Gaeta

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Gaeta
comune
Gaeta – Stemma Gaeta – Bandiera
Gaeta – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Lazio Coat of Arms.svg Lazio
Provincia Provincia di Latina-Stemma.png Latina
Amministrazione
Sindaco Cosmo Mitrano (PdL) dal 21 maggio 2012
Territorio
Coordinate 41°13′00″N 13°34′00″E / 41.216667°N 13.566667°E41.216667; 13.566667 (Gaeta)Coordinate: 41°13′00″N 13°34′00″E / 41.216667°N 13.566667°E41.216667; 13.566667 (Gaeta)
Altitudine m s.l.m.
Superficie 29,2 km²
Abitanti 20 965[2] (30-09-2014)
Densità 717,98 ab./km²
Frazioni Arenauta, Ariana, Fontania, Sant'Agostino, San Vito
Comuni confinanti Formia, Itri
Altre informazioni
Cod. postale 04024
Prefisso 0771
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 059009
Cod. catastale D843
Targa LT
Cl. sismica zona 3A (sismicità bassa)
Cl. climatica zona C, 938 GG[3]
Nome abitanti gaetani
Patrono santi Sant'Erasmo V.M. e Marciano, Madonna Annunziata[1]
Giorno festivo 2 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Gaeta
Gaeta
Posizione del comune di Gaeta nella provincia di Latina
Posizione del comune di Gaeta nella provincia di Latina
Sito istituzionale

Gaeta è un comune italiano di 20 965 abitanti[2] della provincia di Latina nel Lazio meridionale.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Sorge nel golfo omonimo sul Mar Tirreno e dista circa 80 km da Napoli e 120 km da Roma. Nel golfo sfocia il fiume Garigliano.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Gaeta.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Le origini del nome di Gaeta (in latino: Caieta, in greco Kaièta, Καιέτα, in albanese: Kajeta, ka jeta) sono tuttora avvolte nella leggenda:

  • Strabone indicò la sua provenienza dal termine Gaetas usato dai pescatori laconi per indicare il sito, con chiaro riferimento all'ampia insenatura del suo golfo; altri dicono invece che il sito ed il golfo abbiano ricevuto lo stesso nome della nutrice di Enea;[4]
  • Diodoro Siculo collegò queste terre al mito degli Argonauti facendo derivare il nome della città da Aietes, mitico padre di Medea (figlia di Circe), la maga innamorata di Giasone.
  • Virgilio, nell'Eneide[5] trovò la sua origine nel nome della nutrice di Enea, Caieta, sepolta dall'eroe troiano in quel sito durante il suo viaggio verso le coste laziali. Dante Alighieri, quasi a significare la storicità dell'Eneide, confermò l'avvenimento.[6]
  • Altre fonti prendono il nome di Gaeta da Aiete, figlio del dio sole Elio, il cui soprannome è "L'Aquila"; egli sarebbe il fratello della nota Maga Circe. Questo appellativo le sarebbe stato dato per l' insolita struttura geografica della città che ricorda appunto la testa di questo famoso rapace.[senza fonte]

Storia antica[modifica | modifica wikitesto]

I primi insediamenti nel territorio di Gaeta risalgono all'VIII secolo a.C., ma fu solo nel 345 a.C. che finì sotto l'influenza di Roma.

Durante il periodo romano Gaeta divenne un luogo di villeggiatura molto rinomato, frequentato da imperatori, ricchi patrizi romani, da consoli e da famosi senatori dell'epoca. Per favorire la loro venuta fu persino costruita una nuova strada romana, la Via Flacca, più breve rispetto all'Appia. Il suo territorio, peraltro, è situato all'interno di quell'area geografica denominata, in epoca imperiale, Latium adjectum. Tale nome era infatti riferito ai territori "aggiunti", in seguito alle prime espansioni di Roma verso sud, al Latium vetus (terra di origine dei latini), con la conseguente scomparsa di altri popoli preromani (Volsci, Equi, Ernici e Ausoni). Ormai già con Augusto e la sua riforma amministrativa, i territori di Gaeta ricadevano nella regione unica che i romani chiamavano con il nome Latium e che terminava proprio con l'attuale confine con la Campania del fiume Liri-Garigliano.

Di quel periodo restano visibili molte vestigia, come ad esempio il Mausoleo che sorge sulla sommità di Monte Orlando di Lucio Munazio Planco, console romano, prefetto dell'Urbe, generale di Giulio Cesare (attraversò con lui il fiume Rubicone, fu al suo fianco nelle campagne galliche) di Marco Antonio e di Ottaviano detto Augusto.

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Ducato di Gaeta.

Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente iniziò un periodo buio di transizione, caratterizzato da continui saccheggi ad opera delle popolazioni barbariche prima e dei Saraceni poi. Proprio per la sua caratteristica posizione su di una penisola naturale, facilmente difendibile, piano piano si trasformò in un castrum: Gaeta fu fortificata con cinte murarie e sulle pendici di Monte Orlando; sulla zona alta dell'antico borgo medioevale sorse il castello di Gaeta a difesa dell'abitato, e le popolazioni delle zone limitrofe si trasferirono all'interno delle mura per trovare ospitalità, rifugio e protezione.

Gaeta medievale

Le prime notizie del castello risalgono al VI secolo nella guerra contro i Goti, nel X secolo se ne fa cenno all'interno delle carte del Codex diplomaticus cajetanus, ma notizie certe della sua esistenza si hanno nel XII secolo, durante la dominazione Sveva. Infatti Federico II di Svevia venne in diverse occasioni a Gaeta e, durante le lotte tra guelfi e ghibellini, creò delle fortificazioni per difendere meglio i confini del suo regno: nel 1223 fece costruire quelle per il castello di Gaeta (che quindi era già esistente all'epoca).

Già nell'VIII secolo Gaeta si rese autonoma dall'autorità imperiale bizantina e nell'anno 839 la carica di Ipata venne assunta da Costantino, figlio del conte Anatolio. Il Ducato di Gaeta conquistò la sua definitiva indipendenza solo un secolo dopo, quando Giovanni I assunse il titolo di Duca di Gaeta nel 917. Il Ducato restò in vita per circa due secoli, nel corso dei quali Gaeta ebbe una propria solidità militare, un'autonomia politica, un'autonomia giurisdizionale, dei propri istituti giuridici civici, una propria moneta (il "follaro") e un considerevole sviluppo economico attraverso i ricchi traffici commerciali marittimi.

Nel periodo che va dall'839 al 1140 Gaeta può essere considerata una Repubblica Marinara[7][8][9], in quanto si governava in base a proprie leggi, le sue navi percorrevano il Mediterraneo e difese la sua libertà durante numerosi assedi. La fine della repubblica marinara fu causata dalla dominazione Normanna.

Panorama del castello

Il ducato autonomo di Gaeta resta tale fino all'inizio dell'XII secolo, quando il duca Giovanni V fu deposto dal Principe di Capua, dopo l'invasione normanna della città del 1140, ad opera di Ruggero II di Sicilia della dinastia degli Altavilla, che però fu benevolo nei confronti di Gaeta e le lasciò numerosi privilegi come ad esempio una certa autonomia politica e una moneta propria. Con Ruggero II nacque quello che per i successivi sette secoli sarà un regno unitario, e Gaeta divenne città di confine tra tale regno e lo Stato della Chiesa. In questo periodo, così come durante la dominazione Sveva (1194-1266) la città ricoprì un ruolo politico secondario.

Durante il periodo angioino, invece, (1266-1435) la città tornò alla ribalta sulla scena del Regno di Napoli. Dal 1378 fu per qualche anno la residenza dell'antipapa Clemente VII, alleato della Regina Giovanna I. Dal 1387 vi si stabilì, temporaneamente in esilio, l'erede al trono Ladislao dei d'Angiò-Durazzo, che celebrò in città, il 21 settembre 1389, le sue nozze con Costanza di Chiaramonte, figlia del Conte di Modica e Vicario del Regno di Sicilia, Manfredi III Chiaramonte. Anche la futura Regina Giovanna II, sorella di Ladislao, soggiornò per molto tempo a Gaeta, dove scelse di farsi incoronare nel 1419.

Dal 1435 Alfonso V d'Aragona fece di Gaeta la base per la conquista del trono di Napoli a discapito di Renato, ultimo sovrano della dinastia Angioina a regnare sul Meridione d'Italia, sconfitto definitivamente nel 1442. Durante questo periodo la città fu munita di un nuovo castello, il cosiddetto "Alfonsino", mentre il vecchio (chiamato "Angioino") fu ampliato e unito al nuovo. Nella seconda metà del secolo la città fu governata dai Baroni de Gemmis di Castel Foce, casato derivante da una antica famiglia patrizia romana.[10]

Il re capì quanto fosse importante il possesso di tale città e volle ulteriormente fortificare Gaeta, con l'aggiunta di due nuove cinte murarie (oggi scomparse). Gaeta subì ben quattordici assedi che coincisero con importanti avvenimenti, a partire dalla sconfitta del Ducato di Gaeta (con annessione al Regno di Sicilia) fino all'ultimo assedio, quello tenuto nel 1860-'61 dalle truppe del generale piemontese Enrico Cialdini (che sarà poi nominato duca di Gaeta) e che diede inizio all'unità d'Italia.

Storia moderna[modifica | modifica wikitesto]

Con la dominazione spagnola, iniziata nel 1504, il ruolo di "piazzaforte del Regno di Napoli" fu ancora di più accentuato e la città fu dotata di nuovissime fortificazioni bastionate, alle pendici del Monte Orlando, aggiornate contro le ultime e più potenti armi da fuoco.

Fu con l'arrivo degli spagnoli che alcuni personaggi politici, passati in disgrazia, vennero costretti ad abbandonare Gaeta, tra cui Giovanni Caboto, che si rifugiò a Venezia, prendendone la cittadinanza 15 anni dopo. Nel 1571 si radunò nel porto di Gaeta la flotta pontificia che, al comando dell'ammiraglio Marcantonio Colonna, salpò il 24 giugno 1571 per unirsi al resto della flotta cristiana, comandata da don Giovanni d'Austria, per combattere i saraceni. Il comandante della flotta pontificia aveva ricevuto il 20 giugno 1571 dal Papa San Pio V lo Stendardo di Lepanto, realizzato in seta, che doveva essere issato sulla nave ammiraglia pontificia.

L'ammiraglio Colonna nella Cattedrale di Gaeta, davanti a Sant'Erasmo, fece voto che se avesse vinto avrebbe donato lo Stendardo di Lepanto alla Cattedrale di Gaeta e lo avrebbe posto ai piedi del santo, patrono dei marinai. La battaglia navale tra la flotta della "Lega Santa" e la flotta dell'Impero ottomano ebbe luogo il 7 ottobre 1571 a Lepanto e fu vinta dalle forze cristiane. Al suo ritorno in Gaeta Marcantonio Colonna mantenne fede al giuramento fatto e oggi lo stendardo è esposto nel museo diocesano.

Mappa del 1764

Nel 1734 Gaeta fu conquistata da Carlo III di Borbone, fondatore del ramo napoletano della dinastia dei Borbone. Il 25 novembre 1848 il papa Pio IX si rifugiò a Gaeta, ospite dei Borbone, in seguito alla proclamazione della Repubblica Romana ad opera di Giuseppe Mazzini, e vi rimase fino al 4 settembre 1849, periodo durante il quale Gaeta assunse la denominazione di Secondo Stato della Chiesa. E fu proprio durante questo soggiorno che papa Pio IX, secondo la tradizione illuminato dallo Spirito Santo durante le sue preghiere presso la Cappella d'Oro, decise di scrivere l'enciclica Ubi Primum con cui interrogava l'Episcopato cattolico sulla opportunità di proclamare il Dogma dell'Immacolata Concezione, cosa che avvenne al suo ritorno a Roma.

Il 13 febbraio 1861 Francesco II di Borbone si arrese a Gaeta, ultimo baluardo del suo regno, capitolando all'assedio delle truppe del generale Enrico Cialdini (Assedio di Gaeta 1860-1861): finì così di esistere il Regno delle Due Sicilie ed ebbe inizio lo stato unitario del Regno d'Italia, retto dai Savoia fino al 1946 e poi, a seguito del referendum istituzionale del 2 giugno 1946, trasformato in Repubblica Italiana fino ai giorni nostri.

Il Borgo di Gaeta, frazione di Gaeta fuori le mura, con Regio Decreto del 15 marzo 1897, diventò comune autonomo sotto la spinta dei suoi esponenti liberali. Prese il nome di "Comune di Elena" in onore dell'allora principessa Elena, futura regina d'Italia. Trenta anni dopo, esattamente con Regio Decreto del 17 febbraio 1927, i Comuni di Gaeta e di Elena vennero uniti nuovamente sotto il nome Gaeta. Il Borgo di Gaeta oggi si identifica come rione Porto Salvo.

Comunque la Città di Gaeta era ed è tuttora storicamente parte dell'antica provincia di Terra di Lavoro del Regno delle Due Sicilie. Invece quando il regime fascista nel 1927 riorganizzò gli ambiti amministrativi territoriali italiani e costituì le Regioni, volendo quel regime per motivi politici ridimensionare la Provincia di Terra di Lavoro, trasferì e aggregò Gaeta alla Regione Lazio, incorporandola nella nascente Provincia di Littoria (poi chiamata Latina).

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Edifici religiosi[modifica | modifica wikitesto]

Cattedrale dei Santi Erasmo e Marciano[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Cattedrale dei Santi Erasmo e Marciano e di Santa Maria Assunta.
Esterno della cattedrale e campanile

La cattedrale di Gaeta venne edificata nell'XI secolo su di una preesistente chiesa dedicata a Santa Maria del Parco del VII secolo, e fu consacrata da papa Pasquale II nel 1106. Dopo il disastroso terremoto del 1231, fu ricostruita in stile gotico con una struttura a sette navate, per poi esser restaurata in stile neoclassico da Pietro Paolo Ferrara alla fine del XVIII secolo; in tale occasione, lo spazio interno venne ridotto a tre navate con cappelle laterali, tramite la realizzazione di sovrastrutture.[11]

La facciata neogotica del 1903 si affaccia sull'angusta via del Duomo; in mattoncini con decorazioni in pietra chiara, presenta sulla sommità la statua in ghisa dell'Immacolata. Dal pronao, dove si trovano le statue dei due santi patroni Erasmo e Marciano, si accede, tramite il portale, alla navata centrale, coperta col volta a botte cassettonata e illuminata da finestre a lunetta. Lungo le due navate laterali si aprono quattro cappelle per lato contenenti altari barocchi in marmi policromi, alcuni dei quali provengono da chiese di Gaeta attualmente sconsacrate.[11]

Interno della cattedrale

L'abside è stata costruita nel XVII secolo su progetto di Dionisio Lazzari, ed è sopraelevata rispetto al resto della chiesa per la presenza del sottostante succorpo, a navata unica, riccamente decorato con affreschi e marmi, ideato come custodia delle reliquie di diversi santi. In fondo all'abside rettangolare, si trova l'altare barocco in marmi policromi, anch'esso del Lazzari, sormontato dalla pala di Giovanni Filippo Criscuolo raffigurante Madonna col Bambino con San Michele Arcangelo attorniato da una corte di sei angeli (metà del XVI secolo), posta dove originariamente trovava luogo lo Stendardo di Lepanto. Nel presbiterio, è custodito il pregevole candelabro del cero pasquale, del XIII secolo, con Storie della vita di Cristo e di Sant'Erasmo.[12]

Alle spalle della chiesa, dove si trovava l'entrata della prima chiesa, si trova il campanile; risalente al XII secolo, è opera di Nicola (o Niccolò) dell'Angelo, che operò anche nella concattedrale di Sutri e nella basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma. La possente mole, in stile arabo moresco, è costituita da tre piani con bifore, sormontati dal cupolino ottagonale. All'interno della strombatura posta alla base della torre, ci sono dei sarcofagi di epoca romana e due bassorilievi marmorei raffiguranti la storia di Giona e del mostro. Il campanile della cattedrale di Gaeta, insieme a quello di Amalfi con cui ha notevoli analogie, rappresenta un eccellente esempio di arte medievale dell'Italia centro meridionale.[13]

Santuario della Santissima Annunziata[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Santuario della Santissima Annunziata (Gaeta), Organo del santuario della Santissima Annunziata a Gaeta e Cappella dell'Immacolata Concezione (Gaeta).
Esterno del santuario della Santissima Annunziata

La chiesa della Santissima Annunziata venne costruita tra il 2 maggio 1321 e il 1352 (anno in cui venne consacrata) alle porte dell'antica città di Gaeta, lungo l'unica via d'accesso al centro abitato, come luogo di culto annesso all'omonimo stabilimento ospedaliero. Nel XVII secolo, la chiesa gotica venne radicalmente restaurata in stile barocco su progetto di tre esponenti della famiglia Lazzari: Andrea curò la realizzazione della nuova facciata, Jacopo della cappella del Santissimo Sacramento e Dionisio dell'apparato decorativo interno.[14]

La facciata, opera di Andrea Lazzari, è sormontata dal campaniletto a vela con orologio in maioliche. Un secondo campanile, gotico, è situato nei pressi dell'abside, sul lato destro, mentre lungo la fiancata sinistra si apre l'antico portale laterale gotico, con lunetta affrescata raffigurante l'Annunciazione.

Abside e organo a canne (a sinistra) del santuario della Santissima Annunziata

L'interno del santuario è a navata unica, ed è dominato dalla tinta celeste delle pareti, con elementi decorativi in stucco in colore bianco. Lungo la navata, che è coperta dalle volte a crociera gotiche originarie, vi sono due altari marmorei, ciascuno dei quali è sormontato da una pala di Luca Giordano: a sinistra l'Adorazione dei Pastori, a destra Gesù crocifisso. L'aula termina con l'abside rettangolare, all'interno della quale si trova il pregevole coro ligneo di Colangelo Vinaccia; la parete di fondo è interamente occupata dal polittico di Andrea Sabatini da Salerno, risalente al 1521. L'altare maggiore e la balaustra del presbiterio in marmi policromi, nonché le cantorie in finto marmo, la cassa dell'antico organo a canne, posto sulla cantoria di sinistra, e il Crocifisso, sono opera di Dionisio Lazzari. L'organo a canne venne costruito da Giuseppe de Martino alla fine del XVII secolo e venne probabilmente suonato anche da Alessandro Scarlatti.[15]

Interno della "Cappella d'Oro"

Alle spalle del santuario, con portale su via dell'Annunziata, vi è la Cappella dell'Immacolata Concezione o "Cappella d'Oro", detta così perché ha la volta a botte costituita da cassettoni di legno intagliati e dorati, che ha alle pareti 19 tele raffiguranti scene della vita di Gesù e della Madonna, opere di Criscuolo, lo stesso che ha fatto i santi del polittico fondale insieme a Scipione Pulzone che si è occupato dell'Immacolata, che si trova al centro di esso. Dal 25 marzo 2009, la chiesa della Santissima Annunziata è stata elevata a santuario gemellato con il santuario di Nostra Signora di Lourdes, perché il Dogma cattolico dell'Immacolata Concezione, proclamato da papa Pio IX l'8 dicembre 1854 con la bolla Ineffabilis Deus, era stato meditato dal papa nella sua permanenza forzata in Gaeta durante le ore passate in meditazione a pregare davanti al quadro della Madonna presente all'interno della "Cappella d'Oro". Anche papa Giovanni Paolo II il 25 giugno 1989 in occasione della visita alla città di Gaeta volle pregare nella Grotta d'Oro.[16]

Ad oggi, insieme alla Chiesa di Santa Maria della Sorresca, rientra nei beni dell'IPAB "Stabilimento della SS. Annunziata ed annessi". All'interno dell'IPAB è ospitato l'archivio storico che conserva importanti documenti che fotografano l'attività assistenziale svolta dalla SS. Annunziata nei 700 anni della sua esistenza, come pure documenti diplomatici, atti amministrativi e testamenti, tra cui gli Statuta Privilegia et Consuetudinis Civitatis Caietae (XVI sec.).

Tempio di San Francesco[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Tempio di San Francesco.
Veduta esterna del tempio di San Francesco

In luogo dell'attuale chiesa dedicata a san Francesco d'Assisi, lo stesso santo dedicatario fondò, nel 1222, una chiesa, presso dove dimorava durante la sua permanenza a Gaeta. Questa venne ricostruita in stile gotico per volere di Carlo II d'Angiò, con struttura di carattere monumentale, nel XIV secolo e, nel XIX secolo, Ferdinando II delle Due Sicilie affidò a Giacomo Guarinelli un radicale restauro dell'edificio, durante il quale vennero sovrapposte alla struttura trecentesca decorazioni neogotiche.[17]

Il sagrato è preceduto da una grande scalinata, al centro della quale si trova la statua della Religione con in mano la croce, opera di Luigi Persico. La slanciata facciata neogotica ha un bel portale strombato ed un grande rosone; è decorato dalle sculture marmoree raffiguranti i due sovrani che vollero la costruzione e la ricostruzione della chiesa e del santo dedicatario. L'interno a tre navate, dominato dal colore giallo dei muri, è illuminato da grandi finestre con vetrate policrome. Nell'abside poligonale, dominata dalla statua del Redentore, si trova l'altar maggiore in stile neogotico, realizzato in stucco dipinto a finto marmo; in fondo a ciascuna delle due navate laterali, vi è un altare in marmi policromi.[18]

Chiesa di Santa Maria di Porto Salvo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santa Maria di Porto Salvo (Gaeta).
Chiesa di Santa Maria di Porto Salvo

Situata nell'omonimo quartiere, originariamente abitato prevalentemente da pescatori, è anche detta degli Scalzi poiché era anticamente tenuta dai frati agostiniani scalzi.

La chiesa venne costruita su progetto di Dionisio Lazzari nel XVII secolo ed è in stile barocco. Il suo interno, dominato dal colore celeste delle pareti, è a navata unica con cappelle laterali; alle spalle del pregevole altare maggiore in marmi policromi, all'interno di una nicchia con elaborata cornice marmorea, vi è la venerata statua processionale della Madonna di Porto Salvo; annesso alla chiesa è l'oratorio detto della Congrega dei Pescatori, con pavimento in maioliche policrome, altare marmoreo e decorazione in stucco sulle pareti e sulla volta.[19]

Sulla chiesa insiste la parrocchia dei Santi Cosma e Damiano, che prende il nome dalla vicina chiesa, gravemente danneggiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e successivamente restaurata senza però ricostruire le campate distrutte.[20]

Chiesa di San Giacomo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Giacomo (Gaeta).
Interno della chiesa di San Giacomo

La chiesa di San Giacomo è situata lungo via dell'Indipendenza, nel quartiere di Porto Salvo. Venne costruita tra il 1517 e il 1605 in stile barocco, con unica navata con cappelle laterali, e successivamente rimaneggiata. I lavori più importanti furono quelli del 1965, quando vennero demolite la facciata e la parete di fondo dell'abside, e in stile moderno si provvedette a ricostruire il prospetto e a realizzare una nuova abside a pianta quadrangolare, quest'ultima collegata alla navata tramite quella antica.[21]

All'interno della chiesa, è custodito l'antico altare maggiore barocco proveniente dalla ex chiesa di Santa Caterina d'Alessandria e ivi trasferito nel XIX secolo; la sua pala, fino al 1993 al centro dell'ancona e attualmente sulla parete di destra dell'antica abside, raffigura una Sacra Conversazione ed è opera di Santillo Sannini (1695).[21]

Santuario della Santissima Trinità[modifica | modifica wikitesto]

La grotta del Turco vista dall'interno

Il Santuario della Santissima Trinità, anche detto della Montagna Spaccata, è situato sulla fiancata occidentale del Monte Orlando, prospiciente Serapo.

Fu edificato nell'XI secolo, sorge su una fenditura nella roccia che giunge fin nella grotta del Turco, creatasi, secondo la leggenda, al tempo della morte di Cristo, quando si squarciò il velo del tempio di Gerusalemme. Nel 1434 dall'alto dei due costoni di roccia si staccò un macigno che andò ad incastrarsi più in basso tra le pareti della fenditura, al di sopra dell'ingresso sul mare della grotta; Su di esso, nel XVI secolo, venne realizzata una cappella, raggiungibile tramite una scalinata che porta nelle viscere della montagna; lungo di essa, che percorre la stretta spaccatura di roccia, è possibile notare sulla parete di destra un distico latino con a fianco la cosiddetta mano del Turco, la forma di una mano (le cinque dita nella roccia) che, secondo la leggenda, si sarebbe formata nel momento in cui un "miscredente" marinaio turco, che non credeva, cioè, alla storia che gli era stata raccontata sulla causa della spaccatura nella roccia, si era appoggiato alla roccia che miracolosamente divenne morbida sotto la sua pressione formando l'impronta della mano.

Il Santuario della Santissima Trinità

La chiesa, in stile barocco, si articola in un'unica navata con volta a botte lunettata e diverse cappelle laterali; l'abside quadrangolare ospita l'altare maggiore novecentesco, sormontato dalla tela di Raimondo Bruno Sant'Erasmo e la Madonna affidano Gaeta alla protezione della Santissima Trinità (1850 circa).

Qui pregarono numerosi pontefici, tra cui Pio IX, sovrani, vescovi e santi, tra cui Bernardino da Siena, Ignazio di Loyola, Leonardo da Porto Maurizio, San Paolo della Croce, Gaspare del Bufalo e San Filippo Neri. La leggenda vuole che San Filippo Neri avesse vissuto all'interno della Montagna Spaccata dove esiste un giaciglio in pietra nota ancora oggi come "Il letto di San Filippo Neri". Il santuario è sede dei missionari del P.I.M.E.

Chiesa della Santissima Addolorata[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa della Santissima Addolorata.
Chiesa e convento dell'Addolorata

La chiesa della Santissima Addolorata sorge lungo via Annunziata, sul lato opposto rispetto allo Stabilimento della Santissima Annunziata. Essa è la cappella dell'annesso convento delle Suore crocifisse adoratrici dell'Eucaristia, già delle Mantellate serve di Maria che, nel XIX secolo, vi avevano stabilito un collegio per ragazze nobili.

La chiesa, costruita nel XIV secolo e originariamente dedicata a San Gregorio Magno, venne radicalmente restaurata tra il 1853 e il 1855 in stile neogotico da Ferdinando Travaglini, che anche progettò la facciata neoclassica, con ripida rampa di scale che collega la strada alla navata, posta quest'ultima ad un livello superiore.

L'interno è costituito da un'unica navata con due campate con volta a crociera decorata con stucchi raffiguranti le Litanie lauretane; nella seconda campata si aprono a sinistra la cappella dedicata a san Filippo Benizi, con statua lignea policroma del santo, a destra una finestra con grata, dalla quale la famiglia reale seguiva le celebrazioni. Nella parete di fondo dell'abside si apre una triplice nicchia con arco a sesto acuto, all'interno della quale vi è un gruppo scultoreo con al centro la statua della Madonna Addolorata (XIX secolo).

Chiesa di Santa Maria della Sorresca[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santa Maria della Sorresca.
Interno della chiesa di Santa Maria della Sorresca

La chiesa di Santa Maria della Sorresca prende il nome dall'evento miracoloso in virtù del quale venne costruito l'edificio religioso: il 16 aprile 1513, infatti, un'immagine raffigurante la Madonna col Bambino posta nei pressi dei depositi di sorra (derivato della lavorazione del tonno) della famiglia Albito, operò un miracolo.[22]

L'attuale chiesa venne costruita in forme barocche, forse su progetto di Andrea Lazzari, tra il 1617 e il 1635; venne arricchita con la realizzazione della cantoria, dell'altare maggiore e del confessionale, opere di Dionisio Lazzari e, alla fine del secolo successivo, di due altari laterali progettati da Pietro Paolo Ferrara. La chiesa, chiusa al culto nel 1966, da allora, pur non essendo mai stata sconsacrata, è sede di saltuarie manifestazioni culturali.[22]

L'esterno è caratterizzato dalla facciata, realizzata nel 1855 (originariamente la chiesa era sprovvista di un ingresso monumentale) probabilmente su progetto di Ferdinando Travaglini, con ripida scalinata d'accesso. L'interno, in stile barocco, è ottagonale, coperto con cupola.[22]

Chiesa di San Giovanni a Mare[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Giovanni a Mare (Gaeta).
La cupola di San Giovanni a Mare

La chiesa di San Giovanni a Mare è situata nei pressi della cattedrale, prospiciente il mare.

L'edificio venne edificato nel X secolo dal duca di Gaeta Giovanni IV e ricostruito in seguito al terremoto del 1213; arricchito con decorazioni barocche, queste sono state demolite nella prima metà del XX secolo. L'edificio presenta come caratteristiche la cupola in stile arabo e il pavimento leggermente inclinato per permettere il defluire delle acque del mare nei periodi di alta marea essendo stata eretta nelle vicinanze del mare, all'esterno della cinta muraria, parzialmente demolita agli inizi degli anni sessanta. L'interno a croce greca è privo di decorazioni eccetto che per alcuni affreschi trecenteschi nelle absidi. L'altare maggiore è stato composto nel 1928 riutilizzando una lastra di un sarcofago romano.[23]

Chiesa di San Domenico[modifica | modifica wikitesto]

Attualmente officiata solo in occasione della memoria del santo patrono (8 agosto), venne costruita nel XIV secolo insieme all'annesso convento dell'Ordine dei frati predicatori, che venne soppresso nel 1809. Gli arredi barocchi della chiesa, nel XIX secolo, vennero collocati in altre chiese della diocesi e l'edificio venne privato di tutte le decorazioni barocche con dei restauri nei primi anni del XX secolo. La chiesa si presenta a due navate, una maggiore ed una più piccola, a destra. Priva di qualsivoglia decorazione, al centro dell'abside vi è il semplice altare maggiore in pietra.[24]

Ex chiesa di Santa Lucia[modifica | modifica wikitesto]

La facciata della ex chiesa di Santa Lucia

La chiesa di Santa Maria in Pensulis venne costruita nel VII secolo; distrutta durante il terremoto del 1213, venne ricostruita con orientamento ruotato di 90° e con dimensioni più ampie, e dedicata a santa Lucia. Dal 1387 fu la "Cappella reale" dove si recavano a pregare, venendo dal castello, re Ladislao in compagnia della moglie, regina Costanza Chiaramonte, e della madre Margherita di Durazzo. Nel 1648 la chiesa venne restaurata: in tale occasioni, venne decorata con elementi barocchi, demoliti nel 1930, quando venne ricondotta ad un ipotetico stile vicino, ma più scarno, a quello originario. Nel 1966 la chiesa venne chiusa al culto e sconsacrata nel 1972.[25]

L'edificio è in stile gotico e presenta una pianta basilicale con tre navate, delle quali la centrale terminante con un'abside semicircolare, senza transetto. Internamente, nella prima campata della navata di destra, vi sono i resti dell'abside della chiesa di Santa Maria in Pensulis, con alcuni affreschi medioevali. Esternamente, sul fianco sinistro, lungo via Ladislao, si apre un portale laterale, con protiro.[25]

Altre chiese[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria

Situata nei pressi della chiesa di San Domenico, venne costruita nel XIV secolo come chiesa annessa al monastero delle monache benedettine; successivamente venne restaurata in stile barocca da Domenico Antonio Vaccaro e poi, nel 1852, in stile neogotico da Ferdinando Travaglini.[26] L'edificio, esternamente con facciata a capanna nella quale si aprono l'unico portale e il rosone circolare, è a navata con volte a crociera, caratterizzata dalla presenza di un'ampia cantoria sopra l'ingresso. A ridosso della parete di fondo, l'altare maggiore in marmi policromi.[26]

Chiesa dei Santi Carlo e Anna
La facciata della chiesa dei Santi Carlo e Anna

Situata nel quartiere Piaja, lungo la strada per Formia, venne costruita in stile barocco nel XVII secolo e pesantemente rimaneggiata a partire dalla metà del XX secolo, così da perdere qualsiasi riferimento (ad eccezione della struttura) alle sue caratteristiche originarie. La chiesa, esternamente caratterizzata dal campaniletto a vela, internamente presenta un'unica navata coperta con volta a botte lunettata, con cappelle poco profonde senza altari, terminante con un'abside rettangolare.[27]

Chiesa della Madonna della Catena

Situata nei pressi del tratto urbano della via Flacca, sulla sommità che domina Serapo sul lato opposto rispetto a Monte Orlando, nel luogo dove la tradizione religiosa vuole che sia comparsa la Madonna con il Bambino, con in mano una catena, simbolo del peccato da spezzare. La chiesa, costruita nel XVII secolo e ampliata nel XIX secolo e nel XX, è l'unica della citta ad avere croce greca; l'altare maggiore barocco proviene dalla chiesa di San Giovanni a Mare.[28]

Chiesa di San Paolo Apostolo

Situata sulla piana di Montesecco, tra Serapo e il centro storico, venne costruita nel 1964 per volere dell'arcivescovo Lorenzo Gargiulo, che trova sepoltura nella chiesa. L'edificio, insieme a tutto il complesso parrocchiale, è in stile moderno e venne progettato da Antonio Petrilli e Pasquale Marabotto. La chiesa, a pianta quadrata, presenta un alto ambiente centrale circondato da un basso deambulatorio. Alla destra dell'altare, vi sono i resti dell'altare maggiore della demolita chiesa di San Biagio (rimane solo il tabernacolo, dopo che sono stati demoliti i due angeli che costituivano la base dell'altare laterale).[29]

Santuario di San Nilo Abate

La chiesa, situata nella zona di Serapo, venne edificata a partire dal 1965 su progetto di Riccardo Morandi, secondo un'idea del parroco don Giuseppe Viola che volle rivisitare in chiave moderna le peculiarità delle antiche chiese gaetane. Consacrata nel 1999 ed elevata a santuario nel 2014, è in stile moderno, con semplice struttura a tre navate.[30]

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Castello Angioino-Aragonese
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Assedio di Gaeta (1860) e Castello di Gaeta.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo de Vio
Il palazzo Arcivescovile
Il Palazzo del Vio fu costruito come vescovado dall'omonimo cardinale e arcivescovo di Gaeta nel Rinascimento. L'attuale facciata è opera di Federico Travaglini. All'interno ospita il Museo Diocesano, che raccoglie opere provenienti da chiese sconsacrate della città (come l’Incoronazione di Maria di Giovanni di Gaeta che era la pala d'altare di Santa Lucia), lo Stendardo di Lepanto, con raffigurati il Gesù in Croce e i Santi Pietro e Paolo ed Exultet medioevali su pergamena.
Palazzo Arcivescovile
Dietro la cattedrale si trova il palazzo Arcivescovile. Questo, originariamente, scuola degli Scolopi, ha una caratteristica loggia che dà sul mare.

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Mausoleo di Lucio Munazio Planco sulla cima del Monte Orlando
  • Mausoleo di Lucio Munazio Planco, edificato nel 22 a.C., è in blocchi di pietra e domina su tutta la città. Al suo interno un corridoio circolare conduce alle quattro camere mortuarie.
  • Mausoleo di Sempronio Atratino, posto sulla vetta dell'omonimo colle, è ridotto ormai ad un rudere. Anticamente doveva somigliare al Mausoleo di Lucio Munazio Planco.
  • Stabilimento della S.S. Annunziata, nato in occasione del Giubileo del 1300 anche per l'accoglienza dei pellegrini, ha la sua lunga facciata su via dell'Annunziata. All'interno si trovano due cortili (quello barocco e quello catalano). Vi è annessa la Cappella dell'Immacolata Concezione detta "Cappella d'Oro"
  • Ex Caserma Cosenz, edificio ottocentesco che si affaccia su via dell'Annunziata e che ospita mostre temporanee.
  • Monastero di Santo Spirito di Zannone

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Fauna[modifica | modifica wikitesto]

La fauna di Gaeta è molto ampia e ricca di specie che vanno dalla mantide religiosa al falco pellegrino, dalla raganella italiana all'istrice e molte altre.[31]

Spiagge[modifica | modifica wikitesto]

La città è famosa per le sue sette spiagge:

Spiaggia di Serapo
Questa è una delle più importanti di Gaeta per il lungo tratto di spiaggia che separa il mare dalla Via Marina; le sue caratteristiche principali sono due: la sabbia con granelli sottilissimi ed il mare che ha una trasparenza unica oltre ad inquinamento zero.
Spiaggia di Fontania
Spiaggia Quaranta Remi
Piccola spiaggia situata tra l'Ariana e Fontania, così chiamata perché tra le due estremità c'è una distanza copribile con quaranta remate.
Spiaggia dell'Ariana
Piccola spiaggia di sabbia bianca calcarea tipica del primo tratto di costa compresa tra il promontorio di Gaeta e San Felice Circeo.

La spiaggia è posizionata tra due speroni rocciosi di altezza pari a 50-70 metri, su uno di essi svetta un'antica torre detta Torre Viola facente parte del sistema difensivo e di avvistamento costiero costruito per difendere il borgo di Gaeta dalle incursioni saracene.

Il nome Ariana sembra derivare dal binomio dell'antica lingua locale aria-sana, fino ai primi anni '50 la spiaggia era però detta dell'arianna. Un'antica mulattiera usata dai contadini e pastori percorreva la spiaggia inerpicandosi sui due speroni che delimitano la spiaggia; ancora oggi una parte del vecchio tracciato della mulattiera è usato come stradina per scendere in spiaggia dalla strada Flacca costruita negli anni '60 a ridosso della spiaggia congiungendo tratti dell'antico tracciato della via Flacca di origine romana. Ad oggi la spiaggia dell'Ariana è una delle più affollate spiagge del sud pontino grazie alla sua bellezza e particolare collocazione che la protegge dal vento, seppur il suo tratto antistante sia oggetto di costruzioni abusive anche entro i 300 metri dalla linea d'acqua.

Spiaggia dell'Arenauta (arena auta)
Spettacolare spiaggia al di sotto di una falesia di particolare bellezza, è nota per il Bagno "dei 300 scalini" in quanto vi si accede mediante una lunga scalinata. Sono presenti altre vie di accesso. Frequentata tutto l'anno da naturisti che prediligono il lato di levante in prossimità della Torre Scissura. Di rilievo è la presenza di una Grotta e di una parete rocciosa utilizzata per allenamenti di scalata alpinistica di grado medio-alto. Di grande pregio naturalistico, soffre del suo illegale utilizzo, del fenomeno del campeggio abusivo, della mancanza di un regolare servizio di raccolta rifiuti e di adeguati servizi igienici.
Spiaggia di San Vito
Piccola darsena, naturalisticamente riservata, ospita strutture alberghiere organizzate cresciute nel dopoguerra.
Spiaggia di Sant'Agostino
Meravigliosa lingua di sabbia tra scogliere, falesie e campagna coltivata, al margine della SS Flacca. Turisticamente sfruttata in maniera discontinua e scarsamente rispettosa dell'ambiente, offre tuttavia un panorama marino di grande respiro ed è uno dei più noti Spot per Surf da Onda del Mar Tirreno, di cui un piccolissimo pezzo (verso Sperlonga) appartiene al comune di Itri. [senza fonte]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[32]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

La presenza straniera in Gaeta continua a salire, in parte dovuta alla sua vicinanza alla capitale, Roma.

Alla fine del 2010 sono stati 806 gli immigrati regolari che vivono a Gaeta, e fanno il 3,74% della popolazione, inferiore alla media regionale e nazionale.
La più grande comunità è:

  • Romania 239 unità - 1,11% dei residenti.
Vista del Porto di Gaeta da Nord

Lingue e Dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Se si esamina il dialetto gaetano si può rilevare la sua particolarità da questo punto di vista: infatti vi sono due distinti dialetti. Il primo è marcatamente napoletano ed è parlato nella parte "medievale" della città, il centro storico, comunemente conosciuto con l'appellativo "Gaeta Vecchia"; il secondo, invece, è parlato nel resto della cittadina, in quella zona conosciuta come "Borgo di Elena", che per circa trenta anni (dal 1897) fu comune autonomo e successivamente reintegrato nel comune di Gaeta.

Tradizioni e Folclore[modifica | modifica wikitesto]

  • Tipica espressione del folklore gaetano è Gliu Sciuscio, evento caratteristico della sera/notte del 31 dicembre quando tante orchestre di giovani gaetani, usando strumenti musicali per lo più auto-costruiti, girano per gli esercizi commerciali e per le case di Gaeta intonando canti tipici per augurare al padrone di casa un buon anno.
  • Ogni anno, la seconda domenica di agosto, parte dalla Chiesa degli Scalzi una tradizionale processione che porta la statua della Madonna di Porto Salvo, protettrice dei pescatori e dei naviganti, su una barca al centro del golfo di Gaeta. Durante tale processione la barca che trasporta la statua della Madonna è seguita da molti natanti e l'evento si conclude con la posa in mare di una corona di fiori in ricordo di tutte le vittime del mare. La cerimonia è tra le più suggestive del litorale laziale.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

(LA)

« Tu quoque litoribus nostris, Aeneia nutrix, aeternam moriens famam,Caieta,dedisti »

(IT)

« Tu pure ai nostri lidi, nutrice di Enea, morendo desti, Gaeta, eterna fama »

(Eneide, VII 1-4)

Media[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

  • Golfo Tv

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Persone legate a Gaeta[modifica | modifica wikitesto]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Fino al 1927 faceva parte della provincia di Terra di Lavoro (che aveva come capoluogo prima Capua e dal 1818 Caserta), regione storica sorta sotto il Regno di Sicilia (poi Regno di Napoli e Regno delle Due Sicilie). In questa zona della Provincia era il caposaldo militare e amministrativo dell'area (Circondario di Gaeta).

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1994 2002 Silvio D'Amante PDS Sindaco
2002 2006 Massimo Magliozzi Forza Italia Sindaco
2006 2007 Bruno Frattasi Comm. Pref.
2007 2012 Antonio Raimondi lista civica Sindaco
2012 in carica Cosimino Mitrano PDL Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Gaeta è gemellata con:

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Le società sportive presenti a Gaeta sono:

  • A.S. Taekwondo Club Gaeta (Taekwondo)
  • Sporting Club Gaeta (Pallamano), militante nel campionato di serie A/1 maschile.
  • Polisportiva Gaeta 1931,nota come Gaeta Calcio (Calcio), militante nel campionato di Eccellenza.
  • Serapo Sport Gaeta, (Pallanuoto), militante nel campionato di serie A/2 femminile e C maschile.
  • Gaeta Handball '84, (Pallamano), militante nel campionato di serie B maschile.
  • P.G.S.Don Bosco Gaeta, (Calcio), militante nel campionato di 1ª categoria
  • A.S.D.Cajeta, (Calcio), militante nel campionato di 3ª categoria
  • Serapo Volley Gaeta ( Pallavolo ) militante nel campionato di serie D maschile e 1ª divisione femminile

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ TeleFree.iT » Latina » Gaeta » Santi patroni, si cambia. D'Onorio aggiunge l'Annunziata
  2. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 settembre 2014.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ Strabone, Geografia, V, 3,6.
  5. ^ Virgilio, Eneide, VII, 1-4
  6. ^ Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, XXVI, 92.
  7. ^ Vedi la pagina
  8. ^ Guida rossa del Touring Club Italiano. Lazio: (non compresa Roma e dintorni) - Google Libri
  9. ^ Salvatore Aurigemma, Angelo de Santis, Gaeta, Formia, Minturno, Istituto poligrafico dello Stato, Libreria dello Stato, 1964
  10. ^ Vedi la pagina
  11. ^ a b La Cattedrale di S. Erasmo e Marciano su comune.gaeta.lt.it. URL consultato il 28 febbraio 2015.
  12. ^ Gaeta: cero pasquale del XIII secolo, bassorilievi di Giona e cripta della cattedrale su gliscritti.it. URL consultato il 28 febbraio 2015.
  13. ^ Il Campanile della Cattedrale di S. Maria Assunta in Cielo su comune.gaeta.lt.it. URL consultato il 28 febbraio 2015.
  14. ^ Santuario della SS. Annunziata su comune.gaeta.lt.it. URL consultato il 28 febbraio 2015.
  15. ^ Graziano Fronzuto, Chiesa della SS.Annunziata di Gaeta su lapaginadellorgano.it. URL consultato il 28 febbraio 2015.
  16. ^ Chiesa della Santissima Annunziata - La Cappella d'Oro su italiavirtualtour.it. URL consultato il 28 febbraio 2015.
  17. ^ Chiesa S. Francesco su prolocogaeta.it. URL consultato il 28 febbraio 2015.
  18. ^ San Francesco d'Assisi in Gaeta su terraurunca.it. URL consultato il 28 febbraio 2015.
  19. ^ Chiesa di Porto Salvo su sscosmaedamiano.it. URL consultato il 28 febbraio 2015.
  20. ^ Chiesa dei Santi Cosma e Damiano su sscosmaedamiano.it. URL consultato il 28 febbraio 2015.
  21. ^ a b Comunità Parrocchiale San Giacomo - Gaeta. URL consultato il 28 febbraio 2015.
  22. ^ a b c Chiesa S. Maria della Sorresca su prolocogaeta.it. URL consultato il 28 febbraio 2015.
  23. ^ La Chiesa di San Giovanni a Gaeta Medievale su comune.gaeta.lt.it. URL consultato il 28 febbraio 2015.
  24. ^ La Chiesa di San Domenico, comune.gaeta.lt.it. URL consultato il 28 febbraio 2015.
  25. ^ a b Chiesa S. Lucia su prolocogaeta.it. URL consultato il 28 febbraio 2015.
  26. ^ a b Chiesa S. Caterina su prolocogaeta.it. URL consultato il 28 febbraio 2015.
  27. ^ La chiesa di San Carlo Borromeo su comune.gaeta.lt.it. URL consultato il 28 febbraio 2015.
  28. ^ La Chiesa di Santa Maria della Catena su comune.gaeta.lt.it. URL consultato il 28 febbraio 2015.
  29. ^ Chiesa S. Paolo su prolocogaeta.it. URL consultato il 28 febbraio 2015.
  30. ^ Chiesa S. Nilo Abate su prolocogaeta.it. URL consultato il 28 febbraio 2015.
  31. ^ Enrico Romanelli, Fauna di Gaeta, Gaeta, 2014.
  32. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  33. ^ Associazione Gaetavola, Pizza, tiella e caniscione

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alvise Schanzer, Per la conoscenza dei dialetti del Lazio orientale: lo scadimento vocalico alla finale (primi risultati), "Contributi di filologia dell'Italia mediana III", 1989
  • Francesco Sapio, Gaeta in parole,vocabolario e altro. Edizioni del comune di Gaeta, 2006
  • Francesco Sapio, " I ragazzi di Gaeta aveana iuca', invece..." , Associazione 900, 2012

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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