Assedio di Forlì

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Assedio di Forlì
parte della guerra d'Italia del 1499-1504
Data19 dicembre 1499 - 12 gennaio 1500
LuogoForlì, Italia
EsitoVittoria papale
Schieramenti
Comandanti
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L'assedio di Forlì fu un episodio della Guerra d'Italia del 1499-1504. Visto quanto era accaduto a Imola, dove le porte vennero subito aperte dagli abitanti ai Francesi, Caterina Sforza chiese espressamente al popolo di Forlì se voleva fare altrettanto o se voleva essere difeso e, in questo caso sopportare un assedio. Dato che il popolo tentennava a risponderle, Caterina prese la decisione di concentrare tutti gli sforzi per la difesa nella fortezza di Ravaldino, lasciando la città al suo destino[1].

Il 19 dicembre il Valentino prese possesso anche di Forlì e pose l'assedio alla rocca. Caterina non cedette ai tentativi messi in atto per convincerla ad arrendersi, due fatti direttamente dal duca Valentino e uno dal cardinale Raffaele Riario. Mise anche una taglia su Cesare Borgia in risposta a quella che il Duca aveva messo su di lei: 10.000 ducati per entrambi, vivi o morti. Cercò anche di prendere prigioniero il Valentino, mentre questi era nei pressi della rocca per parlarle, ma il tentativo fallì.

Per molti giorni le artiglierie di ambedue le fazioni continuarono a bombardarsi a vicenda: quelle di Caterina inflissero numerose perdite all'esercito francese, senza che questo riuscisse a smantellare le difese principali della fortezza. Quello che veniva distrutto di giorno veniva poi ricostruito durante la notte. Gli assediati trovarono anche il tempo per suonare e ballare.

La resistenza solitaria di Caterina venne ammirata in tutta l'Italia[2]. Niccolò Machiavelli[3] stesso riporta che numerosissime furono le canzoni e gli epigrammi composti in suo onore, dei quali ci è giunto solo quello di Marsilio Compagnon.

Visto che il tempo passava e non si otteneva nessun risultato, il Valentino cambiò tattica. Iniziò a bombardare le mura della rocca in continuazione, anche di notte[4] fino a che, dopo sei giorni, si aprirono due grossi varchi. Il 12 gennaio del 1500 la battaglia decisiva fu cruenta e veloce e Caterina continuò a resistere combattendo lei stessa con le armi in mano fino a quando venne fatta prigioniera. Tra i gentiluomini catturati insieme con lei, c'era anche il suo segretario, il forlivese Marcantonio Baldraccani. Subito Caterina si dichiarò prigioniera dei francesi, sapendo che vi era una legge in Francia che impediva di tenere come prigionieri di guerra le donne.

Il Machiavelli, secondo cui la fortezza era mal costruita e le operazioni di difesa mal dirette da Giovanni da Casale, commentò: «Fece adunque la malaedificata fortezza e la poca prudenza di chi la difendeva vergogna alla magnanima impresa della contessa...»[5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La città si arrese a Cesare Borgia nella speranza di evitare il saccheggio d'uso. Ma, nonostante la resa fosse stata controfirmata dal duca con la promessa che i soldati non avrebbero depredato Forlì, essi "usando immanissima crudeltade et expressa tirannia, posero la città a sacco e non vi fu casa che non fosse spogliata, saccheggiata et vergognata". (Graziani Venturelli, p. 259)
  2. ^ Brogi, p. 200
  3. ^ Niccolò Machiavelli ebbe diversi incontri con Caterina nel luglio del 1499 in qualità di ambasciatore di Firenze
  4. ^ In contrasto con le usanze di guerra
  5. ^ Brogi, p. 222