Palazzo dei Gran Maestri dei cavalieri di Rodi

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Coordinate: 36°26′43.84″N 28°13′26.73″E / 36.445512°N 28.224091°E36.445512; 28.224091

Entrata principale
Il cortile

Il palazzo dei Gran Maestri dei cavalieri di Rodi si trova a Rodi città e rappresenta il culmine delle fortificazioni patrimonio dell'umanità.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo fu costruito nel XIV secolo, trasformato in galera nel periodo ottomano e andò distrutto nel 1856 per l'esplosione di una polveriera alloggiata nella vicina chiesa di San Giovanni, che sorgeva nella parte opposta della piazza antistante il palazzo. Fu innalzato di nuovo nel 1937 dall'architetto italiano Vittorio Mesturino; la ricostruzione finì nel 1940, poco prima che gli italiani lasciassero l'isola. L'ingresso con le sue imponenti torri è uno dei pochi elementi originali.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

"Fortezza nella fortezza", il palazzo era il cuore nevralgico del "Collachium", il quartiere dei cavalieri, nonché estremo rifugio per la popolazione cittadina nei momenti di pericolo. Spicca il portale maggiore, con due torri gemelle sporgenti, con pianta a ferro di cavallo e merlatura a coda forcuta. Il blasone sull'ingresso principale è del gran maestro Hélion de Villeneuve, in carica dal 1319 al 1346. Altre torri e spalti merlati lungo il perimetro erano organizzati in modo da poter resistere a un attacco anche in caso di varchi nelle mura.

Interni[modifica | modifica wikitesto]

Al suo interno presenta un grande cortile porticato, lastricato con piastrelle di marmo a motivi geometrici e decorato, sul lato nord, da statue greche provenienti dall'Odeon di Coo.

Gli interni sono decorati da reperti provenienti soprattutto da Rodi e Coo, e da mobilio italiano. Il primo salone ad esempio ha stalli di coro cinquecenteschi e un mosaico tardo-ellenistico sul pavimento. Simile è il secondo salone.

Nella sala di Laocoonte troneggia una copia del Gruppo del Laocoonte, il cui originale (in Vaticano) fu scolpito probabilmente proprio a Rodi. L'attigua Sala della Medusa ha un mosaico ellenico con la testa della gorgone, vasi cinesi e islamici. La seconda sala a volta trasversale, già ufficio del governatore, è pavimentata con un mosaico paleocristiano del V secolo, proveniente da Kos.

La sala più grande è detta "dei Colonnati", dalle due file d'archi poggianti su colonne che ne reggono il soffito, ciascuno su un diverso capitello antico di spoglio; vi si trovano mosaici paleocristiani del V secolo. Il mosaico più prezioso è forse quello delle Nove Muse, nella sala omonima.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A. Varisco Fides et Caritas. Il Beato Gherardo de' Saxo e i 900 anni dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme di Rodi e di Malta (con catalogo delle decorazioni e gradi del Sovrano Militare Ordine di Malta e dell'Ordine pro Merito Melitensi civile e militare), Arcidosso, Effigi, 2013.
  • AA.VV., Isole greche, Mondadori, Milano 1998.

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