Antonello Sanseverino

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Antonello Sanseverino (1458Senigallia, 1499) è stato II Principe di Salerno (dal 1474 fino alla confisca del 1486), Conte di Marsico, grande ammiraglio del Regno di Napoli (dal 1477). Fu a capo della Congiura dei baroni del 1485. Sposò nel 1480 Costanza da Montefeltro, figlia di Federico Duca di Urbino.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Stemma dei Sanseverino

Antonello era figlio di Roberto Sanseverino, I principe di Salerno, e di Raimondina (o Bernardina) Orsini dei duchi di Venosa.

Antonello ordì la congiura contro il re Ferdinando I di Napoli nel 1485: consigliato da Antonello Petrucci, Francesco Coppola, Luigi dei Gesualdo da Caggiano, riunì intorno a sé molte famiglie feudatarie del Regno della fazione guelfa favorevoli agli angioini, tra cui oltre i Sanseverino si ricordano i Caracciolo principi di Melfi, i Gesualdo marchesi di Caggiano, i del Balzo-Orsini principi di Altamura e di Venosa, i Guevara principi di Teramo, i Senerchia (Sinerchia) conti di Sant'Andrea e Rapone. Il piano previsto dai congiurati era il seguente: i Baroni dei territori più vicini alla capitale avrebbero impedito al Re di attraversarli, interrompendo così le comunicazioni di Napoli con il resto del paese. Una volta isolata la capitale, si sarebbe consentito al Papa ed agli altri rinforzi di penetrare nel territorio del Regno al confine tra lo Stato della Chiesa e gli Abruzzi. In ciò, il Papa si sarebbe avvalso dell'aiuto del Lorena, in nome delle vecchie aspirazioni angioine su Napoli, e di Roberto di San Severino, primo capitano d'Italia, che avrebbe agito per conto della Repubblica Veneta, ma anche per conto dei suoi familiari napoletani.

Il Re, scoperta la congiura, punì pesantemente i suoi avversari dando loro la caccia uno ad uno. La determinazione e la tempestività di questa iniziativa del re e di Alfonso scompaginarono non poco le file dei Baroni, che ne subirono pesantemente il contraccolpo negativo. Antonello Sanseverino apparve ancor meno di prima disposto a mediazioni ed a soluzioni diplomatiche, e diffidò ancora di più del re. Impedì che il Coppola fosse inviato dal Papa in rappresentanza dei Baroni e soprattutto disertò un incontro che il Coppola medesimo gli aveva preparato con il re in persona. Quindi si asserragliò in Salerno, mentre la direzione della Congiura tornava nelle mani del prudente Gerolamo Sanseverino, Principe di Bisignano, che riprese a tessere la tela di un possibile accordo con il Re, con il quale giunse ad incontrarsi riportando un certo successo. Giunto a Miglionico, il re raccomandò ai baroni di convincere anche gli assenti, e in primo luogo il Principe di Salerno, a sottoscrivere la pace. I Baroni sembrarono soddisfatti di ciò che il re concedeva loro; e, per renderlo più sicuro, lo vollero accompagnare fino a Terra di Lavoro. Avrebbero poi proseguito verso Salerno, per smuovere il recalcitrante Antonello Sanseverino e, come avevano promesso, fargli accettare le condizioni. Successivamente il Re, contravvenendo i patti, fece imprigionare e giustiziare i baroni più esposti nella congiura.[1]

Per non cadere in mano al re, Antonello fuggì dal Regno travestito da mulattiere e si rifugiò in Francia, dove meditò la sua vendetta, spingendo il re francese Carlo VIII alla conquista del Regno di Napoli. Nel 1495, Carlo VIII, calato in Italia con un grosso esercito, occupò molte città e il 12 di febbraio fece l'entrata in Napoli, avendo a fianco Antonello Sanseverino, grande ammiraglio del Regno e suo principale consigliere. Il Sanseverino sostenne i francesi combattendo per mare e per terra; e specialmente il 6 giugno 1496 nell'assalto dell'isola d'Ischia, dove si era ridotto il nuovo re di Napoli, il giovane Ferdinando II.

Nel novembre 1496 Antonello fece uscire dal presidio di Castelnuovo i soldati francesi e, a dispetto dei nemici, li condusse nei suoi possedimenti di Salerno. Qui ebbe il tempo di comporre un piccolo esercito col quale occupò molti paesi della Puglia e poi lo ricongiunse al grande esercito comandato dal duca di Monpensier. Infine, vedendo le cose dei francesi andare in rovina, si ritirò nel suo castello di Agropoli, dove nel giugno del 1496 ricevette Prospero Colonna, mandatovi da Ferdinando per convincerlo a ritornare alla obbedienza regia. Nel frattempo giunse notizia della morte del re Ferdinando e della successione al trono del principe Federico, il quale cercò in ogni modo di attirarsi l'amicizia del principe di Salerno, il cui valore e la cui potenza erano presso la corte in grande considerazione e rispetto. Antonello però, memore delle recenti sciagure dei Baroni, non si lasciò vincere dalle profferte reali e si chiuse nel suo castello di Teggiano, le cui fortificazioni gli offrivano un asilo saldo e quasi inespugnabile.

Federico riunì un esercito di ventimila tra fanti e cavalli e dopo aver sottomesso la città di Salerno pose assedio al castello di Teggiano. Antonello per due mesi e mezzo tenne salda la difesa della terra, ma fu alla fine costretto alla resa a patti onorati. Antonello Sanseverino cedette al re tutti i suoi possedimenti e si rifugiò a Senigallia, nelle terre della moglie, dove morì.

Il figlio Roberto II Sanseverino recuperò i possedimenti paterni.

Amori[modifica | modifica wikitesto]

Il bello e ardito Antonello Sanseverino affermò che non avrebbe mai accolto nella sua casa una donna qualificata come la figlia del papa Alessandro VI, Lucrezia Borgia, “la quale era pubblica fama che avesse dormito con li fratelli”.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La congiura fu narrata dallo storico Camillo Porzio nella sua più celebre opera, La congiura de' Baroni del regno di Napoli contra il re Ferdinando I, Napoli, Gaetano Nobile, 1859.
  2. ^ Maria Bellonci, Lucrezia Borgia, Milano, Mondadori, 1989.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • P. Natella, I Sanseverino di Marsico. Una terra, un regno, Mercato San Severino, 1980.
  • Massimo Del Regno, Tavola sinottica dei principali avvenimenti storici e culturali comparata con le vicende legate alla famiglia dei Sanseverino di Marsico, Mercato San Severino, 1983 (Sede di Italia Nostra)
  • R. Colapietra, I Sanseverino di Salerno. Mito e realtà del barone ribelle, Salerno, 1985
  • Massimo Del Regno, I Sanseverino nella storia d'Italia. Cronologia storica comparata (secc. XI-XVI), Mercato San Severino, Dolgetta, 1991 (Ricerche di Italia Nostra).
  • G. Macchiaroli, G. D'Agostino, R. Colapietra, Antonello Sanseverino: dalla discesa di Carlo VIII alla capitolazione del 1497, Napoli, 1999
  • V. Ciorciari, Storie dei Sanseverino nella Storia del Meridione, Sala Consilina, 2011
Predecessore Principe di Salerno Successore
Roberto Sanseverino 1474 - 1486 confisca regia,
quindi Roberto II Sanseverino
Controllo di autoritàVIAF: (EN14133802
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