Battaglia di Maclodio

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Battaglia di Maclodio
Victoire sur les Milanais à Maclodio 1426 (2).jpg
Affresco nel Palazzo Ducale dipinto da Francesco Bassano nel 1590.
Data12 ottobre 1427
LuogoNei pressi di Maclodio
EsitoVittoria della lega antiviscontea
Modifiche territorialiil territorio bresciano passò dal Ducato di Milano alla Repubblica di Venezia
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
circa 30.000[1]20-30.000:
700 cavalieri
250 fanti[2]
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La battaglia di Maclodio si svolse il 12 ottobre 1427 tra le truppe del Duca di Milano Filippo Maria Visconti e quelli della Repubblica di Venezia e di Firenze, unite in una lega antiviscontea.[3]

Preludio[modifica | modifica wikitesto]

Riprese le ostilità a seguito della mancata applicazione della Pace di Ferrara del 30 dicembre 1426 tra le parti in causa, il comandante supremo delle truppe della Repubblica di Venezia, Francesco Bussone detto il Carmagnola, proseguiva con poca decisione contro i milanesi. Egli infatti non solo non era convinto a passare l'Adda, ma a seguito della vittoria veneziana a Sommo retrocedette oltre l'Oglio ed il Chiese, con lo scopo di assediare Montichiari, ancora in mano ai milanesi, nel settembre 1427.[4]

Contemporaneamente il comandante supremo del Ducato di Milano Carlo II Malatesta avanzò con le truppe varcando l'Oglio ed entrando nel territorio di Brescia, che dalla fine del 1426 faceva parte della Repubblica di Venezia. Si accampò con otto bombarde di fronte ad Urago, difesa da Leonardo ed Antonio Martinengo, e la pose sotto assedio.[4]

L'8 ottobre Montichiari viene recuperata dal Carmagnola, che, pressato dal Senato veneziano, si reca in soccorso di Urago assediata. Il 10 ottobre, giunto circa a metà strada, si accampa presso Maclodio, che conquista dopo una breve resistenza. Il 12 ottobre anche Urago capitola e i milanesi si dirigono verso le truppe veneziane.[4]

Lo scontro[modifica | modifica wikitesto]

Gli eserciti si trovavano a breve distanza: il Carmagnola sostava presso Maclodio già da due giorni, si accingeva a partire per dar sostegno ad Urago. Sulla strada verso questa città vi erano le truppe milanesi guidate da Niccolò Piccinino, che sbarravano la strada, costeggiata da fossati, che attraversava un terreno paludoso.[2]

Lo scontro iniziò alle 4 pomeridiane: dopo una serie di cariche della cavalleria veneta, i milanesi avanzarono contro l'esercito nemico. A questo punto il Carmagnola concentrò tutte le sue forze contro il centro dello schieramento avversario, costringendolo a ritirarsi, spezzandolo in due tronconi, e conquistando la strada verso Urago.[5]

L'incomprensione tra i capitani milanesi ed il terreno paludoso segnarono la disfatta delle forze del ducato, che si diedero alla fuga. Lo stesso Niccolò Piccinino venne ferito, e solo grazie all'intervento di Francesco Sforza gli scampati poterono ritirarsi a Pompiano.[5]

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Le truppe milanesi in rotta si diressero dapprima a Pompiano, poi ad Orzinuovi (dove furono respinte) ed infine oltre l'Oglio a Soncino.[5]

Sebbene fosse stato uno scontro con molti uomini, i morti furono relativamente pochi, mentre erano stati numerosi i prigionieri catturati ed era stato enorme il bottino conquistato. Dopo un sol giorno gran parte dei milanesi catturati furono liberati per ordine del Carmagnola.[5]

Questa mossa inspiegabile sarà fonte di sospetti da parte della Repubblica di Venezia verso il suo capitano di ventura e fonte d'ispirazione per Il Conte di Carmagnola, opera di Alessandro Manzoni.

La guerra tra gli schieramenti si concluderà con la pace del 18 aprile 1428, nella quale i milanesi riconfermarono il possesso del territorio bresciano alla Repubblica di Venezia, al quale si andava ad aggiungere la Valle Camonica conquistata dal Carmagnola nella campagna invernale del 1427-28.[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Alberto Redaelli, Le grandi battaglie della storia bresciana, Brescia, 1979, p. 32.
  2. ^ a b A. Redaelli, Le grandi battaglie..., op. cit., Brescia 1979, p. 32
  3. ^ A. Redaelli, Le grandi battaglie..., op. cit., Brescia 1979, p. 29
  4. ^ a b c A. Redaelli, Le grandi battaglie..., op. cit., Brescia 1979, p. 30
  5. ^ a b c d A. Redaelli, Le grandi battaglie..., op. cit., Brescia 1979, p. 35
  6. ^ A. Redaelli, Le grandi battaglie..., op. cit., Brescia 1979, p. 36

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alberto Redaelli, Le grandi battaglie della storia bresciana, Grafo, Brescia, 1979. ISBN non esistente

Argomenti correlati[modifica | modifica wikitesto]

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