Odet de Foix

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Odet de Foix
El hombre de la perla (Palacio Real de Madrid).jpg
Ritratto di Odet de Foix, di Michel Sittow
SoprannomeBarbazan
Nascita1483-1485
MorteNapoli, 15 agosto 1528
Cause della mortePeste
Luogo di sepolturaChiesa di Santa Maria la Nova a Napoli
EtniaFrancese
ReligioneCattolicesimo
Dati militari
Paese servitoRegno di Francia
Anni di servizio1499-1528
GradoMaresciallo di Francia
FeriteCoscia e viso
GuerreGuerra della Lega di Cambrai
Guerra d'Italia del 1521-1526
Guerra della Lega di Cognac
BattaglieBattaglia di Ravenna
Battaglia di Marignano
Operazioni in Val Vestino
Battaglia di Vaprio
Battaglia della Bicocca
Assedio di Genova
Assedio di Melfi
Assedio di Napoli
La discesa del Lautrec verso il Regno di Napoli, su solofrastorica.it. URL consultato il 27 marzo 2020.
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Odet de Foix (1483-1485Napoli, 15 agosto 1528) è stato un condottiero francese, maresciallo di Francia dal 1511. Fu conte di Lautrec, Comminges, Foix, Rethel e Beaufort, signore d'Orval, Chaource, Marais, Isles e Villemur.[1][2]

Soldato valoroso e brutale, sfigurato da una cicatrice nascosta alla vista da una folta barba, ritenuto dai contemporanei, forse senza troppo merito, excellentissimo capitanio, fu orgoglioso e testardo, ma incapace a conservare e a governare uno stato.[3]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La nascita[modifica | modifica wikitesto]

La nascita si colloca tra il 1483 e il 1485.[3]

La famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Copia del 1834 di un ritratto del condottiero conservata alla reggia di Versailles, l'originale era conservato al Castello di Beauregard

Figlio di Jean de Foix, visconte di Lautrec e Villemur, signore di Barbazan e governatore del Delfinato, governatore del Delfinato, e di Jeanne d'Aydie de Lescun;[1] i suoi fratelli e sorelle furono:

Fu cavaliere dell'ordine di San Michele, fu gran siniscalco della Guienna.[3] Combattente di valore quanto di spirito sanguinario, pare fosse stato aiutato nel raggiungimento delle alte cariche dall'interessamento della sorella Françoise, divenuta contessa di Châteaubriant, e amante del re Francesco I di Francia.[1][3]

La carriera militare[modifica | modifica wikitesto]

Guerra della Lega di Cambrai[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerra della Lega di Cambrai.

Comandante generale dell'esercito del re di Francia Luigi XII in Italia, era con lui al suo ingresso a Genova il 28 aprile 1507.[1][3] Durante l'assedio della città il 17 aprile resta ferito alla coscia.[4] Fu nominato maresciallo di Francia il 1º marzo 1511[1] e accompagnò i prelati al Concilio di Pisa.[5] Il 24 gennaio 1512 è nominato governatore di Bologna, conquistata nel maggio 1511.[5] Fu nominato governatore generale della Guienna nel 1512.[1] L'undici aprile 1512 non riesce a salvare la vita a Gaston de Foix durante la battaglia di Ravenna e rimedia numerose ferite al viso che coprirà facendosi crescere la barba.[6] Fu in Italia con Francesco I, nel 1515, nella campagna per la conquista del Ducato di Milano contro Massimiliano Sforza.[1][3] Al comando delle truppe francesi e con l'aiuto di Bartolomeo d'Alviano vinse la battaglia di Marignano, 13-14 settembre 1515.[1][3]

Charlotte d'Orval, minuta moglie di Lautrec, dipinta da Jean Clouet

Nel 1516 lasciò il comando di Milano a Gian Giacomo Trivulzio assumendo tuttavia il governatorato della città un anno dopo. Due anni dopo dispose l'arresto di Beatrice d'Avalos e del nipote Gian Francesco Trivulzio.[1][3]

Trattato di Noyon e il matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Trattato di Noyon.

Il 13 agosto 1516 fu firmato il trattato di Noyon che sanciva la vittoria francese e la fine della guerra della Lega di Cambrai.

Il 15 gennaio 1517, l'imperatore Massimiliano d'Austria cede Verona a Odet.[7]

Il 10 maggio 1520 Odet de Foix, che era rientrato nel Regno di Francia, si sposò con Charlotte d'Orval della casata d'Albret.[7]

Guerre d'Italia del 1521-1526[modifica | modifica wikitesto]

La prima fase: 1521-1522[modifica | modifica wikitesto]
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerra d'Italia del 1521-1526.

Il 10 novembre 1521 entra a Milano,[7] e il giorno successivo fece decapitare Manfredo Pallavicino, arrestato dal fratello Thomas de Foix.[8]

Il 19 novembre, le truppe francesi sotto il suo comando lasciarono la città nelle mani di Francesco II Sforza.[1][3]

Il 27 febbraio si accampa fuori dalle mura di Treviglio.[8]

Il miracolo di Treviglio[modifica | modifica wikitesto]
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia di Treviglio.

Nel febbraio 1522, mentre la Gera d'Adda era coinvolta nella guerra d'Italia del 1521-1526 fra la Francia e la Spagna di Carlo V, alcuni soldati dell'esercito francese furono insultati da dei concittadini sicuri della protezione data dagli Spagnoli.[9][10] Tali soldati riferirono l'accaduto al loro generale e quindi la mattina di venerdì 28 febbraio 1522 il generale Odet de Foix, al comando dell'armata di Francesco I in Italia che giovedì 27 febbraio decise di saccheggiare il borgo di Treviglio il giorno successivo.[9][10]

Ritratto di Lautrec presente nel senato spagnolo, opera anonima di scuola fiamminga

«"Lautrec adirato
per atti insolenti
s’avanza furioso
con l’armi alla man...

...Lautrec genuflette
davanti alla Pia
e l’elmo e la spada
depone ai suoi piè."[11]»

(autore sconosciuto, Canto Lodiamo Maria)

I trevigliesi, resisi conto della gravità dell'accaduto e dell'impossibilità di ricevere alcun aiuto, si ritirarono nelle chiese per pregare.[10] La mattina, dopo che il generale francese assieme ai suoi soldati stava espugnando la città, e a nulla erano valsi i tentativi dei quattro consoli della città che scalzi e con delle corde appese ai colli offrivano le chiavi cittadine al generale presso Casirate, l'immagine affrescata della Madonna dipinta fra Sant'Agostino e San Nicola da Tolentino sul muro del campaniletto nella chiesetta del convento delle Agostiniane iniziò verso le ore otto antimeridiane a lacrimare e trasudare miracolosamente.[10]

I fedeli si recarono quindi fuori gridando al miracolo, e il generale, dopo aver inviato i suoi soldati a verificare l'esattezza delle affermazioni asserite dai trevigliesi, si recò anch'egli nella cappella del miracolo.[10] Qui, dopo aver passato a fil di spada il retro del muro per accertarsi che non c'erano inganni, depose l'elmo e la spada davanti alla Vergine, subito imitato dai propri soldati.[10]

Tali armi, circa una ventina, restarono al comune di Treviglio che poi le donò ad un museo di Milano, conservando però quelle del Generale nel Santuario costruito a ricordo dell'evento.[10] Esse sono esposte al pubblico nel periodo della festa del Miracolo che dalla sua istituzione il 1º giugno dello stesso anno si svolge l'ultimo giorno di febbraio.[9][10]

La seconda fase: 1522-1526[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver risparmiato Treviglio nel marzo è raggiunto dal fratello Thomas che era andato in Francia con il denaro per pagare i soldati.[8]

Battaglia della Bicocca[modifica | modifica wikitesto]
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Battaglia della Bicocca.

Il 27 aprile 1522, in seguito alla sconfitta nella Battaglia della Bicocca,[8] abbandonò la Lombardia in quanto fu rimosso dal comando in Italia.

Un incarico prestigioso in Francia[modifica | modifica wikitesto]

Mandato in Francia dove nel 1523 costringe gli spagnoli a togliere l'assedio da Bayonne.[12]

Il 4 settembre 1524 gli viene affidato il governo della Linguadoca, il giorno successivo entra quindi a Tolosa da cui comanderà sulla regione fino al marzo 1526.[13]

Nel frattempo il 3 maggio 1525 fratello Thomas muore nella battaglia di Pavia per le ferite ricevute e Francesco I sconfitto viene imprigionato a Madrid.[13]

Dopo la pace di Madrid e la rinuncia del Re di Francia a Milano, il 31 gennaio 1526 Odet viene nominato ammiraglio della Guienna.[13]

Nel luglio 1526 viene rinviato in Italia alla guida di 1.000 uomini d'armi e 26.000 fanti: comincia la guerra della Lega di Cognac.[14]

Guerra della lega di Cognac[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerra della Lega di Cognac.
Odet de Foix dipinto da Jean Clouet
La localizzazione del quartiere generale nella toponomastica

Il quartier generale del Lautrec era situato sul colle di Poggioreale in una viuzza stretta, oggi denominata Cupa Lautrec e deformata dalla vulgata popolare in Lotrecco, o' Trex, Trevio e Trivio, da cui derivano i nomi di alcune vie: via Cannola al Trivio, via Trivice; mentre il punto in cui terminava lo schieramento francese ed incomincia il mare oggi si chiama via Ponte dei Francesi.[1]

Nel luglio 1526, superate le Alpi conquista Bosco, Alessandria, Vigevano e la Lomellina.[14]

Nel dicembre muore di parto la moglie Charlotte d'Orval dando alla luce il figlio François.[14]

Nell'agosto 1527 è nominato Generale dell'Armata d'Italia.[14]

Prese Genova nel mese di agosto 1527, e, passato per Alessandria, diresse l'assalto e saccheggio di Pavia il 4 ottobre. Poi si diresse verso Bologna che lasciò il 10 gennaio per entrare nel regno di Napoli evitando Roma. Il 29 gennaio fa visita alla Madonna di Loreto.[15]

Il 10 febbraio 1528 il Lautrec entrò nel Regno di Napoli da Fermo, poi passò da Chieti, Sulmona, Lanciano e Guasto.[3] Sparse il terrore in Puglia;[3] e il 23 marzo 1528, si rese protagonista della "Pasqua di Sangue": durante l'assedio di Melfi massacrò 3.000 persone.[16] Nel castello si era rifugiato con le milizie superstiti il Principe di Melfi, Giovanni III Caracciolo, il quale, rendendosi conto dell'inutilità della resistenza e per salvarsi la vita, si arrese.[16] L'11 maggio, giorno della Pentecoste, la città di Melfi fu liberata dagli spagnoli ed i seimila melfitani, superstiti alla strage francese fecero ritorno in città.[17]

Tra le altre città pugliesi che conquista Troia, Trani, Barletta e Venosa.[15]

Il 29 aprile raggiunse e pose l'assedio a Napoli,[15] mentre Filippino Doria, nipote di Andrea Doria, organizzò il blocco navale.[1]

Morte e sepoltura[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santa Maria la Nova (Napoli).

La sua fine fu conseguenza di una decisione in apparenza brillante. Infatti, nell'estate del 1528, per vincere la forte resistenza della città, distrusse le condutture dell'Acquedotto della Bolla le cui acque si sparsero nei terreni vicini significativamente chiamati "le paludi".[1] Grazie anche alla calura si sviluppò quindi una violenta pestilenza che condusse alla morte per malattia molti uomini, tra i quali lo stesso comandante francese.[1][18]

«"Ferdinando Ludovico Consalvo, nipote del gran Capitano, ha tributati gli estremi onori alla memoria di Odetto di Foix Lautrec, ...sebbene fosse nemico di Sua Nazione..."[1]»

(Paolo Giovio, epitaffio)

I loro resti furono raccolti nella "Grotta degli Sportiglioni" mentre il predicato Lautrec deformato in Lotrecco ma anche Trivece indicherà fino ai giorni nostri quella zona a nord di Napoli che, partendo da queste prime sepolture, diventerà l'area cimiteriale cittadina.[1] I resti del Lautrec vennero successivamente traslati all'inizio del XVII secolo dal III Duca di Sessa, nella Chiesa di Santa Maria la Nova[3] e ospitati in un monumento funebre realizzato da Annibale Caccavello, con l'epitaffio composto da Paolo Giovio, gli affreschi che decorano la volta sono di Massimo Stanzione.[1][19]

Stemma di famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Contea di Foix.
Stemma della famiglia Foix-Lautrec
Blason de Foix-Lautrec.svg
Blasonatura
Scudo francese inquartato, al primo d'oro ai tre pali di rosso, al secondo alle due mucche passanti poste in palo di rosso, collarinate e campanate d’azzurro, al terzo croce patente rossa in campo argento e al quarto alle due mucche passanti poste in palo di rosso, collarinate e campanate d’azzurro.
Escut d'Andorra
Coat of arms of Andorra.svg
Blasonatura
Inquartato, al primo di rosso alla mitria e al pastorale d’oro delineato d’argento, al secondo d’oro ai tre pali di rosso, al terzo d’oro alle quattro verghette di rosso e al quarto alle due mucche passanti poste in palo di rosso, collarinate e campanate d’azzurro.

Lo stemma di famiglia è stato scolpito sul sacello della tomba nella chiesa di Santa Maria la Nova a Napoli.[1]

Stemma di Andorra[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stemma di Andorra.

Lo stemma di Andorra è simile per tre quarti in quanto è stata governata come diarchia, assieme all'arcivescovo dell'Urgell rappresentato dalla mitra vescovile, dai Conti di Foix il cui titolo è poi passato al Re di Francia lasciando però lo stemma immutato al centro dell'odierna bandiera di Andorra.

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

La discendenza di Odet de Foix si estinse con la morte senza figli dell'unico nipote Henri de Luxembourg nato, dopo il 1535, dal secondo matrimonio della figlia Claude con Charles de Luxembourg.[2] I primi tre figli maschi furono nell'ordine Odet, Henri e François.[2] I primi due morirono giovani (entrambi nel 1540) e del terzo non si hanno notizie certe.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r Ciro La Rosa, Odetto di Foix, su ilportaledelsud.org, 2013. URL consultato il 27 marzo 2020.
  2. ^ a b c d e Marco Carminati e Paolo Furia, BARBAZÀN quasi un romanzo storico, illustrazioni di Franco Travi, Dalmine, POLIgrafica, 2006, p. 237, ISBN non esistente.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l Giovanni Battista Picotti, voce Lautrec, Odet de Foix, su treccani.it, ISBN non esistente. URL consultato il 27 marzo 2020.
  4. ^ Marco Carminati e Paolo Furia, BARBAZÀN quasi un romanzo storico, illustrazioni di Franco Travi, Dalmine, POLIgrafica, 2006, p. 241, ISBN non esistente.
  5. ^ a b Marco Carminati e Paolo Furia, BARBAZÀN quasi un romanzo storico, illustrazioni di Franco Travi, Dalmine, POLIgrafica, 2006, p. 242, ISBN non esistente.
  6. ^ Marco Carminati e Paolo Furia, BARBAZÀN quasi un romanzo storico, illustrazioni di Franco Travi, Dalmine, POLIgrafica, 2006, p. 243, ISBN non esistente.
  7. ^ a b c Marco Carminati e Paolo Furia, BARBAZÀN quasi un romanzo storico, illustrazioni di Franco Travi, Dalmine, POLIgrafica, 2006, p. 244, ISBN non esistente.
  8. ^ a b c d Marco Carminati e Paolo Furia, BARBAZÀN quasi un romanzo storico, illustrazioni di Franco Travi, Dalmine, POLIgrafica, 2006, p. 245, ISBN non esistente.
  9. ^ a b c Storia, su comune.treviglio.bg.it. URL consultato il 27 marzo 2020.
  10. ^ a b c d e f g h Storia del Santuario, su comunitapastoraletreviglio.it. URL consultato il 27 marzo 2020.
  11. ^ Canto Lodiamo Maria, su comunitapastoraletreviglio.it. URL consultato il 27 marzo 2020.
  12. ^ Marco Carminati e Paolo Furia, BARBAZÀN quasi un romanzo storico, illustrazioni di Franco Travi, Dalmine, POLIgrafica, 2006, p. 246, ISBN non esistente.
  13. ^ a b c Marco Carminati e Paolo Furia, BARBAZÀN quasi un romanzo storico, illustrazioni di Franco Travi, Dalmine, POLIgrafica, 2006, p. 247, ISBN non esistente.
  14. ^ a b c d Marco Carminati e Paolo Furia, BARBAZÀN quasi un romanzo storico, illustrazioni di Franco Travi, Dalmine, POLIgrafica, 2006, p. 248, ISBN non esistente.
  15. ^ a b c Marco Carminati e Paolo Furia, BARBAZÀN quasi un romanzo storico, illustrazioni di Franco Travi, Dalmine, POLIgrafica, 2006, p. 249, ISBN non esistente.
  16. ^ a b Storia di Melfi ricordata durante la Pentecoste, su comune.melfi.pz.it. URL consultato il 27 marzo 2020.
  17. ^ Festa dello Spirito Santo e della primavera, su cittadimelfi.it. URL consultato il 27 marzo 2020.
  18. ^ Francesco Guicciardini, 4, in Storia d'Italia, vol. 19, ISBN non esistente.
  19. ^ Benedetto Croce, La Spagna nella vita italiana durante la rinascenza, Bari, Laterza, 1917, p. 262, ISBN non esistente.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

  • Marco Carminati e Paolo Furia, BARBAZÀN quasi un romanzo storico, illustrazioni di Franco Travi, Dalmine, POLIgrafica, 2006, pp. 255, ISBN non esistente.
  • Benedetto Croce, La Spagna nella vita italiana durante la rinascenza, Bari, Laterza, 1917, p. 262, ISBN non esistente.
  • Francesco Guicciardini, 4, in Storia d'Italia, vol. 19, ISBN non esistente.
  • Tullio Santagiuliana e Ildebrando Santagiuliana, Storia di Treviglio, Bergamo, Bolis, 1965, pp. 686, ISBN non esistente.
  • Piero Perego e Ildebrando Santagiuliana, Storia di Treviglio, vol. 1, Treviglio, Pro Loco, 1987, pp. 472, ISBN non esistente.
  • Piero Perego e Ildebrando Santagiuliana, Storia di Treviglio, vol. 2, Treviglio, Pro Loco, 1987, pp. 473-858, ISBN non esistente.

Fonti secondarie e approfondimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Séverin Duc, La Guerre de Milan. Conquérir, gouverner, résister dans l'Europe de la Renaissance (1515-1530), Ceyzérieu, 2019.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Voci di battaglie[modifica | modifica wikitesto]

Voci di guerre[modifica | modifica wikitesto]

Voci di luoghi[modifica | modifica wikitesto]

Voci di parenti[modifica | modifica wikitesto]

Voci di Re[modifica | modifica wikitesto]

Altro[modifica | modifica wikitesto]

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