Ludovico il Moro

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Ludovico Sforza
Pala Sforzesca - detail 01.jpg
Ludovico il Moro ritratto nella Pala Sforzesca, 1494-1495, oggi conservata nella Pinacoteca di Brera di Milano
Duca di Milano
In carica 14801494 de facto; 1494 - 1499 de jure
Incoronazione 1480
Predecessore Gian Galeazzo Sforza
Successore Ducato passato a Luigi XII di Francia
Duca di Bari
In carica 14791500
Predecessore Sforza Maria Sforza
Successore Isabella d'Aragona
Nome completo Ludovico Maria Sforza
Altri titoli Signore di Milano
Nascita Milano, Ducato di Milano, 3 agosto 1452
Morte Loches, Regno di Francia, 27 maggio 1508
Dinastia Arms of the House of Sforza.svg Sforza
Padre Francesco Sforza
Madre Bianca Maria Visconti
Consorte Beatrice d'Este
Coniugi Bernardina de Corradis
Cecilia Gallerani
Lucrezia Crivelli
Figli da Beatrice d'Este

da Bernardina de Corradis

da Cecilia Gallerani

  • Cesare

da Lucrezia Crivelli

da un'amante sconosciuta

  • Leone
Religione Cattolicesimo
Firma Unterschrift Ludovico Sforza.jpg

Ludovico Maria Sforza detto il Moro (Milano, 3 agosto 1452Loches, 27 maggio 1508) fu duca di Bari dal 1479, reggente del ducato di Milano dal 1480 al 1494 affiancando il nipote Gian Galeazzo Maria Sforza ed infine duca egli stesso dal 1494 al 1499.

Durante il suo regno, Milano conobbe il pieno rinascimento ed egli stesso tenne una delle più splendide corti del nord Italia. Patrono di Leonardo da Vinci e di altri artisti di rilievo della sua epoca, è noto soprattutto per aver commissionato l'Ultima Cena a Leonardo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

I primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Ludovico Maria Sforza nacque il 3 agosto 1452 a Milano, presso il palazzo dell'Arengario[1], quarto figlio maschio di Francesco Sforza e di Bianca Maria Visconti.

Riguardo al soprannome di "Moro" che si guadagnò da subito, esistono differenti interpretazioni:

  • secondo Alessandro Visconti, nella sua "Storia di Milano", ebbe questo soprannome dall'introduzione a sua opera nelle campagne lombarde del gelso, pianta che viene chiamata localmente moròn, termine dialettale derivato direttamente dal latino morus.[2] (Teoria oggi ritenuta la più plausibile)
  • forse a causa della carnagione scura e dei capelli neri come visibile in molti suoi ritratti.[3]
  • secondo alcuni si sarebbe chiamato Ludovico Mauro Sforza.[4]
  • secondo Benedetto Varchi, come sostenuto nella sua "Storia Fiorentina", il soprannome deriverebbe dalla sua impresa privata, raffigurante un moro che spazzola la veste d'una nobildonna, con il motto "Per Italia nettar d'ogni bruttura".

Pur essendo stato gravemente malato sui cinque anni, Ludovico si riprese e crebbe senza ulteriori problemi di salute. Pur nella condizione di figlio ultrogenito (senza quindi la speranza immediata di ereditare il trono paterno), la madre Bianca lo destinò ad istruirsi di una vasta cultura all'insegna dello spirito rinascimentale, soprattutto nel campo delle lettere classiche. Sotto la tutela dell'umanista Francesco Filelfo, Ludovico ricevette pertanto lezioni di pittura, scultura e lettere, oltre che venire istruito nelle questioni di governo ed amministrazione. A soli sette anni, a Mantova, accolse con la madre e i fratelli papa Pio II in visita alla città, facendo la propria prima uscita pubblica in un'occasione ufficiale.

Versato anche nelle materie militari, il 2 giugno 1464 ricevette dal padre Francesco il comando di un corpo composto di 1000 fanti e 2000 cavalieri. Era molto appassionato anche di caccia.

Il governo di Galeazzo Maria Sforza[modifica | modifica wikitesto]

Ludovico il Moro in armatura

Quando il padre Francesco morì, nel 1466, il primogenito Galeazzo Maria, fratello maggiore di Ludovico, divenne duca. Dopo dieci giorni, Ludovico era già a Cremona per mantenere unite le terre del ducato ed incoraggiare gli abitanti della città a tributare omaggi di fedeltà al nuovo duca. Nel settembre di quello stesso anno, ad ogni modo, cadde malato di "febbre terzana" dalla quale venne prontamente curato grazie all'intervento del medico di corte, Guido Perati assistito da Giacomo da Gallarate e Filippo da Novara.

Continuò ad occuparsi di missive diplomatiche rimanendo a Cremona sino all'anno successivo quando si portò a Genova per accogliere Ippolita Sforza, moglie di Alfonso d'Aragona, ricevendo quello stesso anno il titolo di conte di Mortara. Il 6 giugno 1468, Ludovico fu di nuovo a Genova per accogliere Bona di Savoia che ivi giunse il giorno 26 giugno, e la scortò sino a Milano dove, il 7 luglio, ebbero luogo le nozze col duca Galeazzo Maria. Fu ancora ambasciatore poi dal re di Francia e poi a Bologna. Nel 1471 fu a Venezia, passando nell'agosto dello stesso anno a Roma per l'incoronazione di papa Sisto IV e poi nel settembre di quello stesso anno alla corte di Torino.

Nel 1476 venne inviato in Francia dove, il giorno di Natale, venne ricevuto dal sovrano locale.

La riconquista del ducato e la "liberazione" di Bona di Savoia[modifica | modifica wikitesto]

Il potente consigliere ducale Cicco Simonetta che il Moro fece decapitare per "liberare" la cognata e il governo di Milano

Dopo l'assassinio del duca suo fratello a Milano, il 26 dicembre 1476, sul trono del ducato gli succedette il figlio Gian Galeazzo Maria Sforza, allora di soli sette anni. Ludovico ritornò frettolosamente dalla Francia non appena ricevuta conferma della notizia e, con l'aiuto del fratello Sforza Maria tentò di opporsi alla reggenza di Bona di Savoia, madre di Gian Galeazzo Maria, non tanto perché egli fosse opposto alla condotta della donna, quanto perché il ducato era in quegli anni nelle mani del consigliere ducale Cicco Simonetta, fiduciario di Bona. Ludovico e il fratello cercarono di sconfiggerlo con una congiura ai danni del governo milanese, ma il loro tentativo fallì: Sforza Maria morì, forse avvelenato, a Varese Ligure, mentre Ludovico fu costretto all'esilio a Pisa.

L'anno dopo, approfittando della polvere sollevata Congiura dei Pazzi di Firenze che aveva contrapposto i Medici alleati degli Sforza di Milano con il Papato ed il Regno di Napoli, venne nominato da Ferdinando I d'Aragona duca di Bari con le relative rendite per sostenere il suo ritorno a Milano.[5] Il 20 agosto 1479, dunque, con l'appoggio di Roberto Sanseverino, il Moro riprese la propria scalata alla volta della capitale lombarda partendo da Varese Ligure e risalendo la Valle Sturla e dal 23 agosto prese Tortona, risalendo poi per Sale, Castelnuovo Scrivia, Bisignano e Valenza. Il 7 settembre entrò a Milano dove ebbe modo di trattare con la duchessa che, vistasi costretta, accettò il ruolo del cognato riconciliandosi con lui e facendo dapprima detenere al castello e poi condannare a morte il Simonetta. Dalla corte venne allontanato anche Antonio Tassino, amante della cognata del Moro, che pure lo aveva assistito nel tentativo di allontanare la nefasta influenza del Simonetta.

La reggenza[modifica | modifica wikitesto]

Testone d'argento della seconda metà del Quattrocento che mostra sul diritto (a sinistra) il ritratto del duca Gian Galeazzo Maria Sforza, e sul rovescio (a destra) quello dello zio Ludovico il Moro suo tutore
Ritratto di profilo di Ludovico il Moro eseguito da Giovanni Antonio Boltraffio.

Il 3 novembre 1480, però, Ludovico il Moro assunse definitivamente il titolo di "governatore" del ducato e quindi di tutore del giovane duchino, esautorando Bona dalle azioni di governo e invitandola a lasciare Milano per il castello di Abbiategrasso (all'epoca denominato Abbiate).[6] Pur continuando dunque a ritenere il piccolo Gian Galeazzo Maria Sforza quale legittimo duca, Milano ebbe per vero padrone il Moro che tenne una propria corte e, muovendosi in modo accorto fra alleanze e tradimenti e avvantaggiandosi delle rivalità esistenti fra gli stati italiani, riuscì ad ottenere per la sua città una certa supremazia nel panorama degli stati rinascimentali italiani.

Temendo soprattutto la potenza della confinante Venezia, mantenne alleanze proficue con la Firenze di Lorenzo il Magnifico, con Ferdinando I re di Napoli e con il papa Alessandro VI Borgia. La nipote di Ferdinando, Isabella d'Aragona, andò sposa a Gian Galeazzo Maria Sforza, mentre il fratello di Ludovico, Ascanio, venne creato cardinale. Nel 1482 appoggiò ancora una volta gli aragonesi nella Guerra di Ferrara, svolgendo il ruolo di mediatore nella Pace di Bagnolo del 1484. Due anni più tardi, Ludovico diede il proprio sostegno a Ferdinando I di Napoli per contrastare la congiura dei baroni e ne ricevette in cambio il collare dell'Ordine dell'Ermellino. Approfittando della situazione impegnata per il ducato, nel 1487 le truppe svizzere invasero il milanese e giunsero a Domodossola, ma vennero prontamente respinte dalle milizie del Moro che nel luglio di quello stesso anno recuperarono anche Genova che dal 1479 si era resa nuovamente indipendente dal dominio sforzesco. Per contrastare la presenza veneziana in Romagna e le mire espansionistiche dei fiorentini, appoggiò le operazioni militari di sua nipote, Caterina Sforza, signora di Imola e Forlì.

Il 17 gennaio 1491, nella cappella ducale del Castello di Pavia, Ludovico il Moro sposò Beatrice d'Este, figlia di Ercole I d'Este, duca di Ferrara. Dal matrimonio nacquero Massimiliano e Francesco. Per cementare ancora di più l'unione tra le due casate, il 23 gennaio di quello stesso anno Alfonso d'Este, fratello di Beatrice, sposò Anna Sforza, nipote del Moro e sorella del duca Gian Galeazzo Maria.[5]

Duca di Milano[modifica | modifica wikitesto]

Busto di Ludovico il Moro, Portale d'ingresso alla Basilica di Sant'Ambrogio a Milano.
Busto di Beatrice d'Este, duchessa di Milano.

Gian Galeazzo, che era formalmente il duca, e la moglie Isabella, dopo il fastoso matrimonio avevano lasciato Milano per creare una loro corte a Pavia. Il giovane Gian Galeazzo non sembrava del resto avere desiderio di governare al posto dello zio Ludovico, ma fu sua moglie Isabella a richiedere l'intervento del nonno (il re di Napoli) affinché al marito venisse affidato il controllo effettivo del ducato.[7] Temendo le insistenze che ne sarebbero derivate dall'alleato napoletano e per rispondere a questa manovra, Ludovico si alleò allora con l'imperatore Massimiliano e con il re di Francia Carlo VIII.

Massimiliano, promise a Ludovico il Moro di riconoscere pubblicamente la sua successione al ducato e di difendere i suoi diritti, legittimando così l'usurpazione che molti adducevano allo Sforza, e per suggellare questa promessa sposò Bianca Maria Sforza, sorella del giovane Gian Galeazzo, la quale gli portò in dote la strabiliante somma di 500.000 ducati e molti doni predisposti accuratamente dallo stesso Moro per compiacere l'imperatore e ringraziarlo della preziosa presa di posizione in suo favore. L'11 settembre 1494 Carlo VIII arrivò ad Asti ricevuto con grandi onori da Ludovico.

Il 22 ottobre 1494 il duca Gian Galeazzo morì in circostanze rimaste misteriose: formalmente venne dichiarato morto per non aver seguito le cure prescrittegli dai suoi medici personali per un male che si trascinava da tempo e per la vita smodata che conduceva, ma a parere di molti contemporanei di rilievo come il Machiavelli o il Guicciardini[8], il responsabile di tale morte fu lo zio Ludovico, per avvelenamento. Il Moro non a caso gli succedette immediatamente a discapito dei legittimi eredi, toccando così il suo momento di massimo potere politico. Già il giorno successivo alla morte del duca, Ludovico il Moro era riuscito ad ottenere il titolo di dux ed a nominare suo legittimo erede il figlio primogenito Francesco.[9] Data la sua nuova posizione, da molti comunque malvista anche per la misteriosa, improvvisa e quantomai provvidenziale morte del nipote duca, Ludovico cercò di rendersi popolare con atti di benevolenza, permettendo il libero taglio dei boschi nelle sue riserve di caccia ed abolendo il dazio sulle biade per gli animali.

Carlo VIII, ora che il trono di Milano era nelle mani del Moro, conscio del suo desiderio di espandere la potenza del milanese, decise di dare un segnale forte allo Sforza pur senza compromettere i rapporti diplomatici tra i due stati: il re di Francia giunse facilmente sino a Napoli e la conquistò in breve tempo. Ludovico fu a questo punto che iniziò seriamente a preoccuparsi dell'eccessiva ingerenza dei francesi negli affari anche del suo stato e pertanto decise ancora uan volta di rovesciare le alleanze passando a schierarsi con Venezia e riuscendo a ricacciare Carlo in Francia grazie alla vittoria della Battaglia di Fornovo del 1495 (ricavando d'urgenza dei cannoni da un cumulo di 70 tonnellate di bronzo originariamente predisposte per una statua equestre progettata da Leonardo da Vinci).

Durante la calata di Carlo VIII in Italia la città di Pisa, che era soggetta alla Repubblica di Firenze, si era inoltre ribellata e poiché i fiorentini rifiutarono di aderire alla lega antifrancese che affrontò Carlo VIII a Fornovo, sia la Repubblica di Venezia sia Ludovico il Moro inviarono truppe a sostegno di Pisa contro Firenze, entrambi con l'obbiettivo di impadronirsi del controllo della città.

Intanto il Moro conobbe Lucrezia Crivelli, prima dama di Beatrice d'Este poi amante di Ludovico. Probabilmente fu lei la bella donna ritratta da Leonardo Da Vinci nel famoso quadro Belle Ferronnière. Beatrice d'Este morì di parto nel 1497 dopo una grande festa a Milano.

La caduta[modifica | modifica wikitesto]

Certosa di Pavia: il sarcofago (mai utilizzato) per il Moro e la moglie.

Carlo VIII morì nel 1498 e il suo successore Luigi XII di Francia, essendo nipote di Valentina Visconti, era quindi pretendente al ducato di Milano, e si diede infatti a preparare una spedizione contro il Duca. Visto che i pisani preferivano mettersi sotto la tutela di Venezia (la città era già stata soggetta al Signore di Milano sotto i Visconti) Ludovico ritirò le truppe da Pisa, avendo perso ogni speranza di potersi insignorire della città toscana. Rovesciò quindi l'alleanza con Venezia aiutando militarmente Firenze per la riconquista di Pisa, sperando che la Repubblica fiorentina lo aiutasse almeno con la diplomazia contro l'arrivo del re Luigi XII.

Ma la mossa si rivelò sbagliata e anzi lo privò di un prezioso alleato, Venezia, che lo aveva aiutato concretamente sin dalla Battaglia di Fornovo e non rendendogli certo l'aiuto di Firenze di cui il Ducato di Milano era sempre stato fiero avversario fin dal XV secolo. Tutto ciò fu evidente alla seconda discesa in Italia del re di Francia: Luigi XII alleatosi con Venezia che a questo punto era desiderosa di vendicarsi del voltafaccia di Ludovico a Pisa, passò in Italia e grazie anche alla rivolta del popolo milanese oppresso dalle tasse conquistò il Ducato in breve tempo occupandolo con le truppe francesi (settembre 1499). Di questa tragica discesa in Italia dei francesi che inaugurò un periodo di guerra ed invasioni straniere sulla penisola, Machiavelli incolpò direttamente Ludovico il Moro e la politica da lui portata avanti, un giudizio storico con cui furono concordi molti storici nei secoli ma che oggi molti tendono a rivedere.[10]

Ludovico si rifugiò a Innsbruck presso l'imperatore Massimiliano I d'Asburgo e nel 1500 tentò di riappropriarsi di Milano; le truppe svizzere sue alleate si rifiutarono di entrare in battaglia e Ludovico fu catturato dai francesi il 10 aprile presso il castello di Novara. Con l'arrivo dei francesi Milano perse l'indipendenza e rimase sotto dominio straniero per 360 anni.

La prigionia e la morte[modifica | modifica wikitesto]

Castello di Loches: il torrione dove venne tenuto prigioniero Il Moro

Ludovico venne portato prigioniero in Francia, passando per Asti, Susa e Lione dove giunse il 2 maggio. Luigi XII di Francia, malgrado le insistenze dell'imperatore Massimiliano per liberare Ludovico, si rifiutò di accondiscendere a queste richieste e anzi umiliò l'ex duca rifiutandosi di riceverlo ufficialmente, pur seguitando a trattarlo come un prigioniero speciale, permettendogli di andare a pesca e di ricevere degli amici. Nell'inverno successivo, quando il Moro si ammalò, il re di Francia inviò il suo medico personale per curarlo assieme ad un nano di corte per allietarlo.[11]

Dapprima venne detenuto al Castello di Pierre-Scize, venendo poi sposato a quello di Lys-Saint-Georges presso Bourges[12], ed infine trasferito nel castello di Loches nel 1504 dove ebbe ancora ulteriore libertà sino al suo tentativo di fuga nel 1508 quando il re di Francia, sentendosi offeso da questa mancanza di fiducia del suo sorvegliato speciale, dispose che fosse rinchiuso nel torrione del castello e privato di tutti i suoi comfort. Qui Ludovico il Moro morì il 27 maggio 1508, assistito dai conforti religiosi.[13] La sua salma non venne mai rimpatriata e venne sepolta a Tarascona, nella locale chiesa dei padri domenicani.

Dopo la morte di Ludovico il Moro, l'imperatore Massimiliano coi lanzichenecchi svizzeri riuscì a restaurare il ducato di Milano al primo dei figli di Ludovico, Massimiliano Sforza, che regnò per breve tempo come duca, lasciando poi il trono a suo fratello Francesco II Sforza che regnò anch'egli per un breve periodo. Alla morte di Francesco II nel 1535 e con lo scoppio delle guerre italiane, Milano passò con Carlo V definitivamente sotto il dominio dell'Impero spagnolo alle cui sorti rimase legato nei secoli successivi.

Matrimonio e figli[modifica | modifica wikitesto]

Il 17 gennaio 1491, nella cappella ducale del Castello di Pavia, Ludovico il Moro sposò Beatrice d'Este, figlia di Ercole I d'Este, duca di Ferrara. Da questa unione nacquero due figli maschi:

Il Moro ebbe inoltre una serie di figli illegittimi, tutti legittimati, che nel corso degli anni allargarono notevolmente la famiglia ducale e consentirono allo stesso Sforza di cementare alcune alleanze:

Con l'amante Bernardina de Corradis ebbe:

Con una sua amante sconosciuta ebbe un figlio:

  • Leone (Vigevano, 1482 - Piacenza, dopo il 1501), abate di San Vittore a Vigevano dal 1495.

Con la sua amante Cecilia Gallerani ebbe un figlio:

  • Cesare (Milano, 1491 - dopo il 1512), Abate di San Nazzario Maggiore di Milano dal 1498, Canonico di Milano dal 1503.

Con la sua amante Lucrezia Crivelli ebbe due figli:

La Milano di Ludovico il Moro[modifica | modifica wikitesto]

Leonardo da Vinci alla corte di Ludovico il Moro, dipinto del 1920 ad opera di Eleanor Fortescue-Brickdale.

Durante tutto il periodo della reggenza del Moro (e solo in minima parte durante il suo governo diretto del ducato), Milano conobbe un vero e proprio periodo d'oro, con la presenza a corte di artisti del calibro di Leonardo, Bramante[5] e Giovanni Ambrogio de Predis, oltre che di letterati come Bernardo Bellincioni, Antonio Cammelli (detto il Pistoia), Gaspare Visconti, Francesco Tanzi, Serafino Aquilano, Lancino Curti, Piattino Piatti. Nella prestigiosa Università di Pavia che fu largamente patrocinata dal Moro, insegnavano professori come Demetrio Calcondila, Giorgio Merula, Luca Pacioli e Franchino Gaffurio. Promosse l'operato di storici come Bernardino Corio che dal 1485 venne stipendiato fisso dalla corte per redigere la sua Storia di Milano che, oltre a ricostruire la narrazione degli eventi della città e del ducato dalle origini a quei giorni, si impegnò a celebrare la figura di Francesco Sforza, padre di Ludovico, legittimandone la successione al ducato di Milano e nel contempo legittimando la propria figura dopo la morte del nipote e la sua successione. Tale opera svolse anche Giovanni Simonetta, fratello dello sfortunato Cicco, che nel 1490 col patrocinio del Moro pubblicò le Rerum Gestarum Francisci Sfortiae Mediolanensium Ducis, dedicate appunto alla memoria del primo duca milanese della dinastia degli Sforza.

Il famoso dipinto di Leonardo da Vinci, Dama con l'ermellino, nella quale si riconosce la figura di Cecilia Gallerani, una delle amanti più note di Ludovico il Moro.

Nel ducato, il Moro lasciò opere di sua commissione che ancora oggi appaiono di straordinaria bellezza: a Milano proseguì la fabbrica del Duomo e quella del castello (dove fece realizzare la famosa Ponticella che ancora oggi da lui prende il nome), incrementandone la già ragguardevole e preziosa biblioteca, oltre a costruirvi il lazzaretto, a Pavia fece cospicue donazioni alla Certosa (dove contava di essere un giorno sepolto con la moglie) ed a Vigevano potenziò la residenza ducale, ingentilendo il borgo con la creazione della grandiosa piazza ovale ancora oggi simbolo distintivo della città, oltre a far realizzare la cascina Sforzesca, una fattoria completa alle sue dipendenze, all'avanguardia nelle ultime tecniche di coltivazione.

Un'amante di Ludovico, Cecilia Gallerani, venne ritratta da Leonardo nel famosissimo dipinto della Dama con l'ermellino ora a Cracovia, e un'altra, forse Lucrezia Crivelli, nella Belle Ferronnière al Louvre. Su iniziativa di Ludovico la chiesa di Santa Maria delle Grazie di Milano venne interamente ricostruita ed abbellita dal Bramante che ne fece una delle più belle espressioni del rinascimento Italiano, e nel suo refettorio, Leonardo vi dipinse il celeberrimo Cenacolo. Leonardo, che con Milano ebbe un rapporto privilegiato durato oltre vent'anni tanta fu la sua permanenza nella capitale lombarda, sempre su sprone di Ludovico, decorò il soffitto della Sala delle Asse del Castello Sforzesco a Milano e realizzò per la Confraternita dell'Immacolata Concezione la Vergine delle Rocce, nella versione oggi conservata al Louvre di Parigi. Per il matrimonio tra Gian Galeazzo Maria Sforza e Isabella d'Aragona, Leonardo progetterà e metterà in scena su commissione del Moro la cosiddetta Festa del Paradiso, un grandioso spettacolo celebrativo dell'intera dinastia degli Sforza di Milano.

Nello stesso periodo, su iniziativa di Ludovico il Moro, vennero realizzate anche molte opere di ingegneria civile e militare come la costruzione di canali e fortificazioni in tutta la Lombardia, oltre alla coltivazione del riso e del gelso, quest'ultimo in particolare legato all'allevamento del baco per la produzione di tessuti di seta, elemento che divenne fondamentale nell'economia lombarda. Nel 1498 istituì il Monte di Pietà.

Ludovico il Moro nella cultura popolare[modifica | modifica wikitesto]

Nella miniserie RAI del 1971 La vita di Leonardo da Vinci, Ludovico Sforza è impersonato dall'attore italiano Giampiero Albertini.

Nella serie televisiva del 2011 I Borgia, Ludovico Sforza è impersonato dall'attore inglese Ivan Kaye.

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Ludovico Sforza Padre:
Francesco I Sforza
Nonno paterno:
Giacomo Attendolo
Bisnonno paterno:
Giovanni Sforza
Trisnonno paterno:
Giacomo Attendolo
Trisnonna paterna:
?
Bisnonna paterna:
Elisa Petraccini
Trisnonno paterno:
Ugolino Petraccini
Trisnonna paterna:
 ?
Nonna paterna:
Lucia Terziani
Bisnonno paterno:
 ?
Trisnonno paterno:
 ?
Trisnonna paterna:
 ?
Bisnonna paterna:
 ?
Trisnonno paterno:
 ?
Trisnonna paterna:
 ?
Madre:
Bianca Maria Visconti
Nonno materno:
Filippo Maria Visconti
Bisnonno materno:
Gian Galeazzo Visconti
Trisnonno materno:
Galeazzo II Visconti
Trisnonna materna:
Bianca di Savoia
Bisnonna materna:
Caterina Visconti
Trisnonno materno:
Bernabò Visconti
Trisnonna materna:
Regina della Scala
Nonna materna:
Agnese del Maino
Bisnonno materno:
Ambrogio del Maino
Trisnonno materno:
 ?
Trisnonna materna:
 ?
Bisnonna materna:
Ne de Negri
Trisnonno materno:
 ?
Trisnonna materna:
 ?

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

immagine del nastrino non ancora presente Cavaliere dell'Ordine dell'Ermellino

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Altre fonti storiche come Bernardino Corio riportano il luogo di nascita del Moro a Vigevano e la data del 27 luglio 1451.
  2. ^ Alessandro Visconti, Storia di Milano, Milano 1945, p. 399.
  3. ^ Cfr. Francesco Guicciardini in John E. Morby, The Sobriquets of Medieval European Princes, Canadian Journal of History, 13:1 (1978), p. 13.
  4. ^ John E. Morby, The Sobriquets of Medieval European Princes, Canadian Journal of History, 13:1 (1978), p. 13.
  5. ^ a b c Ludovico Sforza in Biografias y vidas (in spagnolo)
  6. ^ Curioso è l'episodio narrato tra gli altri da Daniela Pizzagalli in "La Dama con l'ermellino", dove si riporta che a tal proposito, pare che il Simonetta avesse confidato a Bona vaticinando: A me sarà tagliato il capo e Voi, in processo di tempo, perderete lo stato
  7. ^ Pare che a fomentare la difficile situazione tra le due parti si fosse inserito anche il nobile Gian Galeazzo Trivulzio, da sempre inviso al Moro
  8. ^ Di tale parere fu anche l'annalista veneto Domenico Malipiero ed il filologo Giorgio Valla, anche se ad oggi non esistono prove certe di tale presunto avvelenamento.
  9. ^ A tal proposito, il poeta francese Filippo de Commynes commentò "si è "eletto da solo mettendo tutti nel sacco", mentre il poeta di corte Bernardo Bellincioni commentò il duca come dotato di "astuzia di volpe, energia di leone, rapacità di falco"
  10. ^ Ludovico Sforza in Encyclopaedia Britannica, URL consultata il 5 luglio 2016
  11. ^ Di questa vicenda fa un breve accenno anche Niccolò Machiavelli nel cap. III del suo trattato Il Principe
  12. ^ Personaggi famosi di Lys-Saint-Georges: Ludovico Sforza http://lys-saint-georges.fr/personnages.html
  13. ^ William Durant, The Renaissance in The Story of Civilization 5, Simon and Schuster ed. , New York, 1953, p. 191.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mariana Frigeni, Ludovico il Moro: un gentiluomo in nero, Editoriale nuova, Milano, 1980
  • F. Catalano, Ludovico il Moro, Dall'Oglio editore, Milano, 1985, ISBN 8877185996
  • Maurizio Gattoni, Sisto IV, Innocenzo VIII e la geopolitica dello Stato Pontificio (1471-1492), Roma, Edizioni Studium 2010, ISBN 978-88-382-4124-6
  • Maike Vogt-Luerssen, Die Sforza III: Isabella von Aragon und ihr Hofmaler Leonardo da Vinci, Norderstedt 2010

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Duca di Bari Successore
Sforza Maria Sforza 14791500 Isabella d'Aragona
Predecessore Duca di Milano Successore Arms of the House of Sforza.svg
Gian Galeazzo Sforza 14941499
coreggente con Gian Galeazzo Maria Sforza dal 1480 al 1494
Luigi XII di Francia
Predecessore Pretendente al ducato di Milano Successore Arms of the House of Sforza.svg
Sé stesso come duca 14991508 Massimiliano Sforza
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