Battaglia di Polesella (1509)

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Battaglia di Polesella
parte della Guerra della Lega di Cambrai
Data22 dicembre 1509
LuogoFiume Po, tra Polesella e Guarda Veneta
EsitoVittoria ferrarese
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
Sconosciuti17 galee e un numero imprecisato di altre imbarcazioni
Perdite
LeggereCirca 2.000 morti
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«Ebbe lungo spettacolo il fedele
vostro popul la notte e 'l dì che stette,
come in teatro, l'inimiche vele
mirando in Po tra ferro e fuoco astrette.»

(Ludovico Ariosto, Orlando Furioso: canto 40, 2, vv. 1-4)

La battaglia di Polesella o battaglia della Polesella fu una battaglia navale combattuta nel tratto del fiume Po compreso tra Polesella e Guarda Veneta il 22 dicembre 1509 nel quadro della guerra della Lega di Cambrai; vide contrapposte le forze di terra del Ducato di Ferrara e le forze navali della Repubblica di Venezia e si concluse con la vittoria schiacciante delle forze ferraresi, che affondarono quasi completamente la flotta veneziana e catturarono le navi superstiti.

Antefatto[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine di novembre del 1509 la Repubblica di Venezia aveva quasi completato la riconquista del Veneto, occupando nuovamente Montagnana, Este e il Polesine di Rovigo, il cui possesso le era stato strappato dal Ducato di Ferrara durante la campagna della Lega di Cambrai. A questo punto la repubblica decise di inviare una spedizione punitiva contro il ducato, ormai rimasto da solo a fronteggiare le armate della Serenissima, per lo sdegno causato dagli eccessi dell'occupazione ferrarese; secondo il senato veneziano, il duca Alfonso I d'Este si era spinto troppo oltre nel reclamare diritti territoriali sui castelli di Este e Montagnana e le sue truppe avevano saccheggiato e distrutto oltre misura le terre del Polesine durante l'occupazione.[1]

La flotta, composta di 17 galee e un numero imprecisato di altre imbarcazioni, e la cavalleria leggera, di supporto sulla riva sinistra, risalirono il Po al comando di Angelo Trevisan e depredarono il territorio da Corbola a Ficarolo; giunti a Pontelagoscuro non riuscirono a superare lo sbarramento della famosa artiglieria ferrarese, per cui la flotta fu ormeggiata nel tratto di fiume compreso tra Polesella e Guarda Veneta. In corrispondenza dell'isolotto chiamato Giaron i veneziani costruirono due bastioni, uno su ogni riva del Po, per proteggere la posizione in attesa della fanteria e del momento giusto per attaccare la città di Ferrara; l'esercito ferrarese tentò inutilmente di impedirne la costruzione sulla riva destra, subendo gravi perdite nell'attacco. I rinforzi veneziani però non arrivarono, anzi la cavalleria di supporto fu ritirata per difendere Vicenza, minacciata da un presidio francese a Verona.[1]

Nel frattempo, i mercenari slavoni e albanesi (i cosiddetti stradioti) compivano incursioni quotidiane fino alle porte di Ferrara, seminando morte e terrore, e un'altra flotta veneziana aveva conquistato Comacchio.

La battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Battista Dossi, Ritratto di Alfonso I d'Este, 1534 - 1536, Modena, Galleria Estense. Sullo sfondo la grande vittoria del duca ferrarese ottenuta a Polesella

Il duca Alfonso I d'Este e suo fratello, il cardinale Ippolito d'Este, conoscevano bene il fiume e il territorio e usarono questa conoscenza a proprio vantaggio, prevedendo con precisione una piena imminente. Il 21 dicembre, il giorno prima della piena prevista, il cardinale prese il comando dell'esercito e attaccò il bastione sulla riva destra; le forze veneziane, ora ridotte, cedettero e si ritirarono, permettendo alle forze ferraresi di fortificare l'argine.[1]

Nella notte tra il 21 e il 22 dicembre l'artiglieria fu schierata in gran silenzio al riparo delle fortificazioni, in attesa che la piena prevista portasse le chiglie delle imbarcazioni ad altezza di tiro; all'alba fu aperto il fuoco. La flotta veneziana fu colta di sorpresa, e nel caos che ne seguì molte navi affondarono e alcune furono catturate. I soldati e i marinai che tentarono di fuggire in acqua furono presi prigionieri e fucilati o uccisi senza pietà non appena raggiunta la terraferma. Fu più un massacro che una battaglia.

Le truppe di Ferrara conquistarono 15 galee, diverse altre imbarcazioni e 60 bandiere. I veneziani persero 2 000 uomini uccisi, arsi nelle navi o annegati. Nella battaglia morì anche Ludovico I Pico, signore di Mirandola, alleato dei ferraresi.

Angelo Trevisan, comandante della flotta veneziana, riuscì a fuggire, ma la sua galea affondò dopo 5 km. Tornato a Venezia, fu processato per "cattiva condotta e negligenza".

Quando il duca Alfonso I d'Este tornò a Ferrara cinque giorni più tardi, sua moglie Lucrezia Borgia lo accolse con le sue damigelle d'onore, la corte e la popolazione festante.

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L'esercito vincitore andò poi a riconquistare anche Comacchio, senza spargimento di sangue in quanto le navi veneziane si ritirarono prima dell'arrivo dei ferraresi.[1]

L'avanzata veneziana nel Ducato di Ferrara fu così bloccata e i confini si assestarono nuovamente su quelli stabiliti dal trattato di Bagnolo del 1484.

Le navi conquistate nella battaglia di Polesella furono in seguito restituite dal duca Alfonso I alla Repubblica di Venezia, quando ferraresi e veneziani si trovarono alleati durante le fasi finali delle guerre della Lega di Cambrai.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Guicciardini, Storia d'Italia

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Guicciardini, Storia d'Italia, Firenze, 1561.
  • Franco Cazzola, Venezia, Ferrara e il controllo del Po: dalla guerra del sale alla battaglia di Polesella, in "Archivio Veneto", a. CXXXXI, V serie, n. 210, 2010, pp. 241–254.
  • Adriano Mazzetti, Polesella 22 dicembre 1509: l'armata veneta "ruynata" in Po, in "Archivio Veneto", a. CXXXXI, V serie, n. 210, 2010, pp. 255–284.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]