Gaeta

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Gaeta
comune
Gaeta – Stemma Gaeta – Bandiera
Gaeta – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Lazio Coat of Arms.svg Lazio
Provincia Provincia di Latina-Stemma.png Latina
Amministrazione
Sindaco Cosmo Mitrano[1] PDL dal 21 maggio 2012
Territorio
Coordinate 41°13′N 13°34′E / 41.216667°N 13.566667°E41.216667; 13.566667 (Gaeta)Coordinate: 41°13′N 13°34′E / 41.216667°N 13.566667°E41.216667; 13.566667 (Gaeta)
Altitudine m s.l.m.
Superficie 29,2 km²
Abitanti 20 876[2] (31-5-2015)
Densità 714,93 ab./km²
Frazioni Arenauta, Ariana, Fontania, Sant'Agostino, San Vito
Comuni confinanti Formia, Itri
Altre informazioni
Cod. postale 04024
Prefisso 0771
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 059009
Cod. catastale D843
Targa LT
Cl. sismica zona 3A (sismicità bassa)
Cl. climatica zona C, 938 GG[3]
Nome abitanti gaetani
Patrono santi Sant'Erasmo e Marciano.
Giorno festivo 2 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Gaeta
Gaeta
Gaeta – Mappa
Posizione del comune di Gaeta nella provincia di Latina
Sito istituzionale

Gaeta è un comune italiano di 20 876 abitanti[2] della provincia di Latina nel Lazio meridionale.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Sorge nel golfo omonimo sul Mar Tirreno e dista circa 90 km da Napoli e 120 km da Roma. Nel Golfo di Gaeta, che si estende dal promontorio del Circeo a Capo Miseno, sfociano i fiumi Garigliano e Volturno.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Gaeta.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Le origini del nome di Gaeta (in latino: Caieta, in greco Kaièta, Καιέτα, in albanese: Kajeta, ka jeta) sono tuttora avvolte nella leggenda:

  • Strabone non parla della città ma solo del golfo, detto "Καιάτα" (Kaiata), nome che deriverebbe dal termine "καιέτα" (caieta) usato dai Laconi (fondatori, secondo lui, di Formia) per indicare ogni cosa cava, con chiaro riferimento all'ampia insenatura del golfo stesso; lo stesso autore riporta però anche che altri fanno derivare il nome da quello della nutrice di Enea;[4]
  • Diodoro Siculo collegò queste terre al mito degli Argonauti facendo derivare il nome della città da Aietes, mitico padre di Medea (figlia di Circe), la maga innamorata di Giasone.[5]
  • Virgilio, nell'Eneide[6] trovò la sua origine nel nome della nutrice di Enea, Caieta, sepolta dall'eroe troiano in quel sito durante il suo viaggio verso le coste laziali. Dante Alighieri, quasi a significare la storicità dell'Eneide, confermò l'avvenimento.[7]
  • Altre fonti prendono il nome di Gaeta da Aiete, figlio del dio sole Elio, il cui soprannome è "L'Aquila"; egli sarebbe il fratello della nota Maga Circe. Questo appellativo le sarebbe stato dato per l'insolita struttura geografica della città che ricorda appunto la testa di questo famoso rapace.[5]

Storia antica[modifica | modifica wikitesto]

I primi insediamenti nel territorio di Gaeta risalgono al X-XI secolo a.C., ma fu solo nel 345 a.C. che finì sotto l'influenza di Roma.

Durante il periodo romano Gaeta divenne un luogo di villeggiatura molto rinomato, frequentato da imperatori, ricchi patrizi romani, da consoli e da famosi senatori dell'epoca. Per favorire la loro venuta fu persino costruita una nuova strada romana, la Via Flacca, più breve rispetto all'Appia. Il suo territorio, peraltro, è situato all'interno di quell'area geografica denominata, in epoca imperiale, Latium adjectum. Tale nome era infatti riferito ai territori "aggiunti", in seguito alle prime espansioni di Roma verso sud, al Latium vetus (terra di origine dei latini), con la conseguente scomparsa di altri popoli preromani (Volsci, Equi, Ernici e Ausoni). Ormai già con Augusto e la sua riforma amministrativa, i territori di Gaeta ricadevano nella regione unica che i romani chiamavano con il nome Latium e che terminava proprio con l'attuale confine con la Campania del fiume Liri-Garigliano.

Di quel periodo restano visibili molte vestigia, come ad esempio il Mausoleo che sorge sulla sommità di Monte Orlando di Lucio Munazio Planco, console romano, prefetto dell'Urbe, generale di Giulio Cesare (attraversò con lui il fiume Rubicone, fu al suo fianco nelle campagne galliche) di Marco Antonio e di Ottaviano detto Augusto.

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Ducato di Gaeta.

Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente iniziò un periodo buio di transizione, caratterizzato da continui saccheggi prima da parte delle popolazioni barbariche, in seguito dai Saraceni. Proprio per la sua caratteristica posizione su di una penisola naturale, facilmente difendibile, piano piano si trasformò in un castrum: Gaeta fu fortificata con cinte murarie e sulle pendici di Monte Orlando; sulla zona alta dell'antico borgo medioevale sorse il castello di Gaeta a difesa dell'abitato, e le popolazioni delle zone limitrofe si trasferirono all'interno delle mura per trovare ospitalità, rifugio e protezione.

Gaeta medievale

Le prime notizie del castello risalgono al VI secolo nella guerra contro i Goti, nel X secolo se ne fa cenno all'interno delle carte del Codex diplomaticus cajetanus, ma notizie certe della sua esistenza si hanno solo nel XII secolo.

Già nel IX secolo Gaeta si rese autonoma dall'autorità imperiale bizantina e nell'anno 839 la carica di Ipata venne assunta da Costantino, figlio del conte Anatolio. Il Ducato di Gaeta conquistò quindi gradualmente la sua indipendenza e restò in vita per circa due secoli, nel corso dei quali Gaeta ebbe una propria solidità militare, un'autonomia politica, un'autonomia giurisdizionale, dei propri istituti giuridici civici, una propria moneta (il "follaro") e un considerevole sviluppo economico attraverso i ricchi traffici commerciali marittimi.

Nel periodo che va dall'839 al 1140 Gaeta può essere considerata a pieno titolo anche una Repubblica Marinara[8][9][10]. I gaetani difesero la loro libertà e l'indipendenza del ducato attuando una saggia azione politica e militare. In questo ambito risultarono di notevole rilievo le alleanze stipulate con i principali Stati autonomi del meridione d'Italia per combattere le continue scorrerie saracene. Particolarmente significativa l'alleanza che portò alla costituzione della Lega Campana, di cui si fece principale promotore il Papa Leone IV per la difesa di Roma. Nell'estate dell'849 la Lega campana fu protagonista della storica Battaglia di Ostia, immortalata con un mirabile affresco da Raffaello nelle stanze vaticane. Una flotta costituita dalle navi delle repubbliche marinare di Amalfi, Gaeta, Napoli e Sorrento, sotto la guida del console Cesario di Napoli, sbaragliò i saraceni che si apprestavano a sbarcare presso Ostia con l'intento di operare l'invasione di Roma. Successivamente, nel 915, il Duca di Gaeta Giovanni I contribuì alla costituzione della lega cristiana che sconfisse i saraceni nella Battaglia del Garigliano, altro fondamentale episodio bellico la cui conclusione fu determinante per limitare in modo definitivo la presenza araba nel Centro Italia. La fine del ducato fu causata dall'annessione al regno di Sicilia, esteso sino a tutto il meridione d'Italia dopo le conquiste di re Ruggero II.

Panorama del castello

Il ducato autonomo di Gaeta resta tale fino all'inizio dell'XII secolo, quando il duca Giovanni V fu deposto dal Principe di Capua, dopo l'invasione normanna della città del 1140, ad opera di Ruggero II di Sicilia della dinastia degli Altavilla. Quest'ultimo fu comunque assai benevolo nei confronti di Gaeta lasciandole numerosi privilegi, a partire da una moneta propria e una significativa autonomia politica, tanto da permetterle di preservare, al pari di Amalfi, l'antico e glorioso carattere di repubblica marinara. Con Ruggero II nacque quello che per i successivi sette secoli sarà, tranne il periodo del vicereame spagnolo (1504-1707) e della dominazione austriaca (1707-1734), un regno unitario, indipendente e sovrano, l'unico in tutta Europa a conservare integralmente per così lungo tempo i suoi limiti territoriali, con Gaeta a fungere in più occasioni da seconda capitale e strategica città di confine con lo Stato della Chiesa.

Durante il governo della dinastia di origine Sveva, Gaeta vide rafforzarsi la sua funzione di vera e propria "chiave di accesso" al regno. Infatti Federico II di Svevia venne in diverse occasioni a Gaeta e, durante le lotte tra guelfi e ghibellini, creò delle fortificazioni per difendere meglio i confini: nel 1223 fece costruire quelle per il castello di Gaeta (che quindi era già esistente all'epoca).

Durante il governo delle dinastie di origine Angioina e Angioina-Durazzesca (1266-1435) la città continuò a ricoprire un ruolo rilevante nello scenario politico e militare del regno. Dal 1378 fu per qualche anno la residenza dell'antipapa Clemente VII, alleato della Regina Giovanna I. Dal 1387 vi si stabilì, temporaneamente in esilio, l'erede al trono Ladislao dei d'Angiò-Durazzo, che celebrò in città, il 21 settembre 1389, le sue nozze con Costanza di Chiaramonte, figlia del Conte di Modica e Vicario del Regno di Sicilia, Manfredi III Chiaramonte. Salito successivamente al trono, Re Ladislao fu particolarmente riconoscente nei confronti di Gaeta concedendole ulteriori e importanti privilegi tesi a rafforzare la sua autonomia. Anche la futura Regina Giovanna II, sorella di Ladislao, soggiornò per molto tempo a Gaeta, dove scelse di farsi incoronare nel 1419.

Dal 1435 Alfonso V d'Aragona fece di Gaeta la base per la conquista del trono di Napoli a discapito di Renato, ultimo sovrano della dinastia Angioina a regnare nel Meridione d'Italia, sconfitto definitivamente nel 1442. Fu con l'arrivo della dinastia Aragonese che alcuni influenti personaggi locali, passati in disgrazia, vennero costretti ad abbandonare Gaeta, tra cui Giovanni Caboto, che si rifugiò a Venezia nel 1461, prendendone la cittadinanza 15 anni dopo. Durante questo periodo la città fu munita di un nuovo castello, il cosiddetto "Alfonsino", adibito a reggia, mentre il vecchio (chiamato "Angioino") fu ampliato e unito al nuovo. Nella seconda metà del secolo la città fu governata dai Baroni de Gemmis di Castel Foce, casato derivante da una antica famiglia patrizia romana.[11]

Il re capì quanto fosse importante il possesso di tale città e volle ulteriormente fortificare Gaeta, con l'aggiunta di due nuove cinte murarie (oggi scomparse). Gaeta subì ben quattordici assedi che coincisero con importanti avvenimenti, a partire dalla sconfitta del Ducato di Gaeta (con annessione al Regno di Sicilia) fino all'ultimo assedio, fatale per i destini del Regno di Napoli, quello tenuto nel 1860-'61 dalle truppe del generale piemontese Enrico Cialdini (che sarà poi nominato duca di Gaeta) e che diede inizio all'unità d'Italia.

Lungomare

Storia moderna[modifica | modifica wikitesto]

Con la dominazione spagnola, iniziata nel 1504, lo Stato unitario del Sud Italia, nato nel 1140 in seguito alle conquiste di re Ruggero II, perse per la prima volta la sua indipendenza divenendo un vicereame, ciononostante il ruolo di "piazzaforte" di Gaeta fu ancor più accentuato e la città fu dotata su ordine di Carlo V di nuovissime fortificazioni bastionate, alle pendici del Monte Orlando, aggiornate contro le ultime e più potenti armi da fuoco.

Nel 1571 si radunò nel porto di Gaeta la flotta pontificia che, al comando dell'ammiraglio Marcantonio Colonna, salpò il 24 giugno 1571 per unirsi al resto della flotta cristiana, comandata da don Giovanni d'Austria, per combattere i saraceni. Il comandante della flotta pontificia aveva ricevuto il 20 giugno 1571 dal Papa San Pio V lo Stendardo di Lepanto, realizzato in seta, che doveva essere issato sulla nave ammiraglia pontificia.

L'ammiraglio Colonna nella Cattedrale di Gaeta, davanti a Sant'Erasmo, fece voto che se avesse vinto avrebbe donato lo Stendardo di Lepanto alla Cattedrale di Gaeta e lo avrebbe posto ai piedi del santo, patrono dei marinai. La battaglia navale tra la flotta della "Lega Santa" e la flotta dell'Impero ottomano ebbe luogo il 7 ottobre 1571 a Lepanto e fu vinta dalle forze cristiane. Al suo ritorno in Gaeta Marcantonio Colonna mantenne fede al giuramento fatto e oggi lo stendardo è esposto nel museo diocesano.

Mappa del 1764

Nel 1734 Gaeta fu conquistata da Carlo III di Borbone, fondatore del ramo napoletano della dinastia dei Borbone. Con Carlo III il Regno di Napoli riconquistò dopo 230 anni la sua indipendenza tornando ad essere lo Stato-Nazione più esteso e importante della penisola. Il 25 novembre 1848 il papa Pio IX si rifugiò a Gaeta, ospite di re Ferdinando II di Borbone, in seguito alla proclamazione della Repubblica Romana ad opera di Giuseppe Mazzini, e vi rimase fino al 4 settembre 1849, periodo durante il quale Gaeta fu capitale mondiale della cristianità assumendo la denominazione di Secondo Stato della Chiesa. E fu proprio durante questo soggiorno che papa Pio IX, secondo la tradizione illuminato dallo Spirito Santo durante le sue preghiere presso la Cappella d'Oro, decise di scrivere l'enciclica Ubi Primum con cui interrogava l'Episcopato cattolico sulla opportunità di proclamare il Dogma dell'Immacolata Concezione, cosa che avvenne al suo ritorno a Roma.

Il 13 febbraio 1861 Francesco II di Borbone si arrese a Gaeta, ultimo baluardo del suo regno, capitolando all'assedio delle truppe del generale Enrico Cialdini (Assedio di Gaeta 1860-1861): cessò così di esistere il Regno delle Due Sicilie.

Il Borgo di Gaeta, frazione di Gaeta fuori le mura, con Regio Decreto del 15 marzo 1897, diventò comune autonomo sotto la spinta dei suoi esponenti liberali. Prese il nome di "Comune di Elena" in onore dell'allora principessa Elena, futura regina d'Italia. Trenta anni dopo, esattamente con Regio Decreto del 17 febbraio 1927, i Comuni di Gaeta e di Elena vennero uniti nuovamente sotto il nome Gaeta. Il Borgo di Gaeta oggi si identifica come rione Porto Salvo.

La Città di Gaeta era parte dell'antica provincia di Terra di Lavoro del Regno delle Due Sicilie. Quando il regime fascista nel 1927 riorganizzò gli ambiti amministrativi territoriali italiani, volendo quel regime per motivi politici ridimensionare la Provincia di Terra di Lavoro, incorporò Gaeta nella nascente Provincia di Littoria (poi chiamata Latina).

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Edifici religiosi[modifica | modifica wikitesto]

Cattedrale dei Santi Erasmo e Marciano[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Cattedrale dei Santi Erasmo e Marciano e di Santa Maria Assunta e Campanile del duomo di Gaeta.
Esterno della cattedrale e campanile

La cattedrale di Gaeta venne edificata nell'XI secolo su di una preesistente chiesa dedicata a Santa Maria del Parco del VII secolo, e fu consacrata da papa Pasquale II nel 1106. Dopo il disastroso terremoto del 1231, fu ricostruita in stile gotico con una struttura a sette navate, per poi esser restaurata in stile neoclassico da Pietro Paolo Ferrara alla fine del XVIII secolo; in tale occasione, lo spazio interno venne ridotto a tre navate con cappelle laterali, tramite la realizzazione di sovrastrutture.[12]

La facciata neogotica del 1903 si affaccia sull'angusta via del Duomo; in mattoncini con decorazioni in pietra chiara, presenta sulla sommità la statua in ghisa dell'Immacolata. Dal pronao, dove si trovano le statue dei due santi patroni Erasmo e Marciano, si accede, tramite il portale, alla navata centrale, coperta col volta a botte cassettonata e illuminata da finestre a lunetta. Lungo le due navate laterali si aprono quattro cappelle per lato contenenti altari barocchi in marmi policromi, alcuni dei quali provengono da chiese di Gaeta attualmente sconsacrate.[12]

Interno della cattedrale

L'abside è stata costruita nel XVII secolo su progetto di Dionisio Lazzari, ed è sopraelevata rispetto al resto della chiesa per la presenza del sottostante succorpo, a navata unica, riccamente decorato con affreschi e marmi, ideato come custodia delle reliquie di diversi santi. In fondo all'abside rettangolare, si trova l'altare barocco in marmi policromi, anch'esso del Lazzari, sormontato dalla pala di Giovanni Filippo Criscuolo raffigurante Madonna col Bambino con San Michele Arcangelo attorniato da una corte di sei angeli (metà del XVI secolo), posta dove originariamente trovava luogo lo Stendardo di Lepanto. Nel presbiterio, è custodito il pregevole candelabro del cero pasquale, del XIII secolo, con Storie della vita di Cristo e di Sant'Erasmo.[13]

Alle spalle della chiesa, dove si trovava l'entrata della prima chiesa, si trova il campanile; risalente al XII secolo, è opera di Nicola (o Niccolò) dell'Angelo, che operò anche nella concattedrale di Sutri e nella basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma. La possente mole, in stile romanico con influssi arabo-normanni, è costituita da tre piani con bifore, sormontati dal cupolino ottagonale. All'interno della strombatura posta alla base della torre, ci sono dei sarcofagi di epoca romana e due bassorilievi marmorei raffiguranti la storia di Giona e il pistrice. Il campanile della cattedrale di Gaeta, insieme a quello di Amalfi con cui ha notevoli analogie, rappresenta un eccellente esempio di arte medievale dell'Italia centro meridionale.[14]

Santuario della Santissima Annunziata[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Santuario della Santissima Annunziata (Gaeta), Organo del santuario della Santissima Annunziata a Gaeta e Cappella dell'Immacolata Concezione (Gaeta).
Esterno del santuario della Santissima Annunziata

La chiesa della Santissima Annunziata venne costruita tra il 2 maggio 1321 e il 1352 (anno in cui venne consacrata) alle porte dell'antica città di Gaeta, lungo l'unica via d'accesso al centro abitato, come luogo di culto annesso all'omonimo stabilimento ospedaliero. Nel XVII secolo, la chiesa gotica venne radicalmente restaurata in stile barocco su progetto di tre esponenti della famiglia Lazzari: Andrea curò la realizzazione della nuova facciata, Jacopo della cappella del Santissimo Sacramento e Dionisio dell'apparato decorativo interno.[15]

La facciata, opera di Andrea Lazzari, è sormontata dal campaniletto a vela con orologio in maioliche. Un secondo campanile, gotico, è situato nei pressi dell'abside, sul lato destro, mentre lungo la fiancata sinistra si apre l'antico portale laterale gotico, con lunetta affrescata raffigurante l'Annunciazione.

Abside e organo a canne (a sinistra) del santuario della Santissima Annunziata

L'interno del santuario è a navata unica, ed è dominato dalla tinta celeste delle pareti, con elementi decorativi in stucco in colore bianco. Lungo la navata, che è coperta dalle volte a crociera gotiche originarie, vi sono due altari marmorei, ciascuno dei quali è sormontato da una pala di Luca Giordano: a sinistra l'Adorazione dei Pastori, a destra Gesù crocifisso. L'aula termina con l'abside rettangolare, all'interno della quale si trova il pregevole coro ligneo di Colangelo Vinaccia; la parete di fondo è interamente occupata dal polittico di Andrea Sabatini da Salerno, risalente al 1521. L'altare maggiore e la balaustra del presbiterio in marmi policromi, nonché le cantorie in finto marmo, la cassa dell'antico organo a canne, posto sulla cantoria di sinistra,restaurato e riposto dopo circa 70 anni di mancanza dopo l'accurato restauro operato dal maestro Alessandro Girotto, che ha ricostruito pure la cassa del lato destro e il Crocifisso, sono opera di Dionisio Lazzari. L'organo a canne venne costruito da Giuseppe de Martino alla fine del XVII secolo e venne probabilmente suonato anche da Alessandro Scarlatti.[16]

Interno della "Cappella d'Oro"

Alle spalle del santuario, con portale su via dell'Annunziata, vi è la Cappella dell'Immacolata Concezione o "Cappella d'Oro", detta così perché ha la volta a botte costituita da cassettoni di legno intagliati e dorati, che ha alle pareti 19 tele raffiguranti scene della vita di Gesù e della Madonna, opere di Criscuolo, lo stesso che ha fatto i santi del polittico fondale insieme a Scipione Pulzone che si è occupato dell'Immacolata, che si trova al centro di esso. Dal 25 marzo 2009, la chiesa della Santissima Annunziata è stata elevata a santuario gemellato con il santuario di Nostra Signora di Lourdes, perché il Dogma cattolico dell'Immacolata Concezione, proclamato da papa Pio IX l'8 dicembre 1854 con la bolla Ineffabilis Deus, era stato meditato dal papa nella sua permanenza forzata in Gaeta durante le ore passate in meditazione a pregare davanti al quadro della Madonna presente all'interno della "Cappella d'Oro". Anche papa Giovanni Paolo II il 25 giugno 1989 in occasione della visita alla città di Gaeta volle pregare nella Grotta d'Oro.[17]

Ad oggi, insieme alla Chiesa di Santa Maria della Sorresca, rientra nei beni dell'IPAB "Stabilimento della SS. Annunziata ed annessi". All'interno dell'IPAB è ospitato l'archivio storico che conserva importanti documenti che fotografano l'attività assistenziale svolta dalla SS. Annunziata nei 700 anni della sua esistenza, come pure documenti diplomatici, atti amministrativi e testamenti, tra cui gli Statuta Privilegia et Consuetudinis Civitatis Caietae (XVI sec.).

Tempio di San Francesco[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Tempio di San Francesco.
Veduta esterna del tempio di San Francesco

In luogo dell'attuale chiesa dedicata a san Francesco d'Assisi, lo stesso santo dedicatario fondò, nel 1222, una chiesa, presso dove dimorava durante la sua permanenza a Gaeta. Questa venne ricostruita in stile gotico per volere di Carlo II d'Angiò, con struttura di carattere monumentale, nel XIV secolo e, nel XIX secolo, Ferdinando II delle Due Sicilie affidò a Giacomo Guarinelli un radicale restauro dell'edificio, durante il quale vennero sovrapposte alla struttura trecentesca decorazioni neogotiche.[18]

Il sagrato è preceduto da una grande scalinata, al centro della quale si trova la statua della Religione con in mano la croce, opera di Luigi Persico. La slanciata facciata neogotica ha un bel portale strombato ed un grande rosone; è decorato dalle sculture marmoree raffiguranti i due sovrani che vollero la costruzione e la ricostruzione della chiesa e del santo dedicatario. L'interno a tre navate, dominato dal colore giallo dei muri, è illuminato da grandi finestre con vetrate policrome. Nell'abside poligonale, dominata dalla statua del Redentore, si trova l'altar maggiore in stile neogotico, realizzato in stucco dipinto a finto marmo; in fondo a ciascuna delle due navate laterali, vi è un altare in marmi policromi.[19]

Chiesa di Santa Maria di Porto Salvo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santa Maria di Porto Salvo (Gaeta).
Chiesa di Santa Maria di Porto Salvo

Situata nell'omonimo quartiere, originariamente abitato prevalentemente da pescatori, è anche detta degli Scalzi poiché era anticamente tenuta dai frati agostiniani scalzi.

La chiesa venne costruita su progetto di Dionisio Lazzari nel XVII secolo ed è in stile barocco. Il suo interno, dominato dal colore celeste delle pareti, è a navata unica con cappelle laterali; alle spalle del pregevole altare maggiore in marmi policromi, all'interno di una nicchia con elaborata cornice marmorea, vi è la venerata statua processionale della Madonna di Porto Salvo; annesso alla chiesa è l'oratorio detto della Congrega dei Pescatori, con pavimento in maioliche policrome, altare marmoreo e decorazione in stucco sulle pareti e sulla volta.[20]

Sulla chiesa insiste la parrocchia dei Santi Cosma e Damiano, che prende il nome dalla vicina chiesa, gravemente danneggiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e successivamente restaurata senza però ricostruire le campate distrutte.[21]

Chiesa di San Giacomo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Giacomo (Gaeta).
Interno della chiesa di San Giacomo

La chiesa di San Giacomo è situata lungo via dell'Indipendenza, nel quartiere di Porto Salvo. Venne costruita tra il 1517 e il 1605 in stile barocco, con unica navata con cappelle laterali, e successivamente rimaneggiata. I lavori più importanti furono quelli del 1965, quando vennero demolite la facciata e la parete di fondo dell'abside, e in stile moderno si provvedette a ricostruire il prospetto e a realizzare una nuova abside a pianta quadrangolare, quest'ultima collegata alla navata tramite quella antica.[22]

All'interno della chiesa, è custodito l'antico altare maggiore barocco proveniente dalla ex chiesa di Santa Caterina d'Alessandria e ivi trasferito nel XIX secolo; la sua pala, fino al 1993 al centro dell'ancona e attualmente sulla parete di destra dell'antica abside, raffigura una Sacra Conversazione ed è opera di Santillo Sannini (1695).[22]

Santuario della Santissima Trinità[modifica | modifica wikitesto]

La grotta del Turco vista dall'interno

Il Santuario della Santissima Trinità, anche detto della Montagna Spaccata, è situato sulla fiancata occidentale del Monte Orlando, prospiciente Serapo.

Fu edificato nell'XI secolo, sorge su una fenditura nella roccia che giunge fin nella grotta del Turco, creatasi, secondo la leggenda, al tempo della morte di Cristo, quando si squarciò il velo del tempio di Gerusalemme. Nel 1434 dall'alto dei due costoni di roccia si staccò un macigno che andò ad incastrarsi più in basso tra le pareti della fenditura, al di sopra dell'ingresso sul mare della grotta; Su di esso, nel XVI secolo, venne realizzata una cappella, raggiungibile tramite una scalinata che porta nelle viscere della montagna; lungo di essa, che percorre la stretta spaccatura di roccia, è possibile notare sulla parete di destra un distico latino con a fianco la cosiddetta mano del Turco, la forma di una mano (le cinque dita nella roccia) che, secondo la leggenda, si sarebbe formata nel momento in cui un "miscredente" marinaio turco, che non credeva, cioè, alla storia che gli era stata raccontata sulla causa della spaccatura nella roccia, si era appoggiato alla roccia che miracolosamente divenne morbida sotto la sua pressione formando l'impronta della mano.

Il Santuario della Santissima Trinità

La chiesa, in stile barocco, si articola in un'unica navata con volta a botte lunettata e diverse cappelle laterali; l'abside quadrangolare ospita l'altare maggiore novecentesco, sormontato dalla tela di Raimondo Bruno Sant'Erasmo e la Madonna affidano Gaeta alla protezione della Santissima Trinità (1850 circa).

Qui pregarono numerosi pontefici, tra cui Pio IX, sovrani, vescovi e santi, tra cui Bernardino da Siena, Ignazio di Loyola, Leonardo da Porto Maurizio, San Paolo della Croce, Gaspare del Bufalo e San Filippo Neri. La leggenda vuole che San Filippo Neri avesse vissuto all'interno della Montagna Spaccata dove esiste un giaciglio in pietra nota ancora oggi come "Il letto di San Filippo Neri". Il santuario è sede dei missionari del P.I.M.E.

Chiesa della Santissima Addolorata[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa della Santissima Addolorata.
Chiesa e convento dell'Addolorata

La chiesa della Santissima Addolorata sorge lungo via Annunziata, sul lato opposto rispetto allo Stabilimento della Santissima Annunziata. Essa è la cappella dell'annesso convento delle Suore crocifisse adoratrici dell'Eucaristia, già delle Mantellate serve di Maria che, nel XIX secolo, vi avevano stabilito un collegio per ragazze nobili.

La chiesa, costruita nel XIV secolo e originariamente dedicata a San Gregorio Magno, venne radicalmente restaurata tra il 1853 e il 1855 in stile neogotico da Ferdinando Travaglini, che anche progettò la facciata neoclassica, con ripida rampa di scale che collega la strada alla navata, posta quest'ultima ad un livello superiore.

L'interno è costituito da un'unica navata con due campate con volta a crociera decorata con stucchi raffiguranti le Litanie lauretane; nella seconda campata si aprono a sinistra la cappella dedicata a san Filippo Benizi, con statua lignea policroma del santo, a destra una finestra con grata, dalla quale la famiglia reale seguiva le celebrazioni. Nella parete di fondo dell'abside si apre una triplice nicchia con arco a sesto acuto, all'interno della quale vi è un gruppo scultoreo con al centro la statua della Madonna Addolorata (XIX secolo).

Chiesa di Santa Maria della Sorresca[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santa Maria della Sorresca e Organo della chiesa di Santa Maria della Sorresca a Gaeta.
Interno della chiesa di Santa Maria della Sorresca

La chiesa di Santa Maria della Sorresca prende il nome dall'evento miracoloso in virtù del quale venne costruito l'edificio religioso: il 16 aprile 1513, infatti, un'immagine raffigurante la Madonna col Bambino posta nei pressi dei depositi di sorra (derivato della lavorazione del tonno) della famiglia Albito, operò un miracolo.[23]

L'attuale chiesa venne costruita in forme barocche, forse su progetto di Andrea Lazzari, tra il 1617 e il 1635; venne arricchita con la realizzazione della cantoria, dell'altare maggiore e del confessionale, opere di Dionisio Lazzari e, alla fine del secolo successivo, di due altari laterali progettati da Pietro Paolo Ferrara. La chiesa, chiusa al culto nel 1966, da allora, pur non essendo mai stata sconsacrata, è sede di saltuarie manifestazioni culturali.[23]

L'esterno è caratterizzato dalla facciata, realizzata nel 1855 (originariamente la chiesa era sprovvista di un ingresso monumentale) probabilmente su progetto di Ferdinando Travaglini, con ripida scalinata d'accesso. L'interno, in stile barocco, è ottagonale, coperto con cupola.[23]

Chiesa di San Giovanni a Mare[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Giovanni a Mare (Gaeta).
La cupola di San Giovanni a Mare

La chiesa di San Giovanni a Mare è situata nei pressi della cattedrale, prospiciente il mare.

L'edificio venne edificato nel X secolo dal duca di Gaeta Giovanni IV e ricostruito in seguito al terremoto del 1213; arricchito con decorazioni barocche, queste sono state demolite nella prima metà del XX secolo. L'edificio presenta come caratteristiche la cupola in stile arabo e il pavimento leggermente inclinato per permettere il defluire delle acque del mare nei periodi di alta marea essendo stata eretta nelle vicinanze del mare, all'esterno della cinta muraria, parzialmente demolita agli inizi degli anni sessanta. L'interno è a tre navate e a croce latina; sono visibili alcuni lacerti superstiti dell'apparato decorativo a fresco dei secoli XIII e XIV, che ornava le pareti, le volte e le absidi. L'altare maggiore è stato composto nel 1928 riutilizzando come paliotto la lastra di un sarcofago romano.[24]

Chiesa di San Domenico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Domenico (Gaeta).

Attualmente officiata solo in occasione della memoria del santo patrono (8 agosto), venne costruita nel XIV secolo insieme all'annesso convento dell'Ordine dei frati predicatori, che venne soppresso nel 1809. Gli arredi barocchi della chiesa, nel XIX secolo, vennero furono in altre chiese della diocesi e l'edificio venne privato di tutte le decorazioni barocche con dei restauri nei primi anni del XX secolo. La chiesa si presenta a due navate, una maggiore ed una più piccola, a destra. Priva di qualsivoglia decorazione, al centro dell'abside vi è il semplice altare maggiore in pietra. Annesso al luogo di culto è l'ampio edificio dell'ex convento, con chiostro quadrangolare, dominato dalla torre campanaria del XII secolo, unico elemento superstite della precedente chiesa di Santa Maria della Maina.[25]

Altre chiese[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria
Esterno della chiesa di Santa Caterina d'Alessandria

Situata nei pressi della chiesa di San Domenico, venne costruita nel XIV secolo come chiesa annessa al monastero delle monache benedettine; venne restaurata internamente agli inizi del XVIII secolo in stile barocco da Domenico Antonio Vaccaro, mentre l'aspetto neoclassico dell'esterno risale ai lavori del 1852, condotti da da Ferdinando Travaglini.[26] L'edificio, esternamente con facciata a capanna nella quale si aprono l'unico portale e il rosone circolare, è a navata con volte a crociera, caratterizzata dalla presenza di un'ampia cantoria sopra l'ingresso; le modanature barocche in stucco delle pareti e della volta, sottolineano la sottostante struttura gotica, rimasta inalterata. A ridosso della parete di fondo, l'altare maggiore in marmi policromi.[26]

Chiesa di Santa Maria del Suffragio

È la cappella maggiore del cimitero comunale, situato nel quartiere Serapo, alle pendici della collina della Catena.[27] Costruita tra il 1850 e il 1854, è in un sobrio stile neoclassico, influenzato dall'architettura tardobarocca. L'edificio è inserito nel complesso di strutture che costituiscono l'ingresso monumentale del camposanto, tra cui il sacrario dei garibaldini, cripta situata al di sotto del sagrato. L'interno, dominato dall'alternanza dei colori bianco e celeste delle pareti, è a navata unica, terminante con un'abside quadrangolare coperta con volta a padiglione. Originariamente sull'altare maggiore in marmi policromi vi era una tela di pittore ignoto raffigurante la Madonna col Bambino, attualmente presso la pinacoteca del Centro Storico Culturale.[28]

Chiesa dei Santi Carlo e Anna
La facciata della chiesa dei Santi Carlo e Anna

Situata nel quartiere Piaja, lungo la strada per Formia, venne costruita in stile barocco nel XVII secolo e pesantemente rimaneggiata a partire dalla metà del XX secolo, così da perdere qualsiasi riferimento (ad eccezione della struttura) alle sue caratteristiche originarie. La chiesa, esternamente caratterizzata dal campaniletto a vela, internamente presenta un'unica navata coperta con volta a botte lunettata, con cappelle poco profonde senza altari, terminante con un'abside rettangolare.[29]

Chiesa della Madonna della Catena

Situata nei pressi del tratto urbano della via Flacca, sulla sommità che domina Serapo sul lato opposto rispetto a Monte Orlando, nel luogo dove la tradizione religiosa vuole che sia comparsa la Madonna con il Bambino, con in mano una catena, simbolo del peccato da spezzare. La chiesa, costruita nel XVII secolo e ampliata nel XIX secolo e nel XX, è l'unica della città ad avere la pianta a croce greca; l'altare maggiore barocco proviene dalla chiesa di San Giovanni a Mare.[30]

Chiesa di San Paolo Apostolo

Situata sulla piana di Montesecco, tra Serapo e il centro storico, venne costruita nel 1964 per volere dell'arcivescovo Lorenzo Gargiulo, che trova sepoltura nella chiesa. L'edificio, insieme a tutto il complesso parrocchiale, è in stile moderno e venne progettato da Antonio Petrilli e Pasquale Marabotto. La chiesa, a pianta quadrata, presenta un alto ambiente centrale circondato da un basso deambulatorio. Alla destra dell'altare, vi sono i resti dell'altare maggiore della demolita chiesa di San Biagio (rimane solo il tabernacolo, dopo che sono stati demoliti i due angeli che costituivano la base dell'altare laterale).[31]

Santuario di San Nilo Abate

La chiesa, situata nella zona di Serapo, venne edificata a partire dal 1965 su progetto di Riccardo Morandi, secondo un'idea del parroco don Giuseppe Viola che volle rivisitare in chiave moderna le peculiarità delle antiche chiese gaetane. Consacrata nel 1999 ed elevata a santuario nel 2014,[32] è in stile moderno, con semplice struttura a tre navate.[33]

Cappelle rurali mariane[modifica | modifica wikitesto]

Nella campagna circostante la città vi sono alcune cappelle dedicate alla Madonna; esse sono caratterizzate dall'essere inserite all'interno di un complesso architettonico costituito dal luogo di culto (di modeste dimensioni) da un arcone in muratura che eventualmente passa al di sopra della strada antistante e, in alcuni casi, anche dall'annessa canonica.[34]

Cappella della Madonna di Casalarga
Veduta esterna della cappella della Madonna del Colle

La cappella si trova lungo via Sant'Agostino, tra l'incrocio con via del Colle (a est) e via Monte Ercole (a ovest), e ricade all'interno del territorio della parrocchia di San Carlo; è dedicata alla Madonna delle Grazie e ai santi Francesco d'Assisi e Silvestro papa.[35] Le prime notizie sul luogo di culto risalgono al luglio 1729 quando, dopo anni di abbandono, fu restaurata dal proprietario Francesco Spignese e riaperta al culto.[36] La facciata, sormontata da un campanile a vela, è introdotta da un arcone in cemento armato senza funzione portante, costruito nel 1955; la cappella è costituita da un unico ambiente a pianta quadrangolare e coperto con volta a botte, con altare in marmo e stucco a ridosso della parete di fondo.[37]

Cappella della Madonna del Colle

La cappella si trova lungo l'omonima strada, nel tratto tra via del Monte Tortona e il centro abitato di Gaeta, sulla sommità della collina dalla quale prende nome.[34] Il luogo di culto è inglobato all'interno dell'edificio della canonica ed introdotto da un ampio arcone, che si sviluppa lungo la sottostante via in due campate coperte con volta a vela; sul fianco sinistro dell'edificio, rivolto verso la città, trova luogo il campanile a vela. Internamente la cappella si articola in navata (a pianta quadrata, con volta a crociera) e abside (a pianta rettangolare, con volta a botte); in quest'ultima vi è l'altare in stucco, sormontato dall'effige dipinta della Madonna del Colle.[38]

Cappella della Madonna di Conca
Esterno della cappella della Madonna di Conca

La cappella della Madonna di Conca, dedicata alla Madonna Bambina, si trova ai piedi del versante meridionale dell'omonimo colle, non lontano dalla costa. Venne edificata nel 1639 dalle monache benedettine di Santa Caterina d'Alessandria, sotto il cui patronato rimase fino alla soppressione del monastero (1809), per poi passare alla parrocchia di San Carlo; durante il suo esilio a Gaeta (1848-1849) amava sostarvi in preghiera papa Pio IX nel corso delle sue passeggiate pomeridiane.[39] La cappella è inglobata all'interno della canonica, sopra la quale svetta il campanile a vela; l'ingresso è posto al di sotto dell'arcone, lungo l'antica strada d'accesso alla città, nei pressi della confluenza settentrionale di quest'ultima nel lungomare Caboto. L'interno è costituito da una navata di due campate, con volta a crociera, che è illuminata da due coppie di oculi ovali, una ai lati della porta d'ingresso e l'altra nella parete di fondo. Sull'altare barocco in marmi policromi, affiancato dalle due colonne tuscaniche che reggevano la cantoria in controfacciata non più presente, vi è la tela di Madonna col Bambino fra i santi Erasmo, Bernardino da Siena, Filippo Neri, Francesco di Paola, Tommaso d'Aquino e Marciano, di Filippo Conca (XVIII secolo).[40]

Cappella della Madonna di Longato

La cappella della Madonna di Longato (o di Casaregola)[41] sorge nell'omonima contrada, nel tratto occidentale di via Sant'Agostino.[42] L'edificio, citato in un documento del 1180 facente parte del Codex diplomaticus cajetanus, subì un sostanziale restauro nel 1832.[43] L'edificio sorge parallelo alla strada ed è caratterizzato da una struttura articolata, con un loggiato sul fianco destro e un'ampia terrazza al di sopra dell'arcone; quest'ultimo si apre verso l'esterno sul lato anteriore e su quello di sinistra. All'interno della cappella, vi sono un dipinto raffigurante la Madonna che allatta Gesù Bambino (sull'altare) e la statua lignea della Madonna col Bambino.[44]

Chiese sconsacrate[modifica | modifica wikitesto]

Ex chiesa di Santa Lucia
La facciata della ex chiesa di Santa Lucia

La chiesa di Santa Maria in Pensulis venne costruita nel VII secolo; distrutta durante il terremoto del 1213, venne ricostruita con orientamento ruotato di 90° e con dimensioni più ampie, e dedicata a santa Lucia. Dal 1387 fu la "Cappella reale" dove si recavano a pregare, venendo dal castello, re Ladislao in compagnia della moglie, regina Costanza Chiaramonte, e della madre Margherita di Durazzo. Nel 1648 la chiesa venne restaurata: in tale occasioni, venne decorata con elementi barocchi, demoliti nel 1930, quando venne ricondotta ad un ipotetico stile vicino, ma più scarno, a quello originario. Nel 1966 la chiesa venne chiusa al culto e sconsacrata nel 1972.[45]

L'edificio è in stile gotico e presenta una pianta basilicale con tre navate, delle quali la centrale terminante con un'abside semicircolare, senza transetto. Internamente, nella prima campata della navata di destra, vi sono i resti dell'abside della chiesa di Santa Maria in Pensulis, con alcuni affreschi medioevali. Esternamente, sul fianco sinistro, lungo via Ladislao, si apre un portale laterale, con protiro.[45]

Ex chiesa di San Salvatore

Si trova in vicolo Caetani, tra la cattedrale e il palazzo De Vio. Sorse tra l'VIII e il IX secolo e fu, nel medioevo, di proprietà dell'abbazia di Montecassino; dal 1671 al 1806 venne retta dagli scolopi, i quali avevano una loro scuola nell'attiguo edificio attualmente adibito a palazzo arcivescovile. La chiesa, sconsacrata nel 1814, venne in gran parte distrutta nel bombardamento della notte da l'8 e il 9 settembre 1943 e i suoi resti sono stati convertiti in spazio espositivo all'aperto. Permangono le sei colonne di spoglio che dividevano l'ambiente in tre navate ed è ancora visibile nella sua interezza la navata laterale destra, con tracce di affreschi medioevali.[46]

Ex chiesa di San Giovanni della Porta
L'esterno della ex chiesa di San Giovanni della Porta

Situata nel centro storico, nei pressi del castello Angioino-Aragonese, venne fondata nel X secolo e ha acquisito la sua attuale conformazione nel corso dell'ampliamento medioevale dei secoli XIII-XIV. La struttura si compone di un'unica navata gotica articolata in due campate, terminante con un'abside poco profonda; le decorazioni e gli altari in stucco sono in stile barocco, mentre nella prima campata vi è un affresco quattrocentesco attribuito a Giovanni da Gaeta e raffigurante il santo titolare e un santo benedettino. L'avancorpo con cantoria risale alla fine del XIX secolo ed ha inglobato il precedente campanile a vela, non più visibile. La chiesa è priva di una facciata vera e propria e si accede al suo interno tramite due portali che si aprono lungo la fiancata sinistra, che dà su un piccolo slargo. Attualmente l'edificio è la sede locale del Consorzio universitario di economia industriale e manageriale (CUEIM).[47]

Ex chiesa di San Giuda Taddeo

Si trova lungo via Angioina, non lontano dal tempio di San Francesco. Già esistente alla fine del XV secolo e originariamente dedicata a sant'Onofrio, tra il 1855 e il 1856 fu oggetto di un radicale intervento di restauro per volere di Ferdinando II delle Due Sicilie; utilizzata dai militari nel corso dell'assedio di Gaeta del 1860, venne sconsacrata lo stesso anno e cadde in abbandono. La struttura è caratterizzata da una fastosa decorazione neogotica sia esterna, sia esterna. L'ambiente, al quale è affiancata la sacrestia, è costituito da un'unica navata di tre campate, coperta col volta a crociera, nel quale si trovavano tre altari marmorei ottocenteschi, rimossi dopo la chiusura al culto; sia nella facciata, sia nella parete di fondo si apre un rosone circolare.[48]

Ex chiesa dei Santi Martiri Canadesi e del Beato Oliver Plunkett

Venne costruita agli inizi degli anni 1930 come luogo di culto della residenza estiva del Pontificio Collegio Irlandese, nei pressi del confine con il comune di Formia; fu consacrata il 19 ottobre 1932 dall'arcivescovo di Dublino Edward Joseph Byrne. Nella seconda metà del XX secolo, l'intero complesso venne convertito in struttura ricettiva e la chiesa, sconsacrata, adibita a ristorante. L'edificio conserva intatte le sue caratteristiche originarie; esternamente presenta un portico neoclassico a tre arcate in facciata. L'interno è costituito da un'unica aula terminante con un'ampia abside poligonale, le cui pareti sono decorate da affreschi monocromi con motivi allegorici e vegetali; al centro, il ciborio marmoreo, con elementi musivi.[49]

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Castello Angioino-Aragonese
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Assedio di Gaeta (1860) e Castello di Gaeta.
Il castello fotografato da Monte Orlando

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo de Vio
Il palazzo Arcivescovile

Il Palazzo de Vio fu costruito come vescovado dall'omonimo cardinale e arcivescovo di Gaeta nel Rinascimento. L'attuale facciata è opera di Federico Travaglini. All'interno ospita il Museo Diocesano, che raccoglie opere provenienti da chiese sconsacrate della città (come l’Incoronazione di Maria di Giovanni di Gaeta che era la pala d'altare di Santa Lucia), lo Stendardo di Lepanto, con raffigurati il Gesù in Croce e i Santi Pietro e Paolo ed Exultet medioevali su pergamena.

Palazzo Arcivescovile

Dietro la cattedrale si trova il palazzo Arcivescovile. Questo, originariamente, scuola degli Scolopi, ha una caratteristica loggia che dà sul mare.

Palazzo comunale

Il palazzo comunale sorge in piazza XIX maggio, sul versante orientale dell'istmo di Montesecco. L'edificio venne edificato in luogo di uno precedente per volere di Pasquale Corbo, sindaco di Gaeta dal 1949 al 1964, ed è caratterizzato dal paramento murario esterno in travertino e laterizio. Alla sua destra, si eleva la torre civica, a pianta quadrangolare, sormontata dalla cella campanaria all'interno della quale è installato un concerto di campane che riproduce, all'inizio di ogni ora, il carillon del Big Ben di Londra.[50]

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Mausoleo di Lucio Munazio Planco sulla cima del Monte Orlando
  • Mausoleo di Lucio Munazio Planco, edificato nel 22 a.C., è in blocchi di pietra e domina su tutta la città. Al suo interno un corridoio circolare conduce alle quattro camere mortuarie.
  • Mausoleo di Lucio Sempronio Atratino, posto sulla vetta dell'omonimo colle nella parte alta del quartiere Porto Salvo, è privato del rivestimento esterno in conci lapidei, utilizzati per costruire il basamento del campanile della cattedrale e la scalinata degli Scalzi.
  • Stabilimento della S.S. Annunziata, nato in occasione del Giubileo del 1300 anche per l'accoglienza dei pellegrini, ha la sua lunga facciata su via dell'Annunziata. All'interno si trovano due cortili (quello barocco e quello catalano). Vi è annessa la Cappella dell'Immacolata Concezione detta "Cappella d'Oro"
  • Ex Caserma Cosenz, edificio ottocentesco che si affaccia su via dell'Annunziata e che ospita mostre temporanee.
  • Monastero di Santo Spirito di Zannone

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Fauna[modifica | modifica wikitesto]

La fauna di Gaeta è molto ampia e ricca di specie che vanno dalla mantide religiosa al falco pellegrino, dalla raganella italiana all'istrice e molte altre.[51]

Spiagge[modifica | modifica wikitesto]

La città è famosa per le sue sette spiagge:

Spiaggia di Serapo
Questa è una delle più importanti di Gaeta per il lungo tratto di spiaggia che separa il mare dalla Via Marina; le sue caratteristiche principali sono due: la sabbia con granelli sottilissimi ed il mare che ha una trasparenza unica oltre ad inquinamento zero.
Spiaggia di Fontania
Spiaggia Quaranta Remi
Piccola spiaggia situata tra l'Ariana e Fontania, così chiamata perché tra le due estremità c'è una distanza copribile con quaranta remate.
Spiaggia dell'Ariana
Piccola spiaggia di sabbia bianca calcarea tipica del primo tratto di costa compresa tra il promontorio di Gaeta e San Felice Circeo.

La spiaggia è posizionata tra due speroni rocciosi di altezza pari a 50-70 metri, su uno di essi svetta un'antica torre detta Torre Viola facente parte del sistema difensivo e di avvistamento costiero costruito per difendere il borgo di Gaeta dalle incursioni saracene.

Il nome Ariana sembra derivare dal binomio dell'antica lingua locale aria-sana, fino ai primi anni cinquanta la spiaggia era però detta dell'arianna. Un'antica mulattiera usata dai contadini e pastori percorreva la spiaggia inerpicandosi sui due speroni che delimitano la spiaggia; ancora oggi una parte del vecchio tracciato della mulattiera è usato come stradina per scendere in spiaggia dalla strada Flacca costruita negli anni sessanta a ridosso della spiaggia congiungendo tratti dell'antico tracciato della via Flacca di origine romana. Ad oggi la spiaggia dell'Ariana è una delle più affollate spiagge del sud pontino grazie alla sua bellezza e particolare collocazione che la protegge dal vento, seppur il suo tratto antistante sia oggetto di costruzioni abusive anche entro i 300 metri dalla linea d'acqua.

Spiaggia dell'Arenauta (arena auta)
Spettacolare spiaggia al di sotto di una falesia di particolare bellezza, è nota per il Bagno "dei 300 scalini" in quanto vi si accede mediante una lunga scalinata. Sono presenti altre vie di accesso. Frequentata tutto l'anno da naturisti che prediligono il lato di levante in prossimità della Torre Scissura. Di rilievo è la presenza di una Grotta e di una parete rocciosa utilizzata per allenamenti di scalata alpinistica di grado medio-alto. Di grande pregio naturalistico, soffre del suo illegale utilizzo, del fenomeno del campeggio abusivo, della mancanza di un regolare servizio di raccolta rifiuti e di adeguati servizi igienici.
Spiaggia di San Vito
Piccola darsena, naturalisticamente riservata, ospita strutture alberghiere organizzate cresciute nel dopoguerra.
Spiaggia di Sant'Agostino
Meravigliosa lingua di sabbia tra scogliere, falesie e campagna coltivata, al margine della SS Flacca. Turisticamente sfruttata in maniera discontinua e scarsamente rispettosa dell'ambiente, offre tuttavia un panorama marino di grande respiro ed è uno dei più noti Spot per Surf da Onda del Mar Tirreno, di cui un piccolissimo pezzo (verso Sperlonga) appartiene al comune di Itri. [senza fonte]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[52]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

La presenza straniera in Gaeta continua a salire, in parte dovuta alla sua vicinanza alla capitale, Roma.

Alla fine del 2010 sono stati 806 gli immigrati regolari che vivono a Gaeta, e fanno il 3,74% della popolazione, inferiore alla media regionale e nazionale.
La più grande comunità è:

  • Romania 239 unità - 1,11% dei residenti.
Vista del Porto di Gaeta da Nord

Lingue e Dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Se si esamina il dialetto gaetano si può rilevare la sua particolarità da questo punto di vista: infatti vi sono due distinti dialetti. Il primo è marcatamente napoletano ed è parlato nella parte "medievale" della città, il centro storico, comunemente conosciuto con l'appellativo "Gaeta Vecchia"; il secondo, invece, è parlato nel resto della cittadina, in quella zona conosciuta come "Borgo di Elena", che per circa trenta anni (dal 1897) fu comune autonomo e successivamente reintegrato nel comune di Gaeta. Un’ampia raccolta di vocaboli dei due dialetti, raffrontati e tradotti in italiano, è contenuta in “GAETA IN PAROLE: lessico, immagini e suoni” di Francesco Sapio, edito dal Comune di Gaeta nel 2006. Il libro è consultabile sul sito ufficiale (WWW.COMUNE.GAETA.IT) alla voce “Tradizioni locali”.

Tradizioni e Folclore[modifica | modifica wikitesto]

  • Tipica espressione del folklore gaetano è Gliu Sciuscio, evento caratteristico della sera/notte del 31 dicembre quando tante orchestre di giovani gaetani, usando strumenti musicali per lo più auto-costruiti, girano per gli esercizi commerciali e per le case di Gaeta intonando canti tipici per augurare al padrone di casa un buon anno.
  • Festa del mare. Dal 1927, ogni anno,[53], la seconda domenica di agosto, parte dalla Chiesa degli Scalzi una tradizionale processione che porta la statua della Madonna di Porto Salvo, protettrice dei pescatori e dei naviganti, su una barca al centro del golfo di Gaeta. Durante tale processione la barca che trasporta la statua della Madonna è seguita da molti natanti e l'evento si conclude con la posa in mare di una corona di fiori in ricordo di tutte le vittime del mare. La cerimonia è tra le più suggestive del litorale laziale.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Spaghetti alla Nostromo
(LA)

« Tu quoque litoribus nostris, Aeneia nutrix, aeternam moriens famam, Caieta,dedisti »

(IT)

« Tu pure ai nostri lidi, nutrice di Enea, morendo desti, Gaeta, eterna fama »

(Eneide, VII 1-4)

Media[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

  • Golfo Tv

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

  • Olive di Gaeta (olive nere)
  • Sciuscelle, Mostaccioli (dolci natalizi gaetani)
  • Tiella (pizza rustica ripiena)[54]
  • Spaghetti alla Nostromo (spaghetti con pomodoro, cozze, vongole e mazzancolle)

Personaggi illustri[modifica | modifica wikitesto]

Arte[modifica | modifica wikitesto]

Pittura[modifica | modifica wikitesto]

Musica e canto[modifica | modifica wikitesto]

Esplorazione[modifica | modifica wikitesto]

Giornalismo[modifica | modifica wikitesto]

Politica[modifica | modifica wikitesto]

Impero romano[modifica | modifica wikitesto]

  • Lucio Munazio Planco (90 a.C. - Gaeta, 1 d.C.), politico e militare. A Gaeta fece costruire una villa e un grande mausoleo su Monte Orlando dove fu sepolto.
  • Lucio Sempronio Atratino, console romano (sec. 1º a. C.), proprietario a Gaeta di una villa nei cui pressi fece costruire un mausoleo dove fu sepolto.
  • Adriano (76 – 138), imperatore romano, dimorò a Gaeta dove si fece costruire una residenza imperiale a Montesecco, l’attuale Piazza Municipio.
  • Antonino Pio (86 – 161), imperatore romano. Dimorò a Gaeta, suo luogo di villeggiatura, presso un palazzo imperiale costruito vicino al porto, attualmente denominato di Santa Maria.
  • Faustina Minore (131 – 175), imperatrice romana, fu ospite di Gaeta in una villa di sua proprietà ubicata nel quartiere oggi denominato di Sant'Erasmo.

Nobiltà[modifica | modifica wikitesto]

Sovrani[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Sovrani di Gaeta.

Militari[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo di Lannoy (1487 – Gaeta, 1527), militare e statista dei Paesi Bassi.
  • Giovanni Bausan (Gaeta, 1757 - ...), valoroso combattente della marineria napoletana, ha dato il suo nome a un sommergibile della Regia Marina.
  • Carlo Afan de Rivera (Gaeta, 1779 – 1852), militare e ingegnere.
  • Francesco Antonelli (1803 – 1877), militare e capo di stato maggiore della fortezza di Gaeta durante l'assedio del 1860 e firmatario della resa della stessa.
  • Paolo de Sangro (1806 – Gaeta, 1861), alto ufficiale dell'Esercito delle Due Sicilie ed accademico dell'Arcadia.
  • Roberto Pasca (1821 – 1897), brigadiere del Regno delle Due Sicilie, firmò la "Capitolazione per la resa della piazza di Gaeta" nel 1861.
  • Aldo Baldini (Gaeta, 1915 – Roma, 1999), ammiraglio e comandante.

Generali[modifica | modifica wikitesto]

Briganti[modifica | modifica wikitesto]

  • Fra Diavolo (1771 – 1806), brigante e militare, dominò il territorio da Gaeta a Capua.
  • Damiano Vellucci, soprannominato Inferno (1835 – Gaeta, 1863), brigante.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

  • Albina di Cesarea (238 – 250), santa martire cattolica, seppellita a Gaeta insieme a Sant'Erasmo.
  • Sant'Erasmo (... - 303), massimamente il Santo di Gaeta, venerato per secoli come il principale protettore della città.
  • San Nilo da Rossano (910 - 1004), monaco basiliano, abate ed eremita, dimorò in Gaeta per circa dieci anni nei pressi di Serapo.
  • Papa Gelasio II (Gaeta, 1060 - 1119), monaco benedettino, cardinale diacono e sommo pontefice.
  • Cristoforo Marcello (1480 – Gaeta, 1527 circa), teologo e vescovo.
  • Francesco Patrizi (1413 – Gaeta, 1492), scrittore, politico, vescovo cattolico ed umanista.
  • Tommaso De Vio (Gaeta, 1469 - 1534), detto Cardinal Gaetano, maestro generale dell'Ordine dei domenicani, filosofo, teologo, vescovo.
  • Cherubino Caietano (Gaeta, XVI secolo – 1544), vescovo cattolico.
  • San Filippo Neri (1515 - 1595), spesso in ritiro spirituale presso la Cappella del Crocifisso ubicata alla montagna spaccata.
  • Erasmo Paravicini (Gaeta, 1580 – 1640), vescovo cattolico e nunzio apostolico.
  • Francesco Gaetano Traversa (1787 – Gaeta, 1861), generale dell'esercito delle Due Sicilie.
  • Luigi Di Liegro (Gaeta, 1928 - 1997), presbitero, fondatore della Caritas diocesana

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Polisportiva Gaeta 1931[modifica | modifica wikitesto]

Arrows-folder-categorize.svg Le singole voci sono elencate nella Categoria:Polisportiva Gaeta 1931

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione di Gaeta e Ferrovia Sparanise-Gaeta.

La città è servita dalla stazione di Formia-Gaeta situata a Formia e posta sulla Roma-Formia-Napoli; fino al 1966 era in funzione anche la Formia-Gaeta delle FS, che partiva da Formia e arrivava fino a Gaeta e la città aveva la sua stazione ferroviaria. La riapertura della tratta Formia-Gaeta era prevista per l'agosto 2015.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Fino al 1927 faceva parte della provincia di Terra di Lavoro (che aveva come capoluogo prima Capua e dal 1818 Caserta), regione storica sorta sotto il Regno di Sicilia (poi Regno di Napoli e Regno delle Due Sicilie). In questa zona della Provincia era il caposaldo militare e amministrativo dell'area (Circondario di Gaeta).

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
6 giugno 1988 23 dicembre 1989 Damiano Tallini Democrazia Cristiana Sindaco
23 dicembre 1989 22 giugno 1990 Sergio Tuccilli Partito Repubblicano Italiano Sindaco
22 giugno 1990 26 febbraio 1991 Candeloro Mignano Democrazia Cristiana Sindaco
26 febbraio 1991 19 settembre 1991 Giuseppe Renzelli Democrazia Cristiana Sindaco
19 settembre 1991 4 agosto 1992 Erasmo Di Nitto Democrazia Cristiana Sindaco
4 agosto 1992 11 maggio 1993 Giuseppe Matarazzo Democrazia Cristiana Sindaco
11 maggio 1993 23 dicembre 1993 Salvatore Di Maggio Partito Socialista Italiano Sindaco
23 dicembre 1993 12 giugno 1994 Antonio Reppucci Commissario Prefettizio
12 giugno 1994 24 maggio1998 Silvio D'Amante Partito Democratico della Sinistra Sindaco
24 maggio 1998 26 maggio2002 Silvio D'Amante Democratici di Sinistra Sindaco
26 maggio 2002 14 novembre 2006 Massimo Magliozzi Forza Italia Sindaco [58]
novembre 2006 27 maggio 2007 Bruno Frattasi Commissario Prefettizio
27 maggio 2007 6 maggio 2012 Antonio Raimondi Lista civica Sindaco
6 maggio 2012 in carica Cosmo Mitrano Il Popolo della Libertà Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Gaeta è gemellata con:

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Le società sportive presenti a Gaeta sono:

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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  2. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 maggio 2015.
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  8. ^ Vedi la pagina
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  54. ^ Associazione Gaetavola, Pizza, tiella e caniscione
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Salvatore Abita, Erasmo Vaudo, Ennio Albano, Giuliano Imondi (a cura di), La veduta di Gaeta nell'800 napoletano, Gaeta, La Poligrafica, 1977, ISBN non esistente.
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  • Piergiorgio Granata, Gaeta: viaggio nell'arte: pittura, scultura e arti minori dal medioevo ad oggi, Napoli, Guida, 2004, ISBN 88-7188-745-X.
  • Francesco Sapio, Gaeta in parole. Vocabolario e altro, Gaeta, Edizioni del comune di Gaeta, 2006, ISBN non esistente.
  • Gennaro Tallini, Gaeta: una città nella storia, Gaeta, Edizioni del Comune di Gaeta, 2006, ISBN non esistente.
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