Federico da Montefeltro nacque a Gubbio nel 1422, figlio naturale di Guidantonio da Montefeltro e di una donna nubile. Federico fu poi legittimato con una bolla papale emessa da papa Martino V, zio di Caterina Colonna seconda moglie di Guidantonio. Tuttavia leggende e ipotesi fantasiose hanno costellato nei secoli passati i suoi natali. Secondo alcuni storici e documenti, egli sarebbe stato figlio di Elisabetta degli Accomanducci[5][6] di Monte Falcone, dei conti del castello di Petroia, dama di compagnia della prima moglie di Guidantonio, Rengarda Malatesta[7].
L'opinione maggiormente condivisa al giorno d'oggi è che egli fosse figlio di Aura da Montefeltro, a sua volta figlia naturale di Guidantonio, e di suo marito Bernardino Ubaldini, e che fosse stato fatto passare per figlio di suo nonno materno Guidantonio che al tempo non aveva figli maschi. In ogni caso, Federico si considerò, pubblicamente, sempre figlio di quest'ultimo.
Federico da Montefeltro trasformò il ducato di Urbino in un importantissimo centro artistico e culturale, secondo in Italia solo a quello di Lorenzo il Magnifico a Firenze.
Introdotto a corte solo nel 1424, dopo la morte della contessa Rengarda Malatesta, prima moglie di Guidantonio, ne venne allontanato nel 1427 alla nascita di Oddantonio, figlio legittimo del conte di Urbino e della seconda moglie Caterina Colonna. Passò l'infanzia dapprima nel monastero benedettino di Gaifa, presso Urbino, poi - per volontà del conte Guidantonio - presso la corte di Giovanna Alidosi, vedova del conte Bartolomeo Brancaleoni; nel 1433 fu inviato a Venezia come ostaggio e successivamente visse Mantova, dove frequentò la celebre scuola di Vittorino da Feltre (Ca' Zoiosa). In quella circostanza venne armato cavaliere dall'imperatore Sigismondo di Lussemburgo (1433). Dopo essere tornato in patria sposò nel 1437 Gentile Brancaleoni, ottenendo in tal modo la terra di Mercatello, con numerosi castelli, per i quali venne creato conte nel 1443.
Nel 1438 ricevette il comando della compagnia militare detta "Feltria", creata in società da Bernardino Ubaldini e da Guidantonio da Montefeltro, e militante nell'esercito visconteo comandato da Niccolò Piccinino. Il 22 luglio 1444 a Urbino viene barbaramente assassinato il fratellastro (o zio) Oddantonio. Federico si recò in città, firmando una convenzione con il comune nella quale era prevista l'immunità per i congiurati, venendo acclamato Signore. Con analoghe forme prenderà possesso di tutti i domini aviti. L'estraneità di Federico all'assassinio è stata messa in dubbio dai più (contemporanei e storici moderni). Alleato di Francesco Sforza, nel 1445 acquistò la signoria di Fossombrone da Galeazzo Malatesta senza autorizzazione papale, cosa che gli costò la scomunica, tolta solo due anni dopo dal papa Niccolò V.
Nel 1447 ottenne per la prima volta la piena legittimazione del potere con la concessione del vicariato apostolico in temporalibus. In quegli anni Federico si sbarazzò delle ultime opposizioni interne. Nel 1446 sventò la cosiddetta congiura di carnevale, nella quale risultarono coinvolti importanti esponenti della famiglia comitale e della corte di Oddantonio, ovvero Antonio di Niccolò da Montefeltro, Francesco di Vico e Giovanni di San Marino, che furono tutti decapitati; nel 1447 soppresse nel sangue la rivolta di Fossombrone, sobillata (come la congiura di carnevale) dal signore di RiminiSigismondo Pandolfo Malatesta (la città venne messa a ferro e fuoco per tre giorni, affinché fosse da monito, in tutto il Montefeltro, di quale fosse la sorte di chiunque avesse osato la ribellione).
Federico si faceva raffigurare sempre dal suo lato sinistro della faccia a causa della perdita dell'occhio destro in uno scontro armato imprecisato, forse il torneo del 1450 organizzato per commemorare l'ascesa di Francesco Sforza al titolo di duca di Milano. Sebbene si sia ritenuto per un certo periodo che Federico si fosse fatto praticare un taglio sul naso per ampliare la visuale dell'occhio sinistro rimastogli, con un intervento di rinoplastica, è possibile che il ponte nasale gli fosse stato frantumato dallo stesso colpo di lancia che gli distrusse l'occhio.[8][9]
L'azione politica militare del conte di Urbino fu per lo più indirizzata a contenere e contrastare quella di Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini. I contrasti tra le due casate avevano origini antiche, risalenti alla metà del Duecento, ma si acuirono e si smorzarono a fasi alterne. Alle ragioni politiche (territoriali ed economiche) si aggiunse una profonda antipatia personale. Le scelte di schieramento e i passaggi di alleanza furono spesso dettati dalla forte contrapposizione tra i due. L'epilogo avvenne nel 1462 nella battaglia del Cesano. Sigismondo fu costretto a ripiegare e da allora, nel giro di pochi mesi, perse tutti i domini a esclusione di Rimini. Federico, che agiva come capitano del papa, si avvantaggiò ottenendo ampi possedimenti nel Montefeltro (1463).
Nel 1472 fu incaricato da Lorenzo de' Medici di prendere possesso, alla testa di seimila armati, di Volterra per conto di Firenze che rischiava di perdere il controllo delle miniere di allume appena scoperte nelle colline metallifere. Trovandosi di fronte un esercito di popolo, composto anche da contadini, i mercenari di Federico da Montefeltro si abbandonarono a terribili saccheggi e vaste distruzioni, suscitando sdegno tra i fiorentini.
Recenti studi dimostrano[2] che fu, assieme al papa Sisto IV e a suo nipote Girolamo Riario, uno degli artefici della memorabile congiura dei Pazzi avvenuta nel 1478 all'interno del Duomo di Firenze con lo scopo di eliminare Lorenzo de' Medici e il fratello Giuliano. Federico dispose in favore dei congiurati truppe per 600 uomini alle porte di Firenze. Attivo nell'organizzazione della congiura fu Pietro Felici, segretario del duca di Urbino. Al tempo il duca non venne accusato, e il suo nome compare solo in alcune corrispondenze cifrate tra cui quella del Montefeltro stesso decifrata modernamente con le chiavi di decrittazione di Cicco Simonetta.[2] Infatti il Magnifico, dopo essersi vendicato degli assassini di Giuliano (gli esecutori legati alla famiglia Pazzi e l'arcivescovo di Pisa Salviati), fece pubblicare in agosto la confessione del sicario Giovanni Battista da Montesecco, ma da accorto diplomatico fece però omettere il nome del duca Federico da Montefeltro, mettendosi così in credito nei suoi confronti. Dopo la guerra dei Pazzi, Lorenzo e Federico saranno infatti di nuovo alleati accanto al duca Ercole I d'Este nella cosiddetta "guerra del sale" a Ferrara contro Venezia.
Federico da Montefeltro morì, colpito da una malattia infettiva, probabilmente malaria, durante la guerra di Ferrara il 10 settembre 1482, mentre comandava l'esercito del duca di Ferrara, opposto a quello papale e veneziano, e fu sepolto nella chiesa di San Bernardino in Urbino.[10] Gli successe come duca il figlio Guidobaldo, di soli 10 anni, sotto la tutela dello zio Ottaviano Ubaldini.
Nel 1482 è capitano generale per l'alleanza tra Ferrara, Firenze, Napoli e Milano nella guerra di Ferrara, contro la Chiesa e Venezia.
L'apoteosi delle azioni militari venne raggiunta con la presa di Volterra per conto di Firenze nel 1472. Ma innumerevoli sono state le sue vittorie, spesso conquistate con stratagemmi diversi volti a evitare scontri armati. Si dimostrò magnanimo con chi si arrendeva, spietato con quanti resistevano.
conte di Montefeltro per nascita (titolo imperiale risalente al XIII secolo), ma come i suoi predecessori non ebbe il dominio dell'intera regione storica se non dopo il 1463;
conte di Urbino per nascita (titolo imperiale risalente al 1226);
conte di Mercatello per investitura pontificia del 1443 dei territori portati in dote dalla moglie Gentile Brancaleoni (cedette i domini a Ottaviano degli Ubaldini nel 1474);
conte di Castel Durante per nascita (titolo ottenuto dal padre nel 1424 per investitura pontificia);
signore di Gubbio, Cagli, Cantiano e Frontone per nascita (titoli sempre ottenuti dal padre nel 1424 per investitura pontificia);
signore di Sassocorvaro, dalla successione del 1444, di Fossombrone dal 1445, Pergola dal 1459 e di numerosi castelli minori del Montefeltro a partire dal 1463.
Nel 1474 venne elevato al rango di duca di Urbino, ma lo stato continuò a mantenere il precedente carattere composito di città, terre e castelli che si reggevano con propri statuti, governati dal Montefeltro per accordi e patti giurati, quindi sotto la veste giuridica del Vicariato apostolico in temporalibus concesso dal Pontefice.
Egli fu, in vita, continuo coltivatore dell'erudizione personale, grazie probabilmente alla sua permanenza e formazione nei monasteri benedettini durante gli anni di fanciullezza; per questo favorì e sostenne le arti e la cultura in generale. Tra i suoi protetti ci fu anche il matematico Luca Pacioli.
La famosa biblioteca di Federico, unica in quell'epoca per vastità e pregio, venne realizzata in collaborazione con il libraio fiorentino Vespasiano da Bisticci, suo principale fornitore: tra i copisti e miniatori che lavorarono presso lo Scriptorium urbinate ci fu anche Federico Veterani. L'intera biblioteca (che insieme ai volumi raccolti dai successori di Federico raggiunse una consistenza di oltre 1760 codici manoscritti) venne acquistata per 10.000 scudi dal papa Alessandro VII Chigi nel 1657 che di fatto la salvò dalla dispersione. Da allora costituisce il nucleo più importante della Biblioteca apostolica vaticana.
Trascorse i primi anni di vita con i monaci dell'Abbazia benedettina di Gaifa, nei pressi di Urbino. Questi trasmisero al giovane Federico un marcato senso del sacro. Successivamente egli venne educato severamente alla condotta religiosa da alcuni precettori personali - camaldolesi provenienti dall'importante monastero di Fonte Avellana, situato non lontano da Gubbio, nel territorio del Ducato - in un contesto familiare (i Montefeltro), di già Vicari Apostolici e imparentati con il papa Martino V. Ma l'incontro fondamentale della sua vita religiosa sarà quello con san Bernardino da Siena nel 1435. Durante la permanenza del Santo nella terra dei Montefeltro infatti, Bernardino ebbe la simpatia e la stima di Federico che, frequentandolo, fruì della sua direzione spirituale rimanendone segnato nel carattere per tutta la vita.
Nella sua preziosa biblioteca Federico possedeva una rarissima copia miniata della Bibbia da lui commissionata per uso personale, detta appunto Bibbia Montefeltro, oggi conservata nella Biblioteca Apostolica Vaticana. Questo testo seguiva sempre il Duca per la preghiera e la lettura personale, anche durante le sue condotte militari. A causa della professata fede egli venne nominato dal papa Pio II e successivamente confermato da Paolo II e Sisto IV come Gonfaloniere della Chiesa. Fu inoltre capitano generale della Chiesa nonché consigliere politico di papa Sisto IV.
n.n., nata il 16 dicembre 1460 e morta nel febbraio 1461[11];
Elisabetta (Urbino, 1462-Venezia, 1521?), che sposò nel 1475Roberto Malatesta signore di Rimini; rimasta vedova si ritirò nel convento di S. Chiara a Urbino col nome di Chiara;
Ebbe inoltre, in gioventù, numerosi figli naturali, tutti legittimati:
Buonconte (Urbino, 1441 o 1444 - Sarno, luglio 1458), legittimato da Papa Niccolò V il 7 agosto 1454, morì a sedici anni di peste[13];
Antonio (Urbino, 1445 - Gubbio, 1500), conte di Cantiano e rettore di Sant'Agata Feltria dal 1482 al 1500, suo luogotenente ed erede d'armi, che sposò nel 1487 Emilia Pio di Savoia, figlia del conte Marco II signore di Carpi e Sassuolo;
Gentile (Urbino, 1458 - Pesaro 1529), che sposò nel 1463 Carlo Malatesta conte di Chiaruggiolo e, rimasta vedova, nel 1469 Agostino Fregoso, signore di Voltaggio.
Impresa di FedericoElisabetta (Urbino, 1445 - Roma, 1503),[14] che sposò Roberto di San Severino, conte di Cajazzo.[15][16][17] L'esistenza di questa figlia è tuttavia stata messa in dubbio, in quanto compare solo in alcune genealogie moderne, mentre nessuna traccia si trova nelle fonti stesse. Poiché Roberto fu sposato con Giovanna da Correggio tra il 1447 e il 1467 e con Lucrezia Malavolti dal 1473 fino alla morte, un eventuale matrimonio con questa Elisabetta si collocherebbe fra il 1467 e il 1473, ma è più ragionevole pensare a un errore dei genealogisti, che abbiano confuso Roberto Malatesta (marito, appunto, di una Elisabetta da Montefeltro) con Roberto Sanseverino, come non di rado accadeva, essendo chiamati entrambi all'interno delle fonti "Signor Roberto", senza distinzione di cognome.[18]
↑Il potere papale era più saldo di quello imperiale, essendo il monarca presente sul territorio, e dunque in grado di concedere elargizioni meno convenienti per il vassallo. L’investitura ducale a Oddone Antonio era dunque stata fatta dal papa per lui e per i suoi discendenti, e non come accadeva nei ducati imperiali nella più generosa formula per i suoi successori. Il titolo non si trasmise quindi in automatico a Federico, peraltro solo fratellastro e quindi con un legame di parentela non generato da un regolare matrimonio cattolico approvato dalla Chiesa. Federico dovette quindi alla lunga farsi di nuovo legittimare nel suo rango.
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