Stradioti

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Stradioti
Albanian Stradioti at Battle of Fornovo.jpg
Stradioti alla battaglia di Fornovo
Descrizione generale
Attivo dal XV secolo al XVIII secolo
Nazione Albania, Grecia e altre regioni nei Balcani
Tipo Mercenari
Ruolo cavalleria leggera

[senza fonte]

Voci su unità militari presenti su Wikipedia

Gli stradioti, stradiotti o stratioti (greco: στρατιώτες, stratiotes; albanese: stratiotët) erano soldati in genere albanesi, ma anche dalmati e greci, che formavano unità militari di cavalleria della Repubblica di Venezia, del Regno di Napoli e di altri Stati dell'Europa centro-meridionale dal XV secolo fino alla metà del XVIII secolo.[1][2]

Nome[modifica | modifica wikitesto]

Il termine greco stratiotis/-ai (στρατιώτης/-αι) era in uso nell'antichità classica con il significato di "soldato".[3] Lo stesso termine fu usato continuamente nel periodo romano e bizantino. Il termine italiano "stradioti" potrebbe quindi essere un prestito della parola greca stratiotai.[1] In alternativa, potrebbe derivare dal termine italiano "strada", associato alla parola "viandante".[4]

Gli stradioti albanesi di Venezia venivano chiamati anche "cappelletti" a causa dei piccoli cappelli rossi che indossavano.[5]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Gli stradioti venivano reclutati in Albania, Grecia, Dalmazia, Serbia e in seguito anche in Cipro.[6][7][8] I loro nomi erano per la maggior parte albanesi, altri erano di origine greca,[9] o slava meridionale.[10][4] Fra i loro comandanti vi erano anche membri di alcune antiche e nobili famiglie bizantine quali i Paleologi e i Comneni.[4]

Repubblica di Venezia e Regno di Napoli[modifica | modifica wikitesto]

La Repubblica di Venezia li utilizzò inizialmente nelle sue campagne contro l'Impero ottomano e, dal 1475 circa, come truppe di frontiera in Friuli. A partire da questo periodo, iniziarono a sostituire completamente la cavalleria leggera veneziana nell'esercito della Serenissima.[11]

Il Regno di Napoli assoldò albanesi, greci e serbi nel Reggimento Real Macedone, un'unità leggera di fanteria attiva nel XVIII secolo.[12]

Impressionate delle tattiche non ortodosse degli Stradioti, altre potenze europee (come Francia e Spagna) rapidamente iniziarono a reclutare mercenari dalle medesime regioni.[13]

Tattiche[modifica | modifica wikitesto]

Furono dei pionieri delle tattiche di cavalleria leggera durante la loro era. All'inizio del XVI secolo la cavalleria pesante negli eserciti europei fu rimodellata principalmente basandosi sugli stradioti albanesi dell'esercito veneziano, gli ussari ungheresi e le unità cavaliere mercenarie tedesche (Schwarzreiter).[14]

Impiegavano delle tattiche colpisci e scappa, imboscate, finte ritirate e altre complesse manovre. In certi aspetti, queste tattiche ricordavano quelle degli Spahi e degli Akinci ottomani. Gli stradioti erano famosi per essere chiassosi, attaccabrighe e talvolta sleali, ma la loro abilità aveva più importanza di ogni offesa alla sensibilità degli europei. Ebbero alcuni notevoli successi contro la cavalleria pesante francese durante le Guerre Italiane del Rinascimento.[15]

Equipaggiamento[modifica | modifica wikitesto]

Usavano delle lance chiamate Assegai, così come delle spade, mazze, balestre e daghe. La loro uniforme tradizionale era un insieme di indumenti ottomani, bizantini ed europei: l'armatura era inizialmente un semplice usbergo, ma divenne più pesante con il passare del tempo. Gli stradioti erano mercenari e ricevevano la paga solo finché il loro servizio militare era necessario.[16] Dal XVIII secolo gli Stradioti non vennero più ampiamente impiegati.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b stradiòtto, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 13 ottobre 2017.
  2. ^ Tardivel, 1991
  3. ^ Liddell H., Scott R., A Greek-English Lexicon, στρατιώτης
  4. ^ a b c Pappas, 2002.
  5. ^ Folengo-Mullaney, 2008.
  6. ^ Nicolle-McBide, 1988.
  7. ^ B. N. Floria, "Vykhodtsy iz Balkanakh stran na russkoi sluzhbe," Balkanskia issledovaniia. 3. Osloboditel'nye dvizheniia na Balkanakh (Moscow, 1978), pp. 57-63.
  8. ^ Donald M. Nicol, Byzantium and Venice: A Study in Diplomatic and Cultural relations, Cambridge, New York, Cambridge University Press, 1988, p. 37.
  9. ^ Come Palaiologos, Spandounios, Laskaris, Rhalles, Comnenos, Psendakis, Maniatis, Spyliotis, Alexopoulos, Psaris, Zacharopoulos, Klirakopoulos, e Kondomitis.
  10. ^ Come Soimiris, Vlastimiris e Voicha
  11. ^ Korre', 2002 (articolo Ta Nea).
  12. ^ Alex N. Dragnich, Serbia's Historical Heritage, p. 24, ISBN 978-0-88033-244-6.
  13. ^ Modern Greek Studies Association, Hellenism and the first Greek war of liberation (1821-1830): continuity and change, Institute for Balkan Studies, 1976, p. 72.
  14. ^ Downing, 1992.
  15. ^ Nicolle-McBide, 1988.
  16. ^ Hoerder, 2002, p. 63.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]