Assedio di Rodi (1522)

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Assedio di Rodi
Rhodes fortifications.JPG
Fortificazioni a Rodi
Data26 giugno - 22 dicembre 1522
LuogoRodi
EsitoVittoria degli ottomani
Modifiche territorialiGli ottomani prendono l'isola di Rodi.
I cavalieri Ospitalieri devono lasciare l'isola
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
7.000 uomini
700 cavalieri
500 arcieri
100.000 uomini
400 navi
Perdite
2.000 morti50.000 morti[1]
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L'assedio di Rodi è stata una battaglia combattuta tra i Cavalieri Ospitalieri o Ospedalieri, nati come Cavalieri dell'Ordine dell'Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme e successivamente noti come Cavalieri di Rodi (solo a seguito dell'insediamento a Malta assunsero la denominazione odierna di cavalieri di Malta) e gli ottomani che nel 1522 attaccarono per la seconda volta, riuscendo questa volta a conquistarla.

Antefatto[modifica | modifica wikitesto]

I Cavalieri Ospitalieri catturarono Rodi all'inizi del XIV secolo dopo che persero Acri, ultima fortezza crociata in Palestina, nel 1291. L'impero ottomano aveva già lanciato un primo assedio all'isola nel 1480, ma i cavalieri riuscirono a respingerli, tuttavia per gli ottomani così vicina alla costa meridionale dell'Anatolia era il principale ostacolo per la loro espansione, per questo dovevano cercare di conquistarla.

Nel 1521 Philippe Villiers de L'Isle-Adam venne eletto gran maestro dell'Ordine. Aspettandosi un nuovo attacco ottomano a Rodi, continuò a rinforzare le fortificazioni della città (lavoro che già i suoi predecessori avevano iniziato prima dell'invasione ottomana del 1480 e del terremoto del 1481, ed in particolar modo erano stati portati avanti dal suo immediato predecessore, il ligure Fabrizio del Carretto, che aveva utilizzato un gran numero di schiavi mussulmani catturati proprio per questo scopo) e richiamò a Rodi cavalieri dell'Ordine provenienti da tutta l'Europa per difendere l'isola. Gli Altri paesi europei invece ignorarono la sua richiesta d'aiuto, ottenne diversi volontari greci dalle altre isole dei suoi possedimenti e da Creta (malgrado il governo veneziano si augurasse la sua sconfitta, visto che aveva da poco concluso un accordo commerciale con gli ottomani, mentre i cavalieri di S. Giovanni fossero usi saccheggiare le navi cristiane in generale e veneziane in particolare che commerciavano con i mussulmani).

La città di Rodi era stata protetta da due, e in alcuni punti anche tre, anelli di mura e diversi grossi baluardi. La difesa delle mura e dei bastioni venne assegnata in sezioni alle varie "Lingue". L'ingresso nel porto venne bloccato da una pesante catena di ferro, dietro la quale era ancorata la flotta dell'Ordine.

La battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Quando le forze ottomane su 400 navi arrivarono a Rodi il 26 giugno 1522 erano comandate da Mustafa Pascià, ma lo stesso sultano Solimano il Magnifico arrivò sull'isola con un esercito di 100.000 uomini, il 28 luglio per prendere parte personalmente all'assedio (anche se la storiografia più moderna ridimensiona l'esercito ottomano a meno di 60.000 armati, assistiti però da numerosissimi sterratori, manovali, servitori ecc.).

Gli ottomani, bloccato il porto, bombardarono la città con l'artiglieria e quotidianamente lanciarono attacchi con la fanteria, mentre nel frattempo cercavano di oltrepassare la fortificazione scavando tunnel o provando a farla saltare con delle mine. Il fuoco dell'artiglieria turco, malgrado fosse uno dei più intensi mai impiegati in guerra, era troppo debole per danneggiare seriamente le massicce mura (probabilmente tra le più moderne e spesse del mondo, in diversi punti anche oltre gli 8 metri di fortificazioni "alla moderna" con terrapieno, scarpa e controscarpa) ma il 4 settembre, dopo 5 settimane d'assedio, due mine esplosero sotto il baluardo dell'Inghilterra e circa 18 metri di mura crollarono riempiendo il fossato.

I giannizzeri ottomani sparano contro i cavalieri di Malta sulle mura

Gli invasori si lanciarono all'assalto attraverso quell'apertura, ma appena presero il controllo, subirono il contrattacco degli inglesi di fra' Nicholas Hussey e del gran maestro de Villiers che li respinsero fuori le mura, gli ottomani nello stesso giorno attaccarono un altro paio di volte ma grazie anche ai rinforzi dei cavalieri tedeschi, gli inglesi riuscirono a proteggere quell'apertura.

Il 24 settembre, Mustafa Pascià ordinò un nuovo massiccio assalto, diretto principalmente verso il baluardo spagnolo, inglese, provenzale e italiano. Dopo un giorno di duri combattimenti i turchi non riuscirono a sconfiggere i Cavalieri, e per questo Solimano aveva addirittura condannato a morte suo cognato Mustafa Pascià anche se poi venne convinto dai suoi ufficiali a risparmiarlo.

Alla fine di novembre un altro massiccio attacco venne respinto, ma entrambe le fazioni era diventate esauste: i Cavalieri perché non avrebbero ricevuto rinforzi in tempo e la loro resistenza cominciava a diminuire, inoltre de Villiers era convinto che i turchi avessero progettato un "normale" assedio, da levarsi con la cattiva stagione, ma l'autunno era giunto e passato senza che gli ottomani mostrassero l'intenzione di andarsene. I turchi, d'altra parte, erano indeboliti per via delle enormi perdite e delle malattie che si erano diffuse nel loro accampamento, anche se la logistica ottomana funzionava ancora a dovere (vista anche la vicinanza tra Rodi e la Turchia continentale), mentre continuavano a giungere rinforzi e ricambi. Nella città si diffusero anche sospetti di tradimento, che portarono all'esecuzione di Andrea Meral, gran cavaliere e avversario interno del gran maestro de Villiers (che aveva battuto quest'uomo orgogliosissimo ed ambiziosissimo alle elezioni per una manciata di voti, attirandosi il suo eterno odio).

Solimano, vista la situazione, gli promise di risparmiargli la vita, la libertà e tutti i beni mobili (eccetto le artiglierie) in cambio della loro resa, l'alternativa sarebbe stata invece la morte e il saccheggio della città. Villiers de L'Isle-Adam, viste anche le pressioni dei cittadini, accettò il negoziato. Solimano "il magnifico", presente di persona a quasi tutto il lunghissimo assedio, condusse le trattative mescolando (com'era tipico del suo carattere) tratti cavallereschi, con comportamenti improntati a modelli umanistici, a spietate minacce. Inoltre apparve imperturbabile e convinse i cavalieri che nulla gli avrebbe fatto cambiare idea: l'assedio sarebbe stato tenuto per anni se necessario, anche a costo di trasferire tutta la corte ottomana a Rodi per poterlo gestire personalmente. Inizialmente anzi Solimano aveva offerto all'ordine di diventare suoi feudatari, abbandonando però la guerra di corsa contro i mussulmani e dedicandosi solo ad opere pie (pare che proprio questa proposta fosse alla base del tradimento di Andrea Meral, che avrebbe potuto essere nominato gran maestro in questo rinnovato ordine).

Venne dichiarata una tregua dall'11 al 13 dicembre a seguito dei negoziati, ma quanto i cittadini chiesero ulteriori rassicurazioni sulla loro vita, Solimano, infuriato, ordinò di bombardare la città e riprendere gli attacchi. Il baluardo spagnolo cadde il 17 dicembre e con gran parte delle mura distrutte i Cavalieri non resistettero ancora a lungo e infatti il 20 dicembre il Gran Maestro chiese una nuova tregua.

Il 22 dicembre, i rappresentanti della città sia latini che greci accettarono le condizioni di Solimano: questi permise ai Cavalieri di abbandonare l'isola portando con loro i civili cristiani e i simboli della loro religione, a seguito della battaglia infatti trasformò parte delle chiese dell'isola in moschee.[2] Il 1º gennaio 1523, i cavalieri rimasti si imbarcarono su 50 navi insieme a 4.000 civili cristiani.[3].

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Le navi dei Cavalieri Ospitalieri, dopo 212 anni, lasciarono Rodi dirigendo verso il Regno di Sicilia; poi, dopo sette anni di spostamenti da uno stato all'altro, nel 1530, per ordine di Papa Clemente VII e dell'imperatore Carlo V, si stabilirono a Malta, pagando annualmente un falcone maltese al Viceré di Sicilia. Oltre a Malta in quel periodo possedevano anche Tripoli.

Note[modifica | modifica wikitesto]

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