Bona di Savoia

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Bona di Savoia (Avigliana, 10 agosto 1449Fossano, 23 novembre 1503), duchessa di Milano, e undicesima figlia di Ludovico di Savoia e di sua moglie Anna di Lusignano.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Principessa savoiarda alla corte di Francia[modifica | modifica wikitesto]

Bona nacque, siamo sicuri? nel castello di Avigliana da Ludovico di Savoia e da Anna di Lusignano, il giorno 10 agosto del 1449[1]. Rimasta nel 1462 orfana della madre, crebbe alla corte di Luigi XI di Francia[1]. In quel periodo, il Ducato di Savoia stava cadendo nell'area d'influenza francese[2]: la posizione del ducato era un ottimo avamposto per future mire militari in Italia. Infatti Luigi, quando era ancora delfino, sposò nel 1451[3] la sorella di Bona, Carlotta di Savoia, con l'intento di rafforzare tale stato di dipendenza.

Le lunghe trattative matrimoniali[modifica | modifica wikitesto]

Ludovico di Savoia, incisione di P. Giffart da disegno di F.I.D. Lange

Negli anni '60, il Duca di Milano Francesco Sforza aveva stabilito dei buoni rapporti diplomatici con la corte francese[4], in quanto conscio della pericolosità dello stato transalpino per l'equilibrio politico italiano. Pertanto, seguendo una sensata politica di real politik (facilitata anche dall'accondiscendenza del primogenito Galeazzo Maria, riluttante a sposare Dorotea Gonzaga[5]), lo Sforza propose a re Luigi il matrimonio del primogenito con Bona[1][6]. Tali trattative si rivelarono molto lunghe, e le motivazioni si possono riscontrare in una serie di impedimenti:

  1. Negli impegni militari di Galeazzo Maria, posto al comando di una spedizione militare volta a sostenere re Luigi contro Carlo di Borgogna[5].
  2. La morte del Duca Francesco Sforza, nel 1466[4], evento che rallentò le trattative matrimoniali.
  3. L'ostilità dei Savoia verso gli Sforza. I Savoia, infatti, ritenevano gli Sforza dei parvenus e degli usurpatori del trono meneghino[7], un tempo occupato, nel ruolo di duchessa consorte di Filippo Maria, da Maria di Savoia. Entrato in conflitto con Francesco Sforza, Ludovico non riuscì però a prendere il trono di Milano. Da quel momento i Savoia si sentirono soffocati tra la Francia e gli Sforza.

Dal punto terzo, si può comprendere il fallito tentativo di rapire, da parte di Amedeo IX, di Galeazzo Maria mentre cercava di ritornare in patria per prendere possesso del suo trono[5]. In seguito però alle pressioni di Luigi di Francia sul piccolo Stato, Amedeo acconsentì al matrimonio della nipote: il matrimonio per procura fu celebrato ad Amboise il 12 maggio 1468[1], mentre quello religioso a Milano il 7 luglio[1].

La bellezza di Bona[modifica | modifica wikitesto]

Ovviamente, Galeazzo Maria si informò bene sulle fattezze della futura sposa. All'inizio del 1468 inviò il suo pittore Zanetto Bugatti in Francia[8] per ritrarre la futura consorte e vedere se fosse di suo gradimento. Quando questi ritorno a Marzo[8], Galeazzo poté mostrare la sua soddisfazione. Quando poi i due consorti si conobbero per la prima volta, Galeazzo poté confermare ciò che vide nel dipinto:

« I rapporti inviati a Galeazzo su di lei in questo periodo la descrivono alta, ben proporzionata, di bella carnagione, con vita sottile, bei lineamenti e un carattere gentile. Lo stesso Galeazzo, che la incontrò a Novi e l'accompagnò a Vigevano per gli sponsali, dichiarò di essere "tanto contenti et consolati, che non lo posiamo ad sufficientiam dire né scrivere" »
(Daniel M. Bueno De Mesquita, Bona di Savoia, cit.)
Anonimo Lombardo, Bona di Savoia presentata da una santa martire, particolare, 1471-72, Pinacoteca del Castello Sforzesco, Milano.

Duchessa consorte di Milano[modifica | modifica wikitesto]

Una vita appartata[modifica | modifica wikitesto]

Negli otto anni in cui rivestì il ruolo di duchessa consorte, Bona di Savoia non si intromise mai negli affari politici del marito, benché fosse una donna energica[9]. Al contrario della precedente duchessa consorte, la suocera Bianca Maria Visconti, Bona si dedicò quasi esclusivamente alla crescita dei figli e ad essere nei loro confronti una madre premurosa e dolce. Mentre era in vita il marito, Bona si sforzò di mantenere buoni i rapporti tra Savoia e Sforza e compì due visite di stato: l'una a Firenze nel 1471, l'altra a Mantova.

La duchessa vedova[modifica | modifica wikitesto]

La tormentata reggenza (1476-1479)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Gian Galeazzo Maria Sforza.

I contrasti con il cognato Ludovico e la caduta del Simonetta[modifica | modifica wikitesto]

Rimasta prematuramente vedova dopo l'assassinio di Galeazzo Maria il 26 dicembre 1476[5], Bona dimostrò molta forza di carattere nel proteggere il futuro dei suoi figli, soprattutto del primogenito Gian Galeazzo Maria. Affidatasi alla competenza illuminata del segretario ducale Cicco Simonetta, Bona fu proclamata reggente il 9 gennaio del 1477[1][10] in nome del figlio novenne. La sua posizione, la quale fu rinsaldata dall'abile Simonetta, fu però contestata dai cognati, desiderosi di poter controllare la volontà del giovane duca. Questi (tra i quali spiccava l'ambizioso Ludovico Maria detto "il Moro") cercarono nel maggio del 1477 di estromettere Bona e Simonetta dalla tutela di Gian Galeazzo Maria, ma il Simonetta riuscì a precederli e ad esiliarli (25 maggio[1][10]). La rivalsa di Ludovico non tardò però a farsi aspettare: aiutato dal comandante Roberto di Sanseverino, il giovane Sforza allestì un esercito che invase il Ducato, conquistando tra il 1478 e il 1479 Genova e Tortona[1]. A facilitare le imprese dei due fu anche la progressiva caduta in disgrazia del Simonetta davanti agli occhi di Bona. Questa, nel frattempo, aveva intessuto una relazione sentimentale con il suo cameriere ferrarese Antonio Tassino, nemico personale del Simonetta[1]. Non è da escludere che l'influenza del Tassino sul cuore della duchessa causò la caduta del Simonetta, facilitata anche dall'avanzata del Moro. Fatto sta che l'8 settembre[1] Bona si riconciliò con il cognato, consegnandogli il 10 del Duchessa:

Cicco Simonetta
« Eccellenza illustrissima a me sarà tagliato il capo e voi in processo di tempo perderete lo stato »
(Cicco Simonetta in C. Santoro, Gli Sforza: la casata nobiliare, cit., pp. 213-214.)

La caduta (1480)[modifica | modifica wikitesto]

La frase pronunciato dal Simonetta non poté essere che veritiera: benché rimanesse ufficialmente ancora la reggente, coadiuvata dal nuovo cancelliere ducale Bartolomeo Calco[1], Ludovico il Moro aveva in mano la situazione politica dello Stato. Il 7 ottobre del 1480[1], infatti, Ludovico, col pretesto di proteggere la vita del nipote dalle mire di Antonio Tassino[11], lo fece trasportare nella "Rocchetta", l'area più imprendibile del Castello Sforzesco. Qui Gian Galeazzo Maria firmò un documento[12] con cui proclamava suo tutore lo zio a discapito della madre, la quale fu costretta ad andare ad abitare nel castello di Abbiategrasso, con un seguito costituito principalmente da spie del Moro[1].

L'esilio forzato[modifica | modifica wikitesto]

I dissaporti con il Moro e la morte del figlio[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante fosse stata esiliata ad Abbiategrasso, il trattamento riservato alla duchessa madre indignò profondamente sia i suoi parenti savoiardi, sia Luigi XI di Francia[1]. Se da un lato questi fecero pressione sul nuovo reggente perché le fosse concessa più libertà, dall'altro essa patrocinò, senza però pur prendervi parte direttamente, a dei complotti contro il Moro nel 1481 e nel 1483[1]. Quest'ultimo attentato, però, relegò Bona in una prigionia ancor più dura, dalla quale riuscì a liberarsi soltanto verso la fine degli anni '80, quando assistette al matrimonio del figlio duca e della figlia Bianca Maria. Fu al fianco di Gian Galeazzo[1] nel Castello di Pavia, quando morì il 21 settembre del 1494[10].

Lastra tombale raffigurante una suora, forse usata come lapide per Bona di Savoia, XIV secolo, museo d'arte antica nel Castello Sforzesco, Milano.

La fuga in Francia e la morte[modifica | modifica wikitesto]

Con l'arrivo di Carlo VIII in Italia, successore di Luigi sul trono francese, Bona fuggì in Francia alla corte di Amboise[13]: non si sentiva più al sicuro a Milano, con l'odiato cognato diventato finalmente duca. Non trovandosi però a suo agio nella corte francese, chiese ed ottenne dal nipote Filiberto II di Savoia asilo nella patria d'origine[1]. Le fu concesso un feudo a Fossano, ove Bona spirò il 17 novembre 1503[1][13], dimenticata anche dal mondo. Fu sepolta nella chiesa di San Giuliano a Savigliano[1].

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Gelosa del marito, che aveva un gran numero di amanti, accettò soltanto i figli illegittimi che lui ebbe prima del loro matrimonio.

Diede al marito quattro figli:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s Daniel M. Bueno De Mesquita, Bona di Savoia in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 1969, Treccani, 1969. URL consultato il 27 dicembre 2014.
  2. ^ Il 27 ottobre 1452 Luigi, ancora delfino, impose al duca Ludovico il trattato di Cleppié, con il quale il Ducato di Savoia veniva legato da un vincolo di alleanza alla Francia. Cfr. Francesco Cognasso, Ludovico di Savoia, in Enciclopedia Italiana online, Treccani, 1934
  3. ^ Angela Dillon Bussi, Carlotta di Savoia in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 20, Treccani, 1977. URL consultato il 27 dicembre 2014.
  4. ^ a b Cfr. Francesco Sforza
  5. ^ a b c d Cfr. Galeazzo Maria Sforza
  6. ^ G. Lopez, I Signori di Milano - dai Visconti agli Sforza, Milano, Newton&Compton Editore, 2013, p. 86.
  7. ^ "Nel 1447 alla morte di Filippo Maria Visconti, seguendo le direttive paterne, (Ludovico, N.d.A) agì con le armi e la diplomazia per essere riconosciuto signore dai Milanesi." in Francesco Cognasso, Ludovico di Savoia, cit.
  8. ^ a b Caterina Santoro, Gli Sforza: La casata nobiliare che resse il Ducato di Milano dal 1450 al 1535, Lampi di stampa, 1999, p. 118. URL consultato il 27 dicembre 2014.
  9. ^ Caterina Santoro, Gli Sforza: La casata nobiliare che resse il Ducato di Milano dal 1450 al 1535, Milano, Lampi di Stampa, 1999, p. 174.
  10. ^ a b c Cfr. Gian Galeazzo Maria Sforza
  11. ^ C. Santoro, Gli Sforza, pp. 217-219.
  12. ^ C. Santoro, Gli Sforza, p. 218.
  13. ^ a b C.Santoro, Gli Sforza, p. 307.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mariana Frigeni Careddu, Ludovico il Moro. Piacenza, Sperling e Kupfer 1997. ISBN 88-200-2434-9
  • Caterina Santoro, Gli Sforza: La casata nobiliare che resse il Ducato di Milano dal 1450 al 1535, Lampi di Stampa, Milano 1999
  • Guido Lopez, I Signori di Milano - dai Visconti agli Sforza, Newton&Compton Editori, Milano 2013
  • Daniel M. Bueno De Mesquita, BONA di Savoia, duchessa di Milano, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 11, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1969. URL consultato il 31 agosto 2017.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Duchessa consorte di Milano Successore
Bianca Maria Visconti 1468 - 1476 Isabella d'Aragona
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