Roberto Sanseverino

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il condottiero, vedi Roberto Sanseverino d'Aragona.
Roberto Sanseverino
Artista napoletano del XV secolo, roberto di sanseverino, 1486 ca.JPG
Medaglia raffigurante Roberto Sanseverino, 1486 circa (Artista napoletano del XV secolo)
Principe di Salerno
Stemma
In carica 1463 - 1474
Predecessore Felice Orsini
Erede Antonello Sanseverino
Successore Antonello Sanseverino
Conte di Marsico e di San Severino
Barone del Cilento
Grande Ammiraglio del Regno di Napoli
Roberto Sanseverino
ReligioneCristiana
Dati militari
Paese servitoCoat of Arms of Ferdinand I of Naples.svgRegno di Napoli
Anni di servizio1460 - 65
Comandanti
Campagne
Battaglie
  • Battaglia di Sarno (6-7 luglio 1460)
  • Battaglia di Ischia (7 luglio 1465)
  • Assedio di Salerno (settembre 1462)
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Roberto Sanseverino (1430 circa – 2 dicembre 1474) era figlio di Giovanni, IX conte di Marsico, barone di Sanseverino, signore di San Giorgio, e di Giovanna Sanseverino; tra i membri della famiglia Sanseverino fu il primo ad assumere il titolo di principe di Salerno, dal 1463.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Alla morte del padre, Roberto aveva ereditato con i fratelli le contee di Marsico e di San Severino, la baronia di Cilento e i feudi di Agropoli e Castellabate.

Principe di Salerno[modifica | modifica wikitesto]

Stemma dei Sanseverino

Nella guerra tra Aragonesi e Angioini per il Regno di Napoli, Roberto Sanseverino partecipò a fianco del re Ferrante I nella battaglia di Sarno: nella notte tra il 6 e 7 luglio 1460, guidato da villani pratici del luogo, salì verso i monti che sovrastano Sarno e con indicibile ferocia aggredì il nemico piegando quasi i soldati del Duca di Calabria, Giovanni d'Angiò. Ma, attaccato sui fianchi, fu costretto a ritirarsi. Il conte Roberto, favorito dalla fortuna, benché coperto di ferite e ferito alla bocca, riuscì a riprendere la via del monte, tornò indietro, discese con i fanti verso la porta di Foce Sarno e marciò sollecito sulle tracce del re. La battaglia fu persa ed il re Ferrante fu costretto a fuggire, mentre il conte Roberto scese a patti con gli angioini.[1]

Ma dopo il 9 dicembre 1460, Roberto ritornò in fede al re di Napoli[2] e si recò in Calabria per contrastare gli angioini che avevano assediato Cosenza. Roberto con la sua discesa verso la Calabria fu uno dei protagonisti della riscossa di re Ferrante. Dopo la vittoriosa campagna di Calabria, ritornò in Campania e strinse d'assedio la città di Salerno che capitolò poco dopo la metà del mese di settembre del 1462: la città di Salerno, ormai senza speranza di ricevere soccorso dagli angioini, si arrese a Roberto Sanseverino che ottenne dal re un indulto generale per la cittadinanza. Il 30 gennaio 1463, Roberto Sanseverino conte di Marsico ottenne l'investitura ufficiale del Principato di Salerno[3].

Palazzo dei Sanseverino, oggi Chiesa del Gesù Nuovo.

Il re Ferrante concesse poi al Principe Roberto Sanseverino anche il privilegio di battere moneta, con diploma emesso da Terlizzi il 27 novembre 1463. Fu poi nominato grande Ammiraglio del Regno e, il 7 luglio 1465, al comando della flotta aragonese, fu con Alessandro Sforza uno dei vincitori della battaglia di Ischia contro Giovanni d'Angiò che aveva occupato l'isola.

Nel 1470 intraprese la costruzione del magnifico palazzo Sanseverino in stile rinascimentale con facciata a bugnato. Il palazzo fu progettato da Novello da San Lucano:

(LA)

«NOVELLUS DE SANCTO LUCANO ARCHITECTOR EGREGIUS OBSEQUIO MAGISQUAM SALARIO PRINCIPI SALERNITANO SUO ET DOMINO ET BENEFACTORI PRECIPUO HAS AEDES EDITIT ANNO MCDLXX»

(IT)

«Novello da San Lucano, architetto egregio, più per ossequio che per mercede innalzò questo palazzo al Principe di Salerno, suo signore e precipuo benefattore, l'anno 1470.»

Da Roberto passò al figlio Antonello che, per contrasti con la Corte Aragonese, subì la confisca dei beni e fu costretto a fuggire da Napoli.

Roberto ebbe per segretario il novellista Masuccio Salernitano; anche Luigi Pulci fu per qualche tempo al suo servizio.

Roberto sposò Raimondina Orsini del Balzo, figlia di Gabriele, duca di Venosa, e di Ippolita Caracciolo, dei Conti di Avellino (morta attorno al 1490). Ebbe tre figli: Antonello (erede del principato), Ginevra e Giovanna.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Eppure nelle cronache dell'epoca e nei cronisti successivi Roberto di Sanseverino conte di Marsico risulta fino al 1461 sempre fedele alla causa angioina...
  2. ^ "Le condizioni chieste dal conte di Marsico in cambio della sua defezione furono: che il re gli concedesse Salerno con titolo di principe; che gli passasse un'annua provvigione di 25.000 ducati come soldo di 250 lancie; che gli desse il privilegio di battere moneta, purché l'impronto portasse da una parte l'arme o la testa del re; che gli fosse lecito per ogni parte del Regno far uccidere quelli di casa Capano, ch'erano stati suoi vassalli del Cilento; che tutti li beni dei vassalli suoi in caso che fossero ribelli al re, fossero devoluti non al fisco reale, ma al fisco del principe ecc." (Angelo di Costanzo, f. XIX).
  3. ^ Buchicchio, La guerra tra Aragonesi e Angioini nel Regno di Napoli.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • P. Natella, I Sanseverino di Marsico. Una terra, un regno, Mercato S. Severino,1980
  • M. Del Regno, Tavola sinottica dei principali avvenimenti storici e culturali comparata con le vicende legate alla famiglia dei Sanseverino di Marsico, Mercato S. Severino, 1983 (Sede di Italia Nostra )
  • R. Colapietra, I Sanseverino di Salerno. Mito e realtà del barone ribelle, Salerno, 1985
  • M.Del Regno, I Sanseverino nella storia d'Italia. Cronologia storica comparata (secc. XI - XVI), Mercato S. Severino, 1991 ( 'Ricerche' di Italia Nostra)
  • C. De Frede, Il Principe di Salerno Roberto Sanseverino, Napoli, 2000
  • M. Pucci, Città, territorio e potere nel Mezzogiorno aragonese. I capitoli concessi a Salerno da Ferrante d'Aragona e Roberto Sanseverino nel 1462, in "Rassegna Storica Salernitana", 37, 2002
  • V. Ciorciari, Storie dei Sanseverino nella Storia del Meridione, Sala Consilina, 2011