviate proposte di pace agli ottomani, ma la loro richiesta di cedere la totalità di Creta fu considerata inaccettabile per la Repubblica.[71][73] Con la conclusione della guerra tra Francia e Spagna con il Trattato dei Pirenei, i veneziani si sentirono incoraggiati: speravano in maggiori aiuti in denaro e uomini, in particolare dai francesi, le cui relazioni con la Sublime Porta si erano raffreddate.[70]

Questo supporto si concretizzò presto, con volontari o compagnie di soldati da tutta l'Europa occidentale che si unirono all'esercito della Serenissima. Diversi furono i sovrani cristiani che inviarono uomini, rifornimenti e navi.[59][74] Il primo contingente francese di 4200 uomini sotto il principe Almerigo d'Este arrivò nell'aprile 1660, seguito da mercenari tedeschi, truppe sabaude e navi maltesi, toscane e francesi.[65] Nonostante l'aumento delle forze disponibili, le operazioni di Morosini nel 1660 fallirono: l'assalto a Canea in agosto permise di conquistare le fortificazioni periferiche, ma non la città; un attacco alle linee d'assedio ottomane a Candia in settembre ottenne alcuni risultati, ma non ruppe l'assedio.[65] Dopo la morte di d'Este a Nasso, il contingente francese rientrò, seguito poco dopo da un scoraggiato Morosini, sostituito dal parente Giorgio Morosini.[75] Nel 1661, quest'ultimo ottenne alcuni successi minori: ruppe il blocco ottomano su Tino e, inseguendo la flotta nemica, la sconfisse nei pressi di Milo il 27 agosto. Nei successivi anni successe poco: anche se gli ottomani erano impegnati contro gli austriaci in Ungheria e la loro flotta raramente usciva, i veneziani non seppero sfruttare l'occasione. Ad eccezione di un'intercettazione di un convoglio di rifornimenti da Alessandria presso Coo nel 1662, le azioni furono rare.[76]

Fase finale, 1666–1669

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Il gran visir Köprülü Fazıl Ahmed

Se i veneziani erano inattivi, gli ottomani no: con la firma della Pace di Vasvár nel 1664, poterono concentrare tutte le risorse su Creta. Il gran visir Köprülü Fazıl Ahmed avviò grandi preparativi nell'inverno 1665/66, inviando 9000 uomini per rinforzare le truppe ottomane a Creta.[77] Una proposta di pace, che avrebbe consentito a Venezia di mantenere Candia dietro pagamento annuo di tributo, fu respinta.[78] Nel maggio 1666, l'esercito ottomano, guidato dal gran visir in persona, partì dalla Tracia verso la Grecia meridionale, da dove avrebbe imbarcato truppe per Creta durante l'inverno. Nel febbraio 1667, i veneziani ricevettero ingenti rinforzi da Francia e Savoia: 21 navi da guerra e circa 6000 uomini, ma, come in passato, i contrasti tra i comandari dei vari contingenti (francesi, papali, maltesi, napoletani, siciliani) ostacolarono le operazioni.[79] La regina d'Inghilterra, Caterina di Braganza, cercò di convincere il marito Carlo II ad intervenire in favore di Candia, ma senza successo. Francesco Morosini, nuovamente Capitano Generale, cercò lo scontro con gli ottomani, che però evitarono la battaglia, continuando a rifornire regolarmente le loro forze a Creta. L'unico successo alleato del 1667 fu respingere un'incursione ottomana su Cerigo.[80]

L'8 marzo 1668, i veneziani vinsero una dura battaglia notturna presso l'isola di Sant'Elia (un isolotto al largo di Creta), dove 2000 ottomani e 12 galee avevano tentato di attaccare una piccola squadra della Repubblica. Preavvisato, Morosini la rafforzò e ottenne una vittoria costosa, l'ultima vittoria navale di Venezia in questa guerra.[81] Ancora rinforzati con navi papali e ospitaliere, i veneziani mantennero il blocco su Canea, principale base di rifornimento ottomana, durante l'estate. Per assicurarsi un punto d'ancoraggio vicino a San Todero, le forze alleate occuparono l'isola fortezza di Sant'Elena, un successo minore che però non impedì alla flotta del Kapudan Pascià, avvantaggiata da rinforzi e provviste, di raggiungere Canea a settembre, dopo la partenza dell'ala maltese–papale.[82][83]

Caduta di Candia

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Mappa tedesca della fase finale dell'assedio di Candia. Illustra chiaramente le fortificazioni cittadine in stile trace italienne, e la vicinanza delle tipiche trincee d'assedio ottomane, specialmente nel settore nord-occidentale (in basso a destra), alle mura.

Il nuovo esercito ottomano giunse sull'isola durante l'inverno del 1666/1667, e il 22 maggio ebbe inizio la fase finale dell'assedio, guidata personalmente dal Gran Visir e durò 28 mesi. Negli assalti e nelle sortite che si susseguirono, persero la vita 108000 ottomani e 29088 cristiani. Tra questi, si contarono anche 280 nobili veneziani, pari a circa un quarto del Maggior Consiglio.[36] Di fronte a questo assalto ottomano e a un'economia sempre più in difficoltà, nonostante la prospettiva di pter beneficiare di considerevoli rinforzi dall'Europa occidentale, nel 1668 la Signoria di Venezia confidava di poter porre fine alla guerra attraverso un accordo di pace con gli ottomani.[84] In effetti, i veneziani speravano di sfruttare l'imminente arrivo dei rinforzi per ottenere concessioni dai nemici.[85] L'ammiraglio Andrea Valier fu inizialmente nominato come inviato per i negoziati, ma, ammalotosi, fu rapidamente sostituito dall'anziano nobile Alvise da Molin.[86] Questi, insieme alla sua ambasciata, si recarono a Larissa, dove risiedeva temporaneamente la corte ottomana per via di una spedizione di caccia del sultano.[87] Gli ottomani proposero che Venezia mantenesse metà dell'isola di Creta, ma la Signoria, incoraggiata da ulteriori promesse di rinforzi, specialmente dalla Francia, e dalle rinnovate tensioni alla corte ottomana, rifiutò l'offerta.[88] Nel frattempo, Molin giunse nella città cretese di Canea, con l'ordine di continuare le trattative e osservare la forza e le intenzioni degli ottomani, ma senza impegnarsi ufficialmente a nome della Repubblica.[89]

Schema dettagliato delle trincee e delle mine ottomane, e delle contromine veneziane a Candia, disegnato da Johann Bernhard Scheither nel 1672.

Il 19 giugno giunse a Candia la prima parte del tanto atteso contingente francese (circa 6000 soldati e 31 navi in totale), al comando di Francesco di Borbone-Vendôme. La seconda parte, composta dalla flotta di galee, arrivò il 3 luglio.[90] Negli anni precedenti, gli ottomani avevano fatto progressi costanti, raggiungendo i bastioni esterni della fortezza; i difensori erano in condizioni critiche, mentre gran parte della città di Candia era in rovina.[91] I francesi effettuarono la loro prima sortita il 25 giugno. Colti di sorpresa, gli ottomani inizialmente fuggirono, ma i francesi si disorganizzarono all'interno delle trincee d'assedio nemiche e un contrattacco ottomano li respinse. L'azione si concluse quindi in un disastro per i cristiani, con circa 800 morti tra i francesi, incluso lo stesso duca di Beaufort, colpito da una pallottola e abbandonato sul campo.[92] L'arrivo della seconda metà del contingente francese ridiede slancio al morale dei difensori, e venne pianificato un attacco combinato, con bombardamento delle linee ottomane da parte della potente flotta alleata. L'attacco fu lanciato il 25 luglio, in una dimostrazione impressionante di potenza di fuoco: si dice che la flotta da sola abbia sparato fino a 15000 palle di cannone.[93] Gli ottomani, però, erano ben protetti grazie ai loro terrapieni e subirono danni limitati, mentre i cristiani ebbero un grave contraccolpo: un incidente provocò l'esplosione della nave ammiraglia francese Thérèse, causando pesanti perdite tra le navi alleate vicine.[94]

Questo fallimento, unito al disastro del mese precedente, inasprì ulteriormente i rapporti tra francesi e veneziani. La cooperazione divenne quindi pressoché assente nelle poche operazioni tentate nelle settimane successive; inoltre, le difficili condizioni di approvvigionamento, la diffusione di malattie tra le truppe e le continue perdite quotidiane nei combattimenti a Candia spinsero i comandanti francesi a desiderare di far ritorno in patri.[95] Alla fine, il contingente francese lasciò l'isola il 20 agosto. Due assalti ottomani del 25 furono respinti, ma per Morosini era ormai chiaro che la città non poteva più essere difesa.[96] Dopo un consiglio di guerra tenutosi il 27 agosto, e senza consultare prima Venezia, fu deciso di capitolare. Il 5 settembre 1669 la città fu consegnata agli ottomani, mentre i superstiti della guarnigione, i cittadini e i loro beni furono evacuati.[97][98] Di propria iniziativa, Morosini concluse un trattato di pace permanente con gli ottomani che, date le circostanze, risultò relativamente generoso: Venezia manteneva le isole dell'Egeo di Tino e Citera, e le fortezze insulari di Spinalonga, Grabusa e Souda al largo della costa cretese, oltre ai territori conquistati in Dalmazia.[97]

Guerra in Dalmazia

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Durante la guerra di Candia, i veneziani in Dalmazia, con l'appoggio della popolazione locale, riuscirono a costringere la guarnigione ottomana della fortezza di Klis alla resa.

Il fronte della Dalmazia fu un teatro di operazioni separato, attivo nella fase iniziale del conflitto. Le condizioni qui erano quasi opposte rispetto a Creta: per gli ottomani la regione era troppo lontana e relativamente insignificante, mentre i veneziani operavano vicino alle proprie basi di rifornimento e controllavano incontrastati il mare, potendo così rafforzare facilmente le loro fortezze costiere.[99] Nel 1646 gli ottomani lanciarono un attacco su vasta scala, ottenendo conquiste significative come le isole di Veglia, Pag e Cherso,[100] e, soprattutto, la fortezza di Novigrad, considerata inespugnabile, che si arrese il 4 luglio dopo soli due giorni di bombardamenti.[101] Gli ottomani poterono quindi minacciare i due principali baluardi veneziani in Dalmazia, Zara e Spalato.[102] L'anno successivo tuttavia la situazione si invertì: il comandante veneziano Leonardo Foscolo riconquistò diversi forti, riprese Novigrad, occupò temporaneamente la fortezza di Knin e prese la fortezza di Klis,[20][27] mentre un assedio ottomano durato un mese alla fortezza di Sebenico tra agosto e settembre fallì.[44] Negli anni successivi le operazioni militari si fermarono a causa di una carestia e della peste scoppiata tra i veneziani a Zara, mentre entrambe le parti concentrarono le risorse nell'Egeo.[103] Con altri fronti prioritari per gli ottomani, non avvennero ulteriori azioni in Dalmazia.[72] La pace del 1669 lasciò la Repubblica di Venezia con notevoli guadagni in Dalmazia: il suo territorio triplicò, assicurando il controllo veneziano dell'Adriatico.

Rivolte greche

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Durante la guerra, i veneziani cercarono di fomentare rivolte dei greci in diverse regioni contro i turchi.[104] Le insurrezioni avvennero soprattutto nel Peloponneso e nelle isole dell'Egeo, dove la presenza della marina cristiana incoraggiò i greci a ribellarsi al dominio ottomano.[104] Nel 1647, quando il generale veneziano Giovanni Battista Grimani bloccò gran parte della marina ottomana nell'Argolide, scoppiò una rivolta a Nauplia di modesto impatto. Nel 1659 si verificarono altre lievi sommosse in Laconia, Messenia e Argolide.[104]

Nella primavera del 1659, Francesco Morosini partì per Sifnos, dove incontrò l'ex patriarca di Costantinopoli Joannicus II e altri religiosi greci; successivamente si recò nella penisola del Mani per incoraggiare la ribellione.[104] Nel marzo 1659, sebbene inizialmente riluttanti, i Manioti invasero e conquistarono Kalamata col supporto degli alleati cristiani. Diverse comunità nel Peloponneso nord‑orientale, da Mani a Elide, insorsero contemporaneamente.[104] Tuttavia, quando gli ottomani contrattaccarono, Morosini lasciò il Peloponneso con alcuni notabili greci e si rifugiò a Milo.[104] In agosto, per far continuare le insurrezioni, Morosini inviò due religiosi cretesi in Peloponneso, promettendo futuri interventi militari da parte di Venezia, che però non avvennero mai.[104] Alla fine, gli ottomani schiacciarono i ribelli, costringendoli ad arrendersi o fuggire in Italia (in particolare a Cargèse, in Corsica e oggi Francia).[104]

La resa di Candia pose fine a quattro secoli e mezzo di dominio veneziano in Creta, portando temporaneamente l'Impero ottomano alla sua massima espansione territoriale.[105] Al contempo, il costo e le perdite subite in questa lunga guerra contribuirono significativamente al successivo declino a cui gli ottomani andranno in contro nella seconda metà del XVII secolo.[38] D'altro canto, Venezia aveva perso la sua più grande e prospera colonia, il suo ruolo dominante nei commerci mediterranei si era ridimensionato,[106] mentre le sue finanze si erano prosciugate: solo per difendere Candia aveva speso circa 4253000 ducati.[28] I guadagni dal fronte dalmata furono una solo una parziale e insufficiente compensazione. Al suo ritorno a Venezia nel 1670, Morosini fu processato per insubordinazione e tradimento, ma fu poi prosciolto. Quindici anni dopo avrebbe guidato le forze veneziane nella Guerra di Morea, in cui la Repubblica tentò, per l'ultima volta, di ribaltare la situazione riaffermarsi tra le potenze del Mediterraneo orientale.[36][107] Durante quella guerra, nel 1692, una flotta veneziana tentò di riconquistare Candia, ma fallì. Le ultime roccaforti veneziane al largo di Creta caddero nel 1715 durante la guerra ottomano‑veneziana del 1714–1718.[28] Creta rimase sotto il controllo ottomano fino al 1897, quando divenne uno stato autonomo. L'isola continuò a essere nominalmente sotto la suzeraineté ottomana fino alle Guerre balcaniche quando il sultano rinunciò a ogni rivendicazione su essa e il 1º dicembre 1913 fu formalmente unita al resto della Grecia.[108]

Subito dopo la caduta di Candia, sorsero timori di un attacco ottomano a Malta. Nel 1670, l'Ordine di San Giovanni iniziò a potenziare le difese dell'isola con la costruzione delle linea Cottonera e del Forte Ricasoli.[109]

  1. 1 2 Faroqhi, 2006, p. 51.
  2. Setton, 1991, pp. 107-108.
  3. Greene (2000), p. 17.
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  21. Setton, 1991, pp. 131-132.
  22. Setton, 1991, pp. 131,137–138.
  23. Setton, 1991, p. 129.
  24. Setton, 1991, p. 140.
  25. Setton, 1991, p. 141.
  26. Setton, 1991, p. 147.
  27. 1 2 Setton, 1991, p. 148.
  28. 1 2 3 Miller, 1921, p. 196.
  29. L'assedio di Candia è spesso citato come “il più lungo assedio documentato” (ad esempio da (EN) Hugh Chisholm (a cura di), Crete, in Enciclopedia Britannica, XI, Cambridge University Press, 1911.). Tuttavia, il blocco e assedio di Ceuta, durato fino al 1720 ((EN) Hugh Chisholm (a cura di), Ceuta, in Enciclopedia Britannica, XI, Cambridge University Press, 1911.) o fino alla morte di Moulay nel 1727, fu più lungo.
  30. 1 2 3 Setton, 1991, p. 150.
  31. Setton, 1991, pp. 151–153.
  32. 1 2 Setton, 1991, p. 158.
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  36. 1 2 3 The War for Candia, su msc.gr, VENIVA consortium, 1996. URL consultato il 27 novembre 2008.
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  107. Faroqhi, 2006, pp. 58, 115.
  108. Detorakis, 1986, pp. 438–456.
  109. Vincent Zammit, Seventeenth Century Fortifications, in Civilization, vol. 1, Ħamrun, PEG Ltd, 1984, pp. 118–119.

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