Bartolomeo d'Alviano

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Bartolomeo d'Alviano
Bellini, Giovanni - Giovanni Emo - NGA.jpg
Probabile ritratto di Bartolomeo d'Alviano
(Giovanni Bellini)
Conte di Alviano
In carica 1495-1515
Signore di Pordenone
In carica 1508-1515
Nascita Todi, 1455
Morte Ghedi, 7 ottobre 1515
Sepoltura chiesa di Santo Stefano (Venezia)
Dinastia Stemma d'Alviano.jpg d'Alviano
Padre Francesco d'Alviano
Madre Isabella degli Atti
Coniugi Bartolomea Orsini
Pantasilea Baglioni
Figli Marco, Livio, Lucrezia, Isabella, Porzia
Religione cattolicesimo
Bartolomeo d'Alviano
Moneta coniata nel 1508, circa, dalla Serenissima con l'effigie di Bartolomeo d'Alviano
Moneta coniata nel 1508, circa, dalla Serenissima con l'effigie di Bartolomeo d'Alviano
1455 - 7 ottobre 1515
Nato a Todi
Morto a Ghedi
Cause della morte durante l'assedio di Brescia
Luogo di sepoltura chiesa di Santo Stefano (Venezia)
Etnia italiana
Religione cattolica
Dati militari
Paese servito
Forza armata mercenari
Anni di servizio 1496-1515
Grado condottiero
Battaglie Battaglia del Garigliano, Battaglia di Cadore, di San Vincenzo, di Agnadello, de la Motta, di Marignano, di Brescia

[senza fonte]

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Bartolomeo d'Alviano, detto anche "Liviano" (Todi probabilmente, 1455[1]Ghedi, 7 ottobre 1515), è stato un condottiero e politico italiano. Fu conte di Alviano e signore di Pordenone.

La carriera militare[modifica | modifica wikitesto]

Nacque da Francesco d'Alviano e da Isabella degli Atti. Quest'ultima morì dandolo alla luce e fu quindi allevato ad Alviano, assieme ai fratelli Bernardino e Aloisio e a due cugini, da Emilia Monaldeschi, moglie dello zio paterno Corrado. La madre fu sepolta nel duomo di Todi e ciò ha fatto supporre che il bambino fosse nato in questa cittadina.[2]

Pur di costituzione esile, fu sin dall'inizio propenso alle arti belliche; d'altronde, sia il padre che lo zio erano dei validi condottieri e intraprendevano una brillante carriera al servizio di varie signorie. Non gli mancò, comunque, una solida educazione umanistica sotto la guida di Antonio Pacini[1].

Combatté sin da giovanissimo, inizialmente in Italia centrale, al soldo dello Stato pontificio e nel 1496 per gli Orsini contro papa Alessandro VI e i Colonna.

Nel 1503 al servizio del re d'Aragona Ferdinando il Cattolico diede un determinante contributo alla sconfitta dei francesi nella battaglia del Garigliano, con la quale iniziò il dominio degli aragonesi sull'Italia meridionale.

Nel 1505 era a capo di un esercito di insorti pisani con intenti indipendentisti, sostenuto dai senesi contro la repubblica fiorentina nella battaglia di San Vincenzo, ma venne sconfitto dalle truppe di quest'ultima.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Invasione del Cadore.

Nel 1507 passò insieme con Niccolò II Orsini, conte di Pitigliano e suo cugino, al servizio della repubblica di Venezia. Combattendo per la Serenissima nel 1508 sottomise l'armata imperiale di Massimiliano I d'Asburgo, guidata dal duca Enrico di Brunswick presso Valle di Cadore, alla Mauria e a Pontebba, conquistando il Cadore, Gorizia e Trieste. Anche Pordenone fu costretta nel 1508 alla resa incondizionata e Venezia l'assegnò in signoria all'Alviano stesso.[3]

Nel 1509 tuttavia fu perdente nella battaglia di Agnadello (Gera d'Adda) e, sebbene rimasto ferito nello scontro, fu ritenuto colpevole per non aver rispettato le consegne del Senato veneziano. Fatto prigioniero dai francesi, rimase in carcere fino al 1513. Venne liberato in seguito alla firma del trattato di Blois tra la repubblica di Venezia e il re Luigi XII di Francia contro il ducato di Milano. Combatté ancora agli ordini di Louis de la Trémoille, comandante dell'esercito francese, e fu sgominato nella battaglia de La Motta dal viceré spagnolo di Napoli Raimondo de Cardona.

Riconquistò Pordenone, che nel frattempo era nuovamente in mano imperiale, ponendola al sacco. Racconta il cronista contemporaneo Sebastiano Mantica che Bartolomeo d'Alviano:

« […] viense sotto le mura de Pordenone et li dettono battaia per zorni doi tra lo dì et la notte, ma quei poveri ch’erano dentro [la città] se portoreno da paladini perfin che forino amazadi tutti et alcuni altri se sconderono per le case da paura et subito entroreno dentro et sachezareno perfino le Giese et amazareno gente in Giesia et violarono femine assai. Dapoi lo Signor Bartolomio se portò ad Asof [Osoppo…] »

Si attribuisce all'Alviano il merito della vittoria del re Francesco I di Francia, alleato di Venezia, a Marignano, che comportò la caduta del ducato di Milano, per il veemente assalto dato alle milizie dei mercenari svizzeri il secondo giorno della battaglia con soli 300 cavalieri (14 settembre 1515).[4]

Bartolomeo d'Alviano occupò ancora Bergamo ai danni dell'esercito imperiale, ma morì il 7 ottobre durante l'assedio di Brescia. Fu sepolto con esequie solenni a Venezia nella chiesa di Santo Stefano. Segue la cronaca di Francesco Guicciardini sulla sua morte:

« il quale, ammalato a Ghedi in bresciano, minore di sessanta anni, passò ne' primi dí di ottobre, con grandissimo dispiacere de' viniziani, all'altra vita; ma con molto maggiore dispiacere de' suoi soldati, che non si potendo saziare della memoria sua tennono il corpo suo venticinque dí nello esercito, conducendolo, quando si camminava, con grandissima pompa. E volendo condurlo a Vinegia, non comportò Teodoro Triulzio che per potere passare per veronese si dimandasse, come molti ricordavano, salvocondotto a Marcantonio Colonna; dicendo non essere conveniente che chi vivo non aveva mai avuto paura degli inimici, morto facesse segno di temergli. A Vinegia fu, per decreto publico, seppellito con grandissimo onore nella chiesa di Santo Stefano, dove ancora oggi si vede il suo sepolcro; e la orazione funebre fece Andrea Novagiero gentil uomo viniziano, giovane di molta eloquenza. Capitano, come ciascuno confessava, di grande ardire ed esecutore con somma celerità delle cose deliberate, ma che molte volte, o per sua mala fortuna o, come molti dicevano, per essere di consiglio precipitoso, fu superato dagli inimici: anzi, forse, dove fu principale degli eserciti non ottenne mai vittoria alcuna. »
(Francesco Guicciardini, Storia d'Italia, Lib.12, cap.17)

Bartolomeo d'Alviano fu anche esperto di fortificazioni militari: aveva ricostruito la rocca di Alviano e, per conto di Venezia, potenziato le mura di Padova, di Vicenza e di altre città.

La famiglia e la signoria su Pordenone[modifica | modifica wikitesto]

L'arme dei d'Alviano o Liviani

Aveva sposato Bartolomea, figlia di Napoleone Orsini, duca di Bracciano e sorella di Clarice, moglie di Lorenzo il Magnifico. Rimasto vedovo nel 1497 accettò in seconde nozze Pantasilea Baglioni, sorella di Giampaolo, dalla quale ebbe il figlio Livio, nato nel 1514, che ereditò la signoria di Pordenone e la contea di Alviano alla morte del padre, sotto la reggenza della madre fino al 1529 e morì combattendo per i francesi a Cherasco nel 1537. Pordenone passò quindi in possesso diretto di Venezia.

Durante la sua signoria su Pordenone fu fondata nel 1508 l'Accademia Liviana (che ebbe come insegna il Noncello) della quale furono membri, tra gli altri, Andrea Navagero, Pietro Bembo, Giulio Camillo Delminio, Girolamo Fracastoro (medico personale di Bartolomeo), Girolamo Aleandro (docente alla Sorbona e amico di Erasmo da Rotterdam, oltre che bibliotecario alla Vaticana).[5]

Stemma di famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma è presente nel paese di origine del condottiero, Alviano, in Umbria, nel castello, sulla facciata della chiesa parrocchiale, unito però a quello degli Orsini, famiglia cui si era unito Bartolomeo, sposando nel 1482 Bartolomea. Lo ritroviamo anche a Todi, paese di origine della madre di Bartolomeo, della famiglia Atti, e ad Acquasparta nella chiesa parrocchiale, sulla lapide murale della tomba dove riposano i resti di Bernardino (fratello di Bartolomeo) e Livio d'Alviano, figlio del condottiero.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Piero Pieri, Bartolomeo d'Alviano in Dizionario biografico degli italiani, vol. 2, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1960. URL consultato il 18 dicembre 2014.
  2. ^ Canonici, Alviano, p. 62
  3. ^ Canonici, p. 13
  4. ^ Canonici, p. 26
  5. ^ Leonij, p. 22

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

La tomba di Bartolomeo d'Alviano,
chiesa di Santo Stefano (Venezia)
  • Sebastiano Mantica, Diario di Pordenone, a cura di G. Valentinelli, Venezia, 1862 (per nozze Porcia-di Montereale Mantica).
  • Sebastiano Mantica, Cronaca di Pordenone dal 1432 al 1544 : con aggiunte posteriori : trascrizione e revisione dell'edizione a stampa del 1881 di Vincenzo Joppi, con annotazioni, a cura di F. Boni de Nobili, (pubbl. per nozze Boni de Nobili-Stoppa, 2 settembre 2006).
  • Andrea Benedetti, Alberto Cassini, Cinquecento e dintorni, Pordenone, 1984.
  • Sandro Bassetti, Bartholomeo "Liviano" d'Alviano, unego sior de Pordenon. Historia de lo governador zeneral di la zente d'arme de la Serenissima Nostra Veneta Republica, Ellerani, S. Vito al Tagliamento, 1999.
  • Fabio Metz, Giulio Cesare Testa, La Signoria dei Liviani a Pordenone, S. Vito al Tagliamento, 2002.
  • Francesco Boni De Nobili, Una probabile traccia dei d’Alviano a Pordenone, «la Loggia», 2009 (12).
  • Francesco Boni De Nobili, La croce e la spada. Le armi araldiche nei luoghi di culto a Pordenone, Pordenone 2010.
  • Lorenzo Leonij, Vita di Bartolomeo di Alviano, Todi, 1858.
  • Luciano Canonici, Alviano - Una rocca, una famiglia, un popolo, Edizioni Porziuncola, "A.C. Grafiche" Cerbara - Città di Castello, 1983.
  • Luciano Canonici, Bartolomeo di Alviano, Tipografia Porziuncola - Assisi, 1991.
  • Pompeo Litta, Famiglie celebri d'Italia. D'Alviano d'Orvieto, Torino, 1835, ISBN non esistente.
  • Piero Pieri, ALVIANO, Bartolomeo d' in Dizionario biografico degli italiani, vol. 2, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1960. URL consultato il 15 novembre 2014.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Conte d'Alviano Successore Stemma d'Alviano.jpg
Francesco d'Alviano 1495 - 1515 Livio d'Alviano
Predecessore Signore di Pordenone Successore Stemma d'Alviano.jpg
Arciducato d'Austria, poi Repubblica di Venezia 1508 - 1515 Livio d'Alviano