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Battaglia del Garigliano (1503)

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Battaglia del Garigliano (1503)
parte della Guerra d'Italia del 1499-1504
Schema dello scontro
Data29 dicembre 1503
LuogoNei pressi del fiume Garigliano, nel territorio dei comuni di Castelforte, Santi Cosma e Damiano, Minturno e Formia
EsitoVittoria decisiva spagnola
Schieramenti
Comandanti
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La battaglia del Garigliano fu combattuta il 29 dicembre 1503 tra l'esercito al servizio del regno spagnolo, guidato da Gonzalo Fernández de Córdoba detto el Gran Capitán, e quello al servizio del regno francese comandato da Ludovico II del Vasto, marchese di Saluzzo. In entrambi gli eserciti erano presenti comandanti e soldati italiani. La battaglia venne dopo tre anni di scontri nel Mezzogiorno e determinò per oltre due secoli (15031734) le sorti politiche del Regno di Napoli. Córdoba lanciò a sorpresa un attacco contro i francesi e ottenne una vittoria decisiva, ponendo fine alla resistenza francese.

La spartizione del Regno di Napoli

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L'11 novembre del 1500, Luigi XII re di Francia e Ferdinando II re di Aragona avevano sottoscritto un patto segreto con il beneplacito di papa Alessandro VI: il trattato segreto di Granada, che prevedeva la spartizione del Regno di Napoli. Federico I di Napoli, all'oscuro dell'accordo, quando nel 1501 i francesi s'apprestarono ad invadere il suo regno, chiese aiuto alla Spagna essendo imparentato con Ferdinando II e consegnandogli anche delle piazzeforti in Calabria. Il re Federico, accortosi troppo tardi dell'inganno, cercò di trattare la resa, ma il 19 agosto i francesi entrarono a Napoli. Presto tra gli occupanti nacquero dissidi sulle modalità di spartizione, che portarono a molti scontri e alterne fortune, fino alla presa spagnola di Napoli il 16 maggio 1503. Presto Gaeta, sul Tirreno, e Venosa, sull'Adriatico, rimasero le uniche piazzeforti in mano ai francesi. A Gaeta arrivavano facilmente i rifornimenti via mare ed i francesi occupavano anche tutto il territorio a sud fino al fiume Garigliano, comprendente i castelli di Fondi, Itri, Castellone, Mola, Castellonorato (nel territorio dell'odierna Formia), Traetto, Roccaguglielma, Castelforte e Suio, terre avite sotto il controllo di Onorato III Caetani, alleato dei francesi.

Fase preliminare

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A metà di novembre nel 1503, l'esercito al servizio del regno francese e quello al servizio spagnolo si trovarono separati solo dal Garigliano. Gli spagnoli, schierati in inferiorità numerica, dovevano attraversare il fiume per spazzare via i francesi dal regno; i francesi dovevano attraversare il fiume per sperare di riconquistare Napoli. Malgrado vari tentativi riusciti dei francesi di attraversare il fiume grazie ad un ponte che erano riusciti ad allestire, la situazione era allo stallo ed entrambi gli schieramenti occupavano posizioni strategiche tra pantani e stagni insalubri, al freddo e sotto la pioggia battente. I francesi avevano l'accampamento tra le rovine della città di Minturnae, ai piedi di Traetto, presso la torre a guardia della foce. La situazione dei rifornimenti era più problematica per gli spagnoli, mentre i francesi, posizionati sulla sponda nord del fiume, ricevevano i materiali dal non lontano porto di Gaeta. La situazione sembrava in una fase statica, con piccole scaramucce in attesa di una svolta: o ci si decideva per la ritirata o per uno scontro definitivo. Ciò metteva in grave situazione la popolazione locale di entrambe le sponde, vessata dagli eserciti occupanti e poi colpita dalla peste.

Mentre Gonzalo de Córdoba stava valutando se attaccare o ritirarsi fino a che le condizioni meteorologiche non migliorassero, giunsero da Napoli i rinforzi di Bartolomeo d'Alviano e degli Orsini (il principale rappresentante della famiglia romana, il capitano di ventura Fabio Orsini, perirà nello scontro, ucciso da un verrettone che lo colpirà alla testa penetrando nell'elmo). Il Gran Capitán volle far credere al marchese di Saluzzo che l'esercito spagnolo si stesse ritirando ed alcuni giorni prima della battaglia fece disporre parte delle truppe come se si avviassero verso il fiume Volturno.

L'idea di Gonzalo era attraversare il fiume attraverso ponti assemblabili, fatti di botti e barche, che erano in costruzione nel castello di Mondragone, 12 km a sud dell'accampamento spagnolo di Sessa.

Durante la notte tra il 27 ed il 28 dicembre, il materiale venne trasportato dagli spagnoli nella zona della rocca di Suio, in posizione nascosta alla visuale della rocca stessa occupata dai francesi e circa 6 km a monte dell'accampamento francese. All'alba Bartolomeo d'Alviano, che guidava l'avanguardia, fece iniziare il montaggio del ponte. Verso le dieci del mattino egli passò dalla sponda sinistra a quella destra del Garigliano alla testa di un'avanguardia di soldati spagnoli (circa 4 000 uomini).

I 300 balestrieri normanni arroccati a Suio non se ne accorsero, così lo stesso Gonzalo de Córdoba passò il ponte con più di 2 000 uomini tra cui 200 cavalleggeri guidati da Prospero Colonna. Gonzalo aveva anche ordinato che venisse portato un altro assalto più a sud, al ponte francese ed al vicino traghetto del Garigliano.

Le truppe guidate da Bartolomeo d'Alviano risalirono il colle di Suio e i balestrieri francesi, presi alla sprovvista, scapparono verso Castelforte. Qui v'erano circa 300 fanti francesi che, all'arrivo dei fuggitivi, decisero di ritirarsi a loro volta verso Traetto: D'Alviano occupò quindi anche Castelforte. Tra il 28 e il 29 Gonzalo de Córdoba pernottò nella rocca di Castelforte, mentre d'Alviano a metà strada tra Castelforte e Traetto, forse nei pressi del torrente Ausente, che segna il confine occidentale del territorio comunale di Castelforte.

La notizia della ritirata si diffuse tra la popolazione, che voleva rivalersi delle vessazioni, vendicandosi dei soldati delle guarnigioni francesi presso Vallefredda, Fratte, Roccaguglielma e Minturnae. I soldati del campo principale francese erano in buona parte ammalati e non vi era modo di far arrivare in fretta altre forze dagli altri sparsi presidi. Il capitano francese Yves d'Alègre decise allora di disfare il ponte e iniziare una ritirata generale verso Gaeta, trasferendo al traino dei cavalli il materiale bellico di taglia piccola e su imbarcazioni il materiale bellico più pesante. Queste chiatte avrebbero dovuto percorrere un breve tratto di fiume e poi diversi chilometri di mare. Alla foce del fiume le condizioni del mare erano proibitive: tentando l'impresa perirono ben 300 uomini fra cui Piero "il Fatuo" de' Medici, primogenito di Lorenzo il Magnifico, il cui corpo venne poi ripescato e sepolto a Montecassino. Al campo rimasero tutti gli infermi, molte munizioni e nove cannoni.

Il Cavalier Baiardo difende da solo il ponte contro gli eserciti spagnoli (opera di Henri Félix Emmanuel Philippoteaux), 1840

D'Alviano all'alba si portò presso il campo nemico e constatò il suo abbandono; informò quindi Gonzalo de Córdoba che decise di continuare ad avanzare. Prospero Colonna, alla guida dell'avanguardia spagnola composta da cavalleggeri, raggiunse i francesi a Scauri. Pierre de Bayard (Baiardo), capitano dell'esercito francese, sbarrò per due ore il passaggio agli spagnoli presso un ponte, forse sul Rio Capodacqua, facendo guadagnare un buon margine di tempo alle forze in ritirata. Dopo vari piccoli scontri, i francesi si asserragliano presso il ponte di Mola di Gaeta, l'attuale Formia, ma la retroguardia spagnola riuscì a passare sul ponte francese mal presidiato. I francesi furono in grado di respingere i soldati di Prospero Colonna e poi, grazie a dei rinforzi, a travolgerli; tuttavia, l'arrivo della retroguardia spagnola non lasciò al marchese di Saluzzo altra scelta che ordinare la ritirata, protetta dalle truppe del genovese Bernardino Adorno, che perì sul ponte di Mola.

Asserragliati a Gaeta, i francesi, dopo alcuni giorni, trattarono la resa, consegnando tutto il Meridione d'Italia agli spagnoli.

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