Orlando innamorato

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Orlando innamorato
Orlando innamorato.jpg
Rappresentazione dell'Opera
Autore Matteo Maria Boiardo
1ª ed. originale 1483
Genere Poema cavalleresco
Lingua originale italiano
Protagonisti Orlando
Altri personaggi Bradamante, Agramante, Rinaldo, Medoro, Astolfo, ecc.
« Rispose Orlando: - Io tiro teco a un segno,
Che l'arme son de l'omo il primo onore;
Ma non già che il saper faccia men degno,
Anci lo adorna come un prato il fiore; »
(Matteo Maria Boiardo, Orlando innamorato)

L'Orlando innamorato è un poema cavalleresco scritto da Matteo Maria Boiardo. Narra una successione di avventure fantastiche, duelli, amori e magie. Scritto in ottave (8 versi che rimano secondo lo schema ABABABCC), per permettere lo sviluppo di un discorso piuttosto lungo, è diviso in tre libri: il primo di ventinove canti, il secondo di trentuno e il terzo, appena iniziato, di otto canti e mezzo; ogni canto è costituito da una sessantina di ottave per un totale di 35.432 versi.

Il poema fu pubblicato per la prima volta nel 1483, quando ancora l'autore non aveva messo mano al terzo libro. La prima edizione comprendente anche i restanti canti uscì postuma nel 1495. Di entrambe le stampe non è rimasta traccia. La più antica pubblicazione giunta sino a noi è quella di Piero de Plasiis del 1487, in due libri, conservata alla Biblioteca Marciana di Venezia.[1] Dopo successive sedici edizioni, non fu più ripubblicato per quasi tre secoli.

Origine e fortuna dell'opera[modifica | modifica wikitesto]

Boiardo era il conte di Scandiano, feudo nelle vicinanze di Reggio Emilia, e fu alla corte di Ferrara prima sotto il duca Borso d'Este e poi con Ercole I d'Este. A quest'ultimo dedicò il poema, che ha un intento encomiastico e edonistico: vuole gratificare e divertire la corte degli Estensi. Fonde l'epica e i personaggi del ciclo carolingio con le storie d'amore e il meraviglioso fiabesco del ciclo bretone; inoltre l'autore utilizza molto le fonti classiche come Ovidio, Apuleio, Virgilio.

Boiardo iniziò a scrivere L'Innamoramento di Orlando nel 1476. Sappiamo che sei anni più tardi aveva portato a compimento i primi due libri. Gli studi di Giulio Bertoni hanno rivelato come dopo l'edizione del 1483 un certo Alvise Roseto, amanuense di corte, lavorasse alla trascrizione di un esemplare «di carte vitelline, con principio miniato d'oro a l'antiga, su l'arma ducale, e per entro con lettere rosse e azzurre».[2] La nuova versione doveva evidentemente essere donata al duca stesso. Solo successivamente, comunque, Boiardo stilò gli otto canti e mezzo del terzo libro, procedendo con estrema lentezza e lasciando il testo incompiuto per la morte sopravvenuta nel 1494.

L'opera si presenta tripartita; il terzo libro, contrariamente ai precedenti non è concluso, a causa di preoccupazioni politiche e quindi poetiche che coinvolsero l'autore: la calata in Italia di Carlo VIII di Francia. Questo poema fu poi la fonte d'ispirazione dell'Ariosto il quale, utilizzando personaggi e temi boiardeschi, scrisse l'Orlando furioso, in quella che fu concepita come una vera e propria continuazione dell'Innamorato; l'immediato e duraturo successo ottenuto dal poema ariostesco oscurò la fama dell'Orlando innamorato.

Il punto di forza della storia sono i personaggi, così vari, molti ben definiti, con le loro idee ed i loro desideri, che sono quelli degli uomini di tutti i tempi: essi forniscono all'opera una validità che va ben al di là del Medioevo o del Rinascimento.

Edizione del 1655 a Venezia, curata da Battista Brigna

Nel poema è utilizzato un linguaggio che risente fortemente del volgare settentrionale, in particolare padano. Quando Boiardo lo compose, non era ancora stata elaborata da Pietro Bembo, nelle Prose della volgar lingua, la teoria di una lingua letteraria fondata esclusivamente sul toscano, secondo i modelli di Boccaccio per la prosa e di Petrarca per la poesia. Nel corso del secolo XVI il poema del Boiardo, che non corrispondeva più al gusto classicistico, venne "riformato" ovvero stravolto linguisticamente secondo tale modello da alcuni letterati, tra i quali il più apprezzato fu il toscano Francesco Berni. L'assenza di una copia autentica e autografa è origine della questione filologica che oggi cerca di riportare il testo alla sua patina linguistica primigenia. I testi più vicini all'originale sono stati dispersi nel tempo a causa del trasferimento della Biblioteca Estense. Oggi sono state redatte alcune edizioni critiche e filologicamente attendibili come quella di Antonia Tissoni Benvenuti dal titolo L'inamoramento de Orlando.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Libro Primo[modifica | modifica wikitesto]

Angelica, bellissima principessa del Catai, si presenta alla corte di Carlo Magno per chiedere aiuto contro i suoi nemici. Orlando, il migliore paladino di Francia, l'austero e saggio difensore della fede conosciuto grazie al ciclo carolingio, è un completo fallimento in amore. È infatuato così follemente della principessa, che la insegue fino al suo regno in Oriente; per difenderla abbatte il re di Tartaria Agricane che voleva costringerla con la forza a sposarlo, e arriva addirittura a battersi con il cugino Rinaldo, colpito da una magia che gli fa odiare Angelica. Frattanto l'imperatore Carlo Magno è attaccato dal re indiano Gradasso, desideroso di avere la spada di Orlando e il cavallo di Rinaldo. Privo dei suoi migliori guerrieri, Carlo Magno è salvato da Astolfo, un paladino debole e simpatico. Fatto ciò, Astolfo parte per l'Oriente, con l'intenzione di recuperare i cugini Orlando e Rinaldo. Arrivato nel corso di un duello tra i due, si schiera dalla parte di Rinaldo, insieme ad altri eroi: la regina Marfisa e i gemelli Grifone il Bianco e Aquilante il Nero; con Orlando si schierano invece il re Sacripante, il conte Brandimarte e Fiordiligi innamorata di Brandimarte. Angelica, timorosa per Rinaldo di cui è innamorata, interrompe il duello e ordina al protagonista di andare a distruggere il giardino della maga Falerina.

Nel particolare: canto primo

Ci troviamo alla corte di Carlo Magno durante i festeggiamenti di un torneo tra cavalieri. Qui giunge la bellissima principessa del Catai Angelica, accompagnata dal fratello Argalìa. La bellezza della giovane strega immediatamente i partecipanti alla giostra (primo tra tutti il nostro protagonista Orlando), che acconsentono senza indugio alla proposta della ragazza: chi riuscirà a prevalere sul fratello Argalìa in duello la otterrà in sposa, chi perderà sarà fatto prigioniero.

Canto secondo

Argalìa è dotato di armi magiche che gli assicurano sempre la vittoria fino a che il buffo e imbranato Astolfo, riesce a rubargliele durante la notte, e quindi Argalìa perisce nello scontro con il saraceno Ferraguto. Angelica però, non disposta ad onorare gli accordi presi, scappa per non finire tra le braccia del saraceno. Alcuni cavalieri, mossi dall'amore e dal desiderio per la giovane, decidono di seguirla. Tra questi troviamo anche Orlando e suo cugino Ranaldo, entrambi persi d'amore per la principessa orientale. Ed ecco che Grandonio, approfittando del fatto che il re Carlo sia momentaneamente sprovvisto di cavalieri (dato che l'unico rimasto a difenderlo è sempre il povero Astolfo), lo attacca. Sbaraglia con estrema facilità Uggieri il Danese, Grifone di Maganza, Guido di Borgogna, Angiolieri, Avino, Avolio, Ottone, Berlinghieri etc. Carlo Magno rimane estremamente colpito dal fatto che tutti i suoi più forti cavalieri sono fuggiti per amore o per codardia. Quindi ancora una volta il povero Astolfo si ritrova a farsi avanti contro il gigante per devozione al re francese.

Canto terzo

Grandonio attacca Astolfo con grande foga, ma dopo poco tutti rimangono incredibilmente stupiti nel vedere il possente re saraceno crollare rumorosamente al tappeto, abbattuto dal pallido ed esile Astolfo. A ridurlo in fin di vita era stata la riapertura di una ferita provocatagli precedentemente da Ulivieri poco prima. Astolfo dopo Grandonio, batte facilmente gli ultimi due pagani rimasti, Giasarte e Piliasi. Una volta giunta agli orecchi la notizia che Grandonio è caduto, Gano decide di ripresentarsi con i suoi a Carlo in pompa magna, scusandosi per il suo ritardo, e offrendosi come sfidante di Astolfo, il quale accetta volentieri. Astolfo fa disarcionare sia Gano che alcuni dei suoi. Quando è la volta di Anselmo della Ripa, questi, con l'aiuto di Ranieri, riesce ad avere la meglio con un colpo a tradimento, mandando dolorosamente al tappeto Astolfo, il quale rialzatosi, inizia a usare la spada, ferisce Grifone, e viene attaccato da Gano, Macario e Ugolino, ma difeso da Namo, Riccardo e Turpino; improvvisamente si inserisce nella zuffa il re Carlo, adirato per la festa rovinata, ma Astolfo, preso dalla foga, non smette di inveire contro Gano e i suoi. Viene fatto quindi imprigionare dal re. Rinaldo, alla ricerca di Angelica, giunge presso una fonte resa magica da Merlino, beve quest'acqua e perde totalmente il suo amore per la ragazza, anzi inizia ad odiarla, poi si stende per riposare nei pressi di un'altra fonte fatata, con effetto magico contrario. Qui arriva assetata Angelica, la quale quindi, una volta che beve di quest'acqua, cade follemente innamorata di Rinaldo, steso davanti a lei. Angelica si avvicina talmente al cavaliere che lo fa svegliare; resosi conto che si tratta della donna da lui ora odiata, Rinaldo fugge a cavallo, seminandola. Ferraguto nel frattempo si imbatte in Argalia e lo sfida ad un duello stavolta con un verdetto all'ultimo sangue. Riesce ad ucciderlo, ma prima di morire il cavaliere ottiene il permesso di indossare l'elmo, in cambio della promessa di gettare il cadavere in un fiume. Orlando invece giunge laddove la ragazza stava dormendo, nello stesso momento in cui anche Ferraguto arriva in quel luogo: tra i due inizia una disputa, una lotta incredibile, durante la quale Angelica, svegliata dal baccano, fugge via.

Canto quarto

Mentre i due cavalieri guerreggiano, giunge sul luogo una donna vestita di nero urlante in cerca di Ferraguto: dall'Oriente il re Gradasso ha attaccato parte della Spagna in direzione della Francia, il re spagnolo Marsilio chiede vivamente l'intervento di questo suo eroe, il quale quindi interrompe la battaglia e corre verso ovest, mentre Orlando va ad est in cerca di Angelica. Nel frattempo Carlo invia in aiuto a Marsilio Rinaldo, tornato dalla fonte, con cinquantamila uomini. I due cavalieri arrivano a Barcellona nello stesso giorno, e vengono accolti calorosamente dal re spagnolo. Gradasso ordina ai suoi di imprigionare tutti i capitani dell'esercito nemico, e di fare molta attenzione al cavallo e alla spada di Rinaldo, motivi per cui si era deciso di iniziare quella campagna militare. Arriva il momento della battaglia: il gigante Alfrera subito fa prigioniero Spinella con la sua bandiera, ma viene immediatamente messo al tappeto da Rinaldo e la sua schiera fugge via impaurita. Questa scena si ripete diffusamente in tutto il campo di battaglia. Ma è solo l'inizio, perché i generali nemici riescono a infondere nuovo coraggio nei loro uomini, quindi Marsilio decide di inviare sul campo anche il resto dell'esercito. Quando Gradasso decide di entrare anche lui in battaglia si presenta l'occasione di una lotta contro Rinaldo: dapprima il franco rimane stordito dal primo scontro, poi i due si incontrano una seconda volta. Gradasso ci prova e ci riprova, ma non riesce a colpire Rinaldo, per le mosse repentine di Baiardo. Quindi il gigante decide di cambiare avversario all'interno della battaglia. Rinaldo non lo insegue perché vuole cercare di salvare Ricciardetto dalle grinfie del gigante Orione.

Canto quinto

Nonostante la smisurata mole del gigante, Rinaldo riesce ad ucciderlo con un colpo di spada al ventre. L'eroe si rivolge subito verso Gradasso, il quale riesce a convincerlo di scontrarsi senza destriero l'indomani. Nel frattempo Angelica arriva nel Catai magicamente e lì si duole per la lontananza dell'amato ma ostile Rinaldo; decide di liberare il cugino Malagigi, a patto che con la magia faccia arrivare l'eroe da lei. Convinto di fare un piacere a Rinaldo, Malagigi vola in poco tempo a Barcellona e rimane molto colpito dalla reazione accesa di Rinaldo, ma contraria alle aspettative: chiama allora un demone, lo fa tramutare in Gradasso per presentarsi all'appuntamento e duellare col franco. Dopo il primo colpo di Rinaldo, il demone subito fugge su una nave, raggiunto a nuoto dall'eroe, il quale attacca di nuovo battaglia, senza accorgersi che la nave è salpata e che sta addirittura prendendo il volo; quando il demone scompare, si rende conto di essere stato gabbato ed inizia a disperarsi. Nel frattempo Orlando, in viaggio alla ricerca di Angelica, giunge in un luogo minacciato da un enorme gigante, il quale però viene facilmente messo al tappeto dal franco, che scopre in realtà che questi è solamente un guardiano di un altro mostro, la Sfinge. Questo essere ha il potere di rispondere a qualsiasi domanda, allora Orlando decide di chiedergli la posizione esatta dell'amata Angelica. Il mostro prima risponde (la ragazza si trova nel Cataio), poi sottopone all'eroe altre domande, ma questi, non sapendo rispondere, ingaggia un duello con esso e lo uccide. Soltanto dopo aver ripreso il viaggio, riesce a risolvere gli enigmi posti dalla Sfinge. Cavalcando, arriva presso il ponte della morte, dove un altro gigante lo sfida in un duello all'ultimo sangue.

Canto sesto

Dopo una grandissima fatica, Orlando riesce ad uccidere il gigante, ma non si è accorto di una trappola a terra costituita da una rete metallica, la quale si aziona non appena l'eroe vi pone il piede. Intrappolato e disperato, Orlando chiede aiuto ad un frate che passa di lì, il quale, dopo aver tentato di rompere la trappola, consiglia all'eroe di non avere paura della morte e di affidarsi alla Provvidenza, come accadde quando lui fu salvato per puro caso dalle grinfie di un enorme gigante, lo stesso che compare mentre i due parlano. Il gigante, volendo mangiare il conte, lo libera con l'aiuto di Durlindana. Nasce quindi la lotta tra lui e Orlando con le armi invertite; vince l'eroe che conficca un dardo nell'unico occhio del gigante. Dopo aver salvato i prigionieri dello stesso, Orlando riprende il suo cammino: dopo poco incontra una ragazza che lo convince a bere di un'acqua magica, gli fa totalmente perdere la memoria e lo porta nel suo palazzo. Nel frattempo Gradasso, presentatosi all'appuntamento con Rinaldo, rimane indignato dall'assenza di questi; allo stesso modo Ricciardetto si dispera che il cugino non sia tornato nell'accampamento e decide con i suoi di tornarsene a Parigi. Allora Marsilio è costretto ad arrendersi, a sottomettersi a Gradasso e ad allearsi con lui. Ora sono i francesi a doversi difendere dall'assedio sia di saraceni che di spagnoli. La battaglia esplode dopo pochissimo tempo.

Canto settimo

Dopo un'accesissima successione di lotte Gradasso riesce a fare prigionieri Carlo Magno e tutti i paladini di Francia. Tutto lascia pensare che prenderà Parigi col nuovo giorno. Ma Gradasso spiazza tutti con una proposta: egli avrebbe lasciato il regno nelle mani di Carlo se in cambio avesse ottenuto il destriero di Rinaldo e la spada di Orlando, motivi per cui si era spinto fino a lì. Ma dai francesi parte una controproposta: per avere il destriero avrebbe dovuto battere Astolfo in duello. Quest'ultimo riesce a far perdere l'equilibrio al saraceno, ma appena finito il duello annuncia alla corte di voler partire l'indomani alla ricerca di Rinaldo e Orlando.

Canto ottavo

Rinaldo intanto è giunto con la nave volante presso un bellissimo giardino su un'isola e cena in un bellissimo palazzo lì vicino. Quando però gli viene detto che tutto quello è stato realizzato per lui da Angelica, cerca di fuggire, ma ciò non sembra possibile, perché questi è prigioniero sull'isola. Disperato, riesce a raggiungere la nave che l'aveva portato lì: non appena fu salito, questa inizia a muoversi magicamente, approdando su un'altra spiaggia. Qui Rinaldo trova un vecchio, la cui figlia è stata rapita da un ladro da pochi minuti: questi, non appena si accorge di essere inseguito, con un corno chiama all'intervento un gigante, il quale però subito assaggia un colpo dell'eroe e fugge a sua volta inseguito da Rinaldo fino ad un ponte levatoio. Esso accedeva ad un castello, tutto rosso perché ricoperto dal sangue di diverse vittime. Dietro questo particolare c'è una terribile e macabra storia, raccontata da una vecchietta, circa il vecchio re, la regina e i loro figli. Dal loro sepolcro, otto mesi dopo la morte, nasce un terribile mostro, a cui ogni giorno il popolo deve cedere diverse vittime per essere uccise. Rinaldo allora chiede di sfidarlo con la propria spada.

Canto nono

Durante questa lotta Angelica è nel suo palazzo ad aspettare il suo Rinaldo, ma quando Malagigi approda da solo e le racconta che il suo amato sta combattendo contro un terribile mostro, decide subito di partire in suo soccorso. Nel frattempo Rinaldo riesce a guadagnare un po' di tempo salendo su una trave dove il mostro non riesce ad arrivare. Nella disperazione compare magicamente Angelica in suo aiuto, la quale però non ottiene la reazione attesa, anzi l'eroe afferma che preferisce morire piuttosto che essere salvato da lei. Angelica però, come atto d'amore intrappola il mostro con una corda magica e da la possibilità a RInaldo di ucciderlo per strangolamento, dato che non può essere trafitto dalla sua spada. Dopo il mostro a Rinaldo tocca affrontare circa 600 giganti: tutti vengono uccisi, dopodiché l'eroe torna presso il lido per passeggiare sulla sabbia. Nel frattempo Astolfo è partito: giunto in Circasia si accorge che sta scoppiando una guerra tra Agricane e Sacripante per la mano di Angelica. Quest'ultimo decide di seguire il ragazzo per acquistare in duello le sue armi e il cavallo, Baiardo. Astolfo lungo il suo cammino incontra un cavaliere saracino con una bellissima dama, lo sfida, lo batte, ma per pietà gli lascia la ragazza; giunto Sacripante e abbagliato dalla bellezza della dama, ingaggia un duello con Astolfo per conquistare, oltre alle armi e al cavallo, anche la ragazza. Tuttavia viene sconfitto da Astolfo, perde il proprio cavallo, mentre i tre proseguendo il loro percorso giungono presso il ponte dell'oblio, dove si era fermato anche Orlando. Qui, dopo una serie di ostacoli, riescono ad entrare nel giardino, dove trovano appunto Orlando insieme ad una serie di altri illustri personaggi, tutti soggiogati dall'acqua magica del fiume. Subito i due cavalieri sono costretti a difendersi dai cavalieri del giardino, compreso Orlando che insegue Astolfo anche fuori dal giardino.

Canto decimo

Astolfo, a cavallo di Baiardo, riesce a seminare Orlando, il quale se ne torna al giardino a mani vuote. Bradimarte e la dama decidono di bere l'acqua dell'oblio per salvarsi la vita. Nel frattempo Astolfo riparte e capita su un campo di battaglia tra diversi re dei regni dell'Est e del Nord. Tra questi c'è anche il re del Cataio, fratello di Angelica, la quale si è nascosta in una rocca lì vicino. Astolfo sale lì su e tenta di convincere la ragazza a sceglierlo, senza risultato. Tuttavia il ragazzo viene accolto nella rocca e trattato con tutti gli onori. Un giorno accorre disperato un messaggero: la rocca sta per essere messa sotto assedio dai re che Astolfo aveva visto prima. Quest'ultimo prende allora una decisione, cioè di sfidarli tutti da solo, convinto com'è della sua forza. Ma dopo alcune sfide singole vinte dal francese, tutti i restanti re lo attaccano insieme: lo fanno prigioniero e si impossessano di Baiardo. Scoppia una violenta lotta tra i diversi re, per la difesa o l'attacco alla rocca.

Canto undecimo

Nel frattempo Rinaldo sul lido trova una donna che urlava disperata, in cerca di qualcuno che la salvi da nove cavalieri. Quando Rinaldo sente dire che tra quei nove c'è Orlando, prima si fa raccontare per filo e per segno tutta la storia, poi promette alla dama che stava con Bradimarte di far tornare tutti in sè i nove cavalieri.

Canto decimosecondo

Per tutto il canto la dama racconta a Rinaldo la storia di Prasildo e Tisbina, prima di sentire un terribile grido.

Canto decimoterzo

Il grido veniva da un enorme gigante: Rinaldo lo uccide, e riesce a fare lo stesso, ma con molta più fatica, con due grifoni che facevano la guardia alla sua casa. Vicino alla tana del gigante vi era una porta di marmo con una dama morta e un'insegna: chiunque avesse vendicato la morte di quella damigella avrebbe avuto in dono il cavallo magico che fu di Argalia e che stava dietro quella porta. Rinaldo ovviamente accetta l'invito, dopo aver letto la storia della donzella (di nome Albarosa) scritta col sangue su un libro posto vicino a dov'era il cavallo: il responsabile era Truffaldino. Mentre Rinaldo e la dama si stanno riposando all'ombra di un albero, vengono attaccati da un centauro.

Canto decimoquarto

Il centauro, non potendo vincere contro Rinaldo, decide di rapire la ragazza e fuggire, ma, inseguito dall'eroe, giunto presso un fiume, vi getta l'ostaggio. Mentre la dama viene trascinata via dalla corrente, Rinaldo lotta e sconfigge il centauro; non avendo più la guida decide di continuare nella direzione fin ora seguita. Nel frattempo l'assedio alla rocca di Angelica è proseguito per diverse settimane, le scorte di cibo stanno per finire, così lei decide una notte di allontanarsi di nascosto dalla rocca per cercare aiuto nelle terre vicine. Giunge laddove Rinaldo ha ucciso il centauro e lì trova un vecchio disperato per la figlia morente, quando in realtà è un rapitore di donzelle per conto del re di Orgagna. Intrappolata nella sua torre, incontra diverse altre ragazze, tra cui la dama di Bradimarte (che qui scopriamo chiamarsi Fiordelisa), salvatasi dalla corrente del fiume grazie ad un ponte, ma poi subito intrappolata dal vecchio. Lei racconta tutte le sue vicende dal primo incontro con Astolfo. Ma Angelica subito riesce a fuggire e si reca presso il giardino dove si trova Orlando perché lo vuole guarire dall'oblio. Per questo gli fa infilare il suo anello che libera da ogni incantesimo e subito torna in sè. Ad uno ad uno Angelica fa rinsavire tutti e nove i cavalieri, che poi promettono di aiutarla nel salvataggio della sua rocca. 

Canto decimoquinto 

I cavalieri riescono dopo diversi sforzi a raggiungere la rocca, ma scoprono che Truffaldino ha tradito Angelica e non la vuole far entrare. Dopo aver giurato di difenderlo e non farlo del male, Orlando riesce a far aprire le porte della rocca dal guerriero truffatore. 

Canto decimosesto 

Mentre impazza la battaglia sotto le mura della rocca, Rinaldo giunge presso una fonte dove trova un uomo disperato.  

Canto decimosettimo 

Quell'uomo è Iroldo, il marito di Tisbina, che aveva concesso la sposa all'amante Prasildo, come è stato letto nel dodicesimo canto. Iroldo dopo aver perso la donna amata, errante, era stato fatto prigioniero dalla regina di Orgagna, ma Prasildo, una volta saputo ciò, era accorso ed aveva convinto la guardia a prendere lui al posto del prigioniero. Ed era per questo che ora Iroldo era disperato, non avrebbe sopportato l'idea che l'amante della moglie fosse morto al posto suo. Rinaldo promette di aiutarlo e proprio in quel momento arriva il corteo di due prigionieri che saranno portati come pasto ad un feroce drago. L'eroe franco riesce facilmente ad ammazzare il capo delle guardie e quindi a disperdere le altre. Partono Rinaldo, Iroldo, Prasildo e Fiordelisa, che era l'altra prigioniera in cerca di Orlando, Bradimarte e gli altri, dopo aver visto distrutto il giardino dell'oblio. Trovano un cavaliere che sta scappando dalla battaglia sotto la rocca di Angelica, dopo l'arrivo dei nove eroi difensori. 

Canto decimottavo 

Orlando e Agricane si allontanano dalla turba per duellare da soli in una lotta all'ultimo sangue. Giunge la notte e nessuno ancora ha vinto, quindi decidono di riposare e riprendere col nuovo giorno. Ma mentre parlano sul motivo per cui si trovano lì, scoprono di essere rivali anche in amore, e per questo all'improvviso riprendono a lottare nonostante il buio della notte.  

Canto decimonono  

Orlando riesce dopo una grandissima fatica ad uccidere il nemico, il quale prima di morire chiede di essere battezzato. Nel frattempo sul campo di battaglia gli eroi stanno sbaragliando l'esercito di Agricane, spaesati perché senza capo, e raggiungono l'accampamento, dove trovano e liberano i prigionieri, tra cui anche Astolfo. Alla fine del libro vi è l'incontro tra Bradimarte e Fiordelisa, il romantico e passionale loro ricongiungersi.  

Canto ventesimo  

Un vecchio stregone, che assiste alla scena, decide di rapire la ragazza mentre entrambi gli amanti dormono. Quando Bradimarte si sveglia, non trovando la ragazza, si arma e corre subito a cercarla. Trova tre giganti che stanno martoriando una giovane dama, simile a Fiordelisa per aspetto. Il cavaliere ha qualche difficoltà, ma gli viene Orlando in aiuto ed insieme riescono a sconfiggere i tre giganti.  

Canto ventesimoprimo  

Una volta ripresosi, Bradimarte inizia a disperarsi per aver di nuovo perduto l'amata Fiordelisa: lui, Orlando e la dama che hanno salvato dai giganti decidono di partire in cerca della ragazza.  

Canto ventesimosecondo  

I due cavalieri vengono a conoscenza delle vicende della dama fino al momento in cui questa viene salvata dalle grinfie dei tre giganti.  

Canto ventesimoterzo  

Bradimarte, in giro per un bosco all'inseguimento di un cervo, trova all'improvviso la sua dama legata ad un albero: per liberarla gli tocca lottare con un essere del bosco simil umano. Dopo aver ucciso costui, i due amanti riprendono il loro cammino all'interno della foresta fino a riincontrare Orlando. Intanto Rinaldo sta lottando a fatica contro Chiarione, Grifone e altri cavalieri.    

Canto ventesimoquarto    

In questo si parla di una sfida mossa da una donzella ad Orlando prima che arrivi Bradimarte: prima ha dovuto immobilizzare due tori, poi decapitare e uccidere un drago e infine sconfiggere un esercito di cavalieri nati dai denti del drago seminati nel terreno.    

Canto ventesimoquinto    

Dopo aver superato queste prove, Orlando è tornato ad Albacrà per aiutare Angelica, minacciata dalla forza di Rinaldo e Marfisa. Entrato nella rocca viene trattato con tutti gli onori dalla dama, in cambio lui promette solennemente di difendere la dama e la rocca. Si preannuncia un titanico scontro tra Orlando e Rinaldo.    

Libro Secondo[modifica | modifica wikitesto]

Contro ogni pronostico, Orlando assolve l'impresa e addirittura salva due volte il cugino Rinaldo e gli altri amici (a cui si è aggiunto il paladino Dudone il Santo) sia dalla maga Morgana della Fortuna, sia dal re Manodante delle Isole Lontane; incontra Origille, una malvagia traditrice, di cui si innamora stupidamente. Ripetutamente imbrogliato e derubato dalla donna, finalmente la perde e torna da Angelica giusto in tempo per salvarla dalla regina Marfisa. Astolfo rimane però irretito dalla maga Alcina, innamorata di lui. Frattanto, Agramante, re d'Africa, decide di invadere la Francia, ma per farlo ha bisogno del giovane Ruggiero, intrappolato dall'iperprotettivo tutore, il mago Atlante. Agramante perciò invia il piccolo e subdolo ladro Brunello in Oriente, a rubare ad Angelica l'anello magico con cui Brunello libera Ruggiero dal mago. Orlando e gli altri paladini ritornano in Francia con Angelica, avendo saputo che Carlo Magno deve difendersi dall'invasione di Agramante, accompagnato dal possente Rodomonte e dal giovane Ruggiero, ed aiutato da Marsilio re di Spagna, con l'invulnerabile nipote Ferraù. Malgrado il valore dei francesi, a cui si è aggiunta la paladina Bradamante, sorella di Rinaldo, i Musulmani sfondano le linee cristiane sui Pirenei.

Libro Terzo[modifica | modifica wikitesto]

Mandricardo, figlio di Agricane, e Gradasso giungono in Francia in cerca di vendetta. L'esercito di Carlo Magno si ritira a Parigi, dove è assediato da Agramante. Incuranti della guerra, Orlando e Rinaldo, ora colpito da una magia d'amore, continuano a inseguire Angelica. Il mago Atlante porta scompiglio ovunque, nel tentativo di recuperare Ruggiero, di cui si è innamorata, ricambiata, Bradamante; il poeta profetizza che dalla loro unione discenderà la casa degli Estensi.

A questo punto l'opera rimane incompiuta a causa della morte dell'autore, forse avvelenato dai parenti. Anche il figlio muore poco dopo ed i cugini assumono così il titolo di conte.

Nell'Orlando Furioso, Ariosto riprende la storia dalla rotta dei Pirenei, rielaborando a modo suo le vicende seguenti.

Il tema dell'amore[modifica | modifica wikitesto]

« Io, che stimavo tutto il mondo nulla,
senza arme vinto son da una fanciulla »
(Matteo Maria Boiardo, Orlando innamorato)

Angelica è il motore di tutto il poema. In lei non troviamo più niente dell'“angelo” stilnovistico o della idealizzata Laura petrarchesca: la donna di Boiardo ha una sua psicologia e varietà (è tenera e appassionata, seducente e crudele). L'amore che Boiardo descrive non è di tipo neoplatonico: lei, certo, è bellissima, ma non affina, non ingentilisce l'uomo; al contrario, lo fa perdere. Questo aspetto ricorda il Filostrato di Giovanni Boccaccio, in cui l'amore era un tormento e un allontanamento dai doveri.

Altri temi del poema[modifica | modifica wikitesto]

Il poema è arricchito da moltissime vicende minori di ogni genere (avventure, battaglie, magie, incantesimi, duelli, viaggi) e da personaggi disparati. L'ispirazione dell'opera è evidentemente lo spirito cavalleresco, cioè l'ammirazione per le grandi gesta e l'esaltazione di quei valori coltivati dall'aristocrazia contemporanea: il coraggio, la cortesia, la generosità d'animo, l'amore e lo spirito di avventura in cui si nota anche la quattrocentesca affermazione dell'uomo e delle sue capacità. Bisogna altresì ricordare che la Corte per la quale il poema è scritto è quella degli Estensi di Ferrara, una delle più antiche d'Italia, legata non solo alle nuove usanze di gentilezza del Rinascimento, ma anche alle vecchie tradizioni feudali, all'amore per l'eroico ed il cavalleresco.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ C. Bologna, Tradizione e fortuna dei classici italiani, Torino, Einaudi, 1993, vol. I, p. 392
  2. ^ G. Bertoni, La biblioteca estense e la coltura ferrarese ai tempi del duca Ercole I (1471-1505), Torino, Loescher, 1903, p. 27n

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