Guerra d'Italia del 1494-1498

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Prima Guerra d'Italia
parte delle Guerre d'Italia
L'Italia settentrionale nel 1494
Data 1494 - 1495
Luogo Italia
Casus belli discesa in Italia di Carlo VIII di Francia
Esito Vittoria italiana
Schieramenti
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La prima guerra italiana (1494-1495), a cui talvolta ci si riferisce con l'espressione guerra italiana del 1494 o guerra italiana di Carlo VIII, fu la fase di apertura delle Guerre d'Italia del XVI secolo. Il conflitto vide Carlo VIII di Francia, il quale ebbe inizialmente un aiuto da parte del Ducato di Milano, con al seguito la Repubblica di Genova, contro il Sacro Romano Impero, la Spagna e un'alleanza composta dai maggiori stati italiani dell'epoca, ossia la Repubblica di Venezia, lo Stato Pontificio, il Regno di Napoli e il Ducato di Milano, guidata da Papa Alessandro VI.

Preludio[modifica | modifica wikitesto]

Papa Innocenzo VIII, in conflitto con Ferdinando I di Napoli a causa del mancato pagamento di quest'ultimo delle quote papali, aveva scomunicato il re di Napoli con una bolla dell'11 settembre 1489, offrendo il regno al sovrano francese Carlo VIII; nonostante nel 1492 Innocenzo, in punto di morte, avesse assolto Ferdinando, il regno rimase un pomo della discordia lanciato nelle politiche italiane. A questo si aggiunse la morte, quello stesso anno, di Lorenzo de' Medici, Signore di Firenze e perno della stabilità politica tra gli stati regionali. Pacificati i rapporti con le potenze europee, Carlo VIII, che vantava attraverso la nonna paterna, Maria d'Angiò (1404-1463), un lontano diritto ereditario alla corona del Regno di Napoli, indirizzò le risorse della Francia verso la conquista di quel reame, incoraggiato da Ludovico Sforza, detto Il Moro (che ancora non era duca di Milano ma ne era solo reggente) e sollecitato dai suoi consiglieri, Briçonnet e de Vers.

La riconquista del Sud della Penisola, già governato dalla Casata degli Angioini durante il secolo XIII, non comprendeva, nei progetti, anche la Sicilia. Quest'ultimo fatto depone a favore della tesi secondo la quale Carlo VIII non intendeva accrescere semplicemente i domini della sua Casata, ambizione comune a molte case regnanti di area mitteleuropea o anglosassone, ma farne piuttosto la base di partenza per quelle Crociate la cui eco era rinvigorita dalla cacciata degli arabi dall'ultimo possedimento spagnolo, il Regno di Granada (1492), avvenuta proprio in quegli anni. Il progetto politico della Res Publica Christiana Pro Recuperanda Terra Sancta aveva ancora presa nelle classi dirigenti europee nonostante la fine rovinosa cui andarono incontro sia la maggior parte di quel progetto stesso, sia coloro che intesero realizzarlo ben prima, intorno alla metà del Duecento.

Il conflitto[modifica | modifica wikitesto]

La discesa di Carlo VIII[modifica | modifica wikitesto]

Le truppe francesi entrano a Firenze, 17 novembre 1494, di Francesco Granacci.

Carlo discese in Italia il 3 settembre 1494 con un esercito di circa 30.000 effettivi dei quali 8.000 erano mercenari svizzeri, dotato di un'artiglieria moderna. Venne accolto festosamente dai duchi di Savoia.

Accampamento ad Asti[modifica | modifica wikitesto]

Il suo esercito si accampò ad Asti l'11 settembre, dove Carlo VIII ricevette l'omaggio dei suoi sostenitori: Margarita dè Solari fanciulla di undici anni (nel 1495 gli dedicherà Les Louanges du Mariage) alloggiando nel Palazzo del padre in Asti ne ascolterà le odi ; il cardinale Giuliano della Rovere, Ludovico Sforza con la moglie Beatrice d'Este ed Ercole d'Este, duca di Ferrara. A Pavia conobbe Gian Galeazzo Sforza e sua moglie Isabella d'Aragona . Isabella ne approfittò per scongiurarlo di proteggere la sua famiglia dalle mire di Ludovico Sforza. Tuttavia, un mese dopo questo incontro, il marito Gian Galeazzo Sforza morì, probabilmente avvelenato, e Ludovico il Moro divenne signore di Milano con il benestare dei francesi.

Carlo, dapprima intenzionato a percorrere la via Emilia fino alla Romagna, ne venne dissuaso da atteggiamenti bellicosi di Caterina Sforza, signora di Forlì e Imola. Così, dopo una tappa a Piacenza, si diresse verso Firenze. La città era tradizionalmente filofrancese, ma la politica incerta del suo signore, Piero di Lorenzo de' Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico, l'aveva schierata in difesa degli Aragonesi di Napoli. Il pericolo incombente dei saccheggi e delle violenze dell'esercito francese (enfatizzato da una violenta predica di Girolamo Savonarola) accentuò il rancore della maggior parte dei cittadini contro i Medici.

Assedio di Fivizzano[modifica | modifica wikitesto]

Per la prima volta nella storia venne utilizzata l'artiglieria nell'assedio di Fivizzano nell'ottobre del 1494. Il triste primato di essere stata la prima città dove fu combattuta la guerra moderna è stato raccontato da Francesco Guicciardini in Storia d'Italia (Guicciardini): "... e accostatosi a Fivizano, castello de' fiorentini, dove gli condusse Gabriello Malaspina marchese di Fosdinuovo loro raccomandato, lo presono per forza e saccheggiorno, ammazzando tutti i soldati forestieri che vi erano dentro e molti degli abitatori: cosa nuova e di spavento grandissimo a Italia, già lungo tempo assuefatta a vedere guerre più presto belle di pompa e di apparati, e quasi simili a spettacoli, che pericolose e sanguinose". Carlo VIII entrò il 29 ottobre a Fivizzano, saccheggiandola.

Successivamente i francesi posero l'assedio alla rocca di Sarzanello, chiedendo che gli fosse lasciato il passo per Firenze. Piero, mutato consiglio, all'insaputa della città, gli concesse più di quanto chiedesse: le fortezze di Sarzanello, di Sarzana e di Pietrasanta, le città di Pisa e di Livorno e via libera per Firenze. Tornato a Firenze l'8 novembre, Piero ne fu immediatamente cacciato dai fiorentini, che considerarono il suo atteggiamento vile e servile, e proclamarono la Repubblica. Allo stesso tempo i fiorentini agevolarono l'invasione di Carlo VIII, considerandolo restauratore della loro libertà e riformatore della Chiesa, il cui Papa Alessandro VI (Rodrigo Borgia) era considerato indegno dal Savonarola.

Passaggio in Lazio[modifica | modifica wikitesto]

Carlo però, timoroso di inimicarsi le potenze europee, non intendeva deporre il Borgia dal papato. Marciò verso Roma e prese dapprima Civitavecchia. Il 31 dicembre 1494, approfittando di una coincidenza fortunata, ottenne dal papa l'ingresso pacifico nella Città Eterna[1]. L'accordo non risparmiò Roma dai saccheggi delle truppe francesi. Per evitarne un'ulteriore permanenza in città, il 6 gennaio 1495 Alessandro VI accolse Carlo VIII e ne autorizzò il passaggio negli Stati pontifici verso Napoli, affiancandogli come cardinale legato il figlio Cesare Borgia.

Carlo VIII assediò ed espugnò il castello di Monte San Giovanni, trucidando 700 abitanti, e Tuscania (Viterbo), distruggendone due terzieri e uccidendone 800 abitanti.

Conquista di Napoli[modifica | modifica wikitesto]

Ingresso delle truppe francesi a Napoli, il 22 febbraio 1495, dalla Cronaca figurata del Quattrocento di Melchiorre Ferraiolo

Il 22 febbraio occupò Napoli senza praticamente combattere: il re Ferdinando II, detto Ferrandino, era già fuggito con tutta la corte in vista di una futura resistenza. Incoronato re di Napoli, vi stette fino a maggio quando il popolo e le armate napoletane, al grido di "ferro! ferro!", nuovamente rinvigorite sotto le insegne aragonesi del giovane re Ferrandino, riuscirono a scacciare i francesi dal Regno.

La velocità e la violenza della campagna lasciarono attoniti gli italiani. Specialmente i veneziani e il nuovo duca di Milano, Ludovico il Moro, capirono che se Carlo non fosse stato fermato, la penisola sarebbe presto diventata un'altra provincia della Francia[2].

La Lega di Venezia[modifica | modifica wikitesto]

La velocità con cui i francesi avanzarono assieme alla brutalità dei loro attacchi sulle città, spaventarono gli altri stati italiani. Ludovico, capendo che Carlo aveva pretese anche sul Ducato di Milano e che non si accontentava della sola annessione del Regno di Napoli, si rivolse al Papato. Coinvolto in un "potente gioco" tra la Francia e i vari stati italiani e intenzionato ad assicurare feudi secolari per i suoi figli, Papa Alessandro VI, salito al soglio pontificio il 31 marzo 1492 organizzò un'alleanza, conosciuta come la Lega Santa del 1495 o Lega di Venezia, composta da diversi oppositori dell'egemonia francese in Italia: il Papato, Ferdinando II d'Aragona, il quale era anche Re di Sicilia, il Sacro Romano Imperatore Massimiliano I, gli Sforza di Milano, Il Regno d'Inghilterra e la Repubblica di Venezia; quest'ultimo stato vi fece ingresso apparentemente con lo scopo d'opporsi all'Impero ottomano, mentre il suo reale obiettivo era l'espansione francese in Italia. La lega ingaggiò un condottiero veterano, Francesco II Gonzaga, marchese di Mantova, per raccogliere un esercito ed espellere i francesi dalla penisola. Dal 1º maggio questo esercito incominciò a minacciare i presidi che Carlo aveva lasciato lungo il suo tragitto per assicurarsi i collegamenti con la Francia.

Un evento poco conosciuto: la battaglia di Rapallo[modifica | modifica wikitesto]

Consequenzialmente al cambio di alleanza del Moro e del Ducato di Milano, anche Genova, che in quell'epoca ne era soggetta, (pur essendoci comandanti genovesi sia nel capo francese sia in quello alleato), si ritrovò a combattere i transalpini nelle forze della Lega. La flotta franco-genovese aveva stabilito nel 1495 una base a Rapallo, in Liguria, per assicurare gli approvvigionamenti all'esercito di Carlo VIII e soprattutto il trasporto delle pesantissime artiglierie. In quell'occasione i mercenari svizzeri al soldo del re di Francia avevano dato prova di una brutalità inusitata quanto inutile, saccheggiando la cittadina subito dopo uno scontro con le forze aragonesi. I francesi avevano avuto quindi modo di suscitare le ire dei rapallesi e con loro dei genovesi stessi, che si sarebbero vendicati l'anno seguente. Infatti il 2 maggio 1495, la flotta francese (sette galere, due fuste e due galeoni), comandata dal Sire de Molans si scontrò con la squadra genovese di Francesco Spinola e di Fabrizio Giustiniani, (otto galere, due saettie e una caracca). Lo scontro avvenne all'alba, e fu una sconfitta totale per i francesi: tutte le navi vennero catturate, e, contemporaneamente, a terra, un contingente di truppe sbarcate dalla flotta genovese al comando di Gian Ludovico Fieschi e Giovanni Adorno, aiutati dai Rapallini, sbaragliarono i transalpini rimasti a terra prendendo il controllo dell'abitato. Il successo ottenuto venne incrementato pochi giorni dopo quando un convoglio di dodici velieri venne catturato nelle acque di Sestri Levante.

Nel bilancio della battaglia si devono considerare poi le ingenti ricchezze trasportate dalle navi dei transalpini, che comprendevano, tra l'altro, diverse donne e monache partenopee, e le porte bronzee di Castel Nuovo di Napoli. Porte che poco dopo vennero restituite, e che recano ancora, sul retro, i segni della battaglia. Il resto del bottino fu distribuito tra i marinai, i soldati e i comandanti, e in parte venne usato per erigere la chiesa di Santa Maria Annunziata a Genova.[3]

Dopo questa sconfitta la flotta francese cessò virtualmente di esistere per molti e molti anni. Ciò inoltre rese molto più precaria la situazione di Carlo VIII, che si vide costretto a ritirarsi dal momento che non poteva più contare né su vie di terra, (ora che non aveva più appoggi negli stati italiani), né su rotte di mare per i contatti con la Francia, l'approvvigionamento e la spedizione del bottino fatto in Italia, senza contare l'assenza di navi per trasportare la sua tanto poderosa quanto pesante e lenta artiglieria.

Conclusione: La battaglia di Fornovo[modifica | modifica wikitesto]

Carlo, volendo evitare di rimanere intrappolato in Campania, il 20 maggio lasciò Napoli e marciò verso la Lombardia, dove incontrò l'armata della Lega nella Battaglia di Fornovo il 6 luglio 1495. Il risultato della battaglia fu tuttavia incerto, e, per certi versi, lo è ancora oggi, perché, pur essendo i Collegati in superiorità numerica e sotto il comando di uno dei più abili condottieri dell'epoca, Francesco Gonaga, l'esercito di Carlo VIII rimaneva comunque più potente sotto l'aspetto tecnologico, e per numero e qualità di artiglierie. Già all'epoca sia gli italiani sia i francesi sostennero di aver vinto entrambi. Tuttavia il risultato della battaglia può essere considerato almeno su tre livelli: a livello tattico, strategico e politico. A livello tattico fu una debolissima vittoria francese, poiché Carlo VIII aveva salvato l'esercito e aveva inflitto più perdite agli avversari, (anche se bisogna considerare che i transalpini uccidevano i propri prigionieri, gli italiani no, e questo influisce sul conteggio delle perdite). A livello strategico fu una parziale vittoria della Lega, dal momento che seppure non fosse riuscita ad annientare il Re di Francia aveva ottenuto lo scopo di farlo ritirare dalla penisola con un esercito comunque ridotto e senza bottino, avendo catturato le salmerie e gran parte del parco di artiglieria in seguito alla battaglia. In questo senso la precedente battaglia di Rapallo aveva avuto una certa importanza, dato che i francesi si erano ritrovati in una situazione decisamente critica per qualunque esercito. Infine, a livello politico gli Stati della Lega Santa si divisero e ricominciarono a ordire l'uno contro l'altro, (anche all'interno degli Stati stessi) poco tempo dopo lo scontro, e ciò, a prescindere da come fosse stato l'esito militare della battaglia di Fornovo, dimostrò quale e quanto fosse la reale debolezza degli italiani: le divisioni intestine. Anche se Fornovo non era stata una vittoria totale ogni sovrano europeo avrebbe titubato di fronte alla prospettiva di combattere in una terra straniera e contro una coalizione ricca (si sa, la guerra si combatte anche con il denaro) come quella eventuale di Principati, Signorie e Repubbliche italiani. E infatti Carlo VIII aveva iniziato la propria ritirata da Napoli non perché fosse stato sconfitto sul campo, quanto dalla seria prospettiva di tale eventualità. Sotto questo aspetto, la battaglia di Fornovo fu una micidiale sconfitta per tutti gli stati della Lega.

Il Monarca francese si ritirò in Francia passando attraverso la Lombardia. Poco prima di morire, radunò nuovamente le sue forze e tornò in Italia.

Il Mal francese[modifica | modifica wikitesto]

L'esercito di Carlo venne colpito a Napoli da un misterioso morbo. Mentre non è chiaro se la malattia provenisse dal nuovo mondo o fosse una versione più virulenta di una già esistente, la prima epidemia conosciuta di sifilide scoppiò nella città. Il ritorno dell'esercito francese verso nord diffuse la malattia in tutta Italia, e alla fine in tutta Europa. La malattia venne quindi conosciuta in quasi tutta Europa col nome di "Mal francese", o "Mal Napoletano".

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'amante del papa, Giulia Farnese, moglie del suo alleato Orsino Orsini, e la suocera, Adriana Mila, in viaggio da Bassanello verso il Vaticano, caddero in mano dei soldati francesi. Carlo le usò come merce di scambio: le donne vennero liberate nel giro di un mese e l'esercito francese entrò sfilando in Roma
  2. ^
    « - Ecco (dicea) sì pente Ludovico

    d'aver fatto in Italia venir Carlo;
    che sol per travagliar l'emulo antico
    chiamato ve l'avea, non per cacciarlo;
    e se gli scuopre al ritornar nimico
    con Veneziani in lega, e vuol pigliarlo.
    Ecco la lancia il re animoso abbassa,
    apre la strada e, lor mal grado, passa. »

    (Ludovico Ariosto, Orlando Furioso XXXIII, 31)
  3. ^ BATTAGLIA NAVALE a Rapallo nel 1495