Battaglia della Bicocca

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando la battaglia combattuta nel 1849 nell'omonimo quartiere di Novara, vedi Battaglia di Novara (1849).
Battaglia della Bicocca
parte della Guerra d'Italia del 1521-1526
Battle of Bicocca (location).png
Il luogo della battaglia
Data27 aprile 1522
LuogoBicocca, 3 miglia da Milano
EsitoVittoria imperiale
Schieramenti
Comandanti
Pavillon royal de la France.svg Odet de Foix
Pavillon royal de la France.svg Anne di Montmorency
Pavillon royal de la France.svg Jacques de La Palice
Pavillon royal de la France.svg Pierre Terrail de Bayard
Pavillon royal de la France.svg Renato di Savoia
Pavillon royal de la France.svg Pietro di Navarra
Pavillon royal de la France.svg Galeazzo Sanseverino
Pavillon royal de la France.svg Francesco Maria I della Rovere
Pavillon royal de la France.svg Girolamo Castiglione
Pavillon royal de la France.svg Ugo Pepoli
Pavillon royal de la France.svg Giovanni de Medici
Pavillon royal de la France.svg Sampiero Corso
Svizzera Albrecht von Stein
Svizzera Arnold Winkelried
Svizzera Ulrich von Sax
Svizzera Heinrich Tschudi
Svizzera Johann von Augsburg
Svizzera Johann von Mullinen
Svizzera Antonio di Diesbach
Svizzera Antonio Fischer
Svizzera Ludwig Schwinckart
Svizzera Gaspar Pfiffer
Svizzera Johann von Zurgilgen
Svizzera Zurbaulen von Zug
Svizzera Beat von Vonstetten
Flag of Most Serene Republic of Venice.svg Andrea Gritti
Flag of Most Serene Republic of Venice.svg Ludovico da Thiene
Flag of Most Serene Republic of Venice.svg Ercole Rangoni
Flag of Most Serene Republic of Venice.svg Galeazzo da Birago
Banner of the Holy Roman Emperor with haloes (1400-1806).svg Prospero Colonna
Banner of the Holy Roman Emperor with haloes (1400-1806).svgGirolamo Colonna
Banner of the Holy Roman Emperor with haloes (1400-1806).svgStefano Colonna
Banner of the Holy Roman Emperor with haloes (1400-1806).svgFrancesco Ferrante d'Avalos
Banner of the Holy Roman Emperor with haloes (1400-1806).svgAlfonso d'Avalos
Banner of the Holy Roman Emperor with haloes (1400-1806).svgGiambattista Castaldo
Banner of the Holy Roman Emperor with haloes (1400-1806).svgAntonio de Leyva
Banner of the Holy Roman Emperor with haloes (1400-1806).svgGiovanni di Cardona
Banner of the Holy Roman Emperor with haloes (1400-1806).svgPietro di Cardona
Banner of the Holy Roman Emperor with haloes (1400-1806).svgGirolamo Adorno
Banner of the Holy Roman Emperor with haloes (1400-1806).svgFrancesco da Castellalto
Banner of the Holy Roman Emperor with haloes (1400-1806).svgGeorg Frundsberg
Flag of the Duchy of Milan.png Francesco II Sforza
Flag of the Duchy of Milan.png Ambrogio da Landriano
Flag of the Duchy of Milan.png Matteo Beccaria
Flag of the Papal States (pre 1808).svg Francesco Salamone
Effettivi
migliaia di fanti e cavalieri francesi e veneti
8.000-14.000 fanti svizzeri

totale: 19.000-31.000
migliaia di fanti, archiburgieri e cavalieri imperiali
6.000 fanti milanesi
400 cavalieri pesanti milanesi

totale: 18.000
Perdite
3.000-7.000 fanti svizzeriminime
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La battaglia della Bicocca è fu un cruento scontro che si svolse nei pressi della Bicocca degli Arcimboldi, nell'omonimo quartiere alle porte di Milano, il 27 aprile 1522 (da non confondersi con la battaglia di Novara del 1849, detta anch'essa "battaglia della Bicocca"): la vittoria arrise agli imperiali di Carlo V a danno dei francesi di Francesco I e fu il preludio della disfatta del re di Francia a Pavia (1525).

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Lautrec (Odet de Foix) inizialmente non voleva impegnare le sue truppe in una battaglia campale contro il Colonna, preferendo rinforzarsi reclutando ulteriori soldati a Novara. Fu però costretto a cambiare idea in quanto a corto di denaro per poter mantenere i mercenari svizzeri che già da mesi non ricevevano la paga e che ormai minacciavano di disertare. Il 26 gennaio il Lautrec inviò un contingente di 400 cavalleggeri al comando di Sieur de Pontdormy a raccogliere informazioni sul campo nemico, apprendendone la posizione e le condizioni del terreno. Il Colonna decise allora di inviare messaggeri a Milano per chiedere rinforzi allo Sforza che venne in suo aiuto con 6.000 fanti e 400 cavalieri.

Battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Il 26 gennaio l'esercito imperiale al comando di Prospero Colonna si schierò nel parco della Bicocca degli Arcimboldi, dimora di campagna dell'omonima famiglia milanese, 6 km a nord del centro di Milano. Il parco era delimitato sul fianco sinistro da terreni paludosi, sul destro da un canale mentre davanti all'esercito imperiale si trovava una strada ribassata che il Colonna fece fortificare con bastione alto tre metri sul quale schierò l'artiglieria e subito dietro quattro file di archibugieri spagnoli al comando di Fernando Francesco d'Avalos, marchese di Pescara su un fronte di poco più di 500 m. Il centro dell'esercito imperiale era costituito dai lanzichenecchi al comando di Georg von Frundsberg e dai picchieri spagnoli, dietro di loro si disposero i cavalieri pesanti al comando del De Leyva. Francesco II Sforza, alla guida dell'esercito milanese, si pose difesa di uno stretto ponte su quello stesso canale nelle retrovie. L'esercito francese si schierò a nord della Bicocca, sulla strada per Sesto San Giovanni. La prima linea era costituita dalla fanteria svizzera guidata da Anne di Montmorency, organizzata in due blocchi da 4.000-7.000 fanti comandati l'uno da Arnold Winkelried e l'altro da Albert von Stein, insieme all'artiglieria. Il centro era formato dalla fanteria francese mentre ai suoi fianchi si trovava la cavalleria pesante guidata dal Lescun. Alla retroguardia si disposero le truppe venete sotto Francesco Maria I della Rovere, duca di Urbino.

Lautrec pensava di adottare la stessa tattica utilizzata da Gaston de Foix un decennio prima ovvero bombardare le linee nemiche con l'artiglieria costringendole ad uscire dall'area trincerata per poi dar battaglia. Gli svizzeri tuttavia non seguirono i suoi ordini e, commettendo lo stesso errore tattico della disfatta di Marignano, all'alba del 27 gennaio assaltarono all'arma bianca i cannoni nemici pensando di poterli catturare ed impadronirsi del campo. Il risultato fu disastroso in quanto in mezz'ora furono decimati dai cannoni e dagli archibugi nemici e i pochi che riuscirono a superare i bastioni eretti dal Colonna furono massacrati dai lanzichenecchi del Frundsberg. Anne di Montmorency fu l'unico nobile francese a sopravvivere. Nel frattempo Lautrec ordinò al Lescun e al Pontdormy di assaltare con la cavalleria il ponte difeso dallo Sforza ma le condizioni del terreno e ridotte dimensioni della struttura nullificarono l'efficacia delle cariche. Il Lescun riuscì comunque superare il ponte e a entrare nel campo nemico. Il De Leyva assaltò quindi il Lescun con la cavalleria spagnola riuscendo a respingerlo e solo il contentimento delle truppe sforzesche da parte del Pontdormy gli permise la fuga. A questo punto la cavalleria francese, per evitare l'accerchiamento, rinunciò alla cattura del ponte ritirandosi verso il resto dell'esercito. Appresa la disfatta degli svizzeri, il Lautrec decise di ritirarsi dal campo. Il Colonna, con il parere favorevole del Frundsberg e quello contrario dell'Avalos, optò per non inseguirlo poiché giustamente reputava l'esercito francese, pur essendo in gran parte integro (tolti gli svizzeri), non sarebbe stato in grado di tenere i suoi possedimenti in Italia. Alcuni reparti di cavalleria leggera e di archibugieri tallonarono comunque i francesi ma furono respinti dalle Bande Nere in ritirata insieme all'artiglieria.

Così Pietro Verri descrive la battaglia:

«"Frattanto Lautrec co' suoi Francesi, con otto mila Svizzeri, e co' Veneziani s'era ricoverato a Monza, ove eranvi il Montmorenci, il Maresciallo Chabannes, il Bastardo di Savoja, il Gran Scudiere Sanseverino, il Duca d'Urbino, Pietro di Navarra, ed altri illustri personaggi. L'armata della Lega sotto il comando di Prospero Colonna aveva posti gli alloggiamenti alla Bicocca, luogo situato fra Milano e Monza, e lontano circa quattro miglia della Città; il luogo era vantaggioso per la difesa. Lautrec aveva sin da principio avvisato il Re, ch'ei non avrebbe potuto difendere lo Stato contro l'armata che si andava formando, a meno che non gli venissero spediti soccorsi dall'Erario, onde stipendiare un numero conveniente di Svizzeri; e dalle lettere era bensì stato assicurato di riceverlo, ma realmente mai non l'ebbe. Egli teneva animati gli Svizzeri mancanti de' loro stipendj con promesse di imminente arrivo di danaro; ma essi già troppo lungo tempo delusi più non badavano alle lusinghe, e minacciavano di abbandonarlo e ritirarsi alle loro case. (...) Lautrec in vece secondandoli volle tentare una giornata: la tentò il giorno 27. di aprile 1522., venne battuto e rispinto, e perdette il Milanese. (...) Come andasse quell'affare ce lo dicono minutamente più Autori. Francesco Sforza era in Milano. Avvisato che i Francesi si movevano verso de' Collegati, fece dar campana a martello in Milano, dove e per odio verso de' Francesi, e per amore verso del Duca al momento uscirono quanti cittadini potevano armarsi per combattere; e sei mila se ne contarono (...) Oltre i sei mila Cittadini Milanesi armati, che sortirono a piedi in seguito del Duca, quattrocento lo accompagnarono a cavallo. Il Duca co' suoi giunse prima che cominciasse l'attacco. Egli si pose alla difesa di un ponte, ed ivi infatti si scagliò col maggiore impeto il Maresciallo di Foix; ma sebben penetrasse, venne rispinto poi con tanto disordine, che la battaglia diventò un macello, poiché dal ponte non potendovi passare che tre uomini d'armi di fronte, e ammucchiandosi per la smania di uscire in salvo, si trovarono talmente stretti i nemici, che nemmeno fu loro possibile il difendersi; quindi la maggior parte vennero tagliati a pezzi. I Veneziani poco si mossero, e rimasero quasi spettatori. Lautrec aveva fatto coprire di croci rosse il corpo di battaglia: questa era la divisa de' Collegati, che sperava di sorprendere. Ma Prospero Colonna informato di ciò fece porre a' suoi per nuovo segnale un manipolo d'erba nell'elmo, e così venne delusa l'astuzia. Tremila Svizzeri rimasero sul campo. Gli altri il giorno seguente abbandonarono l'armata. La battaglia della Bicocca è rimasta nella memoria de' Francesi, i quali per significare che un sito costerebbe molto sangue, e gioverebbe poco acquistandolo, soglion dire: "c'est une bicocque". La conseguenza di tal giornata fu che i Francesi intieramente perdettero il Milanese."»

(Storia di Milano, 1798 - Tomo II, pp. 186-189 (cap. XXIII))

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Gli svizzeri ebbero, a seconda delle fonti, 3.000-7.000 morti tra cui 22 capitani (compresi Albert von Stein e Arnold Winkelried) e numerosi feriti e il 30 aprile abbandonarono i francesi tornando in patria. La disfatta della Bicocca confermò la vulnerabilità della fanteria svizzera agli archibugieri e all'artiglieria determinandone il definitivo tramonto, peraltro già adombrato a Marignano. La sconfitta fu talmente pesante per l'esercito francese che fu costretto a ritirarsi prima in territorio veneto a Trezzo poi a Cremona quindi oltre le Alpi. L'esercito veneto, pressoché intatto, si ritirò nei domini della Serenissima. Nel luglio del 1523 Andrea Gritti, divenuto doge, firmò il trattato di Worms con Carlo V con il quale rinunciava ad ogni supporto ai francesi, ritirandosi dalla guerra. Le perdite dell'esercito imperiale furono minime. Di lì a poco gli imperiali al comando di Fernando Francesco d'Avalos conquisteranno Genova. Dopo la perdita di questa città i francesi cedettero il Castello Sforzesco a Francesco II Sforza che ottenne il completo controllo su Milano e continuò a governare il Ducato fino alla sua morte nel 1535.

Dal punto di vista della linguistica storica, può essere interessante rilevare che se in francese, lingua degli sconfitti, il termine ha assunto l'accezione segnalata dal Verri, al contrario in spagnolo bicoca, simbolo di una facile vittoria, ha assunto il valore di "facile guadagno, cosa di valore che si può acquisire con poco sforzo".

Note[modifica | modifica wikitesto]


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